Sul tema dell'applicabilità della disciplina di cui all'art. 2409 c.c. alle società a responsabilità limitata, la recente giurisprudenza, anche di legittimità, si è espressa con orientamenti ancora una volta discordanti. Successivamente all'entrata in vigore della riforma di diritto societario (D.Lgs. n. 6/2003) ed alla conseguente abrogazione del richiamo alle società a responsabilità limitata nella nuova formulazione dell'art. 2409 c.c. (art. 2488 c.c., ultimo comma, nella precedente formulazione), sono sorti dubbi interpretativi in merito all'estensione del controllo giudiziario alle società a responsabilità limitata. Infatti, la giurisprudenza delle Corti di merito, formatasi dal 2004, si è espressa con orientamenti opposti. 


In particolare, accanto a pronunce che hanno riconosciuto la piena applicabilità della norma richiamata anche alle società a responsabilità limitata (Trib. Udine, 18 giugno 2004, in Dir. e Prat. Soc., 2005, monog. 1, 78; Trib. Udine, 1 luglio 2004, in Società , 2005, 367; Trib. Roma, 6 luglio 2004, in Giur. Merito, 2005, 2, 312; Trib. Treviso, 28 settembre 2004, in Dir. e Prat. Soc., 2005, 20, 72; Trib. Roma, 1 dicembre 2004, in Giur. Comm., 2006, II, 81; Trib. Milano, 8 luglio 2005, in Foro it. 2006, 1240; Trib. Napoli, 14 maggio 2008, in Giur. Merito, 2009, 10, 2492), sono state emesse sentenze che, al contrario, hanno negato l'ammissibilità dell'estensione normativa (Trib. Lecce, 16 luglio 2004, in Società , 2005, 358; Trib. Bologna, 21 ottobre 2004, in Società, 2005, 355; Trib. Milano, ord., 12 maggio 2006; Trib. Bari, 27 novembre 2004; App. Roma, 7 aprile 2005, in Giur. Comm., 2006, 1, 81; App. Roma, 13 aprile 2005, in Giur. It., 2006, 75; Trib. Milano, 12 maggio 2006; App. Napoli, 15 maggio 2005, in Riv. Giur. Molise e Sannio, 2006, 2,1; App. Roma, 13 luglio 2006, in Foro It., 2007, 5, 1593; Trib. Lucca, 13 settembre 2007, in Giur. Merito, 2008, 12, 3187; Trib. Roma, 16 gennaio 2008, in Riv. Notariato, 2009, 3, 668).


Inoltre, sono state sollevate questioni di legittimità costituzionale degli artt. 2409, 2476, comma 3, e 2477, comma 4, c.c. in riferimento agli artt. 3 e 76 Cost., che sono state giudicate infondate dalla Corte Costituzionale (Corte Cost., 29 dicembre 2005, n. 481, Riv. Dir. Comm., 2006, 4-5-6, 19). In particolare, le questioni sollevate riguardavano l'inammissibilità del ricorso al Tribunale nelle società a responsabilità limitata nonché la limitazione, sempre in tale tipologia di società, della legittimazione ad attivare la denuncia ex art. 2409 c.c. a favore del solo collegio sindacale obbligatorio e non dei soci.


Il citato contrasto giurisprudenziale sembrava essere stato superato dalla sentenza emessa dalla Corte di Cassazione, il 13 gennaio 2010, n. 403, che ha espressamente negato l'applicabilità alle società a responsabilità limitata del procedimento, previsto dall'art. 2409 c.c., per il controllo giudiziario della società per azioni. Tale conclusione del Supremo Collegio ha trovato fondamento sulla base essenzialmente delle seguenti ragioni: (i) voluta diversità, da parte del legislatore della riforma, del sistema societario della società a responsabilità limitata rispetto alla società per azioni; (ii) abrogazione del richiamo alle società a responsabilità limitata, contenuto nella formulazione del precedente art. 2488 c.c.; (iii) richiamo all'art. 92 disp. att. c.c. che, nello stabilire gli effetti della nomina dell'amministratore giudiziario ex art. 2409 c.c. sull'imprenditore, fa esclusivo riferimento alle società per azioni ed alle società in accomandita per azioni, escludendo espressamente la previsione delle società a responsabilità limitata. La sentenza della Corte di Cassazione ha fatto, altresì, espresso richiamo anche alla Relazione alla riforma societaria, nella quale, relativamente alla citata procedura, viene affermata la superfluità e la contraddittorietà con il sistema delle società a responsabilità limitata della previsione di forme di intervento del giudice, quali quelle previste dall'art. 2409 c.c.

Alla luce delle predette considerazioni, la citata sentenza di legittimità ha innanzitutto affermato la totale preclusione al ricorso del procedimento ex art. 2409 c.c. per le società a responsabilità limitata, in cui la nomina del collegio sindacale sia facoltativa. La Suprema Corte si è poi ulteriormente soffermata ad analizzare l'applicabilità della citata norma alle società a responsabilità limitata, nelle quali la nomina del collegio sindacale sia divenuta obbligatoria ai sensi dell'art. 2477 c.c. E proprio il richiamo, che quest'ultimo articolo compie alla disciplina delle società per azioni, ha creato dubbi interpretativi. Più precisamente, essendo l'art. 2409 c.c. collocato nell'ambito della disciplina del collegio sindacale nelle società per azioni, la Corte ha preso in considerazione che, per effetto del citato richiamo di cui all'art. 2477 c.c., anche il collegio sindacale di una società a responsabilità limitata (obbligatoriamente nominato) potrebbe essere legittimato a sollecitare i provvedimenti di cui all'art. 2409 c.c.


Siffatta conclusione non viene però condivisa dalla Cassazione sulla base dei seguenti motivi: (i) il richiamo alle disposizioni della società per azioni, contenuto all'art. 2477 c.c., è generico; (ii) il legislatore della riforma si è espresso in senso contrario, escludendo il richiamo alle società a responsabilità limitata nella nuova formulazione dell'art. 2409 c.c., come risulta anche dalle analitiche argomentazioni illustrate nella Relazione al testo normativo; e (iii) il contrasto che si creerebbe tra un eventuale potere riconosciuto al collegio sindacale di sollecitare l'intervento dell'Autorità giudiziaria, ai sensi dell'art. 2409 c.c., ed il potere di controllo, che la riforma del diritto societario ha espressamente attribuito ai soci, i quali sono legittimati anche a proporre azione di responsabilità nei confronti degli amministratori ed a richiederne la revoca in via cautelare.


Come nota conclusiva, la Suprema Corte ha precisato che lo stesso legislatore ha interpretato la normativa vigente in linea con la pronuncia in commento, avendo previsto, con il D.Lgs. n. 37/2004 (art. 8), una sola specifica eccezione alla regola generale per le società sportive, di cui alla legge n. 91/1981, in relazione alle quali è ammissibile l'applicazione dell'art. 2409 c.c., anche nel caso in cui siano costituite sotto forma di società a responsabilità limitata.


Pertanto, conclude la Corte di Cassazione, il rinvio alle disposizioni della società per azioni, di cui all'art. 2477 c.c., deve essere interpretato come semplice richiamo ai requisiti professionali, alle cause di ineleggibilità, decadenza ed incompatibilità dei sindaci, previste all'art. 2397 c.c. e ss. nonché alle rispettive funzioni e doveri, indicati all'art. 2403 c.c. e ss. ma non certamente quale estensione dell'applicazione delle disposizioni di cui all'art. 2409 c.c.


La posizione della Suprema Corte, in merito all'applicabilità dell'art. 2409 c.c. alle società a responsabilità limitata con obbligo di nomina del collegio sindacale, è stata totalmente disattesa dal Tribunale di Milano che, con decreto del 26 marzo 2010, ha riconosciuto l'ammissibilità per i sindaci di una società a responsabilità limitata, obbligatoriamente nominati, di adire il Tribunale, per sottoporre la società a controllo giudiziario, in caso di gravi irregolarità poste in essere dall'organo amministrativo. Nella motivazione del provvedimento, il Tribunale di Milano ha preso in esame proprio la citata sentenza emessa dalla Corte di Cassazione, illustrando i motivi di mancata condivisione delle considerazioni della Suprema Corte. In particolare, il Collegio giudicante milanese ha fornito una differente interpretazione del richiamo alla disciplina delle società per azioni, contenuto nel citato art. 2477 c.c.


Nello specifico, lo stesso ha affermato che, essendo l'art. 2409 c.c. inserito nella sezione che si occupa del collegio sindacale delle società per azioni, il rinvio debba considerarsi tutt'altro che generico (al contrario di quanto ritenuto dalla Cassazione) e che abbia, al contrario, l'effetto di estendere la possibilità di denuncia al Tribunale di gravi irregolarità anche alle società a responsabilità limitata con obbligo di nomina del collegio sindacale.


A parere del Tribunale di Milano, tale interpretazione è l'unica possibile, al fine di attribuire ai sindaci di società a responsabilità limitata un'adeguata tutela. Infatti, negare ad un sindaco il potere di intervento su atti di mala gestio (tramite lo strumento di cui all'art. 2409 c.c.) significherebbe esporre quest'ultimo ad una responsabilità per fatto del terzo (l'amministratore), rispetto al quale non disporrebbe di alcun potere e, pertanto, ad una responsabilità che potrebbe addirittura considerarsi di natura oggettiva.


Il decreto in esame specifica, altresì, che il potere di controllo, attribuito ai soci di società a responsabilità limitata, non possa escludere il diritto di intervento dei sindaci, in caso di irregolarità di gestione. Infatti, i poteri attribuiti dalla riforma ai soci di società a responsabilità limitata non escludono il rischio che la società possa essere esposta ad abusi, da parte degli amministratori, quando tali abusi siano voluti anche dai soci o quando i soci siano anche amministratori.


In tale ipotesi, infatti, potrebbe sorgere una diversità tra gli interessi del patrimonio sociale e quelli dei soci, con eventuali gravi ripercussioni per la società e per i terzi. Secondo il Tribunale di Milano, è proprio in questi casi che maggiormente si evidenzierebbe l'utilità del ricorso, anche nelle società a responsabilità limitata, alla procedura ex art. 2409 c.c., al fine di garantire l'intervento di un controllore che agisca nell'interesse non dei soci bensì della società e soprattutto dei relativi creditori sociali.


di Valentina Zanelli*


Avvocato, Carnelutti Studio Legale Associato
Rassegna a cura della banca dati giuridica Lex24


SOCIETÀ - DI CAPITALI - SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA - ORGANI SOCIALI - IN GENERE - Procedimento di controllo giudiziario ex art. 2409 cod. civ. - Applicabilità alla società a responsabilità limitata - Esclusione - Fondamento.

Il procedimento previsto dall'art. 2409 cod. civ. per il controllo giudiziario della società per azioni non è applicabile alla società a responsabilità limitata, in tal senso deponendo, oltre alla diversità dei connotati attribuiti a tale tipo di società dalla riforma organica di cui al d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, la formulazione letterale dell'art. 2488 cod. civ. (nel testo introdotto dal d.lgs. n. 6 cit.) e dell'art. 92 disp. att. cod. civ., nonchè, per le ipotesi in cui sia obbligatoria la costituzione del collegio sindacale, la genericità del rinvio alla disciplina delle società per azioni contenuto nell'art. 2477 cod. civ., il quale va pertanto riferito ai soli requisiti professionali ed alle cause di ineleggibilità, incompatibilità e decadenza dei sindaci previste dagli artt. 2397 e ss. cod. civ., conformemente all'intento manifestato dal legislatore di privatizzare il controllo societario in favore dei singoli soci.

[Corte di Cassazione Sezione 1 Civile, Sentenza del 13 gennaio 2010, n. 403]
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SOCIETÀ - DI CAPITALI - SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA - ORGANI SOCIALI - IN GENERE - Irregolarità di amministratori e sindaci - Denunzia al tribunale - Provvedimenti ex art. 2409 cod. civ. - Decisione di inammissibilità - Mezzi di impugnazione - Ricorso per cassazione ex art. 111 Cost. - Oggetto - Statuizione sulle spese - Ammissibilità - Sussistenza.


L'ordinanza del tribunale, la quale abbia dichiarato inammissibile il ricorso proposto ai sensi dell'art. 2409 cod. civ., è impugnabile con il ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost. unicamente per la parte della decisione contenente la condanna degli originari istanti alle spese del procedimento.
[Corte di Cassazione Sezione 1 Civile, Sentenza del 13 gennaio 2010, n. 403]


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SOCIETÀ - DI CAPITALI - SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA - ORGANI SOCIALI - IN GENERE - Irregolarità di amministratori e sindaci - Denunzia al tribunale - Provvedimenti ex art. 2409 cod. civ. - Impugnabilità in cassazione ex art. 111 Cost. - Esclusione - Condanna alle spese - Impugnazione - Ammissibilità.


Il decreto della corte d'appello, che abbia deciso sul reclamo proposto avverso il provvedimento del tribunale reso ai sensi dell'art. 2409 cod. civ., non è impugnabile con il ricorso per cassazione ai sensi dell'art. 111 Cost., tranne che per la parte in cui rechi condanna alle spese del procedimento, la quale, inerendo a posizioni giuridiche soggettive di debito e credito dipendenti da un rapporto obbligatorio autonomo rispetto a quello in esito al cui esame viene emessa, riveste i caratteri della decisione giurisdizionale e l'attitudine al passaggio in giudicato, indipendentemente dalle caratteristiche del provvedimento cui accede.
[Corte di Cassazione Sezione 1 Civile, Sentenza del 21 gennaio 2009, n. 1571]


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SOCIETÀ - DI CAPITALI - SOCIETÀ A RESPONSABILITÀ LIMITATA - ORGANI SOCIALI - IN GENERE - Amministratori - Procedimento di controllo giudiziario - Pronuncia sulle spese - Legittimità - Fondamento - Soccombenza processuale - Spese di ispezione giudiziale - Esclusione.


Nel procedimento previsto dall'art. 2409 cod.civ. la condanna al pagamento delle spese processuali, pronunciata a favore di colui che - partecipando al procedimento in forza di interessi giuridicamente qualificati dalla sua posizione rispetto alla corretta amministrazione della società - le abbia anticipate, pur non essendo accessoria ad una decisione su diritti soggettivi, nè collegabile a comportamenti anteriori al processo, è legittima nella parte in cui si fondi sulla soccombenza processuale dei controinteressati nel contrasto delle posizioni soggettive, dovendosi considerare che, sebbene nel procedimento in questione non sia ravvisabile una "soccombenza" in senso tecnico di una parte sull'altra, tale nozione può essere intesa in senso esclusivamente processuale, anche laddove tra le parti non sia configurabile un rapporto di diritto sostanziale diretto; peraltro, la condanna non può avere ad oggetto le spese di ispezione giudiziale della società, che restano a carico dei soci denuncianti.
[Corte di Cassazione Sezione 1 Civile, Sentenza del 21 gennaio 2009, n. 1571]



Il controllo giudiziario ex art. 2409 c.c. non si applica alla s.r.l.
Cassazione civile , sez. I, sentenza 13.01.2010 n° 403 (Aurelio Schiavone)
Il controllo giudiziario ex art. 2409 c.c. non può essere sollecitato per le società a responsabilità limitata dotate (sia facoltativamente che necessariamente) del collegio dei sindaci.
E' quanto chiarito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 403 depoistata il 13 gennaio scorso.
Anteriormente alla riforma attuata con il d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6 la disciplina del controllo giudiziario era inserita nel Capo V del Titolo V del Libro V del codice civile, all’art. 2409 c.c., ossia fra le disposizioni dettate con specifico riferimento alla società per azioni. Nonostante ciò, l’ambito di applicazione della denuncia al tribunale era più esteso. Il controllo giudiziario sulle irregolarità di gestione operava per tutte le società di capitali. Infatti, la dottrina[1] concordava sull’esperibilità del procedimento di controllo giudiziario a fronte delle irregolarità gestionali poste in essere dagli amministratori di società a responsabilità limitata, in considerazione dell’esplicito richiamo operato dal 4° comma del previgente art. 2488 c.c.: “anche quando manca il collegio sindacale, si applica l’art. 2409 c.c.”. Peraltro, nelle società a responsabilità limitata non dotate di collegio sindacale, ciascuno dei soci aveva il diritto di ottenere dagli amministratori della società informazioni sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare i libri sociali, ai sensi del vecchio testo dell’art. 2489 c.c.. Così, ogni socio disponeva della facoltà di esercitare un autonomo potere di controllo sulla gestione, peraltro meno incisivo di quello messo in opera dal collegio dei sindaci. Tuttavia, anche nel caso in cui mancasse il collegio dei sindaci, una minoranza qualificata di soci aveva la facoltà di promuovere il controllo giudiziario sull’amministrazione della società a responsabilità limitata, ai sensi del previgente art. 2409 c.c..
Il campo di applicazione dell’istituto del controllo giudiziario è mutato con l’entrata in vigore della riforma organica della disciplina delle società di capitali e cooperative, attuata con il decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 6. L’art. 2409 c.c. è ancora collocato nel Capo V del Titolo V del Libro V del codice civile e, naturalmente, il controllo giudiziario si applica alla società per azioni. Peraltro, il sindacato giudiziario sulla gestione continua ad operare anche nell’ambito della società in accomandita per azioni. Tanto è vero che l’odierno art. 2454 c.c. riproduce il testo del previgente art. 2464 c.c., estendendo così il controllo giudiziario, disciplinato dal nuovo art. 2409 c.c., alla società in accomandita per azioni.
Diversamente, nessuna delle norme del novellato codice civile prevede espressamente l’applicabilità del procedimento di controllo giudiziario alla società a responsabilità limitata, prima indiscussa grazie all’esplicito rinvio operato dall’ultimo comma del vecchio testo dell’art. 2488 c.c.[2].
Secondo quanto si ricava dai lavori preparatori alla riforma del diritto delle società[3], il legislatore della novella ha consapevolmente escluso la società a responsabilità limitata dal novero degli enti privati assoggettabili al sindacato giudiziario sulle irregolarità gestionali, così come disciplinato dall’attuale testo dell’art. 2409 c.c..
La restrizione del campo operativo del controllo giudiziario è stata introdotta nel nuovo diritto societario in ragione del fatto che a ciascun socio è stato ora conferito il potere di esperire l’azione sociale di responsabilità e di chiedere la revoca cautelare degli amministratori in caso di gravi irregolarità ai sensi del 3° comma del nuovo art. 2476 c.c..
È questa un’innovazione di fondamentale rilevo, dato che, prima della riforma, solo l’assemblea dei soci poteva deliberare l’azione di responsabilità o la revoca degli amministratori e solo i soci di minoranza, che rappresentassero almeno il decimo del capitale sociale, potevano attivare lo strumento della denuncia al tribunale.
Inoltre, a tutti i soci sono stati attribuiti penetranti poteri ispettivi nella gestione sociale.
Il 2° comma del nuovo testo dell’art. 2476 c.c. prevede infatti che “i soci che non partecipano all’amministrazione hanno diritto di avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione”. Si tratta di un potere di controllo più ampio di quello previsto dal vecchio testo dell’art. 2489 c.c. nell’ipotesi in cui mancasse il collegio dei sindaci. E ciò non solo in ragione del fatto che questi diritti spettano ora ai soci di tutte le società a responsabilità limitata, incluse quelle dotate di collegio sindacale[4].
Infatti, l’attuale ordinamento giuridico attribuisce a ciascun socio il diritto di consultare i libri sociali direttamente ma anche a mezzo di professionisti di fiducia appositamente nominati. D’altro canto, tale facoltà riguarda in generale i documenti relativi all’amministrazione[5]. Tanto che il diritto di ispezione concerne sia l’andamento generale della gestione che le singole operazioni, ossia tutto quanto attiene alla gestione della società.
Ciò è quanto emerge dal n. 11, Della società a responsabilità limitata, della Relazione governativa[6] al d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6: “ad ogni socio è riconosciuto il diritto di ottenere notizie dagli amministratori in merito allo svolgimento degli affari sociali e di procedere ad una diretta ispezione dei libri sociali e dei documenti concernenti l’amministrazione della società. Da questa soluzione consegue coerentemente il potere di promuovere l’azione sociale di responsabilità e di chiedere con essa la provvisoria revoca giudiziale dell’amministratore in caso di gravi irregolarità (…); [dunque] è sembrato logico che sulla base di questa soluzione divenisse sostanzialmente superflua ed in buona parte contraddittoria con il sistema la previsione di forme di intervento del giudice quali quelle ora previste dall’art. 2409 c.c. Esse infatti sono sostanzialmente assorbite dalla legittimazione alla proposizione dell’azione sociale di responsabilità da parte di ogni socio e dalla possibilità di ottenere in quella sede provvedimenti cautelari come la revoca degli amministratori”.
In buona sostanza, l’obiettivo del legislatore è stato quello di privatizzare il controllo sulla società a responsabilità limitata a favore di ciascun socio con l’eliminazione di intrusioni esterne e, in particolare, con l’elisione di qualsiasi ingerenza o controllo di stampo giudiziario[7].
Invero, la citata Relazione governativa chiarisce che “si tratta di una disciplina che corrisponde alla prospettiva secondo cui viene accentuato il significato contrattuale dei rapporti sociali, [e quindi si è voluto] fornire ai soci uno strumento in grado di consentire ad essi di risolvere i conflitti interni alla società”.
È fuor di dubbio, dunque, che l’intento del legislatore è stato quello di escludere la possibilità di estendere il sindacato giudiziario alla società a responsabilità limitata: un ulteriore riscontro vi è nel novellato art. 92, 1° comma, disp. att. c.c. La norma prevede infatti che il decreto con cui il tribunale adito nomina l’amministratore giudiziario, ai sensi del 4° comma dell’attuale art. 2409 c.c., priva l’imprenditore dell’amministrazione della società, e puntualizza che esso si riferisce alle “società di cui ai capi V e VI del titolo V del libro V del codice” civile, cioè alla società per azioni ed alla società in accomandita per azioni.
Tuttavia, sulla base di queste considerazioni e nonostante l’espressa intenzione del legislatore, parte della dottrina[8] ritiene che il sindacato giudiziario sulle irregolarità amministrative trovi ancora applicazione nelle società a responsabilità limitata di maggiori dimensioni, ossia laddove la nomina del collegio sindacale sia obbligatoria (si tratta dell’ipotesi in cui il capitale sociale della società a responsabilità limitata non sia inferiore a quello minimo stabilito per la società per azioni, ovvero del caso in cui per due esercizi consecutivi siano stati superati due dei limiti previsti dal primo comma dell’art. 2435-bisc.c.). Questa parte della dottrina fonda le proprie argomentazioni sul rinvio operato dal 4° comma dell’art. 2477 c.c. Tale norma prevede infatti che quando l’elezione del collegio sindacale è necessaria, ai sensi del 2° e del 3° comma dell’art. 2477 c.c., “si applicano le disposizioni in tema di società per azioni”. Invero, l’organo di controllo della società per azioni è disciplinato dagli artt. 2397 e segg. c.c., fra i quali è inserito il nuovo art. 2409 c.c..
Tuttavia, in proposito, deve sottolinearsi che il legislatore della novella del 2003 ha innovato profondamente la disciplina della società a responsabilità limitata, prevedendo un insieme autonomo ed organico di norme, nel quale i rinvii alla disciplina della società per azioni non costituiscono più la regola, ma l’eccezione[9]. Di conseguenza, il rinvio alle norme che disciplinano il collegio sindacale della società per azioni, ossia agli artt. 2397 e segg. c.c., non opera per l’art. 2409 c.c., perché non più compatibile con l’attuale modello della società a responsabilità limitata, ispirata ad un controllo tutto privatistico. Al riguardo, il d.lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, ha infatti sostituito al sindacato giudiziario il potere di chiedere la revoca degli amministratori, in caso di gravi irregolarità e in sede di azione di responsabilità, attribuito a ciascun socio (si veda il 3° comma del nuovo testo dell’art. 2476 c.c.).
La Corte di Cassazione ha infatti statuito che un’interpretazione estensiva dell’art. 2409 c.c. alle s.r.l. dotate necessariamente del collegio dei sindaci non appare condivisibile per diversi motivi, e segnatamente: - per la genericità del richiamo contenuto nell’art. 2477 c.c. alle disposizioni dettate in tema di società per azioni; - per l’espressa e specifica indicazione dettata dal legislatore in senso contrario; - per le analitiche argomentazioni svolte a sostegno dell’opzione effettuata nella relazione al testo normativo; - per il contrasto che si verrebbe a determinare fra un eventuale potere riconosciuto al collegio sindacale di sollecitare l’intervento dell’autorità giudiziaria ai sensi dell’art. 2409 c.c. e la collocazione attribuita alla società a responsabilità limitata, non più delineata come una società per azioni di più modeste dimensioni, nell’ambito del sistema societario nel suo complesso.
In proposito va invero considerato che il giudizio di superfluità e contraddittorietà del ricorso al procedimento all’art. 2409 nelle società a responsabilità limitata è ancorato al palese intento di privatizzare il controllo societario in favore dei singoli soci.
Ciò trova riscontro: - nel diritto dei soci di ottenere notizie dagli amministratori circa l’andamento degli affari sociali, - nel loro diritto di procedere all’ispezione dei libri sociali e dei documenti, - nella riconosciuta legittimazione a proporre l’azione sociale di responsabilità, - nella possibilità di ottenere in tale sede provvedimenti cautelari, - nella predisposizione di un sistema idoneo a risolvere i conflitti societari interni, - nell’attribuzione al collegio sindacale di compiti di controllo incentrati più sui profili contabili (artt. 2476, 2477 c.c.), anziché su quelli di corretta gestione e di legalità, rispetto ai quali deve essere invece concentrata l’attenzione del collegio sindacale delle società per azioni.
Oltremodo, il legislatore ha successivamente disposto all’art. 8 del d.lgs. 37/2004, modificativo del decreto attuativo della riforma societaria, che alle società sportive di cui all’art. 10, l. 23.3.1981, n. 91 si applica l’art. 2409 c.c., pur se aventi forme di società a responsabilità limitata, disposizione che trova fondamento e presupposto nel convincimento che, diversamente, l’articolo in questione non sarebbe stato applicabile alle società sportive a responsabilità limitata.
Il rinvio alle disposizioni in tema di società per azioni dettato dall’art. 2477, ult. comma, c.c. in tema di società a responsabilità limitata, va quindi interpretato come richiamo ai requisiti professionali, alle cause di ineleggibilità, decadenza ed incompatibilità dei sindaci stabilite dagli artt. 2397 e segg. c.c., nonché alle rispettive funzioni e ai poteri indicati dagli artt. 2403 e segg. c.c., ma non può certamente valere ad assegnare loro il potere di sollecitare il controllo giudiziario in relazione a ravvisate irregolarità gestionali, a ciò ostando non solo la formulazione letterale delle disposizioni vigenti e l’intenzione del legislatore, ma anche i diversi connotati attribuiti alle società a responsabilità limitata rispetto a quelle per azioni, con la riforma organica delle società di capitali di cui al d.lgs. n. 6/2003.
(Altalex, 15 marzo 2010. Nota di Aurelio Schiavone)
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[1] In giurisprudenza si vedano, ad esempio, Trib. Napoli, 14 marzo 1996, in Società, 1996, pag. 712; Trib. Roma, 4 dicembre 1995, in Giust. civ., 1996, pag. 1819. Sotto il vigore del vecchio testo dell’art. 2409 c.c., la maggior parte della dottrina propendeva per l’applicabilità dell’istituto del controllo giudiziario alle società di capitali diverse dalla società per azioni: si vedano, a tal proposito, G. U. Tedeschi, Il controllo giudiziario sull’amministrazione delle società di capitali, Cedam, Padova, 1965, pag. 558; V. Vitrò, Controllo giudiziario e provvedimenti cautelari nelle società di capitali, Giuffré, Milano, 1992, pag. 2 e segg.; per una rassegna critica di giurisprudenza e dottrina, si vedano B. Quatraro, E. Tosi, Il controllo giudiziario delle società, rassegna critica di dottrina e giurisprudenza sull’art. 2409 c.c., ed. II, Giuffré, Milano, 1997, pag. 213 e seg..
[2] Disposizione non più confermata dal d. lgs. 17 gennaio 2003, n. 6.
[3] Si veda a tal proposito il n. 11 della Relazione di accompagnamento al d. lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, in Riv. soc., 2003, pag. 150 e seg..
[4] Così Associazione Disiano Preite, Il nuovo diritto delle società: società di capitali e cooperative, a cura di F. Vella, G. Olivieri, G. Presti, Il Mulino, Bologna, 2003, pag. 262.
[5] Sul potere di ciascun socio di controllare la gestione sociale, si veda L. De Angelis, Amministrazione e controllo nelle società a responsabilità limitata, in Riv. soc., 2003, pag. 484, che mette in evidenza l’ampiezza della norma, dato che tra “i documenti relativi all’amministrazione” (si veda il 2° comma dell’art. 2476 c.c.) sono compresi anche “i contratti e gli accordi, per quanto di natura riservata, la corrispondenza, i verbali di accertamento, di constatazione o di commina di sanzioni elevate a carico della società, gli atti giudiziari che la riguardino, memorie e pareri di professionisti, la documentazione relativa a procedimenti contenziosi di cui la società stessa sia parte”.
Si veda, a tal proposito, anche S. Ambrosini, sub art. 2476 c.c., in Società di capitali, commentario a cura di G. Niccolini e A. Stagno D’Alcontres, vol. III, artt. 2449 – 2510 c.c., Jovene, Napoli, 2004, pag. 1586 e seg..
[6] Relazione governativa al decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 6, recante la riforma organica della disciplina delle società di capitali e società cooperative, in attuazione della legge delega 3 ottobre 2001, n. 366, in Riv. soc., 2003, pag. 113 e segg., a pag. 151.
[7] Così A. Patelli, A. Marcinkiewicz, Il nuovo controllo giudiziario ex art. 2409 c.c. sulle s.r.l., commento ad App. Trieste, 5 novembre 2004, Trib. Bologna, 21 ottobre 2004, Trib. Lecce, 16 luglio 2004, Trib. Roma, 6 luglio 2004 e Trib. Udine, 1 luglio 2004, in Società, 2005, pag. 369 e segg. Nello stesso senso anche M. Arato, Il controllo individuale dei soci e il controllo legale dei conti, ivi, 2004, pag. 1194 e segg., Associazione Disiano Preite, Il nuovo diritto delle società, cit., pag. 267.
[8] Favorevoli all’estensione, in via interpretativa, dell’ambito di applicazione della denuncia al tribunale per gravi irregolarità alle società a responsabilità limitata quando la nomina del collegio dei sindaci è obbligatoria, ai sensi del 2° e del 3° comma dell’attuale art. 2477 c.c., risultano E. Dalmotto, Denunzia al tribunale, in Il nuovo processo societario, commentario al d. lgs. 17 gennaio 2003, n. 5, e agli artt. 2378, 2409 e 2471 c.c., diretto da S. Chiarloni, vol. I, Zanichelli, Bologna, 2004, pag. 1223 e segg.; F. Mainetti, sub art. 2409 c.c., in Il nuovo diritto societario, vol. II, commentario al d. lgs. 17 gennaio 2003, n. 6, d. lgs. 17 gennaio 2003, n. 5, d. lgs. 11 aprile 2002, n. 61, diretto da G. Cottino, G. Bonfante, O. Cagnasso, P. Montalenti, Zanichelli, Bologna, 2004, pag. 930 e segg.; L. Nazzicone, Il controllo giudiziario sulle irregolarità di gestione, fattispecie e rito dopo la riforma societaria, Giuffré, Milano, 2005, pag. 36 e segg.; Id., La denuncia al tribunale per gravi irregolarità exart. 2409 c.c.: le novità della riforma societaria, in Società, 2003, pag. 1079; Id., sub art. 2409 c.c., in La riforma del diritto societario, a cura di G. Lo Cascio, vol. V, Giuffré, Milano, 2003, pag. 306; G. C. M. Rivolta,Profili della nuova disciplina della società a responsabilità limitata, in Banca, borsa e tit. cred., 2003, pag. 691.
Di opinione contraria, invece, S. Ambrosini, op. cit., pag. 293, secondo cui il dato testuale dell’ultimo comma dell’art. 2477 c.c. è “troppo labile”, dato che “il rinvio alle norme sulla società per azioni non sembra potersi intendere che nei limiti della compatibilità”, e che l’obiettivo perseguito dal legislatore della riforma “è in effetti quello di una privatizzazione dei controlli nella società a responsabilità limitata”. Nello stesso senso anche A. Patelli, A. Marcinkiewicz, op. cit., pag. 370, che sostengono che “il dato testuale lasciato dal legislatore della novella è debole grimaldello, incapace di scardinare da solo il nuovo sistema e di sovvertire la dichiarata ratio ad esso sottesa”. Si vedano, inoltre, M. Bussoletti, Il procedimento ex art. 2409 c.c., in Riv. soc., 2003, pag. 1228; G. Domenichini, sub art. 2409 c.c., in Società di capitali, artt. 2380 – 2448 c.c., vol. II, a cura di G. Niccolini e A. Stagno D’Alcontres, Jovene, Napoli, 2004, pag. 785; Associazione Disiano Preite, Il nuovo diritto societario, cit., pag. 266 e seg.; R. Rordorf, I sistemi di amministrazione e controllo, in Società, 2003, pag. 672.
[9] Per C.Cost., sent. 29.12.2005, n. 481, in www.cortecostituzionale.it, “l’art. 2, lettera f), [della legge di delega alla riforma del diritto societario (3 ottobre 2001, n. 366)] che fissa il principio generale per cui le società a responsabilità limitata e le società per azioni devono costituire due modelli distinti, principio cui fa da corollario la previsione, per le prime, di un autonomo ed organico complesso di norme ed una impostazione della disciplina radicalmente divergente da quella adottata dal codice civile.
SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE I CIVILE

Sentenza 13 gennaio 2010, n. 403

 
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