D.L. 24/1/2012 n. 1 - Norme sulla concorrenza, lo sviluppo delle infrastrutture e la
competitività.
Contenuti principali e norme
per il settore agricolo
Il D.L. 24/1/2012 n. 1, etichettato come pacchetto normativo sulle liberalizzazioni, contiene
all’art. 1 una serie di prescrizioni e norme programmatiche che si pongono lungo il solco di
una serie di interventi legislativi, volti a concretizzare ed attuare i principi fissati nell’art. 41
della Carta Costituzionale.
Vengono in evidenza, in particolare, il D.L. n. 138/2011, convertito dalla Legge 148/2011 e
la L. n. 180/2011 (il cosiddetto statuto dell’impresa).
Con il primo intervento normativo si afferma all’art. 3 che, in attesa della revisione dell’art.
41 della Carta Costituzionale, occorre adeguare gli ordinamenti di Comuni, Province,
Regioni e Stato al principio secondo cui l’iniziativa e l’attività economica privata sono libere
ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge nei soli casi di:
vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali, contrasto con i
principi fondamentali della Costituzione, disposizioni indispensabili per la protezione della
salute umana, la conservazione delle specie animali e vegetali, dell’ambiente, del
paesaggio e del patrimonio culturale.
Parimenti il principio di libera iniziativa non può introdurre deroghe o comunque incidere
sulla finanza pubblica.
In questa “cornice” vanno lette le disposizioni che regolano l’iniziativa e l’esercizio delle
attività economiche, nel senso che le stesse devono garantire il principio di libertà di
impresa e di garanzia della impresa.
La legislazione contenuta nella L. 148/2011 dispone, peraltro, che le restrizioni in materia
di accesso ed esercizio delle attività economiche sono abrogate entro quattro mesi dalla
sua entrata in vigore.
Questa tendenza, che si caratterizzava per la sua forte carica innovativa di apertura verso
l’iniziativa privata, ha trovato un decisivo ed ulteriore rafforzamento nella successiva legge
180/2011, che, nel definire lo statuto delle imprese, “proclama”, come principio generale, la
libertà di iniziativa economica, di associazione, di modello societario, di stabilimento e di
prestazione di servizi, nonché di concorrenza.
Di qui sorge il diritto dell’impresa ad operare in un contesto normativo certo e in un quadro
di servizi pubblici tempestivi e di qualità, riducendo al minimo i margini di discrezionalità
amministrativa. Corollario di tali principi deve essere la progressiva riduzione degli oneri
amministrativi a carico delle imprese, in particolare delle micro, piccole e medie imprese.
Con l’art. 1 del D.L. 1/2012 (che qui si commenta) si tende a rendere operative le linee
guida fissate con i precedenti interventi normativi, dimostrando così una continuità di
soluzioni e di indirizzo per affermare la piena operatività dell’art. 41 della Costituzione.
In via generale il decreto-legge in esame dispone che, a decorrere dall’approvazione di
specifici regolamenti da adottare entro il 31/12/2012, sono abrogate:
le norme che prevedono limiti numerici, autorizzazioni, licenze, nulla osta o
preventivi atti di assenso per l’avvio di una attività economica non giustificati da un
interesse generale, costituzionalmente rilevante e compatibile con l’ordinamento
comunitario;
le norme che pongono divieti e restrizioni alle attività economiche non adeguati e
non proporzionali alle finalità pubbliche perseguite, ovvero che alterano le
condizioni di piena concorrenza fra gli operatori economici.
Il processo di liberalizzazione avviato con il D.L. 1/12 rappresenta dunque l’attuazione di
una disciplina normativa che affonda le sue radici ideologiche in precedenti scelte
legislative, ed in particolare nello statuto della impresa, che racchiude una serie di
disposizioni che, seppure di portata programmatica, sono finalizzate a favorire ed
incentivare lo sviluppo delle attività economiche.
In questa ottica vanno lette anche le norme che si commentano con la presente circolare
che hanno immediata incidenza nel settore dell’agricoltura.
Il Decreto è entrato in vigore il giorno stesso della pubblicazione in G.U. (24/1/2012).
Per quanto di competenza, si segnalano le principali novità contenute nel decreto legge
che direttamente o indirettamente interessano le imprese agricole.
1. Tribunale delle Imprese (art. 2)
Le Sezioni specializzate, costituite in seno ai Tribunali, per le controversie in materia di
proprietà industriale ed intellettuale, vengono trasformate in “Sezioni specializzate in
materia di impresa”.
Competenze specifiche della Sezione, oltre a quelle già ad essa attribuite in materia di
proprietà industriale, saranno tutte le controversie che interessano le società per azioni e
le società in accomandita per azioni relative ai rapporti tra soci e società, al trasferimento
delle partecipazioni sociali, all’impugnazione delle delibere degli organi, all’interpretazione
ed attuazione dei patti parasociali.
La competenza del Tribunale delle imprese è applicabile ai giudizi instaurati a partire dal
novantesimo giorno dall’entrata in vigore del Decreto legge.
2. Società semplificata a responsabilità limitata (art. 3)
I giovani che non hanno compiuto i 35 anni di età possono costituire la società semplificata
a responsabilità limitata.
La semplificazione (rispetto al modello ordinario di s.r.l.) attiene, nella sostanza, sia al
capitale sociale minimo (non inferiore a 1 euro) sia alla forma che deve rivestire l’atto di
costituzione (scrittura privata e non atto pubblico).
La denominazione della società dovrà contenere obbligatoriamente l’indicazione di società
semplificata.
L’atto costitutivo dovrà indicare gli altri elementi previsti dalla legge per le s.r.l. (attività che
costituisce l’oggetto sociale, norme sul suo funzionamento, etc.).
Da segnalare che la particolare forma societaria non risente di limitazioni in ordine
all’oggetto dell’attività espletata e dunque potrà essere utilizzata anche per l’esercizio delle
attività agricole ex art. 2135 c.c.
Il limite di età dei soci (35 anni) ha carattere perentorio e il requisito deve essere
posseduto da tutti i soci. Quando un singolo socio supera il 35esimo anno, la società deve
trasformarsi in s.r.l. ordinaria; in caso contrario egli è escluso di diritto dalla compagine
sociale. Se il limite di età è superato da tutti i soci e la società semplificata non delibera
“senza indugio” la trasformazione in ordinaria, la società si scioglie.
Entro 60 giorni dall’entrata in vigore del Decreto legge, verrà approvato dal Ministero della
Giustizia d’intesa con quello dell’Economia, un modello tipizzato di statuto standard e
saranno individuati i criteri di accertamento della qualità dei soci.
3. Cessione di prodotti agricoli (art. 62)
La norma in esame ha stabilito che i contratti che hanno ad oggetto la cessione di prodotti
agricoli ed alimentari (ad esclusione di quelli conclusi con il consumatore finale) devono
essere obbligatoriamente stipulati in forma scritta ed indicare, a pena di nullità, la durata,
la quantità e le caratteristiche del prodotto venduto, il prezzo e le modalità di consegna e
di pagamento.
Oltre a stabilire la nullità degli accordi che non indichino uno o più dei suddetti elementi, la
norma dispone che il contraente che contravviene ai suddetti obblighi è altresì sottoposto
alla sanzione amministrativa pecuniaria da € 516,00 a € 20.000,00 a seconda del valore
dei beni oggetto di cessione.
Il corrispettivo pattuito nei contratti aventi ad oggetto la cessione di prodotti agricoli o
alimentari, deve essere versato – per le merci deteriorabili – entro 30 giorni dalla
consegna o dal ritiro o dalle relative fatture, ed entro 60 giorni, per tutte le altre merci.
Gli interessi decorrono dal giorno successivo alla scadenza del termine, senza necessità
di messa in mora. L’interesse legale (dal 1/1/2012 pari a 2,5) è maggiorato di ulteriori due
punti percentuali e tale misura non è derogabile dalla volontà delle parti.
Per “merci deteriorabili” si intendono quelle rientranti nelle categorie di seguito elencate:
a. prodotti agricoli, ittici e alimentari preconfezionati che riportano una data di
scadenza o un termine minimo di conservazione non superiore a 60 giorni;
b. prodotti agricoli, ittici e alimentari sfusi, comprese erbe e piante aromatiche, anche
se posti in involucro protettivo o refrigerati, non sottoposti a trattamenti atti a
prolungare la durabilità degli stessi per un periodo superiore a sessanta giorni;
c. prodotti a base di carne che presentino le seguenti caratteristiche fisico-chimiche:
aW superiore a 0,95 e pH superiore a 5,2, oppure aW superiore a 0,91, oppure pH
uguale o superiore a 4,5;
d. tutti i tipi di latte.
Il mancato rispetto del termine di pagamento, oltre a comportare la conseguenza civilistica
del riconoscimento degli interessi, costituisce altresì a carico del debitore inadempiente un
illecito amministrativo, punito con la sanzione amministrativa da € 500,00 a € 500.000,00
avuto riguardo al fatturato dell’azienda ed alla “recidività” dei ritardi.
La norma dispone, infine, che nelle relazioni commerciali fra operatori economici – ivi
compresi i contratti aventi ad oggetto la cessione dei prodotti agricoli di cui sopra – è
vietato imporre condizioni ingiustificatamente gravose e condizioni extracontrattuali
retroattive; applicare condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti;
subordinare la conclusione o l’esecuzione di contratti o la regolarità (ovvero continuità) di
relazioni commerciali alla esecuzione di prestazioni che non siano connesse all’oggetto
dei contratti o delle relazioni commerciali.
Anche la violazione di queste condizioni configura un illecito amministrativo punito con la
sanzione da € 516,00 a € 3.000,00 sulla base del beneficio ricevuto dal soggetto che non
ha rispettato gli indicati divieti.
Le sanzioni amministrative previste dalla norma in commento sono applicate dall’Autorità
Garante per la concorrenza ed il mercato.
Va segnalato che, in ordine al termine di pagamento ed al riconoscimento degli interessi
per il ritardo nonché per la loro misura, la norma approvata abroga la previsione contenuta
nei commi 3 e 4 dell’art. 4 del D.Lg.vo n. 231/2002 che fissavano – per i prodotti
deteriorabili – il termine di pagamento a 60 giorni.
La violazione dei principi e dei divieti contenuti in questa parte del decreto relativa alle
transazioni commerciali in materia di prodotti agricoli - a prescindere dalle sanzioni
applicate e dalle conseguenze civilistiche – possono formare oggetto di azioni per il
risarcimento dei danni promosse dalle Associazioni di categoria presenti nel CNEL, che
sono altresì legittimate ad agire, a tutela degli interessi collettivi, per ottenere un
provvedimento cautelare tendente ad accertare i comportamenti contrari alla legge ed
inibire la loro prosecuzione.
4. Impianti fotovoltaici (art. 65)
Per gli impianti solari fotovoltaici con moduli collocati a terra in aree agricole, non è
consentito l’accesso agli incentivi statali.
Il divieto è operante dalla data di entrata in vigore della legge ma non si applica agli
impianti che hanno conseguito il titolo abilitativo o che abbiano presentato richiesta per il
suo conseguimento entro la suddetta data.
Per i chiarimenti in ordine alla portata della norma e alla disciplina applicabile ai moduli
fotovoltaici costituenti elementi costruttivi delle serre, si rinvia allo specifico
approfondimento trasmesso in data odierna a tutte le Unioni e Federazioni dall’Area
Ambiente con circolare n. 13916.
5. Dismissione di terreni demaniali (art. 66)
La vendita di terreni demaniali già disposta con l’art. 7 della L. 183/2011 (c.d. Legge di
stabilità), è stata ridisciplinata dal Decreto in commento.
Le novità contenute al riguardo (rispetto alla precedente versione per cui si rinvia alla
circolare di questo Servizio n. 13858 del 17/11/2011) possono così sintetizzarsi:
a. i terreni agricoli o a vocazione agricola di proprietà dello Stato che possono essere
alienati verranno individuati ogni anno entro il 30 giugno.
La misura quindi diventa permanente;
b. la cessione dei terreni avverrà mediante procedura negoziata senza pubblicazione
del bando per gli immobili di valore inferiore a € 100.000,00 e mediante asta
pubblica, per quelli di valore pari o superiore a € 100.000,00. La procedura
negoziata senza pubblicazione del bando (mutuata dalla normativa sugli appalti) si
utilizza in casi eccezionali poiché non garantisce il rispetto della concorrenza e della
massima partecipazione;
c. il prezzo da porre a base delle procedure di vendita è determinato sulla base dei
valori agricoli medi di cui al DPR n. 327/2001 (T.U. sull’esproprio). La norma in
commento ripropone al riguardo l’integrazione alla L. 183/11 già attuata dall’art. 27
L. 214/2001;
d. alla vendita dei terreni demaniali agricoli si applicano le agevolazioni per il
compendio unico previste dall’art. 5 bis D.Lg.vo n. 228/2001.
L’acquirente è dunque tenuto a coltivare o a condurre il terreno per 10 anni dal
trasferimento, e la vendita è esente da imposta di registro, ipotecaria, catastale e di
ogni altro genere. Gli onorari notarili sono ridotti ad un sesto. I terreni acquistati e
costituenti il compendio unico non sono inoltre divisibili per 15 anni dalla data di
acquisto;
e. resta confermato il diritto di prelazione dei giovani imprenditori, che possono
accedere ai fini dell’acquisto ai benefici previsti dal D.Lg.vo 185/2000 (Titolo I, capo
III);
f. i beni demaniali dismessi possono formare oggetto delle operazioni fondiarie di cui
all’art. 4 L. 441/98 (acquisto per il tramite di ISMEA);
g. i terreni alienati non possono vedersi attribuita, prima del decorso di venti anni dalla
trascrizione dell’atto, una destinazione urbanistica diversa da quella agricola.
 
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