Incidenti stradali mortali: 

In caso di incidente stradale mortale vi sono diverse tipologie di risarcimento e comprendono: 
  • I danni non patrimoniali, o morali, quando previsti dalla legge, e per coloro che siano legittimati, per un reale perturbamento subito; 
  • I danni patrimoniali; 
  • L’eventuale indennizzo per I.T. 
Per la durata del periodo antecedente al decesso, con le conseguenti spese mediche, ospedaliere, di trasporto, di esami specialistici, ecc.; le spese funerarie. 

Danni morali
La sentenza della terza Sezione della Cassazione Civile, richiamando la sentenza 26972/08 delle S.U., conferma la risarcibilità del danno morale. 

Il nuovo danno morale deve essere inteso non più in senso meramente transeunte, infatti tale danno può essere permanente temporaneo. Esso può sussistere sia da solo, sia unitamente ad altri tipi di pregiudizi non patrimoniali (ad esempio derivanti da lesioni personali o dalla morte di un congiunto). 

In quest’ultimo caso il giudice dovrà tenere conto nella personalizzazione del danno biologico o di quello causato dall’evento luttuoso, mentre non ne è consentita una autonoma liquidazione. 

Il danno morale che spetta per proprio diritto ai parenti prossimi del defunto in un incidente stradale mortale è calcolato attualmente utilizzando delle tabelle pubblicate dai tribunali italiani e varia a seconda di fattori che vanno dall’età della vittima, dall’età del superstite, al grado di parentela, dalla composizione del nucleo familiare, dal fatto di essere conviventi o meno al fatto di avere altri parenti in vita. 

Per quanto riguarda il danno morale per diritto di eredità acquisita dal defunto in un incidente stradale la giurisprudenza recente dichiara che gli eredi hanno diritto al risarcimento anche quando la morte sia sopraggiunta solo successivamente all’evento, purché il soggetto deceduto abbia avuto la possibilità di percepire le conseguenze delle lesioni subite. 

Nella seguente tabella sono riportati i valori di liquidazione del danno non patrimoniale da perdita del rapporto parentela (danno da lutto): 

                 Da
                    a
A favore di ciascun genitore per la morte di un figlio
Euro 150.000,00
Euro 300.000,00
A favore del figlio per la morte di un genitore
Euro 150.000,00
Euro 300.000,00
A favore del coniuge (non separato) o del convivente sopravvissuto
Euro 150.000,00
Euro 300.000,00
A favore del fratello per la morte di un fratello
Euro 21.711,00
Euro 130.266,00
A favore del nonno per la morte di un nipote
Euro 21.711,00
Euro 130.266,00






E’ importante fare alcune precisazioni su alcuni casi riportati nella tabelle: 

- nell’ultimo caso va riconosciuta in capo a nipoti la risarcibilità del danno per la perdita della vita del nonno, stante l’importanza assunta dall’avo nella realtà socio-giuridica che corrisponde ad una figura quasi genitoriale di sostegno per i nipoti. 

- nel terzo caso va detto che la giurisprudenza tende a riconoscere al coniuge separato il diritto al risarcimento del danno morale solo laddove si dimostri che i perduranti rapporti tra i coniugi fossero tali per cui la morte dell’uno ha causato una reale sofferenza morale per l’altro. 

Precisiamo, inoltre, che il diritto al risarcimento da fatto illecito concretandosi in un evento mortale va riconosciuto anche al convivente more uxorio del defunto stesso, quando risulti concretamente dimostrata siffatta relazione caratterizzata da tendenziale stabilità e da mutua assistenza morale e materiale. 

Danno patrimoniale 
Si parla di danno patrimoniale quando un evento colpisce il soggetto assicurato e ne danneggia in modo diretto il patrimonio economico. Esso rientra,quindi, nella categoria dei danni che possono colpire la persona. L’evento preso in considerazione può essere costituito da un infortunio derivante da un evento lesivo o da una malattia

Il danno patrimoniale diversamente da quello biologico e morale può essere ricondotto esclusivamente alla sfera economica del soggetto,si evidenzia quindi, un’ incapacità di guadagno derivante dall’infortunio o dalla malattia. 

Vi sono due tipologie di danno patrimoniale: il lucro cessante e il danno emergente
Il primo calcola la quantità di guadagno che l’assicurato non potrà percepire e aggiungere al suo patrimonio a causa dell’evento che lo ha colpito e danneggiato. In sostanza, nella categoria del lucro cessante rientrano tutti i futuri guadagni che si erano previsti e che la persona perderà a causa dell’evento. 

Invece, il secondo viene definito dal codice civile come “perdita subita”. 
In sede di risarcimento, si calcola come danno patrimoniale la diminuzione quantitativa del patrimonio dell’assicurato, o, caso molto più frequente, del valore dei suoi beni nel loro complesso. 

Si differenzia quindi dal lucro cessante in quanto quest’ultimo è una perdita futura, mentre il danno emergente è una perdita che già si è concretizzata nel patrimonio di chi ha subito l’evento lesivo. 

In questo tipo di danno rientrano però non solo i beni, ma anche i cessati diritti che possono essere valutati da un punto di vista economico. Altri tipi di danno patrimoniale emergente possono essere le spese di cura presenti e future, quelle di sepoltura, le spese per l’attività stragiudiziale e quelle per il vestiario danneggiato nel corso dell’incidente. 

Il danno conseguente alla morte in un incidente stradale riguarda i superstiti che con la persona stessa avevano in atto rapporti economici attivi, indipendentemente dall’essere essi o meno gli eredi e sempre che per essi stessi il danno effettivamente esista. 

Bisogna, quindi, ricercare i seguenti elementi di impostazione: 
  • quale sarebbe stato il presumibile reddito futuro del defunto, se vivente, secondo la sua normale attività lavorativa per l’attendibile durata della sua vita produttiva; 
  • quale parte di reddito il defunto avrebbe devoluto, se in vita e sempre in quanto capace di un reddito, a ciascuno degli aventi diritto, nei limiti dei rispettivi diritti o dei loro bisogni reali e nei limiti della possibilità di sopravvivenza di ciascuno. 
Il reddito attendibile medio della persona deceduta si determina evitando di attribuire al deceduto una durata eccedente a quella corretta per l’esistenza della probabilità di premorienza, non facendo gravare sul debitore un onere non dovuto ed evitare quindi un ingiusto arricchimento degli aventi diritto, se tale durata possa influire sul risarcimento. 

Il lucro cessante si baserà sul reddito annuo percepito dal defunto al momento della morte. In tutti i casi, per stabilire la quantità del reddito che il defunto avrebbe corrisposto ai congiunti, anche se sotto forma di alimenti, occorre analizzare le condizioni economiche di essi, quando non si tratti di moglie e di figli con i quali egli avrebbe avuto, senza dubbi di sorta, comunione di interessi. 

In caso di incertezza sull’ammontare dei redditi perduti, si ricade automaticamente nella necessità della determinazione equitativa. 

Si ottiene un risarcimento anche nei seguenti casi: 

1. Morte del coniuge
In tal caso il coniuge sopravvissuto ha diritto ad un risarcimento per danni materiali (perdita di supporto economico) e morali (perdita del rapporto) 

2. Morte del genitore
In tal caso il figlio ha diritto ad un risarcimento sia per i danni materiali, purché provati, che morali; 

3. Morte di un un figlio
In tal caso il genitore ha diritto ai danni morali, nonché al danno patrimoniale, purché provato. 

Possiamo, infine, sottolineare che il danno patrimoniale subito dal parente superstite si calcola prendendo in considerazione il reddito de cuius non nella sua interezza detraendo, quindi, la quota sibi, ossia quella parte di reddito che il defunto avrebbe presumibilmente riservato al soddisfacimento dei propri bisogni. 

Dovendo riassumere brevemente l’iter sul quale si fonda la liquidazione del danno in parola, possiamo indicare 3 fasi: 
a) occorre accertare anzitutto il reddito netto del defunto; 
b) bisogna poi verificare quanta parte di esso il de cuius avrebbe effettivamente destinato a se stesso (quota sibi); 
c) è necessario, infine, capitalizzare la quota di reddito così accertata, applicando un coefficiente per la costituzione delle rendite vitalizie. 

Morte in incidente stradale di un bambino o ragazzo 
Se la vittima dell’incidente è un bambino o un ragazzo, non avente, quindi, un’età ancora adatta al lavoro produttivo, anche per il caso di morte si applica il concetto del differimento del reddito. 

Bisogna cioè determinare quale reddito la vittima stessa avrebbe potuto dare, vivendo, agli aventi diritto, di massima ai soli genitori e ai fratelli, tenuto conto anche dell’esistenza di altri coobbligati verso di essi, a decorrere dall’inizio dell’attività fruttifera, e per quanti anni in rapporto alla presumibile durata corretta della vita fisica non fruttifera di essi medesimi. 

Per correttezza, a semplificazione del calcolo si può prendere per base la media delle età dei due genitori, o l’età del più giovane, quando esista differenza notevole tra di essi. 

Determinato il reddito di spettanza di ciascuno degli aventi diritto e la rispettiva durata, si procede alla capitalizzazione, considerando l’accumulazione dei redditi all’inizio dell’attività lavorativa presunta dal deceduto; ma, poiché il risarcimento viene corrisposto agli aventi diritto in anticipo rispetto a tale momento, il capitale in tal modo determinato deve essere scontato fino al momento della liquidazione. 

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