Cassazione civile , sez. II, sentenza 14.10.2009 n° 21883

Manca l'indicazione sul cartello stradale degli estremi dell'ordinanza sindacale di divieto di accesso all'area pedonale; è assente la catena sorretta con due piloni prevista dall'ordinanza stessa: entrambe le circostanze non sono sufficienti al fine di ottenere l'annullamento del verbale di contestazione.
E' quanto si evince dalla sentenza n. 21883 del 14 ottobre scorso emessa dalla Sezione Seconda Civile della Corte di Cassazione.
Il caso in esame
Nella specie il giudice di pace di Civitavecchia ha accolto l'opposizione proposta da un automobilista avverso il comune di Cerveteri per l'annullamento del verbale di contestazione elevato per circolazione in area pedonale senza permesso di accesso.
L’automobilista riteneva che la sua opposizione dovesse essere annullata, cosa che ha fatto il Giudice di Pace, per due motivi. Innanzitutto, l'ordinanza sindacale di divieto prevedeva la presenza di una catena sorretta con due piloni, che erano però risultati assenti, potendosi riscontrare sul sedime stradale solo due piccoli scavi per erigere i due piloni. In secondo luogo, il segnale stradale di area pedonale, posto all'ingresso della piazza, non recava sul retro il numero dell'ordinanza.
Contro la decisione del Giudice di Pace, il Comune di Cerveteri ha proposto ricorso per cassazione, la quale accoglie il ricorso, dal momento che il giudicante-automobilista è incorso nella violazione dell'art. 38 del Codice della Strada.
L’art. 38 citato stabilisce che gli utenti della strada devono rispettare le prescrizioni rese note a mezzo della segnaletica stradale. Pertanto la presenza del cartello di divieto imponeva all'automobilista di attenersi alla prescrizione da esso derivante, prescindendo dalla mancata presenza di piloni e catena, la cui apposizione non è condizione di validità del divieto.
Al riguardo va osservato che come questa fonte (art. 38 in esame) ha avuto modo di affermare in tema di circolazione stradale, il principio di tipicità posto a fondamento della disciplina della segnaletica stradale comporta che un determinato obbligo (a divieto) di comportamento è legittimamente imposto all'utente della strada solo per effetto della visibile apposizione del corrispondente regnale specificamente previsto dalla legge (Cass. civ., Sez. II, 28 giugno 2005, n. 13875).
In particolare, per potersi ritenere sussistente, in capo agli automobilisti, un dovere di comportamento di carattere derogatorio rispetto ai principi generali in tema di circolazione veicolare, è necessario il perfezionamento di una fattispecie complessa, costituita da un provvedimento della competente autorità impositivo dell'obbligo (o del divieto) e dalla pubblicizzazione di detto obbligo attraverso la corrispondente segnaletica predeterminata dalla legge, con la conseguenza che la conoscenza del provvedimento amministrativo acquisita aliunde dall'utente è del tutto inidonea a far sorgere qualsivoglia obbligo specifico nei suoi confronti, costituendo la segnaletica stradale non una forma di pubblicità-notizia del comportamento imposto, bensì un elemento costitutivo della fattispecie complessa da cui l'obbligo stesso scaturisce (sCass. Civ., 20 febbraio 1998, n. 1782).


Segnaletica stradale e mancata indicazione degli estremi dell’ordinanza di apposizione
L'art. 77 reg. att. esec. C.d.S., approvato con il D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 495, detta le norme generali sui segnali verticali, che sono collocati sulle strade per segnalare agli utenti un pericolo, un'indicazione del limite di velocità o una prescrizione e le disposizioni successive del medesimo regolamento si preoccupano di stabilire la visibilità (art. 79), le dimensioni e i formati (art. 80) nonchè l'installazione (art. 81) dei segnali.
In questo contesto, il comma 7 del citato art. 77 prevede le caratteristiche del retro dei segnali stradali: esso deve essere di colore neutro opaco; su esso devono essere chiaramente indicati l'ente o l'amministrazione proprietari della strada ed altre annotazioni, che comunque non possono superare una certa superficie, e, ove si tratti di segnali di prescrizione, devono essere riportati gli estremi dell'ordinanza di apposizione.
In mancanza di una disposizione specifica che stabilisca le conseguenze della mancata indicazione, sul retro del segnale di prescrizione, degli estremi dell'ordinanza di apposizione, ritiene la giurisprudenza di legittimità che l'inosservanza della norma di cui all'art. 77 reg. att. esec. C.d.S., comma 7, non determini l'illegittimità del segnale, e che l'omissione delle indicazioni formali da questa norma contemplato non esima l'utente della strada dall'obbligo di rispettare la prescrizione espressa dal segnale, giacchè quelle indicazioni hanno, più semplicemente, lo scopo di consentire agli organi della pubblica amministrazione di controllare la regolarità della fabbricazione e della collocazione del segnale e di rimuovere quelli apposti da soggetti che siano privi del relativo potere o che lo abbiano esercitato in violazione delle disposizioni che ne fissano le modalità di esercizio (Cass. civ., Sez. 3, 18 maggio 2000, n. 6474).
Questa conclusione è coerente con la natura del cartello quale mezzo di pubblicità della prescrizione in esso indicata (Cass. civ., Sez. I, sentenza 29 marzo 2006, n. 7125). Le differenze del cartello stradale rispetto a quanto normativamente prescritto in tanto sono suscettibili di determinare l'illegittimità del segnale con il quale si rendono noti obblighi, divieti e limitazioni cui gli utenti della strada devono uniformarsi, in quanto tale differenza sia tale da rendere il cartello concretamente inidoneo ad assolvere la funzione assegnatagli.
Ne deriva che solo quando sussista siffatta, concreta inidoneità alla funzione propria del segnale stradale possono porsi le corrispondenti questioni dell'eventuale "disapplicazione" del provvedimento amministrativo incorporato nel segnale, ovvero della sussistenza, in capo all'autore, dell'elemento soggettivo della violazione; non certamente allorchè venga in rilievo una differenza meramente formale, assolutamente inconferente rispetto alle funzione di rendere nota all'utente della strada la norma di condotta da osservare (Cass. civ., Sez. 1, 23 marzo 1994, n. 2763; Cass. civ., Sez. 1, 21 settembre 1998, n. 9438).


SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE
SEZIONE II CIVILE
Sentenza 28 aprile - 14 ottobre 2009, n. 21883
 
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