Camera dei deputati
XIII Commissione Agricoltura
RISOLUZIONE
APPROVATA DALLA XIII COMMISSIONE
(seduta del 14 giugno 2012)
Attuazione dell'articolo 62 del decreto-legge n. 1 del 2012,
recante disciplina delle relazioni commerciali
in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari
La XIII Commissione,
premesso che:
il Parlamento europeo ha approvato diverse risoluzioni sullo squilibrio della filiera alimentare,
da ultimo nella seduta del 19 gennaio 2012, in cui si evidenzia, tra l'altro, la progressiva
perdita di potere contrattuale degli agricoltori, cui corrisponde analoga diminuzione dei prezzi
alla produzione, e si invita la Commissione europea a proporre solide normative per garantire
rapporti fra produttori, fornitori e distributori di prodotti alimentari equi e trasparenti;
la comunicazione della Commissione europea su un «Miglior funzionamento della filiera
alimentare in Europa» (COM(2009)0591) ha individuato notevoli squilibri a livello di potere
negoziale che si traducono in pratiche commerciali sleali, quali, tra le altre, pagamenti tardivi,
modifiche unilaterali dei contratti, clausole contrattuali inique, limitato accesso al mercato,
mancanza di informazioni sulla formazione dei prezzi, disparità nella ripartizione dei margini
di profitto lungo la catena alimentare, abusi di potere di mercato da parte di fornitori o
acquirenti (ad esempio, cartelli e imposizioni dei prezzi di rivendita) e alleanze di acquisto;
i dati statistici europei ed italiani dimostrano che il reddito degli agricoltori è in continua
diminuzione (–11,6 per cento dal 2009 a livello di Unione europea) e che i prezzi pagati
dai consumatori non riflettono quelli corrisposti ai produttori agricoli, pur continuando
questi ultimi a investire in qualità e innovazione;
nel nostro Paese, per ogni 100 euro spesi dai consumatori per acquistare i prodotti
agricoli non trasformati (principalmente gli ortofrutticoli freschi), solo 20 restano al
settore agricolo, mentre 73 euro rappresentano la quota del commercio e del trasporto;
7 euro sono spesi per acquistare prodotti di provenienza estera;
la quota agricola, a sua volta, viene destinata ai consumi intermedi e soltanto 12 euro
rappresentano il valore aggiunto, ossia quello che serve a coprire i costi degli
ammortamenti e infine a remunerare l'imprenditore agricolo;
tali circostanze, unitamente agli ingenti aumenti dei costi di produzione che non possono
essere coperti dai ricavi (+40 per cento in media in Europa tra il 2000 e il 2010), generano nel
lungo periodo la diminuzione del potenziale produttivo dei fattori primari dell'Europa e
dell'Italia, compromettendo la sopravvivenza delle aziende agricole, soprattutto quelle di
piccola e media dimensione, e rischiando di aumentare la dipendenza dalle importazioni;
il livello di concentrazione della grande distribuzione nell'Unione europea incide
negativamente sui produttori e gli altri fornitori, in quanto provoca crescenti squilibri nei
rapporti di forza tra le parti contraenti, considerando che si registra una graduale perdita di
potere negoziale da parte di produttori e trasformatori di prodotti agricoli in relazione al
livello dei prezzi lungo la catena del valore, dalla produzione primaria al consumatore finale
passando per la trasformazione;
l'eccessiva concentrazione sta attualmente generando un deterioramento in termini di
varietà dei prodotti, patrimonio culturale, punti vendita al dettaglio, posti di lavoro e
mezzi di sussistenza;
l’attuale crisi economico-finanziaria rende ancor più stringente la necessità di un corretto
funzionamento della filiera alimentare con la riduzione dei notevoli squilibri nel potere
negoziale delle parti contraenti, laddove operatori più grandi e potenti spesso danno luogo a
pratiche commerciali sleali, mediante prezzi o condizioni contrattuali a loro vantaggio; tali
pratiche possono verificarsi a qualsiasi livello della filiera e consistono, ad esempio, in
pagamenti tardivi, modifiche unilaterali dei contratti, cambiamenti ad hoc dei termini
contrattuali, imposizione di promozioni, di scontistica e pagamento di un corrispettivo di
inserimento del prodotto; in un mercato poco trasparente, il potere negoziale disuguale ha
dato luogo a pratiche vessatorie che hanno portato a distorsioni del mercato, con effetti
negativi sulla competitività dell’intera filiera alimentare;
l'uso di contratti formali scritti, stipulati prima della consegna dei prodotti, contenenti
elementi di base, non è diffuso. Tuttavia, tali contratti contribuiscono a rafforzare la
responsabilità degli operatori nella filiera, ad accrescere la consapevolezza delle esigenze dei
mercati, a migliorare la trasparenza dei prezzi, ad adeguare l'offerta alla domanda, nonché a
contribuire ad evitare determinate pratiche commerciali sleali;
il decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo
2012, n. 27, disciplina, all’articolo 62, le relazioni commerciali in materia di cessione di
prodotti agricoli e agroalimentari, con l’obiettivo di un più elevato grado di trasparenza,
certezza e correttezza nei rapporti tra i contraenti, in considerazione della rilevanza sociale ed
economica riconosciuta al settore disciplinato;
nello specifico, con l'articolo 62 vengono disciplinati i contratti conclusi tra i diversi operatori
della filiera agroalimentare che abbiano per oggetto la cessione di prodotti agricoli e
alimentari, esclusi quelli conclusi con un consumatore finale: a pena di nullità, le norme
impongono la forma contrattuale scritta e indicano il contenuto obbligatorio (durata, quantità
e caratteristiche del prodotto, prezzo, modalità di consegna e di pagamento);
l'articolo 62 individua inoltre un elenco tassativo di pratiche che se attuate nelle relazioni
commerciali tra operatori economici, relazioni nelle quali sono compresi i contratti di
cessione dei prodotti agricoli e alimentari, vengono ritenute ope legis sleali;
i ritardi di pagamento costituiscono una violazione contrattuale nelle relazioni commerciali
«resa finanziariamente attraente per i debitori» dai bassi livelli dei tassi degli interessi di mora
applicati e soprattutto dalla lentezza delle procedure di recupero;
diventa necessario, come evidenziato in sede europea, un passaggio deciso verso la cultura dei
pagamenti rapidi, stabilendo adeguati interessi di mora per disincentivare i ritardi di
pagamento, che sono una delle cause principali dei problemi di liquidità delle imprese
interessate;
in particolare, l'articolo 62 individua i prodotti alimentari deteriorabili riproducendo
fedelmente le categorie di prodotti elencati dalla norma previgente; per la cessione di tali
prodotti il termine legale di pagamento del corrispettivo è fissato in trenta giorni, mentre per
tutti gli altri il termine è fissato in sessanta giorni; in entrambi i casi il termine decorre
dall'ultimo giorno del mese di ricevimento della fattura e gli interessi si applicano
automaticamente dal giorno successivo alla scadenza dei suddetti termini;
si dispone che il mancato rispetto degli obblighi e dei termini di pagamento è punito con
l'applicazione di sanzioni amministrative pecuniarie, irrogate dall'Autorità garante della
concorrenza e del mercato che è incaricata della vigilanza sull'applicazione della normativa;
il comma 11-bis dell'articolo 62 prevede, infine, che le relative disposizioni abbiano efficacia
decorsi sette mesi dalla data di pubblicazione della legge di conversione del decreto-legge n. 1
del 2012 e che con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, di
concerto con il Ministro dello sviluppo economico, siano definite le relative modalità di
applicazione,
impegna il Governo:
ad adottare, nel più breve tempo possibile, il decreto del Ministro delle politiche agricole
alimentari e forestali, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, per definire le
modalità applicative delle disposizioni di cui all'articolo 62 del decreto-legge 24 gennaio
2012, n. 1;
ad adottare un decreto attuativo il più funzionale possibile alle esigenze del comparto,
privo di eccessi di burocrazia e di aggravi per le imprese, soprattutto per le piccole e
medie imprese agricole;
a seguire, nella definizione delle modalità applicative dell'articolo 62 del decreto-legge n. 1
del 2012, i seguenti indirizzi:
1) ricomprendere nell'ambito applicativo del citato articolo 62 le cessioni, dietro
pagamento di un corrispettivo, di prodotti agricoli e alimentari, la cui consegna avviene
nel territorio della Repubblica italiana;
2) applicare la suddetta normativa ai prodotti agricoli individuati dall'Allegato I di cui
all'articolo 38, comma 3, del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e ai prodotti
alimentari definiti dall'articolo 2 del regolamento (CE) n. 178/2002 del Parlamento
europeo e del Consiglio del 28 gennaio 2002;
3) individuare il consumatore finale nella persona fisica o giuridica, privata o pubblica,
che acquista i prodotti agricoli e alimentari per scopi estranei alla propria attività
imprenditoriale o professionale o per finalità non commerciali;
4) escludere dall'ambito applicativo del provvedimento i conferimenti dei prodotti
effettuati dai soci alle rispettive cooperative, agricole e della pesca, nonché alle
organizzazioni di produttori riconosciute ai sensi della normativa vigente;
5) considerare assolti gli obblighi di cui all'articolo 62, comma 1, relativamente ai
documenti di trasporto contenenti gli elementi richiesti qualora la fornitura dei prodotti
indicati nei documenti di trasporto non venga contestata nei termini previsti dall'articolo
62, comma 3;
6) considerare assolto l'obbligo del rispetto della forma scritta nelle ipotesi di contrattitipo
di vendita dei prodotti agricoli e alimentari stipulati in esecuzione dei contratti quadro
di cui al decreto legislativo n. 102 del 2005, sulla regolazione dei mercati agroalimentari,
qualora tali contratti, o i documenti da essi discendenti, contengano tutti gli elementi di
cui al comma 1 dell’articolo 62;
7) ritenere assolto il requisito della forma scritta relativamente agli ordini di acquisto con i
quali il compratore richiede la consegna dei prodotti sempreché tali ordini eseguano
contratti di cessione già stipulati tra le stesse parti, contenenti tutti gli elementi di cui
all'articolo 62, comma 1;
8) prevedere che nel contratto di cessione del prodotto o - qualora le condizioni siano state
disciplinate nei contratti quadro o nei contratti base ed eventuali accordi integrativi e
pattuizioni aggiuntive - nell'ordine di acquisto sia indicato il prezzo netto da fatturare
senza che l'acquirente nulla possa più' pretendere dal fornitore;
9) stabilire che le eventuali condizioni relative ai servizi promozionali, agli sconti
commerciali e ai premi di fine periodo devono essere espressamente previste e non
assoggettate a variabili che non definiscono con certezza il prezzo, ab origine, nei
contratti di cessione, in conformità all'articolo 62, comma 2, lettera a);
10) prevedere la possibilità di sottoscrivere i contratti anche in via telematica o per telefax
in base alle disposizioni vigenti in materia, purché sia garantita la tracciabilità delle
operazioni;
11) prevedere che i contratti di cessione devono essere conservati per un congruo periodo
al fine di consentire all'Autorità garante della concorrenza e del mercato di espletare
adeguatamente i previsti controlli;
12) ritenere condotta commerciale sleale, oltre le fattispecie indicate dall'articolo 62,
comma 2, quelle identificate dalla Commissione europea e dai rappresentanti della filiera
agroalimentare, in sede di Forum di alto livello per un migliore funzionamento della
filiera alimentare (High level forum for a better functioning of the food supply chain);
13) considerare illegittimo il comportamento del contraente che in un momento
successivo imponga nuove regole extracontrattuali a rapporti già regolamentati tra le parti;
14) ritenere che la data di ricevimento della fattura, ai fini dell'applicazione sia degli
interessi dovuti al creditore che dell'irrogazione delle sanzioni amministrative pecuniarie,
venga validamente certificata nelle ipotesi di consegna a mano della fattura, di invio a
mezzo di raccomandata A/R, di posta elettronica certificata (PEC) o di impiego del
sistema EDI (Electronic Data Interchange);
15) prevedere - in analogia a quanto previsto dall'articolo 4, comma 2, lettera b), del
decreto legislativo n. 231 del 2002 e dall'articolo 3, comma 1, lettera b) punto ii), della
direttiva 2000/35/CE, nonché dall'articolo 3, comma 3, lettera b), punto ii), della direttiva
2011/7/UE - nel caso in cui non vi sia certezza sulla data di ricevimento della fattura, la
decorrenza del periodo di pagamento dei trenta o sessanta giorni di calendario dalla data
di ricevimento dei prodotti, da documentare con mezzi idonei;
16) disporre che, nel caso in cui la cessione dei prodotti venga eseguita per singole
consegne nell'ambito di un mese, i termini di pagamento decorrano dal ricevimento
dell'ultima fattura;
17) consentire l'emissione di fatture distinte per le cessioni di prodotti assoggettate a
termini di pagamento differenti ai sensi dell'articolo 62, comma 3;
18) applicare i termini di pagamento alle cessioni dei prodotti che prevedono erogazioni di
servizi e prestazioni accessorie;
a valutare l'opportunità di riferire ai competenti organi parlamentari prima della definitiva
adozione del decreto attuativo dell'articolo 62;
a rafforzare le misure per favorire il pagamento del corrispettivo entro il termine legale
di trenta giorni per le merci deteriorabili e per tutte le altre merci entro il termine di
sessanta giorni, a partire dal monitoraggio dei tempi effettivi di pagamento, tenuto conto
che la decorrenza dei termini dall’ultimo giorno del mese di ricevimento della fattura
potrebbe allungare i termini di almeno un mese, considerando che la situazione
reddituale degli agricoltori è in continuo peggioramento e potrebbe indurre molti di loro
ad abbandonare le campagne;
a sostenere lo sviluppo degli accordi interprofessionali per una crescita della filiera più
integrata che possa programmare volumi e richieste, al fine di sostenere le imprese e gli
agricoltori, in modo che possano contare su certezze e su una riduzione delle
intermediazioni che ne limitano la redditività;
a proseguire nelle consultazioni esistenti, attraverso l'azione del Ministro delle politiche
agricole alimentari e forestali, tenendo in considerazione tutti gli attori della catena
alimentare, in modo da promuovere il dialogo e stabilire linee guida per l'instaurazione di
rapporti più equi ed equilibrati;
ad adottare, per quanto di propria competenza, azioni volte a contrastare pratiche di acquisto
abusive dei grossisti e dei dettaglianti dominanti che pongono sistematicamente gli agricoltori
in una posizione negoziale estremamente sfavorevole;
a valutare, sulla base del monitoraggio dell'attuazione dell'articolo 62, l'opportunità di
adottare, nei limiti consentiti dall'ordinamento comunitario, ogni iniziativa utile al fine di:
1) prevedere che la stesura dei contratti e i relativi adempimenti siano a carico
dell'acquirente, fermo restando che in base all'articolo 62, comma 1, i contratti di cessione
dei prodotti agricoli e alimentari dovranno essere stipulati in forma scritta, a pena di
nullità, e dovranno essere informati a principi di trasparenza, correttezza, proporzionalità e
reciproca corrispettività delle prestazioni, con riferimento ai beni forniti;
2) escludere dall'ambito applicativo dell'articolo 62 la cessione dei prodotti agricoli alle
società di persone e a responsabilità limitata, da parte degli imprenditori agricoli soci, al
fine della successiva commercializzazione, ai sensi dell'articolo 1, comma 1094, della
legge n. 296 del 1996;
3) considerare clausola iniqua in danno del creditore la conclusione di contratti con
determinazione di prezzi al di sotto dei costi di produzione dei prodotti oggetto delle
cessioni, come rilevati dall'ISMEA attraverso il servizio certificato ai sensi della norma
UNI EN ISO 9001:2008;
4) considerare illegittimo il comportamento del contraente che subordini l'avvio della
relazione commerciale all'accettazione di condizioni contrattuali inique o eccessivamente
gravose, quali la previsione di automatismi promozionali, la fatturazione di servizi fra
grande distribuzione organizzata e fornitore, l'eventuale imposizione di sistemi o fornitori
scelti non motivati sulla base dell'economicità e dell'efficienza o il pretendere ristorni o
contribuzioni anche da fornitori di servizi o imballaggi;
5) prevedere che i termini di pagamento decorrano dalla fine del mese di consegna
del prodotto;
6) prevedere, nel caso di consegne effettuate da cooperative o loro consorzi, che una quota
parte di quanto percepito dalla grande distribuzione organizzata, dall'industria alimentare
o dai grossisti, ritorni, in un lasso di tempo non superiore a trenta giorni, calcolato dalla
data del ricevimento del pagamento, ai soci conferenti;
7) prevedere che la pubblica amministrazione (mense, ospedali e altro) rispetti gli
impegni contrattuali relativi al pagamento nei novanta giorni successivi alla
consegna della merce esposta in bolla e che, nel caso di consegne effettuate da
cooperative o loro consorzi, questi rimettano ai soci conferenti almeno il 40 per cento
di quanto percepito dalla pubblica amministrazione a titolo di acconto entro trenta
giorni dal ricevimento del pagamento.
Paolo Russo, Di Giuseppe, Brandolini, Beccalossi, Delfino, Oliverio, Ruvolo, Zucchi,
Agostini, Marco Carra, Cuomo, Cenni, Fiorio, Marrocu, Messina, Naro, Mario Pepe
(PD), Rota, Servodio, Sani, Trappolino (elenco provvisorio).
 
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