Dott. A. Giuffrè Editore
Milano
GIURISPRUDENZA
DI MERITO
d i r e t t o r e s c i e n t i f i c o C i r o R i v i e z z o
X L — s e t t emb r e 2 0 0 8 , n ° 0 9
09-2008
| estratto
IL DIRITTO DEL SOCIO DI S.R.L.
DI ESTRARRE COPIA DEI DOCUMENTI
RELATIVI ALL’AMMINISTRAZIONE
di Valerio Sangiovanni
SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA
381 DIRITTO DI CONTROLLO DEL SOCIO DI S.R.L.
TRIBUNALE DIPAVIA - SEZ. I - 1 AGOSTO 2007 (ORD.) -PRES. PALMINOTA - EST. TARANTOLA - C.P. S.R.L. (AVV.
MORLOTTI) C. R.R. (AVV.TI BENAZZO, PICCININI)
Societa` di capitali - Societa` a responsabilita` limitata - In genere - Amministrazione della societa`
e controlli - Controllo dei soci.
(c.c., art. 2476)
Il socio di s.r.l. ha diritto di esercitare il controllo sull’attivita` di amministrazione della societa` anche
attraverso il rilascio di copia di tutta la documentazione afferente la gestione della societa`.
(Omissis). - Ritiene il Tribunale che il reclamo proposto avverso l’ordinanza 29 giugno 2007 del
Giudice di Pavia non meriti accoglimento.
Con il ricorso introduttivo ex art. 700 c.p.c. l’odierno reclamato insisteva perche´ fosse ordinato
a «C.P. s.r.l…. di consentire…, ai sensi e per gli effetti dell’art. 2476 comma 2 c.c., l’accesso e
l’estrazione di copia dei documenti richiesti con la lettera del 26 marzo 2007 e, in particolare, del
libro soci, del libro delle adunanze e delle deliberazioni delle assemblee, del libro delle adunanze
e deliberazioni del consiglio di amministrazione, del libro inventari, libro giornale, dei registri
IVA, delle dichiarazioni fiscali, delle fatture emesse anni 2004/05, 2005/06 e 2006/07 sino alla data
dell’accesso, della fatture d’acquisto anni 2004/05, 2005/06 e 2006/07 sino alla data dell’accesso,
degli estratti conto bancari anni 2004/05, 2005/06 e 2006/07 sino alla data dell’accesso e dei
contratti di locazione e affitto dei beni sociali in corso».
Con l’ordinanza reclamata il ricorso ha trovato accoglimento.
Le ragioni poste a fondamento del provvedimento reclamato devono essere condivise.
Contrariamente a quanto affermato dalla societa` reclamante deve riconoscersi il diritto del
socio di s.r.l. a esercitare il controllo sull’attivita` di amministrazione della societa` anche attraverso
il rilascio di copia di tutta la documentazione afferente la gestione della societa` .
La negazione del diritto di estrarre copia di tale documentazione vanificherebbe il potere di
controllo del socio, stante la complessita` dello studio della documentazione, che non puo` ritenersi
esauribile con la sola consultazione della stessa.
Le recenti modifiche legislative hanno inteso rendere piu` pregnante il potere di controllo del
socio di s.r.l. e non limitarne l’esercizio, come facilmente evincibile dal raffronto fra il precedente
art. 2489 c.c. e l’attuale art. 2476 c.c.
In tale contesto normativo la mancata espressa previsione del diritto di estrarre copia non vale
a escludere l’esistenza di tale diritto, da ritenersi inscindibilmente derivante dal piu` ampio potere
di controllo del socio di s.r.l., come previsto dall’attuale normativa.
L’espressa previsione, per le s.p.a., di cui all’art. 2422 c.c., non puo` ritenersi argomento dal
quale desumere a contrario l’inesistenza di eguale diritto di socio di s.r.l.: al piu` puo` ritenersi che,
per quanto concerne la s.p.a., il legislatore abbia voluto espressamente disciplinare le modalita` di
esercizio di tale diritto (non cosı` per le s.r.l. ove la modalita` di esercizio del diritto di estrarre copia
della documentazione sociale, in assenza di accordo tra le parti, dovra` essere indicata dal giudice).
Irrilevante appare ogni considerazione in ordine alla tutela del diritto di riservatezza di terzi,
in quanto che il rilascio di copia della documentazione sociale da parte della societa` al socio e`
attivita` interna alla societa` e come tale non idonea, di per se´ , a ledere la riservatezza di terzi,
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essendo le relative informazioni—per legge—non solo nella disponibilita` degli amministratori,
ma anche dei singoli soci (proprio per garantire l’esercizio dei poteri di controllo del socio ex art.
2476 c.c.).
Sussiste inoltre il periculum in mora, in quanto che il procrastinare la possibilita` per il socio di
ottenere copia della documentazione sociale viene a ledere direttamente il suo diritto di controllo
sull’amministrazione della societa` e l’esercizio dei poteri connessi, sia all’interno della societa` che
attraverso azioni giudiziarie (quali, fra le altre, l’impugnazione del bilancio e l’esercizio di azione
di responsabilita` nei confronti degli amministratori, l’azione cautelare di revoca degli amministratori).
Il ritardo nell’attuazione del diritto di controllo mediante estrazione di copia della documentazione
sociale viene pertanto a integrare il pericolo di irrimediabile impedimento per il socio
d’intervenire — con gli strumenti che la legge mette a disposizione dello stesso — per impedire
una temuta cattiva gestione della societa` .
Nel caso il pericolo di lesione di tale diritto di controllo appare attuale, non essendo contestati
i fatti allegati da parte reclamata in ordine alle difficolta` di volta in volta manifestatesi nel tentativo
del socio di pervenire alla concreta estrazione di copia della documentazione sociale (che e`
pacifico non essere ancora in possesso del socio, nonostante la pronuncia dell’ordinanza 29
giugno 2007 reclamata).
Il reclamo deve essere pertanto respinto e confermata l’ordinanza impugnata.
Non puo` trovare accoglimento la richiesta di condanna ex art. 96 c.p.c. in quanto le pronunce
della giurisprudenza di merito sul punto oggetto della controversia non sono unanimi.
Le spese di fase seguono la soccombenza di parte reclamante e si liquidano come in dispositivo.
Appare appena il caso di aggiungere che ogni questione relativa alla scelta delle concrete
modalita` di estrazione di copia — nel persistente contrasto tra le parti — non e` demandabile a
questo Collegio e non potra` che essere risolta innanzi al Giudice che ha pronunciato il provvedimento
confermato con la presente ordinanza.
Il Tribunale di Pavia, in sede di reclamo ex art. 669-terdecies c.p.c.
P.Q.M. - rigetta il reclamo proposto da C.P. s.r.l. avverso l’ordinanza 29 giugno 2007,
pronunciata dal G.D. del Tribunale di Pavia, e, per l’effetto, conferma l’ordinanza impugnata;
condanna la reclamante alla rifusione delle spese della presente fase processuale in favore
del reclamato. (Omissis).
IL DIRITTO DEL SOCIO DI S.R.L. DI ESTRARRE COPIA
DEI DOCUMENTI RELATIVI ALL’AMMINISTRAZIONE
A commento di questa interessante ordinanza del Tribunale di Pavia, nella presente nota si esamina
la disciplina del diritto di controllo del socio di s.r.l. L’autorita` giudiziaria pavese accede a
un’interpretazione della legge particolarmente favorevole al quotista, affermando — in particolare
— che questi ha diritto di estrarre copia dei documenti relativi all’amministrazione.
Sommario 1. Introduzione. — 2. Le finalita` del diritto di controllo. — 3. L’oggetto del diritto di
controllo. —4. La tempistica dell’esercizio dei diritti. —5. Le modalita` dell’esercizio dei diritti. —6. Il
rifiuto della societa` di dare notizie e documenti.
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1. INTRODUZIONE
Aseguito della riforma del 2003 (1), il diritto di controllo dei soci di s.r.l. e` ora disciplinato
dall’art. 2476 c.c.
Questa disposizione e` rubricata «responsabilita` degli amministratori e controllo dei
soci» e, a dire il vero, si occupa prevalentemente di responsabilita` dei gestori (2). Al
controllo e` dedicato un solo comma, il quale recita: «i soci che non partecipano all’amministrazione
hanno diritto di avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento
degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri
sociali ed i documenti relativi all’amministrazione» (art. 2476 comma 2 c.c.) (3).
Nella rubrica dell’art. 2476 c.c. ci si riferisce al «controllo» dei soci. Il controllo
assume le due forme della «informazione» (diritto «di avere dagli amministratori notizie
sullo svolgimento degli affari sociali») e della «consultazione» (diritto «di consultare,
anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi
all’amministrazione»). Informazione e consultazione sono modalita` di esercizio del
controllo da parte dei soci, il quale e` —a sua volta—finalizzato a garantire una buona
(1) Fra i numerosi contributi che si occupano della
s.r.l. in generale dopo la riforma del 2003 cfr.
AA.VV., La nuova disciplina della societa` a responsabilita`
limitata (a cura di V. SANTORO), Milano, 2003;
CAGNASSO, La societa` a responsabilita` limitata, Padova,
2007; LAMBERTINI, La societa` a responsabilita`
limitata, Padova, 2005; SALAFIA, Il nuovo modello di
societa` a responsabilita` limitata, in Societa` , 2003, 5
ss.; ZANARONE, Introduzione alla nuova societa` a responsabilita`
limitata, in Riv. soc., 2003, 58 ss. Per
una rassegna di giurisprudenza sull’applicazione
della nuova normativa v. LOFFREDO-RACUGNO, Societa`
a responsabilita` limitata, in Giur. comm., 2008, II,
241 ss.
(2) In materia di responsabilita` degli amministratori
di s.r.l. cfr., a titolo di esempio, BIANCA, La
responsabilita` degli amministratori nella soc. a resp.
lim., inDir. fall., 2005, II, 808 ss.; CAGNASSO, Note
minime in tema di assemblea e azione di responsabilita`
nella societa` a responsabilita` limitata, inGiur.
it., 2005, 524 s.; CARMINATI, Azione di responsabilita`
dei creditori nei confronti di amministratore di s.r.l.,
in Societa` , 2007, 320 ss.; CRISTIANO, Azioni di responsabilita`
contro gli amministratori di s.r.l. nella riforma
del diritto societario, in Societa` , 2005, 1007
ss.; DUBINI-LENTINI, Azione sociale di responsabilita`
contro l’amministratore unico di s.r.l. e litisconsorzio
necessario, in Societa` , 2007, 193 ss.; FANTI, La
responsabilita` degli amministratori nei confronti di
s.r.l. fallite, inSocieta` , 2007, 67 ss.; IOZZO, Le azioni di
responsabilita` nella s.r.l. tra vecchia e nuova disciplina,
in Giur. comm., 2005, II, 53 ss.; MENTI, Commento
all’art. 2476, in Commentario breve al codice
civile (a cura di Cian), 8ª ed., Padova, 2007, 2912 ss.;
PATRIARCA, La responsabilita` del socio «gestore» di
s.r.l., in Societa` , 2007, 1191 ss.; ROCCO DI TORREPADULA,
La responsabilita` degli amministratori nel fallimento
della societa` a responsabilita` limitata, in
Fall., 2006, 1464 ss.; SANGIOVANNI, Responsabilita` degli
amministratori e corresponsabilita` dei soci nella
s.r.l., in Danno e resp., 2008, 13 ss.; SANGIOVANNI, La
responsabilita` degli amministratori di s.r.l. verso la
societa`, in Contr. impr., 2007, 693 ss.; SANGIOVANNI,
Die Haftung der GmbH-Gescha¨ ftsfu¨ hrer gegenu¨ ber
der Gesellschaft in Italien, inGmbHR (GmbH-Rundschau),
2007, 584 ss. In chiave comparata con la
Germania sia consentito il rinvio a SANGIOVANNI, Doveri
e responsabilita` degli amministratori di s.r.l. in
comparazione con la GmbH tedesca, in Societa` ,
2006, 1563 ss.
(3) Sul diritto di controllo del socio nella nuova
s.r.l. cfr., fra i tanti, CAGNASSO, Diritto di controllo dei
soci e revoca dell’amministratore per gravi irregolarita`
: primi provvedimenti in sede cautelare relativi
alla «nuova» societa` a responsabilita` limitata, in
Giur. it., 2005, 315 ss.; FICO, Il diritto di informazione
e di consultazione del socio non amministratore di
s.r.l., inSocieta` , 2006, 169 ss.; FUNARI, Diritto di controllo
dei soci non amministratori nella s.r.l. ed ammissibilita`
della tutela cautelare, inSocieta` , 2006, 50
ss.;GUIDOTTI, I diritti di controllo del socio nella s.r.l.,
Milano, 2007; RICCI, I controlli individuali del socio
non amministratore di societa` a responsabilita` limitata,
in Riv. dir. comm., 2006, I, 111 ss. Sul diritto di
controllo dei soci di tipi societari simili alla s.r.l. in
altri ordinamenti v. GUIDOTTI, Societa` a responsabilita`
limitata e tutela dei soci di minoranza: un raffronto
tra ordinamenti, inContr. impr., 2007, 668 ss.
(il quale si occupa della disciplina in Germania,
Francia, Portogallo e Spagna); SANGIOVANNI, Il diritto
di controllo del socio di s.r.l. a confronto con la
disciplina tedesca, inSocieta` , 2007, 1543 ss.; SANGIOVANNI,
Il diritto del quotista di s.r.l. all’informazione
e all’ispezione nel diritto tedesco, inRiv. dir. comm.,
2006, I, 515.
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di
Valerio
Sangiovanni

Avvocato in Milano e
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in Francoforte sul Meno
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gestione della societa` da parte degli amministratori. Una buona gestione e` certamente
favorita dalla possibilita` per i detentori delle partecipazioni di controllare l’operato
degli gestori. Sotto questo profilo pare azzeccata la collocazione della disposizione in
materia di controllo nello stesso articolo che regola la responsabilita` degli amministratori
(4).
2. LE FINALITÀ DEL DIRITTO DI CONTROLLO
Il diritto di controllo viene tipicamente esercitato da soci di minoranza nei confronti
degli amministratori, che sono invece espressione dei soci di maggioranza. Chi esercita
il controllo tende a essere un disturbatore della «quiete sociale». Il socio che chiede
informazioni probabilmente non e` convinto della bonta` della gestione della societa` e
potrebbe avere in mente di avviare iniziative contro gli amministratori. Questi tendono
a dare facilmente le informazioni richieste solo se esse sono sostanzialmente neutrali e
per cosı` dir «innocue». Viceversa: laddove i dati richiesti sono realmente sensibili, puo`
capitare che gli amministratori oppongano un rifiuto, al fine di proteggere se´ stessi e la
maggioranza di cui sono espressione.
Sarebbe tuttavia riduttivo ritenere che i diritti d’informazione e di consultazione
possano essere finalizzati esclusivamente all’esercizio di un’azione di responsabilita`
contro gli amministratori. Le informazioni raccolte dai soci possono, al contrario, servire
a vari scopi. In generale si puo` affermare che i diritti d’informazione e di consultazione
sono «preparatori» (o «strumentali») rispetto ad altre iniziative. Queste iniziative
configurano, a loro volta, esercizio di altri diritti riconosciuti dall’ordinamento ai
soci.
Anzitutto le informazioni raccolte dai quotisti possono essere strumentali all’assunzione
di una decisione, vuoi nella forma di una «decisione dei soci» (art. 2479 c.c.)
vuoi nella forma di una «assemblea dei soci» (art. 2479-bis c.c.). I quotisti possono
chiedere agli amministratori quelle informazioni che li pongono in condizione di decidere
se e come votare (in modo informato). A seconda dei dati che raccoglie, il socio
puo` decidere di non votare oppure puo` decidere — nel votare — d’indirizzare il suo
consenso in una direzione piuttosto che in un’altra. L’informazione che precede il voto
puo` essere particolarmente importante nei casi in cui le decisioni sono adottate mediante
consultazione scritta o sulla base del consenso espresso per iscritto (art. 2479
comma 3 c.c.). Non essendoci—difatti—in queste ipotesi una discussione assembleare,
il socio puo` avere un bisogno maggiore di ottenere in via preventiva dati e notizie.
I dati, le informazioni e le notizie, di cui i soci entrano in possesso mediante
l’esercizio del diritto di controllo, possono indurre i quotisti a far valere la responsabilita`
degli amministratori (5). Al riguardo e` suggestiva la collocazione sistematica (unitaria)
del diritto a controllare e del diritto a esercitare azioni di responsabilita` . Le
relative disposizioni sono difatti inseritenonsolo nello stesso articolo di legge (art. 2476
c.c.), ma in due commi successivi: il comma 2 disciplina il diritto di controllo, il comma
(4) GUIDOTTI, Societa` , cit., 675.
(5) Cfr.ABRIANI, Commento all’art. 2476, inCodice
commentato delle s.r.l. (a cura di BENAZZO-PATRIARCA),
Torino, 2006, 362; GRASSO, «Documenti relativi
all’amministrazione» e diritto di consultazione
del socio di s.r.l. non amministratore, in Giur.
comm., 2007, II, 926; GUIDOTTI, I diritti, cit., 65 s.;
PASQUARIELLO, Commento all’art. 2476, in Commentario
breve al diritto delle societa` (a cura di Maffei
Alberti), Padova, 2007, 1039.
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3 l’azione di responsabilita` . Pare quasi che il legislatore abbia qui voluto indicare una
sequenza temporale: prima controllo, poi—se del caso—azione di responsabilita` . La
legge prevede che «l’azione di responsabilita` contro gli amministratori e` promossa da
ciascun socio» (art. 2476 comma 3 c.c.). Il quotista puo` dunque attivarsi in due successive
fasi: 1) prima chiede le informazioni e poi, se ritiene che ne sussistano i presupposti,
2) esercita l’azione di responsabilita` . E si badi che il tutto puo` essere compiuto da
un singolo socio, per di piu` detentore di una partecipazione anche molto piccola. La
ricerca di dati da parte dei quotisti puo` pertanto avere finalita` per cosı` dire «repressive
»: a seguito della raccolta e della valutazione delle informazioni, il socio puo` constatare
una cattiva gestione della societa` e decidere di avviare iniziative sanzionatorie nei
confronti degli amministratori. Il diritto d’informazione e di consultazione e` quindi
certamente uno strumento di controllo sull’operato dei gestori. Sotto questo profilo
appare corretto che il legislatore, nella rubrica dell’art. 2476 c.c., riassuma il significato
di «informazione» e «consultazione» con l’espressione «controllo» dei soci.
Fin qui ci si e` occupati di esercizio del diritto di voto e di esercizio dell’azione di
responsabilita` . Ma il diritto di voto e il diritto di esercitare l’azione di responsabilita`
sono solo due esempi delle finalita` cui puo` essere indirizzato il preliminare esercizio
dei diritti d’informazione e di consultazione. Si possono fare molti altri esempi (6). Si
pensi alla necessita` del socio di essere adeguatamente informato al fine di esercitare il
diritto di opzione in relazione a un aumento di capitale oppure al fine di esercitare il
diritto di recedere dalla societa` . Informazioni possono essere molto importanti anche
in vista di una progettata cessione della quota. La stessa ordinanza in commento fa
alcuni esempi di diritti che potrebbero essere pregiudicati se non venisse riconosciuto
il diritto di controllo: il diritto d’impugnare il bilancio e il diritto di chiedere la revoca
cautelare degli amministratori (7).
Il diritto d’informazione e di consultazione dei soci integra il controllo che, per certi
versi, esercita l’assemblea sull’operato degli amministratori. Il problema e` che l’assise
assembleare esprime il punto di vista della maggioranza che ha nominato i gestori. Nel
caso invece del diritto di controllo, le cose non stanno cosı`, in quanto il diritto d’informazione
e di consultazione puo` essere esercitato da qualsiasi socio, dunque anche da
coloro che non hanno concorso a nominare gli amministratori. Il fatto che i quotisti
siano titolari di tali poteri e` circostanza gia` in se´ idonea, almeno astrattamente, a
(6) Cfr. GUIDOTTI, Societa` , cit., 674.
(7) In materia di revoca degli amministratori di
s.r.l. cfr. CAPPELLETTI, Nomina del nuovo amministratore
in seguito a provvedimento cautelare di revoca
ex art. 2476 c.c., in Societa` , 2007, 58 ss.; CASABURI,
Ammissibilita` della revoca dell’amministratore
di s.r.l. con misura cautelare «ante causam», in
Societa` , 2007, 1141 ss., DE ANGELIS, L’azione cautelare
di revoca ex art. 2476, comma 3, c.c. alla luce
della disciplina cautelare del nuovo rito societario,
in Giust. civ., 2005, I, 2852 ss.; FICO, La revoca degli
amministratori nella s.r.l., inSocieta` , 2007, 1098 ss.;
D. LONGO, Presupposti e strumentalita` del provvedimento
cautelare di revoca degli amministratori di
s.r.l., in Societa` , 2007, 1009 ss.; MALAVASI, Revoca
ante causam dell’amministratore unico di s.r.l. e nomina
di un curatore speciale per conflitto di interessi,
in Societa` , 2007, 76 ss.; RUGGIERO, La revoca dell’amministratore
nella nuova s.r.l., in Societa` , 2004,
1085 ss.; SANGIOVANNI, La revoca dell’amministratore
di s.r.l., in questa Rivista, 2007, 1381 ss.; SANGIOVANNI,
La revoca degli amministratori di s.r.l., in Societa`
, 2007, 1328 ss.; SANGIOVANNI, Die Abberufung der
GmbH-Gescha¨ ftsfu¨ hrer nach italienischem Recht,
in GmbHR (GmbH-Rundschau), 2007, 1264 ss.; TOMAIUOLI,
La revoca degli amministratori e l’azione di
responsabilita` promossa dal socio, dai creditori sociali
e dal curatore fallimentare, in questa Rivista,
2006, 1461 ss.
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influenzare l’operato dei gestori. Questi, sapendo che i soci possono effettuare delle
verifiche, tendono ad agire bene, per evitare di subire le conseguenze di un’azione di
responsabilita` . Violazioni di legge tendono, quantomeno teoricamente, a verificarsi in
misura minore perche´ gli amministratori sono assoggettati a un controllo continuo da
parte di coloro che hanno investito in societa` .
L’organo preposto al controllo e` il collegio sindacale. Nella s.r.l., peraltro, la nomina
di questo organo e` obbligatoria solo in certi casi (art. 2477 commi 2 e 3 c.c.): si tratta
essenzialmente della ipotesi di societa` di dimensioni non piccole. In assenza di collegio
sindacale,unodei pochi strumenti di tutela dei soci di minoranza e` l’esercizio del diritto
di controllo. La previsione di un diritto di controllo appare ora slegata dal fatto che la
s.r.l. presenti o meno un collegio sindacale. Nell’art. 2489 c.c. previgente, invece, il
diritto veniva riconosciuto nelle sole societa` in cui non era presente il collegio sindacale.
Questa disposizione e` stata abrogata con la riforma del 2003.E`
fuori di dubbio che
il diritto di controllo competa ai soci in assenza di collegio sindacale. Pare tuttavia che,
anche nei casi in cui sia presente un collegio sindacale, non venga meno tale diritto dei
quotisti (8). Da un lato vi e` il dato letterale della mancata riproduzione di quella disposizione
che era l’art. 2489 previgente. Ma, soprattutto, diversi sono le finalita` e i meccanismi
di operativita` del collegio sindacale e del diritto di controllo dei soci. Il collegio
sindacale del resto, pur con tutte le caratteristiche d’indipendenza che dovrebbero
caratterizzarne l’operato, e` pur sempre espressione di quella maggioranza che ha
nominato gli amministratori e nei cui confronti si indirizzano i diritti d’informazione e
di consultazione dei quotisti (9).Unasoluzione diversa, che esclude il diritto di controllo
del socio quando e` presente il collegio sindacale, produrrebbe l’effetto paradossale di
rimuovere tale diritto proprio nelle societa` di maggior dimensioni, in cui e` piu` probabile
che vi siano numerosi quotisti di minoranza esposti al potere della maggioranza.
Sarebbe poi poco coerente — dal punto di vista sistematico — riconoscere a ciascun
socio il diritto all’azione di responsabilita` (art. 2476 comma 3 c.c.), se prima non gli si e`
dato il potere di raccogliere le necessarie informazioni (art. 2476 comma 2 c.c.).
Un’ulteriore ragione per il riconoscimento di un diritto individuale di ciascun socio
all’informazione e alla consultazione risiede nella circostanza che, con la riforma del
2003, e` venuto meno il controllo giudiziario sulla s.r.l.
Nel complesso dunque, stante non solo la facoltativita` del collegio sindacale ma
anche l’assenza di un controllo giudiziario sulla gestione, vi e` il rischio di un eccessivo
potere degli amministratori, cui fa da contrappeso—nell’impianto legislativo risultante
dalla riforma — il riconoscimento in capo ai singoli soci di s.r.l. di un potere di
controllo.
3. L’OGGETTO DEL DIRITTO DI CONTROLLO
La legge prevede che «i soci che non partecipano all’amministrazione hanno diritto di
avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare,
anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all’am-
(8) Cosı` ancheMENICUCCI, Il «contenuto» del controllo
del socio nella societa` a responsabilita` limitata,
in Giur. comm., 2007, 161 s.
(9) DE ANGELIS, Amministrazione e controllo nella
societa` a responsabilita` limitata, in Riv. soc.,
2003, 485.
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ministrazione» (art. 2476 comma 2 c.c.). Viene dunque operata una divisione in due
elementi di cio` che il legislatore, nella rubrica dell’art. 2476 c.c., definisce semplicemente
come «controllo» dei soci: 1) da un lato vi e` il diritto di «informazione», 2)
dall’altro vi e` il diritto di «consultazione».
Iniziamo a esaminare il diritto d’informazione.
Quali sono le informazioni che possono essere legittimamente chieste dal socio di
una s.r.l. agli amministratori della societa`?
L’espressione utilizzata dal legislatore e` ampia: «notizie sullo svolgimento degli
affari sociali». Il riferimento agli «affari sociali» consente di escludere dal diritto dei soci
le informazioni che non hanno alcun legame con la s.r.l. D’altra parte appare improbabile
cheunquotista chieda agli amministratori notizie su circostanze diverse. Si deve
in particolare ritenere chenonpossano essere chieste informazioni di carattere privato
sui gestori e sugli altri soci.
Per il resto l’oggetto del diritto d’informazione del socio e` , almeno teoricamente,
illimitato. Il quotista potrebbe dunque rivolgersi agli amministratori e chiedere di
essere informato su una non meglio specificata «situazione della societa` ». A una richiesta
del genere dovrebbe tuttavia essere legittimo rispondere in modo altrettanto
generico.E`
difatti ragionevole ritenere che viga un principio di sostanziale corrispondenza
fra genericita` del dato richiesto e genericita` dell’informazione fornita. A richieste
vaghe possono essere date risposte standardizzate, possono — ad esempio —
essere consegnate relazioni gia` predisposte sullo stato della societa` . Sara` poi, se del
caso, il socio a chiedere ulteriori delucidazioni.
In tutta la materia del diritto di controllo dei soci e` importante l’osservanza del
principio di buona fede (art. 1375 c.c.: «il contratto deve essere eseguito secondo buona
fede»). Tale principio puo` imporre, fra le altre cose, che le richieste d’informazioni
presentate dai soci di una s.r.l. siano ragionevolmente dettagliate. Alla richiesta di un
quotista del tutto vaga di conferire con gli amministratori, la societa` potrebbe opporre
un temporaneo rifiuto, chiedendo che essa venga un minimo specificata. Si immagini
il caso limite di una s.r.l. con numerosi soci in cui uno di essi, con una partecipazione
del tutto minoritaria, pretende di parlare immediatamente con i gestori (chenonhanno
invece tempo a disposizione) in merito a temi indefiniti. Il principio di buona fede e` ,
nella materia qui in esame, di rilevanza centrale. Gli esatti limiti dei diritti d’informazione
e di consultazione dei soci, e dei correlati obblighi degli amministratori, dipendono
anche—e non poco—dall’osservanza di tale regola generale.
Nonostante l’esigenza di una certa specificazione della domanda d’informazioni, la
richiesta dei soci agli amministratori non deve—in generale—essere accompagnata
da una motivazione.
Lo spettro delle informazioni richiedibili agli amministratori e` molto ampio. Fra le
vicende sociali su cui i soci hanno diritto di essere informati rientra lo stesso operato
dei gestori. Gli amministratori rappresentano la s.r.l. e, nell’esercizio di tale funzione,
concludono dei contratti e — piu` in generale — compiono delle operazioni. I soci
possono chiedere informazioni su tali contratti e operazioni. Bisogna tuttavia rilevare
che, in presenza di documenti scritti quali contratti, e` piu` probabile una richiesta di
«consultazione» del testo scritto piuttosto che di mera «informazione» sul contenuto
degli stessi. La scelta fra informazione e consultazione dipende ovviamente anche dal
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grado di fiducia che intercorre fra soci e amministratori. In linea di principio, tanto piu`
importante e` il contratto oppure l’operazione, tanto maggiori e dettagliate saranno le
informazioni di cui hanno bisogno i soci. Se la societa` dispone di un patrimonio immobiliare,
il socio puo` chiedere se gli immobili siano stati dati (o vi sia intenzione di darli)
in locazione, creando cosı` un reddito che torna a beneficio—in ultima istanza—degli
stessi quotisti. I rapporti di credito in corso con le banche rappresentano un’altra
materia importante relativamente alla quale il socio puo` voler essere informato. Un’ulteriore
ampia categoria d’informazioni concerne la situazione economico-finanziaria
della societa` . Il socio e` titolare pro quota di una parte del patrimonio sociale.E`
comprensibile,
dunque, che egli voglia avere notizie in merito all’andamento della societa` ,
anche al fine di determinare il valore della partecipazione che detiene.
Non sempre il mero ottenimento d’informazioni e` sufficiente a soddisfare il bisogno
informativo del socio. Non e` dunque un caso che la legge, oltre al diritto di ottenere
dati e notizie, riconosca al socio di s.r.l. il diverso diritto di «consultare»: letteralmente
si parla del diritto «di consultare, anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri
sociali ed i documenti relativi all’amministrazione» (art. 2476 comma 2 c.c.). Ed e`
proprio questo il diritto che il quotista intendeva fare valere nel caso oggetto dell’ordinanza
in commento.
A ragione l’ordinanza del Tribunale di Pavia sottolinea come il diritto di controllo
del socio sia stato ampliato rispetto alla situazione vigente prima della novella del 2003.
Allora tale diritto era regolato nell’art. 2489 c.c.: «nelle societa` in cui non esiste il
collegio sindacale, ciascun socio ha diritto di avere dagli amministratori notizia dello
svolgimento degli affari sociali e di consultare i libri sociali». A seguito della riforma il
diritto risulta di maggiore ampiezza rispetto al passato in quanto non e` piu` limitato ai
libri sociali, ma si estende anche ai documenti relativi all’amministrazione.
Per quanto il diritto di controllo sia stato ampliato, in dottrina si tende a escludere
che il diritto di consultazione comprenda il diritto d’ispezione (10).
Il diritto d’ispezione costituisce un diritto a se´ stante che trova espresso riconoscimento
nel nostro ordinamento in altri contesti.Adesempio l’art. 2403-bis comma1 c.c.,
nel disciplinare i poteri del collegio sindacale nelle s.p.a., prevede che «i sindaci possono
in qualsiasi momento procedere, anche individualmente, ad atti di ispezione e di
controllo». Qui il testo della legge distingue chiaramente fra controllo e ispezione. Se la
nozione di controllo comprende (solo) informazione e consultazione, ecco allora che
l’ispezione e` qualcosa di diverso e aggiuntivo.
Pare esserci una nozione di «ispezione» distinta da quella di «consultazione».
Ispezione significa, essenzialmente, esame dei luoghi. Per l’esercizio del diritto d’ispezione
e` necessario recarsi nei luoghi in cui la societa` svolge la sua attivita` . Per attivita` si
intende qui quella «imprenditoriale» (per esempio «industriale»), non l’attivita` «societaria
» in se´ . Si pensi alla visita d’impianti, al controllo di macchinari, magazzini e
prodotti, a incontri con i dipendenti. Questa attivita` ispettiva, salvo diversa previsione
statutaria, e` preclusa al socio di s.r.l. Tuttavia si deve fare una precisazione.E`
vero che
il socio di s.r.l. non ha diritto d’ispezione, ma egli ha diritto di consultazione, per
l’esercizio del qualepuo` essere necessario l’accesso alla sede della societa` . Sotto questo
(10) ABRIANI, op. cit., 364 s.
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profilo si deve ritenere che la nozione di diritto di consultazione comprenda quantomenoil
diritto di accesso alla sede della societa` , luogo dove si presume siano conservati
«i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione» (art. 2476 comma 2 c.c.).
Anche il diritto di consultazione, come quello d’informazione, ha un oggetto molto
ampio. La consultazione si estende a tutti i libri sociali e a tutta la documentazione
relativa all’amministrazione della societa` .
I libri sociali della s.r.l. sono indicati nell’art. 2478comma1 c.c.: 1) il libro dei soci; 2)
il libro delle decisioni dei soci; 3) il libro delle decisioni degli amministratori; 4) il libro
delle decisioni del collegio sindacale o del revisore. Considerato tuttavia che il libro
delle decisioni del collegio sindacale o del revisore e` tenuto dai sindaci o dal revisore
(art. 2478 comma 2 c.c.), la relativa istanza del socio dovra` essere indirizzata a tali
soggetti enonagli amministratori (salvo ritenere che la richiesta debba essere rivolta ai
gestori, i quali — a loro volta — contatteranno i sindaci o il revisore). In effetti, se si
esamina il contenuto del ricorso presentato dal socio nel caso oggetto dell’ordinanza in
commento, si nota che tale quotista chiede di visionare i primi tre libri indicati sopra e
non il quarto di essi. Nel caso specifico cio` potrebbe essere dovuto al fatto che la s.r.l. di
cui e` stata causa, forse, non aveva collegio sindacale. Ma il problema cui si e` accennato
(competenza a gestire il libro delle decisioni del collegio sindacale o del revisore da
parte di tali soggetti, e non degli amministratori) permane.
La legge prevede espressamente che, oltre che dei libri sociali, i soci possano
prendere visione della documentazione relativa all’amministrazione. Va preferita una
nozione ampia di «documenti relativi all’amministrazione». E l’ordinanza in commento
dimostra bene come possa essere ampia la nozione di documentazione: difatti il
socio richiedente non si fa remora di chiedere la consultazione di un quantitativo
impressionante di documenti. La richiesta avanzata dal socio e` praticamente onnicomprensiva.
Oltre ai libri sociali obbligatori, il socio pretende di visionare anche i libri obbligatori
e le altre scritture contabili (art. 2214). In particolare il quotista ha chiesto la visione
del libro giornale e del libro inventari (art. 2214 comma 1 c.c.) (11). Inoltre il socio ha
preteso la visione delle fatture, sia quelle emesse dalla societa` sia quelle emesse da
terzi e intestate alla s.r.l. (art. 2214 comma 2 c.c.) (12).
Ma il socio, nel caso di specie, e` andato oltre la tipologia di documentazione elencata
nelle disposizioni menzionate (artt. 2478 e 2214 c.c.). Egli ha preteso la visione
anche: 1) dei registri IVA; 2) delle dichiarazioni fiscali; 3) degli estratti conto bancari; 4)
dei contratti di locazione e di affitto.
In linea di principio il socio puo` chiedere di consultare senza indicare con precisione
la documentazione di cui vuole prendere conoscenza. Bisogna considerare che,
talvolta, e` il quotista stesso a non sapere con esattezza se esiste un certo documento (e,
a maggior ragione, quale sia il suo contenuto). Per questo motivo la domanda potrebbe
anche avere un oggetto piuttosto generico (del tipo: istanza di prendere visione di tutti
(11) L’art. 2214 comma 1 c.c. prevede: «l’imprenditore
che esercita un’attivita` commerciale deve tenere
il libro giornale e il libro degli inventari».
(12) L’art. 2214 comma 2 c.c. recita. «deve altresı`
tenere le altre scritture contabili che siano richieste
dalla natura e dalle dimensioni dell’impresa e conservare
ordinatamente per ciascun affare gli originali
delle lettere, dei telegrammi e delle fatture ricevute,
nonche´ le copie delle lettere, dei telegrammi e
delle fatture spedite».
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i contratti di cui la societa` e` parte). A dire il vero una richiesta eccessivamente vaga di
consultare la documentazione potrebbe essere, almeno in un primo momento, rigettata.
Non e` irragionevole affermare che il principio di buona fede nell’esecuzione del
contratto (di societa` ) possa talvolta comportare che si debba trovare un compromesso
fra le esigenze del socio e quelle della societa` . Si pensi al desiderio del quotista di una
s.r.l. di grandi dimensioni di consultare tutti i contratti posti in essere dalla societa` . A
una richiesta del genere deve, in linea di principio, essere dato seguito. Se, tuttavia, i
contratti sono molto numerosi e renderli disponibili al socio risulta particolarmente
laborioso e costoso, una soluzione soddisfacente per entrambe le parti potrebbe essere
quella di consentire la visione di tutti e soli i testi relativi a contratti con valore superiore
a una certa soglia.
E`
infine utile spendere qualche parola sul rapporto fra diritto d’informazione e
diritto di consultazione.
Fra il diritto d’informazione e quello di consultazione non sussiste un rapporto
gerarchico. Si potrebbe difatti essere portati a pensare che il primo sia preliminare al
secondo. Il socio dapprima chiede agli amministratori certe informazioni; se queste
non bastano oppure non lo convincono, chiede di consultare la documentazione esistente
presso la societa` . In realta` il quotista puo` in linea di principio esercitare, a sua
scelta, il diritto d’informazione oppure quello di consultazione. Informazione e consultazione
sono le due facce di una stessa medaglia, le due espressioni dello stesso potere
di controllo. Generalmente il socio e` dunque libero di effettuare il tipo di richiesta che
piu` gli aggrada. Il quotista cerca d’identificare i dati che gli servono e, a seconda delle
circostanze del caso concreto, chiede informazioni agli amministratori oppure chiede
la consultazione di certi documenti oppure chiede entrambe le cose.
Entro certi limiti si dovrebbe riconoscere alla societa` la possibilita` di soddisfare la
richiesta del socio anche in un modo diverso da come e` stato domandato dal quotista.
Non puo` difatti essere il socio come tale (profilo soggettivo) a determinare del tutto
discrezionalmente le modalita` di soddisfazione del suo bisogno informativo,masono le
caratteristiche dei dati di cui ha necessita` (profilo oggettivo) a determinare se e` meglio
procedere alla dazione di informazioni o alla concessione di una consultazione. Teoricamente
puo` dunque capitare che il socio desideri ottenere un’informazione e gli
amministratori lo invitino, invece, a consultare certa documentazione. Viceversa puo`
capitare, e tendera` a capitare nella prassi piu` frequentemente, che il quotista chieda di
consultare e i gestori rispondano fornendo solo delle informazioni. Purche´ il bisogno
informativo venga ragionevolmente soddisfatto, le modalita` di esecuzione della richiesta
scelte dagli amministratori non possono essere oggetto di contestazione. Sia ben
chiaro: nessuno puo` sottrarre ai soci il diritto di essere informati. Se le informazioni
fornite dagli amministratori sono insufficienti, il quotista puo` pretendere ulteriori
informazioni e consultazioni e, in caso di ulteriore rifiuto, agire in giudizio. Tuttavia
non puo` essere dimenticato che il socio e` assoggettato al dovere di eseguire il contratto
secondo buona fede. Non e` dunque irragionevole ritenere che egli debba accettare
modalita` di esecuzione diverse da quelle richieste, purche´ il suo bisogno informativo
sia comunque—nella sostanza—soddisfatto. La scelta di una diversa prassi esecutiva
da parte degli amministratori deve in particolare essere ritenuta legittima, e quindi
accettata dal socio, quando l’esecuzione della pretesa nelle forme volute dal quotista
sarebbe eccessivamente gravosa per la societa` .
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4. LA TEMPISTICA DELL’ESERCIZIO DEI DIRITTI
Quali sono i tempi e i modi con i quali un socio puo` esercitare il diritto di controllo nella
s.r.l.?
In linea generale corrisponde al vero l’affermazione che il diritto del socio non
conosce limiti. Tuttavia la regola della buona fede nell’esecuzione del contratto impone
che tempi e modi dell’esercizio del diritto di controllo trovinouncontemperamento con
quelli che sono gli interessi della societa` .
Iniziamo con l’esame della tempistica.
In linea di principio il socio puo` esercitare in qualsiasi momento i suoi diritti
d’informazione e di consultazione. La scelta dei tempi deve tuttavia tenere conto degli
interessi della societa` . Una domanda di consultare la documentazione di notte o nel
fine-settimana, ad esempio, potrebbe essere ritenuta illegittima. Deve dunque essere
fissato un appuntamento in un momento diverso, nel quale il socio ottiene l’accesso
richiesto. Mentre e` sempre legittimo l’esercizio del diritto, non possono trovare accoglimento
nell’ordinamento fenomeni di abuso. E questo principio vale sia per il socio
che vuole esercitare il controllo sia per la societa` che, attraverso i suoi amministratori,
lo concede.
Dal canto loro gli amministratori, al quale il socio si rivolge per avere accesso alla
documentazione, devono dare seguito tempestivamente alla domanda dei quotisti.
Anche se la legge non impone espressamente la immediata soddisfazione dei soci, il
principio di buona fede nell’esecuzione del contratto impone di soddisfare con la
dovuta celerita` la richiesta dei quotisti. Decisivo, in questo contesto, dovrebbe essere il
rispetto del principio di proporzionalita` . Se l’immediata esecuzione della richiesta
d’informazione o di consultazione ostacola considerevolmente l’attivita` aziendale, gli
amministratori sono legittimati a ritardarla per il tempo necessario. Non dovrebbe al
contrario essere sufficiente, per opporsi a una tempestiva soddisfazione della domanda
del socio, il fatto che ne derivino piccoli disagi. Un certo disagio organizzativo e` , del
resto, quasi implicito nella soddisfazione della richiesta del quotista, in particolare
quando il quantitativo di documentazione da visionarsi e` ampio. Inoltre va tenuto
presente che in alcuni casi gli amministratori non dispongono immediatamente delle
informazioni o dei documenti richiesti,madevono essi stessi recuperarli o predisporli.
Cio` puo` richiedere un certo tempo. La circostanza che gli amministratori non dispongano
immediatamente delle informazioni o dei documenti legittima, di norma, un
ritardo nella soddisfazione del bisogno informativo del socio.
Per completezza va osservato che il ritardo degli amministratori e, piu` generalmente,
il comportamento riluttante dei gestoripuo` assumere rilevanza dal punto di vista del
diritto amministrativo e perfino penale. La legge prevede difatti che «gli amministratori
che, occultando documenti o con altri idonei artifici, impediscono o comunque
ostacolano lo svolgimento delle attivita` di controllo o di revisione legalmente attribuite
ai soci, ad altri organi sociali o alle societa` di revisione, sono puniti con la sanzione
amministrativa pecuniaria fino a 10.329 euro» (art. 2625 comma 1 c.c.). Inoltre e` stabilito
che «se la condotta ha cagionato un danno ai soci, si applica la reclusione fino ad un
anno e si procede a querela della persona offesa» (art. 2625 comma 2 c.c.). A ben
guardare queste disposizioni, che minacciano l’applicazione di sanzioni amministrative
e penali, pongono gli amministratori in una posizione di forte soggezione rispetto
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ai soci. I quotisti possono difatti, dinanzi alle prime esitazioni degli amministratori,
prospettare il ricorso a tali misure. Si tratta di fattispecie il cui oggetto appare essere
piuttosto indeterminato. Cosa vuol dire, ad esempio, «ostacolare lo svolgimento dell’attivita`
di controllo»? Puo` dunque capitare che gli amministratori, a fronte del rischio
di essere assoggettati a sanzioni amministrative o penali, non oppongano alcuna resistenza
all’esercizio del diritto di controllo, anche quando l’esercizio di tale diritto potrebbe
essere potenzialmente dannoso per la societa` .
I diritti all’informazione e alla consultazione sono «continui», sotto due profili.
In primo luogo il socio che ha chiesto certi dati alla societa` puo` chiedere chiarimenti
oppure altre informazioni o documenti. Devono pero` ritenersi illegittime e, dunque,
vietate le richieste di specificazioni che costituiscono—in realta` —unabuso del diritto.
Se il socio, ad esempio, chiede una seconda volta informazioni che gli sono gia` state
date, gli amministratori possono rifiutarsi di darle nuovamente. Non risulta difatti
esservi alcuna reale giustificazione alla richiesta del quotista, che—per di piu` —crea
inutili costi per la societa` . Al riguardo il Tribunale di Catania, nel marzo 2006, ha
affermato che il diritto di controllo del socio non amministratore incontra un limite
implicito nella necessita` di evitare che questi ne abusi (13). Nel caso di specie il socio
aveva chiesto una seconda volta la visione di documentazione che gli era gia` stata
messa a disposizione. Il Tribunale constata come il quotista non avesse esaminato tutti
i documenti che aveva gia` avuto e come, pertanto, la seconda richiesta fosse—almeno
in parte — pretestuosa. L’autorita` giudiziaria catanese sottolinea come il diritto del
socio cristallizzato nel disposto dell’art. 2476comma2 c.c. trovi un limite implicito nella
necessita` di evitare che il socio abusi dello stesso avvalendosi della potesta` di disamina
non al fine di concretare ed esercitare il potere interno di controllo che ne ha giustificato
la previsione quanto piuttosto quale mezzo per intralciare l’attivita` sociale realizzando
pressioni improprie nei confronti dei soggetti chiamati alla gestione dell’ente.
Nella specie era emersa una sostanziale incomunicabilita` fra organo gestorio e socio
ricorrente.
In secondo luogo i diritti all’informazione e alla consultazione devono ritenersi
«continui» in considerazione del fatto che il socio rimane libero di esercitare nuovamente
tali poteri relativamente ad altre vicende sociali. Il diritto di controllo non e`
limitato a un certo numero d’informazioni o consultazioni all’anno (14).
5. LE MODALITÀ DELL’ESERCIZIO DEI DIRITTI
Con quali modalita` va esercitato il diritto d’informazione?
Il diritto d’informazione puo` essere esercitato sia nel contesto assembleare sia al di
fuori di esso.
In linea di principio un socio e` tenuto a chiedere durante la riunione assembleare
tutti i dati di cui ha bisogno. La buona fede impone che, nell’esercizio del diritto
d’informazione, il quotista scelga le modalita` meno gravose per la societa` . La convocazione
e la tenuta dell’assemblea richiedono un certo sforzo organizzativo e comportano
dei costi. Quando il socio puo` soddisfare il bisogno informativo partecipando alla
(13) Trib. Catania, ord. 3 marzo 2006, in Giur.
comm., 2007, II, 920 ss., con nota di Grasso.
(14) GRASSO, op. cit., 928.
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stessa, e` irragionevole che pretenda—poco prima o poco dopo la riunione assembleare
— di ottenere le stesse informazioni che possono essere date in tale sede. Se il
quotista partecipa all’assemblea,haoccasione di chiedere chiarimenti e di faredomande
e di soddisfare cosı` il suo bisogno informativo. Una successiva richiesta di dati
potrebbe essere rigettata nella misura in cui le informazioni sono gia` state rese note in
tale sede. Al contrario: se un socio non partecipa all’assemblea, la sua successiva
richiesta d’informazioni deve—in linea di principio—essere accolta. Egli difatti, non
avendo partecipato all’adunanza assembleare, e` all’oscuro degli esiti delle discussioni
e delle deliberazioni. In questo contesto si possono pero` verificare dei casi di abuso. Si
pensi all’ipotesi in cui il socio era in grado di partecipare all’assemblea, ma non lo ha
fatto, e — immediatamente dopo — chiede informazioni che avrebbe potuto agevolmente
ottenere in sede assembleare. Una simile modalita` di esercizio del diritto potrebbe
essere ritenuta abusiva.
Il diritto d’informazione puo` essere esercitato anche al di fuori del contesto assembleare.
Un’esigenza del genere sorge, in particolare, quando e` trascorso un certo lasso
di tempo dall’ultima adunanza assembleare: il socio puo` avere cosı` il legittimo desiderio
di essere informato sull’andamento della societa` . Oppure puo` accadere che, dopo
l’ultima assemblea, si siano verificati eventi particolarmente importanti sui quali il
quotista vuole essere puntualmente informato.
Alla richiesta d’informazioni da parte del socio gli amministratori possono rispondere
oralmente oppure per iscritto. Se non vi sono previsioni statutarie apposite, le
modalita` con cui soddisfare la richiesta di notizie vengono stabilite — in linea di
principio — dai gestori. Questi devono tuttavia, nei limiti del possibile, assecondare i
desideri del socio. La scelta fra mezzo orale e mezzo scritto dipende essenzialmente dal
tipo e dalla quantita` delle informazioni richieste.
Con quali modalita` va esercitato il diritto di consultazione?
Il sociopuo` procedere aunaconsultazione di documentazione se gli amministratori
gli consentono l’accesso agli spazi in cui il materiale si trova. Normalmente si tratta
della sede della societa` .
Gli amministratori sono tenuti a mettere il socio nelle condizioni di soddisfare il suo
legittimo bisogno informativo. Cio` puo` significare, ad esempio, mettere a disposizione
degli spazi appositi in cui il quotista puo` esaminare, con la dovuta calma, la documentazione
oppure effettuare una preventiva selezione del materiale da sottoporre all’attenzione
del socio. Se la richiesta del quotista non configura un abuso, puo` essere
dovere degli amministratori mettere a disposizione del personale qualificato che lo
aiuti nella ricerca d’informazioni.
Si deve ritenere che il socio di s.r.l. possa visionare i libri sociali e la documentazione,
ma non possa asportare gli originali (15). Questa soluzione e` da preferirsi, in
quanto sia i libri sociali sia i documenti relativi all’amministrazione servono per la
gestione della societa` . La loro asportazione per un breve periodo di tempo potrebbe—
forse—anche essere sostanzialmente priva di conseguenze negative per la societa` ,ma
la loro sottrazione per un lungo periodo di tempo e` certamente idonea a creare problemi
all’operativita` , fino a determinare l’insorgenza di danni. Il bisogno informativo
(15) Cosı` ABRIANI, op. cit., 365.
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del socio, del resto, puo` essere adeguatamente soddisfatto se gli vengono date copie
della documentazione di cui ha bisogno.
A questo riguardo l’ordinanza in commento conferma che il socio di s.r.l. ha diritto
a fare copie del materiale visionato.Adire il vero non e` stata riprodotta nel nuovo testo
della legge la disposizione del previgente art. 2490 comma 3 c.c. che attribuiva il diritto
di ottenere estratti a spese del socio richiedente del libro dei soci e del libro delle
adunanze e delle deliberazioni dell’assemblea. Tuttavia, pur in assenza di una norma
espressa, si deve ritenere che—quantomeno di regola—il socio abbia un tale diritto.
Si puo` giungere a questa conclusione anche ritenendo applicabile in via analogica l’art.
2422 comma 1 c.c. che assegna ai soci di s.p.a. il diritto di esaminare certi libri sociali
obbligatori e «di ottenerne estratti a proprie spese».
Al di la` , pero` , di quelli che possono essere i ragionamenti in ordine all’applicabilita`
o meno in via analogica alla s.r.l. dell’art. 2422 comma 1 c.c., dal punto di vista della
sostanza delle cose bisogna — in ogni caso — tenere presente che, se il quotista non
potesse fare copie, il suo potere di controllo rischierebbe di essere ampiamente svuotato
di contenuti. Questo punto e` sottolineato espressamente dall’ordinanza in commento.
Considerato che alcuni documenti possono essere particolarmente lunghi e
complessi, se il socio non potesse farne copia e studiarseli con la dovuta calma, non
sempre potrebbe soddisfare il suo bisogno informativo con la semplice visione degli
stessi.
Il diritto di fare copie puo` , a maggior ragione, essere affermato nei casi in cui il
documento deve essere prodotto in altra sede. Se il socio non potesse portare con se´
quantomeno una copia del documento in questione, la reale valenza del suo potere
verrebbe fortemente ridotta. Sulla base delle considerazioni svolte pare sensato affermare
che, ai fini di consentire un appropriato esercizio del diritto di consultazione del
quotista, gli si debba—di norma—riconoscere il diritto di ottenere copia della documentazione
consultata.
Oltre che nell’ordinanza in commento, la tesi secondo cui il socio di s.r.l. ha diritto
di ottenere copie aveva gia` trovato conferma in un altro precedente giurisprudenziale
(16). Il Tribunale di Nocera Inferiore ha deciso, nell’ottobre 2005, che il diritto riconosciuto
dall’art. 2476 comma 2 c.c. riguarda anche l’estrazione di copie.
Per quanto riguarda i costi delle copie, pare preferibile l’opinione secondo cui essi
sono a carico del socio che effettua la richiesta (17). In questo senso milita l’art. 2422
comma 1 c.c. in materia di s.p.a. Ma, al di la` del testo testuale, forse e` anche una
considerazione di carattere sostanziale che deve far propendere per questa soluzione.
Si tenga difatti presente che l’imporre dei costi al socio disincentiva comportamenti
opportunistici e strumentali, senza—con cio` —menomarlo del diritto.
6. IL RIFIUTO DELLA SOCIETÀ DI DARE NOTIZIE E DOCUMENTI
Si pone la questione se gli amministratori, almeno in presenza di condizioni particolari
(e segnatamente di un rischio di danno per la societa` ), possano essere legittimati a
opporsi alla dazione al socio di notizie e documenti.
(16) Trib. Nocera Inferiore, ord. 13 ottobre 2005,
in Giur. comm., 2007, II, 159 ss., con nota di Menicucci.
(17) In questo senso ABRIANI, op. cit., 365.
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Anche l’ordinanza in commento affronta questo problema e lo risolve decisamente
a favore del socio. Il Tribunale di Pavia statuisce che il rilascio di copia della documentazione
sociale e` attivita` interna alla societa` e come tale non idonea, di per se´ , a ledere
la riservatezza di terzi. Il profilo affrontato e` quello della possibile lesione di diritti di
terzi per effetto della dazione d’informazioni ai soci. L’ordinanza ritiene che un problema
del genere non possa nemmeno porsi in quanto lo scambio d’informazioni e`
meramente interno alla societa` . Inoltre i soci, proprio sulla base dell’art. 2476 comma 2
c.c., hanno un vero e proprio diritto a ottenere le informazioni. A tale diritto non
potrebbero opporsi diritti di terzi.
La soluzione cui aderisce il Tribunale di Pavia e` soddisfacente solo in misura
parziale. Il problema della tutela dei terzi puo` dirsi difatti risolto solo se e` effettivamente
ricostruibile in capo al socio un dovere di non divulgare le informazioni di cui sia
venuto a conoscenza.
Vi e` inoltre un profilo diverso, rispetto a quello affrontato dall’ordinanza in commento,
che potrebbe giustificare un rifiuto della societa` di fornire informazioni. Si
tratta della possibile coesistenza d’interessi della s.r.l. in conflitto con quelli del socio.
Potrebbe capitare che l’esercizio del diritto del socio ex art. 2476 comma 2 c.c. e la
conseguente dazione d’informazioni cagioni danni alla societa` . La fattispecie tipica e`
quella del socio che svolge attivita` concorrenziale con la s.r.l. Non sussiste difatti—nel
contesto della s.r.l. — una disposizione analoga a quella dell’art. 2301 comma 1 c.c.,
valevole per il socio di s.n.c., secondo cui «il socio non puo` , senza il consenso degli altri
soci, esercitare per conto proprio o altrui una attivita` concorrente con quella della
societa`» (18). Puo` dunque ben capitare che il socio gia` svolga (oppure intenda iniziare a
svolgere) un’attivita` in concorrenza. L’esercizio del diritto di controllo puo` allora essere
finalizzato a procurarsi informazioni utili per l’attivita` concorrenziale, che danneggia la
s.r.l. (19).
Ad avviso di chi scrive bisogna riflettere se, almeno in casi particolari, non sia
sensato affermare un diritto degli amministratori di rifiutare la dazione d’informazioni
riservate e potenzialmente dannose per la societa` .
In favore di questa soluzione milita anche la considerazione che gli amministratori,
rivelando le informazioni, potrebbero rendersi responsabili verso la societa` . Se il socio
Tizio chiede informazioni ai gestori, questi le danno, e poi Tizio usa le informazioni per
un’attivita` concorrenziale rispetto a quella della societa` , gli amministratori potrebbero
rendersi responsabili nei confronti della s.r.l. In altre parole puo` sorgere un conflitto
fra il diritto d’informazione del quotista e il dovere del gestore di realizzare, secondo
diligenza, l’interesse della societa` . In questo contrasto e` ragionevole ritenere che debba
prevalere l’interesse sociale rispetto a quello del singolo socio, se si vuole anche solo
per una ragione di «quantita`» del danno. Perche´ mai in una s.r.l. con 10 soci detentori
ciascuno del10%del capitale, il sociononamministratore Tizio dovrebbe poter costrin-
(18) Sul divieto di concorrenza del socio di s.n.c.
nel diritto tedesco sia consentito rinviare a SANGIOVANNI,
Il divieto di concorrenza in capo ai soci di
societa` in nome collettivo tedesca, in Societa` , 2003,
118 ss.
(19) Come evidenzianoPRESTI-RESCIGNO, Corso di
diritto commerciale, II, 3ª ed., Bologna, 2007, 247, il
problema puo` essere risolto con la previsione statutaria
di un divieto di concorrenza in capo ai soci.
Tuttavia, la questione permane in tutti i casi in cui
non vi sia una clausola del genere negli strumenti
statutari.
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gere l’amministratore Caio a rivelargli informazioni riservate che poi cagioneranno un
danno all’intera compagine sociale?
Il problema potrebbe (apparentemente) essere superato se si ritenesse che un
divieto di divulgare dati sensibili faccia capo agli stessi soci che ricevono l’informazione.
Si potrebbe cioe` sostenere che gli amministratori non possono mai rifiutare la
dazione di dati e notizie, in quanto sono i quotisti a non poterli ulteriormente divulgare
o utilizzare a fini indebiti (20). La societa` sarebbe tutelata dal rischio di subire danni, in
quanto il nocumento che dovesse derivare dalla comunicazione delle informazioni
sarebbe ascrivibile al socio infedele. Potrebbe essere intentata un’azione di danni nei
confronti di tale quotista. Questa tesi che vede i soci tenuti a non diffondere le informazioni
e` stata fatta propria da un’ordinanza del Tribunale di Milano del novembre
2004 (21). Tale autorita` giudiziaria ha stabilito che l’esigenza di riservatezza aziendale
opera nei confronti dei soci verso l’esterno, nel senso di consentire loro di acquisire
conoscenza della documentazione riservata ma non di divulgarla.
Ad avviso di chi scrive bisognerebbe pero` trovare una base normativa specifica al
dovere di riservatezza dei soci. Che possano esistere, nell’ambito di una societa` , informazioni
riservate trova esplicito riconoscimento nell’art. 2403-bis comma5 c.c., secondo
cui «l’organo amministrativo puo` rifiutare agli ausiliari e ai dipendenti dei sindaci
l’accesso a informazioni riservate». Questa disposizione, pero` , trova la propria giustificazione
nel fatto che non necessariamente gli ausiliari e i dipendenti del sindaco sono
assoggettati a un dovere di segretezza. Mentre i sindaci «devono conservare il segreto
sui fatti e sui documenti di cui hanno conoscenza per ragione del loro ufficio» (art. 2407
comma 1 c.c.), tale obbligo non incombe sui loro ausiliari e dipendenti. Allora, per
evitare il rischio di una diffusione d’informazioni riservate, la legge riconosce all’organo
amministrativo la facolta` di opporsi alla dazione di tali informazioni. Ma una disposizione
espressa analoga all’art. 2407 comma 1 c.c., che si applichi ai soci, non risulta
sussistere.
L’argomentazione per cui gli amministratori non possono rifiutare informazioni
riservate per il fatto che i soci non possono diffonderle e` , ad avviso di chi scrive,
piuttosto debole.Adessa si possono opporre i seguenti contro-argomenti: 1) non esiste
un dovere di segretezza dei soci espressamente statuito dalla legge; 2) il socio puo`
danneggiare la societa` anche senza diffondere le informazioni, ma semplicemente
utilizzandole. Anche insomma a voler ritenere il socio vincolato a un obbligo di segretezza,
il problema di potenziali danni alla societa` — nella sostanza — rimane fermo.
Come deve difatti comportarsi un amministratore, ad esempio, a cui vengono chieste
informazioni riservate da un socio che svolge (o vi e` il fondato timore che possa iniziare
a svolgere nel prossimo futuro) un’attivita` concorrenziale? Il gestore, se opera prudentemente,
fara` bene a rifiutare l’informazione o — quantomeno — a rimettere la decisione
alla collettivita` dei quotisti, se non vuole incorrere in responsabilita` .
In relazione a queste problematiche si riscontra una decisione del Tribunale di
Biella in senso diverso rispetto alla tesi che si ritiene di sostenere in questa nota (22).
(20) Cfr. ABRIANI, op. cit., 366.
(21) Trib. Milano, ord. 30 novembre 2004, in Giur.
comm., 2006, II, 682 ss., con nota di Codazzi.
(22) Trib. Biella, ord. 18 maggio 2005, in Societa` ,
2006, 50 s., con nota di Funari.
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Secondo questa autorita` giudiziaria il legislatore, nel sancire il diritto di accesso del
socio, ha previsto un vero e proprio diritto potestativo, dato che il relativo esercizio non
ha nessun limite e non e` subordinato alla ricorrenza d’interessi ed esigenze particolari,
a fronte del quale si determina uno stato di soggezione del destinatario, che non ha
alcun potere, ne´ puo` sollevare alcuna contestazione che non sia quella relativa alla
titolarita` del diritto.
La base normativa di cui potrebbero avvalersi gli amministratori per opporre un
rifiuto al socio potrebbe essere l’art. 1375 c.c. Il quotista che chiede informazioni ai fini
di un successivo utilizzo che contrasta con l’interesse sociale non agisce in buona fede
e i dati e le notizie gli possono essere rifiutati.
In definitiva appare ragionevole ritenere che siano vietati: 1) un esercizio del diritto
d’informazione o di consultazione per fini extrasociali con il rischio di danni in capo
alla societa` , nonche´ 2) un esercizio sostanzialmente abusivo di tali diritti.
La decisione se dare l’informazione o consentire la consultazione compete agli
amministratori. Se questi decidono favorevolmente, comunicano l’informazione oppure
consentono la consultazione, determinandone le modalita` concrete di esercizio.
Le cose diventano piu` complicate quando gli amministratori intendono opporsi alla
richiesta del socio. Si potrebbe immaginare il ricorso a una decisione di tutti i soci. Si
supponga che l’amministratore, secondo la tesi che qui si sostiene, possa essere legittimato—
a certe condizioni—a rifiutare la dazione d’informazioni. Il gestore potrebbe,
allora, investire della relativa decisione la collettivita` dei soci. L’art. 2479 comma 1 c.c.
offre una possibilita` in tal senso, laddove si stabilisce che i soci decidono sugli argomenti
che uno o piu` amministratori sottopongono alla loro approvazione. I gestori
avrebbero cosı` la possibilita` di sottrarsi a una scelta difficile e pericolosa, anche in
termini di responsabilita` : 1) se danno l’informazione al socio, rischiano di cagionare
danni alla societa` ; 2) se la rifiutano, rischiano di violare un diritto del quotista. In
entrambi i casi potrebbero essere chiamati a risponderne civilmente. Se invece, prudenzialmente,
rimettono la relativa decisione alla collettivita` dei soci, non rischiano
d’incorrere in responsabilita` : sara` la totalita` dei quotisti a decidere se la richiesta
avanzata dal socio e` legittima.
Infine—in alcuni casi—l’interesse sociale potrebbe imporre non tanto una vera e
propria esclusione del diritto di controllo dei soci, quanto una sua limitazione. Ad
esempio si potrebbe pensare a consentire sı` la consultazione di documentazione relativa
all’amministrazione, ma oscurando i nomi dei clienti della societa` (23). In questo
modo il socio non avrebbe la possibilita` di sfruttare le informazioni ottenute per la
soddisfazione di interessi contrari a quelli della s.r.l.
(23) GRASSO, op. cit., 931.
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Dott. A. Giuffrè Editore
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