di Simone Marani - 
TAR Lazio-Roma, sez. II bis, sentenza 08.10.2013 n° 8696
Sì alla incandidabilità retroattiva anche se, nel frattempo, è intervenuta estinzione del reato per buona condotta dell'imputato. E' quanto emerge dalla sentenza 8 ottobre 2013, n. 8696 della Sezione II-bis del TAR Lazio-Roma.
Il caso vedeva un Consigliere comunale impugnare un atto di proclamazione degli eletti alla carica di componente dell'Assemblea di Roma capitale, per aver dichiarato l'incandidabilità del medesimo, derivante da una condanna definitiva ad una pena non inferiore a due anni di reclusione per un delitto non colposo, a favore di un'altra eletta.
Premesso che l’art. 10, comma 1, lettera e) del D.Lgs. n. 235/2012 (c.d. Legge Severino) sancisce l’incandidabilità a una serie di cariche (tra cui quella di consigliere comunale) di “coloro che sono stati condannati con sentenza definitiva ad una pena non inferiore a due anni di reclusione per delitto non colposo”, ad avviso del Collegio, l’interpretazione adottata dall’Amministrazione riflette lo scopo della disposizione in questione, la quale postula - proprio in applicazione dell’art. 51 Cost. - un’autonoma valutazione, sul piano dell’ordinamento elettorale amministrativo, del disvalore inerente alla condanna penale, a prescindere dalle connesse (anche successive) vicende rilevanti sul piano penalistico o di altri settori dell’ordinamento.
Un certo orientamento della giurisprudenza di legittimità ha affermato (proprio con riferimento alle previgenti analoghe previsioni dell’art. 58 del D.Lgs. n. 267/2000), che non assumono rilievo, ai fini del venir meno della causa di incandidabilità, né il fatto che la condanna sia stata sottoposta a sospensione condizionale (che l'art. 166, comma 1 c.p. oggi estende anche alle pene accessorie), né l’avvenuta concessione dell’indulto di cui alla l. 31 luglio 2006, n. 241, poiché l'incandidabilità non è un aspetto del trattamento sanzionatorio penale del reato, ma si traduce nel difetto di un requisito soggettivo per l'elettorato passivo (Cass. civ., Sez. I, 27 maggio 2008, n. 13831).
Sempre la Suprema Corte, in un'altra pronuncia, ha precisato che la compressione del diritto di elettorato passivo trova la sua giustificazione nel "venir meno di un requisito soggettivo essenziale per l'accesso alle cariche elettive o per la permanenza dell'eletto nell'organo elettivo", postulato dalla giurisprudenza costituzionale, prescindendo dal fatto che i comportamenti tenuti non siano più censurati o censurabili, in ragione del buon comportamento successivamente tenuto dal suo autore, ad eccezione del caso in cui sia tempestivamente intervenuta la riabilitazione (Cassazione civile, sez. I, 21 aprile 2004, n. 7593).
I giudici amministrativi condividono quanto affermato da Consiglio di Stato nella sentenza 6 febbraio 2013, n. 695, che ha ritenuto non sussistere alcun profilo di irragionevolezza collegato alla mancata previsione, quanto alle elezioni regionali, di un limite temporale analogo a quello fissato, dall’articolo 13 della normativa in esame, con riferimento all’incandidabilità alla carica di deputato, senatore e membro del Parlamento europeo, posto che la diversità delle elezioni e delle cariche non consentono di sindacare l’apprezzamento discrezionale operato dal legislatore nel quadro di una disciplina complessivamente eterogenea, anche sul piano sostanziale, delle fattispecie de quibus.
Sempre con riferimento alla questione del limite temporale il TAR Lazio osserva che la ragionevolezza complessiva della disciplina, in relazione agli invocati parametri di costituzionalità, è assicurata dalla disposizione di chiusura dell’art. 15, comma 3, del D.Lgs. n. 235/2012, che conferisce esclusivo rilievo all’intervenuta riabilitazione in sede penale,rendendo in tal modo possibile evitare che l'esclusione dall'elettorato passivo, derivante dalla condanna definitiva, abbia una durata illimitata e si sottragga ad ogni possibilità di rimozione (Corte Cost., 15 maggio 2001, n. 132).

TAG:   Incandidabilità, Elettorato Passivo, Reato Estinto, Legge Severino, Simone Marani, 



T.A.R.
Lazio - Roma
Sezione II Bis
Sentenza 2-8 ottobre 2013, n. 8696
Massima e testo integrale


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