SEZIONE III

Dell'affitto
§ 1 Disposizioni generali
Art. 1615 Gestione e godimento della cosa produttiva
Quando la locazione ha per oggetto il godimento di una cosa produttiva, mobile o immobile,
l'affittuario deve curarne la gestione in conformità della destinazione economica della cosa e
dell'interesse della produzione. A lui spettano i frutti (821) e le altre utilità della cosa.
Art. 1616 Affitto senza determinazione di tempo
Se le parti non hanno determinato la durata dell'affitto, ciascuna di esse può recedere dal contratto
dando all'altra un congruo preavviso.
Sono salve (le norme corporative e) gli usi che dispongano diversamente.
Art. 1617 Obblighi del locatore
Il locatore è tenuto a consegnare la cosa, con i suoi accessori e le sue pertinenze (817), in istato da
servire all'uso e alla produzione a cui è destinata.
Art. 1618 Inadempimenti dell'affittuario
Il locatore può chiedere la risoluzione del contratto, se l'affittuario non destina al servizio della cosa
i mezzi necessari per la gestione di essa, se non osserva le regole della buona tecnica, ovvero se
muta stabilmente la destinazione economica della cosa.
Art. 1619 Diritto di controllo
Il locatore può accertare in ogni tempo, anche con accesso in luogo, se l'affittuario osserva gli
obblighi che gli incombono.
Art. 1620 Incremento della produttività della cosa
L'affittuario può prendere le iniziative atte a produrre un aumento di reddito della cosa, purché esse
non importino obblighi per il locatore o non gli arrechino pregiudizio, e siano conformi all'interesse
della produzione.
Art. 1621 Riparazioni
Il locatore è tenuto ad eseguire a sue spese, durante l'affitto, le riparazioni straordinarie. Le altre
sono a carico dell'affittuario (1576).
Art. 1622 Perdite determinate da riparazioni
Se l'esecuzione delle riparazioni che sono a carico del locatore determina per l'affittuario una
perdita superiore al quinto del reddito annuale o, nel caso di affitto non superiore a un anno, al
quinto del reddito complessivo, l'affittuario può domandare una riduzione del fitto in ragione della
diminuzione del reddito oppure, secondo le circostanze, lo scioglimento del contratto.
Art. 1623 Modificazioni sopravvenute del rapporto contrattuale
Se, in conseguenza di una disposizione di legge, (di una norma corporativa), o di un provvedimento
dell'autorità riguardanti la gestione produttiva, il rapporto contrattuale risulta notevolmente
modificato in modo che le parti ne risentano rispettivamente una perdita e un vantaggio, può essere
richiesto un aumento o una diminuzione del fitto (1467) ovvero, secondo le circostanze, lo
scioglimento del contratto.
Sono salve le diverse disposizioni della legge (della norma corporativa) o del provvedimento
dell'autorità.
Art. 1624 Divieto di subaffitto. Cessione dell'affitto
L'affittuario non può subaffittare la cosa senza il consenso del locatore.
La facoltà di cedere l'affitto comprende quella di subaffittare; la facoltà di subaffittare non
comprende quella di cedere l'affitto.
Art. 1625 Clausola di scioglimento del contratto in caso di alienazione
Se si è convenuto che l'affitto possa sciogliersi in caso di alienazione, l'acquirente che voglia dare
licenza all'affittuario deve osservare la disposizione dell'art. 1616.
Quando l'affitto ha per oggetto un fondo rustico, la licenza deve essere data col preavviso di sei
mesi e ha effetto per la fine dell'anno agrario in corso alla scadenza del termine di preavviso.
Art. 1626 Incapacità o insolvenza dell'affittuario
L'affitto si scioglie per l'interdizione, l'inabilitazione (414 e seguenti) o l'insolvenza dell'affittuario,
salvo che al locatore sia prestata idonea garanzia (1179) per l'esatto adempimento degli obblighi
dell'affittuario.
Art. 1627 Morte dell'affittuario
Nel caso di morte dell'affittuario, il locatore e gli eredi dell'affittuario possono, entro tre mesi dalla
morte, recedere dal contratto mediante disdetta comunicata all'altra parte con preavviso di sei mesi.
Se l'affitto ha per oggetto un fondo rustico, la disdetta ha effetto per la fine dell'anno agrario in
corso alla scadenza del termine di preavviso.
§ 2 Dell'affitto di fondi rustici
Art. 1628 Durata minima dell'affitto
(Se le norme corporative stabiliscono un periodo minimo di durata del contratto, l'affitto di un
fondo rustico stipulato per una durata inferiore si estende al periodo minimo così stabilito).
Art. 1629 Fondi destinati al rimboschimento
L'affitto di fondi rustici destinati al rimboschimento può essere stipulato per un termine massimo di
novantanove anni.
Art. 1630 Affitto senza determinazione di tempo
L'affitto a tempo indeterminato di un fondo soggetto a rotazione di colture si reputa stipulato per il
tempo necessario affinché l'affittuario possa svolgere e portare a compimento il normale ciclo di
avvicendamento delle colture praticate nel fondo.
Se il fondo non è soggetto ad avvicendamento di colture, l'affitto si reputa fatto per il tempo
necessario alla raccolta dei frutti (820).
L'affitto non cessa se prima della scadenza una delle parti non ha dato disdetta con preavviso di sei
mesi.
(Sono salve le diverse disposizioni delle norme corporative).
Art. 1631 Estensione del fondo
Per l'affitto a misura, oppure a corpo con indicazione della misura, nel caso di eccesso o di difetto
dell'estensione del fondo rispetto alla misura indicata, i diritti e le obbligazioni delle parti sono
determinati secondo le norme contenute nel capo della vendita (1537).
Artt. 1632-1634 (abrogati)
Art. 1635 Perdita fortuita dei frutti negli affitti pluriennali
Se, durante l'affitto convenuto per più anni, almeno la metà dei frutti di un anno non ancora separati
perisce per caso fortuito, l'affittuario può domandare una riduzione del fitto, salvo che la perdita
trovi compenso nei precedenti raccolti.
Qualora la perdita non trovi compenso nei precedenti raccolti, la riduzione e determinata alla fine
dell'affitto, eseguito il conguaglio con i frutti raccolti in tutti gli anni decorsi. Il giudice può
dispensare provvisoriamente l'affittuario dal pagamento di una parte del fitto in proporzione della
perdita sofferta.
La riduzione non può mai eccedere la metà del fitto.
In ogni caso si deve tener conto degli indennizzi che l'affittuario abbia conseguiti o possa
conseguire in relazione alla perdita sofferta.
Al perimento è equiparata la mancata produzione dei frutti.
Art. 1636 Perdita fortuita dei frutti negli affitti annuali
Se l'affitto ha la durata di un solo anno, e si è verificata la perdita per caso fortuito di almeno la
metà dei frutti, l'affittuario può essere esonerato dal pagamento di una parte del fitto, in misura non
superiore alla metà.
Art. 1637 Accollo di casi fortuiti
L'affittuario può, con patto espresso, assumere il rischio dei casi fortuiti ordinari. Sono reputati tali i
fortuiti che, avuto riguardo ai luoghi e a ogni altra circostanza, le parti potevano ragionevolmente
ritenere probabili.
E' nullo il patto (1421 e seguenti) col quale l'affittuario si assoggetta ai casi fortuiti straordinari.
Art. 1638 Espropriazione per pubblico interesse
In caso di espropriazione per pubblico interesse o di occupazione temporanea del fondo locato,
l'affittuario ha diritto di ottenere dal locatore la parte d'indennità a questo corrisposta per i frutti non
percepiti o per il mancato raccolto.
Art. 1639 Canone di affitto
Il fitto può consistere anche in una quota ovvero in una quantità fissa o variabile dei frutti del fondo
locato.
Art. 1640 Scorte morte
Le scorte morte costituenti la dotazione del fondo, che sono state consegnate all'affittuario all'inizio
dell'affitto, con determinazione della specie, qualità e quantità, devono, anche se stimate essere
restituite al locatore alla fine dell'affitto, nella stessa specie, qualità e quantità e, se si tratta di scorte
fisse, come macchinari e attrezzi, nello stesso stato d'uso. L'eccedenza o la deficienza deve essere
regolata in danaro, secondo il valore corrente al tempo della riconsegna. La dotazione necessaria
non può essere distratta e deve essere mantenuta secondo le esigenze delle colture e la pratica dei
luoghi.
La disposizione del comma precedente si applica anche se, all'inizio dell'affitto, l'affittuario ha
depositato la somma che rappresenti il valore delle scorte presso il locatore salvo l'obbligo di questo
di restituirla al tempo della riconsegna delle scorte.
Se le scorte sono state consegnate con la sola indicazione del valore, l'affittuario ne acquista la
proprietà, e, alla fine dell'affitto, deve restituire il valore ricevuto o scorte in natura per un
corrispondente valore, determinato secondo il prezzo corrente, al tempo della riconsegna, ovvero
parte dell'uno e parte delle altre.
Sono salve (le diverse disposizioni delle norme corporative o) le diverse pattuizioni delle parti.
Art. 1641 Scorte vive
Quando il bestiame da lavoro o da allevamento, costituente la dotazione del fondo, è stato in tutto o
in parte fornito dal locatore, si osservano le disposizioni degli articoli seguenti, salvi (le norme
corporative o) i patti diversi.
Art. 1642 Proprietà del bestiame consegnato
Qualora il bestiame consegnato all'affittuario sia stato determinato con indicazione della specie, del
numero, del sesso, della qualità, dell'età e del peso, anche se ne è stata fatta stima, la proprietà di
esso rimane al locatore. Tuttavia l'affittuario può disporre dei singoli capi, ma deve mantenere nel
fondo la dotazione necessaria.
Art. 1643 Rischio della perdita del bestiame
Il rischio della perdita del bestiame è a carico dell'affittuario dal momento in cui questi lo ha
ricevuto, se non è stato diversamente pattuito (1637).
Art. 1644 Accrescimenti e frutti del bestiame
L'affittuario fa suoi i parti e gli altri frutti del bestiame, l'accrescimento e ogni altro provento che ne
deriva (1615).
Il letame però deve essere impiegato esclusivamente nella coltivazione del fondo.
Art. 1645 Riconsegna del bestiame
Nel caso previsto dall'art. 1642, al termine del contratto l'affittuario deve restituire bestiame
corrispondente per specie, numero, sesso, qualità, età e peso a quello ricevuto. Se vi sono differenze
di qualità o di quantità contenute nei limiti in cui esse possano ammettersi avuto riguardo ai bisogni
della coltivazione del fondo, l'affittuario deve restituire bestiame di uguale valore. Se vi è eccedenza
o deficienza nel valore del bestiame, ne è fatto conguaglio in danaro tra le parti, secondo il valore al
tempo della riconsegna.
La disposizione del comma precedente si applica anche se, all'inizio dell'affitto l'affittuario ha
depositato presso il locatore la somma che rappresenta il valore del bestiame.
Si applica altresì la disposizione del terzo comma dell'art. 1640.
Sono salvi (le disposizioni delle norme corporative e) i patti diversi.
Art. 1646 Rapporti fra gli affittuari uscente e subentrante
L'affittuario uscente deve mettere a disposizione di chi gli subentra nella coltivazione i locali
opportuni e gli altri comodi occorrenti per i lavori dell'anno seguente; il nuovo affittuario deve
lasciare al precedente i locali opportuni e gli altri comodi occorrenti per il consumo dei foraggi e
per le raccolte che restano da fare.
Per l'ulteriore determinazione dei rapporti tra l'affittuario uscente e l'affittuario subentrante si
osservano (le disposizioni delle norme corporative e, in mancanza) gli usi locali.
§ 3 Dell'affitto a coltivatore diretto (l)
(Vedere anche Legge 3 maggio 1982, n. 203, Leggi Speciali)
Art. 1647 Nozione
Quando l'affitto ha per oggetto un fondo che l'affittuario coltiva col lavoro prevalentemente proprio
o di persone della sua famiglia, si applicano le norme che seguono (sempre che il fondo non superi i
limiti di estensione che, per singole zone e colture, possono essere determinati dalle norme
corporative) (2079).
Art. 1648 Casi fortuiti ordinari
Il giudice, con riguardo alle condizioni economiche dell'affittuario, può disporre il pagamento
rateale del fitto se per un caso fortuito ordinario, le cui conseguenze l'affittuario ha assunte a suo
carico, si verifica la perdita di almeno la metà dei frutti del fondo.
Art. 1649 Subaffitto
Se il locatore consente il subaffitto, questo è considerato come locazione diretta tra il locatore e il
nuovo affittuario.
Artt. 1650-1651 (abrogati)
Art. 1652 Anticipazioni al'affittuario
Qualora l'affittuario non possa provvedere altrimenti, il locatore è tenuto ad anticipargli le sementi e
le materie fertilizzanti e antiparassitarie necessarie per la coltivazione del fondo.
Il credito del locatore produce interessi in misura corrispondente al saggio legale (1284).
Artt. 1653-1654 (abrogati)
CAPO VII
Dell'appalto
Art. 1655 Nozione
L'appalto (2222 e seguenti) è il contratto col quale una parte assume, con organizzazione dei mezzi
necessari e con gestione a proprio rischio, il compimento di un'opera o di un servizio verso un
corrispettivo in danaro.
Art. 1656 Subappalto
L'appaltatore non può dare in subappalto l'esecuzione dell'opera o del servizio, se non è stato
autorizzato dal committente (1670).
Art. 1657 Determinazione del corrispettivo
Se le parti non hanno determinato la misura del corrispettivo né hanno stabilito il modo di
determinarla, essa è calcolata con riferimento alle tariffe esistenti o agli usi; in mancanza, è
determinata dal giudice (2225).
Art. 1658 Fornitura della materia
La materia necessaria a compiere l'opera deve essere fornita dall'appaltatore, se non è diversamente
stabilito dalla convenzione o dagli usi (2223).
Art. 1659 Variazioni concordate del progetto
L'appaltatore non può apportare variazioni alle modalità convenute dell'opera se il committente non
le ha autorizzate.
L'autorizzazione si deve provare per iscritto (2725).
Anche quando le modificazioni sono state autorizzate, l'appaltatore, se il prezzo dell'intera opera è
stato determinato globalmente, non ha diritto a compenso per le variazioni o per le aggiunte, salvo
diversa pattuizione.
Art. 1660 Variazioni necessarie del progetto
Se per l'esecuzione dell'opera a regola d'arte è necessario apportare variazioni al progetto e le parti
non si accordano, spetta al giudice di determinate le variazioni da introdurre e le correlative
variazioni del prezzo.
Se l'importo delle variazioni supera il sesto del prezzo complessivo convenuto, l'appaltatore può
recedere dal contratto e può ottenere, secondo le circostanze, un equa indennità.
Se le variazioni sono di notevole entità, il committente può recedere dal contratto ed è tenuto a
corrispondere un equo indennizzo.
Art. 1661 Variazioni ordinate dal committente
Il committente può apportare variazioni al progetto, purché il loro ammontare non superi il sesto del
prezzo complessivo convenuto. L'appaltatore ha diritto al compenso per i maggiori lavori eseguiti,
anche se il prezzo dell'opera era stato determinato globalmente.
La disposizione del comma precedente non si applica quando le variazioni, pur essendo contenute
nei limiti suddetti, importano notevoli modificazioni della natura dell'opera o dei quantitativi nelle
singole categorie di lavori previste nel contratto per l'esecuzione dell'opera medesima.
Art. 1662 Verifica nel corso di esecuzione dell'opera
Il committente ha diritto di controllare lo svolgimento dei lavori e di verificarne a proprie spese lo
stato.
Quando, nel corso dell'opera, si accerta che la sua esecuzione non procede secondo le condizioni
stabilite dal contratto e a regola d'arte, il committente può fissare un congruo termine entro il quale
l'appaltatore si deve conformare a tali condizioni; trascorso inutilmente il termine stabilito, il
contratto è risoluto, salvo il diritto del committente al risarcimento del danno (1223, 1454, 2224).
Art. 1663 Denuncia dei difetti della materia
L'appaltatore è tenuto a dare pronto avviso al committente dei difetti della materia da questo fornita,
se si scoprono nel corso dell'opera e possono comprometterne la regolare esecuzione.
Art. 1664 Onerosità o difficoltà dell'esecuzione
Qualora per effetto di circostanze imprevedibili si siano verificati aumenti o diminuzioni nel costo
dei materiali o della mano d'opera, tali da determinare un aumento o una diminuzione superiori al
decimo del prezzo complessivo convenuto, l'appaltatore o il committente possono chiedere una
revisione del prezzo medesimo. La revisione può essere accordata solo per quella differenza che
eccede il decimo (1467).
Se nel corso dell'opera si manifestano difficoltà di esecuzione derivanti da cause geologiche, idriche
e simili, non previste dalle parti, che rendano notevolmente più onerosa la prestazione
dell'appaltatore, questi ha diritto a un equo compenso.
Art. 1665 Verifica e pagamento dell'opera
Il committente, prima di ricevere la consegna, ha diritto di verificare l'opera compiuta.
La verifica deve essere fatta dal committente appena l'appaltatore lo mette in condizione di poterla
eseguire.
Se, nonostante l'invito fattogli dall'appaltatore, il committente tralascia di procedere alla verifica
senza giusti motivi, ovvero non ne comunica il risultato entro un breve termine, l'opera si considera
accettata.
Se il committente riceve senza riserve la consegna dell'opera, questa si considera accettata ancorché
non si sia proceduto alla verifica.
Salvo diversa pattuizione o uso contrario, l'appaltatore ha diritto al pagamento del corrispettivo
quando l'opera è accettata dal committente (att. 181).
Art. 1666 Verifica e pagamento di singole partite
Se si tratta di opere da eseguire per partite, ciascuno dei contraenti può chiedere che la verifica
avvenga per le singole partite. In tal caso l'appaltatore può domandare il pagamento in proporzione
dell'opera eseguita.
Il pagamento fa presumere l'accettazione della parte di opera pagata; non produce questo effetto il
versamento di semplici acconti (att. 181).
Art. 1667 Difformità e vizi dell'opera
L'appaltatore è tenuto alla garanzia per le difformità e i vizi dell'opera (1668). La garanzia non è
dovuta se il committente ha accettato l'opera e le difformità o i vizi erano da lui conosciuti o erano
riconoscibili, purché, in questo caso, non siano stati in mala fede taciuti dall'appaltatore.
Il committente deve, a pena di decadenza (2964), denunziare all'appaltatore le difformità o i vizi
entro sessanta giorni dalla scoperta. La denunzia non è necessaria se l'appaltatore ha riconosciuto le
difformità o i vizi o se li ha occultati.
L'azione contro l'appaltatore si prescrive in due anni dal giorno della consegna dell'opera. Il
committente convenuto per il pagamento può sempre far valere la garanzia, purché le difformità o i
vizi siano stati denunziati entro sessanta giorni dalla scoperta e prima che siano decorsi i due anni
dalla consegna (att. 181).
Art. 1668 Contenuto della garanzia per difetto dell'opera
Il committente può chiedere che le difformità o i vizi siano eliminati a spese dell'appaltatore, oppure
che il prezzo sia proporzionalmente diminuito, salvo il risarcimento del danno nel caso di colpa
dell'appaltatore (1223).
Se però le difformità o i vizi dell'opera sono tali da renderla del tutto inadatta alla sua destinazione,
il committente può chiedere la risoluzione del contratto (2226; att. 181).
Art. 1669 Rovina e difetti di cose immobili
Quando si tratta di edifici o di altre cose immobili destinate per la loro natura a lunga durata, se, nel
corso di dieci anni dal compimento, l'opera, per vizio del suolo o per difetto della costruzione,
rovina in tutto o in parte, ovvero presenta evidente pericolo di rovina o gravi difetti, l'appaltatore è
responsabile nei confronti del committente e dei suoi aventi causa, purché sia fatta la denunzia entro
un anno dalla scoperta.
Il diritto del committente si prescrive (2934) in un anno dalla denunzia.
Art. 1670 Responsabilità lei subappaltatori
L'appaltatore, per agire in regresso nei confronti dei subappaltatori, deve, sotto pena di decadenza,
comunicare ad essi la denunzia entro sessanta giorni dal ricevimento.
Art. 1671 Recesso unilaterale dal contratto
Il committente può recedere dal contratto (16603), anche se è stata iniziata l'esecuzione dell'opera o
la prestazione del servizio, purché tenga indenne l'appaltatore delle spese sostenute, dei lavori
eseguiti e del mancato guadagno (1372, 2227).
Art. 1672 Impossibilità di esecuzione dell'opera
Se il contratto si scioglie perché l'esecuzione dell'opera è divenuta impossibile in conseguenza di
una causa non imputabile ad alcuna delle parti, il committente deve pagare la parte dell'opera già
compiuta, nei limiti in cui è per lui utile, in proporzione del prezzo pattuito per l'opera intera.
Art. 1673 Perimento o deterioramento della cosa
Se, per causa non imputabile ad alcuna delle parti, l'opera perisce o è deteriorata prima che sia
accettata dal committente o prima che il committente sia in mora a verificarla (1207), il perimento o
il deterioramento e a carico dell'appaltatore, qualora questi abbia fornito la materia.
Se la materia è stata fornita in tutto o in parte dal committente, il perimento o il deterioramento
dell'opera è a suo carico per quanto riguarda la materia da lui fornita, e per il resto è a carico
dell'appaltatore.
Art. 1674 Morte dell'appaltatore
Il contratto di appalto non si scioglie per la morte dell'appaltatore, salvo che la considerazione della
sua persona sia stata motivo determinante del contratto. Il committente può sempre recedere dal
contratto, se gli eredi dell'appaltatore non danno affidamento per la buona esecuzione dell'opera o
del servizio.
Art. 1675 Diritti e obblighi degli eredi dell'appaltatore
Nel caso di scioglimento del contratto per morte dell'appaltatore, il committente è tenuto a pagare
agli eredi il valore delle opere eseguite, in ragione del prezzo pattuito, e a rimborsare le spese
sostenute per l'esecuzione del rimanente, ma solo nei limiti in cui le opere eseguite e le spese
sostenute gli sono utili.
Il committente ha diritto di domandare la consegna, verso una congrua indennità, dei materiali
preparati e dei piani in via di esecuzione, salve le norme che proteggono le opere dell'ingegno
(2578).
Art. 1676 Diritti degli ausiliari dell'appaltatore verso il committente
Coloro che, alle dipendenze dell'appaltatore, hanno dato la loro attività per eseguire l'opera o per
prestare il servizio possono proporre azione diretta contro il committente per conseguire quanto è
loro dovuto, fino alla concorrenza del debito che il committente ha verso l'appaltatore nel tempo in
cui essi propongono la domanda (2900).
Art. 1677 Prestazione continuativa o periodica di servizi
Se l'appalto ha per oggetto prestazioni continuative o periodi che di servizi si osservano, in quanto
compatibili, le norme di questo capo e quelle relative al contratto di somministrazione (1559 e
seguenti).
CAPO VIII
Del trasporto
SEZIONE I
Disposizioni generali
Art. 1678 Nozione
Col contratto di trasporto il vettore si obbliga, verso corrispettivo (2761, 2951), a trasferire persone
o cose (1683 e seguenti) da un luogo a un altro (1378).
Art. 1679 Pubblici servizi di linea
Coloro che per concessione amministrativa (2597) esercitano servizi di linea per il trasporto di
persone o di cose sono obbligati ad accettare le richieste di trasporto che siano compatibili con i
mezzi ordinari dell'impresa, secondo le condizioni generali stabilite o autorizzate nell'atto di
concessione e rese note al pubblico (2951).
I trasporti devono eseguirsi secondo l'ordine delle richieste; in caso di più richieste simultanee, deve
essere preferita quella di percorso maggiore.
Se le condizioni generali ammettono speciali concessioni, il vettore è obbligato ad applicarle a
parità di condizioni a chiunque ne faccia richiesta.
Salve le speciali concessioni ammesse dalle condizioni generali, qualunque deroga alle medesime è
nulla (1421 e seguenti), e alla clausola difforme è sostituita la norma delle condizioni generali
(1339, 1419).
Art. 1680 Limiti di applicabilità delle norme
Le disposizioni di questo capo si applicano anche ai trasporti per via d'acqua o per via d'aria e a
quelli ferroviari e postali, in quanto non siano derogate dal codice della navigazione e dalle leggi
speciali.
SEZIONE II
Del trasporto di persone
Art. 1681 Responsabilità del vettore
Salva la responsabilità per il ritardo e per l'inadempimento nell'esecuzione del trasporto (1218 e
seguenti), il vettore risponde dei sinistri che colpiscono la persona del viaggiatore durante il viaggio
e della perdita o dell'avaria delle cose che il viaggiatore porta con sé, se non prova di avere adottato
tutte le misure idonee a evitare il danno (2951).
Sono nulle le clausole che limitano la responsabilità del vettore per i sinistri che colpiscono il
viaggiatore (1229).
Le norme di questo articolo si osservano anche nei contratti di trasporto gratuito (2951).
Art. 1682 Responsabilità del vettore nei trasporti cumulativi
Nei trasporti cumulativi ciascun vettore risponde nell'ambito del proprio percorso.
Tuttavia il danno per il ritardo o per l'interruzione del viaggio si determina in ragione dell'intero
percorso.
SEZIONE III
Del trasporto di cose
Art. 1683 Indicazioni e documenti che devono essere forniti al vettore
Il mittente deve indicare con esattezza al vettore il nome del destinatario e il luogo di destinazione,
la natura, il peso, la quantità e il numero delle cose da trasportare e gli altri estremi necessari per
eseguire il trasporto.
Se per l'esecuzione del trasporto occorrono particolari documenti, il mittente deve rimetterli al
vettore all'atto in cui consegna le cose da trasportare.
Sono a carico del mittente i danni che derivano dall'omissione o dall'inesattezza delle indicazioni o
dalla mancata consegna o irregolarità dei documenti.
Art. 1684 Lettera di vettura e ricevuta di carico
Su richiesta del vettore, il mittente deve rilasciare una lettera di vettura con la propria
sottoscrizione, contenente le indicazioni enunciate nell'articolo precedente e le condizioni
convenute per il trasporto.
Su richiesta del mittente, il vettore deve rilasciare un duplicato della lettera di vettura con la propria
sottoscrizione o, se non gli è stata rilasciata lettera di vettura, una ricevuta di carico, con le stesse
indicazioni.
Salvo contrarie disposizioni di legge, il duplicato della lettera di vettura e la ricevuta di carico
possono essere rilasciate con la clausola "all'ordine" (2008 e seguenti).
Art. 1685 Diritti del mittente
Il mittente può sospendere il trasporto e chiedere la restituzione delle cose, ovvero ordinarne la
consegna a un destinatario diverso da quello originariamente indicato o anche disporre
diversamente, salvo l'obbligo di rimborsare le spese e di risarcire i danni derivanti dal contrordine.
Qualora dal vettore sia stato rilasciato al mittente un duplicato della lettera di vettura o una ricevuta
di carico, il mittente non può disporre delle cose consegnate per il trasporto, se non esibisce al
vettore il duplicato o la ricevuta per farvi annotare le nuove indicazioni. Queste devono essere
sottoscritte dal vettore.
Il mittente non può disporre delle cose trasportate dal momento in cui esse sono passate a
disposizione del destinatario (1378).
Art. 1686 Impedimenti e ritardi nell'esecuzione del trasporto
Se l'inizio o la continuazione del trasporto sono impediti o soverchiamente ritardati per causa non
imputabile al vettore, questi deve chiedere immediatamente istruzioni al mittente, provvedendo alla
custodia delle cose consegnategli.
Se le circostanze rendono impossibile la richiesta di istruzioni al mittente o se le istruzioni non sono
attuabili, il vettore può depositare le cose a norma dell'art. 1514 (att. 77), o se sono soggette a
rapido deterioramento, può farle vendere a norma dell'art. 1515. Il vettore deve informare
prontamente il mittente del deposito o della vendita (att. 83).
Il vettore ha diritto al rimborso delle spese. Se il trasporto è stato iniziato, egli ha diritto anche al
pagamento del prezzo in proporzione del percorso compiuto, salvo che l'interruzione del trasporto
sia dovuta alla perdita totale delle cose derivante da caso fortuito.
Art. 1687 Riconsegna delle merci
Il vettore deve mettere le cose trasportate a disposizione (1177) del destinatario nel luogo, nel
termine e con le modalità indicati dal contratto o, in mancanza, dagli usi.
Se la riconsegna non deve eseguirsi presso il destinatario, il vettore deve dargli prontamente avviso
dell'arrivo delle cose trasportate.
Se dal mittente è stata rilasciata una lettera di vettura, il vettore deve esibirla al destinatario.
Art. 1688 Termine di resa
Il termine di resa, quando sono indicati più termini parziali è determinato dalla somma di questi.
Art. 1689 Diritti del destinatario
I diritti nascenti dal contratto di trasporto verso il vettore spettano al destinatario dal momento in
cui, arrivate le cose a destinazione o scaduto il termine in cui sarebbero dovute arrivare, il
destinatario ne richiede la riconsegna al vettore.
Il destinatario non può esercitare i diritti nascenti dal contratto se non verso pagamento al vettore
dei crediti derivanti dal trasporto (2761) e degli assegni da cui le cose trasportate sono gravate. Nel
caso in cui l'ammontare del}e somme dovute sia controverso, il destinatario deve depositare la
differenza contestata presso un istituto di credito (att. 251).
Art. 1690 Impedimenti alla riconsegna
Se il destinatario è irreperibile ovvero rifiuta o ritarda a chiedere la riconsegna delle cose
trasportate, il vettore deve domandare immediatamente istruzioni al mittente e si applicano le
disposizioni dell'art. 1686.
Se sorge controversia tra più destinatari o circa il diritto del destinatario alla riconsegna o circa
l'esecuzione di questa, ovvero se il destinatario ritarda a ricevere le cose trasportate, il vettore può
depositarle a norma dell'art. 1514 o, se sono soggette a rapido deterioramento, può farle vendere a
norma dell'art. 1515 per conto dell'avente diritto. Il vettore deve informare prontamente il mittente
del deposito o della vendita (att. 83).
Art. 1691 Lettera di vettura o ricevuta di carico all'ordine
Se il vettore ha rilasciato al mittente un duplicato della lettera di vettura all'ordine o la ricevuta di
carico all'ordine, i diritti nascenti dal contratto verso il vettore si trasferiscono mediante girata del
titolo (2009 e seguenti).
In tal caso il vettore è esonerato dall'obbligo di dare avviso dell'arrivo delle cose trasportate, salvo
che sia stato indicato un domiciliatario nel luogo di destinazione, e l'indicazione risulti dal duplicato
della lettera di vettura o dalla ricevuta di carico.
Il possessore del duplicato della lettera di vettura all'ordine o della ricevuta di carico all'ordine, deve
restituire il titolo al vettore all'atto della riconsegna delle cose trasportate.
Art. 1692 Responsabilità del vettore nei confronti del mittente
Il vettore che esegue la riconsegna al destinatario senza riscuotere i propri crediti o gli assegni da
cui è gravata la cosa, o senza esigere il deposito della somma controversa, è responsabile verso il
mittente dell'importo degli assegni dovuti al medesimo e non può rivolgersi a quest'ultimo per il
pagamento dei propri crediti, salva l'azione verso il destinatario (2951).
Art. 1693 Responsabilità per perdita e avaria
Il vettore è responsabile della perdita e dell'avaria delle cose consegnategli per il trasporto, dal
momento in cui le riceve a quello in cui le riconsegna al destinatario, se non prova che la perdita o
l'avaria è derivata da caso fortuito, dalla natura o dai vizi delle cose stesse o del loro imballaggio, o
dal fatto del mittente o da quello del destinatario (1218).
Se il vettore accetta le cose da trasportare senza riserve, si presume che le cose stesse non
presentino vizi apparenti d'imballaggio.
Art. 1694 Presunzioni di fortuito
Sono valide le clausole che stabiliscono presunzioni di caso fortuito per eventi che normalmente, in
relazione ai mezzi e alle condizioni del trasporto, dipendono da caso fortuito (att. 181 e seguenti).
Art. 1695 Calo naturale
Per le cose che data la loro particolare natura, sono soggette durante il trasporto a diminuzione nel
peso o nella misura, il vettore risponde solo delle diminuzioni che oltrepassano il calo naturale, a
meno che il mittente o il destinatario provi che la diminuzione non è avvenuta in conseguenza della
natura delle cose o che per le circostanze del caso non poteva giungere alla misura accertata.
Si deve tener conto del calo separatamente per ogni collo.
Art. 1696 Calcolo del danno in caso di perdita o di avaria
Il danno derivante da perdita o da avaria si calcola secondo il prezzo corrente delle cose trasportate
nel luogo e nel tempo della riconsegna (15153).
Art. 1697 Accertamento della perdita e dell'avaria
Il destinatario ha diritto di fare accertare a sue spese, prima della riconsegna, l'identità e lo stato
delle cose trasportate.
Se la perdita o l'avaria esiste, il vettore deve rimborsargli le spese.
Salvo diverse disposizioni della legge, la perdita e l'avaria si accertano nei modi stabiliti dall'art.
696 Cod. Proc. Civ.
Art. 1698 Estinzione dell'azione nei confronti del vettore
Il ricevimento senza riserve delle cose trasportate col pagamento di quanto è dovuto al vettore
(1689-2) estingue le azioni derivanti dal contratto, tranne il caso di dolo o colpa grave del vettore.
Sono salve le azioni per perdita parziale o per avaria non riconoscibili al momento della riconsegna,
purché in quest'ultimo caso il danno sia denunziato appena conosciuto e non oltre otto giorni dopo il
ricevimento (2964; att. 182).
Art. 1699 Trasporto con rispedizione della merce
Se il vettore si obbliga di far proseguire le cose trasportate, oltre le proprie linee, per mezzo di
vettori successivi, senza farsi rilasciare dal mittente una lettera di vettura diretta fino al luogo di
destinazione, si presume che egli assuma, per il trasporto oltre le proprie linee, gli obblighi di uno
spedizioniere (1737 e seguenti).
Art. 1700 Trasporto cumulativo
Nei trasporti che sono assunti cumulativamente da più vettori successivi con unico contratto, i
vettori rispondono in solido (1292 e seguenti) per l'esecuzione del contratto dal luogo originario di
partenza fino al luogo di destinazione.
Il vettore chiamato a rispondere di un fatto non proprio può agire in regresso contro gli altri vettori,
singolarmente o cumulativamente. Se risulta che il fatto dannoso è avvenuto nel percorso di uno dei
vettori, questi è tenuto al risarcimento integrale; in caso contrario, al risarcimento sono tenuti tutti i
vettori in parti proporzionali ai percorsi, esclusi quei vettori che provino che il danno non è
avvenuto nel proprio percorso.
Art. 1701 Diritto di accertamento dei vettori successivi
I vettori successivi hanno diritto di far dichiarare, nella lettera di vettura o in atto separato, lo stato
delle cose da trasportare al momento in cui sono loro consegnate. In mancanza di dichiarazioni, si
presume che le abbiano ricevute in buono stato e conformi alla lettera di vettura.
Art. 1702 Riscossione dei crediti da parte dell'ultimo vettore
L'ultimo vettore rappresenta i vettori precedenti per la riscossione dei rispettivi crediti che nascono
dal contratto di trasporto e per l'esercizio del privilegio sulle cose trasportate (2761).
Se egli omette tale riscossione o l'esercizio del privilegio, è responsabile verso i vettori precedenti
per le somme loro dovute, salva l'azione contro il destinatario.
CAPO IX
Del mandato
SEZIONE I
Disposizioni generali
Art. 1703 Nozione
Il mandato è il contratto col quale una parte si obbliga a compiere uno o più atti giuridici per conto
dell'altra.
Art. 1704 Mandato con rappresentanza
Se al mandatario è stato conferito il potere di agire in nome del mandante, si applicano anche le
norme del capo VI del titolo II di questo libro (1387 e seguenti).
Art. 1705 Mandato senza rappresentanza
Il mandatario che agisce in proprio nome acquista i diritti e assume gli obblighi derivanti dagli atti
compiuti con i terzi, anche se questi hanno avuto conoscenza del mandato.
I terzi non hanno alcun rapporto col mandante. Tuttavia il mandante, sostituendosi al mandatario,
può esercitare i diritti di credito derivanti dall'esecuzione del manda, salvo che ciò possa
pregiudicare i diritti attribuiti al mandatario dalle disposizioni degli articoli che seguono.
Art. 1706 Acquisti del mandatario
Il mandante può rivendicare le cose mobili acquistate per suo conto dal mandatario che ha agito in
nome proprio, salvi i diritti acquistati dai terzi per effetto del possesso di buona fede (1153 e
seguenti).
Se le cose acquistate dal mandatario sono beni immobili o beni mobili iscritti in pubblici registri
(812 e seguenti), il mandatario è obbligato a ritrasferirle al mandante. In caso d'inadempimento, si
osservano le norme relative all'esecuzione dell'obbligo di contrarre (2652, n. 2, 2690 n. 1, 2932; att.
183).
Art. 1707 Creditori del mandatario
I creditori del mandatario non possono far valere le loro ragioni sui beni che, in esecuzione del
mandato, il mandatario ha acquistati in nome proprio, purché, trattandosi di beni mobili o di crediti,
il mandato risulti da scrittura avente data certa (2704) anteriore al pignoramento, ovvero, trattandosi
di beni immobili o di beni mobili iscritti in pubblici registri, sia anteriore al pignoramento la
trascrizione dell'atto di ritrasferimento o della domanda giudiziale diretta a conseguirlo (2915; att.
183).
Art. 1708 Contenuto del mandato
Il mandato comprende non solo gli atti per i quali stato conferito, ma anche quelli che sono
necessari al loro compimento.
Il mandato generale non comprende gli atti che eccedono l'ordinaria amministrazione, se non sono
indicati espressamente.
Art. 1709 Presunzione di onerosità
Il mandato si presume oneroso. La misura del compenso (2761), se non è stabilita dalle parti, è
determinata in base alle tariffe professionali o agli usi; in mancanza è determinata dal giudice.
§ 1 Delle obbligazioni del mandatario
Art. 1710 Diligenza del mandatario
Il mandatario è tenuto a eseguire il mandato (2392-1, 2407-1) con la diligenza del buon padre di
famiglia (1176); ma se il mandato è gratuito, la responsabilità per colpa è valutata con minor rigore.
Il mandatario è tenuto a rendere note al mandante le circostanze sopravvenute che possono
determinare la revoca o la modificazione del mandato.
Art. 1711 Limiti del mandato
Il mandatario non può eccedere i limiti fissati nel mandato. L'atto che esorbita dal mandato resta a
carico del mandatario, se il mandante non lo ratifica.
Il mandatario può discostarsi dalle istruzioni ricevute qualora circostanze ignote al mandante, e tali
che non possono essergli comunicate in tempo, facciano ragionevolmente ritenere che lo stesso
mandante avrebbe dato la sua approvazione.
Art. 1712 Comunicazione dell'eseguito mandato
Il mandatario deve senza ritardo comunicare al mandante l'esecuzione del mandato.
Il ritardo del mandante a rispondere dopo aver ricevuto tale comunicazione, per un tempo superiore
a quello richiesto dalla natura dell'affare o dagli usi, importa approvazione, anche se il mandatario si
è discostato dalle istruzioni o ha ecceduto i limiti del mandato.
Art. 1713 Obbligo di rendiconto
Il mandatario deve rendere al mandante il conto del suo operato e rimettergli tutto ciò che ha
ricevuto a causa del mandato (Cod. Proc. Civ. 263 e seguenti).
La dispensa preventiva dall'obbligo di rendiconto non ha effetto nei casi in cui il mandatario deve
rispondere per dolo o per colpa grave (1229).
Art. 1714 Interessi sulle somme riscosse
Il mandatario deve corrispondere al mandante gli interessi legali (1284) sulle somme riscosse per
conto del mandante stesso, con decorrenza dal giorno in cui avrebbe dovuto fargliene la consegna o
la spedizione ovvero impiegarle secondo le istruzioni ricevute.
Art. 1715 Responsabilità per le obbligazioni dei terzi
In mancanza di patto contrario, il mandatario che agisce in proprio nome non risponde verso il
mandante dell'adempimento delle obbligazioni assunte dalle persone con le quali ha contrattato,
tranne il caso che l'insolvenza di queste gli fosse o dovesse essergli nota all'atto della conclusione
del contratto.
Art. 1716 Pluralità di mandatari
Salvo patto contrario, il mandato conferito a più persone designate a operare congiuntamente non ha
effetto, se non è accettato da tutte.
Se nel mandato non è dichiarato che i mandatari devono agire congiuntamente, ciascuno di essi può
concludere l'affare (2203). In questo caso il mandante, appena avvertito della conclusione, deve
darne notizia agli altri mandatari; in mancanza è tenuto a risarcire i danni derivanti dall'omissione o
dal ritardo.
Se più mandatari hanno comunque operato congiuntamente, essi sono obbligati in solido (1292 e
seguenti) verso il mandante.
Art. 1717 Sostituto del mandatario
Il mandatario che, nell'esecuzione del mandato, sostituisce altri a se stesso, senza esservi autorizzato
o senza che ciò sia necessario per la natura dell'incarico, risponde dell'operato della persona
sostituita.
Se il mandante aveva autorizzato la sostituzione senza indicare la persona, il mandatario risponde
soltanto quando è in colpa nella scelta.
Il mandatario risponde delle istruzioni che ha impartite al sostituto.
Il mandante può agire direttamente contro la persona sostituita dal mandatario.
Art. 1718 Custodia delle cose e tutela dei diritti del mandante
Il mandatario deve provvedere alla custodia delle cose che gli sono state spedite per conto del
mandante e tutelare i diritti di quest'ultimo di fronte al vettore, se le cose presentano segni di
deterioramento o sono giunte con ritardo.
Se vi è urgenza, il mandatario può procedere alla vendita delle cose a norma dell'art. 1515 (att. 83).
Di questi fatti, come pure del mancato arrivo della merce, egli deve dare immediato avviso al
mandante.
Le disposizioni di questo articolo si applicano anche se il mandatario non accetta l'incarico
conferitogli dal mandante, sempre che tale incarico rientri nell'attività professionale del mandatario.
§ 2 Delle obbligazioni del mandante
Art. 1719 Mezzi necessari per l'esecuzione del mandato
Il mandante, salvo patto contrario, è tenuto a somministrare al mandatario i mezzi necessari per
l'esecuzione del mandato e per l'adempimento delle obbligazioni che a tal fine il mandatario ha
contratte in proprio nome.
Art. 1720 Spese e compenso del mandatario
Il mandante deve rimborsare al mandatario le anticipazioni, con gli interessi legali (1284) dal giorno
in cui sono state fatte, e deve pagargli il compenso che gli spetta (2761).
Il mandante deve inoltre risarcire i danni che il mandatario ha subiti a causa dell'incarico.
Art. 1721 Diritto del mandatario sui crediti
Il mandatario ha diritto di soddisfarsi sui crediti pecuniari sorti dagli affari che ha conclusi, con
precedenza sul mandante e sui creditori di questo (2761).
§ 3 Dell'estinzione del mandato
Art. 1722 Cause di estinzione
Il mandato si estingue:
1) per la scadenza del termine o per il compimento, da parte del mandatario, dell'affare per il quale
è stato conferito;
2) per revoca da parte del mandante;
3) per rinunzia del mandatario;
4) per la morte, l'interdizione o l'inabilitazione (414 e seguenti) del mandante o del mandatario.
Tuttavia il mandato che ha per oggetto il compimento di atti relativi all'esercizio di un'impresa non
si estingue, se l'esercizio dell'impresa è continuato, salvo il diritto di recesso delle parti o degli eredi
(att. 184).
Art. 1723 Revocabilità del mandato
Il mandante può revocare il mandato; ma se era stata pattuita l'irrevocabilità, risponde dei danni,
salvo che ricorra una giusta causa.
Il mandato conferito anche nell'interesse del mandatario o di terzi non si estingue per revoca da
parte del mandante, salvo che sia diversamente stabilito o ricorra una giusta causa di revoca (2259);
non si estingue per la morte o per la sopravvenuta incapacità (1425) del mandante.
Art. 1724 Revoca tacita
La nomina di un nuovo mandatario per lo stesso affare o il compimento di questo da parte del
mandante importano revoca del mandato, e producono effetto dal giorno in cui sono stati
comunicati al mandatario (1334 e seguente).
Art. 1725 Revoca del mandato oneroso
La revoca del mandato oneroso, conferito per un tempo determinato o per un determinato affare,
obbliga il mandante a risarcire i danni (1223 e seguenti), se è fatta prima della scadenza del termine
o del compimento dell'affare, salvo che ricorra una giusta causa.
Se il mandato è a tempo indeterminato, la revoca obbliga il mandante al risarcimento, qualora non
sia dato un congruo preavviso, salvo che ricorra una giusta causa.
Art. 1726 Revoca del mandato collettivo
Se il mandato è stato conferito da più persone con unico atto e per un affare d'interesse comune, la
revoca non ha effetto qualora non sia fatta da tutti i mandanti, salvo che ricorra una giusta causa
(2609).
Art. 1727 Rinunzia del mandatario
Il mandatario che rinunzia senza giusta causa al mandato deve risarcire i danni (1223 e seguenti) al
mandante. Se il mandato è a tempo indeterminato, il mandatario che rinunzia senza giusta causa è
tenuto al risarcimento, qualora non abbia dato un congruo preavviso.
In ogni caso la rinunzia deve essere fatta in modo e in tempo tali che il mandante possa provvedere
altrimenti, salvo il caso d'impedimento grave da parte del mandatario.
Art. 1728 Morte o incapacità del mandante o del mandatario
Quando il mandato si estingue per morte o per incapacità sopravvenuta (1425) del mandante, il
mandatario che ha iniziato l'esecuzione deve continuarla, se vi è pericolo nel ritardo.
Quando il mandato si estingue per morte o per sopravvenuta incapacità (414 e seguente) del
mandatario, i suoi eredi ovvero colui che lo rappresenta o lo assiste, se hanno conoscenza del
mandato, devono avvertire prontamente il mandante e prendere intanto nell'interesse di questo i
provvedimenti richiesti dalle circostanze.
Art. 1729 Mancata conoscenza della causa di estinzione
Gli atti che il mandatario ha compiuti prima di conoscere l'estinzione del mandato sono validi nei
confronti del mandante o dei suoi eredi (1396).
Art. 1730 Estinzione del mandato conferito a più mandatari
Salvo patto contrario, il mandato conferito a più persone designate a operare congiuntamente si
estingue anche se la causa di estinzione concerne uno solo dei mandatari.
SEZIONE II
Della commissione
Art. 1731 Nozione
Il contratto di commissione e un mandato (1703 e seguenti) che ha per oggetto l'acquisto o la
vendita di beni per conto del committente e in nome del commissionario.
Art. 1732 Operazioni a fido
Il commissionario si presume autorizzato a concedere dilazioni di pagamento in conformità degli
usi del luogo in cui compie l'operazione, se il committente non ha disposto altrimenti.
Se il commissionario concede dilazioni di pagamento, malgrado il divieto del committente o quando
non è autorizzato dagli usi, il committente può esigere da lui il pagamento immediato, salvo il
diritto del commissionario di far propri i vantaggi che derivano dalla concessa dilazione.
Il commissionario che ha concesso dilazioni di pagamento deve indicare al committente la persona
del contraente e il termine concesso; altrimenti l'operazione si considera fatta senza dilazione e si
applica il disposto del comma precedente.
Art. 1733 Misura della provvigione
La misura della provvigione spettante al commissionario, se non è stabilita dalle parti, si determina
secondo gli usi del luogo in cui è compiuto l'affare. In mancanza di usi provvede il giudice secondo
equità.
Art. 1734 Revoca della commissione
Il committente può revocare l'ordine di concludere l'affare fino a che il commissionario non l'abbia
concluso. In tal caso spetta al commissionario una parte della provvigione, che si determina tenendo
conto delle spese sostenute e dell'opera prestata.
Art. 1735 Commissionario contraente in proprio
Nella commissione di compera o di vendita di titoli, divise o merci aventi un prezzo corrente che
risulti nei modi indicati dal terzo comma dell'art. 1515, se il committente non ha diversamente
disposto, il commissionario può fornire al prezzo suddetto le cose che deve comperare, o può
acquistare per se le cose che deve vendere, salvo, in ogni caso, il suo diritto alla provvigione (1395).
Anche quando il committente ha fissato il prezzo, il commissionario che acquista per sé non può
praticare un prezzo inferiore a quello corrente nel giorno in cui compie l'operazione, se questo è
superiore al prezzo fissato dal committente; e il commissionario che fornisce le cose che deve
comprare non può praticare un prezzo superiore a quello corrente, se questo è inferiore al prezzo
fissato dal committente.
Art. 1736 Star del credere
Il commissionario che, in virtù di patto o di uso, è tenuto allo "star del credere" risponde nei
confronti del committente per l'esecuzione dell'affare.
In tal caso ha diritto, oltre che alla provvigione, a un compenso o a una maggiore provvigione, la
quale, in mancanza di patto, si determina secondo gli usi del luogo in cui è compiuto l'affare. In
mancanza di usi, provvede il giudice secondo equità.
SEZIONE III
Della spedizione
Art. 1737 Nozione
Il contratto di spedizione è un mandato (1703 e seguenti) col quale lo spedizioniere assume
l'obbligo di concludere, in nome proprio e per conto del mandante, un contratto di trasporto (1678)
e di compiere le operazioni accessorie (1374 e seguenti).
Art. 1738 Revoca
Finché lo spedizioniere non abbia concluso il contratto di trasporto col vettore, il mittente può
revocare l'ordine di spedizione, rimborsando lo spedizioniere delle spese sostenute e
corrispondendogli un equo compenso per l'attività prestata (1725).
Art. 1739 Obblighi dello spedizioniere
Nella scelta della via, del mezzo e delle modalità di trasporto della merce, lo spedizioniere è tenuto
a osservare le istruzioni del committente e, in mancanza, a operare secondo il migliore interesse del
medesimo (1711).
Salvo che gli sia stato diversamente ordinato e salvi gli usi contrari, lo spedizioniere non ha obbligo
di provvedere all'assicurazione delle cose spedite.
I premi, gli abbuoni e i vantaggi di tariffa ottenuti dallo spedizioniere devono essere accreditati al
committente, salvo patto contrario.
Art. 1740 Diritti dello spedizioniere
La misura della retribuzione dovuta allo spedizioniere per l'esecuzione dell'incarico si determina, in
mancanza di convenzione, secondo le tariffe professionali o, in mancanza, secondo gli usi del luogo
in cui avviene la spedizione (2761, 2951).
Le spese anticipate e i compensi per le prestazioni accessorie eseguite dallo spedizioniere sono
liquidati sulla base dei documenti giustificativi, a meno che il rimborso e i compensi siano stati
preventivamente convenuti in una somma globale unitaria.
Art. 1741 Spedizioniere vettore
Lo spedizioniere che con mezzi propri o altrui assume l'esecuzione del trasporto in tutto o in parte,
ha gli obblighi e i diritti del vettore (1683 e seguenti).
CAPO X
Del contratto di agenzia
(Vedere anche Legge 3 maggio 1985, Leggi Speciali sul Commercio).
Art. 1742 Nozione
Col contratto di agenzia una parte assume stabilmente l'incarico di promuovere, per conto dell'altra,
verso retribuzione, la conclusione di contratti in una zona determinata.
Ciascuna parte ha il diritto di ottenere dall'altra una copia del contratto dalla stessa sottoscritto.
(Comma aggiunto dall'art 1, Decr. Lgs 10 settembre 1991, n. 303).
Art. 1743 Diritto di esclusiva
Il preponente non può valersi contemporaneamente di più agenti nella stessa zona e per lo stesso
ramo di attività, né l'agente può assumere l'incarico di trattare nella stessa zona e per lo stesso ramo
gli affari di più imprese in concorrenza tra loro (1567 e seguenti).
Art. 1744 Riscossioni
L'agente non ha facoltà di riscuotere i crediti del preponente. Se questa facoltà gli è stata attribuita,
egli non può concedere sconti o dilazioni senza speciale autorizzazione.
Art. 1745 Rappresentanza dell'agente
Le dichiarazioni che riguardano l'esecuzione del contratto concluso per il tramite dell'agente e i
reclami relativi alle inadempienze contrattuali sono validamente fatti all'agente.
L'agente può chiedere i provvedimenti cautelari (Cod. Proc. Civ. 670 e seguenti) nell'interesse del
preponente e presentare i reclami che sono necessari per la conservazione dei diritti spettanti a
quest'ultimo.
Art. 1746 Obblighi dell'agente
L'agente deve adempiere l'incarico affidatogli in conformità delle istruzioni ricevute (1711) e
fornire al preponente le informazioni riguardanti le condizioni del mercato nella zona assegnatagli,
e ogni altra informazione utile per valutare la convenienza dei singoli affari.
Egli deve altresì osservare gli obblighi che incombono al commissionario (1731 e seguenti), in
quanto non siano esclusi dalla natura del contratto di agenzia.
Art. 1747 Impedimento dell'agente
L'agente che non è in grado di eseguire l'incarico affidatogli deve dare immediato avviso al
preponente. In mancanza è obbligato al risarcimento del danno (1223).
Art. 1748 Diritti dell'agente ed obblighi del preponente
L'agente ha diritto alla provvigione (2751 n. 6) solo per gli affari che hanno avuto regolare
esecuzione. Se l'affare ha avuto esecuzione parziale, la provvigione spetta all'agente in proporzione
della parte eseguita.
La provvigione è dovuta anche per gli affari conclusi direttamente dal preponente, che devono avere
esecuzione nella zona riservata all'agente, salvo che sia diversamente pattuito.
L'agente ha diritto alla provvigione sugli affari conclusi anche dopo lo scioglimento del contratto se
la conclusione è effetto soprattutto dell'attività da lui svolta.
L'agente non ha diritto al rimborso delle spese di agenzia.
Il preponente deve porre a disposizione dell'agente la documentazione necessaria relativa ai beni o
servizi trattati e fornire all'agente le informazioni necessarie all'esecuzione del contratto; in
particolare avvertire l'agente, entro un termine ragionevole, non appena preveda che il volume delle
operazioni commerciali sarà notevolmente inferiore a quello che l'agente avrebbe potuto
normalmente attendersi. Il preponente deve inoltre informare l'agente, entro un termine ragionevole,
dell'accettazione o del rifiuto e della mancata esecuzione di un affare procuratogli.
Il preponente consegna all'agente un estratto conto delle provvigioni dovute al più tardi l'ultimo
giorno del mese successivo al trimestre nel corso del quale esse sono state acquisite. L'estratto conto
indica gli elementi essenziali in base ai quali è stato effettuato il calcolo delle provvigioni. Entro il
medesimo termine le provvigioni liquidate devono essere effettivamente pagate all'agente.
L'agente ha diritto di esigere che gli siano fornite tutte le informazioni, in particolare un estratto dei
libri contabili, necessarie per verificare l'importo delle provvigioni liquidate.
NOTA La parte dal 3° comma in poi è stata aggiunta dall'art. 2, Decr. Lgs 10 settembre 1991, n.
303. Validità dal 1° gennaio 1994.
Art. 1749 Mancata esecuzione del contratto
La provvigione spetta all'agente anche per affari che non hanno avuto esecuzione per causa
imputabile al preponente.
Se il preponente e il terzo si accordano per non dare, in tutto o in parte, esecuzione al contratto,
l'agente ha diritto, per la parte ineseguita, ad una provvigione ridotta nella misura determinata (dalle
norme corporative), dagli usi o, in mancanza, dal giudice secondo equità (2751).
Art. 1750 Durata del contratto o recesso
Il contratto di agenzia a tempo determinato che continui ad essere eseguito dalle parti
successivamente alla scadenza del termine si trasforma in contratto a tempo indeterminato.
Se il contratto di agenzia è a tempo indeterminato, ciascuna delle parti può recedere dal contratto
stesso dandone preavviso all'altra entro un termine stabilito.
Il termine di preavviso non può comunque essere inferiore ad un mese per il primo anno di durata
del contratto, a due mesi per il secondo anno iniziato, a tre mesi per il terzo anno iniziato, a quattro
mesi per il quarto anno, a cinque mesi per il quinto anno e a sei mesi per il sesto anno e per tutti gli
anni successivi.
Le parti possono concordare termini di preavviso di maggiore durata, ma il preponente non può
osservare un termine inferiore a quello posto a carico dell'agente.
Salvo diverso accordo tra le parti, la scadenza del termine di preavviso deve coincidere con l'ultimo
giorno del mese di calendario.
NOTA Articolo così sostituito dall'art. 3 Decr. Lgs 10 settembre 1991, n. 303. Validità dal 1°
gennaio 1994. Precedente testo dell'art. 1750: "Art. 1750 - Recesso dal contratto - Se il contratto di
agenzia è a tempo indeterminato, ciascuna delle parti può recedere dal contratto (1373), dandone
preavviso all'altra nel termine stabilito (dalle norme corporative o) dagli usi.
Il termine di preavviso può essere sostituito dal pagamento di una corrispondente indennità".
Art. 1751 Indennità in caso di cessazione del rapporto
All'atto della cessazione del rapporto il preponente è tenuto a corrispondere all'agente un'indennità
se ricorra almeno una delle seguenti condizioni:
l'agente abbia procurato nuovi clienti al preponente o abbia sensibilmente sviluppato gli affari con i
clienti esistenti e il preponente riceva ancora sostanziali vantaggi derivanti dagli affari con tali
clienti;
il pagamento di tale indennità sia equo, tenuto conto di tutte le circostanze del caso in particolare
delle provvigioni che l'agente perde e che risultano dagli affari con tali clienti.
L'indennità non è dovuta:
quando il preponente risolve il contratto per un'inadempienza imputabile all'agente la quale, per la
sua gravità, non consenta la prosecuzione anche provvisoria del rapporto;
quando l'agente recede dal contratto, a meno che il recesso sia giustificato da circostanze attribuibili
al preponente o da circostanze attribuibili all'agente, quali età, infermità o malattia, per le quali non
può più essergli ragionevolmente chiesta la prosecuzione dell'attività;
quando, ai sensi di un accordo con il preponente, l'agente cede ad un terzo i diritti e gli obblighi che
ha in virtù del contratto d'agenzia.
L'importo dell'indennità non può superare una cifra equivalente ad un'indennità annua calcolata
sulla base della media annuale delle retribuzioni riscosse dall'agente negli ultimi cinque anni e, se il
contratto risale a meno di cinque anni, sulla media del periodo in questione.
La concessione dell'indennità non priva comunque l'agente del diritto all'eventuale risarcimento dei
danni.
L'agente decade dal diritto all'indennità prevista dal presente articolo se, nel termine di un anno
dallo scioglimento del rapporto, omette di comunicare al preponente l'intenzione di far valere i
propri diritti.
Le disposizioni di cui al presente articolo sono inderogabili a svantaggio dell'agente.
NOTA Articolo così sostituito dall'art. 4 Decr. Lgs 10 settembre 1991, n. 303. Validità dal 1°
gennaio 1993. Precedente testo dell'art. 1751: "Art. 1751 - Indennità per lo scioglimento del
contratto -
All'atto dello scioglimento del contratto a tempo indeterminato, il preponente è tenuto a
corrispondere all'agente un'indennità proporzionale all'ammontare delle provvigioni liquidategli nel
corso del contratto e nella misura stabilita dagli accordi economici collettivi, dai contratti collettivi,
dagli usi o, in mancanza, dal giudice secondo equità (2120, 2751 bis n. 3, 2948 n. 5).
Da tale indennità deve detrarsi quanto l'agente ha diritto di ottenere per effetto di atti di previdenza
volontariamente compiuti dal preponente (2123).
L'indennità è dovuta anche se il rapporto di agenzia è sciolto per invalidità permanente e totale
dell'agente.
Nel caso di morte dell'agente l'indennità spetta agli eredi (2122)".
Art. 1751 bis Patto di non concorrenza
Il patto che limita la concorrenza da parte dell'agente dopo lo scioglimento del contratto deve farsi
per iscritto. Esso deve riguardare la medesima zona, clientela e genere di beni o servizi per i quali
era stato concluso il contratto di agenzia e la sua durata non può eccedere i due anni successivi
all'estinzione del contratto.
NOTA Articolo aggiunto dall'art. 5, Decr.Lgs 10 settembre 1991, n. 303. Validità dal 1° gennaio
1994.
Art. 1752 Agente con rappresentanza
Le disposizioni del presente capo si applicano anche nell'ipotesi in cui all'agente è conferita dal
preponente la rappresentanza per la conclusione dei contratti (1387 e seguenti).
Art. 1753 Agenti di assicurazione
Le disposizioni di questo capo sono applicabili anche agli agenti di assicurazione, in quanto non
siano derogate (dalle norme corporative o) dagli usi e in quanto siano compatibili con la natura
dell'attività assicurativa (1903).
CAPO XI
Della mediazione
Art. 1754 Mediatore
E' mediatore colui che mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare, senza
essere legato ad alcuna di esse da rapporti di collaborazione, di dipendenza o di rappresentanza.
Art. 1755 Provvigione
Il mediatore ha diritto alla provvigione da ciascuna delle parti (2950), se l'affare è concluso per
effetto del suo intervento.
La misura della provvigione e la proporzione in cui questa deve gravare su ciascuna delle parti, in
mancanza di patto, di tariffe professionali o di usi, sono determinate dal giudice secondo equità.
Art. 1756 Rimborso delle spese
Salvo patti o usi contrari, il mediatore ha diritto al rimborso delle spese nei confronti della persona
per incarico della quale sono state eseguite anche se l'affare non è stato concluso.
Art. 1757 Provvigione nei contratti condizionali o invalidi
Se il contratto è sottoposto a condizione sospensiva, il diritto alla provvigione sorge nel momento in
cui si verifica la condizione.
Se il contratto è sottoposto a condizione risolutiva, il diritto alla provvigione non viene meno col
verificarsi della condizione (1353 e seguenti).
La disposizione del comma precedente si applica anche quando il contratto è annullabile (1425 e
seguenti) o rescindibile (1447 e seguenti), se il mediatore non conosceva la causa d'invalidità.
Art. 1758 Pluralità di mediatori
Se l'affare è concluso per l'intervento di più mediatori, ciascuno di essi ha diritto a una quota della
provvigione.
Art. 1759 Responsabilità del mediatore
Il mediatore deve comunicare alle parti le circostanze a lui note, relative alla valutazione e alla
sicurezza dell'affare, che possono influire sulla conclusione di esso.
Il mediatore risponde dell'autenticità della sottoscrizione delle scritture e dell'ultima girata dei titoli
trasmessi per il suo tramite (2008 e seguenti).
Art. 1760 Obblighi del mediatore professionale
Il mediatore professionale in affari su merci o su titoli deve:
1) conservare i campioni delle merci vendute sopra campione (1522), finché sussista la possibilità
di controversia sull'identità della merce;
2) rilasciare al compratore una lista firmata dei titoli negoziati, con l'indicazione della serie e del
numero;
3) annotare su apposito libro (2214 e seguenti) gli estremi essenziali del contratto che si stipula col
suo intervento e rilasciare alle parti copia da lui sottoscritta di ogni annotazione.
Art. 1761 Rappresentanza del mediatore
Il mediatore può essere incaricato da una delle parti di rappresentarla (1388) negli atti relativi
all'esecuzione del contratto concluso con il suo intervento.
Art. 1762 Contraente non nominato
Il mediatore che non manifesta a un contraente il nome dell'altro risponde dell'esecuzione del
contratto (1405) e, quando lo ha eseguito, subentra nei diritti verso il contraente non nominato
(1203 e seguenti).
Se dopo la conclusione del contratto il contraente non nominato si manifesta all'altra parte o è
nominato dal mediatore, ciascuno dei contraenti può agire direttamente contro l'altro, ferma
restando la responsabilità del mediatore.
Art. 1763 Fideiussione del mediatore
Il mediatore può prestare fideiussione per una delle parti (936 e seguenti).
Art. 1764 Sanzioni
Il mediatore che non adempie gli obblighi imposti dall'art. 1760 è punito con l'ammenda da L.
10.000 a L. l.000.000 (c.p. 26) (ora sanzione amministrativa).
Nei casi più gravi può essere aggiunta la sospensione dalla professione fino a sei mesi (c.p. 35)
Alle stesse pene è soggetto il mediatore che presta la sua attività nell'interesse di persona
notoriamente insolvente o della quale conosce lo stato d'incapacità.
Art. 1765 Leggi speciali
Sono salve le disposizioni delle leggi speciali.
CAPO XII
Del deposito
SEZIONE I
Del deposito in generale
Art. 1766 Nozione
Il deposito è il contratto col quale una parte riceve dall'altra una cosa mobile con l'obbligo di
custodirla e di restituirla in natura.
Art. 1767 Presunzione di gratuità
Il deposito si presume gratuito, salvo che dalla qualità professionale del depositario o da altre
circostanze si debba desumere una diversa volontà delle parti.
Art. 1768 Diligenza nella custodia
Il depositario deve usare nella custodia la diligenza del buon padre di famiglia (1176, 2051).
Se il deposito è gratuito, la responsabilità per colpa è valutata con minor rigore (1710).
Art. 1769 Responsabilità del depositario incapace
Il depositario incapace è responsabile della conservazione della cosa nei limiti in cui può essere
tenuto a rispondere per fatti illeciti. In ogni caso il depositante ha diritto di conseguire la
restituzione della cosa finché questa si trova presso il depositario; altrimenti può pretendere il
rimborso di ciò che sia stato rivolto a vantaggio di quest'ultimo (2041 e seguente).
Art. 1770 Modalità della custodia
Il depositario non può servirsi della cosa depositata ne darla in deposito ad altri, senza il consenso
del depositante.
Se circostanze urgenti lo richiedono, il depositario può esercitare la custodia in modo diverso da
quello convenuto, dandone avviso al depositante appena è possibile.
Art. 1771 Richiesta di restituzione e obbligo di ritirare la cosa
Il depositario deve restituire la cosa appena il depositante la richiede, salvo che sia convenuto un
termine nell'interesse del depositario (1184, 2930).
Il depositario può richiedere in qualunque tempo che il depositante riprenda la cosa, salvo che sia
convenuto un termine nell'interesse del depositante (1184). Anche se non è stato convenuto un
termine, il giudice può concedere al depositante un termine congruo per ricevere la cosa.
Art. 1772 Pluralità di depositanti e di depositari
Se più sono i depositanti di una cosa ed essi non si accordano circa la restituzione, questa deve farsi
secondo le modalità stabilite dall'autorità giudiziaria.
La stessa norma si applica quando a un solo depositante succedono più eredi, se la cosa non è
divisibile (1314 e seguenti).
Se più sono i depositari, il depositante ha facoltà di chiedere la restituzione a quello tra essi che
detiene la cosa. Questi deve darne pronta notizia agli altri.
Art. 1773 Terzo interessato nel deposito
Se la cosa è stata depositata anche nell'interesse di un terzo e questi ha comunicato al depositante e
al depositario la sua adesione (1411), il depositario non può liberarsi restituendo la cosa al
depositante senza il consenso del terzo.
Art. 1774 Luogo di restituzione e spese relative
Salvo diversa convenzione, la restituzione della cosa deve farsi nel luogo in cui doveva essere
custodita (1182).
Le spese per la restituzione sono a carico del depositante.
Art. 1775 Restituzione dei frutti
Il depositario è obbligato a restituire i frutti della cosa che egli abbia percepiti (821,1779).
Art. 1776 Obblighi dell'erede del depositario
L'erede del depositario, il quale ha alienato in buona fede la cosa che ignorava essere tenuta in
deposito, è obbligato soltanto a restituire il corrispettivo ricevuto. Se questo non è stato ancora
pagato, il depositante subentra nel diritto dell'alienante (1203 e seguenti).
Art. 1777 Persona a cui deve essere restituita la cosa
Il depositario deve restituire la cosa al depositante o alla persona indicata per riceverla (1188,
1836), e non può esigere che il depositante provi di esserne proprietario.
Se è convenuto in giudizio da chi rivendica la proprietà della cosa (948) o pretende di avere diritti
su di essa, deve, sotto pena del risarcimento del danno, denunziare la controversia al depositante, e
può ottenere di essere estromesso (Cod. Proc. Civ. 109) dal giudizio indicando la persona del
medesimo (1586). In questo caso egli può anche liberarsi dall'obbligo di restituire la cosa,
depositandola, nei modi stabiliti dal giudice, a spese del depositante.
Art. 1778 Cosa proveniente da reato
Il depositario, se scopre che la cosa proviene da un reato e gli è nota la persona alla quale è stata
sottratta, deve denunziarle il deposito fatto presso di sé.
Il depositario è liberato se restituisce la cosa al depositante decorsi dieci giorni dalla denunzia senza
che gli sia stata notificata opposizione (2906).
Art. 1779 Cosa propria del depositario
Il depositario è liberato da ogni obbligazione, se risulta che la cosa gli appartiene e che il
depositante non ha su di essa alcun diritto (1253 e seguenti).
Art. 1780 Perdita non imputabile della detenzione della cosa
Se la detenzione della cosa è tolta al depositario in conseguenza di un fatto a lui non imputabile,
egli è liberato dall'obbligazione di restituire la cosa (1256 e seguenti), ma deve, sotto pena di
risarcimento del danno, denunziare immediatamente al depositante il fatto per cui ha perduto la
detenzione.
Il depositante ha diritto di ricevere ciò che, in conseguenza del fatto stesso, il depositario abbia
conseguito, e subentra nei diritti spettanti a quest'ultimo (1259).
Art. 1781 Diritti del depositario
Il depositante è obbligato a rimborsare il depositario delle spese fatte per conservare la cosa, a
tenerlo indenne delle perdite cagionate dal deposito e a pagargli il compenso pattuito (1802, 2761).
Art. 1782 Deposito irregolare
Se il deposito ha per oggetto una quantità di danaro o di altre cose fungibili, con facoltà per il
depositario di servirsene, questi ne acquista la proprietà ed è tenuto a restituirne altrettante della
stessa specie e qualità (1834).
In tal caso si osservano, in quanto applicabili, le norme relative al mutuo (1813 e seguenti).
SEZIONE II
Del deposito in albergo
Art. 1783 Responsabilità per le cose portate in albergo
Gli albergatori sono responsabili di ogni deterioramento, distruzione o sottrazione delle cose portate
dal cliente in albergo.
Sono considerate cose portate in albergo:
1) le cose che si trovano durante il tempo nel quale il cliente dispone dell'alloggio;
2) le cose di cui l'albergatore, un membro della sua famiglia o un suo ausiliario assumono la
custodia, fuori dell'albergo, durante il periodo di tempo in cui il cliente dispone dell'alloggio;
3) le cose di cui l'albergatore, un membro della sua famiglia o un suo ausiliario assumono la
custodia sia nell'albergo, sia fuori dell'albergo, durante un periodo di tempo ragionevole, precedente
o successivo a quello in cui il cliente dispone dell'alloggio.
La responsabilità di cui al presente articolo è limitata al valore di quanto sia deteriorato, distrutto o
sottratto, sino all'equivalente di cento volte il prezzo di locazione dell'alloggio per giornata.
Art. 1784 Responsabilità per le cose consegnate e obblighi dell'albergatore
La responsabilità dell'albergatore è illimitata:
1) quando le cose gli sono state consegnate in custodia;
2) quando ha rifiutato di ricevere in custodia cose che aveva l'obbligo di accettare.
L'albergatore ha l'obbligo di accettare le carte-valori, il danaro contante e gli oggetti di valore; egli
può rifiutarsi di riceverli soltanto se si tratti di oggetti pericolosi o che, tenuto conto dell'importanza
e delle condizioni di gestione dell'albergo, abbiano valore eccessivo o natura ingombrante.
L'albergatore può esigere che la cosa consegnatagli sia contenuta in un involucro chiuso o sigillato.
Art. 1785 Limiti di responsabilità
L'albergatore non è responsabile quando il deterioramento, la distruzione o la sottrazione sono
dovuti:
1) al cliente, alle persone che l'accompagnano, che sono al suo servizio o che gli rendono visita;
2) a forza maggiore;
3) alla natura della cosa.
Art. 1785-bis Responsabilità per colpa dell'albergatore
L'albergatore è responsabile, senza che egli possa invocare il limite previsto dall'ultimo comma
dell'art. 1783, quando il deterioramento, la distruzione o la sottrazione delle cose portate dal
cliente in albergo sono dovuti a colpa sua, dei membri della sua famiglia e dei suoi ausiliari.
Art. 1785-ter Obbligo di denuncia del danno
Fuori del caso previsto dall'art. 1785-bis, il cliente non potrà valersi delle precedenti disposizioni
se, dopo aver constatato il deterioramento, la distruzione o la sottrazione, denunci il fatto
all'albergatore con ritardo ingiustificato.
Art. 1785-quater Nullità
Sono nulli i patti o le dichiarazioni tendenti ad escludere o a limitare preventivamente la
responsabilità dell'albergatore.
Art. 1785-quinquies Limiti di applicazione
Le disposizioni della presente sezione non si applicano ai veicoli, alle cose lasciate negli stessi, né
agli animali vivi.
Art. 1786 Stabilimenti e locali assimilati agli alberghi
Le norme di questa sezione si applicano anche agli imprenditori di case di cura, stabilimenti di
pubblici spettacoli, stabilimenti balneari, pensioni, trattorie, carrozze letto e simili.
SEZIONE III
Del deposito nei magazzini generali
Art. 1787 Responsabilità dei magazzini generali
I magazzini generali sono responsabili della conservazione delle merci depositate, a meno che si
provi che la perdita, il calo o l'avaria è derivata dal caso fortuito, dalla natura delle merci ovvero da
vizi di esse o dell'imballaggio (1218).
Art. 1788 Diritti del depositante
Il depositante ha diritto d'ispezionare le merci depositate e di ritirare i campioni d'uso.
Art. 1789 Vendita delle cose depositate
I magazzini generali, previo avviso al depositante, possono procedere alla vendita delle merci,
quando, al termine del contratto, le merci non sono ritirate o non è rinnovato il deposito, ovvero,
trattandosi di deposito a tempo indeterminato, quando è decorso un anno dalla data del deposito, e
in ogni caso quando le merci sono minacciate di deperimento. Per la vendita si osservano le
modalità stabilite dall'art. 1515 (att. 83).
Il ricavato della vendita, dedotte le spese e quanto altro spetta ai magazzini generali, deve essere
tenuto a disposizione degli aventi diritto.
Art. 1790 Fede di deposito
I magazzini generali, a richiesta del depositante, devono rilasciare una fede di deposito delle merci
depositate (1996).
La fede di deposito deve indicare:
1) il cognome e il nome o la ditta (2563 e seguenti) e il domicilio (43) del depositante;
2) il luogo del deposito;
3) la natura e la quantità delle cose depositate e gli altri estremi atti a individuarle;
4) se per la merce sono stati pagati i diritti doganali e se essa è stata assicurata.
Art. 1791 Nota di pegno
Alla fede di deposito è unita la nota di pegno, sulla quale sono ripetute le indicazioni richieste
dall'articolo precedente.
La fede di deposito e la nota di pegno devono essere staccate da un unico registro a matrice, da
conservarsi presso i magazzini.
Art. 1792 Intestazione e circolazione dei titoli
La fede di deposito e la nota di pegno possono intestarsi al nome del depositante o di un terzo da
questo designato, e sono trasferibili, sia congiuntamente sia separatamente, mediante girata (2009 e
seguenti).
Art. 1793 Diritti del possessore
Il possessore della fede di deposito unita alla nota di pegno ha diritto alla riconsegna delle cose
depositate (1777, 1996); egli ha altresì diritto di richiedere che, a sue spese, le cose depositate siano
divise in più partite e che per ogni partita gli sia rilasciata una fede di deposito distinta con la nota di
pegno in sostituzione del titolo complessivo.
Il possessore della sola nota di pegno ha diritto di pegno sulle cose depositate (2784 e seguenti).
Il possessore della sola fede di deposito non ha diritto alla riconsegna delle cose depositate, se non
osserva le condizioni indicate dall'art. 1795; egli può valersi della facoltà concessa dall'art. 1788.
Art. 1794 Prima girata della nota di pegno
La prima girata (2009 e seguenti) della sola nota di pegno deve indicare l'ammontare del credito e
degli interessi (1282) nonché la scadenza. La girata corredata delle dette indicazioni deve essere
trascritta sulla fede di deposito e controfirmata dal giratario.
La girata della nota di pegno che non indica l'ammontare del credito vincola, a favore del
possessore di buona fede (1147), tutto il valore delle cose depositate. Rimane tuttavia salva al
titolare o al terzo possessore della fede di deposito, che abbia pagato una somma non dovuta,
l'azione di rivalsa nei confronti del diretto contraente e del possessore di mala fede della nota di
pegno.
Art. 1795 Diritti del possessore della sola fede di deposito
Il possessore della sola fede di deposito può ritirare le cose depositate anche prima della scadenza
del debito per cui furono costituite in pegno, depositando presso i magazzini generali la somma
dovuta alla scadenza al creditore pignoratizio (1771).
Sotto la responsabilità dei magazzini generali, quando si tratta di merci fungibili, il possessore della
sola fede di deposito può ritirare anche parte delle merci, depositando presso i magazzini generali
una somma proporzionale all'ammontare del debito garantito dalla nota di pegno e alla quantità
delle merci ritirate.
Art. 1796 Diritti del possessore della nota di pegno insoddisfatto
Il possessore della nota di pegno, che non sia stato soddisfatto alla scadenza e che abbia levato il
protesto a norma della legge cambiaria, può far vendere le cose depositate in conformità dell'art.
1515, decorsi otto giorni da quello della scadenza.
Il girante che ha pagato volontariamente il possessore della nota di pegno è surrogato nei diritti di
questo (1203 e seguenti), e può procedere alla vendita delle cose depositate decorsi otto giorni dalla
scadenza (1515; att. 83).
(vedere anche Leggi Speciali, Titoli di credito).
Art. 1797 Azione nei confronti dei giranti
Il possessore della nota di pegno non può agire contro il girante, se prima non ha proceduto alla
vendita del pegno.
I termini per esercitare l'azione di regresso contro i giranti sono quelli stabiliti dalla legge cambiaria
e decorrono dal giorno in cui è avvenuta la vendita delle cose depositate.
Il possessore della nota di pegno decade dall'azione di regresso contro i giranti, se alla scadenza non
leva il protesto o se, entro quindici giorni dal protesto, non fa istanza per la vendita delle cose
depositate.
Egli conserva tuttavia l'azione contro i giranti della fede di deposito e contro il debitore.
Quest'azione si prescrive in tre anni (2934 e seguenti)
CAPO XIII
Del sequestro convenzionale
Art. 1798 Nozione
Il sequestro convenzionale è il contratto col quale due o più persone affidano a un terzo (1140) una
cosa o una pluralità di cose, rispetto alla quale sia nata tra esse controversia, perché la custodisca e
la restituisca a quella a cui spetterà quando la controversia sarà definita (1773).
Art. 1799 Obblighi, diritti e poteri del sequestratario
Gli obblighi, i diritti e i poteri del sequestratario sono determinati dal contratto; in mancanza, si
osservano le disposizioni seguenti.
Art. 1800 Conservazione e alienazione dell'oggetto del sequestro
Il sequestratario, per la custodia delle cose affidategli, è soggetto alle norme del deposito (1768 e
seguenti).
Se vi è imminente pericolo di perdita o di grave deterioramento delle cose mobili affidategli, il
sequestratario può alienarle, dandone pronta notizia agli interessati.
Qualora la natura delle cose lo richieda, egli ha pure l'obbligo di amministrarle. In questo caso si
applicano le norme del mandato (1703 e seguenti).
Il sequestratario non può consentire locazioni per durata superiore a quella stabilita per le locazioni
a tempo indeterminato (1574).
Art. 1801 Liberazione del sequestratario
Prima che la controversia sia definita, il sequestratario non può essere liberato che per accordo delle
parti o per giusti motivi.
Art. 1802 Compenso e rimborso delle spese al sequestratario
Il sequestratario ha diritto a compenso, se non si è pattuito diversamente. Egli ha pure diritto al
rimborso delle spese e di ogni altra erogazione fatta per la conservazione e per l'amministrazione
della cosa (2761).
CAPO XIV
Del comodato
Art. 1803 Nozione
Il comodato è il contratto col quale una parte consegna all'altra una cosa mobile o immobile,
affinché se ne serva per un tempo o per un uso determinato, con l'obbligo di restituire la stessa cosa
ricevuta.
Il comodato è essenzialmente gratuito.
Art. 1804 Obbligazioni del comodatario
Il comodatario è tenuto a custodire e a conservare la cosa con la diligenza del buon padre di
famiglia (1176). Egli non può servirsene che per l'uso determinato dal contratto o dalla natura della
cosa.
Non può concedere a un terzo il godimento della cosa senza il consenso del comodante.
Se il comodatario non adempie gli obblighi suddetti, il comodante può chiedere l'immediata
restituzione della cosa, oltre al risarcimento del danno.
Art. 1805 Perimento della cosa
Il comodatario è responsabile se la cosa perisce per un caso fortuito a cui poteva sottrarla
sostituendola con la cosa propria, o se, potendo salvare una delle due cose, ha preferito la propria.
Il comodatario che impiega la cosa per un uso diverso o per un tempo più lungo di quello a lui
consentito, è responsabile della perdita avvenuta per causa a lui non imputabile, qualora non provi
che la cosa sarebbe perita anche se non l'avesse impiegata per l'uso diverso o l'avesse restituita a
tempo debito (1221).
Art. 1806 Stima
Se la cosa è stata stimata al tempo del contratto, il suo perimento è a carico del comodatario, anche
se avvenuto per causa a lui non imputabile.
Art. 1807 Deterioramento per effetto dell'uso
Se la cosa si deteriora per solo effetto dell'uso per cui è stata consegnata e senza colpa del
comodatario, questi non risponde del deterioramento.
Art. 1808 Spese per l'uso della cosa e spese straordinarie
Il comodatario non ha diritto al rimborso delle spese sostenute per servirsi della cosa.
Egli però ha diritto di essere rimborsato delle spese straordinarie sostenute per la conservazione
della cosa, se queste erano necessarie e urgenti (2756).
Art. 1809 Restituzione
Il comodatario è obbligato a restituire (1246, 2930) la cosa alla scadenza del termine convenuto o,
in mancanza di termine, quando se ne è servito in conformità del contratto.
Se però, durante il termine convenuto o prima che il comodatario abbia cessato di servirsi della
cosa, sopravviene un urgente e impreveduto bisogno al comodante, questi può esigerne la
restituzione immediata.
Art. 1810 Comodato senza determinazione di durata
Se non è stato convenuto un termine né questo risulta dall'uso a cui la cosa doveva essere destinata,
il comodatario è tenuto a restituirla non appena il comodante la richiede.
Art. 1811 Morte del comodatario
In caso di morte del comodatario, il comodante, benché sia stato convenuto un termine, può esigere
dagli eredi l'immediata restituzione della cosa.
Art. 1812 Danni al comodatario per vizi della cosa
Se la cosa comodata ha vizi tali che rechino danno a chi se ne serve, il comodante e tenuto al
risarcimento (1223) qualora, conoscendo i vizi della cosa, non ne abbia avvertito il comodatario.
CAPO XV
Del mutuo
Art. 1813 Nozione
Il mutuo è il contratto col quale una parte consegna all'altra una determinata quantità di danaro o di
altre cose fungibili, e l'altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie e qualità
(1782).
Art. 1814 Trasferimento della proprietà
Le cose date a mutuo passano in proprietà del mutuatario (1782).
Art. 1815 Interessi
Salvo diversa volontà delle parti, il mutuatario deve corrispondere gli interessi al mutuante. Per la
determinazione degli interessi si osservano le disposizioni dell'art. 1284.
Se sono convenuti interessi usurari (Cod. Pen. 644 e seguenti), la clausola è nulla e gli interessi
sono dovuti solo nella misura legale (1284, 1419; att. 185).
Art. 1816 Termine per la restituzione fissato dalle parti
Il termine per la restituzione si presume stipulato a favore di entrambe le parti e, se il mutuo è a
titolo gratuito, a favore del mutuatario (1184).
Art. 1817 Termine per la restituzione fissato dal giudice
Se non è fissato un termine per la restituzione, questo è stabilito dal giudice, avuto riguardo alle
circostanze.
Se è stato convenuto che il mutuatario paghi solo quando potrà, il termine per il pagamento è pure
fissato dal giudice (1183).
Art. 1818 Impossibilità o notevole difficoltà di restituzione
Se sono state mutuate cose diverse dal danaro, e la restituzione è divenuta impossibile o
notevolmente difficile per causa non imputabile al debitore, questi è tenuto a pagarne il valore,
avuto riguardo al tempo e al luogo in cui la restituzione si doveva
eseguire.
Art. 1819 Restituzione rateale
Se è stata convenuta la restituzione rateale delle cose mutuate e il mutuatario non adempie l'obbligo
del pagamento anche di una sola rata, il mutuante può chiedere, secondo le circostanze, l'immediata
restituzione dell'intero.
Art. 1820 Mancato pagamento degli interessi
Se il mutuatario non adempie l'obbligo del pagamento degli interessi, il mutuante può chiedere la
risoluzione del contratto (1453 e seguenti).
Art. 1821 Danni al mutuatario per vizi delle cose
Il mutuante e responsabile del danno cagionato al mutuatario per i vizi delle cose date a prestito, se
non prova di averli ignorati senza colpa.
Se il mutuo è gratuito, il mutuante è responsabile solo nel caso in cui, conoscendo i vizi, non ne
abbia avvertito il mutuatario.
Art. 1822 Promessa di mutuo
Chi ha promesso (1351) di dare a mutuo può rifiutare l'adempimento della sua obbligazione, se le
condizioni patrimoniali dell'altro contraente sono divenute tali da rendere notevolmente difficile la
restituzione, e non gli sono offerte idonee garanzie (1461).
CAPO XVI
Del conto corrente
Art. 1823 Nozione
Il conto corrente è il contratto col quale le parti si obbligano ad annotare in un conto i crediti
derivanti da reciproche rimesse, considerandoli inesigibili e indisponibili fino alla chiusura del
conto.
Il saldo del conto è esigibile alla scadenza stabilita. Se non e richiesto il pagamento, il saldo si
considera quale prima rimessa di un nuovo conto e il contratto s'intende rinnovato a tempo
indeterminato.
Art. 1824 Crediti esclusi dal conto corrente
Sono esclusi dal conto corrente i crediti che non sono suscettibili di compensazione (1243 e
seguenti).
Qualora il contratto intervenga tra imprenditori (2082 e seguenti), s'intendono esclusi dal conto i
crediti estranei alle rispettive imprese.
Art. 1825 Interessi
Sulle rimesse decorrono gli interessi nella misura stabilita dal contratto o dagli usi ovvero, in
mancanza, in quella legale (1282, 1284).
Art. 1826 Spese e diritti di commissione
L'esistenza del conto corrente non esclude i diritti di commissione e il rimborso delle spese per le
operazioni che danno luogo alle rimesse. Tali diritti sono inclusi nel conto, salvo convenzione
contraria.
Art. 1827 Effetti dell'inclusione nel conto
L'inclusione di un credito nel conto corrente non esclude l'esercizio delle azioni ed eccezioni
relative all'atto da cui il credito deriva.
Se l'atto è dichiarato nullo (1418 e seguenti), annullato (1425 e seguenti), rescisso (1447 e seguenti)
o risoluto (1453 e seguenti), la relativa partita si elimina dal conto.
Art. 1828 Efficacia della garanzia dei crediti iscritti
Se il credito incluso nel conto e assistito da una garanzia reale (1960 e seguenti, 2784 e seguenti,
2808 e seguenti) o personale (1936 e seguenti), il correntista ha diritto di valersi della garanzia per il
saldo esistente a suo favore alla chiusura del conto e fino alla concorrenza del credito garantito.
La stessa disposizione si applica se per il credito esiste un coobbligato solidale (1292).
Art. 1829 Crediti verso terzi
Se non risulta una diversa volontà delle parti, l'inclusione nel conto di un credito verso un terzo si
presume fatta con la clausola "salvo incasso". In tal caso, se il credito non è soddisfatto, il ricevente
ha la scelta di agire per la riscossione o di eliminare la partita dal conto reintegrando nelle sue
ragioni colui che ha fatto la rimessa. Può eliminare la partita dal conto anche dopo aver
infruttuosamente esercitato le azioni contro il debitore.
Art. 1830 Sequestro o pignoramento del saldo
Se il creditore di un correntista ha sequestrato o pignorato l'eventuale saldo del conto spettante al
suo debitore, l'altro correntista non può, con nuove rimesse, pregiudicare le ragioni del creditore
(2917). Non si considerano nuove rimesse quelle fatte in dipendenza di diritti sorti prima del
sequestro o del pignoramento.
Art. 1831 Chiusura del conto
La chiusura del conto con la liquidazione del saldo è fatta alle scadenze stabilite dal contratto o
dagli usi e, in mancanza, al termine di ogni semestre, computabile dalla data del contratto.
Art. 1832 Approvazione del conto
L'estratto conto trasmesso da un correntista all'altro s'intende approvato, se non è contestato nel
termine pattuito o in quello usuale, o altrimenti nel termine che può ritenersi congruo secondo le
circostanze.
L'approvazione del conto non preclude il diritto di impugnarlo per errori di scritturazione o di
calcolo, per omissioni o per duplicazioni. L'impugnazione deve essere proposta, sotto pena di
decadenza (2964 e seguenti), entro sei mesi dalla data di ricezione dell'estratto conto relativo alla
liquidazione di chiusura, che deve essere spedito per mezzo di raccomandata.
Art. 1833 Recesso dal contratto
Se il contratto è a tempo indeterminato, ciascuna delle parti può recedere dal contratto a ogni
chiusura del conto, dandone preavviso almeno dieci giorni prima.
In caso d'interdizione, d'inabilitazione (414 e seguenti), d'insolvenza o di morte di una delle parti,
ciascuna di queste o gli eredi hanno diritto di recedere dal contratto.
Lo scioglimento del contratto impedisce l'inclusione nel conto di nuove partite, ma il pagamento del
saldo non può richiedersi che alla scadenza del periodo stabilito dall'art. 1831.
CAPO XVII
Dei contratti bancari
SEZIONE I
Dei depositi bancari
Art. 1834 Depositi di danaro
Nei depositi di una somma di danaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà ed è
obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria (1272), alla scadenza del termine convenuto
ovvero a richiesta del depositante, con l'osservanza del periodo di preavviso stabilito dalle parti o
dagli usi (1782).
Salvo patto contrario, i versamenti e i prelevamenti si eseguono alla sede della banca presso la quale
si e costituito il rapporto.
Art. 1835 Libretto di deposito a risparmio
Se la banca rilascia un libretto di deposito a risparmio, i versamenti e i prelevamenti si devono
annotare sul libretto.
Le annotazioni sul libretto, firmate dall'impiegato della banca che appare addetto al servizio, fanno
piena prova nei rapporti tra banca e depositante.
E' nullo (1421 e seguenti) ogni patto contrario.
Art. 1836 Legittimazione del possessore
Se il libretto di deposito è pagabile al portatore, la banca che senza dolo o colpa grave adempie la
prestazione nei confronti del possessore è liberata, anche se questi non è il depositante (1777,1992,
2003).
La stessa disposizione si applica nel caso in cui il libretto di deposito pagabile al portatore sia
intestato al nome di una determinata persona o in altro modo contrassegnato.
Sono salve le disposizioni delle leggi speciali.
Art. 1837 (abrogato)
Art. 1838 Deposito dei titoli in amministrazione
La banca che assume il deposito di titoli in amministrazione deve custodire i titoli, esigerne gli
interessi o i dividendi, verificare i sorteggi per l'attribuzione di premi o per il rimborso di capitale,
curare le riscossioni per conto del depositante, e in generale provvedere alla tutela dei diritti inerenti
ai titoli. Le somme riscosse devono essere accreditate al depositante.
Se per i titoli depositati si deve provvedere al versamento di decimi (2344, 2452) o si deve
esercitare un diritto di opzione (2441), la banca deve chiedere in tempo utile istruzioni al
depositante e deve eseguirle, qualora abbia ricevuto i fondi all'uopo occorrenti. In mancanza
d'istruzioni, i diritti di opzione devono essere venduti per conto del depositante a mezzo di un
agente di cambio.
Alla banca spetta un compenso nella misura stabilita dalla convenzione o dagli usi, nonché il
rimborso delle spese necessarie da essa fatte.
E' nullo il patto col quale si esonera la banca dall'osservare, nell'amministrazione dei titoli,
l'ordinaria diligenza (1176, 1229).
SEZIONE II
Del servizio bancario delle cassette di sicurezza
Art. 1839 Cassette di sicurezza
Nel servizio delle cassette di sicurezza (1321), la banca risponde (1176) verso l'utente per l'idoneità
e la custodia dei locali e per l'integrità della cassetta, salvo il caso fortuito.
Art. 1840 Apertura della cassetta
Se la cassetta è intestata a più persone, l'apertura di essa e consentita singolarmente a ciascuno degli
intestatari, salvo diversa pattuizione.
In caso di morte dell'intestatario o di uno degli intestatari, la banca che ne abbia ricevuto
comunicazione non può consentire l'apertura della cassetta se non con l'accordo di tutti gli aventi
diritto o secondo le modalità stabilite dall'autorità giudiziaria.
Art. 1841 Apertura forzata della cassetta
Quando il contratto e scaduto, la banca, previa intimazione all'intestatario e decorsi sei mesi dalla
data della medesima, può chiedere al pretore l'autorizzazione ad aprire la cassetta. L'intimazione
può farsi anche mediante raccomandata con avviso di ricevimento.
L'apertura si esegue con l'assistenza di un notaio all'uopo designato e con le cautele che il pretore
ritiene opportune.
Il pretore può dare le disposizioni necessarie per la conservazione degli oggetti rinvenuti e può
ordinare la vendita di quella parte di essi che occorra al soddisfacimento di quanto e dovuto alla
banca per canoni e spese.
SEZIONE III
Dell'apertura di credito bancario
Art. 1842 Nozione
L'apertura di credito bancario è il contratto col quale la banca si obbliga a tenere a disposizione
dell'altra parte una somma di danaro per un dato periodo di tempo o a tempo indeterminato.
Art. 1843 Utilizzazione del credito
Se non è convenuto altrimenti, l'accreditato può utilizzare in più volte il credito, secondo le forme di
uso, e può con successivi versamenti ripristinare la sua disponibilità.
Salvo patto contrario, i prelevamenti e i versamenti si eseguono presso la sede della banca dove è
costituito il rapporto.
Art. 1844 Garanzia
Se per l'apertura di credito è data una garanzia reale (1960 e seguenti, 2784 e seguenti, 2808 e
seguenti) o personale (1936 e seguenti), questa non si estingue prima della fine del rapporto per il
solo fatto che l'accreditato cessa di essere debitore della banca.
Se la garanzia diviene insufficiente, la banca può chiedere un supplemento di garanzia o la
sostituzione del garante (1461, 1850, 1867, 1877, 2743). Se l'accreditato non ottempera alla
richiesta, la banca può ridurre il credito proporzionalmente al diminuito valore della garanzia o
recedere dal contratto.
Art. 1845 Recesso dal contratto
Salvo patto contrario, la banca non può recedere dal contratto prima della scadenza del termine, se
non per giusta causa.
Il recesso sospende immediatamente l'utilizzazione del credito, ma la banca deve concedere un
termine di almeno quindici giorni per la restituzione delle somme utilizzate e dei relativi accessori.
Se l'apertura di credito è a tempo indeterminato, ciascuna delle parti può recedere dal contratto,
mediante preavviso nel termine stabilito dal contratto, dagli usi o, in mancanza, in quello di quindici
giorni.
SEZIONE IV
Dell'anticipazione bancaria
Art. 1846 Disponibilità delle cose date in pegno
Nell'anticipazione bancaria su pegno di titoli o di merci (2784 e seguenti), la banca non può
disporre delle cose ricevute in pegno, se ha rilasciato un documento nel quale le cose stesse sono
individuate (2792). Il patto contrario deve essere provato per iscritto (2725).
Art. 1847 Assicurazione delle merci
La banca deve provvedere per conto del contraente (1891) all'assicurazione delle merci date in
pegno, se, per la natura, il valore o l'ubicazione di esse, l'assicurazione risponde alle cautele d'uso.
Art. 1848 Spese di custodia
La banca, oltre al corrispettivo dovutole, ha diritto al rimborso delle spese occorse per la custodia
delle merci e dei titoli, salvo che ne abbia acquistato la disponibilità.
Art. 1849 Ritiro dei titoli o delle merci
Il contraente, anche prima della scadenza del contratto, può ritirare in parte i titoli o le merci dati in
pegno, previo rimborso proporzionale delle somme anticipate e delle altre somme spettanti alla
banca secondo la disposizione dell'articolo precedente, salvo che il credito residuo risulti
insufficientemente garantito (1795).
Art. 1850 Diminuzione della garanzia
Se il valore della garanzia diminuisce almeno di un decimo rispetto a quello che era al tempo del
contratto, la banca può chiedere al debitore un supplemento di garanzia nei termini d'uso, con la
diffida che, in mancanza, si procederà alla vendita dei titoli o delle merci dati in pegno (1461). Se il
debitore non ottempera alla richiesta, la banca può procedere alla vendita a norma del secondo e
quarto comma dell'art. 2797.
La banca ha diritto al rimborso immediato del residuo non soddisfatto col ricavato della vendita.
Art. 1851 Pegno irregolare a garanzia di anticipazione
Se, a garanzia di uno o più crediti, sono vincolati depositi di danaro, merci o titoli che non siano
stati individuati o per i quali sia stata conferita alla banca la facoltà di disporre, la banca deve
restituire solo la somma o la parte delle merci o dei titoli che eccedono l'ammontare dei crediti
garantiti. L'eccedenza e determinata in relazione al valore delle merci o dei titoli al tempo della
scadenza dei crediti.
SEZIONE V
Delle operazioni bancarie in conto corrente
Art. 1852 Disposizione da parte del correntista
Qualora il deposito, l'apertura di credito o altre operazioni bancarie siano regolate in conto corrente,
il correntista può disporre in qualsiasi momento delle somme risultanti a suo credito, salva
l'osservanza del termine di preavviso eventualmente pattuito.
Art. 1853 Compensazione tra i saldi di più rapporti o più conti
Se tra la banca e il correntista esistono più rapporti o più conti, ancorché in monete differenti, i saldi
attivi e passivi si compensano reciprocamente, salvo patto contrario (1241 e seguenti).
Art. 1854 Conto corrente intestato a più persone
Nel caso in cui il conto sia intestato a più persone, con facoltà per le medesime di compiere
operazioni anche separatamente, gli intestatari sono considerati creditori o debitori in solido dei
saldi del conto (1292 e seguenti).
Art. 1855 Operazione a tempo indeterminato
Se l'operazione regolata in conto corrente e a tempo indeterminato, ciascuna delle parti può recedere
dal contratto, dandone preavviso nel termine stabilito dagli usi o, in mancanza, entro quindici
giorni.
Art. 1856 Esecuzione d'incarichi
La banca risponde secondo le regole del mandato (1703 e seguenti) per l'esecuzione d'incarichi
ricevuti dal correntista o da altro cliente.
Se l'incarico deve eseguirsi su una piazza dove non esistono filiali della banca, questa può
incaricare dell'esecuzione un'altra banca o un suo corrispondente (1717).
Art. 1857 Norme applicabili
Alle operazioni regolate in conto corrente si applicano le norme degli artt. 1826, 1829 e 1832.
SEZIONE VI
Dello sconto bancario
Art. 1858 Nozione
Lo sconto è il contratto col quale la banca, previa deduzione dell'interesse, anticipa al cliente
l'importo di un credito verso terzi non ancora scaduto, mediante la cessione, salvo buon fine, del
credito stesso (1260 e seguenti).
Art. 1859 Sconto di cambiali
Se lo sconto avviene mediante girata di cambiale o di assegno bancario (2009 e seguenti), la banca,
nel caso di mancato pagamento, oltre ai diritti derivanti dal titolo, ha anche il diritto alla restituzione
della somma anticipata.
Sono salve le norme delle leggi speciali relative alla cessione della provvista nello sconto di tratte
non accettate o munite di clausole "senza accettazione".
Art. 1860 Sconto di tratte documentate
La banca che ha scontato tratte documentate ha sulla merce lo stesso privilegio del mandatario
finché il titolo rappresentativo è in suo possesso (2761).
CAPO XVIII
Della rendita perpetua
Art. 1861 Nozione
Col contratto di rendita perpetua una parte conferisce all'altra il diritto di esigere in perpetuo la
prestazione periodica (2948) di una somma di danaro o di una certa quantità di altre cose fungibili,
quale corrispettivo dell'alienazione di un immobile o della cessione di un capitale.
La rendita perpetua può essere costituita anche quale onere dell'alienazione gratuita di un immobile
o della cessione gratuita di un capitale (793).
Art. 1862 Norme applicabili
L'alienazione dell'immobile, se fatta a titolo oneroso, è soggetta alle norme stabilite per la vendita
(1470 e seguenti).
L'alienazione o la cessione fatta a titolo gratuito è soggetta alle norme stabilite per la donazione
(769 e seguenti).
Art. 1863 Rendita fondiaria e rendita semplice
E' fondiaria la rendita costituita mediante alienazione di un immobile. E' semplice quella costituita
mediante cessione di un capitale.
Art. 1864 Garanzia della rendita semplice
La rendita semplice deve essere garantita con ipoteca (2808) sopra un immobile; altrimenti il
capitale e ripetibile.
Art. 1865 Diritto di riscatto della rendita perpetua
La rendita perpetua è redimibile a volontà del debitore, nonostante qualunque convenzione
contraria.
Le parti possono tuttavia convenire che il riscatto non possa eseguirsi durante la vita del
beneficiario o prima di un certo termine, il quale non può eccedere i dieci anni nella rendita
semplice e i trenta anni nella rendita fondiaria.
Può anche stipularsi che il debitore non esegua il riscatto senza averne dato preavviso al
beneficiario.
Il termine di preavviso non può eccedere l'anno.
Se sono convenuti termini più lunghi, essi si riducono nei limiti sopra stabiliti.
Art. 1866 Esercizio del riscatto
Il riscatto della rendita semplice e della rendita fondiaria si effettua mediante il pagamento della
somma che risulta dalla capitalizzazione della rendita annua sulla base dell'interesse legale (1284).
Le modalità del riscatto sono stabilite dalle leggi speciali.
Art. 1867 Riscatto forzoso
Il debitore di una rendita perpetua può essere costretto al riscatto:
1) se è in mora nel pagamento di due annualità di rendita (1219);
2) se non ha dato al creditore le garanzie promesse, o se, venendo a mancare quelle già date, non ne
sostituisce altre di uguale sicurezza (1461,1844, 1850);
3) se, per effetto di alienazione (769 e seguenti, 1470 e seguenti) o di divisione (713 e seguenti), il
fondo su cui è garantita la rendita è diviso fra più di tre persone.
Art. 1868 Riscatto per insolvenza del debitore
Si fa pure luogo al riscatto della rendita nel caso d'insolvenza del debitore, salvo che, essendo stato
alienato il fondo su cui era garantita la rendita, l'acquirente se ne sia assunto il debito (1273) o si
dichiari pronto ad assumerlo.
Art. 1869 Altre prestazioni perpetue
Le disposizioni degli artt. 1864, 1865, 1866, 1867 e 1868 si applicano a ogni altra annua prestazione
perpetua costituita a qualsiasi titolo, anche per atto di ultima volontà.
Art. 1870 Ricognizione
Il debitore della rendita o di ogni altra prestazione annua che debba o possa durare oltre i dieci anni
deve fornire a proprie spese al titolare, se questi lo richiede, un nuovo documento (2720), trascorsi
nove anni dalla data del precedente (att. 186).
Art. 1871 Rendite dello Stato
Le disposizioni di questo capo non si applicano alle rendite emesse dallo Stato.
CAPO XIX
Della rendita vitalizia
Art. 1872 Modi di costituzione
La rendita vitalizia (2057) può essere costituita a titolo oneroso, mediante alienazione di un bene
mobile o immobile o mediante cessione di capitale (1350).
La rendita vitalizia può essere costituita anche per donazione (769 e seguenti) o per testamento (587
e seguenti), e in questo caso si osservano le norme stabilite dalla legge per tali atti (602 e seguenti,
782).
Art. 1873 Determinazione della durata
La rendita vitalizia può costituirsi per la durata della vita del beneficiario o di altra persona.
Essa può costituirsi anche per la durata della vita di più persone.
Art. 1874 Costituzione a favore di più persone
Se la rendita e costituita a favore di più persone, la parte spettante al creditore premorto si accresce
a favore degli altri, salvo patto contrario (674 e seguenti).
Art. 1875 Costituzione a favore di un terzo
La rendita vitalizia costituita a favore di un terzo (1411 e seguenti), quantunque importi per questo
una liberalità, non richiede le forme stabilite per la donazione (782 e seguenti, 809).
Art. 1876 Rendita costituita su persone già defunte
Il contratto e nullo, (1418 e seguenti) se la rendita e costituita per la durata della vita di persona che,
al tempo del contratto, aveva già cessato di vivere.
Art. 1877 Risoluzione del contratto di vitalizio oneroso
Il creditore di una rendita vitalizia costituita a titolo oneroso può chiedere la risoluzione del
contratto (1453 e seguenti), se il promittente non gli da o diminuisce le garanzie pattuite (1461).
Art. 1878 Mancanza di pagamento delle rate scadute
In caso di mancato pagamento delle rate di rendita scadute, il creditore della rendita, anche se e lo
stesso stipulante, non può domandare la risoluzione del contratto (1453 e seguenti), ma può far
sequestrare e vendere (Cod. Proc. Civ. 501 e seguenti, 670 e seguenti) i beni del suo debitore
affinché col ricavato della vendita si faccia l'impiego di una somma sufficiente ad assicurare il
pagamento della rendita (vedere anche Leggi Speciali, Fallimento).
Art. 1879 Divieto di riscatto e onerosità sopravvenuta
Il debitore della rendita, salvo patto contrario, non può liberarsi dal pagamento della rendita stessa
offrendo il rimborso del capitale, anche se rinunzia alla ripetizione delle annualità pagate.
Egli è tenuto a pagare la rendita per tutto il tempo per il quale è stata costituita, per quanto gravosa
sia divenuta la sua prestazione (1469).
Art. 1880 Modalità del pagamento della rendita
La rendita vitalizia costituita mediante contratto è dovuta al creditore in proporzione del numero dei
giorni vissuti da colui sulla vita del quale e costituita.
Se però è stato convenuto di pagarla a rate anticipate, ciascuna rata si acquista dal giorno in cui e
scaduta.
Art. 1881 Sequestro o pignoramento della rendita
Quando la rendita vitalizia e costituita a titolo gratuito, si può disporre che essa non sia soggetta a
pignoramento o a sequestro (Cod. Proc. Civ. 670 e seguenti) entro i limiti del bisogno alimentare
del creditore (433).
CAPO XX
Dell'assicurazione
SEZIONE I
Disposizioni generali
Art. 1882 Nozione
L'assicurazione è il contratto col quale l'assicuratore, verso pagamento di un premio, si obbliga a
rivalere l'assicurato, entro i limiti convenuti, del danno ad esso prodotto da un sinistro, ovvero a
pagare un capitale o una rendita al verificarsi di un evento attinente alla vita umana.
Art. 1883 Esercizio delle assicurazioni
L'impresa di assicurazione non può essere esercitata che da un istituto di diritto pubblico o da una
società per azioni e con l'osservanza delle norme stabilite dalle leggi speciali.
Art. 1884 Assicurazioni mutue
Le assicurazioni mutue sono disciplinate dalle norme del presente capo, in quanto compatibili con
la specialità del rapporto (2546 e seguenti).
Art. 1885 Assicurazioni contro i rischi della navigazione
Le assicurazioni contro i rischi della navigazione sono disciplinate dalle norme del presente capo
per quanto non è regolato dal codice della navigazione (Cod. Nav. 514 e seguenti, 446 e seguenti).
Art. 1886 Assicurazioni sociali
Le assicurazioni sociali sono disciplinate dalle leggi speciali. In mancanza si applicano le norme del
presente capo.
Art. 1887 Efficacia della proposta
La proposta scritta diretta all'assicuratore rimane ferma (1329) per il termine di quindici giorni, o di
trenta giorni quando occorre una visita medica. Il termine decorre dalla data della consegna o della
spedizione della proposta (1932).
Art. 1888 Prova del contratto
Il contratto di assicurazione deve essere provato per iscritto (2725).
L'assicuratore è obbligato a rilasciare al contraente la polizza di assicurazione o altro documento da
lui sottoscritto.
L'assicuratore è anche tenuto a rilasciare, a richiesta e a spese del contraente, duplicati o copie della
polizza; ma in tal caso può esigere la presentazione o la restituzione dell'originale (att. 187).
Art. 1889 Polizze all'ordine e al portatore
Se la polizza di assicurazione è all'ordine o al portatore, il suo trasferimento importa trasferimento
del credito verso l'assicuratore, con gli effetti della cessione (2003 e seguenti).
Tuttavia l'assicuratore è liberato se senza dolo o colpa grave adempie la prestazione nei confronti
del giratario o del portatore della polizza, anche se questi non è l'assicurato (1992).
In caso di smarrimento, furto o distruzione della polizza all'ordine, si applicano le disposizioni
relative all'ammortamento dei titoli all'ordine (2016 e seguenti; att. 187).
Art. 1890 Assicurazione in nome altrui
Se il contraente stipula l'assicurazione in nome altrui senza averne il potere, l'interessato può
ratificare il contratto anche dopo la scadenza o il verificarsi del sinistro (1399, 2031 seguente).
Il contraente è tenuto personalmente ad osservare gli obblighi derivanti dal contratto fino al
momento in cui l'assicuratore ha avuto notizia della ratifica o del rifiuto di questa.
Egli deve all'assicuratore i premi del periodo in corso nel momento in cui l'assicuratore ha avuto
notizia (1335) del rifiuto della ratifica.
Art. 1891 Assicurazione per conto altrui o per conto di chi spetta
Se l'assicurazione è stipulata per conto altrui o per conto di chi spetta, il contraente deve adempiere
gli obblighi derivanti dal contratto, salvi quelli che per loro natura non possono essere adempiuti
che dall'assicurato.
I diritti derivanti dal contratto spettano all'assicurato, e il contraente, anche se in possesso della
polizza, non può farli valere senza espresso consenso dell'assicurato medesimo.
All'assicurato sono opponibili le eccezioni che si possono opporre al contraente in dipendenza del
contratto.
Per il rimborso dei premi pagati all'assicuratore e delle spese del contratto, il contraente ha
privilegio sulle somme dovute dall'assicuratore nello stesso grado dei crediti per spese di
conservazione (2756).
Art. 1892 Dichiarazioni inesatte e reticenze con dolo o colpa grave
Le dichiarazioni inesatte e le reticenze del contraente, relative a circostanze tali che l'assicuratore
non avrebbe dato il suo consenso o non lo avrebbe dato alle medesime condizioni se avesse
conosciuto il vero stato delle cose, sono causa di annullamento (1441 e seguenti) del contratto
quando il contraente ha agito con dolo o con colpa grave.
L'assicuratore decade (2964 e seguenti) dal diritto d'impugnare il contratto se, entro tre mesi dal
giorno in cui ha conosciuto l'inesattezza della dichiarazione o la reticenza, non dichiara al
contraente di volere esercitare l'impugnazione.
L'assicuratore ha diritto ai premi relativi al periodo di assicurazione in corso al momento in cui ha
domandato l'annullamento e, in ogni caso, al premio convenuto per il primo anno. Se il sinistro si
verifica prima che sia decorso il termine indicato dal comma precedente, egli non è tenuto a pagare
la somma assicurata.
Se l'assicurazione riguarda più persone o più cose, il contratto è valido per quelle persone o per
quelle cose alle quali non si riferisce la dichiarazione inesatta o la reticenza (1932).
Art. 1893 Dichiarazioni inesatte e reticenze senza dolo o colpa grave
Se il contraente ha agito senza dolo o colpa grave, le dichiarazioni inesatte e le reticenze non sono
causa di annullamento del contratto, ma l'assicuratore può recedere dal contratto stesso, mediante
dichiarazione da farsi all'assicurato nei tre mesi dal giorno in cui ha conosciuto l'inesattezza della
dichiarazione o la reticenza.
Se il sinistro si verifica prima che l'inesattezza della dichiarazione o la reticenza sia conosciuta
dall'assicuratore, o prima che questi abbia dichiarato di recedere dal contratto, la somma dovuta è
ridotta in proporzione della differenza tra il premio convenuto e quello che sarebbe stato applicato
se si fosse conosciuto il vero stato delle cose.
Art. 1894 Assicurazione in nome o per conto di terzi
Nelle assicurazioni in nome o per conto di terzi, se questi hanno conoscenza dell'inesattezza delle
dichiarazioni o delle reticenze relative al rischio, si applicano a favore dell'assicuratore le
disposizioni degli artt. 1892 e 1893 (1391,1932).
Art. 1895 Inesistenza del rischio
Il contratto è nullo (1418 e seguenti) se il rischio non è mai esistito o ha cessato di esistere prima
della conclusione del contratto.
Art. 1896 Cessazione del rischio durante l'assicurazione
Il contratto si scioglie (1453 e seguenti) se il rischio cessa di esistere dopo la conclusione del
contratto stesso, ma l'assicuratore ha diritto al pagamento dei premi finché la cessazione del rischio
non gli sia comunicata o non venga altrimenti a sua conoscenza. I premi relativi al periodo di
assicurazione in corso al momento della comunicazione o della conoscenza (1335) sono dovuti per
intero.
Qualora gli effetti dell'assicurazione debbano avere inizio in un momento posteriore alla
conclusione del contratto e il rischio cessi nell'intervallo, l'assicuratore ha diritto al solo rimborso
delle spese.
Art. 1897 Diminuzione del rischio
Se il contraente comunica all'assicuratore mutamenti che producono una diminuzione del rischio
tale che, se fosse stata conosciuta al momento della conclusione del contratto, avrebbe portato alla
stipulazione di un premio minore, l'assicuratore, a decorrere dalla scadenza del premio o della rata
di premio successiva alla comunicazione suddetta, non può esigere che il minor premio, ma ha
facoltà di recedere dal contratto entro due mesi (2964) dal giorno in cui e stata fatta la
comunicazione.
La dichiarazione di recesso dal contratto ha effetto dopo un mese (1932; att. 187).
Art. 1898 Aggravamento del rischio
Il contraente ha l'obbligo di dare immediato avviso all'assicuratore dei mutamenti che aggravano il
rischio in modo tale che, se il nuovo stato di cose fosse esistito e fosse stato conosciuto
dall'assicuratore al momento della conclusione del contratto, l'assicuratore non avrebbe consentito
l'assicurazione o l'avrebbe consentita per un premio più elevato (1926).
L'assicuratore può recedere dal contratto, dandone comunicazione per iscritto all'assicurato entro un
mese (2964) dal giorno in cui ha ricevuto l'avviso o ha avuto in altro modo conoscenza (1335)
dell'aggravamento del rischio.
Il recesso dell'assicuratore ha effetto immediato se l'aggravamento è tale che l'assicuratore non
avrebbe consentito l'assicurazione; ha effetto dopo quindici giorni, se l'aggravamento del rischio è
tale che per l'assicurazione sarebbe stato richiesto un premio maggiore.
Spettano all'assicuratore i premi relativi al periodo di assicurazione in corso al momento in cui è
comunicata la dichiarazione di recesso.
Se il sinistro si verifica prima che siano trascorsi i termini per la comunicazione e per l'efficacia del
recesso, l'assicuratore non risponde qualora l'aggravamento del rischio sia tale che egli non avrebbe
consentito l'assicurazione se il nuovo stato di cose fosse esistito al momento del contratto; altrimenti
la somma dovuta e ridotta, tenuto conto del rapporto tra il premio stabilito nel contratto e quello che
sarebbe stato fissato se il maggiore rischio fosse esistito al tempo del contratto stesso (1932; att.
187).
Art. 1899 Durata dell'assicurazione
L'assicurazione ha effetto dalle ore ventiquattro del giorno della conclusione del contratto alle ore
ventiquattro dell'ultimo giorno della durata stabilita nel contratto stesso. Se questa supera i dieci
anni, le parti, trascorso il decennio e nonostante patto contrario, hanno facoltà di recedere dal
contratto, con preavviso di sei mesi, che può darsi anche mediante raccomandata.
Il contratto può essere tacitamente prorogato una o più volte, ma ciascuna proroga tacita non può
avere una durata superiore a due anni (1932; att. 187).
Le norme del presente articolo non si applicano alle assicurazioni sulla vita (1919 e seguenti).
Art. 1900 Sinistri cagionati con dolo o con colpa grave dell'assicurato o dei dipendenti
L'assicuratore non è obbligato per i sinistri cagionati da dolo o da colpa grave del contraente,
dell'assicurato o del beneficiario, salvo patto contrario per i casi di colpa grave.
L'assicuratore è obbligato per il sinistro cagionato da dolo o da colpa grave delle persone del fatto
delle quali l'assicurato deve rispondere (2047 e seguenti).
Egli è obbligato altresì, nonostante patto contrario, per i sinistri conseguenti ad atti del contraente,
dell'assicurato o del beneficiario, compiuti per dovere di solidarietà umana o nella tutela degli
interessi comuni all'assicuratore.
Art. 1901 Mancato pagamento del premio
Se il contraente non paga il premio o la prima rata di premio stabilita dal contratto, l'assicurazione
resta sospesa fino alle ore ventiquattro del giorno in cui il contraente paga quanto è da lui dovuto.
Se alle scadenze convenute il contraente non paga i premi successivi, l'assicurazione resta sospesa
dalle ore ventiquattro del quindicesimo giorno dopo quello della scadenza.
Nelle ipotesi previste dai due commi precedenti il contratto è risoluto di diritto (1453 e seguenti) se
l'assicuratore, nel termine di sei mesi dal giorno in cui il premio o la rata sono scaduti, non agisce
per la riscossione; l'assicuratore ha diritto soltanto al pagamento del premio relativo al periodo di
assicurazione in corso e al rimborso delle spese. La presente norma non si applica alle assicurazioni
sulla vita (1919 e seguenti, 1924,1932; att. 187).
Art. 1902 Fusione, concentrazione e liquidazione coatta amministrativa
La fusione e la concentrazione di aziende tra più imprese assicuratrici non sono cause di
scioglimento del contratto di assicurazione. Il contratto continua con l'impresa assicuratrice che
risulta dalla fusione o che incorpora le imprese preesistenti. Per i trasferimenti di portafoglio si
osservano le leggi speciali.
Nel caso di liquidazione coatta amministrativa dell'impresa assicuratrice, il contratto di
assicurazione si scioglie nei modi e con gli effetti stabiliti dalle leggi speciali anche per ciò che
riguarda il privilegio a favore della massa degli assicurati (att. 187).
Art. 1903 Agenti di assicurazione
Gli agenti autorizzati a concludere contratti di assicurazione possono compiere gli atti concernenti
le modificazioni e la risoluzione dei contratti medesimi, salvi i limiti contenuti nella procura che sia
pubblicata nelle forme richieste dalla legge (1753).
Possono inoltre promuovere azioni ed essere convenuti in giudizio in nome dell'assicuratore, per le
obbligazioni dipendenti dagli atti compiuti nell'esecuzione del loro mandato, davanti l'autorità
giudiziaria del luogo in cui ha sede l'agenzia presso la quale e stato concluso il contratto (1932; att.
187; Cod. Proc. Civ. 77).
SEZIONE II
Dell'assicurazione contro i danni
Art. 1904 Interesse all'assicurazione
Il contratto di assicurazione contro i danni è nullo (1418 e seguenti) se, nel momento in cui
l'assicurazione deve avere inizio, non esiste un interesse dell'assicurato al risarcimento del danno.
Art. 1905 Limiti del risarcimento
L'assicuratore e tenuta a risarcire, nei modi e nei limiti stabiliti dal contratto, il danno sofferto
dall'assicurato in conseguenza del sinistro.
L'assicuratore risponde del profitto sperato solo se si e espressamente obbligato.
Art. 1906 Danni cagionati da vizio della cosa
Salvo patto contrario, l'assicuratore non risponde dei danni prodotti da vizio intrinseco della cosa
assicurata, che non gli sia stato denunziato.
Se il vizio ha aggravato il danno, l'assicuratore, salvo patto contrario, risponde del danno nella
misura in cui sarebbe stato a suo carico, qualora il vizio non fosse esistito.
Art. 1907 Assicurazione parziale
Se l'assicurazione copre solo una parte del valore che la cosa assicurata aveva nel tempo del
sinistro, l'assicuratore risponde dei danni in proporzione della parte suddetta, a meno che non sia
diversamente convenuto.
Art. 1908 Valore della cosa assicurata
Nell'accertare il danno non si può attribuire alle cose perite o danneggiate un valore superiore a
quello che avevano al tempo del sinistro.
Il valore delle cose assicurate può essere tuttavia stabilito al tempo della conclusione del contratto,
mediante stima accettata per iscritto dalle parti.
Non equivale a stima la dichiarazione di valore delle cose assicurate contenuta nella polizza o in
altri documenti.
Nell'assicurazione dei prodotti del suolo il danno si determina in relazione al valore che i prodotti
avrebbero avuto al tempo della maturazione o al tempo in cui ordinariamente si raccolgono.
Art. 1909 Assicurazione per somma eccedente il valore delle cose
L'assicurazione per una somma che eccede il valore reale della cosa assicurata non è valida (1441 e
seguenti) se vi e stato dolo da parte dell'assicurato; l'assicuratore, se è in buona fede, ha diritto ai
premi del periodo di assicurazione in corso.
Se non vi e stato dolo da parte del contraente, il contratto ha effetto fino alla concorrenza del valore
reale della cosa assicurata, e il contraente ha diritto di ottenere per l'avvenire una proporzionale
riduzione del premio.
Art. 1910 Assicurazione presso diversi assicuratori
Se per il medesimo rischio sono contratte separatamente più assicurazioni presso diversi
assicuratori, l'assicurato deve dare avviso di tutte le assicurazioni a ciascun assicuratore.
Se l'assicurato omette dolosamente di dare l'avviso, gli assicuratori non sono tenuti a pagare
l'indennità.
Nel caso di sinistro, l'assicurato deve darne avviso a tutti gli assicuratori a norma dell'art. 1913,
indicando a ciascuno il nome degli altri. L'assicurato può chiedere a ciascun assicuratore l'indennità
dovuta secondo il rispettivo contratto, purché le somme complessivamente riscosse non superino
l'ammontare del danno.
L'assicuratore che ha pagato ha diritto di regresso contro gli altri per la ripartizione proporzionale in
ragione delle indennità dovute secondo i rispettivi contratti. Se un assicuratore è insolvente, la sua
quota viene ripartita fra gli altri assicuratori.
Art. 1911 Coassicurazione
Qualora la medesima assicurazione o l'assicurazione di rischi relativi alle stesse cose sia ripartita tra
più assicuratori per quote determinate, ciascun assicuratore è tenuto al pagamento dell'indennità
assicurata soltanto in proporzione della rispettiva quota, anche se unico e il contratto sottoscritto da
tutti gli assicuratori.
Art. 1912 Terremoto, guerra, insurrezione, tumulti popolari
Salvo patto contrario, l'assicuratore non è obbligato per i danni determinati da movimenti tellurici,
da guerra, da insurrezione o da tumulti popolari.
Art. 1913 Avviso all'assicuratore in caso di sinistro
L'assicurato deve dare avviso del sinistro all'assicuratore o all'agente autorizzato a concludere il
contratto, entro tre giorni da quello in cui il sinistro si è verificato o l'assicurato ne ha avuta
conoscenza. Non è necessario l'avviso, se l'assicuratore o l'agente autorizzato alla conclusione del
contratto interviene entro il detto termine alle operazioni di salvataggio o di constatazione del
sinistro.
Nelle assicurazioni contro la mortalità del bestiame l'avviso, salvo patto contrario, deve essere dato
entro ventiquattro ore.
Art. 1914 Obbligo di salvataggio
L'assicurato deve fare quanto gli è possibile per evitare o diminuire il danno (1227).
Le spese fatte a questo scopo dall'assicurato sono a carico dell'assicuratore, in proporzione del
valore assicurato rispetto a quello che la cosa aveva nel tempo del sinistro, anche se il loro
ammontare, unitamente a quello del danno, supera la somma assicurata, e anche se non si e
raggiunto lo scopo, salvo che l'assicuratore provi che le spese sono state fatte inconsideratamente
(att. 187).
L'assicuratore risponde dei danni materiali direttamente derivati alle cose assicurate dai mezzi
adoperati dall'assicurato per evitare o diminuire i danni del sinistro, salvo che egli provi che tali
mezzi sono stati adoperati inconsideratamente (1900-3).
L'intervento dell'assicuratore per il salvataggio delle cose assicurate e per la loro conservazione non
pregiudica i suoi diritti.
L'assicuratore che interviene al salvataggio deve, se richiesto dall'assicurato, anticiparne le spese o
concorrere in proporzione del valore assicurato.
Art. 1915 Inadempimento dell'obbligo di avviso o di salvataggio
L'assicurato che dolosamente non adempie l'obbligo dell'avviso o del salvataggio perde il diritto
all'indennità.
Se l'assicurato omette colposamente di adempiere tale obbligo, l'assicuratore ha diritto di ridurre
l'indennità in ragione del pregiudizio sofferto (att. 187).
Art. 1916 Diritto di surrogazione dell'assicuratore
L'assicuratore che ha pagato l'indennità è surrogato (1203), fino alla concorrenza dell'ammontare di
essa, nei diritti dell'assicurato verso i terzi responsabili (1589).
Salvo il caso di dolo, la surrogazione non ha luogo se il danno è causato dai figli, dagli affiliati,
dagli ascendenti, da altri parenti o a affini dell'assicurato stabilmente con lui conviventi o da
domestici.
L'assicurato è responsabile verso l'assicuratore del pregiudizio arrecato al diritto di surrogazione
(1589).
Le disposizioni di questo articolo si applicano anche alle assicurazioni contro gli infortuni sul
lavoro e contro le disgrazie accidentali.
NOTA Il secondo comma è stato dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale (21 maggio 1975,
n. 117) per ciò che riguarda il non annoverare , fra le persone nei confronti delle quali non è
ammessa la surrogazione, il coniuge dell'assicurato.
Art. 1917 Assicurazione della responsabilità civile
Nell'assicurazione della responsabilità civile l'assicuratore e obbligato a tenere indenne l'assicurato
di quanto questi, in conseguenza del fatto accaduto durante il tempo dell'assicurazione, deve pagare
a un terzo, in dipendenza della responsabilità dedotta nel contratto (2952). Sono esclusi i danni
derivanti da fatti dolosi (2767).
L'assicuratore ha facoltà, previa comunicazione all'assicurato, di pagare direttamente al terzo
danneggiato l'indennità dovuta, ed e obbligato al pagamento diretto se l'assicurato lo richiede.
Le spese sostenute per resistere all'azione del danneggiato contro l'assicurato sono a carico
dell'assicuratore nei limiti del quarto della somma assicurata. Tuttavia, nel caso che sia dovuta al
danneggiato una somma superiore al capitale assicurato, le spese giudiziali si ripartiscono tra
assicuratore e assicurato in proporzione del rispettivo interesse.
L'assicurato, convenuto dal danneggiato, può chiamare in causa l'assicuratore (1932; Cod. Proc.
Civ. 196)
(Vedere anche Leggi Speciali, Assicurazione obbligatoria).
Art. 1918 Alienazione delle cose assicurate
L'alienazione delle cose assicurate non è causa di scioglimento del contratto di assicurazione.
L'assicurato, che non comunica all'assicuratore l'avvenuta alienazione e all'acquirente l'esistenza del
contratto di assicurazione, rimane obbligato a pagare i premi che scadono posteriormente alla data
dell'alienazione.
I diritti e gli obblighi dell'assicurato passano all'acquirente, se questi, avuta notizia dell'esistenza del
contratto di assicurazione entro dieci giorni dalla scadenza del primo premio successivo
all'alienazione, non dichiara all'assicuratore, mediante raccomandata, che non intende subentrare nel
contratto. Spettano in tal caso all'assicuratore i premi relativi al periodo di assicurazione in corso.
L'assicuratore, entro dieci giorni da quello in cui ha avuto notizia dell'avvenuta alienazione, può
recedere dal contratto con preavviso di quindici giorni, che può essere dato anche mediante
raccomandata.
Se è stata emessa una polizza all'ordine (2008) o al portatore (2003, 1889), nessuna notizia
dell'alienazione deve essere data all'assicuratore, e così quest'ultimo come l'acquirente non possono
recedere dal contratto.
SEZIONE III
Dell'assicurazione sulla vita
Art. 1919 Assicurazione sulla vita propria o di un terzo
L'assicurazione può essere stipulata sulla vita propria o su quella di un terzo.
L'assicurazione contratta per il caso di morte di un terzo non è valida se questi o il suo legale
rappresentante non dà il consenso alla conclusione del contratto. Il consenso deve essere provato
per iscritto (2725).
Art. 1920 Assicurazione a favore di un terzo
E' valida l'assicurazione sulla vita a favore di un terzo (1411 e seguenti).
La designazione del beneficiario può essere fatta nel contratto di assicurazione, o con successiva
dichiarazione scritta comunicata all'assicuratore, o per testamento (587 e seguente, 649); essa e
efficace anche se il beneficiario è determinato solo genericamente. Equivale a designazione
l'attribuzione della somma assicurata fatta nel testamento a favore di una determinata persona.
Per effetto della designazione il terzo acquista un diritto proprio ai vantaggi dell'assicurazione
(1411, 1923).
Art. 1921 Revoca del beneficio
La designazione del beneficiario è revocabile con le forme con le quali può essere fatta a norma
dell'articolo precedente. La revoca non può tuttavia farsi dagli eredi dopo la morte del contraente,
né dopo che, verificatosi l'evento, il beneficiario ha dichiarato di voler profittare del beneficio
(1411).
Se il contraente ha rinunziato per iscritto al potere di revoca, questa non ha effetto dopo che il
beneficiario ha dichiarato al contraente di voler profittare del beneficio. La rinuncia del contraente e
la dichiarazione del beneficiario devono essere comunicate per iscritto all'assicuratore (att. 188).
Art. 1922 Decadenza dal beneficio
La designazione del beneficiario, anche se irrevocabile, non ha effetto qualora il beneficiario attenti
alla vita dell'assicurato (801).
Se la designazione e irrevocabile ed è stata fatta a titolo di liberalità, essa può essere revocata nei
casi previsti dall'art. 800 (att. 188).
Art. 1923 Diritti dei creditori e degli eredi
Le somme dovute dall'assicuratore al contraente o al beneficiario non possono essere sottoposte ad
azione esecutiva o cautelare (Cod. Proc. Civ. 491 e seguenti, 670 e seguenti).
Sono salve, rispetto ai premi pagati, le disposizioni relative alla revocazione degli atti compiuti in
pregiudizio dei creditori (2901 e seguenti) e quelle relative alla collazione (737 e seguenti),
all'imputazione (747) e alla riduzione (555 e seguenti) delle donazioni.
Art. 1924 Mancato pagamento dei premi
Se il contraente non paga il premio relativo al primo anno, l'assicuratore può agire per l'esecuzione
del contratto nel termine di sei mesi dal giorno in cui il premio è scaduto. La disposizione si applica
anche se il premio è ripartito in più rate, fermo restando il disposto dei primi due commi dell'art.
1901; in tal caso il termine decorre dalla scadenza delle singole rate.
Se il contraente non paga i premi successivi nel termine di tolleranza previsto dalla polizza o, in
mancanza, nel termine di venti giorni dalla scadenza, il contratto è risoluto di diritto (1453 e
seguenti), e i premi pagati restano acquisiti all'assicuratore, salvo che sussistano le condizioni per il
riscatto dell'assicurazione o per la riduzione della somma assicurata.
Art. 1925 Riscatto e riduzione della polizza
Le polizze di assicurazione devono regolare i diritti di riscatto e di riduzione della somma
assicurata, in modo tale che l'assicurato sia in grado, in ogni momento, di conoscere quale sarebbe il
valore di riscatto o di riduzione dell'assicurazione.
Art. 1926 Cambiamento di professione dell'assicurato
I cambiamenti di professione o di attività dell'assicurato non fanno cessare gli effetti
dell'assicurazione, qualora non aggravino il rischio in modo tale che, se il nuovo stato di cose fosse
esistito al tempo del contratto, l'assicuratore non avrebbe consentito l'assicurazione (1898).
Qualora i cambiamenti siano di tale natura che, se il nuovo stato di cose fosse esistito al tempo del
contratto, l'assicuratore avrebbe consentito l'assicurazione per un premio più elevato, il pagamento
della somma assicurata è ridotto in proporzione del minor premio convenuto in confronto di quello
che sarebbe stato stabilito.
Se l'assicurato dà notizia dei suddetti cambiamenti all'assicuratore, questi, entro quindici giorni,
deve dichiarare se intende far cessare gli effetti del contratto ovvero ridurre la somma assicurata o
elevare il premio.
Se l'assicuratore dichiara di voler modificare il contratto in uno dei due sensi su indicati,
l'assicurato, entro quindici giorni successivi, deve dichiarare se intende accettare la proposta.
Se l'assicurato dichiara di non accettare, il contratto e risoluto, salvo il diritto dell'assicuratore al
premio relativo al periodo di assicurazione in corso e salvo il diritto dell'assicurato al riscatto. Il
silenzio dell'assicurato vale come adesione alla proposta dell'assicuratore.
Le comunicazioni e dichiarazioni previste dai commi precedenti possono farsi anche mediante
raccomandata (att. 187).
Art. 1927 Suicidio dell'assicurato
In caso di suicidio dell'assicurato, avvenuto prima che siano decorsi due anni dalla stipulazione del
contratto, l'assicuratore non è tenuto al pagamento delle somme assicurate, salvo patto contrario.
L'assicuratore non è nemmeno obbligato se, essendovi stata sospensione del contratto per mancato
pagamento dei premi (1901), non sono decorsi due anni dal giorno in cui la sospensione e cessata.
SEZIONE IV
Della riassicurazione
Art. 1928 Prova
I contratti generali di riassicurazione relativi a una serie di rapporti assicurativi devono essere
provati per iscritto (2725).
I rapporti di riassicurazione in esecuzione dei contratti generali e i contratti di riassicurazione per
singoli rischi possono essere provati secondo le regole generali (2697 e seguenti, 2952).
Art. 1929 Efficacia del contratto
Il contratto di riassicurazione non crea rapporti tra l'assicurato e il riassicuratore, salve le
disposizioni delle leggi speciali sul privilegio a favore della massa degli assicurati.
Art. 1930 Diritto del riassicurato in caso di liquidazione coatta amministrativa
In caso di liquidazione coatta amministrativa del riassicurato, il riassicuratore deve pagare
integralmente l'indennità dovuta al riassicurato, salva la compensazione con i premi e gli altri crediti
(1241 e seguenti; att. 187).
Art. 1931 Compensazione dei crediti e debiti
In caso di liquidazione coatta amministrativa dell'impresa del riassicuratore o del riassicurato, i
debiti e i crediti che, alla fine della liquidazione, risultano dalla chiusura dei conti relativi a più
contratti di riassicurazione, si compensano di diritto (1241 e seguenti; att. 187).
SEZIONE V
Disposizioni finali
Art. 1932 Norme inderogabili
Le disposizioni degli artt. 1887, 1892, 1893, 1894, 1897, 1898, 1899 secondo comma, 1901, 1903
secondo comma, 1914 secondo comma, 1915 secondo comma, 1917 terzo e quarto comma e 1926
non possono essere derogate se non in senso più favorevole all'assicurato.
Le clausole che derogano in senso meno favorevole all'assicurato sono sostituite di diritto dalle
corrispondenti disposizioni di legge (1339, 1419).
CAPO XXI
Del giuoco e della scommessa
Art. 1933 Mancanza di azione
Non compete azione per il pagamento di un debito di giuoco o di scommessa, anche se si tratta di
giuoco o di scommessa non proibiti.
Il perdente tuttavia non può ripetere quanto abbia spontaneamente pagato dopo l'esito di un giuoco
o di una scommessa in cui non vi sia stata alcuna frode (2034). La ripetizione e ammessa in ogni
caso se il perdente è un incapace (414 e seguente, 1191).
Art. 1934 Competizioni sportive
Sono eccettuati dalla norma del primo comma dell'articolo precedente, anche rispetto alle persone
che non vi prendono parte, i giuochi che addestrano al maneggio delle armi, le corse di ogni specie
e ogni altra competizione sportiva.
Tuttavia il giudice può rigettare o ridurre la domanda, qualora ritenga la posta eccessiva.
Art. 1935 Lotterie autorizzate
Le lotterie danno luogo ad azione in giudizio, qualora siano state legalmente autorizzate.
CAPO XXII
Della fideiussione
SEZIONE I
Disposizioni generali
Art. 1936 Nozione
E' fideiussiore colui che, obbligandosi personalmente verso il creditore, garantisce l'adempimento di
un'obbligazione altrui.
La fideiussione è efficace anche se il debitore non ne ha conoscenza.
Art. 1937 Manifestazione della volontà
La volontà di prestare fideiussione deve essere espressa.
Art. 1938 Fideiussione per obbligazioni future o condizionali
La fideiussione può essere prestata anche per un'obbligazione condizionale o futura (1353), con la
previsione in quest'ultimo caso dell'importo massimo garantito.
NOTA Comma così sostituito dall'art. 10 della Lelle 17 febbraio 1992, n. 154, riportata tra le Leggi
Speciali).
Art. 1939 Validità della fideiussione
La fideiussione non è valida se non è valida l'obbligazione principale (1255), salvo che sia prestata
per un'obbligazione assunta da un incapace.
Art. 1940 Fideiussore del fideiussore
La fideiussione può essere prestata così per il debitore principale, come per il suo fideiussore.
Art. 1941 Limiti della fideiussione
La fideiussione non può eccedere ciò che è dovuto al debitore, né può essere prestata a condizioni
più onerose.
Può prestarsi per una parte soltanto del debito o a condizioni meno onerose.
La fideiussione eccedente il debito o contratta a condizioni più onerose è valida nei limiti
dell'obbligazione principale.
Art. 1942 Estensione della fideiussione
Salvo patto contrario, la fideiussione si estende a tutti gli accessori del debito principale, nonché
alle spese per la denunzia al fideiussore della causa promossa contro il debitore principale e alle
spese successive.
Art. 1943 Obbligazione di prestare fideiussione
Il debitore obbligato a dare un fideiussore (1179) deve presentare persona capace, che possieda beni
sufficienti a garantire l'obbligazione (2740) e che abbia o elegga domicilio nella giurisdizione della
corte di appello in cui la fideiussione si deve prestare (att. 189).
Quando il fideiussore e divenuto insolvente, deve esserne dato un altro, tranne che la fideiussione
sia stata prestata dalla persona voluta dal creditore.
SEZIONE II
Dei rapporti tra creditore e fideiussore
Art. 1944 Obbligazione del fideiussore
Il fideiussore e obbligato in solido col debitore principale al pagamento del debito (1292 e seguenti,
1410).
Le parti però possono convenire che il fideiussore non sia tenuto a pagare prima dell'esclusione del
debitore principale. In tal caso il fideiussore, che sia convenuto dal creditore e intenda valersi del
beneficio dell'escussione, deve indicare i beni del debitore principale da sottoporre ad esecuzione
(2268).
Salvo patto contrario, il fideiussore è tenuto ad anticipare le spese necessarie.
Art. 1945 Eccezioni opponibili dal fideiussore
Il fideiussore può opporre contro il creditore tutte le eccezioni che spettano al debitore principale
(1239), salva quella derivante dall'incapacità (1247, 1939).
Art. 1946 Fideiussione prestata da più persone
Se più persone hanno prestato fideiussione per un medesimo debitore e a garanzia di un medesimo
debito (1292), ciascuna di esse e obbligata per l'intero debito, salvo che sia stato pattuito il beneficio
della divisione.
Art. 1947 Beneficio della divisione
Se è stato stipulato il beneficio della divisione, ogni fideiussore che sia convenuto per il pagamento
dell'intero debito può esigere che il creditore riduca l'azione alla parte da lui dovuta.
Se alcuno dei fideiussori era insolvente al tempo in cui un altro ha fatto valere il beneficio della
divisione, questi è obbligato per tale insolvenza in proporzione della sua quota, ma non risponde
delle insolvenze sopravvenute.
Art. 1948 Obbligazione del fideiussore del fideiussore
Il fideiussore del fideiussore non è obbligato verso il creditore, se non nel caso in cui il debitore
principale e tutti i fideiussori di questo siano insolventi, o siano liberati perché incapaci.
SEZIONE III
Dei rapporti tra fideiussore e debitore principale
Art. 1949 Surrogazione del fideiussore nei diritti del creditore
Il fideiussore che ha pagato il debito è surrogato nei diritti che il creditore aveva contro il debitore
(1203).
Art. 1950 Regresso contro il debitore principale
Il fideiussore che ha pagato ha regresso contro il debitore principale, benché questi non fosse
consapevole della prestata fideiussione (1936).
Il regresso comprende il capitale, gli interessi e le spese che il fideiussore ha fatte dopo che ha
denunziato al debitore principale le istanze proposte contro di lui.
Il fideiussore inoltre ha diritto agli interessi legali sulle somme pagate dal giorno del pagamento. Se
il debito principale produceva interessi in misura superiore al saggio legale (1284), il fideiussore ha
diritto a questi fino al rimborso del capitale (1224).
Se il debitore è incapace (414 e seguente, 1939), il regresso del fideiussore è ammesso solo nei
limiti di ciò che sia stato rivolto a suo vantaggio (2041 e seguente).
Art. 1951 Regresso contro più debitori principali
Se vi sono più debitori principali obbligati in solido, il fideiussore che ha garantito per tutti ha
regresso contro ciascuno per ripetere integralmente ciò che ha pagato.
Art. 1952 Divieto di agire contro il debitore principale
Il fideiussore non ha regresso contro il debitore principale se, per avere omesso di denunziargli il
pagamento fatto, il debitore ha pagato ugualmente il debito.
Se il fideiussore ha pagato senza averne dato avviso al debitore principale, questi può opporgli le
eccezioni che avrebbe potuto opporre al creditore principale all'atto del pagamento.
In entrambi i casi è fatta salva al fideiussore l'azione per la ripetizione contro il creditore.
Art. 1953 Rilievo del fideiussore
Il fideiussore, anche prima di aver pagato, può agire contro il debitore perché questi gli procuri la
liberazione o, in mancanza, presti le garanzie necessarie per assicurargli il soddisfacimento delle
eventuali ragioni di regresso (1179), nei casi seguenti:
1) quando è convenuto in giudizio per il pagamento;
2) quando il debitore è divenuto insolvente;
3) quando il debitore si è obbligato di liberarlo dalla fideiussione entro un tempo determinato;
4) quando il debito è divenuto esigibile per la scadenza del termine;
5) quando sono decorsi cinque anni, e l'obbligazione principale non ha un termine, purché essa non
sia di tal natura da non potersi estinguere prima di un tempo determinato.
SEZIONE IV
Dei rapporti fra più fideiussori
Art. 1954 Regresso contro gli altri fideiussori
Se più persone hanno prestato fideiussione per un medesimo debitore e per un medesimo debito, il
fideiussore che ha pagato ha regresso contro gli altri fideiussori per la loro rispettiva porzione. Se
uno di questi è insolvente, si osserva la disposizione del secondo comma dell'art. 1299 (1239).
SEZIONE V
Dell'estinzione della fideiussione
Art. 1955 Liberazione del fideiussore per fatto del creditore
La fideiussione si estingue quando, per fatto del creditore, non può avere effetto la surrogazione del
fideiussore nei diritti (1949), nel pegno (2784 e seguenti), nelle ipoteche (2808 e seguenti) e nei
privilegi (2745 e seguenti) del creditore.
Art. 1956 Liberazione del fideiussore per obbligazione futura
Il fideiussore per un'obbligazione futura (1938) è liberato se il creditore, senza speciale
autorizzazione del fideiussore, ha fatto credito al terzo, pur conoscendo che le condizioni
patrimoniali di questo erano divenute tali da rendere notevolmente più difficile il soddisfacimento
del credito (1461, 1844, 1850, 1877).
Non è valida la preventiva rinuncia del fideiussore ad avvalersi della liberazione.
(Comma aggiunto dall'art. 10, Legge 17 febbraio 1992, n. 154, riportata tra le Leggi Speciali).
Art. 1957 Scadenza dell'obbligazione principale
Il fideiussore rimane obbligato anche dopo la scadenza dell'obbligazione principale, purché il
creditore entro sei mesi (2964; att. 190) abbia proposto le sue istanze contro il debitore e le abbia
con diligenza continuate (1267).
La disposizione si applica anche al caso in cui il fideiussore ha espressamente limitato la sua
fideiussione allo stesso termine dell'obbligazione principale.
In questo caso però l'istanza contro il debitore deve essere proposta entro due mesi.
L'istanza proposta contro il debitore interrompe la prescrizione anche nei confronti del fideiussore
(2943 e seguenti; att. 190).
CAPO XXIII
Del mandato di credito
Art. 1958 Effetti del mandato di credito
Se una persona si obbliga verso un'altra, che le ha conferito l'incarico, a fare credito a un terzo, in
nome e per conto proprio, quella che ha dato l'incarico risponde come fideiussore di un debito
futuro (1938).
Colui che ha accettato l'incarico non può rinunziarvi, ma chi l'ha conferito può revocarlo, salvo
l'obbligo di risarcire il danno (1223) all'altra parte.
Art. 1959 Sopravvenuta insolvenza del mandante o del terzo
Se, dopo l'accettazione dell'incarico, le condizioni patrimoniali di colui che lo ha conferito o del
terzo sono divenute tali da rendere notevolmente più difficile il soddisfacimento del credito, colui
che ha accettato l'incarico non può essere costretto ad eseguirlo (1461).
Si applica inoltre la disposizione dell'art. 1956.
CAPO XXIV
Dell'anticresi
Art. 1960 Nozione
L'anticresi è il contratto col quale il debitore o un terzo si obbliga a consegnare un immobile al
creditore a garanzia del credito, affinché il creditore ne percepisca i frutti, imputandoli agli interessi,
se dovuti e quindi al capitale (1194).
Art. 1961 Obblighi del creditore anticretico
Il creditore, se non è stato convenuto diversamente, è obbligato a pagare i tributi e i pesi annui
dell'immobile ricevuto in anticresi.
Egli ha l'obbligo di conservare, amministrare e coltivare il fondo da buon padre di famiglia (1176).
Le spese relative devono essere prelevate dai frutti.
Il creditore, se vuole liberarsi da tali obblighi, può, in ogni tempo, restituire l'immobile al debitore,
purché non abbia rinunziato a tale facoltà.
Art. 1962 Durata dell'anticresi
L'anticresi dura finché il creditore sia stato interamente soddisfatto del suo credito, anche se il
credito o l'immobile dato in anticresi, sia divisibile, salvo che sia stata stabilita la durata.
In ogni caso l'anticresi non può avere una durata superiore a dieci anni (att. 191).
Se e stato stipulato un termine maggiore, questo si riduce al termine suddetto.
Art. 1963 Divieto del patto commissorio
E' nullo (1421 e seguenti) qualunque patto, anche posteriore alla conclusione del contratto, con cui
si conviene che la proprietà dell'immobile passi al creditore nel caso di mancato pagamento del
debito (2744).
Art. 1964 Compensazione dei frutti con gli interessi
Salva la disposizione dell'art. 1448, è valido il patto col quale le parti convengono che i frutti si
compensino con gli interessi in tutto o in parte. In tal caso il debitore può in ogni tempo estinguere
il suo debito e rientrare nel possesso dell'immobile (att. 192).
CAPO XXV
Della transazione
Art. 1965 Nozione
La transazione è il contratto col quale le parti, facendosi reciproche concessioni, pongono fine a una
lite già incominciata o prevengono una lite che può sorgere tra loro.
Con le reciproche concessioni si possono creare, modificare o estinguere anche rapporti diversi da
quello che ha formato oggetto della pretesa e della contestazione delle parti.
Art. 1966 Capacità a transigere e disponibilità dei diritti
Per transigere le parti devono avere la capacità di disporre dei diritti che formano oggetto della lite
(320, 493).
La transazione e nulla se tali diritti, per loro natura o per espressa disposizione di legge, sono
sottratti alla disponibilità delle parti (2113).
Art. 1967 Prova
La transazione deve essere provata per iscritto, fermo il disposto del n. 12 dell'art. 1350 (2725).
Art. 1968 Transazione sulla falsità di documenti
La transazione nei giudizi civili di falso (Cod. Proc. Civ. 221 e seguenti) non produce alcun effetto,
se non e stata omologata dal tribunale, sentito il pubblico ministero (Cod. Proc. Civ. 5).
Art. 1969 Errore di diritto
La transazione non può essere annullata per errore di diritto relativo alle questioni che sono state
oggetto di controversia tra le parti (1429).
Art. 1970 Lesione
La transazione non può essere impugnata per causa di lesione (1447 e seguenti).
Art. 1971 Transazione su pretesa temeraria
Se una della parti era consapevole della temerarietà della sua pretesa, l'altra può chiedere
l'annullamento della transazione (1425 e seguenti).
Art. 1972 Transazione su un titolo nullo
E' nulla (1421 e seguenti) la transazione relativa a un contratto illecito (1343 e seguenti), ancorché
le parti abbiano trattato della nullità di questo.
Negli altri casi in cui la transazione è stata fatta relativamente a un titolo nullo, l'annullamento di
essa può chiedersi solo dalla parte che ignorava la causa di nullità del titolo.
Art. 1973 Annullabilità per falsità di documenti
E' annullabile (1425 e seguenti) la transazione fatta, in tutto o in parte, sulla base di documenti che
in seguito sono stati riconosciuti falsi.
Art. 1974 Annullabilità per cosa giudicata
E' pure annullabile la transazione fatta su lite già decisa con sentenza passata in giudicato (Cod.
Proc. Civ. 324), della quale le parti o una di esse non avevano notizia.
Art. 1975 Annullabilità per scoperta di documenti
La transazione che le parti hanno conclusa generalmente sopra tutti gli affari che potessero esservi
tra loro non può impugnarsi per il fatto che posteriormente una di esse venga a conoscenza di
documenti che le erano ignoti al tempo della transazione, salvo che questi siano stati occultati
dall'altra parte.
La transazione è annullabile (1442), quando non riguarda che un affare determinato e con
documenti posteriormente scoperti si prova che una delle parti non aveva alcun diritto.
Art. 1976 Risoluzione della transazione per inadempimento
La risoluzione della transazione per inadempimento non può essere richiesta se il rapporto
preesistente e stato estinto per novazione (1230 e seguenti), salvo che il diritto alla risoluzione sia
stato espressamente stipulato (1453 e seguenti).
CAPO XXVI
Della cessione dei beni ai creditori
Art. 1977 Nozione
La cessione dei beni ai creditori è il contratto col quale il debitore incarica i suoi creditori o alcuni
di essi di liquidare tutte o alcune sue attività e di ripartire tra loro il ricavato in soddisfacimento dei
loro crediti.
Art. 1978 Forma
La cessione dei beni si deve fare per iscritto, sotto pena di nullità (1350, 2649, 2687).
Se tra i beni ceduti esistono crediti, si osservano le disposizioni degli artt. 1264 e 1265 (2725).
Art. 1979 Poteri dei creditori cessionari
L'amministrazione dei beni ceduti spetta ai creditori cessionari. Questi possono esercitare tutte le
azioni di carattere patrimoniale relative ai beni medesimi (att. 193).
Art. 1980 Effetti della cessione
Il debitore non può disporre dei beni ceduti.
I creditori anteriori alla cessione che non vi hanno partecipato possono agire esecutivamente anche
su tali beni.
I creditori cessionari, se la cessione ha avuto per oggetto solo alcune attività del debitore, non
possono agire esecutivamente sulle altre attività prima di aver liquidato quelle cedute (att. 193).
Art. 1981 Spese
I creditori che hanno concluso il contratto o vi hanno aderito (1332) devono anticipare le spese
necessarie per la liquidazione e hanno il diritto di prelevarne l'importo sul ricavato di essa.
Art. 1982 Riparto
I creditori devono ripartire tra loro le somme ricavate in proporzione dei rispettivi crediti, salve le
cause di prelazione (2741). Il residuo spetta al debitore (att. 193).
Art. 1983 Controllo del debitore
Il debitore ha diritto di controllare la gestione e di averne il rendiconto alla fine della liquidazione, o
alla fine di ogni anno se la gestione dura più di un anno (Cod. Proc. Civ. 263-266; att. Cod. Proc.
Civ. 109, 178, 193).
Se è stato nominato un liquidatore, questi deve rendere il conto anche al debitore.
Art. 1984 Liberazione del debitore
Se non vi è patto contrario, il debitore e liberato verso i creditori solo dal giorno in cui essi ricevono
la parte loro spettante sul ricavato della liquidazione, e nei limiti di quanto hanno ricevuto (att. 193).
Art. 1985 Recesso dal contratto
Il debitore può recedere dal contratto offrendo il pagamento del capitale e degli interessi a coloro
con i quali ha contrattato o che hanno aderito alla cessione (1332). Il recesso ha effetto dal giorno
del pagamento.
Il debitore è tenuto al rimborso delle spese di gestione (att. 193).
Art. 1986 Annullamento e risoluzione del contratto
La cessione può essere annullata (1425) se il debitore, avendo dichiarato di cedere tutti i suoi beni,
ha dissimulato parte notevole di essi, ovvero se ha occultato passività o ha simulato passività
inesistenti.
La cessione può essere risoluta per inadempimento secondo le regole generali (1453 e seguenti).
TITOLO IV
DELLE PROMESSE UNILATERALI
Art. 1987 Efficacia delle promesse
La promessa unilaterale di una prestazione non produce effetti obbligatori fuori dei casi ammessi
dalla legge (2821).
Art. 1988 Promessa di pagamento e ricognizione di debito
La promessa di pagamento o la ricognizione di un debito dispensa colui a favore del quale e fatta
dall'onere di provare (2697) il rapporto fondamentale. L'esistenza di questo si presume fino a prova
contraria.
Art. 1989 Promessa al pubblico
Colui che, rivolgendosi al pubblico, promette una prestazione a favore di chi si trovi in una
determinata situazione o compia una determinata azione, è vincolato dalla promessa non appena
questa e resa pubblica.
Se alla promessa non e apposto un termine, o questo non risulta dalla natura o dallo scopo della
medesima, il vincolo del promittente cessa, qualora entro l'anno dalla promessa non gli sia stato
comunicato l'avveramento della situazione o il compimento dell'azione prevista nella promessa.
Art. 1990 Revoca della promessa
La promessa può essere revocata prima della scadenza del termine indicato dall'articolo precedente
solo per giusta causa, purché la revoca sia resa pubblica nella stessa forma della promessa o in
forma equivalente.
In nessun caso la revoca può avere effetto se la situazione prevista nella promessa si è già verificata
o se l'azione è già stata compiuta.
Art. 1991 Cooperazione di più persone
Se l'azione e stata compiuta da più persone separatamente, oppure se la situazione è comune a più
persone, la prestazione promessa, quando è unica, spetta a colui che per primo ne ha dato notizia al
promittente.
TITOLO V
DEI TITOLI Dl CREDITO
CAPO I
Disposizioni generali
Art. 1992 Adempimento della prestazione
Il possessore di un titolo di credito ha diritto alla prestazione in esso indicata verso presentazione
del titolo, purché sia legittimato nelle forme prescritte dalla legge.
Il debitore, che senza dolo o colpa grave adempie la prestazione nei confronti del possessore, è
liberato anche se questi non e il titolare del diritto.
Art. 1993 Eccezioni opponibili
Il debitore può opporre al possessore del titolo soltanto le eccezioni a questo personali, le eccezioni
di forma, quelle che sono fondate sul contesto letterale del titolo, nonché quelle che dipendono da
falsità della propria firma, da difetto di capacità o di rappresentanza al momento dell'emissione, o
dalla mancanza delle condizioni necessarie per l'esercizio dell'azione.
Il debitore può opporre al possessore del titolo le eccezioni fondate sui rapporti personali con i
precedenti possessori, soltanto se, nell'acquistare il titolo, il possessore ha agito intenzionalmente a
danno del debitore medesimo.
Art. 1994 Effetti del possesso di buona fede
Chi ha acquistato in buona fede il possesso di un titolo di credito (1147, 1153), in conformità delle
norme che ne disciplinano la circolazione, non è soggetto a rivendicazione (948).
Art. 1995 Trasferimento dei diritti accessori
Il trasferimento del titolo di credito comprende anche i diritti accessori che sono ad esso inerenti.
Art. 1996 Titoli rappresentativi
I titoli rappresentativi di merci attribuiscono al possessore il diritto alla consegna delle merci che
sono in essi specificate, il possesso delle medesime e il potere di disporne mediante trasferimento
del titolo (1684, 1691, 1790 e seguente; Cod. Nav. 463, 961).
Art. 1997 Efficacia dei vincoli sul credito
Il pegno (2784 e seguenti), il sequestro, il pignoramento (Cod. Proc. Civ. 670 e seguenti, 491 e
seguenti) e ogni altro vincolo sul diritto menzionato in un titolo di credito o sulle merci da esso
rappresentate non hanno effetto se non si attuano sul titolo.
Art. 1998 Titoli con diritto a premi
Nel caso di usufrutto (978 e seguenti) di titoli di credito il godimento dell'usufruttuario si estende ai
premi e alle altre utilità aleatorie prodotte dal titolo (981).
Il premio è investito a norma dell'art. 1000.
Nel pegno di titoli di credito (2784 e seguenti) Ia garanzia non si estende ai premi e alle altre utilità
aleatorie prodotte dal titolo.
Art. 1999 Conversione dei titoli
I titoli di credito al portatore (2003) possono essere convertiti dall'emittente in titoli nominativi
(2021), su richiesta e a spese del possessore.
Salvo il caso in cui la convertibilità sia stata espressamente esclusa dall'emittente, i titoli nominativi
possono essere convertiti in titoli al portatore, su richiesta e a spese dell'intestatario che dimostri la
propria identità e la propria capacità a norma del secondo comma dell'art. 2022.
Art. 2000 Riunione e frazionamento dei titoli
I titoli di credito emessi in serie possono essere riuniti in un titolo multiplo, su richiesta e a spese
del possessore.
I titoli di credito multipli possono essere frazionati in più titoli di taglio minore.
Art. 2001 Rinvio a disposizioni speciali
Le . norme di questo titolo si applicano in quanto non sia diversamente disposto da altre norme di
questo codice o di leggi speciali.
I titoli del debito pubblico, i biglietti di banca e gli altri titoli equivalenti sono regolati da leggi
speciali.
Art. 2002 Documenti di legittimazione e titoli impropri
Le norme di questo titolo non si applicano ai documenti che servono solo a identificare l'avente
diritto alla prestazione, o a consentire il trasferimento del diritto senza l'osservanza delle forme
proprie della cessione.
CAPO II
Dei titoli al portatore
Art. 2003 Trasferimento del titolo e legittimazione del possessore
Il trasferimento del titolo al portatore si opera con la consegna del titolo (1994).
Il possessore del titolo al portatore e legittimato all'esercizio del diritto in esso menzionato in base
alla presentazione del titolo (1992).
Art. 2004 Limitazione della libertà di emissione
Il titolo di credito contenente l'obbligazione di pagare una somma di danaro non può essere emesso
al portatore se non nei casi stabiliti dalla legge.
Art. 2005 Titolo deteriorato
Il possessore di un titolo deteriorato che non sia più idoneo alla circolazione, ma sia tuttora
sicuramente identificabile, ha diritto di ottenere dall'emittente un titolo equivalente, verso la
restituzione del primo e il rimborso delle spese.
Art. 2006 Smarrimento e sottrazione del titolo
Salvo disposizioni di leggi speciali, non è ammesso l'ammortamento dei titoli al portatore smarriti o
sottratti.
Tuttavia chi denunzia all'emittente lo smarrimento o la sottrazione d'un titolo al portatore e gliene
fornisce la prova ha diritto alla prestazione e agli accessori della medesima, decorso il termine di
prescrizione del titolo (2946).
Il debitore che esegue la prestazione a favore del possessore del titolo prima del termine suddetto è
liberato, salvo che si provi che egli conoscesse il vizio del possesso del presentatore.
Se i titoli smarriti o sottratti sono azioni al portatore (2346 e seguenti), il denunziante può essere
autorizzato dal tribunale, previa cauzione (Cod. Proc. Civ. 119), se del caso, a esercitare i diritti
inerenti alle azioni anche prima del termine di prescrizione, fino a quando i titoli non vengano
presentati da altri.
E salvo, in ogni caso, l'eventuale diritto del denunziante verso il possessore del titolo.
Art. 2007 Distruzione del titolo
Il possessore del titolo al portatore, che ne provi la distruzione, ha diritto di chiedere all'emittente il
rilascio di un duplicato o di un titolo equivalente.
Le spese sono a carico del richiedente.
Se la prova della distruzione non è raggiunta, si osservano le disposizioni dell'articolo precedente.
CAPO III
Dei titoli all'ordine
Art. 2008 Legittimazione del possessore
Il possessore di un titolo all'ordine e legittimato all'esercizio del diritto in esso menzionato in base a
una serie continua di girate (1992, 283).
Art. 2009 Forma della girata
La girata deve essere scritta sul titolo e sottoscritta dal girante.
E valida la girata anche se non contiene l'indicazione del giratario.
La girata al portatore vale come girata in bianco.
Art. 2010 Girata condizionale o parziale
Qualsiasi condizione apposta alla girata si ha come non scritta.
E nulla la girata parziale.
Art. 2011 Effetti della girata
La girata trasferisce tutti i diritti inerenti al titolo (1995).
Se il titolo è girato in bianco, il possessore può riempire la girata col proprio nome o con quello di
altra persona, ovvero può girare di nuovo il titolo o trasmetterlo a un terzo senza riempire la girata o
senza apporne una nuova.
Art. 2012 Obblighi del girante
Salvo diversa disposizione di legge (1797) o clausola contraria risultante dal titolo, il girante non e
obbligato per l'inadempimento della prestazione da parte dell'emittente.
Art. 2013 Girata per incasso o per procura
Se alla girata e apposta una clausola che importa conferimento di una procura per incasso, il
giratario può esercitare tutti i diritti inerenti al titolo, ma non può girare il titolo, fuorché per
procura.
L'emittente può opporre al giratario per procura soltanto le eccezioni opponibili al girante.
L'efficacia della girata per procura non cessa per la morte o per la sopravvenuta incapacità del
girante.
Art. 2014 Girata a titolo di pegno
Se alla girata e apposta una clausola che importa costituzione di pegno, il giratario può esercitare
tutti i diritti inerenti al titolo, ma la girata da lui fatta vale solo come girata per procura.
L'emittente non può opporre al giratario in garanzia le eccezioni fondate sui propri rapporti
personali col girante, a meno che il giratario, ricevendo il titolo, abbia agito intenzionalmente a
danno dell'emittente.
Art. 2015 Cessione del titolo all'ordine
L'acquisto di un titolo all'ordine con un mezzo diverso dalla girata produce gli effetti della cessione
(1260 e seguenti).
Art. 2016 Procedura d'ammortamento
In caso di smarrimento, sottrazione o distruzione del titolo, il possessore può farne denunzia al
debitore e chiedere l'ammortamento del titolo con ricorso al presidente del tribunale del luogo in cui
il titolo è pagabile (Cod. Proc. Civ. 125).
Il ricorso (Cod. Proc. Civ.125) deve indicare i requisiti essenziali del titolo e, se si tratta di titolo in
bianco, quelli sufficienti a identificarlo.
Il presidente del tribunale, premessi gli opportuni accertamenti sulla verità dei fatti e sul diritto del
possessore, pronunzia con decreto l'ammortamento e autorizza il pagamento del titolo dopo trenta
giorni dalla data di pubblicazione del decreto nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, purché nel
frattempo non sia fatta opposizione dal detentore. Se alla data della pubblicazione il titolo non e
ancora scaduto, il termine per il pagamento decorre dalla data della scadenza.
Il decreto deve essere notificato (Cod. Proc. Civ. 137) al debitore e pubblicato nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica a cura del ricorrente.
Nonostante la denunzia, il pagamento fatto al detentore prima della notificazione del decreto libera
il debitore.
Art. 2017 Opposizione del detentore
L'opposizione del detentore deve essere proposta davanti al tribunale che ha pronunziato
l'ammortamento, con citazione da notificarsi (Cod. Proc. Civ. 163,137) al ricorrente e al debitore.
L'opposizione non e ammissibile senza il deposito del titolo presso la cancelleria del tribunale.
Se l'opposizione e respinta, il titolo è consegnato a chi ha ottenuto l'ammortamento.
Art. 2018 Diritti del ricorrente durante il termine per l'opposizione
Durante il termine stabilito dall'art. 2016, il ricorrente può compiere tutti gli atti che tendono a
conservare i suoi diritti, e, se il titolo e scaduto o pagabile a vista, può esigerne il pagamento
mediante cauzione (Cod. Proc. Civ. 119) o chiedere il deposito giudiziario della somma.
Art. 2019 Effetti dell'ammortamento
Trascorso senza opposizione il termine indicato dall'art. 2016, il titolo non ha più efficacia, salve
le ragioni del detentore verso chi ha ottenuto l'ammortamento.
Chi ha ottenuto l'ammortamento, su presentazione del decreto e di un certificato del cancelliere del
tribunale comprovante che non fu interposta opposizione, può esigere il pagamento o, qualora il
titolo sia in bianco o non sia ancora scaduto, può ottenere un duplicato.
Art. 2020 Leggi speciali
Le norme di questa sezione si applicano ai titoli all'ordine regolati da leggi speciali in quanto queste
non dispongano diversamente.
CAPO IV
Dei titoli nominativi
Art. 2021 Legittimazione del possessore
Il possessore di un titolo nominativo è legittimato all'esercizio del diritto in esso menzionato per
effetto dell'intestazione a suo favore contenuta nel titolo e nel registro dell'emittente.
Art. 2022 Trasferimento
Il trasferimento del titolo nominativo si opera mediante l'annotazione del nome dell'acquirente sul
titolo e nel registro dell'emittente o col rilascio di un nuovo titolo intestato al nuovo titolare. Del
rilascio deve essere fatta annotazione nel registro.
Colui che chiede l'intestazione del titolo a favore di un'altra persona, o il rilascio di un nuovo titolo
ad essa intestato, deve provare la propria identità e la propria capacità di disporre, mediante
certificazione di un notaio o di un agente di cambio. Se l'intestazione o il rilascio è richiesto
dall'acquirente, questi deve esibire il titolo e dimostrare il suo diritto mediante atto autentico (2703).
Le annotazioni nel registro e sul titolo sono fatte a cura e sotto la responsabilità dell'emittente.
L'emittente che esegue il trasferimento nei modi indicati dal presente articolo e esonerato da
responsabilità, salvo il caso di colpa.
Art. 2023 Trasferimento mediante girata
Salvo diverse disposizioni della legge, il titolo nominativo può essere trasferito anche mediante
girata (2009) autenticata (2703) da un notaio o da un agente di cambio.
La girata deve essere datata e sottoscritta dal girante e contenere l'indicazione del giratario. Se il
titolo non e interamente liberato, e necessaria anche la sottoscrizione del giratario.
Il trasferimento mediante girata non ha efficacia nei confronti dell'emittente fino a che non ne sia
fatta annotazione nel registro. Il giratario che si dimostra possessore del titolo in base a una serie
continua di girate ha diritto di ottenere l'annotazione del trasferimento nel registro dell'emittente.
Art. 2024 Vincoli sul credito
Nessun vincolo sul credito produce effetti nei confronti dell'emittente e dei terzi, se non risulta da
una corrispondente annotazione sul titolo e nel registro (1997).
Per l'annotazione si osserva il disposto del secondo comma dell'art. 2022.
Art. 2025 Usufrutto
Chi ha l'usufrutto (978 e seguenti) del credito menzionato in un titolo nominativo ha diritto di
ottenere un titolo separato da quello del proprietario.
Art. 2026 Pegno
La costituzione in pegno (2784 e seguenti) di un titolo nominativo può farsi anche mediante
consegna del titolo, girato con la clausola "in garanzia" o altra equivalente (2014).
Il giratario in garanzia non può trasmettere ad altri il titolo se non mediante girata per procura
(2013).
Art. 2027 Ammortamento
In caso di smarrimento, sottrazione o distruzione del titolo, l'intestatario o il giratario di esso può
farne denunzia all'emittente e chiedere l'ammortamento del titolo in conformità delle norme relative
ai titoli all'ordine.
In caso di smarrimento, sottrazione o distruzione di azioni nominative, durante il termine stabilito
dall'art. 2016 il ricorrente può esercitare i diritti inerenti alle azioni, salva, se del caso, la
prestazione di una cauzione.
L'ammortamento estingue il titolo, ma non pregiudica le ragioni del detentore verso chi ha ottenuto
il nuovo titolo (2019).
TITOLO VI
DELLA GESTIONE DI AFFARI
Art. 2028 Obbligo di continuare la gestione
Chi, senza esservi obbligato, assume scientemente la gestione di un affare altrui, è tenuto a
continuarla e a condurla a termine finché l'interessato non sia in grado di provvedervi da se stesso.
L'obbligo di continuare la gestione sussiste anche se l'interessato muore prima che l'affare sia
terminato, finche l'erede possa provvedere direttamente.
Art. 2029. Capacità del gestore
Il gestore deve avere la capacità di contrattare (1425).
Art. 2030 Obbligazioni del gestore
Il gestore è soggetto alle stesse obbligazioni che deriverebbero da un mandato (1703 e seguenti).
Tuttavia il giudice, in considerazione delle circostanze che hanno indotto il gestore ad assumere la
gestione, può moderare il risarcimento dei danni ai quali questi sarebbe tenuto per effetto della sua
colpa (1223 e seguenti).
Art. 2031 Obblighi dell'interessato
Qualora la gestione sia stata utilmente iniziata, l'interessato deve adempiere le obbligazioni che il
gestore ha assunte in nome di lui, deve tenere indenne il gestore di quelle assunte dal medesimo in
nome proprio e rimborsargli tutte le spese necessarie o utili con gli interessi (1284) dal giorno in cui
le spese stesse sono state fatte.
Questa disposizione non si applica agli atti di gestione eseguiti contro il divieto dell'interessato,
eccetto che tale divieto sia contrario alla legge, all'ordine pubblico o al buon costume.
Art. 2032 Ratifica dell'interessato
La ratifica (1339) dell'interessato produce, relativamente alla gestione, gli effetti che sarebbero
derivati da un mandato (1703 e seguenti), anche se la gestione e stata compiuta da persona che
credeva di gestire un affare proprio.
TITOLO VII
DEL PAGAMENTO DELL'INDEBITO
Art. 2033 Indebito oggettivo
Chi ha eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di ripetere ciò che ha pagato. Ha inoltre diritto
ai frutti (820 e seguenti) e agli interessi (1284) dal giorno del pagamento, se chi lo ha ricevuto era in
mala fede, oppure, se questi era in buona fede (1147), dal giorno della domanda (Cod. Proc. Civ.
163).
Art. 2034 Obbligazioni naturali
Non è ammessa la ripetizione di quanto e stato spontaneamente prestato in esecuzione di doveri
morali o sociali, salvo che la prestazione sia stata eseguita da un incapace.
I doveri indicati dal comma precedente, e ogni altro per cui la legge non accorda azione ma esclude
la ripetizione di ciò che e stato spontaneamente pagato, non producono altri effetti (627-2, 1933,
2331, 2940).
Art. 2035 Prestazione contraria al buon costume
Chi ha eseguito una prestazione per uno scopo che, anche da parte sua, costituisca offesa al buon
costume non può ripetere quanto ha pagato.
Art. 2036 Indebito soggettivo
Chi ha pagato un debito altrui, credendosi debitore in base a un errore scusabile, può ripetere ciò
che ha pagato, sempre che il creditore non si sia privato in buona fede (1147) del titolo o delle
garanzie del credito.
Chi ha ricevuto l'indebito è anche tenuto a restituire i frutti (820 e seguenti) e gli interessi (1284) dal
giorno del pagamento, se era in mala fede, o dal giorno della domanda (Cod. Proc. Civ. 163), se era
in buona fede (1147).
Quando la ripetizione non è ammessa, colui che ha pagato subentra nei diritti del creditore (1203 e
seguenti).
Art. 2037 Restituzione di cosa determinata
Chi ha ricevuto indebitamente una cosa determinata è tenuto a restituirla.
Se la cosa è perita, anche per caso fortuito (1218, 1256), chi l'ha ricevuta in mala fede è tenuto a
corrisponderne il valore; se la cosa e soltanto deteriorata, colui che l'ha data può chiedere
l'equivalente, oppure la restituzione e un'indennità per la diminuzione di valore.
Chi ha ricevuto la cosa in buona fede (1147) non risponde del perimento o del deterioramento di
essa, ancorché dipenda da fatto proprio, se non nei limiti del suo arricchimento.
Art. 2038 Alienazione della cosa ricevuta indebitamente
Chi, avendo ricevuto la cosa in buona fede (1147), l'ha alienata prima di conoscere l'obbligo di
restituirla e tenuto a restituire il corrispettivo conseguito. Se questo è ancora dovuto, colui che ha
pagato l'indebito subentra nel diritto dell'alienante (1203 e seguenti). Nel caso di alienazione a titolo
gratuito, il terzo acquirente è obbligato, nei limiti del suo arricchimento, verso colui che ha pagato
l'indebito.
Chi ha alienato la cosa ricevuta in mala fede, o dopo aver conosciuto l'obbligo di restituirla, è
obbligato a restituirla in natura o a corrisponderne il valore. Colui che ha pagato l'indebito può però
esigere il corrispettivo dell'alienazione e può anche agire direttamente per conseguirlo. Se
l'alienazione è stata fatta a titolo gratuito, l'acquirente, qualora l'alienante sia stato inutilmente
escusso e obbligato, nei limiti dell'arricchimento, verso colui che ha pagato l'indebito.
Art. 2039 Indebito ricevuto da un incapace
L'incapace che ha ricevuto l'indebito, anche in mala fede, non è tenuto che nei limiti in cui ciò che
ha ricevuto è stato rivolto a suo vantaggio (1190, 1443).
Art. 2040 Rimborso di spese e di miglioramenti
Colui al quale è restituita la cosa è tenuto a rimborsare il possessore delle spese e dei miglioramenti,
a norma degli artt. 1149, 1150, 1151 e 1152.
TITOLO VIII
DELL'ARRICCHIMENTO SENZA CAUSA
Art. 2041 Azione generale di arricchimento
Chi, senza una giusta causa, si è arricchito a danno di un'altra persona è tenuto, nei limiti
dell'arricchimento, a indennizzare quest'ultima della correlativa diminuzione patrimoniale.
Qualora l'arricchimento abbia per oggetto una cosa determinata, colui che l'ha ricevuta è tenuto a
restituirla in natura, se sussiste al tempo della domanda.
Art. 2042 Carattere sussidiario dell'azione
L'azione di arricchimento non è proponibile quando il danneggiato può esercitare un'altra azione per
farsi indennizzare del pregiudizio subìto (1185, 1188, 1190, 1443, 1502, 1769).
TITOLO IX
DEI FATTI ILLECITI
Art. 2043 Risarcimento per fatto illecito
Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha
commesso il fatto a risarcire il danno (Cod. Pen. 185).
Art. 2044 Legittima difesa
Non è responsabile chi cagiona il danno per legittima difesa di sé o di altri (Cod. Pen. 52).
Art. 2045 Stato di necessità
Quando chi ha compiuto il fatto dannoso vi è stato costretto dalla necessità di salvare se o altri dal
pericolo attuale di un danno grave alla persona (1447), e il pericolo non è stato da lui
volontariamente causato ne era altrimenti evitabile (Cod. Pen. 54), al danneggiato è dovuta
un'indennità, la cui misura e rimessa all'equo apprezzamento del giudice (att. 194).
Art. 2046 Imputabilità del fatto dannoso
Non risponde delle conseguenze dal fatto dannoso chi non aveva la capacità d'intendere o di volere
al momento in cui lo ha commesso (Cod. Pen. 85 e seguenti), a meno che lo stato d'incapacità derivi
da sua colpa.
Art. 2047 Danno cagionato dall'incapace
In caso di danno cagionato da persona incapace d'intendere o di volere (Cod. Pen. 85 e seguenti), il
risarcimento è dovuto da chi e tenuto alla sorveglianza dell'incapace, salvo che provi di non aver
potuto impedire il fatto.
Nel caso in cui il danneggiato non abbia potuto ottenere il risarcimento da chi è tenuto alla
sorveglianza, il giudice, in considerazione delle condizioni economiche delle parti, può condannare
l'autore del danno a un'equa indennità.
Art. 2048 Responsabilità dei genitori; dei tutori, dei precettori e dei maestri d'arte
Il padre e la madre, o il tutore, sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli
minori non emancipati (314 e seguenti, 301, 390 e seguenti) o delle persone soggette alla tutela (343
e seguenti, 414 e seguenti), che abitano con essi. La stessa disposizione si applica all'affiliante.
I precettori e coloro che insegnano un mestiere o un'arte sono responsabili del danno cagionato dal
fatto illecito dei loro allievi e apprendisti (2130 e seguenti) nel tempo in cui sono sotto la loro
vigilanza.
Le persone indicate dai commi precedenti sono liberate dalla responsabilità soltanto se provano di
non avere potuto impedire il fatto.
Art. 2049 Responsabilità dei padroni e dei committenti
I padroni e i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e
commessi nell'esercizio delle incombenze a cui sono adibiti.
Art. 2050 Responsabilità per l'esercizio di attività pericolose
Chiunque cagiona danno ad altri nello svolgimento di un'attività pericolosa, per sua natura o per la
natura dei mezzi adoperati, e tenuto al risarcimento, se non prova di avere adottato tutte le misure
idonee a evitare il danno.
Art. 2051 Danno cagionato da cosa in custodia
Ciascuno e responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso
fortuito (1218,1256).
Art. 2052 Danno cagionato da animali
Il proprietario di un animale o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei
danni cagionati dall'animale, sia che fosse sotto la sua custodia, sia che fosse smarrito o fuggito,
salvo che provi il caso fortuito (1218,1256; Cod. Pen. 672).
Art. 2053 Rovina di edificio
Il proprietario di un edificio o di altra costruzione è responsabile dei danni cagionati dalla loro
rovina, salvo che provi che questa non e dovuta a difetto di manutenzione o a vizio di costruzione
(1669; Cod. Pen. 677).
Art. 2054 Circolazione di veicoli
Vedere anche Leggi Speciali su Assicurazioni
Il conducente di un veicolo senza guida di rotaie è obbligato a risarcire il danno prodotto a persone
o a cose dalla circolazione del veicolo, se non prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il
danno.
Nel caso di scontro tra veicoli si presume, fino a prova contraria, che ciascuno dei conducenti abbia
concorso ugualmente a produrre il danno subito dai singoli veicoli.
Il proprietario del veicolo, o, in sua vece, l'usufruttuario (978 e seguenti) o l'acquirente con patto di
riservato dominio (1523 e seguenti), è responsabile in solido (1292) col conducente, se non prova
che la circolazione del veicolo è avvenuta contro la sua volontà.
In ogni caso le persone indicate dai commi precedenti sono responsabili dei danni derivati da vizi di
costruzione o da difetto di manutenzione del veicolo.
Art. 2055 Responsabilità solidale
Se il fatto dannoso è imputabile a più persone, tutte sono obbligate in solido (1292) al risarcimento
del danno.
Colui che ha risarcito il danno ha regresso contro ciascuno degli altri, nella misura determinata dalla
gravità della rispettiva colpa e dall'entità delle conseguenze che ne sono derivate (1299).
Nel dubbio, le singole colpe si presumono uguali.
Art. 2056 Valutazione dei danni
Il risarcimento dovuto al danneggiato si deve determinare secondo le disposizioni degli artt.
1223,1226 e 1227.
Il lucro cessante è valutato dal giudice con equo apprezzamento delle circostanze del caso.
Art. 2057 Danni permanenti
Quando il danno alle persone ha carattere permanente la liquidazione può essere fatta dal giudice,
tenuto conto delle condizioni delle parti e della natura del danno, sotto forma di una rendita vitalizia
(1872 e seguenti). In tal caso il giudice dispone le opportune cautele (att. 194).
Art. 2058 Risarcimento in forma specifica
Il danneggiato può chiedere la reintegrazione in forma specifica, qualora sia in tutto o in parte
possibile.
Tuttavia il giudice può disporre che il risarcimento avvenga solo per equivalente, se la
reintegrazione in forma specifica risulta eccessivamente onerosa per il debitore (att. 194).
Art. 2059 Danni non patrimoniali
Il danno non patrimoniale deve essere risarcito solo nei casi determinati dalla legge (Cod. Proc. Civ.
89; Cod. Pen. 185, 598).
 
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