Suprema Corte di Cassazione Civile Terza Sezione 
Sentenza n. 18337 del 31 Luglio 2013
La Cassazione ha trattato il caso di un motociclista caduto per evitare l'impatto con un autoveicolo che ha commesso una manovra improvvisa, provocandosi delle lesioni e, pertanto, chiedeva al proprietario dell'auto di risarcirgli i danni subiti.
La domanda presentata dal motociclista veniva rigettata sia in primo che in secondo grado poichè i giudici territoriali non avevano ravvisato nessun elemento che potesse confermare la responsabilità del convenuto.
In Cassazione il motociclista lamenta dunque nella sentenza d'appello una violazione di legge e difetto di motivazione e insiste nelle sue richieste.

Articolo 2054 Codice Civile
Circolazione di veicoli

LIBRO QUARTO - DELLE OBBLIGAZIONI - Titolo IX - Dei fatti illeciti (Artt. 2043-2059)

Il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone o a cose dalla circolazionedel veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno. Nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli. Il proprietario del veicolo, o, in sua vece, l'usufruttuario o l'acquirente con patto di riservato dominio [1523], è responsabile in solido col conducente, se non prova che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà. In ogni caso le persone indicate dai commi precedenti sono responsabili dei danni derivati da vizi di costruzione o da difetto di manutenzione del veicolo
La Cassazione sulla presunzione del concorso di colpa osserva che sia "estensivamente applicabile anche all'ipotesi in cui manchi una collisione diretta tra i veicoli, ciò è consentito ove sia necessario risolvere il problema della graduazione del concorso di colpa, e sempre che tale concorso sia accertato in concreto, e dunque sia accertato anche il nesso di causalità tra la guida del veicolo non coinvolto nello scontro ed il sinistro".
Purtroppo però, tale circostanza non è stata dimostrata dal motociclista anzi, nel corso della causa, gli elementi che sono stati raccolti erano tutti a suo sfavore ed ecco perchè entrambe le sentenze hanno rigettato le sue richieste.
In poche parole, è venuto meno il nesso causale tra condotta ed evento e, pertanto, non è stata giustamente applicata la presunzione di cui all'art. 2054 c.c.
Nel caso esaminato dalla corte, gli ermellini hanno poi affrontato anche un'altra questione, quella di valutare la mancata risposta di un teste citato per deporre sui fatti di causa.
Sul punto la Corte ha precisato che "l'art. 232 non ricollega alla mancata risposta all'interrogatorio, per quanto ingiustificato, l'effetto automatico della ficta confessio, ma dà solo la facoltà al giudice (non anche l'obbligo) di ritenere come ammessi i fatti dedotti con tale mezzo istruttorio, imponendogli però nel contempo di valutare ogni altro elemento di prova, ossia di considerare la circostanza alla luce del complessivo quadro probatorio emergente dagli atti". "Occorre quindi che la mancata risposta si aggiunga ad altri elementi di giudizio che univocamente e concordemente concorrano alla dimostrazione della circostanza sulla quale l'intimato avrebbe dovuto rispondere".
Piazza Cavour conclude ricordando che la valutazione delle prove rientra tra le attività discrezionali del giudice di merito e, dunque, non sindacabile con ricorso per Cassazione. In base a tutte queste osservazioni la Corte di legittimità ha concluso respingendo il ricorso e confermando la decisione presa dai giudici d'appello. 

Da sentenze-cassazione.com
 
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