C O D I C I
procedura civile
(Aggiornato al D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con
L. 7 agosto 2012, n. 134 e al D.L. 18 ottobre 2012, n. 179 )
Codice di
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INDICE GENERALE
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
LIBRO I – DISPOSIZIONI GENERALI (ART. 1 – ART. 162) ................................................................... » 3
LIBRO II – DEL PROCESSO DI COGNIZIONE (ART. 163 – ART. 473) ..................................................... » 27
LIBRO III – DEL PROCESSO DI ESECUZIONE (ART. 474 – ART. 632) .................................................... » 80
LIBRO IV – DEI PROCEDIMENTI SPECIALI (ART. 633 – ART. 840) ....................................................... » 111

CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro I - Disposizioni Generali
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CODICE DI PROCEDURA CIVILE
LIBRO I - Disposizioni generali
Sommario
TITOLO I - DEGLI ORGANI GIUDIZIARI ......................... 3
TITOLO II - DEL PUBBLICO MINISTERO ...................... 12
TITOLO III - DELLE PARTI E DEI DIFENSORI….. .......... 13
TITOLO IV - DELL’ESERCIZIO DELL’AZIONE ................ 16
TITOLO V - DEI POTERI DEL GIUDICE .......................... 18
TITOLO VI - DEGLI ATTI PROCESSUALI ........................ 19
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
LIBRO I – DISPOSIZIONI GENERALI
TITOLO I - DEGLI ORGANI GIUDIZIARI
CAPO I - DEL GIUDICE
SEZIONE I – Della giurisdizione e della competenza in
generale
Art. 1. Giurisdizione dei giudici ordinari.
La giurisdizione civile, salvo speciali disposizioni di
legge, è esercitata dai giudici ordinari secondo le
norme del presente codice.
Art. 2.
(…) (1)
(1)“Inderogabilità convenzionale della giurisdizione
La giurisdizione italiana non può essere convenzionalmente
derogata a favore di una giurisdizione straniera, ne' di arbitri che
pronuncino all'estero, salvo che si tratti di causa relativa ad
obbligazioni tra stranieri o tra uno straniero e un cittadino non
residente ne' domiciliato nella Repubblica e la deroga risulti da atto
scritto.” articolo abrogato dall’art. 73 L. 31 maggio 1995, n. 218.
Art. 3.
(…) (1)
(1)“Pendenza di lite davanti a giudice straniero
La giurisdizione italiana non e' esclusa dalla pendenza davanti a un
giudice straniero della medesima causa o di altra con questa
connessa.” articolo abrogato dall'art. 73, L. 31 maggio 1995, n. 218.
Art. 4.
(…) (1)
(1)“Giurisdizione rispetto allo straniero
Lo straniero può essere convenuto davanti ai giudici della
Repubblica:
1) se quivi e' residente o domiciliato, anche elettivamente, o vi ha un
rappresentante che sia autorizzato a stare in giudizio a norma
dell'articolo 77, oppure se ha accettato la giurisdizione italiana,
salvo che la domanda sia relativa a beni immobili situati all'estero;
2) se la domanda riguarda beni esistenti nella Repubblica o
successioni ereditarie di cittadino italiano o aperte nella Repubblica,
oppure obbligazioni quivi sorte o da eseguirsi;
3) se la domanda è connessa con altra pendente davanti al giudice
italiano, oppure riguarda provvedimenti cautelari da eseguirsi nella
Repubblica o relativi a rapporti dei quali il giudice italiano può
conoscere;
4) se, nel caso reciproco, il giudice dello Stato al quale lo straniero
appartiene può conoscere delle domande proposte contro un
cittadino italiano.” Articolo abrogato dall’art. 73 della L. 31 maggio
1995, n. 218.
Art. 5. Momento determinante della giurisdizione e
della competenza. (1)
La giurisdizione e la competenza si determinano con
riguardo alla legge vigente e allo stato di fatto
esistente al momento della proposizione della
domanda, e non hanno rilevanza rispetto ad esse i
successivi mutamenti della legge o dello stato
medesimo.
(1) Articolo così sostituito dall'art. 2 L. 26 novembre 1990, n. 353.
Cfr. Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 1 luglio 2009, n. 15377 in
Altalex Massimario.
Art. 6. Inderogabilità convenzionale della
competenza.
La competenza non può essere derogata per accordo
delle parti, salvo che nei casi stabiliti dalla legge.
SEZIONE II – Della competenza per materia e per
valore
Art. 7. Competenza del giudice di pace. (1)
Il giudice di pace è competente per le cause relative a
beni mobili di valore non superiore euro 5.000,00
quando dalla legge non sono attribuite alla
competenza di altro giudice.
Il giudice di pace è altresì competente per le cause di
risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di
veicoli e di natanti, purché il valore della controversia
non superi euro 20.000,00.
È competente qualunque ne sia il valore:
1) per le cause relative ad apposizione di termini ed
osservanza delle distanze stabilite dalla legge, dai
regolamenti o dagli usi riguardo al piantamento degli
alberi e delle siepi;
2) per le cause relative alla misura ed alle modalità
d’uso dei servizi di condominio di case;
3) per le cause relative a rapporti tra proprietari o
detentori di immobili adibiti a civile abitazione in
materia di immissioni di fumo o di calore, esalazioni,
rumori, scuotimenti e simili propagazioni che superino
la normale tollerabilità;
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3-bis) per le cause relative agli interessi o accessori da
ritardato pagamento di prestazioni previdenziali o
assistenziali.
(1) Articolo aggiornato con le modifiche introdotte dalla L. 18 giugno
2009, n. 69.
Art. 8.
(…) (1)
(1)“Competenza del pretore
Il pretore e' competente per le cause, anche se relative a beni
immobili, di valore non superiore a lire cinquanta milioni, in quanto
non siano di competenza del giudice di pace.
E' competente, qualunque ne sia il valore:
1) per le azioni possessorie, salvo il disposto dell'articolo 704, e per le
denunce di nuova opera e di danno temuto, salvo il disposto
dell'articolo 688, secondo comma;
2) per le cause relative ad apposizione di termini e osservanza delle
distanze stabilite dalla legge, dai regolamenti o dagli usi riguardo al
piantamento degli alberi e delle siepi;
3) per le cause relative a rapporti di locazione e di comodato di
immobili urbani e per quelle di affitto di aziende, in quanto non siano
di competenza delle sezioni specializzate agrarie;
4) per le cause relative alla misura e alle modalità di uso dei servizi di
condominio di case.” articolo abrogato dal D.L.vo 19 febbraio 1998,
n. 51.
Art. 9. Competenza del tribunale. (1)
Il tribunale è competente per tutte le cause che non
sono di competenza di altro giudice.
Il tribunale è altresì esclusivamente competente per
tutte le cause in materia di imposte e tasse, per quelle
relative allo stato e alla capacità delle persone e ai
diritti onorifici, per la querela di falso, per l'esecuzione
forzata e, in generale, per ogni causa di valore
indeterminabile.
(1) Articolo così sostituito dal D.L.vo 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 10. Determinazione del valore.
Il valore della causa, ai fini della competenza, si
determina dalla domanda a norma delle disposizioni
seguenti.
A tale effetto le domande proposte nello stesso
processo contro la medesima persona si sommano tra
loro, e gli interessi scaduti, le spese e i danni anteriori
alla proposizione si sommano col capitale.
Cfr. Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 24 luglio 2007, n. 16300 in
Altalex Massimario.
Art. 11. Cause relative a quote di obbligazione tra più
parti.
Se è chiesto da più persone o contro più persone
l'adempimento per quote di un'obbligazione, il valore
della causa si determina dall'intera obbligazione.
Art. 12. Cause relative a rapporti obbligatori, a
locazioni e a divisioni.
Il valore delle cause relative all'esistenza, alla validità o
alla risoluzione di un rapporto giuridico obbligatorio si
determina in base a quella parte del rapporto che e' in
contestazione.
Il valore delle cause per divisione si determina da
quello della massa attiva da dividersi.
(1) “Nelle cause per finita locazione d'immobili il valore si determina
in base all'ammontare del fitto o della pigione per un anno, ma se
sorge controversia sulla continuazione della locazione, il valore si
determina cumulando i fitti o le pigioni relativi al periodo
controverso.” comma abrogato dall'art. 89 della L. 26 novembre
1990, n. 353.
Art. 13. Cause relative a prestazioni alimentari e a
rendite.
Nelle cause per prestazioni alimentari periodiche, se il
titolo è controverso, il valore si determina in base
all'ammontare delle somme dovute per due anni.
Nelle cause relative a rendite perpetue, se il titolo è
controverso, il valore si determina cumulando venti
annualità; nelle cause relative a rendite temporanee o
vitalizie, cumulando le annualità domandate fino a un
massimo di dieci.
Le regole del comma precedente si applicano anche
per determinare il valore delle cause relative al diritto
del concedente.
Art. 14. Cause relative a somme di danaro e a beni
mobili.
Nelle cause relative a somme di danaro o a beni
mobili, il valore si determina in base alla somma
indicata o al valore dichiarato dall'attore; in mancanza
di indicazione o dichiarazione, la causa si presume di
competenza del giudice adito.
Il convenuto può contestare, ma soltanto nella prima
difesa, il valore come sopra dichiarato o presunto; in
tal caso il giudice decide, ai soli fini della competenza,
in base a quello che risulta dagli atti e senza apposita
istruzione.
Se il convenuto non contesta il valore dichiarato o
presunto, questo rimane fissato, anche agli effetti del
merito, nei limiti della competenza del giudice adito.
Art. 15. Cause relative a beni immobili. (1)
Il valore delle cause relative a beni immobili è
determinato moltiplicando il reddito dominicale del
terreno e la rendita catastale del fabbricato alla data
della proposizione della domanda: per duecento per le
cause relative alla proprietà; per cento per le cause
relative all'usufrutto, all'uso, all'abitazione, alla nuda
proprietà e al diritto dell'enfiteuta; per cinquanta con
riferimento al fondo servente per le cause relative alle
servitù.
Il valore delle cause per il regolamento di confini si
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desume dal valore della parte di proprietà
controversa, se questa è determinata; altrimenti il
giudice lo determina a norma del comma seguente.
Se per l'immobile all'atto della proposizione della
domanda non risulta il reddito dominicale o la rendita
catastale, il giudice determina il valore della causa
secondo quanto emerge dagli atti, se questi non
offrono elementi per la stima, ritiene la causa di valore
indeterminabile.
(1) Articolo così sostituito dalla L. 30 luglio 1984, n. 399.
Art. 16.
(…) (1)
(1)“Esecuzione forzata
Per la consegna e il rilascio di cose e per l'espropriazione forzata di
cose mobili e di crediti e' competente il pretore.
Per l'espropriazione forzata di cose immobili e' competente il
tribunale.
Se cose mobili sono soggette all'espropriazione forzata insieme con
l'immobile nel quale si trovano, per l'espropriazione e' competente il
tribunale anche relativamente ad esse.
Per l'esecuzione forzata degli obblighi di fare e di non fare e'
competente il pretore.” Articolo abrogato dal D.L.vo 19 febbraio
1998, n. 51.
Art. 17. Cause relative all'esecuzione forzata
Il valore delle cause di opposizione all'esecuzione
forzata si determina dal credito per cui si procede:
quello delle cause relative alle opposizioni proposte da
terzi a norma dell'articolo 619, dal valore dei beni
controversi; quello delle cause relative a controversie
sorte in sede di distribuzione, dal valore del maggiore
dei crediti contestati.
SEZIONE III – Della competenza per territorio
Art. 18. Foro generale delle persone fisiche.
Salvo che la legge disponga altrimenti, è competente il
giudice del luogo in cui il convenuto ha la residenza o il
domicilio, e, se questi sono sconosciuti, quello del
luogo in cui il convenuto ha la dimora.
Se il convenuto non ha residenza, nè domicilio, né
dimora nello Stato o se la dimora è sconosciuta, è
competente il giudice del luogo in cui risiede l'attore.
Art. 19. Foro generale delle persone giuridiche e delle
associazioni non riconosciute.
Salvo che la legge disponga altrimenti, qualora sia
convenuta una persona giuridica, è competente il
giudice del luogo dove essa ha sede. E' competente
altresì il giudice del luogo dove la persona giuridica ha
uno stabilimento e un rappresentante autorizzato a
stare in giudizio per l'oggetto della domanda.
Ai fini della competenza, le società non aventi
personalità giuridica, le associazioni non riconosciute e
i comitati di cui agli articoli 36 ss. del codice civile
hanno sede dove svolgono attività in modo
continuativo.
Art. 20. Foro facoltativo per le cause relative a diritti
di obbligazione.
Per le cause relative a diritti di obbligazione è anche
competente il giudice del luogo in cui è sorta o deve
eseguirsi l'obbligazione dedotta in giudizio.
Art. 21. Foro per le cause relative a diritti reali e ad
azioni possessorie.
Per le cause relative a diritti reali su beni immobili, per
le cause in materia di locazione e comodato di
immobili e di affitto di aziende, nonché per le cause
relative ad apposizione di termini ed osservanza delle
distanze stabilite dalla legge, dai regolamenti o dagli
usi riguardo al piantamento degli alberi e delle siepi, è
competente il giudice del luogo dove è posto
l'immobile o l'azienda. (1) Qualora l'immobile sia
compreso in più circoscrizioni giudiziarie, è
competente il giudice della circoscrizione nella quale è
compresa la parte soggetta a maggior tributo verso lo
Stato; quando non è sottoposto a tributo, è
competente ogni giudice nella cui circoscrizione si
trova una parte dell'immobile.
Per le azioni possessorie e per la denuncia di nuova
opera e di danno temuto è competente il giudice del
luogo nel quale è avvenuto il fatto denunciato.
(1) Periodo così sostituito dal D.L.vo 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 22. Foro per le cause ereditarie.
E' competente il giudice del luogo dell'aperta
successione per le cause:
1) relative a petizione o divisione di eredità e per
qualunque altra tra coeredi fino alla divisione;
2) relative alla rescissione della divisione e alla
garanzia delle quote, purchè proposte entro un
biennio dalla divisione;
3) relative a crediti verso il defunto o a legati dovuti
dall'erede, purchè proposte prima della divisione e in
ogni caso entro un biennio dall'apertura della
successione;
4) contro l'esecutore testamentario, purchè proposte
entro i termini indicati nel numero precedente.
Se la successione si è aperta fuori della Repubblica, le
cause suindicate sono di competenza del giudice del
luogo in cui è posta la maggior parte dei beni situati
nella Repubblica, o, in mancanza di questi, del luogo di
residenza del convenuto o di alcuno dei convenuti.
Art. 23. Foro per le cause tra soci e tra condomini.
Per le cause tra soci è competente il giudice del luogo
dove ha sede la società; per le cause tra condomini, il
giudice del luogo dove si trovano i beni comuni o la
maggior parte di essi.
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Tale norma si applica anche dopo lo scioglimento della
società o del condominio, purchè la domanda sia
proposta entro un biennio dalla divisione.
Art. 24. Foro per le cause relative alle gestioni tutelari
e patrimoniali.
Per le cause relative alla gestione di una tutela o di
un'amministrazione patrimoniale conferita per legge o
per provvedimento dell'autorità è competente il
giudice del luogo d'esercizio della tutela o
dell'amministrazione.
Art. 25. Foro della pubblica amministrazione.
Per le cause nelle quali è parte un'amministrazione
dello Stato è competente, a norma delle leggi speciali
sulla rappresentanza e difesa dello Stato in giudizio e
nei casi ivi previsti, il giudice del luogo dove ha sede
l'ufficio dell'Avvocatura dello Stato, nel cui distretto si
trova il giudice che sarebbe competente secondo le
norme ordinarie. Quando l'amministrazione è
convenuta, tale distretto si determina con riguardo al
giudice del luogo in cui è sorta o deve eseguirsi
l'obbligazione o in cui si trova la cosa mobile o
immobile oggetto della domanda.
Art. 26. Foro dell'esecuzione forzata.
Per l'esecuzione forzata su cose mobili o immobili è
competente il giudice del luogo in cui le cose si
trovano. Se le cose immobili soggette all'esecuzione
non sono interamente comprese nella circoscrizione di
un solo tribunale, si applica l'art. 21.
Per l'espropriazione forzata di crediti è competente il
giudice del luogo dove risiede il terzo debitore.
Per l'esecuzione forzata degli obblighi di fare e di non
fare è competente il giudice del luogo dove l'obbligo
deve essere adempiuto.
Art. 27. Foro relativo alle opposizioni all'esecuzione.
Per le cause di opposizione all'esecuzione forzata di
cui agli artt. 615 e 619 è competente il giudice del
luogo dell'esecuzione, salva la disposizione dell'art.
480 terzo comma.
Per le cause di opposizione a singoli atti esecutivi è
competente il giudice davanti al quale si svolge
l'esecuzione.
Art. 28. Foro stabilito per accordo delle parti.
La competenza per territorio può essere derogata per
accordo delle parti, salvo che per le cause previste nei
nn. 1, 2, 3 e 5 dell'art. 70, per i casi di esecuzione
forzata, di opposizione alla stessa, di procedimenti
cautelari e possessori, di procedimenti in camera di
consiglio e per ogni altro caso in cui l'inderogabilità sia
disposta espressamente dalla legge.
Art. 29. Forma ed effetti dell'accordo delle parti.
L'accordo delle parti per la deroga della competenza
territoriale deve riferirsi ad uno o più affari
determinati e risultare da atto scritto.
L'accordo non attribuisce al giudice designato
competenza esclusiva quando ciò non è
espressamente stabilito.
Art. 30. Foro del domicilio eletto.
Chi ha eletto domicilio a norma dell'art. 47 c.c. può
essere convenuto davanti al giudice del domicilio
stesso.
Cfr. Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 9 ottobre 2008, n. 24883 in
Altalex Massimario.
Art. 30-bis. Foro per le cause in cui sono parti i
magistrati. (1)
Le cause in cui sono comunque parti magistrati, che
secondo le norme del presente capo sarebbero
attribuite alla competenza di un ufficio giudiziario
compreso nel distretto di corte d'appello in cui il
magistrato esercita le proprie funzioni, sono di
competenza del giudice, ugualmente competente per
materia, che ha sede nel capoluogo del distretto di
corte d'appello determinato ai sensi dell'articolo 11
del codice di procedura penale. (2)
Se nel distretto determinato ai sensi del primo comma
il magistrato è venuto ad esercitare le proprie funzioni
successivamente alla sua chiamata in giudizio, è
competente il giudice che ha sede nel capoluogo del
diverso distretto di corte d'appello individuato ai sensi
dell'articolo 11 del codice di procedura penale con
riferimento alla nuova destinazione.
(1) La Corte Costituzionale con sentenza 12 novembre 2002, n. 444
ha dichiarato la illegittimità costituzionale, nella parte in cui si
applica ai processi di esecuzione forzata promossi da o contro
magistrati in servizio nel distretto di corte d'appello comprendente
l'ufficio giudiziario competente ai sensi dell'art. 26 del codice di
procedura civile.
(2) La Corte Costituzionale con sentenza 25 maggio 2004, n. 147 ha
stabilito l'illegittimità costituzionale dell'art. 30-bis, comma 1, c.p.c.,
il quale prevede una deroga alla competenza territoriale del giudice
civile per le cause riguardanti magistrati, salvo che nella parte
relativa alle azioni civili concernenti le restituzioni e il risarcimento
del danno da reato, nei termini di cui all'art. 11 c.p.p..
SEZIONE IV - Delle modificazioni della competenza
per ragione di connessione
Art. 31. Cause accessorie.
La domanda accessoria può essere proposta al giudice
territorialmente competente per la domanda
principale affinchè sia decisa nello stesso processo,
osservata, quanto alla competenza per valore, la
disposizione dell'art. 10 secondo comma.
(…) (1)
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(1) Il secondo comma che recitava: “Può tuttavia essere proposta
allo stesso giudice anche se eccede la sua competenza per valore,
qualora la competenza per la causa principale sia determinata per
ragione di materia.” è stato abrogato dall’art. 53 del D.L.vo 19
febbraio 1998, n. 51.
Art. 32. Cause di garanzia. (1)
La domanda di garanzia può essere proposta al giudice
competente per la causa principale affinché sia decisa
nello stesso processo. Qualora essa ecceda la
competenza per valore del giudice adito, questi
rimette entrambe le cause al giudice superiore
assegnando alle parti un termine perentorio per la
riassunzione.
(1) Articolo così sostituito dal D.L.vo 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 33. Cumulo soggettivo.
Le cause contro più persone che a norma degli artt. 18
e 19 dovrebbero essere proposte davanti a giudici
diversi, se sono connesse per l'oggetto o per il titolo
possono essere proposte davanti al giudice del luogo
di residenza o domicilio di una di esse, per essere
decise nello stesso processo.
Art. 34. Accertamenti incidentali.
Il giudice, se per legge o per esplicita domanda di una
delle parti è necessario decidere con efficacia di
giudicato una questione pregiudiziale che appartiene
per materia o valore alla competenza di un giudice
superiore, rimette tutta la causa a quest'ultimo,
assegnando alle parti un termine perentorio per la
riassunzione della causa davanti a lui.
Art. 35. Eccezione di compensazione.
Quando è opposto in compensazione un credito che è
contestato ed eccede la competenza per valore del
giudice adito, questi, se la domanda è fondata su titolo
non controverso o facilmente accertabile, può
decidere su di essa e rimettere le parti al giudice
competente per la decisione relativa all'eccezione di
compensazione, subordinando, quando occorre,
l'esecuzione della sentenza alla prestazione di una
cauzione; altrimenti provvede a norma dell'articolo
precedente.
Art. 36. Cause riconvenzionali.
Il giudice competente per la causa principale conosce
anche delle domande riconvenzionali che dipendono
dal titolo dedotto in giudizio dall'attore o da quello
che già appartiene alla causa come mezzo di
eccezione, purché non eccedano la sua competenza
per materia o valore; altrimenti applica le disposizioni
dei due articoli precedenti.
SEZIONE V – Del difetto di giurisdizione,
dell’incompetenza e della litispendenza (1)
(1) Si veda l’art. 59 della L. 18 giugno 2009, n. 69, che così dispone:
“ Art. 59 Decisione delle questioni di giurisdizione
1. Il giudice che, in materia civile, amministrativa, contabile,
tributaria o di giudici speciali, dichiara il proprio difetto di
giurisdizione indica altresì, se esistente, il giudice nazionale che
ritiene munito di giurisdizione. La pronuncia sulla giurisdizione resa
dalle sezioni unite della Corte di cassazione è vincolante per ogni
giudice e per le parti anche in altro processo.
2. Se, entro il termine perentorio di tre mesi dal passaggio in
giudicato della pronuncia di cui al comma 1, la domanda è
riproposta al giudice ivi indicato, nel successivo processo le parti
restano vincolate a tale indicazione e sono fatti salvi gli effetti
sostanziali e processuali che la domanda avrebbe prodotto se il
giudice di cui è stata dichiarata la giurisdizione fosse stato adito fin
dall’instaurazione del primo giudizio, ferme restando le preclusioni e
le decadenze intervenute. Ai fini del presente comma la domanda si
ripropone con le modalità e secondo le forme previste per il giudizio
davanti l giudice adito in relazione al rito applicabile.
3. Se sulla questione di giurisdizione non si sono già pronunciate, nel
processo, le sezioni unite della Corte di cassazione, il giudice davanti
al quale la causa è riassunta può sollevare d’ufficio, con ordinanza,
tale questione davanti alle medesime sezioni unite della Corte di
cassazione, fin alla prima udienza fissata per la trattazione del
merito. Restano ferme le disposizioni sul regolamento preventivo di
giurisdizione.
4. L’inosservanza dei termini fissati ai sensi del presente articolo per
la riassunzione o per la prosecuzione del giudizio comporta
l’estinzione del processo, che è dichiarata anche d’ufficio alla prima
udienza, e impedisce la conservazione degli effetti sostanziali e
processuali della domanda.
5. In ogni caso di riproposizione della domanda davanti al giudice di
cui al comma1, le prove raccolte nel processo davanti al giudice
privo di giurisdizione possono essere valutate come argomenti di
prova.”
Art. 37. Difetto di giurisdizione.
Il difetto di giurisdizione del giudice ordinario nei
confronti della pubblica amministrazione o dei giudici
speciali è rilevato, anche d'ufficio, in qualunque stato
e grado del processo.
(…) (1)
(1) Il secondo comma che recitava:“Il difetto di giurisdizione del
giudice italiano nei confronti dello straniero e' rilevato dal giudice
d'ufficio in qualunque stato e grado del processo relativamente alle
cause che hanno per oggetto beni immobili situati all'estero; in ogni
altro caso è rilevato, egualmente d'ufficio, dal giudice se il convenuto
è contumace, e può essere rilevato soltanto dal convenuto costituito
che non abbia accettato espressamente o tacitamente la
giurisdizione italiana.” è stato abrogato dall’art. 73 della L. 31
maggio 1995, n. 218.
Cfr. Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 9 ottobre 2008, n. 24883,
Corte Costituzionale, ordinanza 30 luglio 2009, n. 257 e Cassazione
Civile, SS.UU., sentenza 1° luglio 2009, n. 15377 in Altalex
Massimario.
Art. 38. Incompetenza. (1)
L’incompetenza per materia, quella per valore e quella
per territorio sono eccepite, a pena di decadenza,
nella comparsa di risposta tempestivamente
depositata. L’eccezione di incompetenza per territorio
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si ha per non proposta se non contiene l’indicazione
del giudice che la parte ritiene competente.
Fuori dei casi previsti dall’articolo 28, quando le parti
costituite aderiscono all’indicazione del giudice
competente per territorio, la competenza del giudice
indicato rimane ferma se la causa è riassunta entro tre
mesi dalla cancellazione della stessa dal ruolo.
L’incompetenza per materia, quella per valore e quella
per territorio nei casi previsti dall’articolo 28 sono
rilevate d’ufficio non oltre l’udienza di cui all’articolo
183.
Le questioni di cui ai commi precedenti sono decise, ai
soli fini della competenza, in base a quello che risulta
dagli atti e, quando sia reso necessario dall’eccezione
del convenuto o dal rilievo del giudice, assunte
sommarie informazioni.
(1) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 45, comma 2, della
L. 18 giugno 2009, n. 69.
Art. 39. Litispendenza e continenza di cause.
Se una stessa causa è proposta davanti a giudici
diversi, quello successivamente adito, in qualunque
stato e grado del processo, anche d’ufficio, dichiara
con ordinanza la litispendenza e dispone la
cancellazione della causa dal ruolo. (1)
Nel caso di continenza di cause, se il giudice
preventivamente adito è competente anche per la
causa proposta successivamente, il giudice di questa
dichiara con ordinanza (2) la continenza e fissa un
termine perentorio entro il quale le parti debbono
riassumere la causa davanti al primo giudice. Se questi
non è competente anche per la causa successivamente
proposta, la dichiarazione della continenza e la
fissazione del termine sono da lui pronunciate.
La prevenzione è determinata dalla notificazione della
citazione ovvero dal deposito del ricorso. (3)
(1) Questo articolo è stato così sostituito dall’art. 45, comma 3, lett.
a), della L. 18 giugno 2009, n. 69.
Il testo precedente così disponeva: “Se una stessa causa è proposta
davanti a giudici diversi, quello successivamente adito, in qualunque
stato e grado dl processo, anche d’ufficio, dichiara con sentenza la
litispendenza e dispone con ordinanza la cancellazione della causa
dal ruolo.”
(2) L’originaria parola “sentenza” è stata così sostituita dall’art. 45,
coma 3, lett. b), della L. 18 giugno 2009, n. 69.
(3) Le parole: “ovvero dal deposito del ricorso” sono state così
sostituite ad opera dell’art. 45, comma 3, lett. c), della L. 18 giugno
2009, n. 69.
Art. 40. Connessione.
Se sono proposte davanti a giudici diversi più cause le
quali, per ragione di connessione possono essere
decise in un solo processo, il giudice fissa con
ordinanza (1) alle parti un termine perentorio per la
riassunzione della causa accessoria, davanti al giudice
della causa principale, e negli altri casi davanti a quello
preventivamente adito. (2)
La connessione non può essere eccepita dalle parti né
rilevata d'ufficio dopo la prima udienza, e la
rimessione non può essere ordinata quando lo stato
della causa principale o preventivamente proposta
non consente l'esauriente trattazione e decisione delle
cause connesse.
Nei casi previsti negli artt. 31, 32, 34, 35 e 36, le cause,
cumulativamente proposte o successivamente riunite,
debbono essere trattate e decise col rito ordinario,
salva l'applicazione del solo rito speciale quando una
di tali cause rientri fra quelle indicate negli artt. 409 e
442. (3)
Qualora le cause connesse siano assoggettate a
differenti riti speciali debbono essere trattate e decise
col rito previsto per quella tra esse in ragione della
quale viene determinata la competenza o, in
subordine, col rito previsto per la causa di maggior
valore. (3)
Se la causa è stata trattata con un rito diverso da
quello divenuto applicabile ai sensi del terzo comma, il
giudice provvede a norma degli artt. 426, 427 e 439.
(3)
Se una causa di competenza del giudice di pace sia
connessa per i motivi di cui agli articoli 31, 32, 34, 35 e
36 con altra causa di competenza (4) del tribunale, le
relative domande possono essere proposte innanzi (4)
al tribunale affinché siano decise nello stesso
processo. (5)
Se le cause connesse ai sensi del sesto comma sono
proposte davanti al giudice di pace e (4) al tribunale, il
giudice di pace deve pronunziare anche d'ufficio la
connessione a favore (4) del tribunale. (5)
(1) La parola: “sentenza” è stata così sostituita dall’art. 45, comma 4,
della L. 18 giugno 2009, n. 69.
(2) Comma aggiornato con le modifiche introdotte dalla L. 18 giugno
2009, n. 69.
(3) Comma aggiunto dall'art. 5, L. 26 novembre 1990, n. 353.
(4) Le parole “al pretore o” sono state soppresse dal D.L.vo 19
febbraio 1998, n. 51.
(5) Comma aggiunto dall'art. 19, comma 1, L. 21 novembre 1991, n.
374.
SEZIONE VI – Del regolamento di giurisdizione e di
competenza (1)
(1) Si veda l’art. 59 della L. 18 giugno 2009, n. 69, che così dispone:
“ Art. 59 Decisione delle questioni di giurisdizione
1. Il giudice che, in materia civile, amministrativa, contabile,
tributaria o di giudici speciali, dichiara il proprio difetto di
giurisdizione indica altresì, se esistente, il giudice nazionale che
ritiene munito di giurisdizione. La pronuncia sulla giurisdizione resa
dalle sezioni unite della Corte di cassazione è vincolante per ogni
giudice e per le parti anche in altro processo.
2. Se, entro il termine perentorio di tre mesi dal passaggio in
giudicato della pronuncia di cui al comma 1, la domanda è
riproposta al giudice ivi indicato, nel successivo processo le parti
restano vincolate a tale indicazione e sono fatti salvi gli effetti
sostanziali e processuali che la domanda avrebbe prodotto se il
giudice di cui è stata dichiarata la giurisdizione fosse stato adito fin
dall’instaurazione del primo giudizio, ferme restando le preclusioni e
le decadenze intervenute. Ai fini del presente comma la domanda si
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ripropone con le modalità e secondo le forme previste per il giudizio
davanti l giudice adito in relazione al rito applicabile.
3. Se sulla questione di giurisdizione non si sono già pronunciate, nel
processo, le sezioni unite della Corte di cassazione, il giudice davanti
al quale la causa è riassunta può sollevare d’ufficio, con ordinanza,
tale questione davanti alle medesime sezioni unite della Corte di
cassazione, fin alla prima udienza fissata per la trattazione del
merito. Restano ferme le disposizioni sul regolamento preventivo di
giurisdizione.
4. L’inosservanza dei termini fissati ai sensi del presente articolo per
la riassunzione o per la prosecuzione del giudizio comporta
l’estinzione del processo, che è dichiarata anche d’ufficio alla prima
udienza, e impedisce la conservazione degli effetti sostanziali e
processuali della domanda.
5. In ogni caso di riproposizione della domanda davanti al giudice di
cui al comma1, le prove raccolte nel processo davanti al giudice
privo di giurisdizione possono essere valutate come argomenti di
prova.”
Art. 41. Regolamento di giurisdizione.
Finchè la causa non sia decisa nel merito in primo
grado, ciascuna parte può chiedere alle Sezioni unite
della Corte di cassazione che risolvano le questioni di
giurisdizione di cui all'art. 37. L'istanza si propone con
ricorso a norma degli artt. 364 ss., e produce gli effetti
di cui all'art. 367.
La pubblica amministrazione che non è parte in causa
può chiedere in ogni stato e grado del processo che sia
dichiarato dalle Sezioni unite della Corte di cassazione
il difetto di giurisdizione del giudice ordinario a causa
dei poteri attribuiti dalla legge all'amministrazione
stessa, finchè la giurisdizione non sia stata affermata
con sentenza passata in giudicato.
Art. 42 Regolamento necessario di competenza. (1)
L’ordinanza che, pronunciando sulla competenza
anche ai sensi degli articoli 39 e 40, non decide il
merito della causa e i provvedimenti che dichiarano la
sospensione del processo ai sensi dell’articolo 295
possono essere impugnati soltanto con istanza di
regolamento di competenza.
(1) Articolo aggiornato con le modifiche introdotte dalla L. 18 giugno
2009, n. 69.
Art. 43. Regolamento facoltativo di competenza.
Il provvedimento (1) che ha pronunciato sulla
competenza insieme col merito può essere impugnato
(2) con l’istanza di regolamento di competenza, oppure
nei modi ordinari quando insieme con la pronuncia
sulla competenza si impugna quella sul merito.
La proposizione dell’impugnazione ordinaria non toglie
alle altre parti la facoltà di proporre l’istanza di
regolamento.
Se l’istanza di regolamento è proposta prima
dell’impugnazione ordinaria, i termini per la
proposizione di questa riprendono a decorrere dalla
comunicazione della ordinanza (3) che regola la
competenza; se è proposta dopo, si applica la
disposizione dell’articolo 48.
(1) Le parole: “La sentenza” sono state così sostituite dall’art. 45,
comma 5, lett. a), della L. 18 giugno 2009, n. 69.
(2) L’ originaria parola: “impugnata” è stata così sostituita dall’art.
45, comma 5, lett. a) della L. 18 giugno 2009, n. 69.
(3) Le parole: “della sentenza” sono state così sostituite dall’art. 45,
comma 5, lett. b), della L. 18 giugno 2009, n. 69.
Art. 44. Efficacia dell’ordinanza che pronuncia sulla
competenza.
L’ordinanza (1) che, anche a norma degli articoli 39 e
40, dichiara l’incompetenza del giudice che l’ha
pronunciata, se non è impugnata con la istanza di
regolamento rende incontestabile l’incompetenza
dichiarata e la competenza del giudice in essa indicato
se la causa è riassunta nei termini di cui all’art. 50,
salvo che si tratti di incompetenza per materia o di
incompetenza per territorio nei casi previsti
nell’articolo 28.
(1) La parola: “sentenza” è stata così modificata dall’ art. 45, comma
4, della L. 18 giugno 2009, n. 69.
Art. 45. Conflitto di competenza.
Quando, in seguito alla ordinanza (1) che dichiara la
incompetenza del giudice adito per ragione di materia
o per territorio nei casi di cui all’articolo 28, la causa
nei termini di cui all’articolo 50 è riassunta davanti ad
altro giudice, questi, se ritiene di essere a sua volta
incompetente, richiede d’ufficio il regolamento di
competenza.
(1) La parola: “sentenza” è stata così sostituita dall’art. 45, comma 4,
della L. 18 giugno 2009, n. 69.
Art. 46. Casi di inapplicabilità del regolamento di
competenza.
Le disposizioni degli artt. 42 e 43 non si applicano nei
giudizi davanti ai giudici di pace.
Art. 47. Procedimento del regolamento di
competenza.
L'istanza di regolamento di competenza si propone alla
Corte di cassazione con ricorso sottoscritto dal
procuratore o dalla parte, se questa si e' costituita
personalmente.
Il ricorso deve essere notificato alle parti che non vi
hanno aderito entro il termine perentorio di trenta
giorni dalla comunicazione della ordinanza (1) che
abbia pronunciato sulla competenza o dalla
notificazione dell’impugnazione ordinaria nel caso
previsto nell’articolo 43 secondo comma. L’adesione
delle parti può risultare anche dalla sottoscrizione del
ricorso.
La parte che propone l'istanza, nei cinque giorni
successivi all'ultima notificazione del ricorso alle parti,
deve chiedere ai cancellieri degli uffici davanti ai quali
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pendono i processi che i relativi fascicoli siano rimessi
alla cancelleria della Corte di cassazione. Nel termine
perentorio di venti giorni dalla stessa notificazione
deve depositare nella cancelleria il ricorso con i
documenti necessari.
Il regolamento d'ufficio e' richiesto con ordinanza dal
giudice, il quale dispone la rimessione del fascicolo
d'ufficio alla cancelleria della Corte di cassazione.
Le parti, alle quali e' notificato il ricorso o comunicata
l'ordinanza del giudice, possono, nei venti giorni
successivi, depositare nella cancelleria della Corte di
cassazione scritture difensive e documenti.
(1) La parola: “sentenza” è stata così sostituita dall’art. 45, comma 4,
della L. 18 giugno 2009, n. 69.
Art. 48. Sospensione dei processi.
I processi relativamente ai quali è chiesto il
regolamento di competenza sono sospesi dal giorno in
cui è presentata l'istanza al cancelliere a norma
dell'articolo precedente o dalla pronuncia
dell'ordinanza che richiede il regolamento.
Il giudice può autorizzare il compimento degli atti che
ritiene urgenti.
Art. 49. Ordinanza di regolamento di competenza. (1)
Il regolamento è pronunciato con ordinanza (1) in
camera di consiglio entro i venti giorni successivi alla
scadenza del termine previsto nell’articolo 47, ultimo
comma.
Con l’ordinanza (1) la Corte di cassazione statuisce
sulla competenza dà i provvedimenti necessari per la
prosecuzione del processo davanti al giudice che
dichiara competente e rimette, quando occorre, le
parti in termini affinché provvedano alla loro difesa.
(1) La parola: “sentenza” è stata così sostituita dall’art. 45, comma 4,
della L. 18 giugno 2009, n. 69.
Art. 50. Riassunzione della causa.
Se la riassunzione della causa davanti al giudice
dichiarato competente avviene nel termine fissato
nella ordinanza (1) dal giudice e, in mancanza, in quello
di tre mesi (2) dalla comunicazione dell’ordinanza di
regolamento o dell’ordinanza (1) che dichiara
l’incompetenza del giudice adito il processo continua
davanti al nuovo giudice.
Se la riassunzione non avviene nei termini su indicati, il
processo si estingue.
(1) La parola: “sentenza” è stata così sostituita dall’art. 45, comma 6,
lett. a) della L. 18 giugno 2009, n. 69.
(2) Le originarie parole: “sei mesi” sono state così sostituite dall’art.
45, comma 6, lett. b) della L. 18 giugno 2009, n. 69.
SEZIONE VI-bis - Della composizione del tribunale (1)
(1) Sezione inserita dal D.L.vo 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 50-bis. Cause nelle quali il tribunale giudica in
composizione collegiale.
Il tribunale giudica in composizione collegiale:
1) nelle cause nelle quali è obbligatorio l'intervento del
pubblico ministero, salvo che sia altrimenti disposto;
2) nelle cause di opposizione, impugnazione,
revocazione e in quelle conseguenti a dichiarazioni
tardive di crediti di cui al regio decreto 16 marzo 1942,
n. 267 (1), e alle altre leggi speciali disciplinanti la
liquidazione coatta amministrativa;
3) nelle cause devolute alle sezioni specializzate;
4) nelle cause di omologazione del concordato
fallimentare e del concordato preventivo;
5) nelle cause di impugnazione delle deliberazioni
dell'assemblea e del consiglio di amministrazione,
nonché nelle cause di responsabilità da chiunque
promosse contro gli organi amministrativi e di
controllo, i direttori generali, i dirigenti preposti alla
redazione dei documenti contabili societari (2) e i
liquidatori delle società, delle mutue assicuratrici e
società cooperative, delle associazioni in
partecipazione e dei consorzi;
6) nelle cause di impugnazione dei testamenti e di
riduzione per lesione di legittima;
7) nelle cause di cui alla legge 13 aprile 1988, n. 117;
7-bis) nelle cause di cui all'articolo 140-bis del codice
del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre
2005, n. 206 (3)
Il tribunale giudica altresì in composizione collegiale
nei procedimenti in camera di consiglio disciplinati
dagli articoli 737 e seguenti, salvo che sia altrimenti
disposto.
(1) Le parole: “al decreto legge 30 gennaio 1979, n. 26, convertito
con modificazioni dalla legge 3 aprile 1979, n. 95” sono state
abrogate dal D.L.vo 8 luglio 1999, n. 270.
(2) Le parole: "i dirigenti preposti alla redazione dei documenti
contabili societari" sono state inserite dall’art. 15 della L. 28
dicembre 2005, n. 262.
(3) Numero inserito all'art. 2, comma 448, L. 24 dicembre 2007, n.
244.
Art. 50-ter. Cause nelle quali il tribunale giudica in
composizione monocratica.
Fuori dei casi previsti dall'articolo 50-bis, il tribunale
giudica in composizione monocratica.
Art. 50-quater. Inosservanza delle disposizioni sulla
composizione collegiale o monocratica del tribunale.
Le disposizioni di cui agli articoli 50 bis e 50 ter non si
considerano attinenti alla costituzione del giudice. Alla
nullità derivante dalla loro inosservanza si applica
l'articolo 161, primo comma.
SEZIONE VII - Dell’astensione, della ricusazione e
della responsabilità dei giudici
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Art. 51. Astensione del giudice.
Il giudice ha l'obbligo di astenersi:
1) se ha interesse nella causa o in altra vertente su
identica questione di diritto;
2) se egli stesso o la moglie è parente fino al quarto
grado o legato da vincoli di affiliazione (1), o è
convivente o commensale abituale di una delle parti o
di alcuno dei difensori;
3) se egli stesso o la moglie ha causa pendente o grave
inamicizia o rapporti di credito o debito con una delle
parti o alcuno dei suoi difensori;
4) se ha dato consiglio o prestato patrocinio nella
causa, o ha deposto in essa come testimone, oppure
ne ha conosciuto come magistrato in altro grado del
processo o come arbitro o vi ha prestato assistenza
come consulente tecnico;
5) se è tutore, curatore, amministratore di sostegno
(2), procuratore, agente o datore di lavoro di una delle
parti; se, inoltre, è amministratore o gerente di un
ente, di un'associazione anche non riconosciuta, di un
comitato, di una società o stabilimento che ha
interesse nella causa.
In ogni altro caso in cui esistono gravi ragioni di
convenienza, il giudice può richiedere al capo
dell'ufficio l'autorizzazione ad astenersi; quando
l'astensione riguarda il capo dell'ufficio,
l'autorizzazione è chiesta al capo dell'ufficio superiore.
(1) La L. 4 maggio 1983, n. 184 ha soppresso l'istituto
dell'affiliazione.
(2) Le parole "amministratore di sostegno" sono state inserite
dall’art. 16 della L. 9 gennaio 2004, n. 6.
Art. 52. Ricusazione del giudice.
Nei casi in cui è fatto obbligo al giudice di astenersi,
ciascuna delle parti può proporne la ricusazione
mediante ricorso contenente i motivi specifici e i mezzi
di prova.
Il ricorso, sottoscritto dalla parte o dal difensore, deve
essere depositato in cancelleria due giorni prima
dell'udienza, se al ricusante è noto il nome dei giudici
che sono chiamati a trattare o decidere la causa, e
prima dell'inizio della trattazione o discussione di
questa nel caso contrario.
La ricusazione sospende il processo.
Art. 53. Giudice competente.
Sulla ricusazione decide il presidente del tribunale se è
ricusato un giudice di pace; il collegio se è ricusato uno
dei componenti del tribunale o della corte. (1)
La decisione è pronunciata con ordinanza non
impugnabile, udito il giudice ricusato e assunte,
quando occorre, le prove offerte.
(1) Comma così modificato dal D.L.vo 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 54. Ordinanza sulla ricusazione.
L’ordinanza che accoglie il ricorso designa il giudice
che deve sostituire quello ricusato.
La ricusazione è dichiarata inammissibile, se non è
stata proposta nelle forme e nei termini fissati nell’art.
52.
Il giudice, con l’ordinanza con cui dichiara
inammissibile o rigetta la ricusazione, provvede sulle
spese e può condannare la parte che l’ha proposta ad
una pena pecuniaria non superiore a euro 250. (1)
Dell’ordinanza è data notizia dalla cancelleria al
giudice e alle parti, le quali debbono provvedere alla
riassunzione della causa nel termine perentorio di sei
mesi.
(1) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 45, comma 7, della
L. 18 giugno 2009, n. 69.
Il testo precedete così recitava: “L’ordinanza, che dichiara
inammissibile o rigetta la ricusazione, provvede sulle spese e
condanna la parte o il difensore che l’ha proposta a una pena
pecuniaria non superiore a € 5.”
Art. 55.
(…) (1)
(1) “Responsabilità civile del giudice” articolo abrogato dal D.P.R. 9
dicembre 1987, n. 497.
Art. 56.
(…) (1)
(1) “Autorizzazione” articolo abrogato dal D.P.R. 9 dicembre 1987, n.
497.
CAPO II: DEL CANCELLIERE E DELL'UFFICIALE
GIUDIZIARIO
Art. 57. Attività del cancelliere.
Il cancelliere documenta a tutti gli effetti, nei casi e nei
modi previsti dalla legge, le attività proprie e quelle
degli organi giudiziari e delle parti.
Egli assiste il giudice in tutti gli atti dei quali deve
essere formato processo verbale.
Quando il giudice provvede per iscritto, salvo che la
legge disponga altrimenti, il cancelliere stende la
scrittura e vi appone la sua sottoscrizione dopo quella
del giudice.
Art. 58. Altre attività del cancelliere.
Il cancelliere attende al rilascio di copie ed estratti
autentici dei documenti prodotti, all'iscrizione delle
cause a ruolo, alla formazione del fascicolo d'ufficio e
alla conservazione di quelli delle parti, alle
comunicazioni e alle notificazioni prescritte dalla legge
o dal giudice, nonché alle altre incombenze che la
legge gli attribuisce.
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Art. 59. Attività dell'ufficiale giudiziario.
L'ufficiale giudiziario assiste il giudice in udienza,
provvede all'esecuzione dei suoi ordini, esegue la
notificazione degli atti e attende alle altre incombenze
che la legge gli attribuisce.
Art. 60. Responsabilità del cancelliere e dell'ufficiale
giudiziario.
Il cancelliere e l'ufficiale giudiziario sono civilmente
responsabili:
1) quando, senza giusto motivo, ricusano di compiere
gli atti che sono loro legalmente richiesti oppure
omettono di compierli nel termine che, su istanza di
parte, è fissato dal giudice dal quale dipendono o dal
quale sono stati delegati;
2) quando hanno compiuto un atto nullo con dolo o
colpa grave.
CAPO III: DEL CONSULENTE TECNICO, DEL CUSTODE E
DEGLI ALTRI AUSILIARI DEL GIUDICE
Art. 61. Consulente tecnico.
Quando è necessario, il giudice può farsi assistere, per
il compimento di singoli atti o per tutto il processo, da
uno o più consulenti di particolare competenza
tecnica.
La scelta dei consulenti tecnici deve essere
normalmente fatta tra le persone iscritte in albi
speciali formati a norma delle disposizioni di
attuazione al presente codice.
Art. 62. Attività del consulente.
Il consulente compie le indagini che gli sono
commesse dal giudice e fornisce, in udienza e in
camera di consiglio, i chiarimenti che il giudice gli
richiede a norma degli artt. 194 ss. e degli artt. 441 e
463.
Art. 63. Obbligo di assumere l'incarico e ricusazione
del consulente.
Il consulente scelto tra gli iscritti in un albo ha l'obbligo
di prestare il suo ufficio, tranne che il giudice riconosca
che ricorre un giusto motivo di astensione.
Il consulente può essere ricusato dalle parti per i
motivi indicati nell'art. 51.
Della ricusazione del consulente conosce il giudice che
l'ha nominato.
Art. 64. Responsabilità del consulente.
Si applicano al consulente tecnico le disposizioni del
codice penale relative ai periti.
In ogni caso, il consulente tecnico che incorre in colpa
grave nell'esecuzione degli atti che gli sono richiesti, e'
punito con l'arresto fino a un anno o con l'ammenda
fino a € 10.329. Si applica l'art. 35 del codice penale. In
ogni caso è dovuto il risarcimento dei danni causati
alle parti. (1)
(1) Comma così sostituito dalla L. 4 giugno 1985, n. 281.
Art. 65. Custode.
La conservazione e l'amministrazione dei beni
pignorati o sequestrati sono affidate a un custode,
quando la legge non dispone altrimenti.
Il compenso al custode è stabilito, con decreto, dal
giudice dell'esecuzione nel caso di nomina fatta
dall'ufficiale giudiziario e in ogni altro caso dal giudice
che l'ha nominato.
Art. 66. Sostituzione del custode.
Il giudice, d'ufficio o su istanza di parte, può disporre
in ogni tempo la sostituzione del custode.
Il custode che non ha diritto a compenso può chiedere
in ogni tempo di essere sostituito; altrimenti può
chiederlo soltanto per giusti motivi.
Il provvedimento di sostituzione è dato, con ordinanza
non impugnabile, dal giudice di cui all'art. 65, secondo
comma. (1)
(1) Comma così sostituito dal D.L.vo 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 67. Responsabilità del custode.
Ferme le disposizioni del codice penale, il custode che
non esegue l’incarico assunto può essere condannato
dal giudice a una pena pecuniaria da euro 250 a euro
500. (1)
Egli è tenuto al risarcimento dei danni cagionati alle
parti, se non esercita la custodia da buon padre di
famiglia.
(1) Le parole: “non superiore a euro 10” sono state così sostituite
dall’art. 45, comma 8, della L. 18 giugno 2009, n. 69.
Art. 68. Altri ausiliari.
Nei casi previsti dalla legge o quando ne sorga
necessità, il giudice, il cancelliere o l'ufficiale
giudiziario si può fare assistere da esperti in una
determinata arte o professione e, in generale, da
persona idonea al compimento di atti che non è in
grado di compiere da sé solo.
Il giudice può commettere a un notaio il compimento
di determinati atti nei casi previsti dalla legge.
Il giudice può sempre richiedere l'assistenza della forza
pubblica.
TITOLO II - DEL PUBBLICO MINISTERO
Art. 69. Azione del pubblico ministero.
Il pubblico ministero esercita l'azione civile nei casi
stabiliti dalla legge.
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Art. 70. Intervento in causa del pubblico ministero. (1)
Il pubblico ministero deve intervenire, a pena di nullità
rilevabile d'ufficio:
1) nelle cause che egli stesso potrebbe proporre;
2) nelle cause matrimoniali, comprese quelle di
separazione personale dei coniugi;
3) nelle cause riguardanti lo stato e la capacità delle
persone;
(…) (2)
5) negli altri casi previsti dalla legge.
Deve intervenire in ogni causa davanti alla Corte di
cassazione.
Può infine intervenire in ogni altra causa in cui ravvisa
un pubblico interesse.
(1) La Corte costituzionale, con sentenza 25 giugno 1996, n. 214, ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo nella
parte in cui non prescrive l'intervento obbligatorio del pubblico
ministero nei giudizi tra genitori naturali che comportino
"provvedimenti relativi ai figli", nei sensi di cui agli artt. 9 della legge
n. 898 del 1970 e 710 del codice di procedura civile come risulta a
seguito della sentenza n. 416 del 1992.
(2) “4) nelle cause collettive e nelle cause individuali di lavoro in
grado di appello;” numero abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 71. Comunicazione degli atti processuali al
pubblico ministero.
Il giudice, davanti al quale è proposta una delle cause
indicate nel primo comma dell'articolo precedente,
ordina la comunicazione degli atti al pubblico
ministero affinché possa intervenire.
Lo stesso ordine il giudice può dare ogni volta che
ravvisi uno dei casi previsti nell'ultimo comma
dell'articolo precedente.
Art. 72. Poteri del pubblico ministero.
Il pubblico ministero, che interviene nelle cause che
avrebbe potuto proporre, ha gli stessi poteri che
competono alle parti e li esercita nelle forme che la
legge stabilisce per queste ultime.
Negli altri casi di intervento previsti nell'art. 70, tranne
che nelle cause davanti alla Corte di cassazione, il
pubblico ministero può produrre documenti, dedurre
prove, prendere conclusioni nei limiti delle domande
proposte dalle parti.
Il pubblico ministero può proporre impugnazioni
contro le sentenze relative a cause matrimoniali, salvo
che per quelle di separazione personale dei coniugi.
Lo stesso potere spetta al pubblico ministero contro le
sentenze che dichiarino l'efficacia o l'inefficacia di
sentenze straniere relative a cause matrimoniali, salvo
che per quelle di separazione personale dei coniugi.
Nelle ipotesi prevedute nei commi terzo e quarto, la
facoltà di impugnazione spetta tanto al pubblico
ministero presso il giudice che ha pronunciato la
sentenza quanto a quello presso il giudice competente
a decidere sull'impugnazione.
Il termine decorre dalla comunicazione della sentenza
a norma dell'art. 133.
Restano salve le disposizioni dell'art. 397.
Art. 73. Astensione del pubblico ministero.
Ai magistrati del pubblico ministero che intervengono
nel processo civile si applicano le disposizioni del
presente codice relative all'astensione dei giudici, ma
non quelle relative alla ricusazione.
Art. 74.
(…) (1)
(1) “Responsabilità del pubblico ministero” articolo abrogato dal
D.P.R. 9 dicembre 1987, n. 497.
TITOLO III - DELLE PARTI E DEI DIFENSORI
CAPO I - DELLE PARTI
Art. 75. Capacità processuale.
Sono capaci di stare in giudizio le persone che hanno il
libero esercizio dei diritti che vi si fanno valere.
Le persone che non hanno il libero esercizio dei diritti
non possono stare in giudizio se non rappresentate,
assistite o autorizzate secondo le norme che regolano
la loro capacità.
Le persone giuridiche stanno in giudizio per mezzo di
chi le rappresenta a norma della legge o dello statuto.
Le associazioni e i comitati, che non sono persone
giuridiche, stanno in giudizio per mezzo delle persone
indicate negli artt. 36 e seguenti del codice civile.
(1) La Corte costituzionale, con sentenza n. 220 del 16 ottobre 1986,
ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo nella
parte in cui non prevede, ove emerga una situazione di scomparsa
del convenuto, la interruzione del processo e la segnalazione, ad
opera del giudice, del caso al pubblico ministero perché promuova
la nomina di un curatore, nei cui confronti debba l'attore riassumere
il giudizio.
Cfr. Cassazione Civile, sez. I, sentenza 13 settembre 2007, n. 19162
in Altalex Massimario.
Art. 76.
(…) (1)
(1) ”Famiglia Reale”
articolo abrogato dall'art. 1 della Costituzione.
Art. 77. Rappresentanza del procuratore e
dell'institore.
Il procuratore generale e quello preposto a
determinati affari non possono stare in giudizio per il
preponente, quando questo potere non è stato loro
conferito espressamente per iscritto, tranne che per
gli atti urgenti e per le misure cautelari.
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Libro I - Disposizioni Generali
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Tale potere si presume conferito al procuratore
generale di chi non ha residenza o domicilio nello
Stato e all'institore.
Art. 78. Curatore speciale.
Se manca la persona a cui spetta la rappresentanza o
l'assistenza, o vi sono ragioni di urgenza, può essere
nominato all'incapace, alla persona giuridica o
all'associazione non riconosciuta un curatore speciale
che li rappresenti o assista finché subentri colui al
quale spetta la rappresentanza o l'assistenza.
Si procede altresì alla nomina di un curatore speciale
al rappresentato, quando vi è conflitto d'interessi col
rappresentante.
Art. 79. Istanza di nomina del curatore speciale.
La nomina del curatore speciale di cui all'articolo
precedente può essere in ogni caso chiesta dal
pubblico ministero. Può essere chiesta anche dalla
persona che deve essere rappresentata o assistita,
sebbene incapace, nonché dai suoi prossimi congiunti
e, in caso di conflitto di interessi, dal rappresentante.
Può essere inoltre chiesta da qualunque altra parte in
causa che vi abbia interesse.
Art. 80. Provvedimento di nomina del curatore
speciale.
L'istanza per la nomina del curatore speciale si
propone al giudice di pace, (1) o al presidente
dell'ufficio giudiziario davanti al quale s'intende
proporre la causa.
Il giudice, assunte le opportune informazioni e sentite
possibilmente le persone interessate, provvede con
decreto. Questo è comunicato al pubblico ministero
affinché provochi, quando occorre, i provvedimenti
per la costituzione della normale rappresentanza o
assistenza dell'incapace, della persona giuridica o
dell'associazione non riconosciuta.
(1) Le parole: “al pretore” sono state soppresse dal D.L.vo 19
febbraio 1998, n. 51.
Art. 81. Sostituzione processuale.
Fuori dei casi espressamente previsti dalla legge,
nessuno può far valere nel processo in nome proprio
un diritto altrui.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 13 aprile 2007, n. 8829 e
Consiglio di Stato, sez. VI, sentenza 19 giugno 2009, n. 4128 in
Altalex Massimario.
CAPO II - DEI DIFENSORI
Art. 82. Patrocinio.
Davanti al giudice di pace le parti possono stare in
giudizio personalmente nelle cause il cui valore non
eccede € 1.100. (1)
Negli altri casi, le parti non possono stare in giudizio se
non col ministero o con l'assistenza di un difensore. Il
giudice di pace tuttavia, in considerazione della natura
ed entità della causa, con decreto emesso anche su
istanza verbale della parte, può autorizzarla a stare in
giudizio di persona.
Salvi i casi in cui la legge dispone altrimenti, davanti
(2) al tribunale e alla corte d'appello le parti debbono
stare in giudizio col ministero di un procuratore
legalmente esercente; e davanti alla Corte di
cassazione col ministero di un avvocato iscritto
nell'apposito albo.
(1) Le parole: “€ 516,46” sono state così sostituite dal D.L. 22
dicembre 2011, n. 212, convertito con L. 17 febbraio 2012, n. 10.
(2) Le parole: “al pretore” sono state soppresse dal D.L.vo 19
febbraio 1998, n. 51.
Art. 83. Procura alle liti
Quando la parte sta in giudizio col ministero di un
difensore, questi deve essere munito di procura.
La procura alle liti può essere generale o speciale e
deve essere conferita con atto pubblico o scrittura
privata autenticata.
La procura speciale può essere anche apposta in calce
o a margine della citazione, ricorso, del controricorso,
della comparsa di risposta o d’intervento del precetto
o della domanda d’intervento nell’esecuzione, ovvero
della memoria di nomina del nuovo difensore, in
aggiunta o in sostituzione del difensore
originariamente designato (1). In tali casi l’autografia
della sottoscrizione della parte deve essere certificata
dal difensore. La procura si considera apposta in calce
anche se rilasciata su foglio separato che sia però
congiunto materialmente all’atto cui si riferisce, o su
documento informatico separato sottoscritto con
firma digitale e congiunto all’atto cui si riferisce
mediante strumenti informatici, individuati con
apposito decreto del Ministero della giustizia. Se la
procura alle liti è stata conferita su supporto cartaceo,
il difensore che si costituisce attraverso strumenti
telematici ne trasmette la copia informatica
autenticata con firma digitale, nel rispetto della
normativa, anche regolamentare, concernente la
sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei
documenti informatici e trasmessi in via telematica. (2)
La procura speciale si presume conferita soltanto per
un determinato grado del processo, quando nell’atto
non è espressa volontà diversa.
(1) Le parole: “ovvero alla nomina del nuovo difensore, in aggiunta o
in sostituzione del difensore originariamente designato” sono state
aggiunte dall’art. 45, comma 9, lett. a), della L. 18 giugno 2009, n.
69.
(2) Questo periodo è stato aggiunto dall’art. 45, comma 9, lett. c)
della L. 18 giugno 2009, n. 69.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
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Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 25 marzo 200, n. 7821,
Cassazione Penale, sez. VI, sentenza 8 maggio 2008, n. 18696,
Consiglio di Stato, sez. V, sentenza 8 settembre 2008, n. 4247 e
Cassazione Civile, sez. II, sentenza 9 settembre 2008, n. 23333 in
Altalex Massimario.
Art. 84. Poteri del difensore.
Quando la parte sta in giudizio col ministero del
difensore, questi può compiere e ricevere,
nell'interesse della parte stessa, tutti gli atti del
processo che dalla legge non sono ad essa
espressamente riservati.
In ogni caso non può compiere atti che importano
disposizione del diritto in contesa, se non ne ha
ricevuto espressamente il potere.
Art. 85. Revoca e rinuncia alla procura.
La procura può essere sempre revocata e il difensore
può sempre rinunciarvi, ma la revoca e la rinuncia non
hanno effetto nei confronti dell'altra parte finché non
sia avvenuta la sostituzione del difensore.
Art. 86. Difesa personale della parte.
La parte o la persona che la rappresenta o assiste,
quando ha la qualità necessaria per esercitare l'ufficio
di difensore con procura presso il giudice adito, può
stare in giudizio senza il ministero di altro difensore.
Art. 87. Assistenza degli avvocati e del consulente
tecnico.
La parte può farsi assistere da uno o più avvocati, e
anche da un consulente tecnico nei casi e con i modi
stabiliti nel presente codice.
CAPO III - DEI DOVERI DELLE PARTI E DEI DIFENSORI
Art. 88. Dovere di lealtà e di probità.
Le parti e i loro difensori hanno il dovere di
comportarsi in giudizio con lealtà e probità.
In caso di mancanza dei difensori a tale dovere, il
giudice deve riferirne alle autorità che esercitano il
potere disciplinare su di essi.
Art. 89. Espressioni sconvenienti od offensive.
Negli scritti presentati e nei discorsi pronunciati
davanti al giudice, le parti e i loro difensori non
debbono usare espressioni sconvenienti od offensive.
Il giudice, in ogni stato dell'istruzione, può disporre
con ordinanza che si cancellino le espressioni
sconvenienti od offensive, e, con la sentenza che
decide la causa, può inoltre assegnare alla persona
offesa una somma a titolo di risarcimento del danno
anche non patrimoniale sofferto, quando le
espressioni offensive non riguardano l'oggetto della
causa.
Cfr. Cassazione Civile, sez. II, sentenza 9 settembre 2008, n. 23333 e
Cassazione Civile, sez. III, sentenza 22 giugno 2009, n. 14552.
CAPO IV - DELLE RESPONSABILITA' DELLE PARTI PER
LE SPESE E PER I DANNI PROCESSUALI
Art. 90.
(…) (1)
“Onere delle spese
Salve le disposizioni relative al gratuito patrocinio, nel corso del
processo ciascuna delle parti deve provvedere alle spese degli atti
che compie e di quelli che chiede, e deve anticiparle per gli altri atti
necessari al processo quando l'anticipazione è posta a suo carico
dalla legge o dal giudice.” articolo abrogato dal D.P.R. 30 maggio
2002, n. 115.
Art. 91. Condanna alle spese.
Il giudice, con la sentenza che chiude il processo
davanti a lui, condanna la parte soccombente al
rimborso delle spese a favore dell’altra parte e ne
liquida l’ammontare insieme con gli onorari di difesa.
Se accoglie la domanda in misura non superiore
all’eventuale proposta conciliativa, condanna la parte
che ha rifiutato senza giustificato motivo la proposta al
pagamento delle spese del processo maturate dopo la
formulazione della proposta, salvo quanto disposto dal
secondo comma dell’articolo 92. (1)
Le spese della sentenza sono liquidate dal cancelliere
con nota in margine alla stessa; quelle della
notificazione della sentenza del titolo esecutivo e del
precetto sono liquidate dall’ufficiale giudiziario con
nota in margine all’originale e alla copia notificata.
I reclami contro le liquidazioni di cui al comma
precedente sono decisi con le forme previste negli
articoli 287 e 288 dal capo dell’ufficio a cui appartiene
il cancelliere o l’ufficiale giudiziario.
Nelle cause previste dall'articolo 82, primo comma, le
spese, competenze ed onorari liquidati dal giudice non
possono superare il valore della domanda. (2)
(1) Questo periodo è stato così sostituito dall’art. 45, comma 10,
della L. 18 giugno 2009, n. 69.
(2) Questo comma è stato aggiunto dal D.L. 22 dicembre 2011, n.
212, convertito con L. 17 febbraio 2012, n. 10.
Cfr. Cassazione Civile, sez. II, sentenza 8 giugno 2007, n. 13430 e
Cassazione Civile, sez. III, sentenza 13 luglio 2007, n. 15725 in Altalex
Massimario.
Art. 92. Condanna alle spese per singoli atti.
Compensazione delle spese.
Il giudice, nel pronunciare la condanna di cui
all’articolo precedente, può escludere la ripetizione
delle spese sostenute dalla parte vincitrice, se le
ritiene eccessive o superflue; e può,
indipendentemente dalla soccombenza, condannare
una parte al rimborso delle spese, anche non ripetibili,
che, per trasgressione al dovere di cui all’articolo 88,
essa ha causato all’altra parte.
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Se vi è soccombenza reciproca o concorrono altre
gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate
nella motivazione (1), il giudice può compensare,
parzialmente o per intero, le spese tra le parti. (2)
Se le parti si sono conciliate, le spese si intendono
compensate, salvo che le parti stesse abbiano
diversamente convenuto nel processo verbale di
conciliazione.
(1) Le parole: “o concorrono altri giusti motivi, esplicitamente
indicati nella motivazione” sono state così sostituite dall’art. 45,
comma 11, della L. 18 giugno 2009, n. 69.
(2) Comma così sostituito dall’art. 2, comma 1, lett. a) della L. 28
dicembre 2005, n. 263.
Cfr. Cassazione Civile, sez. II, sentenza 19 novembre 2007, n. 23993
e Cassazione Civile, sez. I, sentenza 16 aprile 2008, n. 14563 in
Altalex Massimario.
Art. 93. Distrazione delle spese.
Il difensore con procura può chiedere che il giudice,
nella stessa sentenza in cui condanna alle spese,
distragga in favore suo e degli altri difensori gli onorari
non riscossi e le spese che dichiara di avere anticipate.
Finché il difensore non abbia conseguito il rimborso
che gli è stato attribuito, la parte può chiedere al
giudice, con le forme stabilite per la correzione delle
sentenze, la revoca del provvedimento, qualora
dimostri di aver soddisfatto il credito del difensore per
gli onorari e le spese.
Cfr. Tribunale di Bari, sez. III, sentenza 6 ottobre 2008, n. 2246 e
Cassazione Civile, sez. II, sentenza 19 febbraio 2009, n. 4067 in
Altalex Massimario.
Art. 94. Condanna di rappresentanti o curatori.
Gli eredi beneficiati, i tutori, i curatori e in generale
coloro che rappresentano o assistono la parte in
giudizio possono essere condannati personalmente,
per motivi gravi che il giudice deve specificare nella
sentenza, alle spese dell'intero processo o di singoli
atti, anche in solido con la parte rappresentata o
assistita.
Art. 95. Spese del processo di esecuzione.
Le spese sostenute dal creditore procedente e da
quelli intervenuti che partecipano utilmente alla
distribuzione sono a carico di chi ha subito
l'esecuzione, fermo il privilegio stabilito dal codice
civile.
Art. 96. Responsabilità aggravata.
Se risulta che la parte soccombente ha agito o resistito
in giudizio con mala fede o colpa grave, il giudice, su
istanza dell’altra parte, la condanna, oltre che alle
spese, al risarcimento dei danni, che liquida, anche
d’ufficio, nella sentenza.
Il giudice che accerta l’inesistenza del diritto per cui è
stato eseguito un provvedimento cautelare, o
trascritta domanda giudiziale o iscritta ipoteca
giudiziale, oppure iniziata o compiuta l’esecuzione
forzata, su istanza della parte danneggiata condanna
al risarcimento dei danni l’attore o il creditore
procedente, che ha agito senza la normale prudenza.
La liquidazione dei danni è fatta a norma del comma
precedente
In ogni caso, quando pronuncia sulle spese ai sensi
dell’articolo 91, il giudice, anche d’ufficio, può altresì
condannare la parte soccombente al pagamento, a
favore della controparte, di una somma
equitativamente determinata.(1)
(1) Questo comma è stato aggiunto dall’art. 45, comma 12, della L.
18 giugno 2009, n. 69.
Cfr. Tribunale di Trieste, sez. civile, sentenza 1 luglio 2008,
Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 9 febbraio 2009, n. 3057 e
Tribunale di Varese, ordinanza 23 gennaio 2010 in Altalex
Massimario.
Art. 97. Responsabilità di più soccombenti.
Se le parti soccombenti sono più, il giudice condanna
ciascuna di esse alle spese e ai danni in proporzione
del rispettivo interesse nella causa. Può anche
pronunciare condanna solidale di tutte o di alcune tra
esse, quando hanno interesse comune.
Se la sentenza non statuisce sulla ripartizione delle
spese e dei danni, questa si fa per quote uguali.
Art. 98.
(…) (1)
(1)“Cauzione per le spese
Il giudice istruttore, il pretore o il giudice di pace, su istanza del
convenuto, può disporre con ordinanza che l'attore non ammesso al
gratuito patrocinio, presti cauzione per il rimborso delle spese,
quando vi è fondato timore che l'eventuale condanna possa restare
ineseguita.
Se la cauzione non e' prestata nel termine stabilito, il processo si
estingue.” la Corte costituzionale con sentenza 29 novembre 1960 n.
67 ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo.
TITOLO IV - DELL’ESERCIZIO DELL’AZIONE
Art. 99. Principio della domanda.
Chi vuole far valere un diritto in giudizio deve proporre
domanda al giudice competente.
Art. 100. Interesse ad agire.
Per proporre una domanda o per contraddire alla
stessa e' necessario avervi interesse.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 3 settembre 2007, n. 18536
in Altalex Massimario.
Art. 101. Principio del contraddittorio.
Il giudice, salvo che la legge disponga altrimenti, non
può statuire sopra alcuna domanda, se la parte contro
la quale è proposta non è stata regolarmente citata e
non è comparsa.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
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Se ritiene di porre a fondamento della decisione una
questione rilevata d'ufficio, il giudice riserva la
decisione, assegnando alle parti, a pena di nullità, un
termine, non inferiore a venti giorni e non superiore a
quaranta giorni dalla comunicazione, per il deposito in
cancelleria di memorie contenenti osservazioni sulla
medesima questione. (1)
(1) Questo comma è stato aggiunto dall’art. 45, comma 13, della L.
18 giugno 2009, n. 69.
Cfr. Cassazione Civile, sez. I, sentenza 2 aprile 2008, n. 8493 e
Cassazione Civile, sez. III, sentenza 7 luglio 2009, n. 15901 in Altalex
Massimario.
Art. 102. Litisconsorzio necessario.
Se la decisione non può pronunciarsi che in confronto
di più parti, queste debbono agire o essere convenute
nello stesso processo.
Se questo è promosso da alcune o contro alcune
soltanto di esse, il giudice ordina l'integrazione del
contraddittorio in un termine perentorio da lui
stabilito.
(1) La Corte Costituzionale con sentenza 8 febbraio 2006, n. 41 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del combinato disposto degli
articoli 38 e 102 del codice di procedura civile, nella parte in cui, in
ipotesi di litisconsorzio necessario, consente di ritenere
improduttiva di effetti l'eccezione di incompetenza territoriale
derogabile proposta non da tutti i litisconsorti convenuti (Altalex).
Cfr. Cassazione Civile, sez. II, sentenza 9 settembre 2008, n. 23343 in
Altalex Massimario.
Art. 103. Litisconsorzio facoltativo.
Più parti possono agire o essere convenute nello
stesso processo, quando tra le cause che si
propongono esiste connessione per l'oggetto o per il
titolo dal quale dipendono, oppure quando la
decisione dipende, totalmente o parzialmente, dalla
risoluzione di identiche questioni.
Il giudice può disporre, nel corso della istruzione o
nella decisione, la separazione delle cause, se vi è
istanza di tutte le parti, ovvero quando la
continuazione della loro riunione ritarderebbe o
renderebbe più gravoso il processo, e può rimettere al
giudice inferiore le cause di sua competenza.
Art. 104. Pluralità di domande contro la stessa parte.
Contro la stessa parte possono proporsi nel medesimo
processo più domande anche non altrimenti connesse,
purché sia osservata la norma dell'articolo 10 secondo
comma.
E' applicabile la disposizione del secondo comma
dell'articolo precedente.
Art. 105. Intervento volontario.
Ciascuno può intervenire in un processo tra altre
persone per far valere, in confronto di tutte le parti o
di alcune di esse, un diritto relativo all'oggetto o
dipendente dal titolo dedotto nel processo medesimo.
Può altresì intervenire per sostenere le ragioni di
alcuna delle parti, quando vi ha un proprio interesse.
Art. 106. Intervento su istanza di parte.
Ciascuna parte può chiamare nel processo un terzo al
quale ritiene comune la causa o dal quale pretende
essere garantita.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 24 aprile 2008, n. 10682 in
Altalex Massimario.
Art. 107. Intervento per ordine del giudice.
Il giudice, quando ritiene opportuno che il processo si
svolga in confronto di un terzo al quale la causa è
comune, ne ordina l'intervento.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 7 febbraio 2008, n. 2901 in
Altalex Massimario.
Art. 108. Estromissione del garantito.
Se il garante comparisce e accetta di assumere la
causa in luogo del garantito, questi può chiedere,
qualora le altre parti non si oppongano, la propria
estromissione. Questa è disposta dal giudice con
ordinanza; ma la sentenza di merito pronunciata nel
giudizio spiega i suoi effetti anche contro l'estromesso.
Art. 109. Estromissione dell'obbligato.
Se si contende a quale di più parti spetta una
prestazione e l'obbligato si dichiara pronto a eseguirla
a favore di chi ne ha diritto, il giudice può ordinare il
deposito della cosa o della somma dovuta e, dopo il
deposito, può estromettere l'obbligato dal processo.
Art. 110. Successione nel processo.
Quando la parte vien meno per morte o per altra
causa, il processo è proseguito dal successore
universale o in suo confronto.
Art. 111. Successione a titolo particolare nel diritto
controverso.
Se nel corso del processo si trasferisce il diritto
controverso per atto tra vivi a titolo particolare, il
processo prosegue tra le parti originarie.
Se il trasferimento a titolo particolare avviene a causa
di morte il processo è proseguito dal successore
universale o in suo confronto.
In ogni caso il successore a titolo particolare può
intervenire o essere chiamato nel processo e, se le
altre parti vi consentono, l'alienante o il successore
universale può esserne estromesso.
La sentenza pronunciata contro questi ultimi spiega
sempre i suoi effetti anche contro il successore a titolo
particolare ed è impugnabile anche da lui, salve le
norme sull'acquisto in buona fede dei mobili e sulla
trascrizione.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
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Cfr. Tribunale di Velletri, sez. I, sentenza 1 ottobre 2007, n. 2624 e
Cassazione Civile, sez. I, sentenza 17 aprile 2008, n. 10093 in Altalex
Massimario.
TITOLO V - DEI POTERI DEL GIUDICE
Art. 112. Corrispondenza tra il chiesto e il
pronunciato.
Il giudice deve pronunciare su tutta la domanda e non
oltre i limiti di essa; e non può pronunciare d'ufficio su
eccezioni, che possono essere proposte soltanto dalle
parti.
Cfr. Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 5 aprile 2007, n. 8521,
Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 19 gennaio 2008, n. 837,
Cassazione Civile, sez. II, sentenza 26 marzo 2008, n. 7833 e
Cassazione Civile, sez. II, sentenza 31 marzo 2008, n. 8397 in Altalex
Massimario.
Art. 113. Pronuncia secondo diritto.
Nel pronunciare sulla causa il giudice deve seguire le
norme del diritto, salvo che la legge gli attribuisca il
potere di decidere secondo equità.
Il giudice di pace decide secondo equità le cause il cui
valore non eccede millecento euro, salvo quelle
derivanti da rapporti giuridici relativi a contratti
conclusi secondo le modalità di cui all'articolo 1342 del
codice civile. (1) (2)
(1) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 1 del D.L. 8
febbraio 2003, n. 18.
(2) La Corte Costituzionale con sentenza 6 luglio 2004, n. 206 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale nella parte in cui non prevede
che il giudice di pace debba osservare i principi informatori della
materia (Altalex).
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 18 aprile 2007, n. 9294,
Cassazione Civile, sez. II, sentenza 5 maggio 2008, n. 11030,
Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 7 ottobre 2008, n. 24711,
Cassazione Civile, sez. III, sentenza 23 febbraio 2009, n. 4340 e
Cassazione Civile, sez. III, sentenza 27 maggio 2009, n. 12266 in
Altalex Massimario.
Art. 114. Pronuncia secondo equità a richiesta di
parte.
Il giudice, sia in primo grado che in appello, decide il
merito della causa secondo equità quando esso
riguarda diritti disponibili delle parti e queste gliene
fanno concorde richiesta.
Art. 115. Disponibilità delle prove. (1)
Salvi i casi previsti dalla legge, il giudice deve porre a
fondamento della decisione le prove proposte dalle
parti o dal pubblico ministero nonché i fatti non
specificatamente contestati dalla parte costituita.
Il giudice può tuttavia, senza bisogno di prova, porre a
fondamento della decisione le nozioni di fatto che
rientrano nella comune esperienza.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dall’art. 45, comma 14,
della L. 18 giugno 2009, n. 69.
Il testo precedente così disponeva: “Salvi i casi previsti dalla legge il
giudice deve porre a fondamento della decisione le prove proposte
dalle parti o dal pubblico ministero.
Può tuttavia, senza bisogno di prova, porre a fondamento della
decisione e nozioni di fatto che rientrano nella comune esperienza.”
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 18 aprile 2007, n. 9294,
Cassazione Civile, sez. I, sentenza 16 aprile 2008, n. 10051,
Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 16 febbraio 2009, n. 3677,
Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 22 luglio 2009, n. 17101,
Tribunale di Varese, sez. I, ordinanza 1° ottobre 2009, Cassazione
Civile, sez. lavoro, sentenza 5 ottobre 2009, n. 21209 e Tribunale di
Lamezia Terme, sez. civile, sentenza 18 marzo 2010 in Altalex
Massimario.
Art. 116. Valutazione delle prove.
Il giudice deve valutare le prove secondo il suo
prudente apprezzamento, salvo che la legge disponga
altrimenti.
Il giudice può desumere argomenti di prova dalle
risposte che le parti gli danno a norma dell'articolo
seguente, dal loro rifiuto ingiustificato a consentire le
ispezioni che egli ha ordinate e, in generale, dal
contegno delle parti stesse nel processo.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 18 aprile 2007, n. 9294,
Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 7 ottobre 2008, n. 24711,
Cassazione Civile, sez. I, sentenza 8 maggio 2009, n. 10585,
Cassazione Civile, sez. I, sentenza 26 maggio 2009, n. 12138,
Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 29 settembre 2009, n. 20844
e Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 5 ottobre 2009, n. 21209 in
Altalex Massimario.
Art. 117. Interrogatorio non formale delle parti.
Il giudice, in qualunque stato e grado del processo, ha
facoltà di ordinare la comparizione personale delle
parti in contraddittorio tra loro per interrogarle
liberamente sui fatti della causa. Le parti possono farsi
assistere dai difensori.
Art. 118. Ordine d'ispezione di persone e di cose.
Il giudice può ordinare alle parti e ai terzi di consentire
sulla loro persona o sulle cose in loro possesso le
ispezioni che appaiono indispensabili per conoscere i
fatti della causa, purché ciò possa compiersi senza
grave danno per la parte o per il terzo, e senza
costringerli a violare uno dei segreti previsti negli
articoli 351 e 352 del Codice di procedura penale.
Se la parte rifiuta di eseguire tale ordine senza giusto
motivo, il giudice può da questo rifiuto desumere
argomenti di prova a norma dell’articolo 116 secondo
comma.
Se rifiuta il terzo, il giudice lo condanna a una pena
pecuniaria da euro 250 ad euro 1.500. (1)
(1) Le parole: “non superiore a euro 5 “ sono state così sostituite
dall’art. 45, comma 15, della L. 18 giugno 2009, n. 69.
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Art. 119. Imposizione di cauzione.
Il giudice, nel provvedimento col quale impone una
cauzione, deve indicare l'oggetto di essa, il modo di
prestarla, e il termine entro il quale la prestazione
deve avvenire.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 23 febbraio 2009, n. 4334 in
Altalex Massimario.
Art. 120. Pubblicità della sentenza.
Nei casi in cui la pubblicità della decisione di merito
può contribuire a riparare il danno, compreso quello
derivante per effetto di quanto previsto all’articolo 96,
il giudice, su istanza di parte, può ordinarla a cura e
spese del soccombente, mediante inserzione per
estratto, ovvero mediante comunicazione, nelle forme
specificamente indicate, in una o più testate
giornalistiche, radiofoniche o televisive e in siti
internet da lui designati. (1)
Se l’inserzione non avviene nel termine stabilito dal
giudice, può procedervi la parte a favore della quale è
stata disposta, con diritto a ripetere le spese
dall’obbligato.
(1) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 45, comma 16,
della L. 18 giugno 2009, n. 69.
Il testo precedente recitava: “Nei casi in cui la pubblicità della
decisione di merito può contribuire a riparare il danno, il giudice, su
istanza di parte, può ordinarla a cura e spese del soccombente,
mediante inserzione per estratto in uno o più giornali da lui
designati.”
TITOLO VI - DEGLI ATTI PROCESSUALI
CAPO I - DELLE FORME DEGLI ATTI E DEI
PROVVEDIMENTI
SEZIONE I - Degli atti in generale
Art. 121. Libertà di forme.
Gli atti del processo, per i quali la legge non richiede
forme determinate, possono essere compiuti nella
forma più idonea al raggiungimento del loro scopo.
Art. 122. Uso della lingua italiana. Nomina
dell'interprete.
In tutto il processo è prescritto l'uso della lingua
italiana. (1)
Quando deve essere sentito chi non conosce la lingua
italiana, il giudice può nominare un interprete.
Questi, prima di esercitare le sue funzioni, presta
giuramento davanti al giudice di adempiere
fedelmente il suo ufficio.
(1) La Corte Costituzionale con sentenza 24 febbraio 1992, n. 62 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale degli artt. 22 e 23 della legge
24 novembre 1981, n. 689 (Modifiche al sistema penale) in
combinato disposto con il presente articolo nella parte in cui non
consente ai cittadini italiani appartenenti alla minoranza linguistica
slovena nel processo di opposizione ad ordinanze-ingiunzioni
applicative di sanzioni amministrative davanti al pretore avente
competenza su un territorio dove sia insediata la predetta
minoranza, di usare, su loro richiesta, la lingua materna nei propri
atti, usufruendo per questi della traduzione nella lingua italiana,
nonchè di ricevere tradotti nella propria lingua gli atti dell'autorità
giudiziaria e le risposte della controparte.
Art. 123. Nomina del traduttore.
Quando occorre procedere all'esame di documenti che
non sono scritti in lingua italiana, il giudice può
nominare un traduttore, il quale presta giuramento a
norma dell'articolo precedente.
Art. 124. Interrogazione del sordo e del muto.
Se nel procedimento deve essere sentito un sordo, un
muto o un sordomuto (1), le interrogazioni e le
risposte possono essere fatte per iscritto.
Quando occorre, il giudice nomina un interprete, il
quale presta giuramento a norma dell'art. 122 ultimo
comma.
(1) A norma dell’art. 1 della L. 20 febbraio 2006, n. 95, in tutte le
disposizioni legislative vigenti, il termine “sordomuto” è sostituito
con l’espressione “sordo”.
Art. 125. Contenuto e sottoscrizione degli atti di
parte.
Salvo che la legge disponga altrimenti, la citazione, il
ricorso, la comparsa, il controricorso, il precetto
debbono indicare l'ufficio giudiziario, le parti,
l'oggetto, le ragioni della domanda e le conclusioni o la
istanza, e, tanto nell'originale quanto nelle copie da
notificare, debbono essere sottoscritti dalla parte, se
essa sta in giudizio personalmente, oppure dal
difensore che indica il proprio codice fiscale. Il
difensore deve, altresì, indicare l’indirizzo di posta
elettronica certificata comunicata al proprio ordine e il
proprio numero di fax. (1)
La procura al difensore dell'attore può essere rilasciata
in data posteriore alla notificazione dell'atto, purché
anteriormente alla costituzione della parte
rappresentata.
La disposizione del comma precedente non si applica
quando la legge richiede che la citazione sia
sottoscritta dal difensore munito di mandato speciale.
(1) Le parole: “che indica il proprio codice fiscale” sono state
aggiunte dall’art. 4, comma 8, lett. a) del D.L. 29 dicembre 2009, n.
193. Il periodo: “Il difensore deve, altresì, indicare il proprio indirizzo
di posta elettronica certificata e il proprio numero di fax.” è stato
aggiunto dal comma 35-ter dell’art. 2, D.L. 13 agosto 2011, n. 138,
convertito, con modificazioni, dalla L. 14 settembre 2011, n. 148. Il
periodo: “il proprio indirizzo di posta elettronica certificata” è stato
così sostituito dalla L. 12 novembre 2011, n. 183.
Art. 126. Contenuto del processo verbale.
Il processo verbale deve contenere l'indicazione delle
persone intervenute e delle circostanze di luogo e di
tempo nelle quali gli atti che documenta sono
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compiuti; deve inoltre contenere la descrizione delle
attività svolte e delle rilevazioni fatte, nonché le
dichiarazioni ricevute.
Il processo verbale è sottoscritto dal cancelliere. Se vi
sono altri intervenuti, il cancelliere, quando la legge
non dispone altrimenti, dà loro lettura del processo
verbale e li invita a sottoscriverlo. Se alcuno di essi non
può o non vuole sottoscrivere, ne è fatta espressa
menzione.
SEZIONE II - Delle udienze
Art. 127. Direzione dell'udienza.
L'udienza è diretta dal giudice singolo o dal presidente
del collegio.
Il giudice che la dirige può fare o prescrivere quanto
occorre affinché la trattazione delle cause avvenga in
modo ordinato e proficuo, regola la discussione,
determina i punti sui quali essa deve svolgersi e la
dichiara chiusa quando la ritiene sufficiente.
Art. 128. Udienza pubblica.
L'udienza in cui si discute la causa è pubblica a pena di
nullità, ma il giudice che la dirige può disporre che si
svolga a porte chiuse, se ricorrono ragioni di sicurezza
dello Stato, di ordine pubblico o di buon costume.
Il giudice esercita i poteri di polizia per il
mantenimento dell'ordine e del decoro e può
allontanare chi contravviene alle sue prescrizioni.
Art. 129. Doveri di chi interviene o assiste all'udienza.
Chi interviene o assiste all'udienza non può portare
armi o bastoni e deve stare a capo scoperto e in
silenzio.
E' vietato fare segni di approvazione o di
disapprovazione o cagionare in qualsiasi modo
disturbo.
Art. 130. Redazione del processo verbale.
Il cancelliere redige il processo verbale di udienza
sotto la direzione del giudice.
Il processo verbale è sottoscritto da chi presiede
l'udienza e dal cancelliere; di esso non si dà lettura,
salvo espressa istanza di parte.
SEZIONE III - Dei provvedimenti
Art. 131. Forma dei provvedimenti in generale.
La legge prescrive in quali casi il giudice pronuncia
sentenza, ordinanza o decreto.
In mancanza di tali prescrizioni, i provvedimenti sono
dati in qualsiasi forma idonea al raggiungimento del
loro scopo.
Dei provvedimenti collegiali è compilato sommario
processo verbale, il quale deve contenere la menzione
della unanimità della decisione o del dissenso,
succintamente motivato, che qualcuno dei
componenti del collegio, da indicarsi
nominativamente, abbia eventualmente espresso su
ciascuna delle questioni decise. Il verbale, redatto dal
meno anziano dei componenti togati del collegio e
sottoscritto da tutti i componenti del collegio stesso, è
conservato a cura del presidente in plico sigillato
presso la cancelleria dell'ufficio. (1)
(1) Comma aggiunto dall'art. 16, L. 13 aprile 1988, n. 117.
La Corte costituzionale, con sentenza 19 gennaio 1989, n. 18, ha
dichiarato l'illegittimità del predetto art. 16 nella parte cui dispone
che "è compilato sommario processo verbale" anziché "può, se uno
dei componenti l'organo collegiale lo richieda, essere compilato
sommario processo verbale".
Art. 132. Contenuto della sentenza. (1)
La sentenza è pronunciata in nome del popolo italiano
e reca l’intestazione: Repubblica Italiana.
Essa deve contenere:
1) l’indicazione del giudice che l’ha pronunciata;
2) l’indicazione delle parti e dei loro difensori;
3) le conclusioni del pubblico ministero e quelle delle
parti;
4) la concisa esposizione delle ragioni di fatto e di
diritto della decisione; (2)
5) il dispositivo, la data della deliberazione e la
sottoscrizione del giudice.
La sentenza emessa dal giudice collegiale è sottoscritta
soltanto dal presidente e dal giudice estensore. Se il
presidente non può sottoscrivere per morte o per
altro impedimento, la sentenza viene sottoscritta dal
componente più anziano del collegio, purché prima
della sottoscrizione sia menzionato l’impedimento; se
l’estensore non può sottoscrivere la sentenza per
morte o altro impedimento è sufficiente la
sottoscrizione del solo presidente, purché prima della
sottoscrizione sia menzionato l’impedimento.
(1) Si veda l’art. 58, comma 2, della L. 18 giugno 2009, n. 69 che
dispone: “2. Ai giudizi pendenti in primo grado alla data di entrata in
vigore della presente legge si applicano gli articoli 132, 345 e 616 de
codice di procedura civile e l’articolo 118 delle disposizioni per
l’attuazione del codice di procedura civile, come modificati dalla
presente legge.”
(2) Questo numero è stato così sostituito dall’art. 45, comma 17,
della L. 18 giugno 2009, n. 69. Il testo precedente disponeva: “4) la
concisa esposizione dello svolgimento del processo e dei motivi in
fatto e in diritto della decisione.”
Cfr. Cassazione Civile, sez. tributaria, sentenza 15 novembre 2007, n.
23673 in Altalex Massimario.
Art. 133. Pubblicazione e comunicazione della
sentenza.
La sentenza è resa pubblica mediante deposito nella
cancelleria del giudice che l'ha pronunciata.
Il cancelliere dà atto del deposito in calce alla sentenza
e vi appone la data e la firma, ed entro cinque giorni,
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mediante biglietto contenente il dispositivo, ne dà
notizia alle parti che si sono costituite.
(…) (1)
(1) Il comma che così recitava: “L'avviso di cui al secondo comma
può essere effettuato a mezzo telefax o a mezzo di posta elettronica
nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la
sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti
informatici e teletrasmessi. A tal fine il difensore indica nel primo
scritto difensivo utile il numero di fax o l'indirizzo di posta elettronica
presso cui dichiara di voler ricevere l'avviso.” è stato aggiunto
dall’art. 2, comma 3, lett. a), del D.L. 14 marzo 2005, n. 35 e
successivamente abrogato dalla L. 12 novembre 2011, n. 183.
Art. 134. Forma, contenuto e comunicazione
dell'ordinanza.
L'ordinanza è succintamente motivata. Se è
pronunciata in udienza, è inserita nel processo
verbale; se è pronunciata fuori dell'udienza, è scritta in
calce al processo verbale oppure in foglio separato,
munito della data e della sottoscrizione del giudice o,
quando questo è collegiale, del presidente.
Il cancelliere comunica alle parti l'ordinanza
pronunciata fuori dell'udienza, salvo che la legge ne
prescriva la notificazione.
(…) (1)
(1) Il comma che così recitava: “L'avviso di cui al secondo comma
può essere effettuato a mezzo telefax o a mezzo di posta elettronica
nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la
sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti
informatici e teletrasmessi. A tal fine il difensore indica nel primo
scritto difensivo utile il numero di fax o l'indirizzo di posta elettronica
presso cui dichiara di voler ricevere l'avviso.” è stato aggiunto
dall’art. 2, comma 3, lett. b), del D.L. 14 marzo 2005, n. 35 e
successivamente abrogato dalla L. 12 novembre 2011, n. 183.
Art. 135. Forma e contenuto del decreto.
Il decreto è pronunciato d'ufficio o su istanza anche
verbale della parte.
Se è pronunciato su ricorso, è scritto in calce al
medesimo.
Quando l'istanza è proposta verbalmente, se ne
redige processo verbale e il decreto è inserito nello
stesso.
Il decreto non è motivato, salvo che la motivazione sia
prescritta espressamente dalla legge; è datato ed è
sottoscritto dal giudice o, quando questo è collegiale,
dal presidente.
SEZIONE IV - Delle comunicazioni e delle notificazioni
Art. 136. Comunicazioni.
Il cancelliere, con biglietto di cancelleria (1), fa le
comunicazioni che sono prescritte dalla legge o dal
giudice al pubblico ministero, alle parti, al consulente,
agli altri ausiliari del giudice e ai testimoni, e dà notizia
di quei provvedimenti per i quali è disposta dalla legge
tale forma abbreviata di comunicazione.
Il biglietto è consegnato dal cancelliere al destinatario,
che ne rilascia ricevuta, ovvero trasmesso a mezzo
posta elettronica certificata, nel rispetto della
normativa, anche regolamentare, concernente la
sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei
documenti informatici. (2)
Salvo che la legge disponga diversamente, se non è
possibile procedere ai sensi del comma che precede, il
biglietto viene trasmesso a mezzo telefax, o è rimesso
all’ufficiale giudiziario per la notifica. (3)
(…) (4)
(1) (1) Le parole: "in carta non bollata" sono state soppresse dall'art.
16, D.L. 18 ottobre 2012, n. 179 (G.U. 19 ottobre 2012, n. 245), in
attesa di conversione.
(2) Il comma: “Il biglietto è consegnato dal cancelliere al
destinatario, che ne rilascia ricevuta, o è rimesso all'ufficiale
giudiziario per la notifica.” è stato così sostituito dall’ art. 2, comma
1, lett. b), n. 1, della L. 28 dicembre 2005, n. 263 e successivamente
dalla L. 12 novembre 2011, n. 183.
Il comma precedente recitava: “Il biglietto è consegnato dal
cancelliere al destinatario, che ne rilascia ricevuta, o è notificato
dall’ufficiale giudiziario.”
(3) Il comma che così recitava: “Le comunicazioni possono essere
eseguite a mezzo telefax o a mezzo posta elettronica nel rispetto
della normativa, anche regolamentare, concernente la
sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti
informatici e teletrasmessi.” è stato aggiunto dall’art. 2, comma 1,
lett. b), n. 2, della L. 28 dicembre 2005, n. 263 e successivamente
così modificato dalla L. 12 novembre 2011, n. 183.
(4) Il comma che così recitava: “Tutte le comunicazioni alle parti
devono essere effettuate con le modalità di cui al terzo comma.” è
stato aggiunto dal comma 35-ter dell’art. 2, D.L. 13 agosto 2011, n.
138, convertito, con modificazioni, dalla L. 14 settembre 2011, n.
148 e successivamente abrogato dalla L. 12 novembre 2011, n. 183.
Cfr. Cassazione Civile, sez. I, sentenza 18 aprile 2008, n. 10200 in
Altalex Massimario.
Art. 137. Notificazioni.
Le notificazioni, quando non è disposto altrimenti
sono eseguite dall’ufficiale giudiziario, su istanza di
parte o su richiesta del pubblico ministero o del
cancelliere.
L’ufficiale giudiziario esegue la notificazione mediante
consegna al destinatario di copia conforme
all’originale dell’atto da notificarsi.
Se l’atto da notificare o comunicare è costituito da un
documento informatico e il destinatario non possiede
indirizzo di posta elettronica certificata, l’ufficiale
giudiziario esegue la notificazione mediante consegna
di una copia dell’atto su supporto cartaceo, da lui
dichiarata conforme all’originale, e conserva il
documento informatico per i due anni successivi. Se
richiesto, l’ufficiale giudiziario invia l’atto notificato
anche attraverso strumenti telematici all’indirizzo di
posta elettronica dichiarato dal destinatario della
notifica o dal suo procuratore, ovvero consegna ai
medesimi, previa esazione dei relativi diritti, copia
dell’atto notificato, su supporto informatico non
riscrivibile. (1)
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Se la notificazione non può essere eseguita in mani
proprie del destinatario, tranne che nel caso previsto
dal secondo comma dell’articolo 143, l’ufficiale
giudiziario consegna o deposita la copia dell’atto da
notificare in busta che provvede a sigillare e su cui
trascrive il numero cronologico della notificazione,
dandone atto nella relazione in calce all’originale e alla
copia dell’atto stesso. Sulla busta non sono apposti
segni o indicazioni dai quali possa desumersi il
contenuto dell’atto. (2)
Le disposizioni di cui al quarto (3) comma si applicano
anche alle comunicazioni effettuate con biglietto di
cancelleria ai sensi degli articoli 133 e 136. (2)
(1) Comma inserito dall’art. 45, comma 18, lett. a), della L. 18 giugno
2009, n. 69.
(2) Comma inserito dall’art. 174, comma 1, del D.L.vo 30 giugno
2003, n. 196.
(3) L’originaria parola: “terzo” è stata così sostituita dall’art. 45,
comma 18, lett. b) della L. 18 giugno 2009, n. 69.
Art. 138. Notificazione in mani proprie.
L'ufficiale giudiziario esegue la notificazione di regola
mediante consegna della copia nelle mani proprie del
destinatario, presso la casa di abitazione oppure, se
ciò non è possibile, (1) ovunque lo trovi nell'ambito
della circoscrizione dell'ufficio giudiziario al quale è
addetto.
Se il destinatario rifiuta di ricevere la copia, l'ufficiale
giudiziario ne dà atto nella relazione, e la notificazione
si considera fatta in mani proprie.
(1) Le originarie parole: “può sempre eseguire la notificazione
mediante consegna della copia nelle mani proprie del destinatario”
sono state così sostituite dall’art. 174, comma 2, del D.L.vo 30
giugno 2003, n. 196.
Art. 139. Notificazione nella residenza, nella dimora o
nel domicilio.
Se non avviene nel modo previsto nell'articolo
precedente, la notificazione deve essere fatta nel
comune di residenza del destinatario, ricercandolo
nella casa di abitazione o dove ha l'ufficio o esercita
l'industria o il commercio.
Se il destinatario non viene trovato in uno di tali
luoghi, l'ufficiale giudiziario consegna copia dell'atto a
una persona di famiglia o addetta alla casa, all'ufficio o
all'azienda, purché non minore di quattordici anni o
non palesemente incapace.
In mancanza delle persone indicate nel comma
precedente, la copia è consegnata al portiere dello
stabile dove è l'abitazione, l'ufficio o l'azienda, e,
quando anche il portiere manca, a un vicino di casa
che accetti di riceverla.
Il portiere o il vicino deve sottoscrivere una ricevuta
(1), e l'ufficiale giudiziario dà notizia al destinatario
dell'avvenuta notificazione dell'atto, a mezzo di lettera
raccomandata.
Se il destinatario vive abitualmente a bordo di una
nave mercantile, l'atto può essere consegnato al
capitano o a chi ne fa le veci.
Quando non è noto il comune di residenza, la
notificazione si fa nel comune di dimora, e, se anche
questa è ignota, nel comune di domicilio, osservate in
quanto è possibile le disposizioni precedenti.
(1) La parola: “l’originale” è stato così sostituito dall’art. 174, comma
3, del D.L.vo 30 giugno 2003, n. 196.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 13 febbraio 2007, n. 3064, e
Cassazione Civile, sez. III, sentenza 14 settembre 2007, n. 19218 e
Cassazione Civile, sez. I, sentenza 25 settembre 2008, n. 24082 in
Altalex Massimario.
Art. 140. Irreperibilità o rifiuto di ricevere la copia. (1)
Se non è possibile eseguire la consegna per
irreperibilità o per incapacità o rifiuto delle persone
indicate nell'articolo precedente, l'ufficiale giudiziario
deposita la copia nella casa del comune dove la
notificazione deve eseguirsi, affigge avviso del
deposito in busta chiusa e sigillata (2) alla porta
dell'abitazione o dell'ufficio o dell'azienda del
destinatario, e gliene dà notizia per raccomandata con
avviso di ricevimento.
(1) La Corte costituzionale, con sentenza n. 3 del 14 gennaio 2010,
ha dichiarato l’illegittimità costituzionale di questo articolo nella
parte in cui prevede che la notifica si perfezioni, per il destinatario,
con a spedizione della raccomandata informativa, anziché con il
ricevimento della stessa o, comunque decorsi dieci giorni dalla
relativa spedizione.
(2) Le parole: “in busta chiusa e sigillata” sono state inserite dall’art.
174, comma 4, del D.L.vo 30 giugno 2003, n. 196.
Cfr. Cassazione Civile, sez. tributaria, sentenza 4 maggio 2009, n.
10177, Tribunale di Pesaro, sentenza 8 ottobre 2009, n. 783,
Cassazione Civile, sez. tributaria, sentenza 14 ottobre 2009, n. 21760
e Corte Costituzionale, sentenza 14 gennaio 2010, n. 3 in Altalex
Massimario.
Art. 141. Notificazione presso il domiciliatario.
La notificazione degli atti a chi ha eletto domicilio
presso una persona o un ufficio può essere fatta
mediante consegna di copia alla persona o al capo
dell'ufficio in qualità di domiciliatario, nel luogo
indicato nell'elezione.
Quando l'elezione di domicilio è stata inserita in un
contratto, la notificazione presso il domiciliatario è
obbligatoria, se così è stato espressamente dichiarato.
La consegna, a norma dell'art. 138, della copia nelle
mani della persona o del capo dell'ufficio presso i quali
si è eletto domicilio, equivale a consegna nelle mani
del destinatario.
La notificazione non può essere fatta nel domicilio
eletto se è chiesta dal domiciliatario o questi è morto
o si è trasferito fuori della sede indicata nell'elezione
di domicilio o è cessato l'ufficio.
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Art. 142. Notificazione a persona non residente, né
dimorante, né domiciliata nella Repubblica.
Salvo quanto disposto nel secondo comma, se il
destinatario non ha residenza, dimora o domicilio
nello Stato e non vi ha eletto domicilio o costituito un
procuratore a norma dell'art. 77, l'atto è notificato
mediante spedizione al destinatario per mezzo della
posta con raccomandata e mediante consegna di altra
copia al pubblico ministero che e cura la trasmissione
al Ministero degli affari esteri per la consegna alla
persona alla quale e' diretta. (1)
Le disposizioni di cui al primo comma (2) si applicano
soltanto nei casi in cui risulta impossibile eseguire la
notificazione in uno dei modi consentiti dalle
Convenzioni internazionali e dagli artt. 30 e 75 del
D.P.R. 5 gennaio 1967, n. 200. (3)
(1) I precedenti primo e secondo comma sono stati così sostituiti
dall’attuale primo comma dall’art. 174, comma 5, lett. a) del D.L.vo
30 giugno 2003.
(2) Le parole: “ai commi precedenti” sono state così sostituite
dall’art. 174, comma 5, lett. b) del D.L.vo 30 giugno 2003, n. 196
(3) La Corte costituzionale con sentenza 3 marzo 1994, n. 69 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale degli artt. 142, terzo comma,
143, terzo comma, e 680, primo comma, del codice di procedura
civile nella parte in cui non prevedono che la notificazione all'estero
del sequestro si perfezioni, ai fini dell'osservanza del prescritto
termine, con il tempestivo compimento delle formalità imposte al
notificante dalle Convenzioni internazionali e dagli articoli 30 e 75
del D.P.R. 5 gennaio 1967, n. 200.
Art. 143. Notificazione a persona di residenza, dimora
e domicilio sconosciuti.
Se non sono conosciuti la residenza, la dimora e il
domicilio del destinatario e non vi è il procuratore
previsto nell'art. 77, l'ufficiale giudiziario esegue la
notificazione mediante deposito di copia dell'atto nella
casa comunale dell'ultima residenza o, se questa è
ignota, in quella del luogo di nascita del destinatario
(1).
Se non sono noti nè il luogo dell'ultima residenza né
quello di nascita, l'ufficiale giudiziario consegna una
copia dell'atto al pubblico ministero.
Nei casi previsti nel presente articolo e nei primi due
commi dell'articolo precedente, la notificazione si ha
per eseguita nel ventesimo giorno successivo a quello
in cui sono compiute le formalità prescritte. (2)
(1) Le parole: “e mediante affissione di altra copia nell'albo
dell'ufficio giudiziario davanti al quale si procede” sono state
soppresse dal D.L.vo 30 giugno 2003, n. 196.
(2) La Corte costituzionale con sentenza 3 marzo 1994, n. 69 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale degli artt. 142, terzo comma,
143, terzo comma, e 680, primo comma, del codice di procedura
civile nella parte in cui non prevedono che la notificazione all'estero
del sequestro si perfezioni, ai fini dell'osservanza del prescritto
termine, con il tempestivo compimento delle formalità imposte al
notificante dalle Convenzioni internazionali e dagli articoli 30 e 75
del D.P.R. 5 gennaio 1967, n. 200.
Cfr. Cassazione Civile, sez. I, sentenza 27 marzo 2008, n. 7964 e
Cassazione Civile, sez. I, sentenza 23 maggio 2008, n. 13431 in
Altalex Massimario.
Art. 144. Notificazione alle amministrazioni dello
Stato.
Per le amministrazioni dello Stato si osservano le
disposizioni delle leggi speciali che prescrivono la
notificazione presso uffici dell'Avvocatura dello Stato.
Fuori dei casi previsti nel comma precedente, le
notificazioni si fanno direttamente, presso
l'amministrazione destinataria, a chi la rappresenta nel
luogo in cui risiede il giudice davanti al quale si
procede. Esse si eseguono mediante consegna di copia
nella sede dell'ufficio al titolare o alle persone indicate
nell'articolo seguente.
Cfr. Consiglio di Stato, sez. VI, decisione 22 aprile 2008, n. 4094 in
Altalex Massimario.
Art. 145. Notificazione alle persone giuridiche. (1)
La notificazione alle persone giuridiche si esegue nella
loro sede, mediante consegna di copia dell'atto al
rappresentante o alla persona incaricata di ricevere le
notificazioni o, in mancanza, ad altra persona addetta
alla sede stessa ovvero al portiere dello stabile in cui è
la sede. La notificazione può anche essere eseguita, a
norma degli articoli 138, 139 e 141, alla persona fisica
che rappresenta l'ente qualora nell'atto da notificare
ne sia indicata la qualità e risultino specificati
residenza, domicilio e dimora abituale.
La notificazione alle società non aventi personalità
giuridica, alle associazioni non riconosciute e ai
comitati di cui agli artt. 36 ss. c.c. si fa a norma del
comma precedente, nella sede indicata nell'art. 19,
secondo comma, ovvero alla persona fisica che
rappresenta l'ente qualora nell'atto da notificare ne
sia indicata la qualità e risultino specificati residenza,
domicilio e dimora abituale.
Se la notificazione non può essere eseguita a norma
dei commi precedenti, la notificazione alla persona
fisica indicata nell'atto, che rappresenta l'ente, può
essere eseguita anche a norma degli articoli 140 o 143.
(1) Articolo così modificato dall’art. 2, comma 1, lett. c), nn. 1, 2 e 3,
della L. 28 dicembre 2005, n. 263.
L’articolo precedente recitava: “La notificazione alle persone
giuridiche si esegue nella loro sede, mediante consegna di copia
dell’atto al rappresentante o alla persona incaricata di ricevere le
notificazioni o, in mancanza, ad altra persona addetta alla sede
stessa.
La notificazione alle società non aventi personalità giuridica, alle
associazioni non riconosciute e ai comitati di cui agli artt. 36 ss. c.c.
si fa a norma del comma precedente, nella sede indicata nell’at. 19,
secondo comma.
Se la notificazione non può essere eseguita a norma dei commi
precedenti e nell’atto è indicata la persona fisica che rappresenta
l’ente, si osservano le disposizioni degli artt. 138, 139 e 141.”
Cfr. Cassazione Civile, sez. tributaria, sentenza 29 luglio 2009, n.
17590 in Altalex Massimario.
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Libro I - Disposizioni Generali
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Art. 146. Notificazione a militari in attività di servizio.
Se il destinatario è militare in attività di servizio e la
notificazione non è eseguita in mani proprie, osservate
le disposizioni di cui agli artt. 139 ss., si consegna una
copia al pubblico ministero, che ne cura l'invio al
comandante del corpo al quale il militare appartiene.
Cfr. Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza 17 settembre 2007, n. 4850
in Altalex Massimario.
Art. 147. Tempo delle notificazioni. (1)
Le notificazioni non possono farsi prima delle ore 7 e
dopo le ore 21.
(1) Articolo così modificato dall’art. 2, comma 1, lett. d) della L. 29
dicembre 2005, n. 263.
Il testo precedente recitava: “Le notificazioni non possono farsi dal
1 ottobre al 31 marzo prima delle ore 7 e dopo le ore 19; dal 1 aprile
al 30 settembre prima delle ore 6 e dopo le ore 20."
Art. 148. Relazione di notificazione.
L'ufficiale giudiziario certifica l'eseguita notificazione
mediante relazione da lui datata e sottoscritta,
apposta in calce all'originale e alla copia dell'atto.
La relazione indica la persona alla quale è consegnata
la copia e le sue qualità, nonché il luogo della
consegna, oppure le ricerche, anche anagrafiche, fatte
dall'ufficiale giudiziario, i motivi della mancata
consegna e le notizie raccolte sulla reperibilità del
destinatario.
Art. 149. Notificazione a mezzo del servizio postale.
(1)
Se non ne è fatto espresso divieto dalla legge, la
notificazione può eseguirsi anche a mezzo del servizio
postale.
In tal caso l'ufficiale giudiziario scrive la relazione di
notificazione sull'originale e sulla copia dell'atto,
facendovi menzione dell'Ufficio postale per mezzo del
quale spedisce la copia al destinatario in piego
raccomandato con avviso di ricevimento. Quest'ultimo
è allegato all'originale.
La notifica si perfeziona, per il soggetto notificante, al
momento della consegna del plico all'ufficiale
giudiziario e, per il destinatario, dal momento in cui lo
stesso ha la legale conoscenza dell'atto. (2)
(1) La Corte Costituzionale con sentenza 26 novembre 2002, n. 477
ha dichiarato l’illegittimità costituzionale del combinato disposto del
presente articolo e dell’art. 4, comma terzo, della legge 20
novembre 1982, n. 890 (Notificazioni di atti a mezzo posta e di
comunicazioni a mezzo posta connesse con la notificazione di atti
giudiziari) nella parte in cui prevede che la notificazione si
perfeziona, per il notificante, alla data di ricezione dell’atto da parte
del destinatario anziché a quella, antecedente, di consegna dell’atto
all’ufficiale giudiziario.
(2) Comma aggiunto dall’art. 2, comma 1, lett. e) della L. 28
dicembre 2005, n. 263.
Art. 149-bis. Notificazione a mezzo posta elettronica.
(1)
Se non è fatto espresso divieto dalla legge, la
notificazione può eseguirsi a mezzo posta elettronica
certificata, anche previa estrazione di copia
informatica del documento cartaceo.
Se procede ai sensi del primo comma, l'ufficiale
giudiziario trasmette copia informatica dell'atto
sottoscritta con firma digitale all'indirizzo di posta
elettronica certificata del destinatario risultante da
pubblici elenchi o comunque accessibili alle pubbliche
amministrazioni. (2)
La notifica si intende perfezionata nel momento in cui
il gestore rende disponibile il documento informatico
nella casella di posta elettronica certificata del
destinatario.
L'ufficiale giudiziario redige la relazione di cui
all'articolo 148, primo comma, su documento
informatico separato, sottoscritto con firma digitale e
congiunto all'atto cui si riferisce mediante strumenti
informatici, individuati con apposito decreto del
Ministero della giustizia. La relazione contiene le
informazioni di cui all'articolo 148, secondo comma,
sostituito il luogo della consegna con l'indirizzo di
posta elettronica presso il quale l'atto è stato inviato.
Al documento informatico originale o alla copia
informatica del documento cartaceo sono allegate,
con le modalità previste dal quarto comma, le ricevute
di invio e di consegna previste dalla normativa, anche
regolamentare, concernente la trasmissione e la
ricezione dei documenti informatici trasmessi in via
telematica.
Eseguita la notificazione, l'ufficiale giudiziario
restituisce all'istante o al richiedente, anche per via
telematica, l'atto notificato, unitamente alla relazione
di notificazione e agli allegati previsti dal quinto
comma.
(1) Articolo inserito dall’art. 4, comma 8, lett. d) del D.L.29 dicembre
2009, n. 193.
(2) Le parole: "o comunque accessibili alle pubbliche
amministrazioni" sono state inserite dall'art. 16, D.L. 18 ottobre
2012, n. 179 (G.U. 19 ottobre 2012, n. 245), in attesa di conversione.
Art. 150. Notificazione per pubblici proclami.
Quando la notificazione nei modi ordinari è
sommamente difficile per il rilevante numero dei
destinatari o per la difficoltà di identificarli tutti, il
capo dell'ufficio giudiziario davanti al quale si procede
(1) può autorizzare, su istanza della parte interessata e
sentito il pubblico ministero, la notificazione per
pubblici proclami.
L'autorizzazione è data con decreto stesso in calce
all'atto da notificarsi; in esso sono designati, quando
occorre, i destinatari ai quali la notificazione deve farsi
nelle forme ordinarie e sono indicati i modi che
appaiono più opportuni per portare l'atto a
conoscenza degli altri interessati.
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Libro I - Disposizioni Generali
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In ogni caso, copia dell'atto è depositata nella casa
comunale del luogo in cui ha sede l'ufficio giudiziario
davanti al quale si promuove o si svolge il processo, e
un estratto di esso è inserito nella Gazzetta Ufficiale
della Repubblica e nel Foglio degli annunzi legali delle
province (2) dove risiedono i destinatari o si presume
che risieda la maggior parte di essi.
La notificazione si ha per avvenuta quando, eseguito
ciò che è prescritto nel presente articolo, l'ufficiale
giudiziario deposita una copia dell'atto, con la
relazione e i documenti giustificativi dell'attività svolta,
nella cancelleria del giudice davanti al quale si
procede.
Questa forma di notificazione non è ammessa nei
procedimenti davanti al conciliatore.
(1) Le parole: “e, in caso di procedimento davanti al pretore, il
presidente del tribunale, nella cui circoscrizione e' posta la pretura,”
sono state soppresse dal D.L.vo 19 febbraio 1998, n. 51.
(2) I fogli degli annunzi legali delle province sono stati aboliti dalla L.
24 novembre 2000, n. 240.
Art. 151. Forme di notificazione ordinate dal giudice.
Il giudice può prescrivere, anche d'ufficio, con decreto
steso in calce all'atto, che la notificazione sia eseguita
in modo diverso da quello stabilito dalla legge, e anche
per mezzo di telegramma collazionato con avviso di
ricevimento quando lo consigliano circostanze
particolari o esigenze di maggiore celerità, di
riservatezza o di tutela della dignità. (1)
(1) Le parole: “di riservatezza o di tutela della dignità” sono state
aggiunte dall’art. 174, comma 7, del D.L.vo 30 giugno 2003, n. 196.
CAPO II - DEI TERMINI
Art. 152. Termini legali e termini giudiziari.
I termini per il compimento degli atti del processo
sono stabiliti dalla legge; possono essere stabiliti dal
giudice anche a pena di decadenza, soltanto se la
legge lo permette espressamente.
I termini stabiliti dalla legge sono ordinatori, tranne
che la legge stessa li dichiari espressamente perentori.
Art. 153. Improrogabilità dei termini perentori.
I termini perentori non possono essere abbreviati o
prorogati, nemmeno sull’accordo delle parti.
La parte che dimostra di essere incorsa in decadenze
per causa ad essa non imputabile può chiedere al
giudice di essere rimessa in termini. Il giudice
provvede a norma dell’articolo 294, secondo e terzo
comma. (1)
(1) Comma aggiunto dall’art. 45, comma 19, della L. 18 giugno 2009,
n. 69.
Cfr. Tribunale di Mondovì, ordinanza 19 febbraio 2010 in Altalex
Massimario.
Art. 154. Prorogabilità del termine ordinatorio.
Il giudice, prima della scadenza, può abbreviare, o
prorogare anche d'ufficio, il termine che non sia
stabilito a pena di decadenza. La proroga non può
avere una durata superiore al termine originario. Non
può essere consentita proroga ulteriore, se non per
motivi particolarmente gravi e con provvedimento
motivato.
Art. 155. Computo dei termini.
Nel computo dei termini a giorni o ad ore, si escludono
il giorno o l'ora iniziali.
Per il computo dei termini a mesi o ad anni, si osserva
il calendario comune.
I giorni festivi si computano nel termine.
Se il giorno di scadenza è festivo la scadenza è
prorogata di diritto al primo giorno seguente non
festivo.
La proroga prevista dal quarto comma si applica altresì
ai termini per il compimento degli atti processuali
svolti fuori dell'udienza che scadono nella giornata del
sabato.
Resta fermo il regolare svolgimento delle udienze e di
ogni altra attività giudiziaria, anche svolta da ausiliari,
nella giornata del sabato, che ad ogni effetto è
considerata lavorativa. (1)
(1) Comma aggiunto dall’art. 2, comma 1, lett. f) DELLA L. 28
dicembre 2005, n. 263.
Si veda ora l’art. 58, comma3, della L. 18 giugno 2009, n. 69, che così
dispone: “3. Le disposizioni di cui ai commi quinto e sesto
dell’articolo 155 del codice di procedura civile si applicano anche ai
procedimenti pendenti alla data del 1 marzo 2006.”
CAPO III - DELLA NULLITA' DEGLI ATTI
Art. 156. Rilevanza della nullità.
Non può essere pronunciata la nullità per inosservanza
di forme di alcun atto del processo, se la nullità non è
comminata dalla legge.
Può tuttavia essere pronunciata quando l'atto manca
dei requisiti formali indispensabili per il
raggiungimento dello scopo.
La nullità non può mai essere pronunciata, se l'atto ha
raggiunto lo scopo a cui e' destinato.
Cfr. Art. 156 c.p.c. annotato con la giurisprudenza, Cassazione civile,
sez. tributaria, sentenza 2 luglio 2009, n. 17567, Cassazione penale,
sez. II, sentenza 8 ottobre 2009, n. 39039, Cassazione civile, sez. I,
sentenza 24 maggio 2010, n. 12647 e Cassazione civile, sez. II,
sentenza 24 aprile 2010, n. 12663 in Altalex Massimario.
Art. 157. Rilevabilità e sanatoria della nullità.
Non può pronunciarsi la nullità senza istanza di parte,
se la legge non dispone che sia pronunciata d'ufficio.
Soltanto la parte nel cui interesse è stabilito un
requisito può opporre la nullità dell'atto per la
mancanza del requisito stesso, ma deve farlo nella
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro I - Disposizioni Generali
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prima istanza o difesa successiva all'atto o alla notizia
di esso.
La nullità non può essere opposta dalla parte che vi ha
dato causa, né da quella che vi ha rinunciato anche
tacitamente.
Art. 158. Nullità derivante dalla costituzione del
giudice.
La nullità derivante da vizi relativi alla costituzione del
giudice o all'intervento del pubblico ministero è
insanabile e deve essere rilevata d'ufficio, salva la
disposizione dell'art. 161.
Cfr. Corte di Cassazione, sez. I civile, sentenza 15 maggio 2009, n.
11295 in Altalex Massimario.
Art. 159. Estensione della nullità.
La nullità di un atto non importa quella degli atti
precedenti, né di quelli successivi che ne sono
indipendenti.
La nullità di una parte dell'atto non colpisce le altre
parti che ne sono indipendenti.
Se il vizio impedisce un determinato effetto, l'atto può
tuttavia produrre gli altri effetti ai quali è idoneo.
Art. 160. Nullità della notificazione.
La notificazione è nulla se non sono osservate le
disposizioni circa la persona alla quale deve essere
consegnata la copia, o se vi è incertezza assoluta sulla
persona a cui è fatta o sulla data, salva l'applicazione
degli artt. 156 e 157.
Art. 161. Nullità della sentenza.
La nullità delle sentenze soggette ad appello o a
ricorso per cassazione può essere fatta valere soltanto
nei limiti e secondo le regole proprie di questi mezzi di
impugnazione.
Questa disposizione non si applica quando la sentenza
manca della sottoscrizione del giudice.
Art. 162. Pronuncia sulla nullità.
Il giudice che pronuncia la nullità deve disporre,
quando sia possibile, la rinnovazione degli atti ai quali
la nullità si estende.
Se la nullità degli atti del processo è imputabile al
cancelliere, all'ufficiale giudiziario o al difensore, il
giudice, col provvedimento col quale la pronuncia,
pone le spese della rinnovazione a carico del
responsabile e, su istanza di parte, con la sentenza che
decide la causa può condannare quest'ultimo al
risarcimento dei danni causati dalla nullità a norma
dell'art. 60, n. 2.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro II – Del processo di cognizione
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CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro II – Del processo di cognizione
Sommario
TITOLO I - DEL PROCEDIMENTO DAVANTI AL
TRIBUNALE .............................................................. 27
TITOLO II - DEL PROCEDIMENTO DAVANTI AL GIUDICE
DI PACE ...................................................................... 50
TITOLO III - DELLE IMPUGNAZIONI ............................ 52
TITOLO IV – NORME PER LE CONTROVERSIE IN
MATERIA DI LAVORO ................................................. 66
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
LIBRO II – DEL PROCESSO DI COGNIZIONE
TITOLO I - DEL PROCEDIMENTO DAVANTI AL
TRIBUNALE
CAPO I - DELL'INTRODUZIONE DELLA CAUSA
SEZIONE I – Della citazione e della costituzione delle
parti
Art. 163. Contenuto della citazione.
La domanda si propone mediante citazione a
comparire a udienza fissa.
Il presidente del tribunale stabilisce al principio
dell'anno giudiziario, con decreto approvato dal primo
presidente della corte di appello, i giorni della
settimana e le ore delle udienze destinate
esclusivamente alla prima comparizione delle parti.
L’atto di citazione deve contenere:
1) l’indicazione del tribunale davanti al quale la
domanda è proposta;
2) il nome, il cognome, la residenza e il codice fiscale
dell'attore, (1) il nome, il cognome, il codice fiscale, la
residenza o il domicilio o la dimora del convenuto e
delle persone che rispettivamente li rappresentano o li
assistono. (2) Se attore o convenuto è una persona
giuridica, un’associazione non riconosciuta o un
comitato la citazione deve contenere la
denominazione o la ditta, con l’indicazione dell’organo
o ufficio che ne ha la rappresentanza in giudizio;
3) la determinazione della cosa oggetto della
domanda;
4) l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto
costituenti le ragioni della domanda, con le relative
conclusioni;
5) l’indicazione specifica dei mezzi di prova dei quali
l’attore intende valersi e in particolare dei documenti
che offre in comunicazione;
6) il nome e il cognome del procuratore e l’indicazione
della procura, qualora questa sia stata già rilasciata;
7) l’indicazione del giorno dell’udienza di
comparizione; l’invito al convenuto a costituirsi nel
termine di venti giorni prima dell’udienza indicata ai
sensi e nelle forme stabilite dall’art. 166, ovvero di
dieci giorni prima in caso di abbreviazione dei termini,
e a comparire, nell’udienza indicata, dinanzi al giudice
designato ai sensi dell’art. 168-bis, con l’avvertimento
che la costituzione oltre i suddetti termini implica le
decadenze di cui agli artt. 38 e 167. (3)
L'atto di citazione, sottoscritto a norma dell'art. 125, è
consegnato dalla parte o dal procuratore all'ufficiale
giudiziario, il quale lo notifica a norma degli artt. 137
ss.
(1) Le parole: “il cognome e la residenza dell’attore” sono state così
sostituite dalle parole: “il cognome, la residenza e il codice fiscale
dell’attore” dal D.L. 29 dicembre 2009, n. 193, convertito nella L. 2
febbraio 2010, n. 24.
(2) Le parole: “il nome, il cognome, la residenza o il domicilio o la
dimora del convenuto e delle persone che rispettivamente li
rappresentano o li assistono” sono state così sostituite dalle parole:
“il nome, il cognome, il codice fiscale, la residenza o il domicilio o la
dimora del convenuto e delle persone che rispettivamente li
rappresentano o li assistono” dal D.L. 29 dicembre 2009, n. 193,
convertito nella L. 22 febbraio 2010, n. 24.
(3) Le parole: “di cui all’articolo 167” sono state così sostituite dalla
L. 18 giugno 2009, n. 69, a decorrere dal 4 luglio 2009.
Art. 163-bis. Termini per comparire.
Tra il giorno della notificazione della citazione e quello
dell'udienza di comparizione debbono intercorrere
termini liberi non minori di novanta (1) giorni se il
luogo della notificazione si trova in Italia e di
centocinquanta (1) giorni se si trova all'estero.
Nelle cause che richiedono pronta spedizione il
presidente può, su istanza dell'attore e con decreto
motivato in calce all'atto originale e delle copie della
citazione, abbreviare fino alla metà i termini indicati
dal primo comma.
Se il termine assegnato dall'attore eccede il minimo
indicato dal primo comma, il convenuto, costituendosi
prima della scadenza del termine minimo, può
chiedere al presidente del tribunale che, sempre
osservata la misura di quest'ultimo termine, l'udienza
per la comparizione delle parti sia fissata con congruo
anticipo su quella indicata dall'attore. Il presidente
provvede con decreto, che deve essere comunicato
dal cancelliere all'attore, almeno cinque giorni liberi
prima dell'udienza fissata dal presidente.
(1) Le originarie parole: “sessanta giorni” sono state sostituite dalle
attuali: “novanta giorni” e le parole: “centoventi giorni” sono state
sostituite dalle attuali: “centocinquanta giorni” dalla L. 28 dicembre
2005, n. 263, con decorrenza dal 1 marzo 2006, secondo quanto
disposto dal medesimo provvedimento, modificato dalla L. 23
febbraio 2006, n. 51.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro II – Del processo di cognizione
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Art. 164. Nullità della citazione. (1)
La citazione è nulla se è omesso o risulta
assolutamente incerto alcuno dei requisiti stabiliti nei
numeri 1) e 2) dell'articolo 163, se manca l'indicazione
della data dell'udienza di comparizione, se è stato
assegnato un termine a comparire inferiore a quello
stabilito dalla legge ovvero se manca l'avvertimento
previsto dal numero 7) dell'articolo 163.
Se il convenuto non si costituisce in giudizio, il giudice,
rilevata la nullità della citazione ai sensi del primo
comma, ne dispone d'ufficio la rinnovazione entro un
termine perentorio. Questa sana i vizi e gli effetti
sostanziali e processuali della domanda si producono
sin dal momento della prima notificazione. Se la
rinnovazione non viene eseguita, il giudice ordina la
cancellazione della causa dal ruolo e il processo si
estingue a norma dell'articolo 307, comma terzo.
La costituzione del convenuto sana i vizi della citazione
e restano salvi gli effetti sostanziali e processuali di cui
al secondo comma; tuttavia, se il convenuto deduce
l'inosservanza dei termini a comparire o la mancanza
dell'avvertimento previsto dal numero 7) dell'articolo
163, il giudice fissa una nuova udienza nel rispetto dei
termini.
La citazione è altresì nulla se è omesso o risulta
assolutamente incerto il requisito stabilito nel numero
3) dell'articolo 163 ovvero se manca l'esposizione dei
fatti di cui al numero 4) dello stesso articolo.
Il giudice, rilevata la nullità ai sensi del comma
precedente, fissa all'attore un termine perentorio per
rinnovare la citazione o, se il convenuto si è costituito,
per integrare la domanda. Restano ferme le
decadenze maturate e salvi i diritti quesiti
anteriormente alla rinnovazione o alla integrazione.
Nel caso di integrazione della domanda, il giudice fissa
l'udienza ai sensi del secondo (2) comma dell'art. 183 e
si applica l'articolo 167.
(1) Articolo così sostituito dalla Legge 26 novembre 1990, n. 353.
(2) La parola: “ultimo” è stata così sostituita dall’attuale: “secondo”
dalla L. 14 maggio 2005, n. 80, con decorrenza dal 1 marzo 2006,
secondo quanto disposto dal medesimo provvedimento, modificato
dalla L. 28 dicembre 2005, n. 263, e dalla L. 23 febbraio 2006, n.51.
Cfr. TAR Abruzzo-Pescara, sez. I, sentenza 24 aprile 2008, n. 448 e
Cassazione civile, sez. I, sentenza 28 maggio 2008, n. 14066 in
Altalex Massimario.
Art. 165. Costituzione dell'attore.
L'attore, entro dieci giorni dalla notificazione della
citazione al convenuto, ovvero entro cinque giorni nel
caso di abbreviazione di termini a norma del secondo
comma dell'articolo 163-bis, deve costituirsi in giudizio
a mezzo del procuratore, o personalmente nei casi
consentiti dalla legge, depositando in cancelleria la
nota d'iscrizione a ruolo e il proprio fascicolo
contenente l'originale della citazione, la procura e i
documenti offerti in comunicazione. Se si costituisce
personalmente, deve dichiarare la residenza o
eleggere domicilio nel comune ove ha sede il
tribunale. (1)
Se la citazione è notificata a più persone, l'originale
della citazione deve essere inserito nel fascicolo entro
dieci giorni dall'ultima notificazione.
(1) Nei procedimenti pendenti alla data di entrata in vigore della L.
29 dicembre 2011, n. 218 (G.U. n. 4 del 5-1-2012) questo comma "si
interpreta nel senso che la riduzione del termine di costituzione
dell'attore ivi prevista si applica, nel caso di opposizione a decreto
ingiuntivo, solo se l'opponente abbia assegnato all'opposto un
termine di comparizione inferiore a quello di cui all'articolo 163-bis,
primo comma, del codice di procedura civile".
Cfr. Corte Costituzionale, ordinanza 8 febbraio 2008, n. 18 in Altalex
Massimario.
Art. 166. Costituzione del convenuto. (1)
Il convenuto deve costituirsi a mezzo del procuratore,
o personalmente nei casi consentiti dalla legge,
almeno venti giorni prima dell'udienza di comparizione
fissata nell'atto di citazione, o almeno dieci giorni
prima nel caso di abbreviazione di termini a norma del
secondo comma dell'articolo 163-bis, ovvero almeno
venti giorni prima dell'udienza fissata a norma
dell'articolo 168-bis, quinto comma, (2) depositando in
cancelleria il proprio fascicolo contenente la comparsa
di cui all'articolo 167 con la copia della citazione
notificata, la procura e i documenti che offre in
comunicazione.
(1) Articolo sostituito dall'art. 10, L. 26 novembre 1990, n. 353.
(2) Le parole da: “ovvero almeno…” a “… art. 168- bis, quinto
comma” sono state inserite dall'art. 1, D.L. 7 ottobre 1994, n. 571.
Art. 167. Comparsa di risposta. (1)
Nella comparsa di risposta il convenuto deve proporre
tutte le sue difese prendendo posizione sui fatti posti
dall'attore a fondamento della domanda, indicare le
proprie generalità e il codice fiscale, i mezzi di prova di
cui intende valersi e i documenti che offre in
comunicazione, formulare le conclusioni. (2)
A pena di decadenza deve proporre le eventuali
domande riconvenzionali e le eccezioni processuali e
di merito che non siano rilevabili d'ufficio. (3) Se è
omesso o risulta assolutamente incerto l'oggetto o il
titolo della domanda riconvenzionale, il giudice,
rilevata la nullità, fissa al convenuto un termine
perentorio per integrarla. Restano ferme le decadenze
maturate e salvi i diritti acquisiti anteriormente alla
integrazione.
Se intende chiamare un terzo in causa, deve farne
dichiarazione nella stessa comparsa e provvedere ai
sensi dell'articolo 269.
(1) Articolo così sostituito dalla L. 26 novembre 1990, n. 353.
(2) Le parole: “le proprie generalità e il codice fiscale,” sono state
inserite dal D.L. 29 dicembre 2009, n. 193, convertito nella L. 22
febbraio 2010, n. 24.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro II – Del processo di cognizione
Altalex eBook | Collana Codici Altalex 29
(3) Le parole: “e le eccezioni processuali e di merto che non siano
rilevabili d’ufficio” sono state aggiunte dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35,
con decorrenza dal 1 marzo 2006 (Altalex) secondo quanto disposto
dal medesimo provvedimento, modificato dalla L. 28 dicembre
2005, n. 263, e dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51.
Cfr. Tribunale di Torino, sez. III civile, sentenza 20 aprile 2009, n.
2989 in Altalex Massimario.
Art. 168. Iscrizione della causa a ruolo e formazione
del fascicolo d'ufficio.
All'atto della costituzione dell'attore, o, se questi non
si è costituito, all'atto della costituzione del
convenuto, su presentazione della nota d'iscrizione a
ruolo, il cancelliere iscrive la causa nel ruolo generale.
Contemporaneamente il cancelliere forma il fascicolo
d'ufficio, nel quale inserisce la nota d'iscrizione a
ruolo, copia dell'atto di citazione, delle comparse e
delle memorie in carta non bollata e, successivamente,
i processi verbali di udienza, i provvedimenti del
giudice, gli atti di istruzione e la copia del dispositivo
delle sentenze.
Art. 168-bis. Designazione del giudice istruttore.
Formato un fascicolo d'ufficio a norma dell'articolo
precedente, il cancelliere lo presenta senza indugio al
presidente del tribunale, il quale, con decreto scritto in
calce della nota d'iscrizione al ruolo, designa il giudice
istruttore davanti al quale le parti debbono comparire,
se non creda di procedere egli stesso all'istruzione. Nei
tribunali divisi in più sezioni il presidente assegna la
causa ad una di esse, e il presidente di questa
provvede nelle stesse forme alla designazione del
giudice istruttore.
La designazione del giudice istruttore deve in ogni
caso avvenire non oltre il secondo giorno successivo
alla costituzione della parte più diligente.
Subito dopo la designazione del giudice istruttore il
cancelliere iscrive la causa sul ruolo della sezione, su
quello del giudice istruttore e gli trasmette il fascicolo.
(1)
Se nel giorno fissato per la comparizione il giudice
istruttore designato non tiene udienza, la
comparizione delle parti è d'ufficio rimandata
all'udienza immediatamente successiva tenuta dal
giudice designato. (1)
Il giudice istruttore può differire, con decreto da
emettere entro cinque giorni dalla presentazione del
fascicolo, la data della prima udienza fino ad un
massimo di quarantacinque giorni. In tal caso il
cancelliere comunica alle parti costituite la nuova data
della prima udienza. (1)
(…) (2)
(1) Comma così sostituito dall'art. 12, L. 26 novembre 1990, n. 353.
(2) L'ultimo periodo di questo comma è stato soppresso dall'art. 2,
D.L. 7 ottobre 1994, n. 571.
Art. 169. Ritiro dei fascicoli di parte.
Ciascuna parte può ottenere dal giudice istruttore
l'autorizzazione di ritirare il proprio fascicolo dalla
cancelleria; ma il fascicolo deve essere di nuovo
depositato ogni volta che il giudice lo disponga.
Ciascuna parte ha la facoltà di ritirare il fascicolo
all'atto della rimessione della causa al collegio a norma
dell'articolo 189, ma deve restituirlo al più tardi al
momento del deposito della comparsa conclusionale.
Art. 170. Notificazioni e comunicazioni nel corso del
procedimento.
Dopo la costituzione in giudizio tutte le notificazioni e
le comunicazioni si fanno al procuratore costituito,
salvo che la legge disponga altrimenti.
E' sufficiente la consegna di una sola copia dell'atto,
anche se il procuratore è costituito per più parti.
Le notificazioni e le comunicazioni alla parte che sia
costituita personalmente si fanno nella residenza
dichiarata o nel domicilio eletto.
Le comparse e le memorie consentite dal giudice si
comunicano mediante deposito in cancelleria oppure
mediante notificazione o mediante scambio
documentato con l'apposizione sull'originale, in calce
o in margine, del visto della parte o del procuratore.
(1)
(1) L’ultimo periodo di questo comma è stato così sostituito dagli
attuali secondo, terzo e quarto periodo dalla legge 28 dicembre
2005, n. 35, con decorrenza dal 1 marzo 2006, secondo quanto
disposto dal medesimo provvedimento, modificato dal D.L. 30
dicembre 2005, n. 273, e dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51.
Successivamente i periodi che così recitavano: "Il giudice può
autorizzare per singoli atti, in qualunque stato e grado del giudizio,
che lo scambio o la comunicazione di cui al presente comma possano
avvenire anche a mezzo telefax o posta elettronica nel rispetto della
normativa, anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la
trasmissione e la ricezione dei documenti informatici e teletrasmessi.
La parte che vi procede in relazione ad un atto di impugnazione deve
darne comunicazione alla cancelleria del giudice che ha emesso la
sentenza impugnata. A tal fine il difensore indica nel primo scritto
difensivo utile il numero di telefax o l'indirizzo di posta elettronica
presso cui dichiara di voler ricevere le comunicazioni." sono stati
abrogati dalla Legge 12 novembre 2011, n. 183.
Art. 171. Ritardata costituzione delle parti.
Se nessuna delle parti si costituisce nei termini
stabiliti, si applicano le disposizioni dell'articolo 307,
primo e secondo comma.
Se una delle parti si è costituita entro il termine
rispettivamente a lei assegnato, l'altra parte può
costituirsi successivamente fino alla prima udienza, ma
restano ferme per il convenuto le decadenze di cui
all'articolo 167. (1)
La parte che non si costituisce neppure in tale udienza
è dichiarata contumace con ordinanza del giudice
istruttore, salva la disposizione dell'articolo 291.
(1) Comma così sostituito dall'art. 13, L.. 26 novembre 1990, n. 353.
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Libro II – Del processo di cognizione
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Cfr. Tribunale di Torino, sez. III, sentenza 28 gennaio 2008, n. 523 in
Altalex Massimario.
SEZIONE II – Della designazione del giudice istruttore
Art. 172.
(…) (1)
(1) L’articolo: “Istanza per la designazione del giudice istruttore.” è
stato abrogato dalla L. 14 luglio 1950, n. 581.
Art. 173.
(…) (1)
(1) L’articolo: “Immutabilità del giudice istruttore.” è stato abrogato
dalla L. 14 luglio 1950, n. 581.
Art. 174. Immutabilità del giudice istruttore.
Il giudice designato è investito di tutta l'istruzione
della causa e della relazione al collegio.
Soltanto in caso di assoluto impedimento o di gravi
esigenze di servizio può essere sostituito con decreto
del presidente. La sostituzione può essere disposta,
quando è indispensabile, anche per il compimento di
singoli atti.
Cfr. Corte di Cassazione, sez. I civile, sentenza 15 maggio 2009, n.
11295 in Altalex Massimario.
CAPO II – DELL’ISTRUZIONE DELLA CAUSA
SEZIONE I – Dei poteri del giudice istruttore in
generale
Art. 175. Direzione del procedimento.
Il giudice istruttore esercita tutti i poteri intesi al più
sollecito e leale svolgimento del procedimento.
Egli fissa le udienze successive e i termini entro i quali
le parti debbono compiere gli atti processuali.
Quando il giudice ha omesso di provvedere a norma
del comma precedente, si applica la disposizione
dell'articolo 289.
Art. 176. Forma dei provvedimenti.
Tutti i provvedimenti del giudice istruttore salvo che la
legge disponga altrimenti hanno la forma
dell'ordinanza.
Le ordinanze pronunciate in udienza si ritengono
conosciute dalle parti presenti e da quelle che
dovevano comparirvi; quelle pronunciate fuori
dell'udienza sono comunicate a cura del cancelliere
entro i tre giorni successivi. (1)
(1) Le parole "anche a mezzo telefax o a mezzo di posta elettronica
nel rispetto della normativa, anche regolamentare, concernente la
sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti
informatici e teletrasmessi. Al fine il difensore indica nel primo
scritto difensivo utile il numero di fax o l'indirizzo di posta elettronica
presso cui dichiara di volere ricevere la comunicazione." sono state
aggiunte dal D.L. 35/2005 e successivamente abrogate dalla Legge
12 novembre 2011, n. 183.
Art. 177. Effetti e revoca delle ordinanze.
Le ordinanze, comunque motivate, non possono mai
pregiudicare la decisione della causa.
Salvo quanto disposto dal seguente comma, le
ordinanze possono essere sempre modificate o
revocate dal giudice che le ha pronunciate.
Non sono modificabili né revocabili dal giudice che le
ha pronunciate:
1) le ordinanze pronunciate sull'accordo delle parti, in
materia della quale queste possono disporre; esse
sono tuttavia revocabili dal giudice istruttore o dal
collegio, quando vi sia l'accordo di tutte le parti;
2) le ordinanze dichiarate espressamente non
impugnabili dalla legge;
3) le ordinanze per le quali la legge predisponga uno
speciale mezzo di reclamo; (1)
(…) (2)
(1) Punto così modificato dall'art. 14, L. 26 novembre 1990, n. 353.
(2) Il punto: “(4) le ordinanze per le quali sia stato proposto reclamo
a norma dell'articolo seguente.” è stato abrogato dall'art. 89, L. 26
novembre 1990, n. 353.
Art. 178. Controllo del collegio sulle ordinanze.
Le parti, senza bisogno di mezzi di impugnazione,
possono proporre al collegio, quando la causa è
rimessa a questo a norma dell'art. 189, tutte le
questioni risolute dal giudice istruttore con ordinanza
revocabile.
L'ordinanza del giudice istruttore, che non operi in
funzione di giudice unico, quando dichiara l'estinzione
del processo è impugnabile dalle parti con reclamo
immediato al collegio. (1)
Il reclamo deve essere proposto nel termine
perentorio di dieci giorni decorrente dalla pronuncia
della ordinanza se avvenuta in udienza, o altrimenti
decorrente dalla comunicazione dell'ordinanza
medesima.
Il reclamo è presentato con semplice dichiarazione nel
verbale d'udienza, o con ricorso al giudice istruttore.
Se il reclamo è presentato in udienza, il giudice
assegna nella stessa udienza, ove le parti lo
richiedono, il termine per la comunicazione di una
memoria, e quello successivo per la comunicazione di
una replica. Se il reclamo è proposto con ricorso,
questo è comunicato a mezzo della cancelleria alle
altre parti, insieme con decreto, in calce, del giudice
istruttore, che assegna un termine per la
comunicazione dell'eventuale memoria di risposta.
Scaduti tali termini, il collegio provvede entro i
quindici giorni successivi. (2)
(…) (3)
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(1) Comma così sostituito dall'art. 15, comma 1, L. 26 novembre
1990, n. 353.
(2) Comma così modificato dall'art. 15, comma 2, L. 26 novembre
1990, n. 353.
(3) I commi: “Scaduti i termini previsti dal comma precedente, il
collegio, entro i quindici giorni successivi, provvede in camera di
consiglio con ordinanza, alla quale si applicano le disposizioni
dell'articolo 279 quarto comma, e dell'articolo 280.
Il provvedimento del collegio è limitato all'ammissibilità e alla
rilevanza del mezzo di prova, e pertanto le parti non possono
sottoporgli conclusioni di merito, né totali né parziali. Tuttavia il
collegio, su richiesta di parte o d'ufficio, può limitarsi a rimettere con
l'ordinanza le parti al giudice istruttore per gli adempimenti previsti
dagli articoli 189 e 190.
L'esecuzione dell'ordinanza è sospesa durante il termine per
proporre reclamo e durante il giudizio su questo, salvo che il giudice
istruttore, nei casi d'urgenza, l'abbia dichiarata esecutiva
nonostante reclamo.” sono stati abrogati dall'art. 89, L. 26
novembre 1990, n. 353.
Art. 179. Ordinanze di condanna a pene pecuniarie.
Se la legge non dispone altrimenti, le condanne a pene
pecuniarie previste nel presente codice sono
pronunciate con ordinanza del giudice istruttore.
L'ordinanza pronunciata in udienza in presenza
dell'interessato e previa contestazione dell'addebito
non è impugnabile; altrimenti il cancelliere la notifica
al condannato, il quale, nel termine perentorio di tre
giorni, può proporre reclamo con ricorso allo stesso
giudice che l'ha pronunciata. Questi, valutate le
giustificazioni addotte, pronuncia sul reclamo con
ordinanza non impugnabile.
Le ordinanze di condanna previste nel presente
articolo costituiscono titolo esecutivo.
SEZIONE II - Della trattazione della causa
Art. 180. Forma di trattazione. (1)
La trattazione della causa è orale. Della trattazione
della causa si redige processo verbale.
(1) Articolo così modificato dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35, con
decorrenza dal 1 marzo 2006, secondo quanto disposto dal
medesimo provvedimento, modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, e dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51. Il testo precedente recitava:
"Art. 180. Udienza di prima comparizione e forma della trattazione.
All'udienza fissata per la prima comparizione delle parti il giudice
istruttore verifica d'ufficio la regolarità del contraddittorio e, quando
occorre, pronuncia i provvedimenti previsti dall'articolo 102, secondo
comma, dall'articolo 164, dall'articolo 167, dall'articolo 182 e
dall'articolo 291, primo comma.
La trattazione della causa davanti al giudice istruttore è orale. Se
richiesto, il giudice istruttore può autorizzare comunicazioni di
comparse a norma dell'ultimo comma dell'articolo 170. In ogni caso
fissa a data successiva la prima udienza di trattazione, assegnando
al convenuto un termine perentorio non inferiore a venti giorni
prima di tale udienza per proporre le eccezioni processuali e di
merito che non siano rilevabili d'ufficio.
Della trattazione della causa si redige processo verbale, nel quale si
inseriscono le conclusioni delle parti e i provvedimenti che il giudice
pronuncia in udienza."
Art. 181. Mancata comparizione delle parti.
Se nessuna delle parti compare alla prima udienza, il
giudice fissa un'udienza successiva, di cui il cancelliere
dà comunicazione alle parti costituite. Se nessuna
delle parti compare alla nuova udienza, il giudice
ordina che la causa sia cancellata dal ruolo e dichiara
l'estinzione del processo. (1)
Se l'attore costituito non comparisce alla prima
udienza, e il convenuto non chiede che si proceda in
assenza di lui, il giudice fissa una nuova udienza, della
quale il cancelliere dà comunicazione all'attore. Se
questi non comparisce alla nuova udienza, il giudice,
se il convenuto non chiede che si proceda in assenza di
lui, ordina che la causa sia cancellata dal ruolo e
dichiara l'estinzione del processo.
(1) Comma così da ultimo modificato dal D.L. 25 giugno 2008, n.
112.
Art. 182. Difetto di rappresentanza o di
autorizzazione.
Il giudice istruttore verifica d’ufficio la regolarità della
costituzione delle parti e, quando occorre, le invita a
completare o a mettere in regola gli atti e i documenti
che riconosce difettosi.
Quando rileva un difetto di rappresentanza, di
assistenza o di autorizzazione ovvero un vizio che
determina la nullità della procura al difensore, il
giudice assegna alle parti un termine perentorio per la
costituzione della persona alla quale spetta la
rappresentanza o l’assistenza, per il rilascio delle
necessarie autorizzazioni, ovvero per il rilascio della
procura alle liti o per la rinnovazione della stessa.
L’osservanza del termine sana i vizi, e gli effetti
sostanziali e processuali della domanda si producono
fin dal momento della prima notificazione. (1)
(1) Questo comma è stato così sostituito dalla L. 18 giugno 2009, n.
69.
Art. 183. Prima comparizione delle parti e trattazione
della causa. (1)
All'udienza fissata per la prima comparizione delle
parti e la trattazione il giudice istruttore verifica
d'ufficio la regolarità del contraddittorio e, quando
occorre, pronuncia i provvedimenti previsti
dall'articolo 102, secondo comma, dall'articolo 164,
secondo, terzo e quinto comma, dall'articolo 167,
secondo e terzo comma, dall'articolo 182 e
dall'articolo 291, primo comma.
Quando pronunzia i provvedimenti di cui al primo
comma, il giudice fissa una nuova udienza di
trattazione.
Il giudice istruttore fissa altresì una nuova udienza se
deve procedere a norma dell'art. 185.
Nell'udienza di trattazione ovvero in quella
eventualmente fissata ai sensi del terzo comma, il
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Libro II – Del processo di cognizione
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giudice richiede alle parti, sulla base dei fatti allegati, i
chiarimenti necessari e indica le questioni rilevabili
d'ufficio delle quali ritiene opportuna la trattazione.
Nella stessa udienza l'attore può proporre le domande
e le eccezioni che sono conseguenza della domanda
riconvenzionale o delle eccezioni proposte dal
convenuto. Può altresì chiedere di essere autorizzato a
chiamare un terzo ai sensi degli articoli 106 e 269,
terzo comma, se l'esigenza é' sorta dalle difese del
convenuto. Le parti possono precisare e modificare le
domande, le eccezioni e le conclusioni già formulate.
Se richiesto, il giudice concede alle parti i seguenti
termini perentori:
1) un termine di ulteriori trenta giorni per il deposito
di memorie limitate alle sole precisazioni o
modificazioni delle domande, delle eccezioni e delle
conclusioni già proposte;
2) un termine di ulteriori trenta giorni per replicare
alle domande ed eccezioni nuove, o modificate
dall'altra parte, per proporre le eccezioni che sono
conseguenza delle domande e delle eccezioni
medesime e per l'indicazione dei mezzi di prova e
produzioni documentali;
3) un termine di ulteriori venti giorni per le sole
indicazioni di prova contraria.
Salva l'applicazione dell'articolo 187, il giudice
provvede sulle richieste istruttorie fissando l'udienza
di cui all'articolo 184 per l'assunzione dei mezzi di
prova ritenuti ammissibili e rilevanti. Se provvede
mediante ordinanza emanata fuori udienza, questa
deve essere pronunciata entro trenta giorni.
Nel caso in cui vengano disposti d'ufficio mezzi di
prova con l'ordinanza di cui al settimo comma,
ciascuna parte può dedurre, entro un termine
perentorio assegnato dal giudice con la medesima
ordinanza, i mezzi di prova che si rendono necessari in
relazione ai primi nonchè depositare memoria di
replica nell'ulteriore termine perentorio parimenti
assegnato dal giudice, che si riserva di provvedere ai
sensi del settimo comma.
Con l'ordinanza che ammette le prove il giudice può in
ogni caso disporre, qualora lo ritenga utile, il libero
interrogatorio delle parti; all'interrogatorio disposto
dal giudice istruttore si applicano le disposizioni di cui
al terzo comma.
(…) (2)
(1) Questo articolo è stato così sostituito dalla legge 28 dicembre
2005, n. 35, con decorrenza dal 1 marzo 2006, secondo quanto
disposto dal medesimo provvedimento, modificato dalla L. 28
dicembre 2005, n. 263, e dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51.
Il testo precedente recitava:
"Art. 183. Prima udienza di trattazione.
Nella prima udienza di trattazione il giudice istruttore interroga
liberamente le parti presenti e, quando la natura della causa lo
consente, tenta la conciliazione. La mancata comparizione delle parti
senza giustificato motivo costituisce comportamento valutabile ai
sensi del secondo comma dell'articolo 116.
Le parti hanno facoltà di farsi rappresentare da un procuratore
generale o speciale, il quale deve essere a conoscenza dei fatti della
causa. La procura deve essere conferita con atto pubblico o scrittura
privata autenticata, e deve attribuire al procuratore il potere di
conciliare o transigere la controversia. La mancata conoscenza,
senza gravi ragioni, dei fatti della causa da parte del procuratore è
valutabile ai sensi del secondo comma dell'articolo 116.
Il giudice richiede alle parti, sulla base dei fatti allegati, i chiarimenti
necessari e indica le questioni rilevabili d'ufficio delle quali ritiene
opportuna la trattazione.
Nella stessa udienza l'attore può proporre le domande e le eccezioni
che sono conseguenza della domanda riconvenzionale o delle
eccezioni proposte dal convenuto. Può altresì chiedere di essere
autorizzato a chiamare un terzo ai sensi degli articoli 106 e 269,
terzo comma, se l'esigenza è sorta dalle difese del convenuto.
Entrambe le parti possono precisare e modificare le domande, le
eccezioni e le conclusioni già formulate.
Se richiesto, il giudice fissa un termine perentorio non superiore a
trenta giorni per il deposito di memorie contenenti precisazioni o
modificazioni delle domande, delle eccezioni e delle conclusioni già
proposte. Concede altresì alle parti un successivo termine perentorio
non superiore a trenta giorni per replicare alle domande ed eccezioni
nuove o modificate dall'altra parte e per proporre le eccezioni che
sono conseguenza delle domande e delle eccezioni medesime. Con la
stessa ordinanza il giudice fissa l'udienza per i provvedimenti di cui
all'articolo 184."
(2) Il comma che così recitava: “L'ordinanza di cui al settimo comma
é comunicata a cura del cancelliere entro i tre giorni successivi al
deposito, anche a mezzo telefax, nella sola ipotesi in cui il numero
sia stato indicato negli atti difensivi, nonché a mezzo di posta
elettronica, nel rispetto della normativa, anche regolamentare,
concernente la sottoscrizione e la trasmissione dei documenti
informatici e teletrasmessi. A tal fine il difensore indica nel primo
scritto difensivo utile il numero di fax o l'indirizzo di posta elettronica
presso cui dichiara di voler ricevere gli atti.” è stato abrogato dalla
Legge 12 novembre 2011, n. 183.
Cfr. Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 18 maggio 2007, n.
11631, Tribunale di Bari, sez. II civile, sentenza 24 novembre 2009,
n. 3505 e Cassazione Civile, sez. III, sentenza 4 gennaio 2010, n. 1 in
Altalex Massimario.
Art. 184. Udienza di assunzione dei mezzi di prova. (1)
Nell'udienza fissata con l'ordinanza prevista dal
settimo comma dell'articolo 183, il giudice istruttore
procede all'assunzione dei mezzi di prova ammessi.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dalla legge 28 dicembre
2005, n. 35, con decorrenza dal 1 marzo 2006, secondo quanto
disposto dal medesimo provvedimento, modificato dalla L. 28
dicembre 2005, n. 263, e dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51.
Il testo precedente recitava:
"Art. 184. Deduzioni istruttorie.
Salva l'applicazione dell'articolo 187 il giudice istruttore, se ritiene
che siano ammissibili e rilevanti, ammette i mezzi di prova proposti;
ovvero, su istanza di parte, rinvia ad altra udienza, assegnando un
termine entro il quale le parti possono produrre documenti e indicare
nuovi mezzi di prova, nonchè altro termine per l'eventuale
indicazione di prova contraria.
I termini di cui al comma precedente sono perentori.
Nel caso in cui vengano disposti d'ufficio mezzi di prova, ciascuna
parte può dedurre, entro un termine perentorio assegnato dal
giudice, i mezzi di prova che si rendono necessari in relazione ai
primi."
Cfr. Tribunale di Bari, sez. II civile, sentenza 24 novembre 2009, n.
3505 in Altalex Massimario.
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Art. 184-bis.
(…)(1)
(1) “Rimessione in termini.
La parte che dimostra di essere incorsa in decadenze per causa ad
essa non imputabile può chiedere al giudice istruttore di essere
rimessa in termini.
Il giudice provvede a norma dell'articolo 294, secondo e terzo
comma.”Articolo abrogato dalla L. 18 giugno 2009, n. 69.
Art. 185. Tentativo di conciliazione.
Il giudice istruttore, in caso di richiesta congiunta delle
parti, fissa la comparizione delle medesime al fine di
interrogarle liberamente e di provocarne la
conciliazione. Il giudice istruttore ha altresì facoltà di
fissare la predetta udienza di comparizione personale
a norma dell'articolo 117. Quando è disposta la
comparizione personale, le parti hanno facoltà di farsi
rappresentare da un procuratore generale o speciale il
quale deve essere a conoscenza dei fatti della causa.
La procura deve essere conferita con atto pubblico o
scrittura privata autenticata e deve attribuire al
procuratore il potere di conciliare o transigere la
controversia. Se la procura è conferita con scrittura
privata, questa può essere autenticata anche dal
difensore della parte. La mancata conoscenza, senza
giustificato motivo, dei fatti della causa da parte del
procuratore è valutata ai sensi del secondo comma
dell'articolo 116. (1)
Il tentativo di conciliazione può essere rinnovato in
qualunque momento dell'istruzione.
Quando le parti si sono conciliate, si forma processo
verbale della convenzione conclusa. Il processo
verbale costituisce titolo esecutivo.
(1) Questo comma è stato aggiunto dalla legge 28 dicembre 2005, n.
35, con decorrenza dal 1 marzo 2006, secondo quanto disposto dal
medesimo provvedimento, modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n.
263, e dalla L. 23 febbraio 2006, n. 51.
Art. 186. Pronuncia dei provvedimenti.
Sulle domande e sulle eccezioni delle parti, il giudice
istruttore, sentite le loro ragioni, dà in udienza i
provvedimenti opportuni; ma può anche riservarsi di
pronunciarli entro i cinque giorni successivi.
Art. 186-bis. Ordinanza per il pagamento di somme
non contestate. (1)
Su istanza di parte il giudice istruttore può disporre,
fino al momento della precisazione delle conclusioni, il
pagamento delle somme non contestate dalle parti
costituite. Se l'istanza è proposta fuori dall'udienza il
giudice dispone la comparizione delle parti ed assegna
il termine per la notificazione. (2)
L'ordinanza costituisce titolo esecutivo e conserva la
sua efficacia in caso di estinzione del processo.
L'ordinanza è soggetta alla disciplina delle ordinanze
revocabili di cui agli articoli 177, primo e secondo
comma, e 178, primo comma.
(1) Articolo aggiunto dall'art. 20, Legge 26 novembre 1990, n. 353.
(2) Questo periodo è stato aggiunto dalla legge 28 dicembre 2005, n.
263, con decorrenza dal 1 marzo 2006, secondo quanto disposto dal
medesimo provvedimento, modificato dalla L. 23 febbraio 2006, n.
51.
Cfr. Tribunale di Varese, sez. I, ordinanza 1° ottobre 2009 in Altalex
Massimario.
Art. 186-ter. Istanza di ingiunzione. (1)
Fino al momento della precisazione delle conclusioni,
quando ricorrano i presupposti di cui all'art. 633,
primo comma, n. 1), e secondo comma, e di cui all'art.
634, la parte può chiedere al giudice istruttore, in ogni
stato del processo, di pronunciare con ordinanza
ingiunzione di pagamento o di consegna. Se l'istanza è
proposta fuori dall'udienza il giudice dispone la
comparizione delle parti ed assegna il termine per la
notificazione. (2)
L'ordinanza deve contenere i provvedimenti previsti
dall'art. 641, ultimo comma, ed è dichiarata
provvisoriamente esecutiva ove ricorrano i
presupposti di cui all'art. 642, nonchè, ove la
controparte non sia rimasta contumace, quelli di cui
all'art. 648, primo comma. La provvisoria esecutorietà
non può essere mai disposta ove la controparte abbia
disconosciuto la scrittura privata prodotta contro di lei
o abbia proposto querela di falso contro l'atto
pubblico.
L'ordinanza è soggetta alla disciplina delle ordinanze
revocabili di cui agli articoli 177 e 178, primo comma.
Se il processo si estingue l'ordinanza che non ne sia già
munita acquista efficacia esecutiva ai sensi dell'art.
653, primo comma.
Se la parte contro cui è pronunciata l'ingiunzione è
contumace, l'ordinanza deve essere notificata ai sensi
e per gli effetti dell'art. 644. In tal caso l'ordinanza
deve altresì contenere l'espresso avvertimento che,
ove la parte non si costituisca entro il termine di venti
giorni dalla notifica, diverrà esecutiva ai sensi dell'art.
647.
L'ordinanza dichiarata esecutiva costituisce titolo per
l'iscrizione dell'ipoteca giudiziale.
(1) Articolo aggiunto dall'art. 21, Legge 26 novembre 1990, n. 353.
(2) Questo periodo è stato aggiunto dalla legge 28 dicembre 2005, n.
263, con decorrenza dal 1 marzo 2006, secondo quanto disposto dal
medesimo provvedimento, modificato dalla L. 23 febbraio 2006, n.
51.
Art. 186-quater. Ordinanza successiva alla chiusura
dell'istruzione. (1)
Esaurita l'istruzione, il giudice istruttore, su istanza
della parte che ha proposto domanda di condanna al
pagamento di somme ovvero alla consegna, o al
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Libro II – Del processo di cognizione
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rilascio di beni, può disporre con ordinanza il
pagamento, ovvero la consegna o il rilascio, nei limiti
per cui ritiene già raggiunta la prova. Con l'ordinanza il
giudice provvede sulle spese processuali.
L'ordinanza è titolo esecutivo. Essa è revocabile con la
sentenza che definisce il giudizio.
Se, dopo la pronuncia dell'ordinanza, il processo si
estingue, l'ordinanza acquista l'efficacia della sentenza
impugnabile sull'oggetto dell'istanza.
L'ordinanza acquista l'efficacia della sentenza
impugnabile sull'oggetto dell'istanza se la parte
intimata non manifesta entro trenta giorni dalla sua
pronuncia in udienza o dalla comunicazione, con
ricorso notificato all'altra parte e depositato in
cancelleria, la volontà che sia pronunciata la sentenza.
(2)
(1) Articolo inserito dal D.L. 18 ottobre 1995, n. 432.
(2) Questo comma è stato aggiunto dalla legge 28 dicembre 2005, n.
263, con decorrenza dal 1 marzo 2006 (Altalex), secondo quanto
disposto dal medesimo provvedimento, modificato dalla L. 23
febbraio 2006, n. 51.
Cfr. Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 14 gennaio 2009, n. 557 in
Altalex Massimario.
Art. 187. Provvedimenti del giudice istruttore.
Il giudice istruttore, se ritiene che la causa sia matura
per la decisione di merito senza bisogno di assunzione
di mezzi di prova, rimette le parti davanti al collegio.
Può rimettere le parti al collegio affinché sia decisa
separatamente una questione di merito avente
carattere preliminare, solo quando la decisione di essa
può definire il giudizio.
Il giudice provvede analogamente se sorgono
questioni attinenti alla giurisdizione o alla competenza
o ad altre pregiudiziali, ma può anche disporre che
siano decise unitamente al merito.
Qualora il collegio provveda a norma dell'articolo 279,
secondo comma, numero 4), i termini di cui all'articolo
183, ottavo comma, (1) non concessi prima della
rimessione al collegio, sono assegnati dal giudice
istruttore, su istanza di parte, nella prima udienza
dinanzi a lui.
Il giudice dà ogni altra disposizione relativa al
processo.
(1) Le originarie parole: “di cui all’articolo 184” sono state così
sostituite dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35, con decorrenza dal 1 marzo
2006, secondo quanto disposto dal medesimo provvedimento,
modificato dalla L. 28 dicembre 2005, n. 263, e dalla L. 23 febbraio
2006, n. 51.
Art. 188. Attività del giudice.
Il giudice istruttore provvede all'assunzione dei mezzi
di prova e, esaurita l'istruzione, rimette le parti al
collegio per la decisione a norma dell'articolo
seguente.
Art. 189. Rimessione al collegio.
Il giudice istruttore, quando rimette la causa al
collegio, a norma dei primi tre commi dell'articolo 187
o dell'articolo 188, invita le parti a precisare davanti a
lui le conclusioni che intendono sottoporre al collegio
stesso, nei limiti di quelle formulate negli atti
introduttivi o a norma dell'art. 183. Le conclusioni di
merito debbono essere interamente formulate anche
nei casi previsti dall'articolo 187, secondo e terzo
comma. (1)
La rimessione investe il collegio di tutta la causa,
anche quando avviene a norma dell'articolo 187,
secondo e terzo comma.
(1) Comma così sostituito dall'art. 23, Legge 26 novembre 1990, n.
353.
Art. 190. Comparse conclusionali e memorie. (1)
Le comparse conclusionali debbono essere depositate
entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla
rimessione della causa al collegio e le memorie di
replica entro i venti giorni successivi.
Per il deposito delle comparse conclusionali il giudice
istruttore, quando rimette la causa al collegio, può
fissare un termine più breve, comunque non inferiore
a venti giorni.
(1) Articolo così sostituito dall'art. 24, Legge 26 novembre 1990, n.
353.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 10 marzo 2008, n. 6293 in
Altalex Massimario.
Art. 190-bis.
(…)(1)
(1) “Decisione del giudice istruttore in funzione di giudice unico.
Per le cause che devono essere decise dal giudice istruttore in
funzione di giudice unico, questi, fatte precisare le conclusioni ai
sensi dell'articolo 189, dispone lo scambio delle comparse
conclusionali e delle memorie di replica ai sensi dell'articolo 190 e,
quindi, deposita la sentenza in cancelleria entro sessanta giorni dalla
scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica.
Se una delle parti lo richiede il giudice, disposto lo scambio delle sole
comparse conclusionali ai sensi dell'articolo 190, fissa l'udienza di
discussione non oltre sessanta giorni dalla scadenza del termine per
il deposito delle comparse conclusionali; la sentenza è depositata in
cancelleria entro i sessanta giorni successivi.”Articolo abrogato
dall'art. 63, D. lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
SEZIONE III – Dell’istruzione probatoria
§ 1 – Della nomina e delle indagini del consulente
tecnico
Art. 191. Nomina del consulente tecnico.
Nei casi previsti dagli articoli 61 e seguenti il giudice
istruttore, con ordinanza ai sensi dell’articolo 183,
settimo comma, o con altra successiva ordinanza,
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nomina un consulente, formula i quesiti e fissa
l’udienza nella quale il consulente deve comparire. (1)
Possono essere nominati più consulenti soltanto in
caso di grave necessità o quando la legge
espressamente lo dispone.
(1) Questo comma è stato così sostituito dalla L. 18 giugno 2009, n.
69, a decorrere dal 4 luglio 2009. Il testo precedente recitava:
“Nei casi di cui agli artt. 61 ss. Il giudice istruttore, con l’ordinanza
prevista nell’art. 187 ultimo comma o con altra successiva, nomina
un consulente tecnico e fissa l’udienza nella quale questi deve
comparire.”
Art. 192. Astensione e ricusazione del consulente.
L'ordinanza è notificata al consulente tecnico a cura
del cancelliere, con invito a comparire all'udienza
fissata dal giudice.
Il consulente che non ritiene di accettare l'incarico o
quello che, obbligato a prestare il suo ufficio, intende
astenersi, deve farne denuncia o istanza al giudice che
l'ha nominato almeno tre giorni prima dell'udienza di
comparizione; nello stesso termine le parti debbono
proporre le loro istanze di ricusazione, depositando
nella cancelleria ricorso al giudice istruttore.
Questi provvede con ordinanza non impugnabile.
Art. 193. Giuramento del consulente.
All'udienza di comparizione il giudice istruttore ricorda
al consulente l'importanza delle funzioni che è
chiamato ad adempiere, e ne riceve il giuramento di
bene e fedelmente adempiere le funzioni affidategli al
solo scopo di fare conoscere ai giudici la verità.
Art. 194. Attività del consulente.
Il consulente tecnico assiste alle udienze alle quali è
invitato dal giudice istruttore; compie, anche fuori
della circoscrizione giudiziaria, le indagini di cui
all'articolo 62, da sé solo o insieme col giudice secondo
che questi dispone. Può essere autorizzato a
domandare chiarimenti alle parti, ad assumere
informazioni da terzi e a eseguire piante, calchi e
rilievi.
Anche quando il giudice dispone che il consulente
compia indagini da sé solo, le parti possono
intervenire alle operazioni in persona e a mezzo dei
propri consulenti tecnici e dei difensori, e possono
presentare al consulente, per iscritto o a voce,
osservazioni e istanze.
Cfr. Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 19 maggio 2008, n.
12614 in Altalex Massimario.
Art. 195. Processo verbale e relazione.
Delle indagini del consulente si forma processo
verbale, quando sono compiute con l’intervento del
giudice istruttore, ma questi può anche disporre che il
consulente rediga relazione scritta.
Se le indagini sono compiute senza l'intervento del
giudice, il consulente deve farne relazione, nella quale
inserisce anche le osservazioni e le istanze delle parti.
La relazione deve essere trasmessa dal consulente alle
parti costituite nel termine stabilito dal giudice con
ordinanza resa all’udienza di cui all’articolo 193. Con la
medesima ordinanza il giudice fissa il termine entro il
quale le parti devono trasmettere al consulente le
proprie osservazioni sulla relazione e il termine,
anteriore alla successiva udienza, entro il quale il
consulente deve depositare in cancelleria la relazione,
le osservazioni delle parti e una sintetica valutazione
sulle stesse. (1)
(1) Questo comma è stato così sostituito dalla L. 18 giugno 2009, n.
69, a decorrere dal 4 luglio 2009. Il testo precedente recitava:
“La relazione deve essere depositata in cancelleria nel termine che il
giudice fissa.”
Art. 196. Rinnovazione delle indagini e sostituzione
del consulente.
Il giudice ha sempre la facoltà di disporre la
rinnovazione delle indagini e, per gravi motivi, la
sostituzione del consulente tecnico.
Art. 197. Assistenza all'udienza e audizione in camera
di consiglio.
Quando lo ritiene opportuno il presidente invita il
consulente tecnico ad assistere alla discussione
davanti al collegio e ad esprimere il suo parere in
camera di consiglio in presenza delle parti, le quali
possono chiarire e svolgere le loro ragioni per mezzo
dei difensori.
Art. 198. Esame contabile.
Quando è necessario esaminare documenti contabili e
registri, il giudice istruttore può darne incarico al
consulente tecnico, affidandogli il compito di tentare
la conciliazione delle parti.
Il consulente sente le parti e, previo consenso di tutte,
può esaminare anche documenti e registri non
prodotti in causa. Di essi tuttavia senza il consenso di
tutte le parti non può fare menzione nei processi
verbali o nella relazione di cui all'articolo 195.
Art. 199. Processo verbale di conciliazione.
Se le parti si conciliano, si redige processo verbale
della conciliazione, che è sottoscritto dalle parti e dal
consulente tecnico e inserito nel fascicolo d'ufficio.
Il giudice istruttore attribuisce con decreto efficacia di
titolo esecutivo al processo verbale.
Art. 200. Mancata conciliazione.
Se la conciliazione delle parti non riesce, il consulente
espone i risultati delle indagini compiute e il suo
parere in una relazione, che deposita in cancelleria nel
termine fissato dal giudice istruttore.
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Le dichiarazioni delle parti, riportate dal consulente
nella relazione, possono essere valutate dal giudice a
norma dell'articolo 116 secondo comma.
Art. 201. Consulente tecnico di parte.
Il giudice istruttore, con l'ordinanza di nomina del
consulente, assegna alle parti un termine entro il
quale possono nominare, con dichiarazione ricevuta
dal cancelliere, un loro consulente tecnico.
Il consulente della parte, oltre ad assistere a norma
dell'articolo 194 alle operazioni del consulente del
giudice, partecipa all'udienza e alla camera di consiglio
ogni volta che vi interviene il consulente del giudice,
per chiarire e svolgere, con l'autorizzazione del
presidente, le sue osservazioni sui risultati delle
indagini tecniche.
§ 2 – Dell’assunzione dei mezzi di prova in generale
Art. 202. Tempo, luogo e modo dell'assunzione.
Quando dispone mezzi di prova, il giudice istruttore, se
non può assumerli nella stessa udienza, stabilisce il
tempo, il luogo e il modo dell'assunzione.
Se questa non si esaurisce nell'udienza fissata, il
giudice ne differisce la prosecuzione ad un giorno
prossimo.
Art. 203. Assunzione fuori della circoscrizione del
tribunale. (1)
Se i mezzi di prova debbono assumersi fuori della
circoscrizione del tribunale, il giudice istruttore delega
a procedervi il giudice istruttore del luogo, salvo che le
parti richiedano concordemente e il presidente del
tribunale consente che vi si trasferisca il giudice
stesso.
Nell'ordinanza di delega, il giudice delegante fissa il
termine entro il quale la prova deve assumersi e
l'udienza di comparizione delle parti per la
prosecuzione del giudizio.
Il giudice delegato, su istanza della parte interessata,
procede all'assunzione del mezzo di prova e d'ufficio
ne rimette il processo verbale al giudice delegante
prima dell'udienza fissata per la prosecuzione del
giudizio, anche se l'assunzione non è esaurita.
Le parti possono rivolgere al giudice delegante,
direttamente o a mezzo del giudice delegato, istanza
per la proroga del termine.
(1) Articolo così sostituito dall'art. 64, D. lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 11 aprile 2008, n. 9725 in
Altalex Massimario.
Art. 204. Rogatorie alle autorità estere e ai consoli
italiani.
Le rogatorie dei giudici italiani alle autorità estere per
l'esecuzione di provvedimenti istruttori sono
trasmesse per via diplomatica.
Quando la rogatoria riguarda cittadini italiani residenti
all'estero, il giudice istruttore delega il console
competente, che provvede a norma della legge
consolare.
Per l'assunzione dei mezzi di prova e la prosecuzione
del giudizio il giudice pronuncia i provvedimenti
previsti negli ultimi tre commi dell'articolo
precedente.
Art. 205. Risoluzione degli incidenti relativi alla
prova.
Il giudice che procede all'assunzione dei mezzi di
prova, anche se delegato a norma dell'articolo 203,
pronuncia con ordinanza su tutte le questioni che
sorgono nel corso della stessa.
Art. 206. Assistenza delle parti all'assunzione.
Le parti possono assistere personalmente
all'assunzione dei mezzi di prova.
Art. 207. Processo verbale dell'assunzione.
Dell'assunzione dei mezzi di prova si redige processo
verbale sotto la direzione del giudice.
Le dichiarazioni delle parti e dei testimoni sono
riportate in prima persona e sono lette al dichiarante
che le sottoscrive.
Il giudice, quando lo ritiene opportuno, nel riportare le
dichiarazioni descrive il contegno della parte e del
testimone.
Art. 208. Decadenza dall'assunzione. (1)
Se non si presenta la parte su istanza della quale deve
iniziarsi o proseguirsi la prova, il giudice istruttore la
dichiara decaduta dal diritto di farla assumere, salvo
che l'altra parte presente non ne chieda l'assunzione.
La parte interessata può chiedere nell'udienza
successiva al giudice la revoca dell'ordinanza che ha
pronunciato la sua decadenza dal diritto di assumere
la prova. Il giudice dispone la revoca con ordinanza,
quando riconosce che la mancata comparizione è stata
cagionata da causa non imputabile alla stessa parte.
(1) Articolo così sostituito dall'art. 26, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 209. Chiusura dell'assunzione.
Il giudice istruttore dichiara chiusa l'assunzione
quando sono eseguiti i mezzi ammessi o quando,
dichiarata la decadenza di cui all'articolo precedente,
non vi sono altri mezzi da assumere, oppure quando
egli ravvisa superflua, per i risultati già raggiunti, la
ulteriore assunzione.
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§ 3 - Dell’esibizione delle prove
Art. 210. Ordine di esibizione alla parte o al terzo.
Negli stessi limiti entro i quali può essere ordinata a
norma dell'articolo 118 l'ispezione di cose in possesso
di una parte o di un terzo, il giudice istruttore, su
istanza di parte, può ordinare all'altra parte o a un
terzo di esibire in giudizio un documento o altra cosa
di cui ritenga necessaria l'acquisizione al processo.
Nell'ordinare l'esibizione, il giudice dà i provvedimenti
opportuni circa il tempo, il luogo e il modo
dell'esibizione.
Se l'esibizione importa una spesa, questa deve essere
in ogni caso anticipata dalla parte che ha proposta
l'istanza di esibizione.
Cfr. Tribunale di Pescara, sentenza 4 ottobre 2007, n. 1288 in
Altalex Massimario.
Art. 211. Tutela dei diritti del terzo.
Quando l'esibizione è ordinata ad un terzo, il giudice
istruttore deve cercare di conciliare nel miglior modo
possibile l'interesse della giustizia col riguardo dovuto
ai diritti del terzo, e prima di ordinare l'esibizione può
disporre che il terzo sia citato in giudizio, assegnando
alla parte istante un termine per provvedervi.
Il terzo può sempre fare opposizione contro
l'ordinanza di esibizione, intervenendo nel giudizio
prima della scadenza del termine assegnatogli.
Art. 212. Esibizione di copia del documento e dei libri
di commercio.
Il giudice istruttore può disporre che, in sostituzione
dell'originale, si esibisca una copia anche fotografica o
un estratto autentico del documento.
Nell'ordinare l'esibizione di libri di commercio o di
registri al fine di estrarne determinate partite, il
giudice, su istanza dell'interessato, può disporre che
siano prodotti estratti, per la formazione dei quali
nomina un notaio e, quando occorre, un esperto
affinché lo assista.
Art. 213. Richiesta d'informazioni alla pubblica
amministrazione.
Fuori dei casi previsti negli articoli 210 e 211, il giudice
può richiedere d'ufficio alla pubblica amministrazione
le informazioni scritte relative ad atti e documenti
dell'amministrazione stessa, che è necessario acquisire
al processo.
§ 4 – Del riconoscimento e della verificazione della
scrittura privata
Art. 214. Disconoscimento della scrittura privata.
Colui contro il quale è prodotta una scrittura privata,
se intende disconoscerla, è tenuto a negare
formalmente la propria scrittura o la propria
sottoscrizione.
Gli eredi o aventi causa possono limitarsi a dichiarare
di non conoscere la scrittura o la sottoscrizione del
loro autore.
Cfr. Tribunale di Marsala, sez. civile, sentenza 15 marzo 2008, n. 148
in Altalex Massimario.
Art. 215. Riconoscimento tacito della scrittura
privata.
La scrittura privata prodotta in giudizio si ha per
riconosciuta:
1) se la parte, alla quale la scrittura è attribuita o
contro la quale è prodotta, è contumace, salva la
disposizione dell'articolo 293 terzo comma;
2) se la parte comparsa non la disconosce o non
dichiara di non conoscerla nella prima udienza o nella
prima risposta successiva alla produzione.
Quando nei casi ammessi dalla legge la scrittura è
prodotta in copia autentica, il giudice istruttore può
concedere un termine per deliberare alla parte che ne
fa istanza nei modi di cui al numero 2.
Art. 216. Istanza di verificazione.
La parte che intende valersi della scrittura
disconosciuta deve chiederne la verificazione,
proponendo i mezzi di prova che ritiene utili e
producendo o indicando le scritture che possono
servire di comparazione.
L'istanza per la verificazione può anche proporsi in via
principale con citazione, quando la parte dimostra di
avervi interesse; ma se il convenuto riconosce la
scrittura, le spese sono poste a carico dell'attore.
Art. 217. Custodia della scrittura e provvedimenti
istruttori.
Quando è chiesta la verificazione, il giudice istruttore
dispone le cautele opportune per la custodia del
documento, stabilisce il termine per il deposito in
cancelleria delle scritture di comparazione, nomina,
quando occorre, un consulente tecnico e provvede
all'ammissione delle altre prove.
Nel determinare le scritture che debbono servire di
comparazione, il giudice ammette, in mancanza di
accordo delle parti, quella la cui provenienza dalla
persona che si afferma autrice della scrittura è
riconosciuta oppure accertata per sentenza di giudice
o per atto pubblico.
Art. 218. Scritture di comparazione presso depositari.
Se le scritture di comparazione si trovano presso
depositari pubblici o privati e l'asportazione non ne è
vietata, il giudice istruttore può disporne il deposito in
cancelleria in un termine da lui fissato.
Se la comparazione deve eseguirsi nel luogo dove si
trovano le scritture, il giudice dà le disposizioni
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necessarie per le operazioni, che debbono compiersi in
presenza del depositario.
Art. 219. Redazione di scritture di comparazione.
Il giudice istruttore può ordinare alla parte di scrivere
sotto dettatura, anche alla presenza del consulente
tecnico.
Se la parte invitata a comparire personalmente non si
presenta o rifiuta di scrivere senza giustificato motivo,
la scrittura si può ritenere riconosciuta.
Art. 220. Pronuncia del collegio.
Sull'istanza di verificazione pronuncia sempre il
collegio.
Il collegio, nella sentenza che dichiara la scrittura o la
sottoscrizione di mano della parte che l'ha negata, può
condannare quest'ultima a una pena pecuniaria non
inferiore a € 2 e non superiore a € 20.
§ 5 - Della querela di falso
Art. 221. Modo di proposizione e contenuto della
querela.
La querela di falso può proporsi tanto in via principale
quanto in corso di causa in qualunque stato e grado di
giudizio, finché la verità del documento non sia stata
accertata con sentenza passata in giudicato.
La querela deve contenere, a pena di nullità,
l'indicazione degli elementi e delle prove della falsità e
deve essere proposta personalmente dalla parte
oppure a mezzo di procuratore speciale, con atto di
citazione o con dichiarazione da unirsi al verbale
d'udienza.
È obbligatorio l'intervento nel processo del pubblico
ministero.
Cfr. Cassazione Civile, sez. II, sentenza 28 maggio 2007, n. 12399 in
Altalex Massimario.
Art. 222. Interpello della parte che ha prodotto la
scrittura.
Quando è proposta querela di falso in corso di causa, il
giudice istruttore interpella la parte che ha prodotto il
documento se intende valersene in giudizio. Se la
risposta è negativa, il documento non è utilizzabile in
causa; se è affermativa, il giudice, che ritiene il
documento rilevante, autorizza la presentazione della
querela nella stessa udienza o in una successiva;
ammette i mezzi istruttori che ritiene idonei, e dispone
i modi e i termini della loro assunzione.
Art. 223. Processo verbale di deposito del
documento.
Nell'udienza in cui è presentata la querela, si forma
processo verbale di deposito nelle mani del cancelliere
del documento impugnato.
Il processo verbale è redatto in presenza del pubblico
ministero e delle parti, e deve contenere la descrizione
dello stato in cui il documento si trova, con indicazione
delle cancellature, abrasioni, aggiunte, scritture
interlineari e di ogni altra particolarità che vi si
riscontra.
Il giudice istruttore, il pubblico ministero e il
cancelliere appongono la firma sul documento. Il
giudice può anche ordinare che di esso sia fatta copia
fotografica.
Art. 224. Sequestro del documento.
Se il documento impugnato di falso si trova presso un
depositario, il giudice istruttore può ordinarne il
sequestro con le forme previste nel codice di
procedura penale, dopo di che si redige il processo
verbale di cui all'articolo precedente.
Se non è possibile il deposito del documento in
cancelleria, il giudice dispone le necessarie cautele per
la conservazione di esso e redige il processo verbale
alla presenza del depositario, nel luogo dove il
documento si trova.
Art. 225. Decisione sulla querela.
Sulla querela di falso pronuncia sempre il collegio.
Il giudice istruttore può rimettere le parti al collegio
per la decisione sulla querela indipendentemente dal
merito. In tal caso, su istanza di parte, può disporre
che la trattazione della causa continui davanti a sé
relativamente a quelle domande che possono essere
decise indipendentemente dal documento impugnato.
Art. 226. Contenuto della sentenza.
Il collegio, con la sentenza che rigetta la querela di
falso, ordina la restituzione del documento e dispone
che, a cura del cancelliere, sia fatta menzione della
sentenza sull'originale o sulla copia che ne tiene luogo;
condanna inoltre la parte querelante a una pena
pecuniaria non inferiore a € 2 e non superiore a € 20.
Con la sentenza che accerta la falsità il collegio, anche
d'ufficio, dà le disposizioni di cui all'articolo 480 del
codice di procedura penale. (1)
(1) Ora art. 537 nuovo c.p.p..
Art. 227. Esecuzione della sentenza che ha
pronunciato sulla querela.
L'esecuzione delle sentenze previste nell'articolo
precedente non può aver luogo prima che siano
passate in giudicato.
Se non è richiesta dalle parti, l'esecuzione è promossa
dal pubblico ministero a spese del soccombente con
l'osservanza, in quanto applicabili, delle norme
dell'articolo 481 del codice di procedura penale. (1)
(1) Ora art. 675 nuovo c.p.p..
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§ 6 – Della confessione giudiziale e dell’interrogatorio
formale
Art. 228. Confessione giudiziale.
La confessione giudiziale è spontanea o provocata
mediante interrogatorio formale.
Art. 229. Confessione spontanea.
La confessione spontanea può essere contenuta in
qualsiasi atto processuale firmato dalla parte
personalmente, salvo il caso dell'articolo 117.
Art. 230. Modo dell'interrogatorio.
L'interrogatorio deve essere dedotto per articoli
separati e specifici.
Il giudice istruttore procede all'assunzione
dell'interrogatorio nei modi e termini stabiliti
nell'ordinanza che lo ammette.
Non possono farsi domande su fatti diversi da quelli
formulati nei capitoli, a eccezione delle domande su
cui le parti concordano e che il giudice ritiene utili; ma
il giudice può sempre chiedere i chiarimenti opportuni
sulle risposte date.
Art. 231. Risposta.
La parte interrogata deve rispondere personalmente.
Essa non può servirsi di scritti preparati, ma il giudice
istruttore può consentirle di valersi di note o appunti,
quando deve fare riferimento a nomi o a cifre, o
quando particolari circostanze lo consigliano.
Art. 232. Mancata risposta.
Se la parte non si presenta o rifiuta di rispondere
senza giustificato motivo, il collegio, valutato ogni
altro elemento di prova, può ritenere come ammessi i
fatti dedotti nell'interrogatorio.
Il giudice istruttore, che riconosce giustificata la
mancata presentazione della parte per rispondere
all'interrogatorio, dispone per l'assunzione di esso
anche fuori della sede giudiziaria.
§ 7 – Del giuramento
Art. 233. Deferimento del giuramento decisorio.
Il giuramento decisorio può essere deferito in
qualunque stato della causa davanti al giudice
istruttore, con dichiarazione fatta all'udienza dalla
parte o dal procuratore munito di mandato speciale o
con atto sottoscritto dalla parte.
Esso deve essere formulato in articoli separati, in
modo chiaro e specifico.
Art. 234. Riferimento.
Finché non abbia dichiarato di essere pronta a giurare,
la parte, alla quale il giuramento decisorio è stato
deferito, può riferirlo all'avversario nei limiti fissati dal
codice civile.
Art. 235. Irrevocabilità.
La parte, che ha deferito o riferito il giuramento
decisorio, non può più revocarlo quando l'avversario
ha dichiarato di essere pronto a prestarlo.
Art. 236. Caso di revocabilità.
Se nell'ammettere il giuramento decisorio il giudice
modifica la formula proposta dalla parte, questa può
revocarlo.
Art. 237. Risoluzione delle contestazioni.
Le contestazioni sorte tra le parti circa l'ammissione
del giuramento decisorio sono decise dal collegio.
L'ordinanza del collegio che ammette il giuramento
deve essere notificata personalmente alla parte.
Art. 238. Prestazione.
Il giuramento decisorio è prestato personalmente
dalla parte ed è ricevuto dal giudice istruttore. Questi
ammonisce il giurante sull'importanza religiosa e (1)
morale dell'atto e sulle conseguenze penali delle
dichiarazioni false, e quindi lo invita a giurare.
Il giurante, in piedi, pronuncia a chiara voce le parole:
"consapevole della responsabilità che col giuramento
assumo davanti a Dio e agli uomini (1), giuro...", e
continua ripetendo le parole della formula su cui giura.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 8 ottobre 1996, n. 334 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del primo comma
limitatamente alle parole "religiosa e" e del secondo comma
limitatamente alle parole "davanti a Dio e agli uomini".
Art. 239. Mancata prestazione.
La parte alla quale il giuramento decisorio è deferito,
se non si presenta senza giustificato motivo all'udienza
all'uopo fissata, o, comparendo, rifiuta di prestarlo o
non lo riferisce all'avversario, soccombe rispetto alla
domanda o al punto di fatto relativamente al quale il
giuramento è stato ammesso; e del pari soccombe la
parte avversaria, se rifiuta di prestare il giuramento
che le è riferito.
Il giudice istruttore, se ritiene giustificata la mancata
comparizione della parte che deve prestare il
giuramento, provvede a norma dell'articolo 232
secondo comma.
Art. 240. Deferimento del giuramento suppletorio. (1)
Nelle cause riservate alla decisione collegiale, il
giuramento suppletorio può essere deferito
esclusivamente dal collegio.
(1) Articolo così sostituito dall'art. 27, L. 26 novembre 1990, n. 353.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro II – Del processo di cognizione
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Cfr. Cassazione civile, sez. III, sentenza 20 giugno 2008, n. 16800 in
Altalex Massimario.
Art. 241. Ammissibilità e contenuto del giuramento
d'estimazione.
Il giuramento sul valore della cosa domandata può
essere deferito dal collegio a una delle parti, soltanto
se non è possibile accertare altrimenti il valore della
cosa stessa. In questo caso il collegio deve anche
determinare la somma fino a concorrenza della quale
il giuramento avrà efficacia.
Art. 242. Divieto di riferire il giuramento suppletorio.
Il giuramento deferito d'ufficio a una delle parti non
può da questa essere riferito all'altra.
Art. 243. Rinvio alle norme sul giuramento decisorio.
Per la prestazione del giuramento deferito d'ufficio si
applicano le disposizioni relative al giuramento
decisorio.
§ 8 – Della prova per testimoni
Art. 244. Modo di deduzione.
La prova per testimoni deve essere dedotta mediante
indicazione specifica delle persone da interrogare e
dei fatti, formulati in articoli separati, sui quali
ciascuna di esse deve essere interrogata.
(…) (1)
(1) I commi: “La parte contro la quale la prova è proposta, anche
quando si oppone all'ammissione, deve indicare a sua volta nella
prima risposta le persone che intende fare interrogare e deve
dedurre per articoli separati i fatti sui quali debbono essere
interrogate.
Il giudice istruttore, secondo le circostanze, può assegnare un
termine perentorio alle parti per formulare o integrare tali
indicazioni.” sono stati abrogati dall'art. 89, L. 26 novembre 1990, n.
353.
Cfr. Corte d'Appello di Roma, sez. II, sentenza 8 novembre 2007 in
Altalex Massimario.
Art. 245. Ordinanza di ammissione.
Con l'ordinanza che ammette la prova il giudice
istruttore riduce le liste dei testimoni sovrabbondanti
ed elimina i testimoni che non possono essere sentiti
per legge.
La rinuncia fatta da una parte all'audizione dei
testimoni da essa indicati non ha effetto se le altre
non vi aderiscono e se il giudice non vi consente.
Art. 246. Incapacità a testimoniare.
Non possono essere assunte come testimoni le
persone aventi nella causa un interesse che potrebbe
legittimare la loro partecipazione al giudizio.
Cfr. Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 5 ottobre 2009, n. 21209
in Altalex Massimario.
Art. 247. Divieto di testimoniare. (1)
Non possono deporre il coniuge ancorché separato, i
parenti, o affini in linea retta e coloro che sono legati a
una delle parti da vincoli di affiliazione, (2) salvo che la
causa verta su questioni di stato, di separazione
personale o relative a rapporti di famiglia.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 23 luglio 1974, n. 248 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo.
(2) La L. 4 maggio 1983, n. 184 ha soppresso l'istituto
dell'affiliazione.
Art. 248. Audizione dei minori degli anni quattordici.
(1)
I minori degli anni quattordici possono essere sentiti
solo quando la loro audizione è resa necessaria da
particolari circostanze. Essi non prestano giuramento.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 11 giugno 1975, n. 139 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo.
Art. 249. Facoltà d'astensione.
Si applicano all’audizione dei testimoni le disposizioni
degli articoli 200, 201 e 202 del codice di procedura
penale (1) relative alla facoltà d’astensione dei
testimoni.
(1) Le parole: “degli articoli 351 e 352 c.p.p.” sono state così
sostituite dalle attuali: “degli articoli 200, 201 e 202 e del codice di
procedura penale” dalla L. 18 giugno 2009, n. 69, a decorrere dal 4
luglio 2009.
Art. 250. Intimazione ai testimoni.
L'ufficiale giudiziario, su richiesta della parte
interessata, intima ai testimoni ammessi dal giudice
istruttore di comparire nel luogo, nel giorno e nell'ora
fissati, indicando il giudice che assume la prova e la
causa nella quale debbono essere sentiti.
L'intimazione di cui al primo comma, se non è eseguita
in mani proprie del destinatario o mediante servizio
postale, è effettuata in busta chiusa e sigillata. (1)
L’intimazione al testimone ammesso su richiesta delle
parti private a comparire in udienza può essere
effettuata dal difensore attraverso l’invio di copia
dell’atto mediante lettera raccomandata con avviso di
ricevimento o a mezzo posta elettronica certificata o a
mezzo telefax. (2)
Il difensore che ha spedito l'atto da notificare con
lettera raccomandata deposita nella cancelleria del
giudice copia dell'atto inviato, attestandone la
conformità all'originale, e l'avviso di ricevimento. (3)
(1) Questo comma è stato aggiunto dal D.Lgs. 30 giugno 2003, n.
196.
(2) Il comma che così recitava: “L'intimazione al testimone ammesso
su richiesta delle parti private a comparire in udienza può essere
effettuata dal difensore attraverso l'invio di copia dell'atto mediante
lettera raccomandata con avviso di ricevimento o a mezzo di telefax
o posta elettronica nel rispetto della normativa, anche
regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la
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Libro II – Del processo di cognizione
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ricezione dei documenti informatici e teletrasmessi.” è stato
aggiunto dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35, con decorrenza dal 1 marzo
2006, e successivamente così modificato dalla Legge 12 novembre
2011, n. 183.
(3) Questo comma è stato aggiunto dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35,
con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 251. Giuramento dei testimoni. (1)
I testimoni sono esaminati separatamente.
Il giudice istruttore ammonisce il testimone sulla
importanza religiosa e morale del giuramento e sulle
conseguenze penali delle dichiarazioni false o
reticenti, e legge la formula: "consapevole della
responsabilità che con il giuramento assumete davanti
a Dio, se credente, (1) e agli uomini, giurate di dire la
verità, null'altro che la verità". Quindi il testimone, in
piedi, presta il giuramento pronunciando le parole: "Lo
giuro". (2)
(1) La Corte costituzionale con sentenza n. 117 del 10 ottobre 1979
ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma nella
parte in cui non contiene l'inciso "se credente".
(2) La Corte costituzionale con sentenza 5 maggio 1995, n°149 ha
dichiarato l'illegittimità del presente comma nella parte in cui
prevede:
a) che il giudice istruttore "ammonisce il testimone sull'importanza
religiosa, se credente, e morale del giuramento e sulle", anziché
stabilire che il giudice istruttore "avverte il testimone dell'obbligo di
dire la verità e delle";
b) che il giudice istruttore "legge la formula: "Consapevole della
responsabilità che con il giuramento assumete davanti a Dio, se
credente, e agli uomini, giurate di dire la verità, null'altro che la
verità", anziché stabilire che il giudice istruttore "lo invita a rendere
la seguente dichiarazione: "Consapevole della responsabilità morale
e giuridica che assumo con la mia deposizione, mi impegno a dire
tutta la verità e a non nascondere nulla di quanto è a mia
conoscenza";
c) "Quindi il testimone, in piedi, presta il giuramento pronunciando le
parole: "lo giuro".
Art. 252. Identificazione dei testimoni.
Il giudice istruttore richiede al testimone il nome, il
cognome, la paternità (1), l'età (2) e la professione, e lo
invita a dichiarare se ha rapporti di parentela, affinità,
affiliazione o dipendenza con alcuna delle parti,
oppure interesse nella causa.
Le parti possono fare osservazioni sull'attendibilità del
testimone, e questi deve fornire in proposito i
chiarimenti necessari. Delle osservazioni e dei
chiarimenti si fa menzione nel processo verbale prima
dell'audizione del testimone.
(1) L'indicazione della paternità è omessa in applicazione dell'art. 1,
L. 31 ottobre 1955, n. 1064.
(2) L’indicazione dell’età è da considerarsi sostituita dall’obbligo di
indicazione della data di nascita.
Art. 253. Interrogazioni e risposte.
Il giudice istruttore interroga il testimone sui fatti
intorno ai quali è chiamato a deporre. Può altresì
rivolgergli, d'ufficio o su istanza di parte, tutte le
domande che ritiene utili a chiarire i fatti medesimi.
È vietato alle parti e al pubblico ministero di
interrogare direttamente i testimoni.
Alle risposte dei testimoni si applica la disposizione
dell'articolo 231.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 18 aprile 2007, n. 9294 in
Altalex Massimario.
Art. 254. Confronto dei testimoni.
Se vi sono divergenze tra le deposizioni di due o più
testimoni, il giudice istruttore, su istanza di parte o
d'ufficio, può disporre che essi siano messi a
confronto.
Art. 255. Mancata comparizione dei testimoni.
Se il testimone regolarmente intimato non si presenta,
il giudice istruttore può ordinare una nuova
intimazione oppure disporne l’accompagnamento
all’udienza stessa o ad altra successiva. Con la
medesima ordinanza il giudice, in caso di mancata
comparizione senza giustificato motivo, può
condannarlo ad una pena pecuniaria non inferiore a
100 euro e non superiore a 1.000 euro. In caso di
ulteriore mancata comparizione senza giustificato
motivo, il giudice dispone l’accompagnamento del
testimone all’udienza stessa o ad altra successiva e lo
condanna a una pena pecuniaria non inferiore a 200
euro e non superiore a 1.000 euro. (1)
Se il testimone si trova nell’impossibilità di presentarsi
o ne è esentato dalla legge o dalle convenzioni
internazionali, il giudice si reca nella sua abitazione o
nel suo ufficio; e, se questi sono situati fuori della
circoscrizione del tribunale, delega all’esame il giudice
istruttore (2) del luogo.
(1) Questo comma è stato così sostituito dalla L. 28 dicembre 2005,
n. 263, con decorrenza dal 1 marzo 2006 (Altalex), secondo quanto
disposto dal medesimo provvedimento, modificato dalla L. 23
febbraio 2006, n. 51. L’ultimo periodo è stato aggiunto dalla L. 18
giugno 2009, n. 69, a decorrere dal 4 luglio 2009.
(2) La parola: “pretore” è stata sostituita dalle parole: “giudice
istruttore” dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51, recante l’istituzione
del giudice unico.
Art. 256. Rifiuto di deporre e falsità della
testimonianza.
Se il testimone, presentandosi, rifiuta di giurare o di
deporre senza giustificato motivo, o se vi è fondato
sospetto che egli non abbia detto la verità o sia stato
reticente, il giudice istruttore lo denuncia al pubblico
ministero, al quale trasmette copia del processo
verbale. (1)
(1) Le parole: “Il giudice può anche ordinare l'arresto del
testimone.” sono state eliminate dalla L. 28 dicembre 2005, n. 263,
con decorrenza dal 1 marzo 2006, secondo quanto disposto dal
medesimo provvedimento, modificato dalla L. 23 febbraio 2006, n.
51.
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Art. 257. Assunzione di nuovi testimoni e
rinnovazione dell'esame.
Se alcuno dei testimoni si riferisce, per la conoscenza
dei fatti, ad altre persone, il giudice istruttore può
disporre d'ufficio che esse siano chiamate a deporre.
Il giudice può anche disporre che siano sentiti i
testimoni dei quali ha ritenuto l'audizione superflua a
norma dell'articolo 245 o dei quali ha consentito la
rinuncia; e del pari può disporre che siano
nuovamente esaminati i testimoni già interrogati, al
fine di chiarire la loro deposizione o di correggere
irregolarità avveratesi nel precedente esame.
Art. 257-bis. Testimonianza scritta. (1)
Il giudice, su accordo delle parti, tenuto conto della
natura della causa e di ogni altra circostanza, può
disporre di assumere la deposizione chiedendo al
testimone, anche nelle ipotesi di cui all’articolo 203, di
fornire, per iscritto e nel termine fissato, le risposte ai
quesiti sui quali deve essere interrogato.
Il giudice, con il provvedimento di cui al primo comma,
dispone che la parte che ha richiesto l’assunzione
predisponga il modello di testimonianza in conformità
agli articoli ammessi e lo faccia notificare al testimone.
Il testimone rende la deposizione compilando il
modello di testimonianza in ogni sua parte, con
risposta separata a ciascuno dei quesiti, e precisa quali
sono quelli cui non è in grado di rispondere,
indicandone la ragione.
Il testimone sottoscrive la deposizione apponendo la
propria firma autenticata su ciascuna delle facciate del
foglio di testimonianza, che spedisce in busta chiusa
con plico raccomandato o consegna alla cancelleria del
giudice.
Quando il testimone si avvale della facoltà
d’astensione di cui all’articolo 249, ha l’obbligo di
compilare il modello di testimonianza, indicando le
complete generalità e i motivi di astensione.
Quando il testimone non spedisce o non consegna le
risposte scritte nel termine stabilito, il giudice può
condannarlo alla pena pecuniaria di cui all’articolo
255, primo comma.
Quando la testimonianza ha ad oggetto documenti di
spesa già depositati dalle parti, essa può essere resa
mediante dichiarazione sottoscritta dal testimone e
trasmessa al difensore della parte nel cui interesse la
prova è stata ammessa, senza il ricorso al modello di
cui al secondo comma.
Il giudice, esaminate le risposte o le dichiarazioni, può
sempre disporre che il testimone sia chiamato a
deporre davanti a lui o davanti al giudice delegato.
(1) Questo articolo è stato inserito dalla Legge 18 giugno 2009, n.
69, a decorrere dal 4 luglio 2009. Si veda il D.M. 17 febbraio 2010,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale – Serie gen. N. 49 del 1 marzo
2010, recante il modello di testimonianza scritta e le relative
istruzioni per la sua compilazione.
§ 9 – Delle ispezioni, delle riproduzioni meccaniche e
degli esperimenti
Art. 258. Ordinanza d'ispezione.
L'ispezione di luoghi, di cose mobili e immobili, o delle
persone è disposta dal giudice istruttore, il quale fissa
il tempo, il luogo e il modo dell'ispezione.
Art. 259. Modo dell'ispezione.
All'ispezione procede personalmente il giudice
istruttore, assistito, quando occorre, da un consulente
tecnico, anche se l'ispezione deve eseguirsi fuori della
circoscrizione del tribunale, tranne che esigenze di
servizio gli impediscano di allontanarsi dalla sede. In
tal caso delega il giudice istruttore (1) a norma
dell'articolo 203.
(1) La parola: “pretore” è stata sostituita dalle parole: “giudice
istruttore del luogo” dall'art. 66, D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 260. Ispezione corporale.
Il giudice istruttore può astenersi dal partecipare
all'ispezione corporale e disporre che vi proceda il solo
consulente tecnico.
All'ispezione corporale deve procedersi con ogni
cautela diretta a garantire il rispetto della persona.
Art. 261. Riproduzioni, copie ed esperimenti.
Il giudice istruttore può disporre che siano eseguiti
rilievi, calchi e riproduzioni anche fotografiche di
oggetti, documenti e luoghi, e, quando occorre,
rilevazioni cinematografiche o altre che richiedono
l'impiego di mezzi, strumenti o procedimenti
meccanici.
Egualmente, per accertare se un fatto sia o possa
essersi verificato in un dato modo, il giudice può
ordinare di procedere alla riproduzione del fatto
stesso, facendone eventualmente eseguire la
rilevazione fotografica o cinematografica.
Il giudice presiede all'esperimento e, quando occorre,
ne affida l'esecuzione a un esperto che presta
giuramento a norma dell'articolo 193.
Art. 262. Poteri del giudice istruttore.
Nel corso dell'ispezione o dell'esperimento il giudice
istruttore può sentire testimoni per informazioni e
dare i provvedimenti necessari per l'esibizione della
cosa o per accedere alla località.
Può anche disporre l'accesso in luoghi appartenenti a
persone estranee al processo, sentite se è possibile
queste ultime, e prendendo in ogni caso le cautele
necessarie alla tutela dei loro interessi.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro II – Del processo di cognizione
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§ 10 – Del rendimento dei conti
Art. 263. Presentazione e accettazione del conto.
Se il giudice ordina la presentazione di un conto,
questo deve essere depositato in cancelleria con i
documenti giustificativi, almeno cinque giorni prima
dell'udienza fissata per la discussione di esso.
Se il conto viene accettato, il giudice istruttore ne dà
atto nel processo verbale e ordina il pagamento delle
somme che risultano dovute. L'ordinanza non è
impugnabile e costituisce titolo esecutivo.
Art. 264. Impugnazione e discussione.
La parte che impugna il conto deve specificare le
partite che intende contestare. Se chiede un termine
per la specificazione, il giudice istruttore fissa
un'udienza per tale scopo.
Se le parti, in seguito alla discussione, concordano nel
risultato del conto, il giudice provvede a norma del
secondo comma dell'articolo precedente.
In ogni caso il giudice può disporre, con ordinanza non
impugnabile, il pagamento del sopravanzo che risulta
dal conto o dalla discussione dello stesso.
Art. 265. Giuramento.
Il collegio può ammettere il creditore a determinare
con giuramento le somme a lui dovute, se la parte
tenuta al rendiconto non lo presenta o rimane
contumace. Si applica in tal caso la disposizione
dell'articolo 241.
Il collegio può altresì ordinare a chi rende il conto di
asseverare con giuramento le partite per le quali non
si può o non si suole richiedere ricevuta; ma può
anche ammetterle senza giuramento, quando sono
verosimili e ragionevoli.
Art. 266. Revisione del conto approvato.
La revisione del conto che la parte ha approvato può
essere chiesta, anche in separato processo, soltanto in
caso di errore materiale, omissione, falsità o
duplicazione di partite.
Cfr. Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 12 maggio 2008, n. 11653 in
Altalex Massimario.
SEZIONE IV – Dell’intervento di terzi e della riunione
di procedimenti
§ 1 – Dell’intervento di terzi
Art. 267. Costituzione del terzo interveniente.
Per intervenire nel processo a norma dell'articolo 105,
il terzo deve costituirsi presentando in udienza o
depositando in cancelleria una comparsa formata a
norma dell'articolo 167 con le copie per le altre parti, i
documenti e la procura.
Il cancelliere dà notizia dell'intervento alle altre parti,
se la costituzione del terzo non è avvenuta in udienza.
Art. 268. Termine per l'intervento. (1)
L'intervento può aver luogo sino a che non vengano
precisate le conclusioni.
Il terzo non può compiere atti che al momento
dell'intervento non sono più consentiti ad alcuna altra
parte, salvo che comparisca volontariamente per
l'integrazione necessaria del contraddittorio.
(1) Articolo così sostituito dall'art. 28, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 269. Chiamata di un terzo in causa. (1)
Alla chiamata di un terzo nel processo a norma
dell'articolo 106, la parte provvede mediante citazione
a comparire nell'udienza fissata dal giudice istruttore
ai sensi del presente articolo, osservati i termini
dell'articolo 163-bis.
Il convenuto che intenda chiamare un terzo in causa
deve, a pena di decadenza, farne dichiarazione nella
comparsa di risposta e contestualmente chiedere al
giudice istruttore lo spostamento della prima udienza
allo scopo di consentire la citazione del terzo nel
rispetto dei termini dell'articolo 163-bis. Il giudice
istruttore, entro cinque giorni dalla richiesta, provvede
con decreto a fissare la data della nuova udienza. Il
decreto è comunicato dal cancelliere alle parti
costituite. La citazione è notificata al terzo a cura del
convenuto.
Ove, a seguito delle difese svolte dal convenuto nella
comparsa di risposta, sia sorto l'interesse dell'attore a
chiamare in causa un terzo, l'attore deve, a pena di
decadenza, chiederne l'autorizzazione al giudice
istruttore nella prima udienza. Il giudice istruttore, se
concede l'autorizzazione, fissa una nuova udienza allo
scopo di consentire la citazione del terzo nel rispetto
dei termini dell'articolo 163-bis. La citazione è
notificata al terzo a cura dell'attore entro il termine
perentorio stabilito dal giudice.
La parte che chiama in causa il terzo deve depositare
la citazione notificata entro il termine previsto
dall'articolo 165, e il terzo deve costituirsi a norma
dell'articolo 166.
Nell'ipotesi prevista dal terzo comma restano ferme
per le parti le preclusioni ricollegate alla prima udienza
di trattazione, ma i termini eventuali di cui al sesto
comma dell'articolo 183 sono fissati dal giudice
istruttore nella udienza di comparizione del terzo. (2)
(1) Articolo così sostituito dall'art. 29, L. 26 novembre 1990, n. 353.
(2) Questo comma è stato così sostituito dalla L. 28 dicembre 2005,
n. 263, con decorrenza dal 1 marzo 2006, secondo quanto disposto
dal medesimo provvedimento, modificato dalla L. 23 febbraio 2006,
n. 51.
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Art. 270. Chiamata di un terzo per ordine del giudice.
La chiamata di un terzo nel processo a norma
dell'articolo 107 può essere ordinata in ogni momento
dal giudice istruttore per una udienza che all'uopo egli
fissa.
Se nessuna delle parti provvede alla citazione del
terzo, il giudice istruttore dispone con ordinanza non
impugnabile la cancellazione della causa dal ruolo.
Art. 271. Costituzione del terzo chiamato. (1) (2)
Al terzo si applicano, con riferimento all'udienza per la
quale è citato, le disposizioni degli articoli 166 e 167,
primo comma. Se intende chiamare a sua volta in
causa un terzo, deve farne dichiarazione a pena di
decadenza nella comparsa di risposta ed essere poi
autorizzato dal giudice ai sensi del terzo comma
dell'articolo 269.
(1) Articolo così sostituito dall'art. 30, L. 26 novembre 1990, n. 353.
(2) La Corte costituzionale con sentenza 23 luglio 1997, n. 260 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo nella
parte in cui non prevede per il terzo chiamato in causa l'applicazione
dell'art. 167, secondo comma, del presente codice.
Art. 272. Decisione delle questioni relative
all'intervento.
Le questioni relative all'intervento sono decise dal
collegio insieme col merito, salvo che il giudice
istruttore disponga a norma dell'articolo 187 secondo
comma.
§ 2 – Della riunione dei procedimenti
Art. 273. Riunione di procedimenti relativi alla stessa
causa.
Se più procedimenti relativi alla stessa causa pendono
davanti allo stesso giudice, questi, anche d'ufficio, ne
ordina la riunione.
Se il giudice istruttore o il presidente della sezione ha
notizia che per la stessa causa pende procedimento
davanti ad altro giudice o ad altra sezione dello stesso
tribunale, ne riferisce al presidente, il quale, sentite le
parti, ordina con decreto la riunione, determinando la
sezione o designando il giudice davanti al quale il
procedimento deve proseguire.
Art. 274. Riunione di procedimenti relativi a cause
connesse.
Se più procedimenti relativi a cause connesse pendono
davanti allo stesso giudice, questi, anche d'ufficio, può
disporne la riunione.
Se il giudice istruttore o il presidente della sezione ha
notizia che per una causa connessa pende
procedimento davanti ad altro giudice o davanti ad
altra sezione dello stesso tribunale, ne riferisce al
presidente, il quale, sentite le parti, ordina con
decreto che le cause siano chiamate alla medesima
udienza davanti allo stesso giudice o alla stessa
sezione per i provvedimenti opportuni.
Art. 274-bis. (1) (2)
“Rapporti tra collegio e giudice istruttore in funzione di giudice unico
Il collegio, quando rileva che una causa, rimessa dinanzi a lui per la
decisione, deve essere decisa dal giudice istruttore in funzione di
giudice unico, rimette la causa dinanzi a quest'ultimo con ordinanza
non impugnabile. Il giudice istruttore provvede ai sensi dell'articolo
190-bis.
Il giudice istruttore, quando rileva che una causa, riservata per la
decisione dinanzi a sé in funzione di giudice unico, deve essere
rimessa al collegio, provvede ai sensi degli articoli 187, 188 e 189.
In caso di connessione tra cause attribuite al collegio e cause
attribuite al giudice istruttore in funzione di giudice unico, questi ne
ordina la riunione e, all'esito dell'istruttoria, le rimette, ai sensi
dell'articolo 189, al collegio, il quale si pronuncia su tutte le
domande, a meno che non sia disposta la separazione ai sensi
dell'articolo 279, secondo comma, numero 5).
Alla nullità derivante dalla inosservanza delle disposizioni di legge
relative alla composizione del tribunale giudicante si applicano gli
articoli 158 e 161, primo comma.
(1) Articolo aggiunto dall'art. 31, L. 26 novembre 1990, n. 353.
(2) Articolo abrogato dall'art. 67, D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
CAPO III - DELLA DECISIONE DELLA CAUSA
Art. 275. Decisione del collegio. (1)
Rimessa la causa al collegio, la sentenza è depositata
in cancelleria entro sessanta giorni dalla scadenza del
termine per il deposito delle memorie di replica di cui
all'articolo 190.
Ciascuna delle parti, nel precisare le conclusioni, può
chiedere che la causa sia discussa oralmente dinanzi al
collegio. In tal caso, fermo restando il rispetto dei
termini indicati nell'articolo 190 per il deposito delle
difese scritte, la richiesta deve essere riproposta al
presidente del tribunale alla scadenza del termine per
il deposito delle memorie di replica.
Il presidente provvede sulla richiesta fissando con
decreto la data dell'udienza di discussione, da tenersi
entro sessanta giorni.
Nell'udienza il giudice istruttore fa la relazione orale
della causa. Dopo la relazione, il presidente ammette
le parti alla discussione; la sentenza è depositata in
cancelleria entro i sessanta giorni successivi.
(1) Articolo così sostituito dall'art. 32, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 276. Deliberazione.
La decisione è deliberata in segreto nella camera di
consiglio. Ad essa possono partecipare soltanto i
giudici che hanno assistito alla discussione.
Il collegio, sotto la direzione del presidente, decide
gradatamente le questioni pregiudiziali proposte dalle
parti o rilevabili d'ufficio e quindi il merito della causa.
La decisione è presa a maggioranza di voti. Il primo a
votare è il relatore, quindi l'altro giudice e infine il
presidente.
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Se intorno a una questione si prospettano più
soluzioni e non si forma la maggioranza alla prima
votazione, il presidente mette ai voti due delle
soluzioni per escluderne una, quindi mette ai voti la
non esclusa e quella eventualmente restante, e così
successivamente finchè le soluzioni siano ridotte a
due, sulle quali avviene la votazione definitiva.
Chiusa la votazione, il presidente scrive e sottoscrive il
dispositivo. La motivazione è quindi stesa dal relatore,
a meno che il presidente non creda di stenderla egli
stesso o affidarla all'altro giudice.
Cfr. Corte di Cassazione, sez. I civile, sentenza 15 maggio 2009, n.
11295 in Altalex Massimario.
Art. 277. Pronuncia sul merito.
Il collegio nel deliberare sul merito deve decidere tutte
le domande proposte e le relative eccezioni, definendo
il giudizio.
Tuttavia il collegio, anche quando il giudice istruttore
gli ha rimesso la causa a norma dell'articolo 187 primo
comma, può limitare la decisione ad alcune domande,
se riconosce che per esse soltanto non sia necessaria
un'ulteriore istruzione, e se la loro sollecita definizione
è di interesse apprezzabile per la parte che ne ha fatto
istanza.
Art. 278. Condanna generica. Provvisionale.
Quando è già accertata la sussistenza di un diritto, ma
è ancora controversa la quantità della prestazione
dovuta, il collegio, su istanza di parte, può limitarsi a
pronunciare con sentenza la condanna generica alla
prestazione, disponendo con ordinanza che il processo
prosegua per la liquidazione.
In tal caso il collegio, con la stessa sentenza e sempre
su istanza di parte, può altresì condannare il debitore
al pagamento di una provvisionale, nei limiti della
quantità per cui ritiene già raggiunta la prova.
Art. 279. Forma dei provvedimenti del collegio. (1)
Il collegio pronuncia ordinanza quando provvede
soltanto su questioni relative all’istruzione della causa,
senza definire il giudizio, nonché quando decide
soltanto questioni di competenza. In tal caso, se non
definisce il giudizio, impartisce con la stessa ordinanza
i provvedimenti per l’ulteriore istruzione della causa.
Il collegio pronuncia sentenza:
1) quando definisce il giudizio, decidendo questioni di
giurisdizione;
2) quando definisce il giudizio decidendo questioni
pregiudiziali attinenti al processo o questioni
preliminari di merito;
3) quando definisce il giudizio, decidendo totalmente il
merito;
4) quando, decidendo alcune delle questioni di cui ai
numeri 1, 2 e 3, non definisce il giudizio e impartisce
distinti provvedimenti per l’ulteriore istruzione della
causa;
5) quando, valendosi della facoltà di cui agli articoli
103, secondo comma, e 104, secondo comma, decide
solo alcune delle cause fino a quel momento riunite, e
con distinti provvedimenti dispone la separazione
delle altre cause e l’ulteriore istruzione riguardo alle
medesime, ovvero la rimessione al giudice inferiore
delle cause di sua competenza.
I provvedimenti per l’ulteriore istruzione, previsti dai
numeri 4 e 5 sono dati con separata ordinanza.
I provvedimenti del collegio, che hanno forma di
ordinanza, comunque motivati, non possono mai
pregiudicare la decisione della causa; salvo che la
legge disponga altrimenti, essi sono modificabili e
revocabili dallo stesso collegio, e non sono soggetti ai
mezzi di impugnazione previsti per le sentenze. Le
ordinanze del collegio sono sempre immediatamente
esecutive. Tuttavia, quando sia stato proposto appello
immediato contro una delle sentenze previste dal n. 4
del secondo comma, il giudice istruttore, su istanza
concorde delle parti, qualora ritenga che i
provvedimenti dell’ordinanza collegiale, siano
dipendenti da quelli contenuti nella sentenza
impugnata, può disporre con ordinanza non
impugnabile che l’esecuzione o la prosecuzione
dell’ulteriore istruttoria sia sospesa sino alla
definizione del giudizio di appello
L’ordinanza è depositata in cancelleria insieme con la
sentenza.
(1) Articolo aggiornato con le modifiche introdotte dalla Legge 18
giugno 2009, n. 69.
Art. 280. Contenuto e disciplina dell'ordinanza del
collegio.
Con la sua ordinanza il collegio fissa l'udienza per la
comparizione delle parti davanti al giudice istruttore o
davanti a sè nel caso previsto nell'articolo seguente.
Il cancelliere inserisce l'ordinanza nel fascicolo di
ufficio e ne dà tempestiva comunicazione alle parti a
norma dell'articolo 176 secondo comma.
Per effetto dell'ordinanza il giudice istruttore è
investito di tutti i poteri per l'ulteriore trattazione
della causa.
Art. 281. Rinnovazione di prove davanti al collegio.
Quando ne ravvisa la necessità, il collegio, anche
d'ufficio, può disporre la riassunzione davanti a sè di
uno o più mezzi di prova.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 18 aprile 2007, n. 9294 in
Altalex Massimario.
CAPO III-bis - DEL PROCEDIMENTO DAVANTI AL
TRIBUNALE IN COMPOSIZIONE MONOCRATICA (1)
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(1) Capo aggiunto dall'art. 68, D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 281-bis. Norme applicabili.
Nel procedimento davanti al tribunale in composizione
monocratica si osservano, in quanto applicabili, le
disposizioni dei capi precedenti, ove non derogate
dalle disposizioni del presente capo.
Art. 281-ter. Poteri istruttori del giudice.
Il giudice può disporre d'ufficio la prova testimoniale
formulandone i capitoli, quando le parti nella
esposizione dei fatti si sono riferite a persone che
appaiono in grado di conoscere la verità.
Art. 281-quater. Decisione del tribunale in
composizione monocratica.
Le cause nelle quali il tribunale giudica in
composizione monocratica sono decise, con tutti i
poteri del collegio, dal giudice designato a norma
dell'articolo 168-bis o dell'articolo 484, secondo
comma.
Art. 281-quinquies. Decisione a seguito di trattazione
scritta o mista.
Il giudice, fatte precisare le conclusioni a norma
dell'articolo 189, dispone lo scambio delle comparse
conclusionali e delle memorie di replica a norma
dell'articolo 190 e, quindi, deposita la sentenza in
cancelleria entro trenta giorni dalla scadenza del
termine per il deposito delle memorie di replica.
Se una delle parti lo richiede, il giudice, disposto lo
scambio delle sole comparse conclusionali a norma
dell'articolo 190, fissa l'udienza di discussione orale
non oltre trenta giorni dalla scadenza del termine per
il deposito delle comparse medesime; la sentenza e`
depositata entro i trenta giorni successivi all'udienza di
discussione.
Art. 281-sexies. Decisione a seguito di trattazione
orale.
Se non dispone a norma dell'articolo 281-quinquies, il
giudice, fatte precisare le conclusioni, può ordinare la
discussione orale della causa nella stessa udienza o, su
istanza di parte, in un'udienza successiva e
pronunciare sentenza al termine della discussione,
dando lettura del dispositivo e della concisa
esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della
decisione.
In tal caso, la sentenza si intende pubblicata con la
sottoscrizione da parte del giudice del verbale che la
contiene ed è immediatamente depositata in
cancelleria.
CAPO III-ter - DEI RAPPORTI TRA COLLEGIO E GIUDICE
MONOCRATICO (1)
(1) Capo aggiunto dall'art. 68, D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
(Altalex).
Art. 281-septies. Rimessione della causa al giudice
monocratico.
Il collegio, quando rileva che una causa, rimessa
davanti a lui per la decisione, deve essere decisa dal
tribunale in composizione monocratica, rimette la
causa davanti al giudice istruttore con ordinanza non
impugnabile perché provveda, quale giudice
monocratico, a norma degli articoli 281-quater, 281-
quinquies e 281-sexies.
Art. 281-octies. Rimessione della causa al tribunale in
composizione collegiale.
Il giudice, quando rileva che una causa, riservata per la
decisione davanti a sé in funzione di giudice
monocratico, deve essere decisa dal tribunale in
composizione collegiale, provvede a norma degli
articoli 187, 188 e 189.
Art. 281-nonies. Connessione.
In caso di connessione tra cause che debbono essere
decise dal tribunale in composizione collegiale e cause
che debbono essere decise dal tribunale in
composizione monocratica, il giudice istruttore ne
ordina la riunione e, all'esito dell'istruttoria, le rimette,
a norma dell'articolo 189, al collegio, il quale
pronuncia su tutte le domande, a meno che disponga
la separazione a norma dell'articolo 279, secondo
comma, numero 5).
CAPO IV - DELL'ESECUTORIETÀ E DELLA
NOTIFICAZIONE DELLE SENTENZE
Art. 282. Esecuzione provvisoria. (1)
La sentenza di primo grado è provvisoriamente
esecutiva tra le parti.
(1) Articolo così sostituito dall'art. 33, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 283. Provvedimenti sull'esecuzione provvisoria in
appello. (1)
Il giudice dell'appello, su istanza di parte, proposta con
l'impugnazione principale o con quella incidentale,
quando sussistono gravi e fondati motivi, anche in
relazione alla possibilità di insolvenza di una delle
parti, sospende in tutto o in parte l'efficacia esecutiva
o l'esecuzione della sentenza impugnata, con o senza
cauzione.
Se l’istanza prevista dal comma che precede è
inammissibile o manifestamente infondata il giudice,
con ordinanza non impugnabile, può condannare la
parte che l’ha proposta ad una pena pecuniaria non
inferiore ad euro 250 e non superiore ad euro 10.000.
L’ordinanza è revocabile con la sentenza che definisce
il giudizio. (2)
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(1) Articolo così sostituito dall’art. 2, comma 1, lett. q) della L. 28
dicembre 2005, n. 263 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Il testo precedente recitava:
"Art. 283. Provvedimenti sull'esecuzione provvisoria in appello
Il giudice d'appello su istanza di parte, proposta con l'impugnazione
principale o con quella incidentale, quando ricorrono gravi motivi,
sospende in tutto o in parte l'efficacia esecutiva o l'esecuzione della
sentenza impugnata."
(2) Questo comma è stato aggiunto dalla Legge 12 novembre 2011,
n. 183.
Art. 284. (1)
(1) “Concessione o revoca dell'esecuzione provvisoria relativa a
sentenze parziali”
Articolo abrogato dalla L. 14 luglio 1950, n. 581 (Altalex).
Art. 285. Modo di notificazione della sentenza. (1)
La notificazione della sentenza, al fine della
decorrenza del termine per l’impugnazione, si fa, su
istanza di parte, a norma dell’articolo 170.
(1) Articolo aggiornato con le modifiche introdotte dalla L. 18 giugno
2009, n. 69.
Art. 286. Notificazione nel caso d'interruzione.
Se dopo la chiusura della discussione si è avverato uno
dei casi previsti nell'articolo 299, la notificazione della
sentenza si può fare, anche a norma dell'articolo 303,
secondo comma, a coloro ai quali spetta stare in
giudizio.
Se si è avverato uno dei casi previsti nell'articolo 301,
la notificazione si fa alla parte personalmente.
CAPO V - DELLA CORREZIONE DELLE SENTENZE E
DELLE ORDINANZE
Art. 287. Casi di correzione.
Le sentenze contro le quali non sia stato proposto
appello (1) e le ordinanze non revocabili possono
essere corrette, su ricorso di parte, dallo stesso giudice
che le ha pronunciate, qualora egli sia incorso in
omissioni o in errori materiali o di calcolo.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 10 novembre 2004, n. 335
ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di questo articolo
limitatamente alle parole: "contro le quali non sia stato proposto
appello" (Altalex).
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 11 aprile 2008, n. 9697 in
Altalex Massimario.
Art. 288. Procedimento di correzione.
Se tutte le parti concordano nel chiedere la stessa
correzione, il giudice provvede con decreto.
Se è chiesta da una delle parti, il giudice, con decreto
da notificarsi insieme col ricorso a norma dell'articolo
170 primo e terzo comma, fissa l'udienza nella quale le
parti debbono comparire davanti a lui. Sull'istanza il
giudice provvede con ordinanza, che deve essere
annotata sull'originale del provvedimento.
Se è chiesta la correzione di una sentenza dopo un
anno dalla pubblicazione, il ricorso e il decreto
debbono essere notificati alle altre parti
personalmente.
Le sentenze possono essere impugnate relativamente
alle parti corrette nel termine ordinario decorrente dal
giorno in cui è stata notificata l'ordinanza di
correzione.
Art. 289. Integrazione dei provvedimenti istruttori.
I provvedimenti istruttori, che non contengono la
fissazione dell'udienza successiva o del termine entro
il quale le parti debbono compiere gli atti processuali,
possono essere integrati, su istanza di parte o d'ufficio,
entro il termine perentorio di sei mesi dall'udienza in
cui i provvedimenti furono pronunciati, oppure dalla
loro notificazione o comunicazione se prescritte.
L'integrazione è disposta dal presidente del collegio
nel caso di provvedimento collegiale e dal giudice
istruttore negli altri casi, con decreto che è
comunicato a tutte le parti a cura del cancelliere.
CAPO VI - DEL PROCEDIMENTO IN CONTUMACIA
Art. 290. Contumacia dell'attore. (1)
Nel dichiarare la contumacia dell'attore a norma
dell'articolo 171 ultimo comma, il giudice istruttore, se
il convenuto ne fa richiesta, ordina che sia proseguito
il giudizio e dà le disposizioni previste nell'articolo 187,
altrimenti dispone che la causa sia cancellata dal
ruolo, e il processo si estingue.
(1) Cfr. Cass., sez. II, 24 marzo 2006, n. 6600.
Art. 291. Contumacia del convenuto. (1)
Se il convenuto non si costituisce e il giudice istruttore
rileva un vizio che importi nullità nella notificazione
della citazione, fissa all'attore un termine perentorio
per rinnovarla. La rinnovazione impedisce ogni
decadenza. Se il convenuto non si costituisce neppure
all'udienza fissata a norma del comma precedente, il
giudice provvede a norma dell'articolo 171 ultimo
comma.
Se l'ordine di rinnovazione della citazione di cui al
primo comma non è eseguito, il giudice ordina la
cancellazione della causa dal ruolo e il processo si
estingue a norma dell'articolo 307 comma terzo.
(1) Cfr. L. 18 giugno 2009, n. 69. Ai sensi dell’art. 46, comma 24: Il
primo comma dell’articolo 291 del codice di procedura civile si
applica anche nei giudizi davanti ai giudici amministrativi e contabili.
Cfr. Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 29 ottobre 2007, n. 22642,
Cassazione civile, sez. tributaria, sentenza 2 luglio 2009, n. 17567 e
Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 16 dicembre 2009, n. 26279 in
Altalex Massimario.
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Libro II – Del processo di cognizione
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Art. 292. Notificazione e comunicazione di atti al
contumace. (1)
L'ordinanza che ammette l'interrogatorio o il
giuramento, e le comparse contenenti domande
nuove o riconvenzionali da chiunque proposte sono
notificate personalmente al contumace nei termini
che il giudice istruttore fissa con ordinanza. (2)
Le altre comparse si considerano comunicate con il
deposito in cancelleria e con l'apposizione del visto del
cancelliere sull'originale.
Tutti gli altri atti non sono soggetti a notificazione o
comunicazione.
Le sentenze sono notificate alla parte personalmente.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 28 novembre 1986, n. 250
ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo nella
parte in cui non prevede la notificazione al contumace del verbale in
cui si dà atto della produzione della scrittura privata nei
procedimenti di cognizione ordinaria dinanzi al pretore e al
conciliatore, di cui al titolo II del libro II del c.p.c.
(2) La Corte costituzionale con sentenza 6 giugno 1989, n. 317 ha
dichiarato l'illegittimità del presente comma, in relazione all'art.
215, n. 1 dello stesso codice nella parte in cui non prevede la
notificazione al contumace del verbale in cui si da atto della
produzione della scrittura privata non indicata in atti notificati in
precedenza.
Art. 293. Costituzione del contumace.
La parte che è stata dichiarata contumace può
costituirsi in ogni momento del procedimento fino
all'udienza di precisazione delle conclusioni. (1)
La costituzione può avvenire mediante deposito di una
comparsa, della procura e dei documenti in cancelleria
o mediante comparizione all'udienza.
In ogni caso il contumace che si costituisce può
disconoscere, nella prima udienza o nel termine
assegnatogli dal giudice istruttore, le scritture contro
di lui prodotte.
(1) Comma così sostituito dall’art. 2, comma 1, lett. r) della L. 28
dicembre 2005, n. 263 con decorrenza dal 1 marzo 2006 (Altalex). Il
comma precedente recitava: “La parte che è stata dichiarata
contumace può costituirsi in ogni momento del procedimento fino
all’udienza in cui la causa è rimessa al collegio a norma dell’art. 189.
Art. 294. Rimessione in termini.
Il contumace che si costituisce può chiedere al giudice
istruttore di essere ammesso a compiere attività che
gli sarebbero precluse, se dimostra che la nullità della
citazione o della sua notificazione gli ha impedito di
avere conoscenza del processo o che la costituzione è
stata impedita da causa a lui non imputabile.
Il giudice, se ritiene verosimili i fatti allegati, ammette,
quando occorre, la prova dell'impedimento, e quindi
provvede sulla rimessione in termini delle parti.
I provvedimenti previsti nel comma precedente sono
pronunciati con ordinanza.
Le disposizioni dei commi precedenti si applicano
anche se il contumace che si costituisce intende
svolgere, senza il consenso delle altre parti, attività
difensive che producono ritardo nella rimessione al
collegio della causa che sia già matura per la decisione
rispetto alle parti già costituite.
CAPO VII - DELLA SOSPENSIONE, INTERRUZIONE ED
ESTINZIONE DEL PROCESSO
SEZIONE I - Della sospensione del processo
Art. 295. Sospensione necessaria. (1)
Il giudice dispone che il processo sia sospeso in ogni
caso in cui egli stesso o altro giudice deve risolvere
una controversia, dalla cui definizione dipende la
decisione della causa.
(1) Articolo così sostituito dall'art. 35, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Cfr. Tribunale di Genova, sez. VI civile, sentenza 3 marzo 2008,
Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza 5 settembre 2008, n. 4238,
Consiglio di Stato, sez. V, sentenza 5 febbraio 2009, n. 625 e
Cassazione Civile, sez. III, sentenza 7 maggio 2009, n. 10495 in
Altalex Massimario.
Art. 296. Sospensione su istanza delle parti. (1)
Il giudice istruttore, su istanza di tutte le parti, ove
sussistano giustificati motivi, può disporre, per una
sola volta, che il processo rimanga sospeso per un
periodo non superiore a tre mesi, fissando l’udienza
per la prosecuzione del processo medesimo.
(1) Articolo aggiornato con le modifiche introdotte dalla L. 18 giugno
2009, n. 69.
Art. 297. Fissazione della nuova udienza dopo la
sospensione. (1)
Se col provvedimento di sospensione non è stata
fissata l’udienza in cui il processo deve proseguire, le
parti debbono chiederne la fissazione entro il termine
perentorio di tre mesi dalla cessazione della causa di
sospensione di cui all’art. 3 del Codice di procedura
penale o dal passaggio in giudicato della sentenza che
definisce la controversia civile o amministrativa di cui
all’articolo 295.
(1) Articolo aggiornato con le modifiche introdotte dalla L. 18 giugno
2009, n. 69.
Art. 298. Effetti della sospensione. (1)
Durante la sospensione non possono essere compiuti
atti del procedimento.
La sospensione interrompe i termini in corso, i quali
ricominciano a decorrere dal giorno della nuova
udienza fissata nel provvedimento di sospensione o
nel decreto di cui all'articolo precedente.
SEZIONE II - Dell’interruzione del processo
Art. 299. Morte o perdita della capacità prima della
costituzione.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
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Se prima della costituzione in cancelleria o all'udienza
davanti al giudice istruttore, sopravviene la morte
oppure la perdita della capacità di stare in giudizio di
una delle parti o del suo rappresentante legale o la
cessazione di tale rappresentanza, il processo è
interrotto, salvo che coloro ai quali spetta di
proseguirlo si costituiscano volontariamente, oppure
l'altra parte provveda a citarli in riassunzione,
osservati i termini di cui all'articolo 163-bis.
Cfr. Cassazione Civile, sez. I, sentenza 2 luglio 2007, n. 14972 e
Tribunale di Torino, sentenza 11 giugno 2008 in Altalex Massimario.
Art. 300. Morte o perdita della capacità della parte
costituita o del contumace.
Se alcuno degli eventi previsti nell'articolo precedente
si avvera nei riguardi della parte che si è costituita a
mezzo di procuratore, questi lo dichiara in udienza o lo
notifica alle altre parti.
Dal momento di tale dichiarazione o notificazione il
processo è interrotto, salvo che avvenga la
costituzione volontaria o la riassunzione a norma
dell'articolo precedente.
Se la parte è costituita personalmente, il processo è
interrotto al momento dell'evento.
Se l’evento riguarda la parte dichiarata contumace, il
processo è interrotto dal momento in cui il fatto
interruttivo è documentato dall’altra parte, o è
notificato ovvero è certificato dall’ufficiale giudiziario
nella relazione di notificazione di uno dei
provvedimenti di cui all’articolo 292. (1)
Se alcuno degli eventi previsti nell’articolo precedente
si avvera o è notificato dopo la chiusura della
discussione davanti al collegio, esso non produce
effetto se non nel caso di riapertura dell’istruzione.
(1) Comma così sostituito dall’art. 46, comma 13, della L. 18 giugno
2009, n. 69, a decorrere dal 4 luglio 2009. Tale disposizione si
applica ai giudizi instaurati dopo la data della sua entrata in vigore. Il
testo precedente disponeva: “Se questo riguarda la parte dichiarata
contumace, il processo è interrotto dal momento in cui il fatto
interruttivo è notificato o è certificato dall’ufficiale giudiziario nella
relazione di notificazione di uno dei provvedimenti di cui all’art.
292.”
Cfr. Tribunale di Paola, sez. Scalea, sentenza 30 aprile 2008 e Corte
Costituzionale, sentenza 29 ottobre 2009, n. 276 in Altalex
Massimario.
Art. 301. Morte o impedimento del procuratore.
Se la parte è costituita a mezzo di procuratore, il
processo è interrotto dal giorno della morte,
radiazione o sospensione del procuratore stesso.
In tal caso si applica la disposizione dell'articolo 299.
Non sono cause d'interruzione la revoca della procura
o la rinuncia ad essa.
Art. 302. Prosecuzione del processo.
Nei casi previsti negli articoli precedenti la costituzione
per proseguire il processo può avvenire all'udienza o a
norma dell'articolo 166. Se non è fissata alcuna
udienza, la parte può chiedere con ricorso al giudice
istruttore o, in mancanza, al presidente del tribunale la
fissazione dell'udienza. Il ricorso e il decreto sono
notificati alle altre parti a cura dell'istante.
Art. 303. Riassunzione del processo.
Se non avviene la prosecuzione del processo a norma
dell'articolo precedente, l'altra parte può chiedere la
fissazione dell'udienza, notificando quindi il ricorso e il
decreto a coloro che debbono costituirsi per
proseguirlo.
In caso di morte della parte il ricorso deve contenere
gli estremi della domanda, e la notificazione entro un
anno dalla morte può essere fatta collettivamente e
impersonalmente agli eredi, nell'ultimo domicilio del
defunto.
Se vi sono altre parti in causa, il decreto è notificato
anche ad esse.
Se la parte che ha ricevuto la notificazione non
comparisce all'udienza fissata, si procede in sua
contumacia.
Art. 304. Effetti dell'interruzione.
In caso d'interruzione del processo si applica la
disposizione dell'articolo 298.
Art. 305. Mancata prosecuzione o riassunzione.
Il processo deve essere proseguito o riassunto entro il
termine perentorio di tre mesi (1) dall’interruzione,
altrimenti si estingue.
(1) Le parole “sei mesi” sono state così sostituite dalla L. 18 giugno
2009, n. 69.
SEZIONE III - Dell’estinzione del processo
Art. 306. Rinuncia agli atti del giudizio.
Il processo si estingue per rinuncia agli atti del giudizio
quando questa è accettata dalle parti costituite che
potrebbero aver interesse alla prosecuzione.
L'accettazione non è efficace se contiene riserve o
condizioni.
Le dichiarazioni di rinuncia e di accettazione sono fatte
dalle parti o da loro procuratori speciali, verbalmente
all'udienza o con atti sottoscritti e notificati alle altre
parti.
Il giudice, se la rinuncia e l'accettazione sono regolari,
dichiara l'estinzione del processo.
Il rinunciante deve rimborsare le spese alle altre parti,
salvo diverso accordo tra loro. La liquidazione delle
spese è fatta dal giudice istruttore con ordinanza non
impugnabile.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
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Art. 307. Estinzione del processo per inattività delle
parti.
Se dopo la notificazione della citazione nessuna delle
parti siasi costituita entro il termine stabilito
dall’articolo 166, ovvero, se, dopo la costituzione delle
stesse, il giudice, nei casi previsti dalla legge, abbia
ordinata la cancellazione della causa dal ruolo, il
processo, salvo il disposto (1) dell’articolo 181 e
dell’articolo 290, deve essere riassunto davanti allo
stesso giudice nel termine perentorio di tre mesi (2)
che decorre rispettivamente dalla scadenza del
termine per la costituzione del convenuto a norma
dell’articolo 166, o dalla data del provvedimento di
cancellazione; altrimenti il processo si estingue.
Il processo, una volta riassunto a norma del
precedente comma, si estingue se nessuna delle parti
siasi costituita, ovvero se nei casi previsti dalla legge il
giudice ordini la cancellazione della causa dal ruolo.
Oltre che nei casi previsti dai commi precedenti, e
salvo diverse disposizioni di legge, il processo si
estingue altresì qualora le parti alle quali spetta di
rinnovare la citazione, o di proseguire, riassumere o
integrare il giudizio, non vi abbiano provveduto entro
il termine perentorio stabilito dalla legge, o dal giudice
che dalla legge sia autorizzato a fissarlo. Quando la
legge autorizza il giudice a fissare il termine, questo
non può essere inferiore ad un mese né superiore a
tre. (3)
L’estinzione opera di diritto ed è dichiarata, anche
d’ufficio, con ordinanza del giudice istruttore ovvero
con sentenza del collegio. (4)
(1) Le parole: “del secondo comma” sono state soppresse dall’art.
46, comma 15, lett. a), della L. 18 giugno 2009, n. 69.
(2) Le parole: “un anno” sono state così sostituite dall’art. 46,
comma 15, lett. a), della L. 18 giugno 2009, n. 69.
(3) La parola: “sei” è stata così sostituita dall’art. 46, comma 15, lett.
b), della L. 18 giugno 2009, n. 69.
(4) Questo comma è stato così sostituito dall’art. 46, comma 15,
lett. c), della L. 18 giugno 2009, n. 69. Il testo precedente recitava.
“L’estinzione opera di diritto, ma deve essere eccepita dalla parte
interessata prima di ogni altra sua difesa. Essa è dichiarata con
ordinanza del giudice istruttore, ovvero con sentenza del collegio, se
dinanzi a questo venga eccepita.”
Art. 308. Comunicazione e impugnabilità
dell'ordinanza.
L'ordinanza che dichiara l'estinzione è comunicata a
cura del cancelliere se è pronunciata fuori della
udienza. Contro di essa è ammesso reclamo nei modi
di cui all'articolo 178 commi terzo, quarto e quinto.
Il collegio provvede in camera di consiglio con
sentenza, se respinge il reclamo, e con ordinanza non
impugnabile, se l'accoglie.
Art. 309. Mancata comparizione all'udienza.
Se nel corso del processo nessuna delle parti si
presenta all'udienza, il giudice provvede a norma del
primo comma dell'articolo 181.
Cfr. Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 6 luglio 2009, n. 15815 in
Altalex Massimario.
Art. 310. Effetti dell'estinzione del processo.
L’estinzione del processo non estingue l’azione.
L’estinzione rende inefficaci gli atti compiuti, ma non
le sentenze di merito pronunciate nel corso del
processo e le pronunce che regolano la competenza.
(1)
Le prove raccolte sono valutate dal giudice a norma
dell’articolo 116 secondo comma.
Le spese del processo estinto stanno a carico delle
parti che le hanno anticipate.
(1) Le parole: “e quelle che regolano la competenza”sono state così
sostituite dall’art. 46, comma 16, della L. 18 giugno 2009, n. 69.
TITOLO II - DEL PROCEDIMENTO DAVANTI AL GIUDICE
DI PACE
CAPO I - DISPOSIZIONI COMUNI
Art. 311. Rinvio alle norme relative al procedimento
davanti al tribunale.
Il procedimento davanti al giudice di pace, per tutto
ciò che non è regolato nel presente titolo o in altre
espresse disposizioni, è retto dalle norme relative al
procedimento davanti al tribunale in composizione
monocratica, in quanto applicabili.
(1) Articolo da ultimo così modificato dall'art. 70, D.Lgs. 19 febbraio
1998, n. 51.
Art. 312. (1)
(1) “Poteri istruttori del giudice
Il pretore o il giudice di pace può disporre d'ufficio la prova
testimoniale formulandone i capitoli, quando le parti nella
esposizione dei fatti si sono riferite a persone che appaiono in grado
di conoscere la verità.”
Articolo abrogato dall'art. 71, D. lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 313. Querela di falso. (1)
Se è proposta querela di falso, (2) il giudice di pace,
quando ritiene il documento impugnato rilevante per
la decisione, sospende il giudizio e rimette le parti
davanti al tribunale per il relativo procedimento. Può
anche disporre a norma dell'articolo 225 secondo
comma.
(1) Articolo così modificato dalla Legge 21 novembre 1991, n. 374.
(2) Le parole "il pretore o" sono state soppresse dall'art. 72, D.Lgs.
19 febbraio 1998, n. 51.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro II – Del processo di cognizione
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CAPO II - DISPOSIZIONI SPECIALI PER IL
PROCEDIMENTO DAVANTI AL PRETORE
Art. 314. (1)
(1) ”Decisione a seguito di trattazione scritta
Il pretore, quando ritiene la causa matura per la decisione, invita le
parti a precisare le conclusioni, dispone lo scambio delle comparse
conclusionali e delle memorie di replica ai sensi dell'articolo 190 e,
quindi, deposita la sentenza in cancelleria entro trenta giorni dalla
scadenza del termine per il deposito delle memorie di replica.”
Articolo abrogato dall'art. 71, D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 315. (1)
(1) “Decisione a seguito di discussione orale
Il pretore, se non dispone a norma dell'articolo 314, può ordinare
l'immediata discussione orale della causa. Al termine della
discussione pronuncia sentenza dando lettura del dispositivo e della
concisa esposizione delle ragioni di fatto e di diritto della decisione.
In questo caso la sentenza si intende pubblicata con la sottoscrizione
da parte del giudice del verbale che la contiene ed è
immediatamente depositata in cancelleria.”
Articolo abrogato dall'art. 71, D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
CAPO III - DISPOSIZIONI SPECIALI PER IL
PROCEDIMENTO DAVANTI AL GIUDICE DI PACE
Art. 316. Forma della domanda. (1)
Davanti al giudice di pace la domanda si propone
mediante citazione a comparire a udienza fissa.
La domanda si può anche proporre verbalmente. Di
essa il giudice di pace fa redigere processo verbale
che, a cura dell'attore, è notificato con citazione a
comparire a udienza fissa.
(1) Articolo da ultimo così modificato dall'art. 25, L. 21 novembre
1991, n. 374.
Art. 317. Rappresentanza davanti al giudice di pace.
Davanti al giudice di pace le parti possono farsi
rappresentare da persona munita di mandato scritto
in calce alla citazione o in atto separato, salvo che il
giudice ordini la loro comparizione personale.
Il mandato a rappresentare comprende sempre quello
a transigere e a conciliare.
(1) Articolo da ultimo così modificato dall'art. 26, L. 21 novembre
1991, n. 374.
Art. 318. Contenuto della domanda. (1)
La domanda, comunque proposta, deve contenere,
oltre l'indicazione del giudice e delle parti,
l'esposizione dei fatti e l'indicazione dell'oggetto. (2)
Tra il giorno della notificazione di cui all'articolo 316 e
quello della comparizione devono intercorrere termini
liberi non minori di quelli previsti dall'articolo 163-bis,
ridotti alla metà.
Se la citazione indica un giorno nel quale il giudice di
pace non tiene udienza, la comparizione è d'ufficio
rimandata all'udienza immediatamente successiva.
(1) Articolo da ultimo così modificato dall'art. 27, L. 21 novembre
1991, n. 374.
(2) La Corte costituzionale con sentenza 22 aprile 1997, n. 110 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma nella
parte in cui non prevede che l'atto introduttivo del giudizio dinanzi
al giudice di pace debba contenere l'indicazione della scrittura
privata che l'attore offre in comunicazione.
CAPO II - DISPOSIZIONI SPECIALI PER IL
PROCEDIMENTO DAVANTI AL CONCILIATORE (1)
(1) Titolazione soppressa dall’art. 42, secondo comma, della L. 26
novembre 1990, n. 353, a decorrere dal 30 aprile 1995.
Art. 319. (1)
(1) “Costituzione delle parti
Le parti si costituiscono depositando in cancelleria la citazione o il
processo verbale di cui all'articolo 316 con la relazione della
notificazione e, quando occorre, la procura, oppure presentando tali
documenti al giudice in udienza.
Le parti, che non hanno precedentemente dichiarato la residenza o
eletto domicilio nel comune in cui ha sede l'ufficio del giudice di
pace, debbono farlo con dichiarazione ricevuta nel processo verbale
al momento della costituzione.”
Art. 320. (1)
(1)“Trattazione della causa
Nella prima udienza il giudice di pace interroga liberamente le parti
e tenta la conciliazione.
Se la conciliazione riesce se ne redige processo verbale a norma
dell'articolo 185, ultimo comma.
Se la conciliazione non riesce, il giudice di pace invita le parti a
precisare definitivamente i fatti che ciascuna pone a fondamento
delle domande, difese ed eccezioni, a produrre i documenti e a
richiedere i mezzi di prova da assumere.
Quando sia reso necessario dalle attività svolte dalle parti in prima
udienza, il giudice di pace fissa per una sola volta una nuova udienza
per ulteriori produzioni e richieste di prova.
I documenti prodotti dalle parti possono essere inseriti nel fascicolo
di ufficio ed ivi conservati fino alla definizione del giudizio.”
Art. 321. (1)
(1) “Decisione
Il giudice di pace, quando ritiene matura la causa per la decisione,
invita le parti a precisare le conclusioni e a discutere la causa.
La sentenza è depositata in cancelleria entro quindici giorni dalla
discussione.”
Art. 322. (1)
(1) “Conciliazione in sede non contenziosa
L'istanza per la conciliazione in sede non contenziosa e' proposta
anche verbalmente al giudice di pace competente per territorio
secondo le disposizioni della sezione III, capo I, titolo I, del libro
primo.
Il processo verbale di conciliazione in sede non contenziosa
costituisce titolo esecutivo a norma dell'articolo 185, ultimo comma,
se la controversia rientra nella competenza del giudice di pace.
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Negli altri casi il processo verbale ha valore di scrittura privata
riconosciuta in giudizio.”
TITOLO III - DELLE IMPUGNAZIONI
CAPO I - DELLE IMPUGNAZIONI IN GENERALE
Art. 323. Mezzi di impugnazione.
I mezzi per impugnare le sentenze, oltre al
regolamento di competenza nei casi previsti dalla
legge, sono: l'appello, il ricorso per cassazione, la
revocazione e l'opposizione di terzo.
Cfr. Cassazione Civile, sez. tributaria, sentenza 5 dicembre 2007, n.
25357 in Altalex Massimario.
Art. 324. Cosa giudicata formale.
Si intende passata in giudicato la sentenza che non è
più soggetta né a regolamento di competenza, né ad
appello, né a ricorso per cassazione, né a revocazione
per i motivi di cui ai numeri 4 e 5 dell'articolo 395.
Art. 325. Termini per le impugnazioni.
Il termine per proporre l'appello, la revocazione e
l'opposizione di terzo di cui all'art. 404, secondo
comma, è di trenta giorni. E' anche di trenta giorni il
termine per proporre la revocazione e l'opposizione di
terzo sopra menzionata contro le sentenze delle corti
di appello. (1)
Il termine per proporre il ricorso per cassazione è di
giorni sessanta.
(1) Comma da ultimo così modificato dall'art. 32, L. 21 novembre
1991, n. 374.
Art. 326. Decorrenza dei termini.
I termini stabiliti nell'articolo precedente sono
perentori e decorrono dalla notificazione della
sentenza, tranne per i casi previsti nei numeri 1, 2, 3 e
6 dell'art. 395 e negli articoli 397 e 404 secondo
comma, riguardo ai quali il termine decorre dal giorno
in cui e' stato scoperto il dolo o la falsità o la collusione
o e' stato recuperato il documento o è passata in
giudicato la sentenza di cui al n. 6 dell'art. 395, o il
pubblico ministero ha avuto conoscenza della
sentenza.
Nel caso previsto nell'art. 332, l'impugnazione
proposta contro una parte fa decorrere nei confronti
dello stesso soccombente il termine per proporla
contro le altre parti.
Art. 327. Decadenza dall'impugnazione.
Indipendentemente dalla notificazione l’appello, il
ricorso per Cassazione e la revocazione per i motivi
indicati nei numeri 4 e 5 dell’articolo 395 non possono
proporsi dopo decorsi sei mesi (1) dalla pubblicazione
della sentenza
Questa disposizione non si applica quando la parte
contumace dimostra di non aver avuto conoscenza del
processo per nullità della citazione o della
notificazione di essa, e per nullità della notificazione
degli atti di cui all’art. 292.
(1) Le parole: “decorso un anno” sono state così sostituite dall’ art.
46, comma 17, della L. 18 giugno 2009, n. 69.
Art. 328. Decorrenza dei termini contro gli eredi della
parte defunta
Se, durante la decorrenza del termine di cui all'art.
325, sopravviene alcuno degli eventi previsti nell'art.
299, il termine stesso e' interrotto e il nuovo decorre
dal giorno in cui la notificazione della sentenza e'
rinnovata.
Tale rinnovazione può essere fatta agli eredi
collettivamente e impersonalmente, nell'ultimo
domicilio del defunto.
Se dopo sei mesi dalla pubblicazione della sentenza si
verifica alcuno degli eventi previsti nell'art. 299, il
termine di cui all'articolo precedente e' prorogato per
tutte le parti di sei mesi dal giorno dell'evento.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 3 marzo 1986, n. 41 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale di questo articolo nella parte
in cui non prevede tra i motivi di interruzione del termine di cui
all'art. 325 c.p.c., la morte, la radiazione e la sospensione dall'albo
del procuratore costituito, sopravvenute nel corso del termine
stesso.
Art. 329. Acquiescenza totale o parziale.
Salvi i casi di cui ai numeri 1, 2, 3 e 6 dell'art. 395,
l'acquiescenza risultante da accettazione espressa o da
atti incompatibili con la volontà di avvalersi delle
impugnazioni ammesse dalla legge ne esclude la
proponibilità.
L'impugnazione parziale importa acquiescenza alle
parti della sentenza non impugnate.
Cfr. Cassazione Civile, sez. I, sentenza 31 maggio 2008, n. 14639 in
Altalex Massimario.
Art. 330. Luogo di notificazione della impugnazione.
Se nell’atto di notificazione della sentenza la parte ha
dichiarato la sua residenza o eletto domicilio nella
circoscrizione del giudice che l’ha pronunciata,
l’impugnazione deve essere notificata nel luogo
indicato; altrimenti si notifica ai sensi dell’art. 170 (1)
presso il procuratore costituito o nella residenza
dichiarata o nel domicilio eletto per il giudizio.
L'impugnazione può essere notificata nei luoghi sopra
menzionati collettivamente e impersonalmente agli
eredi della parte defunta dopo la notificazione della
sentenza.
Quando manca la dichiarazione di residenza o
l'elezione di domicilio e, in ogni caso, dopo un anno
dalla pubblicazione della sentenza, l'impugnazione, se
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è ancora ammessa dalla legge, si notifica
personalmente a norma degli articoli 137 e seguenti.
(1) Le parole: “ai sensi dell’articolo 170”, sono state inserite dall’art.
46, comma 10, della L. 18 giugno 2009, n. 69.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 6 febbraio 2007, n. 2598,
Cassazione Civile, sez. tributaria, sentenza 7 settembre 2007, n.
18869, Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 29 aprile 2008, n. 10817,
Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 18 febbraio 2009, n. 3818 e
Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 19 febbraio 2009, n. 3960 in
Altalex Massimario.
Art. 331. Integrazione del contraddittorio in cause
inscindibili.
Se la sentenza pronunciata tra più parti in causa
inscindibile o in cause tra loro dipendenti non e' stata
impugnata nei confronti di tutte, il giudice ordina
l'integrazione del contraddittorio fissando il termine
nel quale la notificazione deve essere fatta e, se è
necessario, l'udienza di comparizione.
L'impugnazione è dichiarata inammissibile se nessuna
delle parti provvede all'integrazione nel termine
fissato.
Art. 332. Notificazione dell'impugnazione relativa a
cause scindibili
Se l'impugnazione di una sentenza pronunciata in
cause scindibili è stata proposta soltanto da alcuna
delle parti o nei confronti di alcuna di esse, il giudice
ne ordina la notificazione alle altre, in confronto delle
quali l'impugnazione non è preclusa o esclusa,
fissando il termine nel quale la notificazione deve
essere fatta e, se è necessario, l'udienza di
comparizione.
Se la notificazione ordinata dal giudice non avviene, il
processo rimane sospeso fino a che non siano decorsi i
termini previsti negli articoli 325 e 327 primo comma.
Art. 333. Impugnazioni incidentali.
Le parti alle quali sono state fatte le notificazioni
previste negli articoli precedenti debbono proporre, a
pena di decadenza, le loro impugnazioni in via
incidentale nello stesso processo.
Art. 334. Impugnazioni incidentali tardive.
Le parti, contro le quali è stata proposta impugnazione
e quelle chiamate ad integrare il contraddittorio a
norma dell'articolo 331, possono proporre
impugnazione incidentale anche quando per esse è
decorso il termine o hanno fatto acquiescenza alla
sentenza.
In tal caso, se l'impugnazione principale è dichiarata
inammissibile, la impugnazione incidentale perde ogni
efficacia.
Cfr. Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 18 settembre 2007, n.
19340 in Altalex Massimario.
Art. 335. Riunione delle impugnazioni separate.
Tutte le impugnazioni proposte separatamente contro
la stessa sentenza debbono essere riunite, anche
d'ufficio, in un solo processo.
Art. 336. Effetti della riforma o della cassazione.
La riforma o la cassazione parziale ha effetto anche
sulle parti della sentenza dipendenti dalla parte
riformata o cassata.
La riforma o la cassazione estende i suoi effetti ai
provvedimenti e agli atti dipendenti dalla sentenza
riformata o cassata. (1)
(1) Comma cosi sostituito dall'art. 48, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 337. Sospensione dell'esecuzione e dei processi
L'esecuzione della sentenza non è sospesa per effetto
dell'impugnazione di essa, salve le disposizioni degli
articoli 283, 373, 401 e 407. (1)
Quando l'autorità di una sentenza è invocata in un
diverso processo, questo può essere sospeso se tale
sentenza è impugnata.
(1) Comma così sostituito dall'art. 49, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 338. Effetti dell'estinzione del procedimento di
impugnazione
L'estinzione del procedimento di appello o di
revocazione nei casi previsti nei numeri 4 e 5 dell'art.
395 fa passare in giudicato la sentenza impugnata,
salvo che ne siano stati modificati gli effetti con
provvedimenti pronunciati nel procedimento estinto.
CAPO II - DELL'APPELLO
Art. 339. Appellabilità delle sentenze
Possono essere impugnate con appello le sentenze
pronunciate in primo grado, purché l'appello non sia
escluso dalla legge o dall'accordo delle parti a norma
dell'articolo 360, secondo comma.
E' inappellabile la sentenza che il giudice ha
pronunciato secondo equità a norma dell'articolo 114.
Le sentenze del giudice di pace pronunciate secondo
equità a norma dell'articolo 113, secondo comma,
sono appellabili esclusivamente per violazione delle
norme sul procedimento, per violazione di norme
costituzionali o comunitarie ovvero dei principi
regolatori della materia. (1)
(1) Comma così sostituito dall’art. 1, D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40
Art. 340. Riserva facoltativa d'appello contro
sentenze non definitive.
Contro le sentenze previste dall'articolo 278 e dal n. 4
del secondo comma dell'articolo 279, l'appello può
essere differito, qualora la parte soccombente ne
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faccia riserva, a pena di decadenza, entro il termine
per appellare e, in ogni caso, non oltre la prima
udienza dinanzi al giudice istruttore successiva alla
comunicazione della sentenza stessa.
Quando sia stata fatta la riserva di cui al precedente
comma, l'appello deve essere proposto unitamente a
quello contro la sentenza che definisce il giudizio o con
quello che venga proposto, dalla stessa o da altra
parte, contro altra sentenza successiva che non
definisca il giudizio.
La riserva non può più farsi, e se già fatta rimane priva
di effetto, quando contro la stessa sentenza da alcuna
delle parti sia proposto immediatamente appello.
Art. 341. Giudice dell'appello. (1)
L'appello contro le sentenze del giudice di pace e del
tribunale si propone rispettivamente al tribunale e alla
corte di appello nella cui circoscrizione ha sede il
giudice che ha pronunciato la sentenza.
(1) Articolo così da ultimo sostituito dal D. lgs. 19 febbraio 1998, n.
51.
Art. 342. Forma dell'appello. (1)
L'appello si propone con citazione contenente
l'esposizione sommaria dei fatti ed i motivi specifici
dell'impugnazione nonché le indicazioni prescritte
nell'articolo 163.
L'appello deve essere motivato. La motivazione
dell'appello deve contenere, a pena di inammissibilità:
1) l'indicazione delle parti del provvedimento che si
intende appellare e delle modifiche che vengono
richieste alla ricostruzione del fatto compiuta dal
giudice di primo grado;
2) l'indicazione delle circostanze da cui deriva la
violazione della legge e della loro rilevanza ai fini della
decisione impugnata. (2)
(1) Articolo così sostituito dall'art. 50, Legge 26 novembre 1990, n.
353.
(2) Il comma che recitava: "L'appello si propone con citazione
contenente l'esposizione sommaria dei fatti ed i motivi specifici
dell'impugnazione nonché le indicazioni prescritte nell'articolo 163."
è stato così sostituito dall’art. 54, D.L. 22 giugno 2012, n. 83,
convertito con L. 7 agosto 2012, n. 134. Ai sensi dell'art. 54 cit., co.
2, le disposizioni del presente articolo si applicano ai giudizi di
appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia
stata richiesta la notificazione dal trentesimo giorno successivo a
quello di entrata in vigore della legge di conversione del decreto
stesso.
Art. 343. Modo e termine dell'appello incidentale
L'appello incidentale si propone, a pena di decadenza,
nella comparsa di risposta, all'atto della costituzione in
cancelleria ai sensi dell'articolo 166. (1)
Se l'interesse a proporre l'appello incidentale sorge
dall'impugnazione proposta da altra parte che non sia
l'appellante principale, tale appello si propone nella
prima udienza successiva alla proposizione
dell'impugnazione stessa.
(1) Comma così sostituito dall'art. 51, Legge 26 novembre 1990, n.
353.
Art. 344. Intervento in appello.
Nel giudizio d'appello è ammesso soltanto l'intervento
dei terzi che potrebbero proporre opposizione a
norma dell'articolo 404.
Art. 345. Domande ed eccezioni nuove.
Nel giudizio d’appello non possono proporsi domande
nuove e, se proposte, debbono essere dichiarate
inammissibili d’ufficio. Possono tuttavia domandarsi gli
interessi, i frutti e gli accessori maturati dopo la
sentenza impugnata, nonché il risarcimento dei danni
sofferti dopo la sentenza stessa.
Non possono proporsi nuove eccezioni, che non siano
rilevabili anche d’ufficio.
Non sono ammessi nuovi mezzi di prova e non
possono essere prodotti nuovi documenti (1), salvo
che (2) la parte dimostri di non aver potuto proporli o
produrli (1) nel giudizio di primo grado per causa ad
essa non imputabile. Può sempre deferirsi il
giuramento decisorio.
(1) Le parole: “non possono essere prodotti nuovi documenti”,
nonché le parole: “o produrli” sono state inserite dall’art. 46,
comma 18, della L. 18 giugno 2009, n. 69.
(2) Le parole: "il collegio non li ritenga indispensabili ai fini della
decisione della causa ovvero che" sono state soppresse dall’art. 54,
D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con L. 7 agosto 2012, n. 134.
Ai sensi dell'art. 54 cit., co. 2, le disposizioni del presente articolo si
applicano ai giudizi di appello introdotti con ricorso depositato o con
citazione di cui sia stata richiesta la notificazione dal trentesimo
giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di
conversione del decreto stesso.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 31 marzo 2008, n. 8292 e
Tribunale di Torino, sez. III civile, ordinanza 10 marzo 2009 in Altalex
Massimario.
Art. 346. Decadenza dalle domande e dalle eccezioni
non riproposte.
Le domande e le eccezioni non accolte nella sentenza
di primo grado, che non sono espressamente
riproposte in appello, si intendono rinunciate.
Art. 347. Forme e termini della costituzione in
appello.
La costituzione in appello avviene secondo le forme e i
termini per i procedimenti davanti al tribunale. (1)
L'appellante deve inserire nel proprio fascicolo copia
della sentenza appellata.
Il cancelliere provvede a norma dell'art. 168 e richiede
la trasmissione del fascicolo d'ufficio al cancelliere del
giudice di primo grado.
(1) Comma così sostituito dall'art. 53, L. 26 novembre 1990, n. 353.
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Art. 348. Improcedibilità dell'appello (1)
L'appello è dichiarato improcedibile, anche d'ufficio,
se l'appellante non si costituisce in termini.
Se l'appellante non compare alla prima udienza,
benché si sia anteriormente costituito, il collegio, con
ordinanza non impugnabile, rinvia la causa ad una
prossima udienza, della quale il cancelliere dà
comunicazione all'appellante. Se anche alla nuova
udienza l'appellante non compare, l'appello è
dichiarato improcedibile anche d'ufficio.
(1) Articolo così sostituito dall'art. 54, Legge 26 novembre 1990, n.
353.
Cfr. Tribunale di Torino, sez. III, sentenza 28 gennaio 2008, n. 523 in
Altalex Massimario.
Art. 348-bis. Inammissibilità dell'appello. (1)
Fuori dei casi in cui deve essere dichiarata con
sentenza l'inammissibilità o l'improcedibilità
dell'appello, l'impugnazione è dichiarata inammissibile
dal giudice competente quando non ha una
ragionevole probabilità di essere accolta.
Il primo comma non si applica quando:
a) l'appello è proposto relativamente a una delle cause
di cui all'articolo 70, primo comma;
b) l'appello è proposto a norma dell'articolo 702-
quater.
(1) Articolo aggiunto dall’art. 54, D.L. 22 giugno 2012, n. 83,
convertito con L. 7 agosto 2012, n. 134. Ai sensi dell'art. 54 cit., co.
2, le disposizioni del presente articolo si applicano ai giudizi di
appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia
stata richiesta la notificazione dal trentesimo giorno successivo a
quello di entrata in vigore della legge di conversione del decreto
stesso.
Art. 348-ter. Pronuncia sull'inammissibilità
dell'appello. (1)
All'udienza di cui all'articolo 350 il giudice, prima di
procedere alla trattazione, sentite le parti, dichiara
inammissibile l'appello, a norma dell'articolo 348-bis,
primo comma, con ordinanza succintamente motivata,
anche mediante il rinvio agli elementi di fatto riportati
in uno o più atti di causa e il riferimento a precedenti
conformi. Il giudice provvede sulle spese a norma
dell'articolo 91.
L'ordinanza di inammissibilità è pronunciata solo
quando sia per l'impugnazione principale che per
quella incidentale di cui all'articolo 333 ricorrono i
presupposti di cui al primo comma dell'articolo 348-
bis. In mancanza, il giudice procede alla trattazione di
tutte le impugnazioni comunque proposte contro la
sentenza.
Quando è pronunciata l'inammissibilità, contro il
provvedimento di primo grado può essere proposto, a
norma dell'articolo 360, ricorso per cassazione. In tal
caso il termine per il ricorso per cassazione avverso il
provvedimento di primo grado decorre dalla
comunicazione o notificazione, se anteriore,
dell'ordinanza che dichiara l'inammissibilità. Si applica
l'articolo 327, in quanto compatibile.
Quando l'inammissibilità è fondata sulle stesse ragioni,
inerenti alle questioni di fatto, poste a base della
decisione impugnata, il ricorso per cassazione di cui al
comma precedente può essere proposto
esclusivamente per i motivi di cui ai numeri 1), 2), 3) e
4) del primo comma dell'articolo 360.
La disposizione di cui al quarto comma si applica, fuori
dei casi di cui all'articolo 348-bis, secondo comma,
lettera a), anche al ricorso per cassazione avverso la
sentenza d'appello che conferma la decisione di primo
grado.
(1) Articolo aggiunto dall’art. 54, D.L. 22 giugno 2012, n. 83,
convertito con L. 7 agosto 2012, n. 134. Ai sensi dell'art. 54 cit., co.
2, le disposizioni del presente articolo si applicano ai giudizi di
appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia
stata richiesta la notificazione dal trentesimo giorno successivo a
quello di entrata in vigore della legge di conversione del decreto
stesso.
Art. 349. (1)
(1)“Nomina dell'istruttore”
Articolo abrogato dall'art. 5 del D.P.R. 17 ottobre 1950, n. 857.
Art. 350. Trattazione. (1)
Davanti alla corte di appello la trattazione dell'appello
è collegiale ma il presidente del collegio può delegare
per l’assunzione dei mezzi istruttori uno dei suoi
componenti (2); davanti al tribunale l'appello è trattato
e deciso dal giudice monocratico.
Nella prima udienza di trattazione il giudice verifica la
regolare costituzione del giudizio e, quando occorre,
ordina l'integrazione di esso o la notificazione prevista
dall'art. 332, oppure dispone che si rinnovi la
notificazione dell'atto di appello.
Nella stessa udienza il giudice dichiara la contumacia
dell'appellato, provvede alla riunione degli appelli
proposti contro la stessa sentenza e procede al
tentativo di conciliazione ordinando, quando occorre,
la comparizione personale delle parti.
(1) Articolo così da ultimo modificato dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n.
51.
(2) Le parole: "ma il presidente del collegio può delegare per
l’assunzione dei mezzi istruttori uno dei suoi componenti" sono state
inserite dalla Legge 12 novembre 2011, n. 183.
Cfr. Tribunale di Torino, sez. III civile, ordinanza 10 marzo 2009 in
Altalex Massimario.
Art. 351. Provvedimenti sull'esecuzione provvisoria.
(1)
Sull'istanza prevista dall'articolo 283 il giudice
provvede con ordinanza non impugnabile (2) nella
prima udienza.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro II – Del processo di cognizione
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La parte può, con ricorso al giudice, chiedere che la
decisione sulla sospensione sia pronunciata prima
dell'udienza di comparizione. Davanti alla corte di
appello il ricorso è presentato al presidente del
collegio.
Il presidente del collegio o il tribunale, con decreto in
calce al ricorso, ordina la comparizione delle parti in
camera di consiglio, rispettivamente, davanti al
collegio o davanti a sé. Con lo stesso decreto, se
ricorrono giusti motivi di urgenza, può disporre
provvisoriamente l'immediata sospensione
dell'efficacia esecutiva o dell'esecuzione della
sentenza; in tal caso, all'udienza in camera di consiglio
il collegio o il tribunale conferma, modifica o revoca il
decreto con ordinanza non impugnabile.
(1) Articolo così da ultimo modificato dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n.
51.
(2) Le parole: "non impugnabile" sono state inserite dalla Legge 12
novembre 2011, n. 183.
Art. 352. Decisione.
Esaurita l'attività prevista negli articoli 350 e 351, il
giudice, ove non provveda ai sensi dell'articolo 356,
invita le parti a precisare le conclusioni e dispone lo
scambio delle comparse conclusionali e delle memorie
di replica a norma dell'articolo 190; la sentenza è
depositata in cancelleria entro sessanta giorni dalla
scadenza del termine per il deposito delle memorie di
replica.
Se l'appello è proposto alla corte di appello, ciascuna
delle parti, nel precisare le conclusioni, può chiedere
che la causa sia discussa oralmente dinanzi al collegio.
In tal caso, fermo restando il rispetto dei termini
indicati nell'articolo 190 per il deposito delle difese
scritte, la richiesta deve essere riproposta al
presidente della corte alla scadenza del termine per il
deposito delle memorie di replica.
Il presidente provvede sulla richiesta fissando con
decreto la data dell'udienza di discussione da tenersi
entro sessanta giorni; con lo stesso decreto designa il
relatore.
La discussione è preceduta dalla relazione della causa;
la sentenza è depositata in cancelleria entro i sessanta
giorni successivi.
Se l'appello è proposto al tribunale, il giudice, quando
una delle parti lo richiede, dispone lo scambio delle
sole comparse conclusionali a norma dell'articolo 190
e fissa l'udienza di discussione non oltre sessanta
giorni dalla scadenza del termine per il deposito delle
comparse medesime; la sentenza è depositata in
cancelleria entro i sessanta giorni successivi.
Quando non provvede ai sensi dei commi che
precedono, il giudice può decidere la causa ai sensi
dell’articolo 281-sexies. (2)
(1) Articolo così da ultimo modificato dal D.lgs. 19 febbraio 1998, n.
51.
(2) Questo comma aggiunto dalla Legge 12 novembre 2011, n. 183.
Cfr. Tribunale di Torino, sez. III civile, ordinanza 10 marzo 2009 e
Cassazione Civile, sez. I, sentenza 13 marzo 2009, n. 6205 in Altalex
Massimario.
Art. 353. Rimessione al primo giudice per ragioni di
giurisdizione. (1)
Il giudice d’appello, se riforma la sentenza di primo
grado dichiarando che il giudice ordinario ha sulla
causa la giurisdizione negata dal primo giudice,
pronuncia sentenza con la quale rimanda le parti
davanti al primo giudice.
Le parti debbono riassumere il processo nel termine
perentorio di tre mesi (2) dalla notificazione della
sentenza.
Se contro la sentenza d’appello è proposto ricorso per
cassazione il termine è interrotto.
(… ) (3)
(1) L’originaria rubrica. “Rimessione al primo giudice per ragioni di
giurisdizione o di competenza” è stata così sostituita dall’art. 46,
comma 19, lett. a), della L. 18 giugno 2009, n. 69.
(2) Le parole: “sei mesi” sono state così sostituite dall’art. 46,
comma 19, lett. b), della L. 18 giugno 2009, n. 69.
(3) Il comma che recitava. “La disposizione del primo comma si
applica anche quando il pretore, in riforma della sentenza del
conciliatore, dichiara la competenza di questo.” È stato abrogato
dall’art. 89, comma primo, della L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 354. Rimessione al primo giudice per altri motivi.
Fuori dei casi previsti nell'articolo precedente, il
giudice d'appello non può rimettere la causa al primo
giudice, tranne che dichiari nulla la notificazione della
citazione introduttiva, oppure riconosca che nel
giudizio di primo grado doveva essere integrato il
contraddittorio o non doveva essere estromessa una
parte, ovvero dichiari la nullità della sentenza di primo
grado a norma dell'articolo 161 secondo comma.
Il giudice d'appello rimette la causa al primo giudice
anche nel caso di riforma della sentenza che ha
pronunciato sull'estinzione del processo a norma e
nelle forme dell'articolo 308.
Nei casi di rimessione al primo giudice previsti nei
commi precedenti, si applicano le disposizioni
dell'articolo 353.
Se il giudice d'appello dichiara la nullità di altri atti
compiuti in primo grado, ne ordina, in quanto
possibile, la rinnovazione a norma dell'articolo 356.
Art. 355. Provvedimenti sulla querela di falso.
Se nel giudizio d'appello è proposta querela di falso, il
giudice, quando ritiene il documento impugnato
rilevante per la decisione della causa, sospende con
ordinanza il giudizio e fissa alle parti un termine
perentorio entro il quale debbono riassumere la causa
di falso davanti al tribunale.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro II – Del processo di cognizione
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Art. 356. Ammissione e assunzione di prove.
Ferma l'applicabilità della norma di cui al numero 4)
del secondo comma dell'articolo 279, il giudice
d'appello, se dispone l'assunzione di una prova oppure
la rinnovazione totale o parziale dell'assunzione già
avvenuta in primo grado o comunque dà disposizioni
per effetto delle quali il procedimento deve
continuare, pronuncia ordinanza e provvede a norma
degli articoli 191 e seguenti (1).
Quando sia stato proposto appello immediato contro
una delle sentenze previste dal n. 4 del secondo
comma dell'articolo 279, il giudice d'appello non può
disporre nuove prove riguardo alle domande e alle
questioni, rispetto alle quali il giudice di primo grado,
non definendo il giudizio, abbia disposto, con separata
ordinanza, la prosecuzione dell'istruzione.
(1) Comma così sostituito dall'art. 58, Legge 26 novembre 1990, n.
353.
Art. 357. (1)
(1) ”Reclamo contro ordinanze
Le ordinanze con le quali l'istruttore abbia dichiarato, a norma
dell'articolo 350 secondo comma, la inammissibilità o
l'improcedibilità dell'appello, ovvero l'estinzione del procedimento
d'appello, e le ordinanze sulla esecuzione provvisoria previste
dall'articolo 351, possono essere impugnate con reclamo al collegio
nel termine perentorio di dieci giorni dalla notificazione. Il reclamo si
propone con le forme previste dall'articolo 178 terzo, quarto e
quinto comma.
Il collegio pronuncia sul reclamo in camera di consiglio salvo che,
trattandosi delle ordinanze previste dall'art. 350 secondo comma,
alcuna delle parti, prima della scadenza del termine per la
comunicazione della memoria di replica, proponga istanza al
presidente del collegio, perché il reclamo sia discusso in udienza. In
tal caso il presidente fissa l'udienza per la discussione, con decreto
che è comunicato alle parti a cura del cancelliere.
La decisione è pronunciata con sentenza se è respinto il reclamo
contro le ordinanze previste dall'art. 350 secondo comma; negli altri
casi è pronunciata con ordinanza non impugnabile.” Articolo
abrogato dall'art. 89, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 358. Non riproponibilità di appello dichiarato
inammissibile o improcedibile.
L'appello dichiarato inammissibile o improcedibile non
può essere riproposto, anche se non è decorso il
termine fissato dalla legge.
Art. 359. Rinvio alle norme relative al procedimento
davanti al tribunale.
Nei procedimenti d'appello davanti alla Corte o al
tribunale si osservano, in quanto applicabili, le norme
dettate per il procedimento di primo grado davanti al
tribunale, se non sono incompatibili con le disposizioni
del presente capo.
(…) (1)
(1) Il precedente comma che recitava: “Davanti al pretore si
osservano anche nei procedimenti d'appello le norme del
procedimento di primo grado, in quanto applicabili.” È stato
abrogato dall’art. 89, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Cfr. Tribunale di Torino, sez. III civile, ordinanza 10 marzo 2009 in
Altalex Massimario.
CAPO III - DEL RICORSO PER CASSAZIONE
SEZIONE I - Dei provvedimenti impugnabili e dei
ricorsi
Art. 360. Sentenze impugnabili e motivi di ricorso.
Le sentenze pronunciate in grado d'appello o in unico
grado possono essere impugnate con ricorso per
cassazione:
1) per motivi attinenti alla giurisdizione;
2) per violazione delle norme sulla competenza,
quando non è prescritto il regolamento di
competenza;
3) per violazione o falsa applicazione di norme di
diritto e dei contratti e accordi collettivi nazionali di
lavoro;
4) per nullità della sentenza o del procedimento;
5) per omesso esame circa un fatto decisivo per il
giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti.
(2)
Può inoltre essere impugnata con ricorso per
cassazione una sentenza appellabile del tribunale, se
le parti sono d'accordo per omettere l'appello; ma in
tale caso l'impugnazione può proporsi soltanto a
norma del primo comma, n. 3.
Non sono immediatamente impugnabili con ricorso
per cassazione le sentenze che decidono di questioni
insorte senza definire, neppure parzialmente, il
giudizio. Il ricorso per cassazione avverso tali sentenze
può essere proposto, senza necessità di riserva,
allorché sia impugnata la sentenza che definisce,
anche parzialmente, il giudizio.
Le disposizioni di cui al primo comma e terzo comma si
applicano alle sentenze ed ai provvedimenti diversi
dalla sentenza contro i quali e' ammesso il ricorso per
cassazione per violazione di legge.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dall’art. 2 del D.lgs 2
febbraio 2006, n. 40. Il testo precedente recitava:
"Art. 360. Sentenze impugnabili e motivi di ricorso
Le sentenze pronunziate in grado d'appello o in unico grado possono
essere impugnate con ricorso per Cassazione:
1) per motivi attinenti alla giurisdizione;
2) per violazione delle norme sulla competenza, quando non è
prescritto il regolamento di competenza;
3) per violazione o falsa applicazione di norme di diritto;
4) per nullità della sentenza o del procedimento;
5) per omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione circa un
punto decisivo della controversia, prospettato dalle parti o rilevabile
di ufficio.
Può inoltre essere impugnata con ricorso per Cassazione una
sentenza appellabile del tribunale, se le parti sono d'accordo per
omettere l'appello; ma in tal caso l'impugnazione può proporsi
soltanto per violazione o falsa applicazione di norme di diritto."
(2) Il numero che recitava: "5) per omessa, insufficiente o
contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per
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il giudizio." è stato così sostituito dall’art. 54, D.L. 22 giugno 2012, n.
83, convertito con L. 7 agosto 2012, n. 134. Ai sensi dell'art. 54 cit.,
co. 2, le disposizioni del presente articolo si applicano ai giudizi di
appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia
stata richiesta la notificazione dal trentesimo giorno successivo a
quello di entrata in vigore della legge di conversione del decreto
stesso.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 18 luglio 2007, n. 16002,
Cassazione Civile, sez. III, sentenza 19 febbraio 2009, n. 4122,
Cassazione Civile, sez. III, sentenza 9 aprile 2009, n. 8689 e
Cassazione Civile, sez. III, sentenza 4 gennaio 2010, n. 7 in Altalex
Massimario.
Art. 360-bis. Inammissibilità del ricorso.
Il ricorso è inammissibile:
1) quando il provvedimento impugnato ha deciso le
questioni di diritto in modo conforme alla
giurisprudenza della Corte e l’esame dei motivi non
offre elementi per confermare o mutare
l’orientamento della stessa;
2) quando è manifestamente infondata la censura
relativa alla violazione dei princìpi regolatori del giusto
processo.
(1) Articolo inserito dall’art. 47, comma 1, lett. a) della L. 18 giugno
2009, n. 69.
Art. 361. Riserva facoltativa di ricorso contro
sentenze non definitive.
Contro le sentenze previste dall'articolo 278 e contro
quelle che decidono una o alcune delle domande
senza definire l'intero giudizio, il ricorso per cassazione
può essere differito, qualora la parte soccombente ne
faccia riserva, a pena di decadenza, entro il termine
per la proposizione del ricorso, e in ogni caso non oltre
la prima udienza successiva alla comunicazione della
sentenza stessa. (1)
Qualora sia stata fatta la riserva di cui al precedente
comma, il ricorso deve essere proposto unitamente a
quello contro la sentenza che definisce il giudizio, o
con quello che venga proposto, dalla stessa o da altra
parte, contro altra sentenza successiva che non
definisca il giudizio.
La riserva non può farsi, e se già fatta rimane priva di
effetto, quando contro la stessa sentenza da alcuna
delle parti sia proposto immediatamente ricorso.
(1) Comma così sostituito dall’art. 3 del D.lgs 2 febbraio 2006, n. 40.
Il comma precedente recitava: “ Contro le sentenze previste dall’art.
278 e dal n. 4 del secondo comma dell’art. 279, il ricorso per
cassazione può essere differito, qualora la parte soccombente ne
faccia riserva, a pena di decadenza, entro il termine per la
proposizione del ricorso, e in ogni caso non oltre la prima udienza
successiva alla comunicazione della sentenza stessa.”
Art. 362. Altri casi di ricorso.
Possono essere impugnate con ricorso per cassazione,
nel termine di cui all'articolo 325 secondo comma, le
decisioni in grado d'appello o in unico grado di un
giudice speciale, per motivi attinenti alla giurisdizione
del giudice stesso.
Possono essere denunciati in ogni tempo con ricorso
per cassazione:
1) i conflitti positivi o negativi di giurisdizione tra
giudici speciali, o tra questi e i giudici ordinari;
2) i conflitti negativi di attribuzione tra la pubblica
amministrazione e il giudice ordinario.
Art. 363. Principio di diritto nell'interesse della legge.
Quando le parti non hanno proposto ricorso nei
termini di legge o vi hanno rinunciato, ovvero quando
il provvedimento non è ricorribile in cassazione e non
è altrimenti impugnabile, il Procuratore generale
presso la Corte di cassazione può chiedere che la Corte
enunci nell'interesse della legge il principio di diritto al
quale il giudice di merito avrebbe dovuto attenersi.
La richiesta del procuratore generale, contenente una
sintetica esposizione del fatto e delle ragioni di diritto
poste a fondamento dell'istanza, è rivolta al primo
presidente, il quale può disporre che la Corte si
pronunci a sezioni unite se ritiene che la questione è di
particolare importanza.
Il principio di diritto può essere pronunciato dalla
Corte anche d'ufficio, quando il ricorso proposto dalle
parti è dichiarato inammissibile, se la Corte ritiene che
la questione decisa è di particolare importanza.
La pronuncia della Corte non ha effetto sul
provvedimento del giudice di merito.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 4 del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40
Il testo precedente recitava: "Quando le parti non hanno proposto
ricorso nei termini di legge o vi hanno rinunciato, il procuratore
generale presso la Corte di Cassazione può proporre ricorso per
chiedere che sia cassata la sentenza nell'interesse della legge.
In tal caso le parti non possono giovarsi della cassazione della
sentenza."
Art. 364. (1)
(1)“Deposito per il caso di soccombenza” articolo abrogato dalla L.
18 ottobre 1977, n. 793.
Art. 365. Sottoscrizione del ricorso.
Il ricorso è diretto alla corte e sottoscritto, a pena
d'inammissibilità, da un avvocato iscritto nell'apposito
albo, munito di procura speciale.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 11 giugno 2008, n. 15478 e
Cassazione Civile, sez. III, sentenza 23 gennaio 2009, n. 1702 in
Altalex Massimario.
Art. 366. Contenuto del ricorso. (1)
Il ricorso deve contenere, a pena di inammissibilità:
1) l'indicazione delle parti;
2) l'indicazione della sentenza o decisione impugnata;
3) l'esposizione sommaria dei fatti della causa;
4) i motivi per i quali si chiede la cassazione, con
l'indicazione delle norme di diritto su cui si fondano,
secondo quanto previsto dall'articolo 366-bis;
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Libro II – Del processo di cognizione
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5) l'indicazione della procura, se conferita con atto
separato e, nel caso di ammissione al gratuito
patrocinio, del relativo decreto.
6) la specifica indicazione degli atti processuali, dei
documenti e dei contratti o accordi collettivi sui quali il
ricorso si fonda.
Se il ricorrente non ha eletto domicilio in Roma,
ovvero non ha indicato l’indirizzo di posta elettronica
certificata comunicato al proprio ordine, (2) le
notificazioni gli sono fatte presso la cancelleria della
Corte di cassazione.
Nel caso previsto nell'articolo 360, secondo comma,
l'accordo delle parti deve risultare mediante visto
apposto sul ricorso dalle altre parti o dai loro difensori
muniti di procura speciale, oppure mediante atto
separato, anche anteriore alla sentenza impugnata, da
unirsi al ricorso stesso.
Le comunicazioni della cancelleria e le notificazioni tra
i difensori di cui agli articoli 372 e 390 sono effettuate
ai sensi dell’articolo 136, secondo e terzo comma. (3)
(1) Articolo così sostituito dall’art. 5 del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n.
40. Il testo precedente recitava: "Il ricorso deve contenere a pena
d'inammissibilità:
1) l'indicazione delle parti;
2) l'indicazione della sentenza o decisione impugnata;
3) l'esposizione sommaria dei fatti della causa;
4) i motivi per i quali si chiede la cassazione, con l'indicazione delle
norme di diritto su cui si fondano;
5) l'indicazione della procura, se conferita con atto separato e, nel
caso di ammissione al gratuito patrocinio, del relativo decreto.
Se il ricorrente non ha eletto domicilio in Roma, le notificazioni gli
sono fatte presso la cancelleria della Corte di Cassazione.
Nel caso previsto nell'art. 360 secondo comma, l'accordo delle parti
deve risultare mediante visto apposto sul ricorso dalle altre parti o
dai loro difensori muniti di procura speciale, oppure mediante atto
separato da unirsi al ricorso stesso."
(2) Le parole: "ovvero non ha indicato l’indirizzo di posta elettronica
certificata comunicato al proprio ordine," inserite dalla Legge 12
novembre 2011, n. 183.
(3) Questo comma è stato così modificato dalla Legge 12 novembre
2011, n. 183.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 12 marzo 2008, n. 6638,
Cassazione Civile, sez. III, sentenza 1 settembre 2008, n. 21955 e
Cassazione Civile, sez. III, sentenza 25 maggio 2010, n. 12713 in
Altalex Massimario.
Art. 366-bis. (1)
(1)“Formulazione dei motivi
Nei casi previsti dall'articolo 360, primo comma, numeri 1), 2), 3) e
4), l'illustrazione di ciascun motivo si deve concludere, a pena di
inammissibilità, con la formulazione di un quesito di diritto. Nel caso
previsto dall'articolo 360, primo comma, n. 5), l'illustrazione di
ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilità, la chiara
indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione
si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la
dedotta insufficienza della motivazione la rende inidonea a
giustificare la decisione.” Articolo introdotto dall’art. 6 del D.Lgs. 2
febbraio 2006 e abrogato dall’art. 47, comma 1, lett. d) della L. 18
giugno 2009, n. 69.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 28 febbraio 2007, n. 4640,
Cassazione Civile, sez. III, sentenza 18 luglio 2007, n. 16002,
Cassazione Civile, sez. I, sentenza 16 ottobre 2007, n. 21732,
Cassazione Civile, sez. III, ordinanza 4 febbraio 2008, n. 2652,
Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 14 febbraio 2008, n. 3519,
Cassazione Civile, sez. III, sentenza 26 febbraio 2008, n. 4961,
Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 14 ottobre 2008, n. 25117,
Cassazione Civile, sez. I, ordinanza 19 febbraio 2009, n. 4108 e
Cassazione Civile, sez. III, ordinanza 23 febbraio 2009, n. 4329 in
Altalex Massimario.
Art. 367. Sospensione del processo di merito.
Una copia del ricorso per cassazione proposto a norma
dell'articolo 41, primo comma, è depositata, dopo la
notificazione alle altre parti, nella cancelleria del
giudice davanti a cui pende la causa, il quale sospende
il processo se non ritiene l'istanza manifestamente
inammissibile o la contestazione della giurisdizione
manifestamente infondata. Il giudice istruttore o il
collegio provvede con ordinanza. (1)
Se la Corte di cassazione dichiara la giurisdizione del
giudice ordinario, le parti debbono riassumere il
processo entro il termine perentorio di sei mesi dalla
comunicazione della sentenza.
(1) Comma così sostituito dall'art. 61, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 368. Questione di giurisdizione sollevata dal
prefetto.
Nel caso previsto nell'art. 41 secondo comma, la
richiesta per la decisione della Corte di cassazione è
fatta dal prefetto con decreto motivato.
Il decreto è notificato, su richiesta del prefetto, alle
parti e al procuratore della Repubblica presso il
tribunale, se la causa pende davanti a questo (1),
oppure al procuratore generale presso la Corte di
appello, se pende davanti alla Corte.
Il pubblico ministero comunica il decreto del prefetto
al capo dell'ufficio giudiziario davanti al quale pende la
causa. Questi sospende il procedimento con decreto
che è notificato alle parti a cura del pubblico ministero
entro dieci giorni dalla sua pronuncia, sotto pena di
decadenza della richiesta.
La Corte di cassazione è investita della questione di
giurisdizione con ricorso a cura della parte più
diligente, nel termine perentorio di trenta giorni dalla
notificazione del decreto.
Si applica la disposizione dell'ultimo comma
dell'articolo precedente.
(1) Le parole "o davanti a un pretore" sono state soppresse dall'art.
77 del D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 369. Deposito del ricorso.
Il ricorso deve essere depositato nella cancelleria della
Corte, a pena d'improcedibilità, nel termine di giorni
venti dall'ultima notificazione alle parti contro le quali
è proposto.
Insieme col ricorso debbono essere depositati, sempre
a pena d'improcedibilità:
1) il decreto di concessione del gratuito patrocinio;
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2) copia autentica della sentenza o della decisione
impugnata con la relazione di notificazione, se questa
è avvenuta, tranne che nei casi di cui ai due articoli
precedenti; oppure copia autentica dei provvedimenti
dai quali risulta il conflitto nei casi di cui ai nn. 1 e 2
dell'articolo 362;
3) la procura speciale, se questa è conferita con atto
separato;
4) gli atti processuali, i documenti, i contratti o accordi
collettivi sui quali il ricorso si fonda. (1)
Il ricorrente deve chiedere alla cancelleria del giudice
che ha pronunciato la sentenza impugnata o del quale
si contesta la giurisdizione la trasmissione alla
cancelleria della Corte di cassazione del fascicolo
d’ufficio; tale richiesta è restituita dalla cancelleria al
richiedente munita di visto, e deve essere depositata
insieme al ricorso.
(1) Numero così sostituito dall’art. 7 del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n.
40.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, ordinanza 10 luglio 2007, n. 15396,
Cassazione Civile, sez. II, sentenza 31 luglio 2009, n. 17896,
Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 12 ottobre 2009, n. 21558 e
Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 4 novembre 2009, n. 23329 in
Altalex Massimario.
Art. 370. Controricorso.
La parte contro la quale il ricorso è diretto, se intende
contraddire, deve farlo mediante controricorso da
notificarsi al ricorrente nel domicilio eletto entro venti
giorni dalla scadenza del termine stabilito per il
deposito del ricorso. In mancanza di tale notificazione,
essa non può presentare memorie, ma soltanto
partecipare alla discussione orale.
Al controricorso si applicano le norme degli articoli
365 e 366, in quanto è possibile.
Il controricorso è depositato nella cancelleria della
Corte entro venti giorni dalla notificazione, insieme
con gli atti e i documenti e con la procura speciale, se
conferita con atto separato.
Art. 371. Ricorso incidentale.
La parte di cui all'articolo precedente deve proporre
con l'atto contenente il controricorso l'eventuale
ricorso incidentale contro la stessa sentenza.
La parte alla quale è stato notificato il ricorso per
integrazione a norma degli articoli 331 e 332 deve
proporre l'eventuale ricorso incidentale nel termine di
quaranta giorni dalla notificazione, con atto notificato
al ricorrente principale e alle altre parti nello stesso
modo del ricorso principale.
Al ricorso incidentale si applicano le disposizioni degli
articoli 365, 366 e 369.
Per resistere al ricorso incidentale può essere
notificato un controricorso a norma dell'articolo
precedente.
Se il ricorrente principale deposita la copia della
sentenza o della decisione impugnata, non è
necessario che la depositi anche il ricorrente per
incidente.
Art. 371-bis. Deposito dell'atto di integrazione del
contraddittorio. (1)
Qualora la Corte abbia ordinato l'integrazione del
contraddittorio, assegnando alle parti un termine
perentorio per provvedervi, il ricorso notificato,
contenente nell'intestazione le parole "atto di
integrazione del contraddittorio", deve essere
depositato nella cancelleria della Corte stessa, a pena
di improcedibilità, entro venti giorni dalla scadenza del
termine assegnato.
(1) Articolo aggiunto dall'art. 62, L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 372. Produzione di altri documenti.
Non è ammesso il deposito di atti e documenti non
prodotti nei precedenti gradi del processo, tranne di
quelli che riguardano la nullità della sentenza
impugnata e l'ammissibilità del ricorso e del
controricorso.
Il deposito dei documenti relativi all'ammissibilità può
avvenire indipendentemente da quello del ricorso e
del controricorso, ma deve essere notificato, mediante
elenco, alle altre parti.
Cfr. Cassazione Civile, sez. I, sentenza 17 giugno 2009, n. 14080 in
Altalex Massimario.
Art. 373. Sospensione dell'esecuzione.
Il ricorso per cassazione non sospende l'esecuzione
della sentenza. Tuttavia il giudice che ha pronunciato
la sentenza impugnata può, su istanza di parte e
qualora dall'esecuzione possa derivare grave e
irreparabile danno, disporre con ordinanza non
impugnabile che la esecuzione sia sospesa o che sia
prestata congrua cauzione.
L'istanza si propone con ricorso al giudice di pace, al
tribunale in composizione monocratica (1) o al
presidente del collegio, il quale, con decreto in calce al
ricorso, ordina la comparizione delle parti
rispettivamente d'innanzi a sè o al collegio in camera
di consiglio. Copia del ricorso e del decreto sono
notificate al procuratore dell'altra parte, ovvero alla
parte stessa, se questa sia stata in giudizio senza
ministero di difensore o non si sia costituita nel
giudizio definito con la sentenza impugnata. Con lo
stesso decreto, in caso di eccezionale urgenza può
essere disposta provvisoriamente l'immediata
sospensione dell'esecuzione. (2)
(1) La parola "pretore" è stata sostituita dalle parole "tribunale in
composizione monocratica" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(2) Comma così sostituito dall'art. 63, L. 26 novembre 1990, n. 353.
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SEZIONE II - Del procedimento e dei provvedimenti
Art. 374. Pronuncia a sezioni unite. (1)
La Corte pronuncia a sezioni unite nei casi previsti nel
n. 1) dell'articolo 360 e nell'articolo 362. Tuttavia,
tranne che nei casi di impugnazione delle decisioni del
Consiglio di Stato e della Corte dei conti, il ricorso può
essere assegnato alle sezioni semplici, se sulla
questione di giurisdizione proposta si sono già
pronunciate le sezioni unite.
Inoltre il primo presidente può disporre che la Corte
pronunci a sezioni unite sui ricorsi che presentano una
questione di diritto già decisa in senso difforme dalle
sezioni semplici, e su quelli che presentano una
questione di massima di particolare importanza.
Se la sezione semplice ritiene di non condividere il
principio di diritto enunciato dalle sezioni unite,
rimette a queste ultime, con ordinanza motivata, la
decisione del ricorso.
In tutti gli altri casi la Corte pronuncia a sezione
semplice.
(1) Articolo così modificato dall’art. 8 del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n.
40. Il testo precedente recitava:
"La Corte pronuncia a sezioni unite nei casi previsti nel n. 1 dell'art.
360 e nell'art. 362.
Inoltre il primo presidente può disporre che la Corte pronunci a
sezioni unite sui ricorsi che presentano una questione di diritto già
decisa in senso difforme dalle sezioni semplici, e su quelli che
presentano una questione di massima di particolare importanza.
In tutti gli altri casi la Corte pronuncia a sezione semplice."
Art. 375. Pronuncia in camera di consiglio.
La Corte, sia a sezioni unite che a sezione semplice,
pronuncia con ordinanza in camera di consiglio
quando riconosce di dovere:
1) dichiarare l’inammissibilità del ricorso principale e
di quello incidentale eventualmente proposto, anche
per mancanza dei motivi previsti dall’articolo 360; (1)
2) ordinare l’integrazione del contraddittorio o
disporre che sia eseguita la notificazione
dell’impugnazione a norma dell’articolo 332 ovvero
che sia rinnovata;
3) provvedere in ordine all’estinzione del processo in
ogni caso diverso dalla rinuncia;
4) pronunciare sulle istanze di regolamento di
competenza e di giurisdizione; (2)
5) accogliere o rigettare il ricorso principale e
l’eventuale ricorso incidentale per manifesta
fondatezza o infondatezza. (3)
(…) (4)
(1) Questo numero è stato così sostituito dall’art. 47, comma 1, lett.
e), n. 1 della L. 18 giugno 2009, n. 69.
(2) I numeri 2), 3), 4) sono stati così sostituiti dall’art. 9, lett. a) del
D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40
(3) Questo numero è stato così sostituito dall’art. 47, comma 1, lett.
e), n. 2) della L. 18 giugno 2009, n. 69.
(4) Comma abrogato dall’art. 9, lett. b) del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n.
40.
Art. 376. Assegnazione dei ricorsi alle sezioni.
Il primo presidente, tranne quando ricorrono le
condizioni previste dall’articolo 374, assegna i ricorsi
ad apposita sezione, che verifica se sussistono i
presupposti per la pronuncia in camera di consiglio ai
sensi dell’articolo 375, primo comma, numeri 1) e 5).
Se la sezione non definisce il giudizio, gli atti sono
rimessi al primo presidente, che procede
all’assegnazione alle sezioni semplici. (1)
La parte, che ritiene di competenza delle sezioni unite
un ricorso assegnato a una sezione semplice, può
proporre al primo presidente istanza di rimessione alle
sezioni unite, fino a dieci giorni prima dell’udienza di
discussione del ricorso.
All’udienza della sezione semplice, la rimessione può
essere disposta soltanto su richiesta del pubblico
ministero o d’ufficio, con ordinanza inserita nel
processo verbale.
(1) Comma così sostituito dall’art. 47, comma 1, lett. b), della L. 18
giugno 2009, n. 69. Il testo previgente disponeva: “I ricorsi sono
assegnati alle sezioni unite o alle sezioni semplici dal primo
presidente.”
Art. 377. Fissazione dell'udienza o dell'adunanza in
camera di consiglio. (1)
Il primo presidente, su presentazione del ricorso a
cura del cancelliere, fissa l'udienza o l'adunanza della
camera di consiglio e nomina il relatore per i ricorsi
assegnati alle sezioni unite. Per i ricorsi assegnati alle
sezioni semplici provvede allo stesso modo il
presidente della sezione.
Dell'udienza è data comunicazione dal cancelliere agli
avvocati delle parti almeno venti giorni prima.
(1) Articolo così sostituito dall'art. 65, Legge 26 novembre 1990, n.
353.
Art. 378. Deposito di memorie di parte.
Le parti possono presentare le loro memorie in
cancelleria non oltre cinque giorni prima della udienza.
Art. 379. Discussione.
All'udienza il relatore riferisce i fatti rilevanti per la
decisione del ricorso, il contenuto del provvedimento
impugnato e, in riassunto, se non vi e' discussione
delle parti, i motivi del ricorso e del controricorso.
Dopo la relazione il presidente invita gli avvocati delle
parti a svolgere le loro difese.
Quindi il pubblico ministero espone oralmente le sue
conclusioni motivate.
Non sono ammesse repliche, ma gli avvocati delle
parti possono nella stessa udienza presentare alla
Corte brevi osservazioni per iscritto sulle conclusioni
del pubblico ministero.
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Art. 380. Deliberazione della sentenza.
La Corte, dopo la discussione della causa, delibera,
nella stessa seduta, la sentenza in camera di consiglio.
Si applica alla deliberazione della Corte la disposizione
dell'articolo 276.
Art. 380-bis. (1) Procedimento per la decisione
sull’inammissibilità del ricorso e per la decisione in
camera di consiglio.
Il relatore della sezione di cui all’articolo 376, primo
comma, primo periodo, se appare possibile definire il
giudizio ai sensi dell’articolo 375, primo comma,
numeri 1) e 5), deposita in cancelleria una relazione
con la concisa esposizione delle ragioni che possono
giustificare la relativa pronuncia.
Il presidente fissa con decreto l’adunanza della Corte.
Almeno venti giorni prima della data stabilita per
l’adunanza, il decreto e la relazione sono comunicati al
pubblico ministero e notificati agli avvocati delle parti,
i quali hanno facoltà di presentare, il primo conclusioni
scritte, e i secondi memorie, non oltre cinque giorni
prima e di chiedere di essere sentiti, se compaiono.
Se il ricorso non è dichiarato inammissibile, il relatore
nominato ai sensi dell’articolo 377, primo comma,
ultimo periodo, quando appaiono ricorrere le ipotesi
previste dall’articolo 375, primo comma, numeri 2) e
3), deposita in cancelleria una relazione con la concisa
esposizione dei motivi in base ai quali ritiene che il
ricorso possa essere deciso in camera di consiglio e si
applica il secondo comma.
Se ritiene che non ricorrono le ipotesi previste
dall’articolo 375, primo comma, numeri 2) e 3), la
Corte rinvia la causa alla pubblica udienza.
(1) Articolo aggiunto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 e
successivamente aggiornato con le modifiche introdotte dalla L. 18
giugno 2009, n. 69.
Art. 380-ter. (1) Procedimento per la decisione sulle
istanze di regolamento di giurisdizione e di
competenza.
Nei casi previsti dall'articolo 375, primo comma,
numero 4), il presidente, se non provvede ai sensi
dell'articolo 380-bis, primo comma, richiede al
pubblico ministero le sue conclusioni scritte.
Le conclusioni ed il decreto del presidente che fissa
l'adunanza sono notificati, almeno venti giorni prima,
agli avvocati delle parti, che hanno facoltà di
presentare memorie non oltre cinque giorni prima e di
chiedere di essere sentiti, se compaiono,
limitatamente al regolamento di giurisdizione.
Non si applica la disposizione del quinto comma
dell'articolo 380-bis.
(1) Articolo introdotto dall’art. 11 del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
Art. 381. (1)
(1) “Provvedimento sul deposito”
Articolo abrogato dalla L. 18 ottobre 1977, n. 793.
Art. 382. Decisione delle questioni di giurisdizione e
di competenza.
La Corte, quando decide una questione di
giurisdizione, statuisce su questa, determinando,
quando occorre, il giudice competente.
Quando cassa per violazione delle norme sulla
competenza, statuisce su questa.
Se riconosce che il giudice del quale si impugna il
provvedimento e ogni altro giudice difettano di
giurisdizione, cassa senza rinvio. Egualmente provvede
in ogni altro caso in cui ritiene che la causa non poteva
essere proposta o il processo proseguito.
Art. 383. Cassazione con rinvio.
La Corte, quando accoglie il ricorso per motivi diversi
da quelli richiamati nell'articolo precedente, rinvia la
causa ad altro giudice di grado pari a quello che ha
pronunciato la sentenza cassata.
Nel caso previsto nell'articolo 360 secondo comma, la
causa può essere rinviata al giudice che avrebbe
dovuto pronunciare sull'appello al quale le parti hanno
rinunciato.
La Corte, se riscontra una nullità del giudizio di primo
grado per la quale il giudice d'appello avrebbe dovuto
rimettere le parti al primo giudice, rinvia la causa a
quest'ultimo.
Nelle ipotesi di cui all'articolo 348-ter, commi terzo e
quarto, la Corte, se accoglie il ricorso per motivi diversi
da quelli indicati dall'articolo 382, rinvia la causa al
giudice che avrebbe dovuto pronunciare sull'appello e
si applicano le disposizioni del libro secondo, titolo
terzo, capo terzo, sezione terza. (1)
(1) Comma aggiunto dall’art. 54, D.L. 22 giugno 2012, n. 83,
convertito con L. 7 agosto 2012, n. 134. Ai sensi dell'art. 54 cit., co.
2, le disposizioni del presente articolo si applicano ai giudizi di
appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia
stata richiesta la notificazione dal trentesimo giorno successivo a
quello di entrata in vigore della legge di conversione del decreto
stesso.
Cfr. Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 27 febbraio 2008, n. 5087 in
Altalex Massimario.
Art. 384. Enunciazione del principio di diritto e
decisione della causa nel merito. (1)
La Corte enuncia il principio di diritto quando decide il
ricorso proposto a norma dell'articolo 360, primo
comma, n. 3), e in ogni altro caso in cui, decidendo su
altri motivi del ricorso, risolve una questione di diritto
di particolare importanza.
La Corte, quando accoglie il ricorso, cassa la sentenza
rinviando la causa ad altro giudice, il quale deve
uniformarsi al principio di diritto e comunque a quanto
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statuito dalla Corte, ovvero decide la causa nel merito
qualora non siano necessari ulteriori accertamenti di
fatto.
Se ritiene di porre a fondamento della sua decisione
una questione rilevata d'ufficio, la Corte riserva la
decisione, assegnando con ordinanza al pubblico
ministero e alle parti un termine non inferiore a venti
e non superiore a sessanta giorni dalla comunicazione
per il deposito in cancelleria di osservazioni sulla
medesima questione.
Non sono soggette a cassazione le sentenze
erroneamente motivate in diritto, quando il
dispositivo sia conforme al diritto; in tal caso la Corte
si limita a correggere la motivazione.
(1) Articolo così modificato dall’art. 12 del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n.
40. Il testo precedente recitava: “La Corte, quando accoglie il ricorso
per violazione o falsa applicazione di norme di diritto, enuncia il
principio di diritto al quale il giudice di rinvio deve uniformarsi
ovvero decide la causa nel merito qualora non siano necessari
ulteriori accertamenti di fatto.
Non sono soggette a cassazione le sentenze erroneamente motivate
in diritto, quando il dispositivo sia conforme al diritto; in tal caso la
Corte si limita a correggere la motivazione." (Altalex).
Art. 385. Provvedimenti sulle spese.
La Corte, se rigetta il ricorso, condanna il ricorrente
alle spese.
Se cassa senza rinvio o per violazione delle norme sulla
competenza provvede sulle spese di tutti i precedenti
giudizi, liquidandole essa stessa o rimettendone la
liquidazione al giudice che ha pronunciato la sentenza
cassata.
Se rinvia la causa ad altro giudice, può provvedere
sulle spese del giudizio di cassazione o rimetterne la
pronuncia al giudice di rinvio.
(1) Questo comma aggiunto dall’art. 13 del D.Lgs. 2 febbraio 2006,
n. 40 è stato abrogato dall’art. 46, comma 20, della L. 18 giugno
2009, n. 69. Tale comma recitava: “Quando pronuncia sulle spese,
anche nelle ipotesi di cui all'articolo 375, la Corte, anche d'ufficio,
condanna, altresì, la parte soccombente al pagamento, a favore
della controparte, di una somma, equitativamente determinata, non
superiore al doppio dei massimi tariffari, se ritiene che essa ha
proposto il ricorso o vi ha resistito anche solo con colpa grave.”
Cfr. Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 4 febbraio 2009, n. 2636 e
Cassazione Civile, sez. I, sentenza 27 febbraio 2009, n. 4829 in
Altalex Massimario.
Art. 386. Effetti della decisione sulla giurisdizione.
La decisione sulla giurisdizione è determinata
dall'oggetto della domanda e, quando prosegue il
giudizio, non pregiudica le questioni sulla pertinenza
del diritto e sulla proponibilità della domanda.
Art. 387. Non riproponibilità del ricorso dichiarato
inammissibile o improcedibile.
Il ricorso dichiarato inammissibile o improcedibile, non
può essere riproposto, anche se non è scaduto il
termine fissato dalla legge.
Art. 388. Trasmissione di copia del dispositivo al
giudice di merito. (1)
Copia della sentenza è trasmessa dal cancelliere della
Corte a quello del giudice che ha pronunciato la
sentenza impugnata, affinché ne sia presa nota in
margine all'originale di quest'ultima.
La trasmissione può avvenire anche in via telematica.
(1) Articolo così modificato dall’art. 14 del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n.
40. Il testo precedente recitava: "Copia del dispositivo della sentenza
è trasmessa dal cancelliere della Corte a quello del giudice che ha
pronunciato la sentenza impugnata, affinché ne sia presa nota in
margine all'originale di quest'ultima."
Art. 389. Domande conseguenti alla cassazione.
Le domande di restituzione o di riduzione in pristino e
ogni altra conseguente alla sentenza di cassazione si
propongono al giudice di rinvio e, in caso di cassazione
senza rinvio, al giudice che ha pronunciato la sentenza
cassata.
Art. 390. Rinuncia.
La parte può rinunciare al ricorso principale o
incidentale finché non sia cominciata la relazione
all'udienza, o sia notificata la richiesta del pubblico
ministero di cui all'art. 375.
La rinuncia deve farsi con atto sottoscritto dalla parte
e dal suo avvocato o anche da questo solo se è munito
di mandato speciale a tale effetto.
L'atto di rinuncia è notificato alle parti costituite o
comunicato agli avvocati delle stesse, che vi
appongono il visto.
Art. 391. Pronuncia sulla rinuncia.
Sulla rinuncia e nei casi di estinzione del processo
disposta per legge, la Corte provvede con sentenza
quando deve decidere altri ricorsi contro lo stesso
provvedimento, altrimenti provvede il presidente con
decreto.
Il decreto o la sentenza che dichiara l'estinzione può
condannare la parte che vi ha dato causa alle spese.
Il decreto ha efficacia di titolo esecutivo se nessuna
delle parti chiede la fissazione dell'udienza nel termine
di dieci giorni dalla comunicazione. (1)
La condanna non è pronunciata se alla rinuncia hanno
aderito le altre parti personalmente o i loro avvocati
autorizzati con mandato speciale.
(1) I primi tre commi di questo articolo sono stati così modificati
dall’art. 15 del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Si riporta il testo dei tre
commi precedenti: “Sulla rinuncia la Corte provvede con sentenza
quando deve decidere altri ricorsi contro lo stesso provvedimento,
altrimenti provvede con ordinanza.
L’ordinanza o la sentenza che provvede sulla rinuncia, condanna il
rinunciante alle spese.
L’ordinanza ha efficacia di titolo esecutivo.”
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Libro II – Del processo di cognizione
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Art. 391-bis. Correzione degli errori materiali e
revocazione delle sentenze della Corte di cassazione.
(1) (2)
Se la sentenza o l'ordinanza pronunciata ai sensi
dell'articolo 375, primo comma, numeri 4) e 5),
pronunciata dalla Corte di Cassazione è affetta da
errore materiale o di calcolo ai sensi dell'art. 287
ovvero da errore di fatto ai sensi dell'art. 395, n. 4), la
parte interessata può chiederne la correzione o la
revocazione con ricorso ai sensi degli artt. 365 ss. da
notificare entro il termine perentorio di sessanta
giorni dalla notificazione della sentenza, ovvero di un
anno dalla pubblicazione della sentenza stessa.
La Corte decide sul ricorso in camera di consiglio
nell'osservanza delle disposizioni di cui all'articolo 380-
bis. (3)
Sul ricorso per correzione dell'errore materiale
pronuncia con ordinanza. Sul ricorso per revocazione
pronuncia con ordinanza se lo dichiara inammissibile,
altrimenti rinvia alla pubblica udienza. (4)
La pendenza del termine per la revocazione della
sentenza della Corte di Cassazione non impedisce il
passaggio in giudicato della sentenza impugnata con
ricorso per cassazione respinto.
In caso di impugnazione per revocazione della
sentenza della Corte di Cassazione non è ammessa la
sospensione dell'esecuzione della sentenza passata in
giudicato, né è sospeso il giudizio di rinvio o il termine
per riassumerlo.
(1) Articolo aggiunto dall'art. 67, L. 26 novembre 1990, n. 353.
(2) La Corte costituzionale con sentenza 18 aprile 1996, n. 119 ha
dichiarato la illegittimità costituzionale del presente articolo nella
parte in cui prevede un termine per la proposizione dell'istanza di
correzione degli errori materiali delle sentenze della Corte di
cassazione.
(3) Articolo così modificato dall’ art. 27 del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n.
40.
Il testo precedente recitava: "Se la sentenza pronunciata dalla Corte
di Cassazione è affetta da errore materiale o di calcolo ai sensi
dell'art. 287 ovvero da errore di fatto ai sensi dell'art. 395, n. 4), la
parte interessata può chiederne la correzione o la revocazione con
ricorso ai sensi degli artt. 365 ss. da notificare entro il termine
perentorio di sessanta giorni dalla notificazione della sentenza,
ovvero di un anno dalla pubblicazione della sentenza stessa.
Sul ricorso la Corte pronuncia in camera di consiglio a norma dell'art.
375
La pendenza del termine per la revocazione della sentenza della
Corte di Cassazione non impedisce il passaggio in giudicato della
sentenza impugnata con ricorso per Cassazione respinto.
In caso di impugnazione per revocazione della sentenza della Corte
di Cassazione non è ammessa la sospensione dell'esecuzione della
sentenza passata in giudicato, né è sospeso il giudizio di rinvio o il
termine per riassumerlo."
(4) Comma aggiunto dall’art. 16 del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 28 febbraio 2007, n. 4640,
Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 26 maggio 2008, n. 13547 e
Corte Costituzionale, sentenza 9 luglio 2009, n. 207 in Altalex
Massimario.
Art. 391-ter. Altri casi di revocazione ed opposizione
di terzo. (1)
Il provvedimento con il quale la Corte ha deciso la
causa nel merito è, altresì, impugnabile per
revocazione per i motivi di cui ai numeri 1, 2, 3 e 6 del
primo comma dell'articolo 395 e per opposizione di
terzo. I relativi ricorsi si propongono alla stessa Corte e
debbono contenere gli elementi, rispettivamente,
degli articoli 398, commi secondo e terzo, e 405,
comma secondo.
Quando pronuncia la revocazione o accoglie
l'opposizione di terzo, la Corte decide la causa nel
merito qualora non siano necessari ulteriori
accertamenti di fatto; altrimenti, pronunciata la
revocazione ovvero dichiarata ammissibile
l'opposizione di terzo, rinvia la causa al giudice che ha
pronunciato la sentenza cassata.
(1) Articolo inserito dall’art. 17 del D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
SEZIONE III - Del giudizio di rinvio
Art. 392. Riassunzione della causa.
La riassunzione della causa davanti al giudice di rinvio
può essere fatta da ciascuna delle parti non oltre tre
mesi (1) dalla pubblicazione della sentenza della Corte
di cassazione.
La riassunzione si fa con citazione, la quale è notificata
personalmente a norma degli articoli 137 e seguenti.
(1) Le parole: “un anno” sono state così sostituite dall’art. 46,
comma 21, della L. 18 giugno 2006, n. 69.
Cfr. Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 1 luglio 2008, n. 17938 in
Altalex Massimario.
Art. 393. Estinzione del processo.
Se la riassunzione non avviene entro il termine di cui
all'articolo precedente, o si avvera successivamente a
essa una causa di estinzione del giudizio di rinvio,
l'intero processo si estingue; ma la sentenza della
Corte di cassazione conserva il suo effetto vincolante
anche nel nuovo processo che sia instaurato con la
riproposizione della domanda.
Cfr. Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 22 maggio 2007, n.
11905 in Altalex Massimario.
Art. 394. Procedimento in sede di rinvio.
In sede di rinvio si osservano le norme stabilite per il
procedimento davanti al giudice al quale la Corte ha
rinviato la causa. In ogni caso deve essere prodotta
copia autentica della sentenza di cassazione.
Le parti conservano la stessa posizione processuale
che avevano nel procedimento in cui fu pronunciata la
sentenza cassata.
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Nel giudizio di rinvio può deferirsi il giuramento
decisorio, ma le parti non possono prendere
conclusioni diverse da quelle prese nel giudizio nel
quale fu pronunciata la sentenza cassata, salvo che la
necessità delle nuove conclusioni sorga dalla sentenza
di cassazione.
CAPO IV - DELLA REVOCAZIONE
Art. 395. Casi di revocazione.
Le sentenze pronunciate in grado di appello o in unico
grado possono essere impugnate per revocazione:
1) se sono l'effetto del dolo di una delle parti in danno
dell'altra; (1)
2) se si è giudicato in base a prove riconosciute o
comunque dichiarate false dopo la sentenza oppure
che la parte soccombente ignorava essere state
riconosciute o dichiarate tali prima della sentenza;
3) se dopo la sentenza sono stati trovati uno o più
documenti decisivi che la parte non aveva potuto
produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per
fatto dell'avversario;
4) se la sentenza è l'effetto di un errore di fatto
risultante dagli atti o documenti della causa. Vi è
questo errore quando la decisione è fondata sulla
supposizione di un fatto la cui verità è
incontrastabilmente esclusa, oppure quando è
supposta l'inesistenza di un fatto la cui verità è
positivamente stabilita, e tanto nell'uno quanto
nell'altro caso se il fatto non costituì un punto
controverso sul quale la sentenza ebbe a pronunciare;
(2)
5) se la sentenza è contraria ad altra precedente
avente fra le parti autorità di cosa giudicata, purché
non abbia pronunciato sulla relativa eccezione;
6) se la sentenza è effetto del dolo del giudice,
accertato con sentenza passata in giudicato.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 20 febbraio 1995, n. 51 ha
dichiarato la illegittimità costituzionale del numero 1) del presente
articolo nella parte in cui non prevede la revocazione avverso i
provvedimenti di convalida di sfratto per morosità che siano
l'effetto del dolo di una delle parti in danno dell'altra.
(2) La Corte costituzionale con sentenza 30 gennaio 1986, n. 17 ha
dichiarato la illegittimità di questo articolo nella parte in cui non
prevede la revocazione delle sentenze della Corte di cassazione rese
su ricorsi basati sull'art. 360, n. 4 del codice di procedura civile ed
affette dall'errore di cui all'art. 395, n. 4, c.p.c..
Con successiva sentenza 20 dicembre 1989, n. 558 la stessa Corte ha
dichiarato la illegittimità costituzionale dell'art. 395, n. 4 c.p.c. nella
parte in cui non prevede la revocazione per errore di fatto avverso i
provvedimenti di convalida di sfratto o licenza per finita locazione
emessi in assenza o per mancata opposizione dell'intimato.
Infine con sentenza 31 gennaio 1991, n. 36 ha dichiarato la
illegittimità costituzionale dello stesso n. 4 nella parte in cui non
prevede la revocazione di sentenze della Corte di cassazione per
errore di fatto nella lettura di atti interni al suo stesso giudizio.
Cfr. Consiglio di Stato, sez. V, sentenza 5 febbraio 2009, n. 631 e
Consiglio di Stato, sez. V, sentenza 19 giugno 2009, n. 4040 in Altalex
Massimario.
Art. 396. Revocazione delle sentenze per le quali è
scaduto il termine per l'appello.
Le sentenze per le quali è scaduto il termine per
l'appello possono essere impugnate per revocazione
nei casi dei nn. 1, 2, 3 e 6 dell'articolo precedente,
purché la scoperta del dolo o della falsità o il recupero
dei documenti o la pronuncia della sentenza di cui al n.
6 siano avvenuti dopo la scadenza del termine
suddetto.
Se i fatti menzionati nel comma precedente
avvengono durante il corso del termine per l'appello, il
termine stesso è prorogato dal giorno
dell'avvenimento in modo da raggiungere i trenta
giorni da esso.
Art. 397. Revocazione proponibile dal pubblico
ministero.
Nelle cause in cui l'intervento del pubblico ministero è
obbligatorio a norma dell'articolo 70 primo comma, le
sentenze previste nei due articoli precedenti possono
essere impugnate per revocazione dal pubblico
ministero:
1) quando la sentenza è stata pronunciata senza che
egli sia stato sentito;
2) quando la sentenza è l'effetto della collusione posta
in opera dalle parti per frodare la legge.
Art. 398. Proposizione della domanda.
La revocazione si propone con citazione davanti allo
stesso giudice che ha pronunciato la sentenza
impugnata.
La citazione deve indicare, a pena d'inammissibilità, il
motivo della revocazione e le prove relative alla
dimostrazione dei fatti di cui ai numeri 1, 2, 3 e 6
dell'articolo 395, del giorno della scoperta o
dell'accertamento del dolo o della falsità o del
recupero dei documenti.
La citazione deve essere sottoscritta da un difensore
munito di procura speciale.
La proposizione della revocazione non sospende il
termine per proporre il ricorso per cassazione o il
procedimento relativo. Tuttavia il giudice davanti a cui
è proposta la revocazione, su istanza di parte, può
sospendere l'uno o l'altro fino alla comunicazione della
sentenza che abbia pronunciato sulla revocazione,
qualora ritenga non manifestamente infondata la
revocazione proposta. (1)
(1) Comma così sostituito dall'art. 68 della L. 26 novembre 1990, n.
353.
Art. 399. Deposito della citazione e della risposta.
Se la revocazione è proposta davanti al tribunale o alla
corte d'appello, la citazione deve essere depositata, a
pena di improcedibilità, entro venti giorni dalla
notificazione, nella cancelleria del giudice adito
insieme con la copia autentica della sentenza
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Libro II – Del processo di cognizione
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impugnata.
Le altre parti debbono costituirsi nello stesso termine
mediante deposito in cancelleria di una comparsa
contenente le loro conclusioni.
Se la revocazione è proposta davanti al giudice di pace
il deposito e la costituzione di cui ai due commi
precedenti debbono farsi a norma dell'articolo 319. (1)
(1) Comma così sostituito dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 400. Procedimento.
Davanti al giudice adito si osservano le norme stabilite
per il procedimento davanti a lui in quanto non
derogate da quelle del presente capo.
Art. 401. Sospensione dell'esecuzione.
Il giudice della revocazione può pronunciare, su
istanza di parte inserita nell'atto di citazione,
l'ordinanza prevista nell'articolo 373, con lo stesso
procedimento in camera di consiglio ivi stabilito.
Art. 402. Decisione.
Con la sentenza che pronuncia la revocazione il giudice
decide il merito della causa e dispone l'eventuale
restituzione di ciò che siasi conseguito con la sentenza
revocata.
Il giudice, se per la decisione del merito della causa
ritiene di dover disporre nuovi mezzi istruttori,
pronuncia, con sentenza, la revocazione della sentenza
impugnata e rimette con ordinanza le parti davanti
all'istruttore.
Art. 403. Impugnazione della sentenza di
revocazione.
Non può essere impugnata per revocazione la
sentenza pronunciata nel giudizio di revocazione.
Contro di essa sono ammessi i mezzi d'impugnazione
ai quali era originariamente soggetta la sentenza
impugnata per revocazione.
CAPO V - DELL'OPPOSIZIONE DI TERZO
Art. 404. Casi di opposizione di terzo.
Un terzo può fare opposizione contro la sentenza
passata in giudicato o comunque esecutiva
pronunciata tra altre persone quando pregiudica i suoi
diritti. (1) (2) (3) (4)
Gli aventi causa e i creditori di una delle parti possono
fare opposizione alla sentenza, quando e' l'effetto di
dolo o collusione a loro danno.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 7 giugno 1984, n. 167 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo nella
parte in cui non ammette l'opposizione di terzo avverso l'ordinanza
di convalida di sfratto per finita locazione, emanata per la mancata
comparizione dell'intimato o per la mancata opposizione
dell'intimato pur comparso.
(2) La Corte costituzionale con sentenza 25 ottobre 1985, n. 237 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo nella
parte in cui non ammette l'opposizione di terzo avverso l'ordinanza
di sfratto per morosità.
(3) La Corte costituzionale con sentenza 20 dicembre 1988, n. 1105
ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo nella
parte in cui non ammette l'opposizione di terzo avverso l'ordinanza
con la quale il pretore dispone l'affrancazione del fondo ex art. 4
della legge 22 luglio 1966, n. 607.
(4) La Corte costituzionale con sentenza 26 maggio 1995, n. 192 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma nella
parte in cui non ammette l'opposizione di terzo avverso l'ordinanza
di convalida di licenza per finita locazione.
Art. 405. Domanda di opposizione.
L'opposizione è proposta davanti allo stesso giudice
che ha pronunciato la sentenza, secondo le forme
prescritte per il procedimento davanti a lui.
La citazione deve contenere, oltre agli elementi di cui
all'art. 163, anche l'indicazione della sentenza
impugnata e, nel caso del secondo comma dell'articolo
precedente, l'indicazione del giorno in cui il terzo è
venuto a conoscenza del dolo o della collusione, e
della relativa prova.
Art. 406. Procedimento.
Davanti al giudice adito si osservano le norme stabilite
per il procedimento davanti a lui, in quanto non
derogate da quelle del presente capo.
Art. 407. Sospensione dell'esecuzione.
Il giudice dell'opposizione può pronunciare, su istanza
di parte inserita nell'atto di citazione, l'ordinanza
prevista nell'art. 373, con lo stesso procedimento in
camera di consiglio ivi stabilito.
Art. 408. Decisione.
Il giudice, se dichiara inammissibile o improcedibile la
domanda o la rigetta per infondatezza dei motivi,
condanna l'opponente al pagamento di una pena
pecuniaria di € 2 se la sentenza impugnata è del
giudice di pace, (1) di € 2 se è del tribunale e di € 2 in
ogni altro caso.
(1) Le parole: "di lire quattromila se è del pretore" sono state
soppresse dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
TITOLO IV – NORME PER LE CONTROVERSIE IN
MATERIA DI LAVORO
CAPO I – DELLE CONTROVERSIE INDIVIDUALI DI
LAVORO
SEZIONE I - Disposizioni generali
Art. 409. Controversie individuali di lavoro.
Si osservano le disposizioni del presente capo nelle
controversie relative a:
1) rapporti di lavoro subordinato privato, anche se non
inerenti all'esercizio di una impresa;
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2) rapporti di mezzadria, di colonia parziaria, di
compartecipazione agraria, di affitto a coltivatore
diretto, nonché rapporti derivanti da altri contratti
agrari, salva la competenza delle sezioni specializzate
agrarie;
3) rapporti di agenzia, di rappresentanza commerciale
ed altri rapporti di collaborazione che si concretino in
una prestazione di opera continuativa e coordinata,
prevalentemente personale, anche se non a carattere
subordinato;
4) rapporti di lavoro dei dipendenti di enti pubblici che
svolgono esclusivamente o prevalentemente attività
economica;
5) rapporti di lavori dei dipendenti di enti pubblici ed
altri rapporti di lavoro pubblico, sempreché non siano
devoluti dalla legge ad altro giudice.
Cfr. Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 27 aprile 2007, n. 10046
in Altalex Massimario.
Art. 410. Tentativo di conciliazione. (1)
Chi intende propone in giudizio una domanda relativa
ai rapporti previsti dall'articolo 409 può promuovere,
anche tramite l'associazione sindacale alla quale
aderisce o conferisce mandato, un previo tentativo di
conciliazione presso la commissione di conciliazione
individuata secondo i criteri di cui all'articolo 413.
La comunicazione della richiesta di espletamento del
tentativo di conciliazione interrompe la prescrizione e
sospende, per la durata del tentativo di conciliazione e
per i venti giorni successivi alla sua conclusione, il
decorso di ogni termine di decadenza.
Le commissioni di conciliazione sono istituite presso la
Direzione provinciale del lavoro. La commissione è
composta dal direttore dell'ufficio stesso o da un suo
delegato o da un magistrato collocato a riposo, in
qualità di presidente, da quattro rappresentanti
effettivi e da quattro supplenti dei datori di lavoro e
da quattro rappresentanti effettivi e da quattro
supplenti dei lavoratori, designati dalle rispettive
organizzazioni sindacali maggiormente
rappresentative a livello territoriale.
Le commissioni, quando se ne ravvisi la necessità,
affidano il tentativo di conciliazione a proprie
sottocommissioni, presiedute dal direttore della
Direzione provinciale del lavoro o da un suo delegato,
che rispecchino la composizione prevista dal terzo
comma. In ogni caso per la validità della riunione è
necessaria la presenza del presidente e di almeno un
rappresentante dei datori di lavoro e almeno un
rappresentante dei lavoratori.
La richiesta del tentativo di conciliazione, sottoscritta
dall'istante, è consegnata o spedita mediante
raccomandata con avviso di ricevimento. Copia della
richiesta del tentativo di conciliazione deve essere
consegnata o spedita con raccomandata con ricevuta
di ritorno a cura della stessa parte istante alla
controparte.
La richiesta deve precisare:
1) nome, cognome e residenza dell'istante e del
convenuto; se l'istante o il convenuto sono una
persona giuridica, un'associazione non riconosciuta o
un comitato, l'istanza deve indicare la denominazione
o la ditta nonché la sede;
2) il luogo dove é sorto il rapporto ovvero dove si trova
l'azienda o sua dipendenza alla quale é addetto il
lavoratore o presso la quale egli prestava la sua opera
al momento della fine del rapporto;
3) il luogo dove devono essere fatte alla parte istante
le comunicazioni inerenti alla procedura;
4) l'esposizione dei fatti e delle ragioni posti a
fondamento della pretesa.
Se la controparte intende accettare la procedura di
conciliazione, deposita presso la commissione di
conciliazione, entro venti giorni dal ricevimento della
copia della richiesta, una memoria contenente le
difese e le eccezioni in fatto e in diritto, nonché le
eventuali domande in via riconvenzionale. Ove ciò non
avvenga, ciascuna delle parti é libera di adire l'autorità
giudiziaria. Entro i dieci giorni successivi al deposito, la
commissione fissa la comparizione delle parti per il
tentativo di conciliazione, che deve essere tenuto
entro i successivi trenta giorni. Dinanzi alla
commissione il lavoratore può farsi assistere anche da
un'organizzazione cui aderisce o conferisce mandato.
La conciliazione della lite da parte di chi rappresenta la
pubblica amministrazione, anche in sede giudiziale ai
sensi dell'articolo 420, commi primo, secondo e terzo,
non può dar luogo a responsabilità, salvi i casi di dolo e
colpa grave.
(1) L'articolo che recitava: "Art. 410. Tentativo obbligatorio di
conciliazione. Chi intende proporre in giudizio una domanda relativa
ai rapporti previsti dall'articolo 409, e non ritiene di avvalersi delle
procedure di conciliazione previste dai contratti e accordi collettivi
deve promuovere, anche tramite l'associazione sindacale alla quale
aderisce o conferisca mandato, il tentativo di conciliazione presso la
commissione di conciliazione individuata secondo i criteri di cui
all'articolo 413.
La comunicazione della richiesta di espletamento del tentativo di
conciliazione interrompe la prescrizione e sospende, per la durata del
tentativo di conciliazione e per i venti giorni successivi alla sua
conclusione, il decorso di ogni termine di decadenza.
La commissione, ricevuta la richiesta, tenta la conciliazione della
controversia, convocando le parti, per una riunione da tenersi non
oltre dieci giorni dal ricevimento della richiesta.
Con provvedimento del direttore dell'ufficio provinciale del lavoro e
della massima occupazione è istituita in ogni provincia, presso
l'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione, una
commissione provinciale di conciliazione composta dal direttore
dell'ufficio stesso o da un suo delegato, in qualità di presidente, da
quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti dei datori di
lavoro e da quattro rappresentanti effettivi e da quattro supplenti
dei lavoratori, designati dalle rispettive organizzazioni sindacali
maggiormente rappresentative su base nazionale.
Commissioni di conciliazione possono essere istituite, con le stesse
modalità e con la medesima composizione di cui al precedente
comma, anche presso le sezioni zonali degli uffici provinciali del
lavoro e della massima occupazione.
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Le commissioni, quando se ne ravvisi la necessità, affidano il
tentativo di conciliazione a proprie sottocommissioni, presiedute dal
direttore dell'ufficio provinciale del lavoro e della massima
occupazione o da un suo delegato, che rispecchino la composizione
prevista dal precedente terzo comma.
In ogni caso per la validità della riunione è necessaria la presenza del
presidente e di almeno un rappresentante dei datori di lavoro e di
uno dei lavoratori.
Ove la riunione della commissione non sia possibile per la mancata
presenza di almeno uno dei componenti di cui al precedente comma,
il direttore dell'ufficio provinciale del lavoro certifica l'impossibilita'
di procedere al tentativo di conciliazione". è stato modificato dal
D.Lgs. 29 ottobre 1998, n. 387 e da ultimo è stato così sostituito
dall'art. 31, L. 4 novembre 2010, n. 183.
Cfr. Corte d'Appello di Catanzaro, sez. lavoro, sentenza 12 giugno
2007, n. 1088 in Altalex Massimario.
Art. 410-bis. Termine per l'espletamento del
tentativo di conciliazione. (1)
(1) L'articolo che recitava: "Il tentativo di conciliazione, anche se
nelle forme previste dai contratti e accordi collettivi, deve essere
espletato entro sessanta giorni dalla presentazione della richiesta.
Trascorso inutilmente tale termine, il tentativo di conciliazione si
considera comunque espletato ai fini dell'articolo 412-bis." è stato
inserito dal D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80 e successivamente abrogato
dall'art. 31, L. 4 novembre 2010, n. 183.
Art. 411. Processo verbale di conciliazione. (1)
Se la conciliazione esperita ai sensi dell'articolo 410
riesce, anche limitatamente ad una parte della
domanda, viene redatto separato processo verbale
sottoscritto dalle parti e dai componenti della
commissione di conciliazione. Il giudice, su istanza
della parte interessata, lo dichiara esecutivo con
decreto.
Se non si raggiunge l'accordo tra le parti, la
commissione di conciliazione deve formulare una
proposta per la bonaria definizione della controversia.
Se la proposta non è accettata, i termini di essa sono
riassunti nel verbale con indicazione delle valutazioni
espresse dalle parti. Delle risultanze della proposta
formulata dalla commissione e non accettata senza
adeguata motivazione il giudice tiene conto in sede di
giudizio.
Ove il tentativo di conciliazione sia stato richiesto dalle
parti, al ricorso depositato ai sensi dell'articolo 415
devono essere allegati i verbali e le memorie
concernenti il tentativo di conciliazione non riuscito.
Se il tentativo di conciliazione si è svolto in sede
sindacale, ad esso non si applicano le disposizioni di
cui all'articolo 410. Il processo verbale di avvenuta
conciliazione è depositato presso la Direzione
provinciale del lavoro a cura di una delle parti o per il
tramite di un'associazione sindacale. Il direttore, o un
suo delegato, accertatane l'autenticità, provvede a
depositarlo nella cancelleria del tribunale nella cui
circoscrizione è stato redatto. Il giudice, su istanza
della parte interessata, accertata la regolarità formale
del verbale di conciliazione, lo dichiara esecutivo con
decreto.
(1) L'articolo che recitava: "Se la conciliazione riesce, si forma
processo verbale che deve essere sottoscritto dalle parti e dal
presidente del collegio che ha esperito il tentativo, il quale certifica
l'autografia della sottoscrizione delle parti o la loro impossibilità di
sottoscrivere.
Il processo verbale è depositato a cura delle parti o dell'ufficio
provinciale del lavoro e della massima occupazione nella cancelleria
del tribunale (2) nella cui circoscrizione è stato formato. Il giudice (1),
su istanza della parte interessata, accertata la regolarità formale del
verbale di conciliazione, lo dichiara esecutivo con decreto.
Se il tentativo di conciliazione si è svolto in sede sindacale, il
processo verbale di avvenuta conciliazione è depositato presso
l'ufficio provinciale del lavoro e della massima occupazione a cura di
una delle parti o per il tramite di un'associazione sindacale. Il
direttore, o un suo delegato, accertatane la autenticità, provvede a
depositarlo nella cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione è
stato redatto. Il giudice (2), su istanza della parte interessata,
accertata la regolarità formale del verbale di conciliazione, lo
dichiara esecutivo con decreto." è stato così sostituito dall'art. 31, L.
4 novembre 2010, n. 183.
(2) Le parole: "pretura" e "pretore" sono state sostituite dalle parole
"tribunale" e "giudice" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Cfr. Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 22 maggio 2008, n.
13217 in Altalex Massimario.
Art. 412. Risoluzione arbitrale della controversia. (1)
In qualunque fase del tentativo di conciliazione, o al
suo termine in caso di mancata riuscita, le parti
possono indicare la soluzione, anche parziale, sulla
quale concordano, riconoscendo, quando e' possibile,
il credito che spetta al lavoratore, e possono
accordarsi per la risoluzione della lite, affidando alla
commissione di conciliazione il mandato a risolvere in
via arbitrale la controversia.
Nel conferire il mandato per la risoluzione arbitrale
della controversia, le parti devono indicare:
1) il termine per l'emanazione del lodo, che non può
comunque superare i sessanta giorni dal conferimento
del mandato, spirato il quale l'incarico deve intendersi
revocato;
2) le norme invocate dalle parti a sostegno delle loro
pretese e l'eventuale richiesta di decidere secondo
equità, nel rispetto dei principi generali
dell'ordinamento e dei principi regolatori della
materia, anche derivanti da obblighi comunitari.
Il lodo emanato a conclusione dell'arbitrato,
sottoscritto dagli arbitri e autenticato, produce tra le
parti gli effetti di cui all'articolo 1372 e all'articolo
2113, quarto comma, del codice civile.
Il lodo è impugnabile ai sensi dell'articolo 808-ter.
Sulle controversie aventi ad oggetto la validità del lodo
arbitrale irrituale, ai sensi dell'articolo 808-ter, decide
in unico grado il tribunale, in funzione di giudice del
lavoro, nella cui circoscrizione è la sede dell'arbitrato.
Il ricorso è depositato entro il termine di trenta giorni
dalla notificazione del lodo. Decorso tale termine, o se
le parti hanno comunque dichiarato per iscritto di
accettare la decisione arbitrale, ovvero se il ricorso è
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stato respinto dal tribunale, il lodo è depositato nella
cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione è la
sede dell'arbitrato. Il giudice, su istanza della parte
interessata, accertata la regolarità formale del lodo
arbitrale, lo dichiara esecutivo con decreto.
(1) L'articolo che recitava: "Art. 412. Verbale di mancata
conciliazione. Se la conciliazione non riesce, si forma il processo
verbale con l'indicazione delle ragioni del mancato accordo; in esso
le parti possono indicare la soluzione anche parziale sulla quale
concordano, precisando, quando e` possibile, l'ammontare del
credito che spetta al lavoratore. In quest'ultimo caso il processo
verbale acquista efficacia di titolo esecutivo, osservate le disposizioni
di cui all'articolo 411.
L'Ufficio provinciale del lavoro rilascia alla parte copia del verbale
entro cinque giorni dalla richiesta.
Le disposizioni del primo comma si applicano anche al tentativo di
conciliazione in sede sindacale.
Delle risultanza del verbale di cui al primo comma il giudice tiene
conto in sede di decisione sulle spese del successivo giudizio." è stato
modificato dal D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80 e successivamente è
stato così sostituito dall'art. 31, L. 4 novembre 2010, n. 183.
Art. 412-bis. Procedibilità della domanda. (1)
(1) L'articolo che recitava: "L'espletamento del tentativo di
conciliazione costituisce condizione di procedibilità della domanda.
L'improcedibilità deve essere eccepita dal convenuto nella memoria
difensiva di cui all'articolo 416 e può essere rilevata d'ufficio dal
giudice non oltre l'udienza di cui all'articolo 420.
Il giudice ove rilevi che non è stato promosso il tentativo di
conciliazione ovvero che la domanda giudiziale è stata presentata
prima dei sessanta giorni dalla promozione del tentativo stesso,
sospende il giudizio e fissa alle parti il termine perentorio di sessanta
giorni per promuovere il tentativo di conciliazione.
Trascorso il termine di cui al primo comma dell'articolo 410-bis, il
processo può essere riassunto entro il termine perentorio di
centottanta giorni.
Ove il processo non sia stato tempestivamente riassunto, il giudice
dichiara d'ufficio l'estinzione del processo con decreto cui si applica
la disposizione di cui all'articolo 308.
Il mancato espletamento del tentativo di conciliazione non preclude
la concessione dei provvedimenti speciali d'urgenza e di quelli
cautelari previsti nel capo III del titolo I del libro IV." è stato
modificato dal D.Lgs. 29 ottobre 1998, n. 387 e successivamente
abrogato dall'art. 31, L. 4 novembre 2010, n. 183.
Art. 412-ter. Altre modalità di conciliazione e
arbitrato previste dalla contrattazione collettiva. (1)
La conciliazione e l'arbitrato, nelle materie di cui
all'articolo 409, possono essere svolti altresì presso le
sedi e con le modalità previste dai contratti collettivi
sottoscritti dalle associazioni sindacali maggiormente
rappresentative.
(1) L'articolo che recitava: "Art. 412-ter. Arbitrato irrituale previsto
dai contratti collettivi. Se il tentativo di conciliazione non riesce o
comunque è decorso il termine previsto per l'espletamento, le parti
possono concordare di deferire ad arbitri la risoluzione della
controversia, anche tramite l'organizzazione sindacale alla quale
aderiscono o abbiano conferito mandato, se i contratti o accordi
collettivi nazionali di lavoro prevedono tale facoltà e stabiliscono:
a) le modalità della richiesta di devoluzione della controversia al
collegio arbitrale e il termine entro il quale l'altra parte può aderirvi;
b) la composizione del collegio arbitrale e la procedura per la
nomina del presidente e dei componenti;
c) le forme e i modi di espletamento dell'eventuale istruttoria;
d) il termine entro il quale il collegio deve emettere il lodo, dandone
comunicazione alle parti interessate;
e) i criteri per la liquidazione dei compensi agli arbitri.
I contratti e accordi collettivi possono, altresì, prevedere l'istituzione
di collegi o camere arbitrali stabili, composti e distribuiti sul
territorio secondo criteri stabiliti in sede di contrattazione nazionale.
Nella pronuncia del lodo arbitrale si applica l'articolo 429, terzo
comma, del codice di procedura civile.
Salva diversa previsione della contrattazione collettiva, per la
liquidazione delle spese della procedura arbitrale si applicano altresì
gli articoli 91, primo comma, e 92 del codice di procedura civile." è
stato modificato dal D.Lgs. 29 ottobre 1998, n. 387 e
successivamente così sostituito dall'art. 31, L. 4 novembre 2010, n.
183.
Art. 412-quater. Altre modalità di conciliazione e
arbitrato. (1)
Ferma restando la facoltà di ciascuna delle parti di
adire l'autorità giudiziaria e di avvalersi delle
procedure di conciliazione e di arbitrato previste dalla
legge, le controversie di cui all'articolo 409 possono
essere altresì proposte innanzi al collegio di
conciliazione e arbitrato irrituale costituito secondo
quanto previsto dai commi seguenti.
Il collegio di conciliazione e arbitrato è composto da
un rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo
membro, in funzione di presidente, scelto di comune
accordo dagli arbitri di parte tra i professori
universitari di materie giuridiche e gli avvocati
ammessi al patrocinio davanti alla Corte di cassazione.
La parte che intenda ricorrere al collegio di
conciliazione e arbitrato deve notificare all'altra parte
un ricorso sottoscritto, salvo che si tratti di una
pubblica amministrazione, personalmente o da un suo
rappresentante al quale abbia conferito mandato e
presso il quale deve eleggere il domicilio. Il ricorso
deve contenere la nomina dell'arbitro di parte e
indicare l'oggetto della domanda, le ragioni di fatto e
di diritto sulle quali si fonda la domanda stessa, i mezzi
di prova e il valore della controversia entro il quale si
intende limitare la domanda. Il ricorso deve contenere
il riferimento alle norme invocate dal ricorrente a
sostegno della sua pretesa e l'eventuale richiesta di
decidere secondo equità, nel rispetto dei principi
generali dell'ordinamento e dei principi regolatori
della materia, anche derivanti da obblighi comunitari.
Se la parte convenuta intende accettare la procedura
di conciliazione e arbitrato nomina il proprio arbitro di
parte, il quale entro trenta giorni dalla notifica del
ricorso procede, ove possibile, concordemente con
l'altro arbitro, alla scelta del presidente e della sede
del collegio. Ove ciò non avvenga, la parte che ha
presentato ricorso può chiedere che la nomina sia
fatta dal presidente del tribunale nel cui circondario è
la sede dell'arbitrato. Se le parti non hanno ancora
determinato la sede, il ricorso è presentato al
presidente del tribunale del luogo in cui è sorto il
rapporto di lavoro o ove si trova l'azienda o una sua
dipendenza alla quale e' addetto il lavoratore o presso
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Libro II – Del processo di cognizione
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la quale egli prestava la sua opera al momento della
fine del rapporto.
In caso di scelta concorde del terzo arbitro e della sede
del collegio, la parte convenuta, entro trenta giorni da
tale scelta, deve depositare presso la sede del collegio
una memoria difensiva sottoscritta, salvo che si tratti
di una pubblica amministrazione, da un avvocato cui
abbia conferito mandato e presso il quale deve
eleggere il domicilio. La memoria deve contenere le
difese e le eccezioni in fatto e in diritto, le eventuali
domande in via riconvenzionale e l'indicazione dei
mezzi di prova.
Entro dieci giorni dal deposito della memoria difensiva
il ricorrente può depositare presso la sede del collegio
una memoria di replica senza modificare il contenuto
del ricorso. Nei successivi dieci giorni il convenuto può
depositare presso la sede del collegio una
controreplica senza modificare il contenuto della
memoria difensiva.
Il collegio fissa il giorno dell'udienza, da tenere entro
trenta giorni dalla scadenza del termine per la
controreplica del convenuto, dandone comunicazione
alle parti, nel domicilio eletto, almeno dieci giorni
prima.
All'udienza il collegio esperisce il tentativo di
conciliazione. Se la conciliazione riesce, si applicano le
disposizioni dell'articolo 411, commi primo e terzo.
Se la conciliazione non riesce, il collegio provvede, ove
occorra, a interrogare le parti e ad ammettere e
assumere le prove, altrimenti invita all'immediata
discussione orale. Nel caso di ammissione delle prove,
il collegio può rinviare ad altra udienza, a non più di
dieci giorni di distanza, l'assunzione delle stesse e la
discussione orale.
La controversia è decisa, entro venti giorni dall'udienza
di discussione, mediante un lodo. Il lodo emanato a
conclusione dell'arbitrato, sottoscritto dagli arbitri e
autenticato, produce tra le parti gli effetti di cui agli
articoli 1372 e 2113, quarto comma, del codice civile.
Il lodo è impugnabile ai sensi dell'articolo 808-ter.
Sulle controversie aventi ad oggetto la validità del lodo
arbitrale irrituale, ai sensi dell'articolo 808-ter, decide
in unico grado il tribunale, in funzione di giudice del
lavoro, nella cui circoscrizione è la sede dell'arbitrato.
Il ricorso è depositato entro il termine di trenta giorni
dalla notificazione del lodo. Decorso tale termine, o se
le parti hanno comunque dichiarato per iscritto di
accettare la decisione arbitrale, ovvero se il ricorso è
stato respinto dal tribunale, il lodo è depositato nella
cancelleria del tribunale nella cui circoscrizione è la
sede dell'arbitrato. Il giudice, su istanza della parte
interessata, accertata la regolarità formale del lodo
arbitrale, lo dichiara esecutivo con decreto.
Il compenso del presidente del collegio è fissato in
misura pari al 2 per cento del valore della controversia
dichiarato nel ricorso ed è versato dalle parti, per
metà ciascuna, presso la sede del collegio mediante
assegni circolari intestati al presidente almeno cinque
giorni prima dell'udienza. Ciascuna parte provvede a
compensare l'arbitro da essa nominato. Le spese legali
e quelle per il compenso del presidente e dell'arbitro
di parte, queste ultime nella misura dell'1 per cento
del suddetto valore della controversia, sono liquidate
nel lodo ai sensi degli articoli 91, primo comma, e 92.
I contratti collettivi nazionali di categoria possono
istituire un fondo per il rimborso al lavoratore delle
spese per il compenso del presidente del collegio e del
proprio arbitro di parte.
(1) L'articolo che recitava: "Art. 412-quater. Impugnazione ed
esecutività del lodo arbitrale. Sulle controversie aventi ad oggetto la
validità del lodo arbitrale decide in unico grado il Tribunale, in
funzione del giudice del lavoro, della circoscrizione in cui e` la sede
dell'arbitrato. Il ricorso è depositato entro il termine di trenta giorni
dalla notificazione del lodo.
Trascorso tale termine, o se le parti hanno comunque dichiarato per
iscritto di accettare la decisione arbitrale, ovvero se il ricorso è stato
respinto dal tribunale, il lodo è depositato nella cancelleria del
Tribunale nella cui circoscrizione è la sede dell'arbitrato. Il giudice, su
istanza della parte interessata, accertata la regolarità formale del
lodo arbitrale, lo dichiara esecutivo con decreto. (2)" è stato
modificato dal D.Lgs. 29 ottobre 1998, n. 387 e successivamente è
stato così sostituito dall'art. 31, L. 4 novembre 2010, n. 183.
(2)Il comma che recitava: “La Corte d'appello decide con sentenza
provvisoriamente esecutiva ricorribile in cassazione.” è stato
eliminato dal D.Lgs. 29 ottobre 1998, n. 387.
SEZIONE II – Del procedimento
§ 1 - Del procedimento di primo grado
Art. 413. Giudice competente.
Le controversie previste dall'articolo 409 sono in
primo grado di competenza del tribunale (1) in
funzione di giudice del lavoro.
Competente per territorio è il giudice nella cui
circoscrizione è sorto il rapporto ovvero si trova
l'azienda o una sua dipendenza alla quale è addetto il
lavoratore o presso la quale egli prestava la sua opera
al momento della fine del rapporto.
Tale competenza permane dopo il trasferimento
dell'azienda o la cessazione di essa o della sua
dipendenza, purché la domanda sia proposta entro sei
mesi dal trasferimento o dalla cessazione.
Competente per territorio per le controversie previste
dal numero 3) dell'articolo 409 è il giudice nella cui
circoscrizione si trova il domicilio dell'agente, del
rappresentante di commercio ovvero del titolare degli
altri rapporti di collaborazione di cui al predetto
numero 3) dell'articolo 409. (2)
Competente per territorio per le controversie relative
ai rapporti di lavoro alle dipendenze delle pubbliche
amministrazioni è il giudice nella cui circoscrizione ha
sede l'ufficio al quale il dipendente è addetto o era
addetto al momento della cessazione del rapporto.
Nelle controversie nelle quali è parte una
Amministrazione dello Stato non si applicano le
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disposizioni dell'articolo 6 del regio decreto 30 ottobre
1933, n. 1611. (3)
Qualora non trovino applicazione le disposizioni dei
commi precedenti, si applicano quelle dell'articolo 18.
Sono nulle le clausole derogative della competenza
per territorio.
(1) La parola: "pretore" è stata sostituita dalla parola "tribunale" dal
D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(2) Comma aggiunto dall'art. 1, L. 11 febbraio 1992, n. 128.
(3) Comma aggiunto dal D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80.
Cfr. Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 15 ottobre 2007, n.
21562 in Altalex Massimario.
Art. 414. Forma della domanda.
La domanda si propone con ricorso, il quale deve
contenere:
1) l'indicazione del giudice;
2) il nome, il cognome, nonché la residenza o il
domicilio eletto del ricorrente nel comune in cui ha
sede il giudice adito, il nome, il cognome e la residenza
o il domicilio o la dimora del convenuto; se ricorrente
o convenuto è una persona giuridica, un'associazione
non riconosciuta o un comitato, il ricorso deve indicare
la denominazione o ditta nonché la sede del ricorrente
o del convenuto;
3) la determinazione dell'oggetto della domanda;
4) l'esposizione dei fatti e degli elementi di diritto sui
quali si fonda la domanda con le relative conclusioni;
5) l'indicazione specifica dei mezzi di prova di cui il
ricorrente intende avvalersi e in particolare dei
documenti che si offrono in comunicazione.
Cfr. Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 14 giugno 2007, n.
13878 in Altalex Massimario.
Art. 415. Deposito del ricorso e decreto di fissazione
dell'udienza.
Il ricorso è depositato nella cancelleria del giudice
competente insieme con i documenti in esso indicati.
Il giudice, entro cinque giorni dal deposito del ricorso,
fissa, con decreto, l'udienza di discussione, alla quale
le parti sono tenute a comparire personalmente.
Tra il giorno del deposito del ricorso e l'udienza di
discussione non devono decorrere più di sessanta
giorni.
Il ricorso, unitamente al decreto di fissazione
dell'udienza, deve essere notificato al convenuto, a
cura dell'attore, entro dieci giorni dalla data di
pronuncia del decreto, salvo quanto disposto
dall'articolo 417.
Tra la data di notificazione al convenuto e quella
dell'udienza di discussione deve intercorrere un
termine non minore di trenta giorni.
Il termine di cui al comma precedente è elevato a
quaranta giorni e quello di cui al terzo comma è
elevato a ottanta giorni nel caso in cui la notificazione
prevista dal quarto comma debba effettuarsi
all'estero.
Nelle controversie relative ai rapporti di lavoro dei
dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui al
quinto comma dell'articolo 413, il ricorso è notificato
direttamente presso l'amministrazione destinataria ai
sensi dell'articolo 144, secondo comma. Per le
amministrazioni statali o ad esse equiparate, ai fini
della rappresentanza e difesa in giudizio, si osservano
le disposizioni delle leggi speciali che prescrivono la
notificazione presso gli uffici dell'Avvocatura dello
Stato competente per territorio. (1)
(1) Comma aggiunto dal D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 80.
Art. 416. Costituzione del convenuto.
Il convenuto deve costituirsi almeno dieci giorni prima
della udienza, dichiarando la residenza o eleggendo
domicilio nel comune in cui ha sede il giudice adito.
La costituzione del convenuto si effettua mediante
deposito in cancelleria di una memoria difensiva, nella
quale devono essere proposte, a pena di decadenza, le
eventuali domande in via riconvenzionale e le
eccezioni processuali e di merito che non siano
rilevabili d'ufficio.
Nella stessa memoria il convenuto deve prendere
posizione, in maniera precisa e non limitata ad una
generica contestazione, circa i fatti affermati
dall'attore a fondamento della domanda, proporre
tutte le sue difese in fatto e in diritto ed indicare
specificamente, a pena di decadenza, i mezzi di prova
dei quali intende avvalersi ed in particolare i
documenti che deve contestualmente depositare.
Cfr. Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 15 maggio 2007, n.
11108, Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 18 maggio 2007, n.
11631, Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 9 ottobre 2007, n.
21073 e Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 6 ottobre 2009, n.
21311 in Altalex Massimario.
Art. 417. Costituzione e difesa personali delle parti.
In primo grado la parte può stare in giudizio
personalmente quando il valore della causa non
eccede gli € 129,11.
La parte che sta in giudizio personalmente propone la
domanda nelle forme di cui all'articolo 414 o si
costituisce nelle forme di cui all'articolo 416 con
elezione di domicilio nell'ambito del territorio della
Repubblica.
Può proporre la domanda anche verbalmente davanti
al giudice (1) che ne fa redigere processo verbale.
Il ricorso o il processo verbale con il decreto di
fissazione dell'udienza devono essere notificati al
convenuto e allo stesso attore a cura della cancelleria
entro i termini di cui all'articolo 415.
Alle parti che stanno in giudizio personalmente ogni
ulteriore atto o memoria deve essere notificato dalla
cancelleria.
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(1) La parola: "pretore" è stata sostituita dalla parola "giudice" dal
D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 417-bis. Difesa delle pubbliche amministrazioni
Nelle controversie relative ai rapporti di lavoro dei
dipendenti delle pubbliche amministrazioni di cui al
quinto comma dell’articolo 413, limitatamente al
giudizio di primo grado le amministrazioni stesse
possono stare in giudizio avvalendosi direttamente di
propri dipendenti.
Per le amministrazioni statali o ad esse equiparate, ai
fini della rappresentanza e difesa in giudizio, le
disposizioni di cui al comma precedente si applica
salvo che l’Avvocatura dello Stato competente per
territorio, ove vengano in rilievo questioni di massima
o aventi notevoli riflessi economici, determini di
assumere direttamente la trattazione della causa
dandone immediata comunicazione ai competenti
uffici dell’amministrazione interessata, nonché al
Dipartimento della funzione pubblica, anche per
l’eventuale emanazione di direttive agli uffici per la
gestione del contenzioso del lavoro. In ogni altro caso
l’Avvocatura dello Stato trasmette immediatamente, e
comunque non oltre 7 giorni dalla notifica degli atti
introduttivi, gli atti stessi ai competenti uffici
dell’amministrazione interessata per gli adempimenti
di cui al comma precedente.
Gli enti locali, anche al fine di realizzare economie di
gestione, possono utilizzare le strutture
dell’amministrazione civile del Ministero dell’interno,
alle quali conferiscono mandato nei limiti di cui al
primo comma.
Art. 418. Notificazione della domanda
riconvenzionale.
Il convenuto che abbia proposta domanda in via
riconvenzionale a norma del secondo comma
dell'articolo 416 deve, con istanza contenuta nella
stessa memoria, a pena di decadenza dalla
riconvenzionale medesima, chiedere al giudice che, a
modifica del decreto di cui al secondo comma
dell'articolo 415, pronunci, non oltre cinque giorni, un
nuovo decreto per la fissazione dell'udienza.
Tra la proposizione della domanda riconvenzionale e
l'udienza di discussione non devono decorrere più di
cinquanta giorni.
Il decreto che fissa l'udienza deve essere notificato
all'attore a cura dell'ufficio, unitamente alla memoria
difensiva, entro dieci giorni dalla data in cui è stato
pronunciato.
Tra la data di notificazione all'attore del decreto
pronunciato a norma del primo comma e quella
dell'udienza di discussione deve intercorrere un
termine non minore di venticinque giorni.
Nel caso in cui la notificazione del decreto debba farsi
all'estero il termine di cui al secondo comma è elevato
a settanta giorni, e quello di cui al comma precedente
è elevato a trentacinque giorni.
Art. 419. Intervento volontario.
Salvo che sia effettuato per l'integrazione necessaria
del contraddittorio, l'intervento del terzo ai sensi
dell'articolo 105 non può aver luogo oltre il termine
stabilito per la costituzione del convenuto, con le
modalità previste dagli articoli 414 e 416 in quanto
applicabili.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 29 giugno 1983, n. 193 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale di questo articolo nella parte
in cui, ove un terzo spieghi intervento volontario, non attribuisce al
giudice il potere-dovere di fissare - con il rispetto del termine di cui
all'art. 415, comma 5 (elevabile a quaranta giorni allorquando la
notificazione ad alcune delle parti originarie contumaci debba
effettuarsi all'estero) - una nuova udienza, non meno di dieci giorni
prima della quale potranno le parti originarie depositare memorie, e
di disporre che, entro cinque giorni, siano notificati alle parti
originarie il provvedimento di fissazione e la memoria
dell'interveniente, e che sia notificato a quest'ultimo il
provvedimento di fissazione della nuova udienza.
Art. 420. Udienza di discussione della causa.
Nell'udienza fissata per la discussione della causa il
giudice interroga liberamente le parti presenti, tenta
la conciliazione della lite e formula alle parti una
proposta transattiva. La mancata comparizione
personale delle parti, o il rifiuto della proposta
transattiva del giudice, senza giustificato motivo,
costituiscono comportamento valutabile dal giudice ai
fini del giudizio. Le parti possono, se ricorrono gravi
motivi, modificare le domande, eccezioni e conclusioni
già formulate previa autorizzazione del giudice (1).
Le parti hanno facoltà di farsi rappresentare da un
procuratore generale o speciale, il quale deve essere a
conoscenza dei fatti della causa. La procura deve
essere conferita con atto pubblico o scrittura privata
autenticata e deve attribuire al procuratore il potere di
conciliare o transigere la controversia. La mancata
conoscenza, senza gravi ragioni, dei fatti della causa da
parte del procuratore è valutata dal giudice ai fini della
decisione.
Il verbale di conciliazione ha efficacia di titolo
esecutivo.
Se la conciliazione non riesce e il giudice ritiene la
causa matura per la decisione, o se sorgono questioni
attinenti alla giurisdizione o alla competenza o ad altre
pregiudiziali la cui decisione può definire il giudizio, il
giudice invita le parti alla discussione e pronuncia
sentenza anche non definitiva dando lettura del
dispositivo.
Nella stessa udienza ammette i mezzi di prova già
proposti dalle parti e quelli che le parti non abbiano
potuto proporre prima, se ritiene che siano rilevanti,
disponendo, con ordinanza resa nell'udienza, per la
loro immediata assunzione.
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Qualora ciò non sia possibile, fissa altra udienza, non
oltre dieci giorni dalla prima, concedendo alle parti,
ove ricorrano giusti motivi, un termine perentorio non
superiore a cinque giorni prima dell'udienza di rinvio
per il deposito in cancelleria di note difensive.
Nel caso in cui vengano ammessi nuovi mezzi di prova,
a norma del quinto comma, la controparte può
dedurre i mezzi di prova che si rendano necessari in
relazione a quelli ammessi, con assegnazione di un
termine perentorio di cinque giorni. Nell'udienza
fissata a norma del precedente comma il giudice
ammette, se rilevanti, i nuovi mezzi di prova dedotti
dalla controparte e provvede alla loro assunzione.
L'assunzione delle prove deve essere esaurita nella
stessa udienza o, in caso di necessità, in udienza da
tenersi nei giorni feriali immediatamente successivi.
Nel caso di chiamata in causa a norma degli articoli
102, secondo comma, 106 e 107 il giudice fissa una
nuova udienza e dispone che, entro cinque giorni,
siano notificati al terzo il provvedimento nonché il
ricorso introduttivo e l'atto di costituzione del
convenuto, osservati i termini di cui ai commi terzo,
quinto e sesto dell'articolo 415. Il termine massimo
entro il quale deve tenersi la nuova udienza decorre
dalla pronuncia del provvedimento di fissazione.
Il terzo chiamato deve costituirsi non meno di dieci
giorni prima dell'udienza fissata, depositando la
propria memoria a norma dell'articolo 416.
A tutte le notificazioni e comunicazioni occorrenti
provvede l'ufficio.
Le udienze di mero rinvio sono vietate.
(1) Il comma che recitava: "Nell'udienza fissata per la discussione
della causa il giudice interroga liberamente le parti presenti e tenta
la conciliazione della lite. La mancata comparizione personale delle
parti, senza giustificato motivo, costituisce comportamento
valutabile dal giudice ai fini della decisione. Le parti possono, se
ricorrono gravi motivi, modificare le domande, eccezioni e
conclusioni già formulate previa autorizzazione del giudice." è stato
così sostituito dall’art. 31, comma 4, L. 4 novembre 2010, n. 183.
Cfr. Tribunale di Roma, sez. XIII, sentenza 29 marzo 2007 in Altalex
Massimario.
Art. 420-bis. Accertamento pregiudiziale sull'efficacia,
validità ed interpretazione dei contratti e accordi
collettivi. (1)
Quando per la definizione di una controversia di cui
all'articolo 409 è necessario risolvere in via
pregiudiziale una questione concernente l'efficacia, la
validità o l'interpretazione delle clausole di un
contratto o accordo collettivo nazionale, il giudice
decide con sentenza tale questione, impartendo
distinti provvedimenti per l'ulteriore istruzione o,
comunque, per la prosecuzione della causa fissando
una successiva udienza in data non anteriore a
novanta giorni.
La sentenza è impugnabile soltanto con ricorso
immediato per cassazione da proporsi entro sessanta
giorni dalla comunicazione dell'avviso di deposito della
sentenza.
Copia del ricorso per cassazione deve, a pena di
inammissibilità del ricorso, essere depositata presso la
cancelleria del giudice che ha emesso la sentenza
impugnata entro venti giorni dalla notificazione del
ricorso alle altre parti; il processo è sospeso dalla data
del deposito.
(1) Articolo aggiunto dall’art. 18 del D.Lgs. 18 febbraio 2006, n. 40.
Art. 421. Poteri istruttori del giudice.
Il giudice indica alle parti in ogni momento le
irregolarità degli atti e dei documenti che possono
essere sanate assegnando un termine per provvedervi,
salvo gli eventuali diritti quesiti.
Può altresì disporre d'ufficio in qualsiasi momento
l'ammissione di ogni mezzo di prova, anche fuori dei
limiti stabiliti dal codice civile, ad eccezione del
giuramento decisorio, nonché la richiesta di
informazioni e osservazioni, sia scritte che orali, alle
associazioni sindacali indicate dalle parti. Si osserva la
disposizione del comma sesto dell'articolo 420.
Dispone, su istanza di parte, l'accesso sul luogo di
lavoro, purché necessario al fine dell'accertamento dei
fatti, e dispone altresì, se ne ravvisa l'utilità, l'esame
dei testimoni sul luogo stesso.
Il giudice, ove lo ritenga necessario, può ordinare la
comparizione, per interrogarle liberamente sui fatti
della causa, anche di quelle persone che siano incapaci
di testimoniare a norma dell'articolo 246 o a cui sia
vietato a norma dell'articolo 247.
(1) Articolo così modificato dal D.L. 25 giugno 2008, n. 112.
Cfr. Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 24 ottobre 2007, n.
22305 e Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 9 settembre 2009,
n. 19422 in Altalex Massimario.
Art. 422. Registrazione su nastro.
Il giudice può autorizzare la sostituzione della
verbalizzazione da parte del cancelliere con la
registrazione su nastro delle deposizioni di testi e delle
audizioni delle parti o di consulenti.
Art. 423. Ordinanze per il pagamento di somme.
Il giudice, su istanza di parte, in ogni stato del giudizio,
dispone con ordinanza il pagamento delle somme non
contestate.
Egualmente, in ogni stato del giudizio, il giudice può,
su istanza del lavoratore, disporre con ordinanza il
pagamento di una somma a titolo provvisorio quando
ritenga il diritto accertato e nei limiti della quantità per
cui ritiene già raggiunta la prova.
Le ordinanze di cui ai commi precedenti costituiscono
titolo esecutivo.
L'ordinanza di cui al secondo comma è revocabile con
la sentenza che decide la causa.
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Art. 424. Assistenza del consulente tecnico.
Se la natura della controversia lo richiede, il giudice, in
qualsiasi momento, nomina uno o più consulenti
tecnici, scelti in albi speciali, a norma dell'articolo 61.
A tal fine il giudice può disporre ai sensi del sesto
comma dell'articolo 420.
Il consulente può essere autorizzato a riferire
verbalmente ed in tal caso le sue dichiarazioni sono
integralmente raccolte a verbale, salvo quanto
previsto dal precedente articolo 422.
Se il consulente chiede di presentare relazione scritta,
il giudice fissa un termine non superiore a venti giorni,
non prorogabile, rinviando la trattazione ad altra
udienza.
Art. 425. Richiesta di informazioni e osservazioni alle
associazioni sindacali.
Su istanza di parte, l'associazione sindacale indicata
dalla stessa ha facoltà di rendere in giudizio, tramite
un suo rappresentante, informazioni e osservazioni
orali o scritte.
Tali informazioni e osservazioni possono essere rese
anche nel luogo di lavoro ove sia stato disposto
l'accesso ai sensi del terzo comma dell'articolo 421.
A tal fine, il giudice può disporre ai sensi del sesto
comma dell'articolo 420.
Il giudice può richiedere alle associazioni sindacali il
testo dei contratti e accordi collettivi di lavoro, anche
aziendali, da applicare nella causa.
Art. 426. Passaggio dal rito ordinario al rito speciale.
(1)
Il giudice (2), quando rileva che una causa promossa
nelle forme ordinarie riguarda uno dei rapporti previsti
dall'articolo 409, fissa con ordinanza l'udienza di cui
all'articolo 420 e il termine perentorio entro il quale le
parti dovranno provvedere all'eventuale integrazione
degli atti introduttivi mediante deposito di memorie e
documenti in cancelleria.
Nell'udienza come sopra fissata provvede a norma
degli articoli che precedono.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 14 gennaio 1977, n. 14 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del combinato disposto
dell'art. 426 del codice di procedura civile, come modificato dall'art.
1, della L. 11 agosto 1973, n. 533 (sul nuovo rito del lavoro), e
dell'art. 20 della legge medesima nella parte in cui, con riguardo alle
cause pendenti al momento dell'entrata in vigore della legge, non è
prevista la comunicazione anche alla parte contumace
dell'ordinanza che fissa la udienza di discussione ed il termine
perentorio per l'integrazione degli atti.
(2) La parola: "pretore" è stata sostituita dalla parola "giudice" dal
D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 427. Passaggio dal rito speciale al rito ordinario.
Il giudice (1), quando rileva che una causa promossa
nelle forme stabilite dal presente capo riguarda un
rapporto diverso da quelli previsti dall'articolo 409, se
la causa stessa rientra nella sua competenza dispone
che gli atti siano messi in regola con le disposizioni
tributarie, altrimenti la rimette con ordinanza al
giudice competente, fissando un termine perentorio
non superiore a trenta giorni per la riassunzione con il
rito ordinario.
In tal caso le prove acquisite durante lo stato di rito
speciale avranno l'efficacia consentita dalle norme
ordinarie.
(1) La parola: "pretore" è stata sostituita dalla parola "giudice" dal
D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 428. Incompetenza del giudice.
Quando una causa relativa ai rapporti di cui all'articolo
409 sia stata proposta a giudice incompetente,
l'incompetenza può essere eccepita dal convenuto
soltanto nella memoria difensiva di cui all'articolo 416
ovvero rilevata d'ufficio dal giudice non oltre l'udienza
di cui all'articolo 420.
Quando l'incompetenza sia stata eccepita o rilevata ai
sensi del comma precedente, il giudice rimette la
causa al tribunale (1) in funzione di giudice del lavoro,
fissando un termine perentorio non superiore a trenta
giorni per la riassunzione con rito speciale.
(1) La parola: "pretore" è stata sostituita dalla parola "tribunale" dal
D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 429. Pronuncia della sentenza.
Nell'udienza il giudice, esaurita la discussione orale e
udite le conclusioni delle parti, pronuncia sentenza
con cui definisce il giudizio dando lettura del
dispositivo e della esposizione delle ragioni di fatto e
di diritto della decisione. In caso di particolare
complessità della controversia, il giudice fissa nel
dispositivo un termine, non superiore a sessanta
giorni, per il deposito della sentenza.
Se il giudice lo ritiene necessario, su richiesta delle
parti, concede alle stesse un termine non superiore a
dieci giorni per il deposito di note difensive, rinviando
la causa all'udienza immediatamente successiva alla
scadenza del termine suddetto, per la discussione e la
pronuncia della sentenza.
Il giudice, quando pronuncia sentenza di condanna al
pagamento di somme di denaro per crediti di lavoro,
deve determinare, oltre gli interessi nella misura
legale, il maggior danno eventualmente subito dal
lavoratore per la diminuzione di valore del suo credito,
condannando al pagamento della somma relativa con
decorrenza dal giorno della maturazione del diritto.
(1) Articolo così modificato dall’art. 53, comma 2, del D.L. 25 giugno
2008, n. 112.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro II – Del processo di cognizione
Altalex eBook | Collana Codici Altalex 75
Art. 430. Deposito della sentenza.
La sentenza deve essere depositata in cancelleria
entro quindici giorni dalla pronuncia. Il cancelliere ne
da' immediata comunicazione alle parti.
Art. 431. Esecutorietà della sentenza.
Le sentenze che pronunciano condanna a favore del
lavoratore per crediti derivanti dai rapporti di cui
all'articolo 409 sono provvisoriamente esecutive.
All'esecuzione si può procedere con la sola copia del
dispositivo, in pendenza del termine per il deposito
della sentenza.
Il giudice di appello può disporre con ordinanza non
impugnabile che l'esecuzione sia sospesa quando dalla
stessa possa derivare all'altra parte gravissimo danno.
La sospensione disposta a norma del comma
precedente può essere anche parziale e, in ogni caso,
l'esecuzione provvisoria resta autorizzata fino alla
somma di € 258,23.
Le sentenze che pronunciano condanna a favore del
datore di lavoro sono provvisoriamente esecutive e
sono soggette alla disciplina degli articoli 282 e 283. (1)
Il giudice di appello può disporre con ordinanza non
impugnabile che l'esecuzione sia sospesa in tutto o in
parte quando ricorrono gravi motivi. (1)
Se l’istanza per la sospensione di cui al terzo ed al
sesto comma è inammissibile o manifestamente
infondata il giudice, con ordinanza non impugnabile,
può condannare la parte che l’ha proposta ad una
pena pecuniaria non inferiore ad euro 250 e non
superiore ad euro 10.000. L’ordinanza è revocabile con
la sentenza che definisce il giudizio. (2)
(1) Questo comma è stato aggiunto dall'art. 69, della L. 26 novembre
1990, n. 353.
(2) Questo comma è stato aggiunto dalla Legge 12 novembre 2011,
n. 183.
Art. 432. Valutazione equitativa delle prestazioni.
Quando sia certo il diritto ma non sia possibile
determinare la somma dovuta, il giudice la liquida con
valutazione equitativa.
§ 2 – Delle impugnazioni
Art. 433. Giudice d'appello.
L'appello contro le sentenze pronunciate nei processi
relativi alle controversie previste nell'articolo 409 deve
essere proposto con ricorso davanti alla corte di
appello (1) territorialmente competente in funzione di
giudice del lavoro.
Ove l'esecuzione sia iniziata, prima della notificazione
della sentenza, l'appello può essere proposto con
riserva dei motivi che dovranno essere presentati nel
termine di cui all'articolo 434.
(1) Le parole "al tribunale" sono state sostituite dalle parole "alla
corte di appello" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 434. Deposito del ricorso in appello.
Il ricorso deve contenere le indicazioni prescritte
dall'articolo 414. L'appello deve essere motivato. La
motivazione dell'appello deve contenere, a pena di
inammissibilità:
1) l'indicazione delle parti del provvedimento che si
intende appellare e delle modifiche che vengono
richieste alla ricostruzione del fatto compiuta dal
giudice di primo grado;
2) l'indicazione delle circostanze da cui deriva la
violazione della legge e della loro rilevanza ai fini della
decisione impugnata. (1)
Il ricorso deve essere depositato nella cancelleria della
corte di appello (2) entro trenta giorni dalla
notificazione della sentenza, oppure entro quaranta
giorni nel caso in cui la notificazione abbia dovuto
effettuarsi all'estero.
(1) Il comma che recitava: "Il ricorso deve contenere l'esposizione
sommaria dei fatti e i motivi specifici dell'impugnazione, nonché le
indicazioni prescritte dall'articolo 414." è stato così sostituito
dall’art. 54, D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito con L. 7 agosto
2012, n. 134. Ai sensi dell'art. 54 cit., co. 2, le disposizioni del
presente articolo si applicano ai giudizi di appello introdotti con
ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la
notificazione dal trentesimo giorno successivo a quello di entrata in
vigore della legge di conversione del decreto stesso.
(2) Le parole: "del tribunale" sono state sostituite dalle parole "della
corte di appello" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 435. Decreto del presidente.
Il presidente della corte di appello (1) entro cinque
giorni dalla data di deposito del ricorso nomina il
giudice relatore e fissa, non oltre sessanta giorni dalla
data medesima, l'udienza di discussione dinanzi al
collegio.
L'appellante, nei dieci giorni successivi al deposito del
decreto, provvede alla notifica del ricorso e del
decreto all'appellato. (2)
Tra la data di notificazione all'appellato e quella
dell'udienza di discussione deve intercorrere un
termine non minore di venticinque giorni.
Nel caso in cui la notificazione prevista dal secondo
comma deve effettuarsi all'estero, i termini di cui al
primo e al terzo comma sono elevati, rispettivamente,
a ottanta e sessanta giorni.
(1) Le parole: "del tribunale" sono state sostituite dalle parole "della
corte di appello" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 (Altalex).
(2) La Corte costituzionale con sentenza 14 gennaio 1977, n. 15 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma nella
parte in cui non dispone che l'avvenuto deposito del decreto
presidenziale di fissazione dell'udienza di discussione sia comunicato
all'appellante e che da tale comunicazione decorra il termine per la
notificazione all'appellato.
Cfr. Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 5 settembre 2008, n.
22536 in Altalex Massimario.
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Art. 436. Costituzione dell'appellato e appello
incidentale.
L'appellato deve costituirsi almeno dieci giorni prima
della udienza.
La costituzione dell'appellato si effettua mediante
deposito in cancelleria del fascicolo e di una memoria
difensiva, nella quale deve essere contenuta
dettagliata esposizione di tutte le sue difese.
Se propone appello incidentale, l'appellato deve
esporre nella stessa memoria i motivi specifici su cui
fonda l'impugnazione. L'appello incidentale deve
essere proposto, a pena di decadenza, nella memoria
di costituzione, da notificarsi, a cura dell'appellato, alla
controparte almeno dieci giorni prima dell'udienza
fissata a norma dell'articolo precedente.
Si osservano, in quanto applicabili, le disposizioni
dell'articolo 416.
Cfr. Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 18 settembre 2007, n.
19340 in Altalex Massimario.
Art. 436-bis. Inammissibilità dell'appello e pronuncia.
(1)
All'udienza di discussione si applicano gli articoli 348-
bis e 348-ter.
(1) Articolo aggiunto dall’art. 54, D.L. 22 giugno 2012, n. 83,
convertito con L. 7 agosto 2012, n. 134. Ai sensi dell'art. 54 cit., co.
2, le disposizioni del presente articolo si applicano ai giudizi di
appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia
stata richiesta la notificazione dal trentesimo giorno successivo a
quello di entrata in vigore della legge di conversione del decreto
stesso.
Art. 437. Udienza di discussione.
Nell'udienza il giudice incaricato fa la relazione orale
della causa. Il collegio, sentiti i difensori delle parti,
pronuncia sentenza dando lettura del dispositivo nella
stessa udienza.
Non sono ammesse nuove domande ed eccezioni. Non
sono ammessi nuovi mezzi di prova, tranne il
giuramento estimatorio, salvo che il collegio anche
d'ufficio, li ritenga indispensabili ai fini della decisione
della causa.
E' salva la facoltà delle parti di deferire il giuramento
decisorio in qualsiasi momento della causa.
Qualora ammetta le nuove prove, il collegio fissa,
entro venti giorni, l'udienza nella quale esse debbono
essere assunte e deve essere pronunciata la sentenza.
In tal caso il collegio con la stessa ordinanza può
adottare i provvedimenti di cui all'articolo 423.
Sono applicabili le disposizioni di cui ai commi secondo
e terzo dell'articolo 429.
Art. 438. Deposito della sentenza di appello.
Il deposito della sentenza di appello e' effettuato con
l'osservanza delle norme di cui all'articolo 430.
Si applica il disposto del secondo comma dell'articolo
431.
Art. 439. Cambiamento del rito in appello.
La corte di appello (1), se ritiene che il provvedimento
in primo grado non si sia svolto secondo il rito
prescritto, procede a norma degli articoli 426 e 427.
(1) Le parole: "Il tribunale" sono state sostituite dalle parole "La
corte di appello" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 440. Appellabilità delle sentenze.
Sono inappellabili le sentenze che hanno deciso una
controversia di valore non superiore a € 25,82.
Art. 441. Consulente tecnico in appello.
Il collegio, nell'udienza di cui al primo comma
dell'articolo 437, può nominare un consulente tecnico
rinviando ad altra udienza da fissarsi non oltre trenta
giorni. In tal caso con la stessa ordinanza può adottare
i provvedimenti di cui all'articolo 423.
Il consulente deve depositare il proprio parere almeno
dieci giorni prima della nuova udienza.
CAPO II - DELLE CONTROVERSIE IN MATERIA DI
PREVIDENZA E DI ASSISTENZA OBBLIGATORIE
Art. 442. Controversie in materia di previdenza e di
assistenza obbligatorie.
Nei procedimenti relativi a controversie derivanti
dall’applicazione delle norme riguardanti le
assicurazioni sociali, gli infortuni sul lavoro, le malattie
professionali, gli assegni familiari nonché ogni altra
forma di previdenza e di assistenza obbligatorie, si
osservano le disposizioni di cui al capo primo di questo
titolo.
Anche per le controversie relative alla inosservanza
degli obblighi di assistenza e di previdenza derivanti da
contratti e accordi collettivi si osservano le disposizioni
di cui al capo primo di questo titolo.
Per le controversie di cui all’articolo 7, terzo comma,
numero 3-bis), non si osservano le disposizioni di
questo capo, né quelle di cui al capo primo di questo
titolo.
(1) Articolo aggiornato con le modifiche introdotte dall’art. 46,
comma 2, della L. 18 giugno 2009, n. 69.
Cfr. Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 27 aprile 2007, n. 10046
in Altalex Massimario.
Art. 443. Rilevanza del procedimento amministrativo.
La domanda relativa alle controversie in materia di
previdenza e assistenza obbligatorie di cui al primo
comma dell'articolo 442 non è procedibile se non
quando siano esauriti i procedimenti prescritti dalle
leggi speciali per la composizione in sede
amministrativa o siano decorsi i termini ivi fissati per il
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compimento dei procedimenti stessi o siano,
comunque, decorsi centottanta giorni dalla data in cui
è stato proposto il ricorso amministrativo.
Se il giudice nella prima udienza di discussione rileva
l'improcedibilità della domanda a norma del comma
precedente, sospende il giudizio e fissa all'attore un
termine perentorio di sessanta giorni per la
presentazione del ricorso in sede amministrativa.
Il processo deve essere riassunto, a cura dell'attore,
nel termine perentorio di centottanta giorni che
decorre dalla cessazione della causa della sospensione.
Art. 444. Giudice competente.
Le controversie in materia di previdenza e di
assistenza obbligatorie indicate nell’articolo 442 sono
di competenza del tribunale, in funzione di giudice del
lavoro, nella cui circoscrizione ha la residenza l’attore.
Se l’attore è residente all’estero la competenza è del
tribunale, in funzione di giudice del lavoro, nella cui
circoscrizione l’attore aveva l’ultima residenza prima
del trasferimento all’estero ovvero, quando la
prestazione è chiesta dagli eredi, nella cui
circoscrizione il defunto aveva la sua ultima residenza.
(1)
Se la controversia in materia di infortuni sul lavoro e
malattie professionali riguarda gli addetti alla
navigazione marittima o alla pesca marittima, è
competente il tribunale, in funzione di giudice del
lavoro, del luogo in cui ha sede l’ufficio del porto di
iscrizione della nave.
Per le controversie relative agli obblighi dei datori di
lavoro e all’applicazione delle sanzioni civili per
l’inadempimento di tali obblighi, è competente il
tribunale, in funzione di giudice del lavoro, del luogo in
cui ha sede l’ufficio dell’ente.
(1) L’ultimo periodo di questo comma è stato aggiunto dall’art. 46,
comma 23, della L. 18 giugno 2009, n. 69.
Art. 445. Consulente tecnico.
Nei processi regolati nel presente capo, relativi a
domande di prestazioni previdenziali o assistenziali
che richiedano accertamenti tecnici, il giudice nomina
uno o più consulenti tecnici scelti in appositi albi, ai
sensi dell'articolo 424.
Nei casi di particolare complessità il termine di cui
all'articolo 424 può essere prorogato fino a sessanta
giorni.
Cfr. Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 9 aprile 2008, n. 9166 in
Altalex Massimario.
Art. 445-bis. Accertamento tecnico preventivo
obbligatorio (1)
Nelle controversie in materia di invalidità civile, cecità
civile, sordità civile, handicap e disabilità, nonché di
pensione di inabilità e di assegno di invalidità,
disciplinati dalla legge 12 giugno 1984, n. 222, chi
intende proporre in giudizio domanda per il
riconoscimento dei propri diritti presenta con ricorso
al giudice competente ai sensi dell'articolo 442 codice
di procedura civile, presso il Tribunale nel cui
circondario risiede l'attore, istanza di accertamento
tecnico per la verifica preventiva delle condizioni
sanitarie legittimanti la pretesa fatta valere. Il giudice
procede a norma dell'articolo 696 - bis codice di
procedura civile, in quanto compatibile nonché
secondo le previsioni inerenti all'accertamento
peritale di cui all'articolo 10, comma 6-bis, del
decreto-legge 30 settembre 2005, n. 203, convertito,
con modificazioni, dalla legge 2 dicembre 2005, n. 248,
e all'articolo 195.
L'espletamento dell'accertamento tecnico preventivo
costituisce condizione di procedibilità della domanda
di cui al primo comma. L'improcedibilità deve essere
eccepita dal convenuto a pena di decadenza o rilevata
d'ufficio dal giudice, non oltre la prima udienza. Il
giudice ove rilevi che l'accertamento tecnico
preventivo non è stato espletato ovvero che è iniziato
ma non si è concluso, assegna alle parti il termine di
quindici giorni per la presentazione dell'istanza di
accertamento tecnico ovvero di completamento dello
stesso.
La richiesta di espletamento dell'accertamento tecnico
interrompe la prescrizione.
Il giudice, terminate le operazioni di consulenza, con
decreto comunicato alle parti, fissa un termine
perentorio non superiore a trenta giorni, entro il quale
le medesime devono dichiarare, con atto scritto
depositato in cancelleria, se intendono contestare le
conclusioni del consulente tecnico dell'ufficio.
In assenza di contestazione, il giudice, se non procede
ai sensi dell'articolo 196, con decreto pronunciato
fuori udienza entro trenta giorni dalla scadenza del
termine previsto dal comma precedente omologa
l'accertamento del requisito sanitario secondo le
risultanze probatorie indicate nella relazione del
consulente tecnico dell'ufficio provvedendo sulle
spese. Il decreto, non impugnabile né modificabile, è
notificato agli enti competenti, che provvedono,
subordinatamente alla verifica di tutti gli ulteriori
requisiti previsti dalla normativa vigente, al
pagamento delle relative prestazioni, entro 120 giorni.
Nei casi di mancato accordo la parte che abbia
dichiarato di contestare le conclusioni del consulente
tecnico dell'ufficio deve depositare, presso il giudice di
cui al comma primo, entro il termine perentorio di
trenta giorni dalla formulazione della dichiarazione di
dissenso, il ricorso introduttivo del giudizio,
specificando, a pena di inammissibilità, i motivi della
contestazione.
La sentenza che definisce il giudizio previsto dal
comma precedente è inappellabile. (2)
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(1) Articolo aggiunto dal numero 1) della lettera b) del comma 1
dell'art. 38, D.L. 6 luglio 2011, n. 98, coordinato con la legge di
conversione 15 luglio 2011, n. 111. Tali disposizioni si applicano dal
1° gennaio 2012.
(2) Questo comma è stato aggiunto dalla Legge 12 novembre 2011,
n. 183.
Art. 446. Istituti di patronato e di assistenza sociale.
Gli istituti di patronato e di assistenza sociale
legalmente riconosciuti, possono, su istanza
dell'assistito, in ogni grado del giudizio, rendere
informazioni e osservazioni orali o scritte nella forma
di cui all'articolo 425.
Art. 447. Esecuzione provvisoria.
Le sentenze pronunciate nei giudizi relativi alle
controversie di cui all'articolo 442 sono
provvisoriamente esecutive.
Si applica il disposto dell'articolo 431.
Art. 447-bis. Norme applicabili alle controversie in
materia di locazione, di comodato e di affitto (1)
Le controversie in materia di locazione e di comodato
di immobili urbani e quelle di affitto di aziende sono
disciplinate dagli articoli 414, 415, 416, 417, 418, 419,
420, 421, primo comma, 422, 423, primo e terzo
comma, 424, 425, 426, 427, 428, 429, primo e secondo
comma, 430, 433, 434, 435, 436, 436-bis, 437, 438,
439, 440, 441, in quanto applicabili. (2)
(3) Sono nulle le clausole di deroga alla competenza.
Il giudice può disporre d'ufficio, in qualsiasi momento,
l'ispezione della cosa e l'ammissione di ogni mezzo di
prova, ad eccezione del giuramento decisorio, nonché
la richiesta di informazioni, sia scritte che orali, alle
associazioni di categoria indicate dalle parti.
Le sentenze di condanna di primo grado sono
provvisoriamente esecutive. All'esecuzione si può
procedere con la sola copia del dispositivo in
pendenza del termine per il deposito della sentenza. Il
giudice d'appello può disporre con ordinanza non
impugnabile che l'efficacia esecutiva o l'esecuzione
siano sospese quando dalle stesse possa derivare
all'altra parte gravissimo danno.
(1) Articolo aggiunto dall'art. 70, L. 26 novembre 1990, n. 353.
(2) Il comma che recitava: "Le controversie di cui all'art. 8, secondo
comma, n. 3), sono disciplinate dagli articoli 414, 415, 416, 417, 418,
419, 420, 421, primo comma, c.p.c. e artt. 422, 423, primo comma e
terzo comma, c.p.c. e artt. 424, 425, 426, 427, 428, 429, primo
comma e secondo comma, c.p.c. e artt. 430, 433, 434, 435, 436, 437,
438, 439, 440, 441 c.p.c., in quanto applicabili." è stato così
sostituito dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51. Successivamente le
parole: "436-bis" sono state aggiunte dall’art. 54, D.L. 22 giugno
2012, n. 83, convertito con L. 7 agosto 2012, n. 134. Ai sensi dell'art.
54 cit., co. 2, le disposizioni del presente articolo si applicano ai
giudizi di appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di
cui sia stata richiesta la notificazione dal trentesimo giorno
successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione del
decreto stesso.
(3) Il D.lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 ha soppresso il periodo che
disponeva: “Per le controversie relative ai rapporti di cui all'articolo
8, secondo comma, numero 3), e' competente il giudice del luogo
dove si trova la cosa.”
Art. 448. (1)
(1) “ Rimessione al collegio” articolo abrogato dalla L. 11 agosto
1973, n. 533.
Art. 449. (1)
(1)“Disposizioni sulle spese” articolo abrogato dalla L. 11 agosto
1973, n. 533.
Art. 450. (1)
(1)“Giudice d'appello” articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n.
533.
Art. 451. (1)
(1) “Cambiamento del rito in appello” articolo abrogato dalla L. 11
agosto 1973, n. 533.
Art. 452. (1)
(1)“Appellabilità delle sentenze.” articolo abrogato dalla L. 11 agosto
1973, n. 533.
Art. 453. (1)
(1)“Consulente tecnico in appello” articolo abrogato dalla L. 11
agosto 1973, n. 533.
Art. 454. (1)
(1)”Ricorso per cassazione” articolo abrogato dalla L. 11 agosto
1973, n. 533.
Art. 455. (1)
(1) “Arbitrato dei consulenti tecnici” articolo abrogato dalla L.11
agosto 1973, n. 533.
Art. 456. (1)
(1) ”Pronuncia dei consulenti tecnici” articolo abrogato dalla L. 11
agosto 1973, n. 533.
Art. 457. (1)
(1)“Decadenza dei consulenti tecnici” articolo abrogato dalla L. 11
agosto 1973, n. 533.
Art. 458. (1)
(1)“Impugnazione delle sentenze dei consulenti” articolo abrogato
dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
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Libro II – Del processo di cognizione
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Art. 459. (1)
(1)“Controversie in materia di previdenza e di assistenza
obbligatorie” articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 460. (1)
(1)“Improponibilità della domanda” articolo abrogato dalla L. 11
agosto 1973, n. 533.
Art. 461. (1)
(1)“Giudice competente” articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973,
n. 533.
Art. 462. (1)
(1) “Patrocinio” articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 463. (1)
(1)“Assistenza del consulente tecnico” articolo abrogato dalla L. 11
agosto 1973, n. 533.
Art. 464. (1)
(1)“Rinvio” articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Art. 465. (1)
(1)“Giudice d'appello” articolo abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n.
533.
Art. 466. (1)
(1)“Appellabilità delle sentenze” articolo abrogato dalla L. 11 agosto
1973, n. 533.
Art. 467. (1)
(1)“Denuncia all'associazione sindacale” articolo abrogato dalla L. 11
agosto 1973, n. 533.
Art. 468. (1)
(1)“Nomina del consulente tecnico” articolo abrogato dalla L. 11
agosto 1973, n. 533.
Art. 469. (1)
(1)“Intervento delle associazioni sindacali” articolo abrogato dalla L.
11 agosto 1973, n. 533.
Art. 470. (1)
(1)“Sospensione del procedimento” articolo abrogato dalla L. 11
agosto 1973, n. 533.
Art. 471. (1)
(1)“Ricorso per cassazione” articolo abrogato dalla L. 11 agosto
1973, n. 533.
Art. 472. (1)
(1)“Accertamento tecnico preventivo” articolo abrogato dalla L. 11
agosto 1973, n. 533.
Art. 473. (1)
(1)“Procedimento ed efficacia dell'accertamento” articolo abrogato
dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
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Libro III – Del processo di esecuzione
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CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro III – Del processo di esecuzione
Sommario
TITOLO I – DEL TITOLO ESECUTIVO E DEL PRECETTO 80
TITOLO II - DELL'ESPROPRIAZIONE FORZATA ............. 81
TITOLO III - DELL'ESECUZIONE PER CONSEGNA O
RILASCIO .................................................................. 105
TITOLO IV - DELL'ESECUZIONE FORZATA DI OBBLIGHI
DI FARE O DI NON FARE ........................................... 106
TITOLO V - DELLE OPPOSIZIONI ............................... 106
TITOLO VI - DELLA SOSPENSIONE E DELL'ESTINZIONE
DEL PROCESSO ......................................................... 108
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
LIBRO III – DEL PROCESSO DI ESECUZIONE
TITOLO I – DEL TITOLO ESECUTIVO E DEL PRECETTO
Art. 474. Titolo esecutivo. (1)
L'esecuzione forzata non può avere luogo che in virtù
di un titolo esecutivo per un diritto certo, liquido ed
esigibile.
Sono titoli esecutivi:
1) le sentenze, i provvedimenti e gli altri atti ai quali la
legge attribuisce espressamente efficacia esecutiva;
2) le scritture private autenticate, relativamente alle
obbligazioni di somme di denaro in esse contenute, le
cambiali, nonché gli altri titoli di credito ai quali la
legge attribuisce espressamente la sua stessa efficacia;
3) gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale
autorizzato dalla legge a riceverli.
L'esecuzione forzata per consegna o rilascio non può
aver luogo che in virtù dei titoli esecutivi di cui ai
numeri 1) e 3) del secondo comma. Il precetto deve
contenere trascrizione integrale, ai sensi dell'articolo
480, secondo comma, delle scritture private
autenticate di cui al numero 2) del secondo comma.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dal D.L. 14 marzo 2005, n.
35 e successivamente modificato dalla legge 28 dicembre 2005, n.
263 con decorrenza dal 1 marzo 2006. Il testo precedente recitava:
"Art. 474. Titolo esecutivo.
L'esecuzione forzata non può avere luogo che in virtù di un titolo
esecutivo per un diritto certo, liquido ed esigibile.
Sono titoli esecutivi:
1) le sentenze, e i provvedimenti ai quali la legge attribuisce
espressamente efficacia esecutiva;
2) le cambiali nonché gli altri titoli di credito e gli atti ai quali la
legge attribuisce espressamente la stessa efficacia;
3) gli atti ricevuti da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato
dalla legge a riceverli relativamente alle obbligazioni di somme di
danaro in essi contenute."
Art. 475. Spedizione in forma esecutiva.
Le sentenze e gli altri provvedimenti dell'autorità
giudiziaria e gli atti ricevuti da notaio o da altro
pubblico ufficiale, per valere come titolo per
l'esecuzione forzata, debbono essere muniti della
formula esecutiva, salvo che la legge disponga
altrimenti.
La spedizione del titolo in forma esecutiva può farsi
soltanto alla parte a favore della quale fu pronunciato
il provvedimento o stipulata l'obbligazione, o ai suoi
successori, con indicazione in calce della persona alla
quale è spedita.
La spedizione in forma esecutiva consiste
nell'intestazione "Repubblica italiana - In nome della
legge" e nell'apposizione da parte del cancelliere o
notaio o altro pubblico ufficiale, sull'originale o sulla
copia, della seguente formula:
"Comandiamo a tutti gli ufficiali giudiziari che ne siano
richiesti e a chiunque spetti, di mettere a esecuzione il
presente titolo, al pubblico ministero di darvi
assistenza, e a tutti gli ufficiali della forza pubblica di
concorrervi, quando ne siano legalmente richiesti".
Art. 476. Altre copie in forma esecutiva.
Non può spedirsi senza giusto motivo più di una copia
in forma esecutiva alla stessa parte.
Le ulteriori copie sono chieste dalla parte interessata,
in caso di provvedimento con ricorso al capo
dell'ufficio che l'ha pronunciato, e negli altri casi al
presidente del tribunale nella cui circoscrizione l'atto
fu formato.
Sull'istanza si provvede con decreto.
Il cancelliere, il notaio o altro pubblico ufficiale che
contravviene alle disposizioni del presente articolo è
condannato a una pena pecuniaria da euro 1.000 a
5.000, (1) con decreto del capo dell'ufficio o del
presidente del tribunale competente a norma del
secondo comma.
(1) Le parole: “non superiore a 5 euro” sono state così sostituite
dalle attuali: “da euro 1.000 a 5.000” dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35,
successivamente modificato dalla legge 28 dicembre 2005, n. 263
con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 477. Efficacia del titolo esecutivo contro gli eredi.
Il titolo esecutivo contro il defunto ha efficacia contro
gli eredi, ma si può loro notificare il precetto soltanto
dopo dieci giorni dalla notificazione del titolo.
Entro un anno dalla morte, la notificazione può farsi
agli eredi collettivamente e impersonalmente,
nell'ultimo domicilio del defunto.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro III – Del processo di esecuzione
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Art. 478. Prestazione della cauzione.
Se l'efficacia del titolo esecutivo é subordinata a
cauzione, non si può iniziare l'esecuzione forzata
finché quella non sia stata prestata. Della prestazione
si fa constare con annotazione in calce o in margine al
titolo spedito in forma esecutiva, o con atto separato
che deve essere unito al titolo.
Art. 479. Notificazione del titolo esecutivo e del
precetto.
Se la legge non dispone altrimenti, l'esecuzione forzata
deve essere preceduta dalla notificazione del titolo in
forma esecutiva e del precetto.
La notificazione del titolo esecutivo deve essere fatta
alla parte personalmente a norma degli artt. 137 e
seguenti. (1)
Il precetto può essere redatto di seguito al titolo
esecutivo ed essere notificato insieme con questo,
purché la notificazione sia fatta alla parte
personalmente.
(1) Le parole: “ma, se esso è costituito da una sentenza, la
notificazione, entro l'anno dalla pubblicazione, può essere fatta a
norma dell'art. 170” sono state soppresse dal D.L. 14 marzo 2005,
n. 35, successivamente modificato dalla legge 28 dicembre 2005, n.
263 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 480. Forma del precetto.
Il precetto consiste nell'intimazione di adempiere
l'obbligo risultante dal titolo esecutivo entro un
termine non minore di dieci giorni, salva
l'autorizzazione di cui all'articolo 482, con
l'avvertimento che, in mancanza, si procederà a
esecuzione forzata.
Il precetto deve contenere a pena di nullità
l'indicazione delle parti, della data di notificazione del
titolo esecutivo, se questa è fatta separatamente, o la
trascrizione integrale del titolo stesso, quando è
richiesta dalla legge. In quest'ultimo caso l'ufficiale
giudiziario, prima della relazione di notificazione, deve
certificare di avere riscontrato che la trascrizione
corrisponde esattamente al titolo originale.
Il precetto deve inoltre contenere la dichiarazione di
residenza o l'elezione di domicilio della parte istante
nel comune in cui ha sede il giudice competente per
l'esecuzione. In mancanza le opposizioni al precetto si
propongono davanti al giudice del luogo in cui è stato
notificato, e le notificazioni alla parte istante si fanno
presso la cancelleria del giudice stesso.
Il precetto deve essere sottoscritto a norma
dell'articolo 125 e notificato alla parte personalmente
a norma degli articoli 137 e seguenti.
Cfr. Cass. n. 3064/2007 e Cassazione Civile, sez. III, sentenza 13
febbraio 2007, n. 3081 in Altalex Massimario.
Art. 481. Cessazione dell'efficacia del precetto.
Il precetto diventa inefficace, se nel termine di
novanta giorni dalla sua notificazione non è iniziata
l'esecuzione.
Se contro il precetto è proposta opposizione, il
termine rimane sospeso e riprende a decorrere a
norma dell'articolo 627.
Art. 482. Termine ad adempiere. (1)
Non si può iniziare l'esecuzione forzata prima che sia
decorso il termine indicato nel precetto e in ogni caso
non prima che siano decorsi dieci giorni dalla
notificazione di esso; ma il presidente del tribunale
competente per l'esecuzione o un giudice da lui
delegato, (2) se vi è pericolo nel ritardo, può
autorizzare l'esecuzione immediata, con cauzione o
senza. L'autorizzazione è data con decreto scritto in
calce al precetto e trascritto a cura dell'ufficiale
giudiziario nella copia da notificarsi.
(1) Il Decreto legge 31 dicembre 1996, n. 669, convertito nella Legge
28 febbraio 1997, n. 30, ha disposto che il creditore non ha diritto di
procedere né possono essere posti in essere atti esecutivi contro le
amministrazioni dello Stato e gli enti pubblici non economici prima
di centoventi giorni dalla notificazione del titolo esecutivo, termine
entro il quale le amministrazioni e gli enti devono completare le
procedure per l'esecuzione dei provvedimenti giurisdizionali e dei
lodi arbitrali.
(2) Le parole: "il capo dell'ufficio competente per l'esecuzione" sono
state sostituite dalle parole: "il presidente del tribunale competente
per l'esecuzione o un giudice da lui delegato" dal D.Lgs. 19 febbraio
1998, n. 51.
TITOLO II - DELL'ESPROPRIAZIONE FORZATA
CAPO I - DELL'ESPROPRIAZIONE FORZATA IN
GENERALE
SEZIONE I – Dei modi e delle forme
dell’espropriazione forzata in generale
Art. 483. Cumulo dei mezzi di espropriazione. (1)
Il creditore può valersi cumulativamente dei diversi
mezzi di espropriazione forzata previsti dalla legge,
ma, su opposizione del debitore, il giudice
dell'esecuzione, con ordinanza non impugnabile, può
limitare l'espropriazione al mezzo che il creditore
sceglie o, in mancanza, a quello che il giudice stesso
determina.
Se è iniziata anche l'esecuzione immobiliare,
l'ordinanza è pronunciata dal giudice di quest'ultima.
(1) L’articolo: “Art. 483. Cumulo dei mezzi di espropriazione.
Può valersi cumulativamente dei diversi mezzi di espropriazione
forzata previsti dalla legge, ma, su opposizione del debitore, il
giudice dell’esecuzione immobiliare, quando è iniziata anche questa,
e negli altri casi il pretore, con ordinanza non impugnabile, possono
limitare l’espropriazione al mezzo che il creditore sceglie o, in
mancanza, a quello che il giudice stesso determina.” è stato così
sostituito dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
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Art. 484. Giudice dell'esecuzione.
L'espropriazione è diretta da un giudice.
La nomina del giudice dell'esecuzione è fatta dal
presidente del tribunale, su presentazione a cura del
cancelliere del fascicolo entro due giorni dalla sua
formazione. (1)
(…) (2)
Si applicano al giudice della esecuzione le disposizioni
degli articoli 174 e 175.
(1) Il comma: “Nei tribunali la nomina del giudice dell'esecuzione è
fatta dal presidente del tribunale, su presentazione a cura del
cancelliere del fascicolo entro due giorni dalla sua formazione.” è
stato così sostituito dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(2) Il comma: “Nelle preture fornite di più magistrati la nomina è
fatta dal dirigente a norma del comma precedente.” è stato
soppresso dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 485. Audizione degli interessati.
Quando la legge richiede o il giudice ritiene necessario
che le parti ed eventualmente altri interessati siano
sentiti, il giudice stesso fissa con decreto l'udienza alla
quale il creditore pignorante, i creditori intervenuti, il
debitore ed eventualmente gli altri interessati
debbono comparire davanti a lui.
Il decreto è comunicato dal cancelliere.
Se risulta o appare probabile che alcuna delle parti
non sia comparsa per cause indipendenti dalla sua
volontà, il giudice dell'esecuzione fissa una nuova
udienza della quale il cancelliere dà comunicazione
alla parte non comparsa.
Art. 486. Forma delle domande e delle istanze.
Le domande e le istanze che si propongono al giudice
dell'esecuzione, se la legge non dispone altrimenti,
sono proposte oralmente quando avvengono
all'udienza, e con ricorso da depositarsi in cancelleria
negli altri casi.
Art. 487. Forma dei provvedimenti del giudice.
Salvo che la legge disponga altrimenti, i provvedimenti
del giudice dell'esecuzione sono dati con ordinanza,
che può essere dal giudice stesso modificata o
revocata finché non abbia avuto esecuzione.
Per le ordinanze del giudice dell'esecuzione si
osservano le disposizioni degli articoli 176 e seguenti
in quanto applicabili e quella dell'articolo 186.
Art. 488. Fascicolo dell'esecuzione.
Il cancelliere forma per ogni procedimento
d'espropriazione un fascicolo, nel quale sono inseriti
tutti gli atti compiuti dal giudice, dal cancelliere e
dall'ufficiale giudiziario, e gli atti e documenti
depositati dalle parti e dagli eventuali interessati.
Il presidente del tribunale (1) competente per
l'esecuzione o il giudice dell'esecuzione stessa può
autorizzare il creditore a depositare, in luogo
dell'originale, una copia autentica del titolo esecutivo,
con obbligo di presentare l'originale a ogni richiesta
del giudice.
(1) Le parole: “Il pretore o” sono state soppresse dal D.Lgs. 19
febbraio 1998, n. 51.
Art. 489. Luogo delle notificazioni e delle
comunicazioni.
Le notificazioni e le comunicazioni ai creditori
pignoranti si fanno nella residenza dichiarata o nel
domicilio eletto nell'atto di precetto; quelle ai creditori
intervenuti, nella residenza dichiarata o nel domicilio
eletto nella domanda d'intervento.
In mancanza di dichiarazione di residenza o di elezione
di domicilio le notificazioni possono farsi presso la
cancelleria del giudice competente per l'esecuzione.
Art. 490. Pubblicità degli avvisi.
Quando la legge dispone che di un atto esecutivo sia
data pubblica notizia, un avviso contenente tutti i dati,
che possono interessare il pubblico, deve essere
affisso per tre giorni continui nell'albo dell'ufficio
giudiziario davanti al quale si svolge il procedimento
esecutivo.
In caso di espropriazione di beni mobili registrati, per
un valore superiore a 25.000 euro, e di beni immobili,
lo stesso avviso, unitamente a copia dell'ordinanza del
giudice e della relazione di stima redatta ai sensi
dell'articolo 173-bis delle disposizioni di attuazione del
presente codice, è altresì inserito in appositi siti
internet almeno quarantacinque giorni prima del
termine per la presentazione delle offerte o della data
dell'incanto. (1)
Il giudice dispone inoltre che l'avviso sia inserito
almeno quarantacinque giorni prima del termine per
la presentazione delle offerte o della data dell'incanto
(2) una o più volte sui quotidiani di informazione locali
aventi maggiore diffusione nella zona interessata o,
quando opportuno, sui quotidiani di informazione
nazionale e, quando occorre, che sia divulgato con le
forme della pubblicità commerciale. La divulgazione
degli avvisi con altri mezzi diversi dai quotidiani di
informazione deve intendersi complementare e non
alternativa. Sono equiparati ai quotidiani, i giornali di
informazione locale, multisettimanali o settimanali
editi da soggetti iscritti al Registro operatori della
comunicazione (ROC) e aventi caratteristiche editoriali
analoghe a quelle dei quotidiani che garantiscono la
maggior diffusione nella zona interessata. Nell'avviso è
omessa l'indicazione del debitore. (3)
(1) Il comma: “In caso d’espropriazione immobiliare il medesimo
avviso è inserito nel Foglio degli annunzi legali della provincia in cui
ha sede lo stesso ufficio giudiziario.” è stato così modificato dal D.L.
14 marzo 2005, n. 35, successivamente modificato dalla legge 28
dicembre 2005, n. 263 con decorrenza dal 1 marzo 2006. Si veda il
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D.M. 31 ottobre 2006, recante individuazione dei siti internet
destinati all’inserimento degli avvisi di vendita.
(2) Le parole: “almeno quarantacinque giorni prima del termine per
la presentazione delle offerte o della data dell’incanto” sono state
inserite dal D.L. 14 marzo 2005 n. 35, successivamente modificato
dalla legge 28 dicembre 2005 n. 263 con decorrenza dal 1 marzo
2006.
(3) Questo comma è stato così sostituito dalla L. 28 dicembre 2001,
n. 448. Il penultimo periodo è stato aggiunto dalla L. 27 dicembre
2002, n. 289 e l’ultimo periodo è stato aggiunto dal D.Lgs. 30 giugno
2003, n. 196.
SEZIONE II – Del pignoramento
Art. 491. Inizio dell'espropriazione.
Salva l'ipotesi prevista nell'art. 502, l'espropriazione
forzata si inizia col pignoramento.
Art. 492. Forma del pignoramento. (1)
Salve le forme particolari previste nei capi seguenti, il
pignoramento consiste in una ingiunzione che
l'ufficiale giudiziario fa al debitore di astenersi da
qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del
credito esattamente indicato i beni che si
assoggettano alla espropriazione e i frutti di essi.
Il pignoramento deve altresì contenere l'invito rivolto
al debitore ad effettuare presso la cancelleria del
giudice dell'esecuzione la dichiarazione di residenza o
l'elezione di domicilio in uno dei comuni del
circondario in cui ha sede il giudice competente per
l'esecuzione con l'avvertimento che, in mancanza
ovvero in caso di irreperibilità presso la residenza
dichiarata o il domicilio eletto, le successive notifiche o
comunicazioni a lui dirette saranno effettuate presso
la cancelleria dello stesso giudice.
Il pignoramento deve anche contenere l'avvertimento
che il debitore, ai sensi dell'articolo 495, può chiedere
di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma
di denaro pari all'importo dovuto al creditore
pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo del
capitale, degli interessi e delle spese, oltre che delle
spese di esecuzione, sempre che, a pena di
inammissibilità, sia da lui depositata in cancelleria,
prima che sia disposta la vendita o l'assegnazione a
norma degli articoli 530, 552 e 569, la relativa istanza
unitamente ad una somma non inferiore ad un quinto
dell'importo del credito per cui è stato eseguito il
pignoramento e dei crediti dei creditori intervenuti
indicati nei rispettivi atti di intervento, dedotti i
versamenti effettuati di cui deve essere data prova
documentale.
Quando per la soddisfazione del creditore procedente
i beni assoggettati a pignoramento appaiono
insufficienti ovvero per essi appare manifesta la lunga
durata della liquidazione l'ufficiale giudiziario invita il
debitore ad indicare ulteriori beni utilmente
pignorabili, i luoghi in cui si trovano ovvero le
generalità dei terzi debitori, avvertendolo della
sanzione prevista per l'omessa o falsa dichiarazione.
Della dichiarazione del debitore è redatto processo
verbale che lo stesso sottoscrive. Se sono indicate cose
mobili queste, dal momento della dichiarazione, sono
considerate pignorate anche agli effetti dell'articolo
388, terzo comma, del codice penale e l'ufficiale
giudiziario provvede ad accedere al luogo in cui si
trovano per gli adempimenti di cui all'articolo 520
oppure, quando tale luogo è compreso in altro
circondario, trasmette copia del verbale all'ufficiale
giudiziario territorialmente competente. Se sono
indicati crediti o cose mobili che sono in possesso di
terzi il pignoramento si considera perfezionato nei
confronti del debitore esecutato dal momento della
dichiarazione e questi è costituito custode della
somma o della cosa anche agli effetti dell'articolo 388,
quarto comma, del codice penale quando il terzo,
prima che gli sia notificato l'atto di cui all'articolo 543,
effettua il pagamento o restituisce il bene. Se sono
indicati beni immobili il creditore procede ai sensi
degli articoli 555 e seguenti.
Qualora, a seguito di intervento di altri creditori, il
compendio pignorato sia divenuto insufficiente, il
creditore procedente può richiedere all'ufficiale
giudiziario di procedere ai sensi dei precedenti commi
ai fini dell'esercizio delle facoltà di cui all'articolo 499,
quarto comma.
In ogni caso l'ufficiale giudiziario, ai fini della ricerca
delle cose e dei crediti da sottoporre ad esecuzione,
quando non individua beni utilmente pignorabili
oppure le cose e i crediti pignorati o indicati dal
debitore appaiono insufficienti a soddisfare il creditore
procedente e i creditori intervenuti, su richiesta del
creditore procedente, rivolge richiesta ai soggetti
gestori dell'anagrafe tributaria e di altre banche dati
pubbliche. La richiesta, eventualmente riguardante più
soggetti nei cui confronti procedere a pignoramento,
deve indicare distintamente le complete generalità di
ciascuno, nonché quelle dei creditori istanti. L'ufficiale
giudiziario ha altresì facoltà di richiedere l'assistenza
della forza pubblica, ove da lui ritenuto necessario.
Se il debitore è un imprenditore commerciale
l'ufficiale giudiziario, negli stessi casi di cui al settimo
comma e previa istanza del creditore procedente, con
spese a carico di questi, invita il debitore a indicare il
luogo ove sono tenute le scritture contabili e nomina
un commercialista o un avvocato ovvero un notaio
iscritto nell'elenco di cui all'articolo 179-ter delle
disposizioni per l'attuazione del presente codice per il
loro esame al fine dell'individuazione di cose e crediti
pignorabili. Il professionista nominato può richiedere
informazioni agli uffici finanziari sul luogo di tenuta
nonché sulle modalità di conservazione, anche
informatiche o telematiche, delle scritture contabili
indicati nelle dichiarazioni fiscali del debitore e vi
accede ovunque si trovi, richiedendo quando occorre
l'assistenza dell'ufficiale giudiziario territorialmente
competente. Il professionista trasmette apposita
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Libro III – Del processo di esecuzione
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relazione con i risultati della verifica al creditore
istante e all'ufficiale giudiziario che lo ha nominato,
che provvede alla liquidazione delle spese e del
compenso. Se dalla relazione risultano cose o crediti
non oggetto della dichiarazione del debitore, le spese
dell'accesso alle scritture contabili e della relazione
sono liquidate con provvedimento che costituisce
titolo esecutivo contro il debitore.
Quando la legge richiede che l'ufficiale giudiziario nel
compiere il pignoramento sia munito del titolo
esecutivo, il presidente del tribunale competente per
l'esecuzione può concedere al creditore
l'autorizzazione prevista nell'articolo 488, secondo
comma.
(1) L’articolo: “Art. 492. Forma del pignoramento.
Salve le forme particolari previste nei capi seguenti, il pignoramento
consiste in una ingiunzione che l’ufficiale giudiziario fa al debitore di
astenersi da qualunque atto diretto a sottrarre alla garanzia del
credito esattamente indicato i beni che si assoggettano alla
espropriazione e i frutti di essi.
Quando la legge richiede che l’ufficiale giudiziario nel compiere il
pignoramento sia munito del titolo esecutivo, [il pretore o] il
presidente del tribunale competente per l’esecuzione può concedere
al creditore l’autorizzazione prevista nell’art. 488 secondo comma.”
è stato così sostituito dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35 e
successivamente modificato dalla legge 28 dicembre 2005, n. 263
con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 493. Pignoramenti su istanza di più creditori.
Più creditori possono con unico pignoramento colpire
il medesimo bene.
Il bene sul quale è stato compiuto un pignoramento
può essere pignorato successivamente su istanza di
uno o più creditori.
Ogni pignoramento ha effetto indipendente, anche se
è unito ad altri in unico processo.
Art. 494. Pagamento nelle mani dell'ufficiale
giudiziario.
Il debitore può evitare il pignoramento versando nelle
mani dell'ufficiale giudiziario la somma per cui si
procede e l'importo delle spese, con l'incarico di
consegnarli al creditore.
All'atto del versamento si può fare riserva di ripetere
la somma versata.
Può altresì evitare il pignoramento di cose,
depositando nelle mani dell'ufficiale giudiziario, in
luogo di esse, come oggetto di pignoramento, una
somma di denaro eguale all'importo del credito o dei
crediti per cui si procede e delle spese, aumentato di
due decimi.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 14 gennaio 2009, n. 590 in
Altalex Massimario.
Art. 495. Conversione del pignoramento. (1)
Prima che sia disposta la vendita o l'assegnazione a
norma degli articoli 530, 552 e 569, (2) il debitore può
chiedere di sostituire alle cose o ai crediti pignorati
una somma di denaro pari, oltre alle spese di
esecuzione, all'importo dovuto al creditore pignorante
e ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale,
degli interessi e delle spese.
Unitamente all'istanza deve essere depositata in
cancelleria, a pena di inammissibilità, una somma non
inferiore ad un quinto dell'importo del credito per cui
è stato eseguito il pignoramento e dei crediti dei
creditori intervenuti indicati nei rispettivi atti di
intervento, dedotti i versamenti effettuati di cui deve
essere data prova documentale. La somma è
depositata dal cancelliere presso un istituto di credito
indicato dal giudice.
La somma da sostituire al bene pignorato è
determinata con ordinanza dal giudice dell'esecuzione,
sentite le parti in udienza non oltre trenta giorni dal
deposito dell'istanza di conversione.
Qualora le cose pignorate siano costituite da beni
immobili, il giudice con la stessa ordinanza può
disporre, se ricorrono giustificati motivi, che il debitore
versi con rateizzazioni mensili entro il termine
massimo di diciotto mesi (3) la somma determinata a
norma del terzo comma, maggiorata degli interessi
scalari al tasso convenzionale pattuito ovvero, in
difetto, al tasso legale.
Qualora il debitore ometta il versamento dell'importo
determinato dal giudice ai sensi del terzo comma,
ovvero ometta o ritardi di oltre 15 giorni il versamento
anche di una sola delle rate previste nel quarto
comma, le somme versate formano parte dei beni
pignorati. Il giudice dell'esecuzione, su richiesta del
creditore procedente o creditore intervenuto munito
di titolo esecutivo, dispone senza indugio la vendita di
questi ultimi.
Con l'ordinanza che ammette la sostituzione, il giudice
dispone che le cose pignorate siano liberate dal
pignoramento e che la somma versata vi sia
sottoposta in loro vece. I beni immobili sono liberati
dal pignoramento con il versamento dell'intera
somma.
L'istanza può essere avanzata una sola volta a pena di
inammissibilità
(1) Questo articolo è stato così sostituito dalla Legge 3 agosto 1998,
n. 302.
(2) Le parole: “In qualsiasi momento anteriore alla vendita” sono
state così sostituite dalle attuali: “Prima che sia disposta la vendita o
l’assegnazione a norma degli articoli 530, 552 e 569” dal D.L. 14
marzo 2005, n. 35, successivamente modificato dalla legge 28
dicembre 2005, n. 263 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
(3) Le parole: “nove mesi” sono state così sostituite dalle attuali:
“diciotto mesi” dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35, successivamente
modificato dalla legge 28 dicembre 2005, n. 263 con decorrenza dal
1 marzo 2006.
Art. 496. Riduzione del pignoramento.
Su istanza del debitore o anche d'ufficio, quando il
valore dei beni pignorati è superiore all'importo delle
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
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spese e dei crediti di cui all'articolo precedente, il
giudice, sentiti il creditore pignorante e i creditori
intervenuti, può disporre la riduzione del
pignoramento.
Art. 497. Cessazione dell'efficacia del pignoramento.
Il pignoramento perde efficacia quando dal suo
compimento sono trascorsi novanta giorni senza che
sia stata richiesta l'assegnazione o la vendita.
SEZIONE III – Dell’intervento dei creditori
Art. 498. Avviso ai creditori iscritti.
Debbono essere avvertiti dell'espropriazione i creditori
che sui beni pignorati hanno un diritto di prelazione
risultante da pubblici registri.
A tal fine è notificato a ciascuno di essi, a cura del
creditore pignorante ed entro cinque giorni dal
pignoramento, un avviso contenente l'indicazione del
creditore pignorante, del credito per il quale si
procede, del titolo e delle cose pignorate.
In mancanza della prova di tale notificazione, il giudice
non può provvedere sull'istanza di assegnazione o di
vendita.
Art. 499. Intervento. (1)
Possono intervenire nell'esecuzione i creditori che nei
confronti del debitore hanno un credito fondato su
titolo esecutivo, nonché i creditori che, al momento
del pignoramento, avevano eseguito un sequestro sui
beni pignorati ovvero avevano un diritto di pegno o un
diritto di prelazione risultante da pubblici registri
ovvero erano titolari di un credito di somma di denaro
risultante dalle scritture contabili di cui all'articolo
2214 del codice civile.
Il ricorso deve essere depositato prima che sia tenuta
l'udienza in cui è disposta la vendita o l'assegnazione
ai sensi degli articoli 530, 552 e 569, deve contenere
l'indicazione del credito e quella del titolo di esso, la
domanda per partecipare alla distribuzione della
somma ricavata e la dichiarazione di residenza o la
elezione di domicilio nel comune in cui ha sede il
giudice competente per l'esecuzione. Se l'intervento
ha luogo per un credito di somma di denaro risultante
dalle scritture di cui al primo comma, al ricorso deve
essere allegato, a pena di inammissibilità, l'estratto
autentico notarile delle medesime scritture rilasciato a
norma delle vigenti disposizioni.
Il creditore privo di titolo esecutivo che interviene
nell'esecuzione deve notificare al debitore, entro i
dieci giorni successivi al deposito, copia del ricorso,
nonché copia dell'estratto autentico notarile
attestante il credito se l'intervento nell'esecuzione ha
luogo in forza di essa.
Ai creditori chirografari, intervenuti tempestivamente,
il creditore pignorante ha facoltà di indicare, con atto
notificato o all'udienza in cui è disposta la vendita o
l'assegnazione, l'esistenza di altri beni del debitore
utilmente pignorabili, e di invitarli ad estendere il
pignoramento se sono forniti di titolo esecutivo o,
altrimenti, ad anticipare le spese necessarie per
l'estensione. Se i creditori intervenuti, senza giusto
motivo, non estendono il pignoramento ai beni
indicati ai sensi del primo periodo entro il termine di
trenta giorni, il creditore pignorante ha diritto di
essere loro preferito in sede di distribuzione.
Con l'ordinanza con cui è disposta la vendita o
l'assegnazione ai sensi degli articoli 530, 552 e 569 il
giudice fissa, altresì, udienza di comparizione davanti a
sé del debitore e dei creditori intervenuti privi di titolo
esecutivo, disponendone la notifica a cura di una delle
parti. Tra la data dell'ordinanza e la data fissata per
l'udienza non possono decorrere più di sessanta
giorni.
All'udienza di comparizione il debitore deve dichiarare
quali dei crediti per i quali hanno avuto luogo gli
interventi egli intenda riconoscere in tutto o in parte,
specificando in quest'ultimo caso la relativa misura. Se
il debitore non compare, si intendono riconosciuti tutti
i crediti per i quali hanno avuto luogo interventi in
assenza di titolo esecutivo. In tutti i casi il
riconoscimento rileva comunque ai soli effetti
dell'esecuzione. I creditori intervenuti i cui crediti
siano stati riconosciuti da parte del debitore
partecipano alla distribuzione della somma ricavata
per l'intero ovvero limitatamente alla parte del credito
per la quale vi sia stato riconoscimento parziale. I
creditori intervenuti i cui crediti siano stati viceversa
disconosciuti dal debitore hanno diritto, ai sensi
dell'articolo 510, terzo comma, all'accantonamento
delle somme che ad essi spetterebbero, sempre che
ne facciano istanza e dimostrino di avere proposto, nei
trenta giorni successivi all'udienza di cui al presente
comma, l'azione necessaria affinché essi possano
munirsi del titolo esecutivo.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dal D.L. 14 marzo 2005, n.
35 e successivamente modificato dalla Legge 28 dicembre 2005, n.
263 con decorrenza dal 1 marzo 2006. Il testo precedente recitava:
"Art. 499. Intervento.
Oltre i creditori indicati nell'articolo precedente, possono intervenire
nell'esecuzione gli altri creditori, ancorché non privilegiati.
Il ricorso deve contenere l'indicazione del credito e quella del titolo di
esso, la domanda per partecipare alla distribuzione della somma
ricavata e la dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio nel
comune in cui ha sede il giudice competente per l'esecuzione."
Art. 500. Effetti dell'intervento. (1)
L'intervento, secondo le disposizioni contenute nei
capi seguenti e nei casi ivi previsti, dà diritto a
partecipare alla distribuzione della somma ricavata, a
partecipare all'espropriazione del bene pignorato e a
provocarne i singoli atti.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro III – Del processo di esecuzione
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(1) Questo articolo è stato così modificato dal D.L. 14 marzo 2005, n.
35 e successivamente modificato dalla Legge 28 dicembre 2005, n.
263 con decorrenza dal 1 marzo 2006. Il testo precedente recitava:
"Art. 500. Effetti dell'intervento.
L'intervento dà diritto a partecipare alla distribuzione della somma
ricavata, e, secondo le disposizioni contenute nei Capi seguenti, può
anche dare diritto a partecipare all'espropriazione del bene
pignorato e a provocarne i singoli atti."
SEZIONE IV – Della vendita e dell’assegnazione
Art. 501. Termine dilatorio del pignoramento.
L'istanza di assegnazione o di vendita dei beni
pignorati non può essere proposta se non decorsi dieci
giorni dal pignoramento, tranne che per le cose
deteriorabili, delle quali può essere disposta
l'assegnazione o la vendita immediata.
Art. 502. Termine per l'assegnazione o la vendita del
pegno.
Salve le disposizioni speciali del codice civile, per
l'espropriazione delle cose date in pegno e dei mobili
soggetti ad ipoteca si seguono le norme del presente
codice, ma l'assegnazione o la vendita può essere
chiesta senza che sia stata preceduta da
pignoramento.
In tal caso il termine per la istanza di assegnazione o di
vendita decorre dalla notificazione del precetto.
Art. 503. Modi della vendita forzata.
La vendita forzata può farsi con incanto o senza,
secondo le forme previste nei capi seguenti.
Art. 504. Cessazione della vendita forzata.
Se la vendita è fatta in più volte o in più lotti, deve
cessare quando il prezzo già ottenuto raggiunge
l'importo delle spese e dei crediti menzionati
nell'articolo 495 comma primo.
Art. 505. Assegnazione.
Il creditore pignorante può chiedere l'assegnazione dei
beni pignorati, nei limiti e secondo le regole contenute
nei capi seguenti.
Se sono intervenuti altri creditori, l'assegnazione può
essere chiesta a vantaggio di uno solo o di più,
d'accordo fra tutti.
Art. 506. Valore minimo per l'assegnazione.
L'assegnazione può essere fatta soltanto per un valore
non inferiore alle spese di esecuzione e ai crediti
aventi diritto a prelazione anteriore a quello
dell'offerente.
Se il valore eccede quello indicato nel comma
precedente, sull'eccedenza concorrono l'offerente e
gli altri creditori, osservate le cause di prelazione che li
assistono.
Art. 507. Forma dell'assegnazione.
L'assegnazione si fa mediante ordinanza del giudice
dell'esecuzione contente l'indicazione
dell'assegnatario, del creditore pignorante, di quelli
intervenuti, del debitore, ed eventualmente del terzo
proprietario, del bene assegnato e del prezzo di
assegnazione.
Art. 508. Assunzione di debiti da parte
dell'aggiudicatario o dell'assegnatario.
Nel caso di vendita o di assegnazione di un bene
gravato da pegno o da ipoteca, l'aggiudicatario o
assegnatario, con l'autorizzazione del giudice
dell'esecuzione, può concordare col creditore
pignoratizio o ipotecario l'assunzione del debito con le
garanzie ad esso inerenti, liberando il debitore.
In tal caso nel provvedimento di vendita o di
assegnazione si deve menzionare l'assunzione del
debito.
SEZIONE V – Della distribuzione della somma ricavata
Art. 509. Composizione della somma ricavata.
La somma da distribuire è formata da quanto proviene
a titolo di prezzo o conguaglio delle cose vendute o
assegnate, di rendita o provento delle cose pignorate,
di multa e risarcimento di danno da parte
dell'aggiudicatario.
Art. 510. Distribuzione della somma ricavata. (1)
Se vi è un solo creditore pignorante senza intervento
di altri creditori, il giudice dell'esecuzione, sentito il
debitore, dispone a favore del creditore pignorante il
pagamento di quanto gli spetta per capitale, interessi
e spese.
In caso diverso la somma ricavata è dal giudice
distribuita tra i creditori a norma delle disposizioni
contenute nei capi seguenti, con riguardo alle cause
legittime di prelazione e previo accantonamento delle
somme che spetterebbero ai creditori intervenuti privi
di titolo esecutivo i cui crediti non siano stati in tutto o
in parte riconosciuti dal debitore.
L'accantonamento è disposto dal giudice
dell'esecuzione per il tempo ritenuto necessario
affinché i predetti creditori possano munirsi di titolo
esecutivo e, in ogni caso, per un periodo di tempo non
superiore a tre anni. Decorso il termine fissato, su
istanza di una delle parti o anche d'ufficio, il giudice
dispone la comparizione davanti a sé del debitore, del
creditore procedente e dei creditori intervenuti, con
l'eccezione di coloro che siano già stati integralmente
soddisfatti, e dà luogo alla distribuzione della somma
accantonata tenuto conto anche dei creditori
intervenuti che si siano nel frattempo muniti di titolo
esecutivo. La comparizione delle parti per la
distribuzione della somma accantonata è disposta
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro III – Del processo di esecuzione
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anche prima che sia decorso il termine fissato se vi è
istanza di uno dei predetti creditori e non ve ne siano
altri che ancora debbano munirsi di titolo esecutivo.
Il residuo della somma ricavata, dopo l'ulteriore
distribuzione di cui al terzo comma ovvero dopo che
sia decorso il termine nello stesso previsto, è
consegnato al debitore o al terzo che ha subito
l'espropriazione.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dal D.L. 14 marzo 2005, n.
35 e successivamente modificato dalla Legge 28 dicembre 2005, n.
263 con decorrenza dal 1 marzo 2006. Si riporta l’articolo
precedente:
"Art. 510. Distribuzione della somma ricavata.
Se vi è un solo creditore pignorante senza intervento di altri creditori,
il giudice dell'esecuzione, sentito il debitore, dispone a favore del
creditore pignorante il pagamento di quanto gli spetta per capitale,
interessi e spese.
In caso diverso, la somma ricavata è dal giudice distribuita tra i
creditori a norma delle disposizioni contenute nei Capi seguenti, con
riguardo alle cause legittime di prelazione e previo accantonamento
delle somme che spetterebbero ai creditori sequestratari, pignoratizi
e ipotecari privi di titolo esecutivo.
Il residuo della somma ricavata e` consegnato al debitore o al terzo
che ha subito l'espropriazione."
Art. 511. Domanda di sostituzione.
I creditori di un creditore avente diritto alla
distribuzione possono chiedere di essere a lui
sostituiti, proponendo domanda a norma dell'articolo
499 secondo comma.
Il giudice dell'esecuzione provvede alla distribuzione
anche nei loro confronti, ma le contestazioni relative
alle loro domande non possono ritardare la
distribuzione tra gli altri creditori concorrenti.
Art. 512. Risoluzione delle controversie. (1)
Se, in sede di distribuzione, sorge controversia tra i
creditori concorrenti o tra creditore e debitore o terzo
assoggettato all'espropriazione, circa la sussistenza o
l'ammontare di uno o più crediti o circa la sussistenza
di diritti di prelazione, il giudice dell'esecuzione,
sentite le parti e compiuti i necessari accertamenti,
provvede con ordinanza, impugnabile nelle forme e
nei termini di cui all'articolo 617, secondo comma.
Il giudice può, anche con l'ordinanza di cui al primo
comma, sospendere, in tutto o in parte, la
distribuzione della somma ricavata.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dal D.L. 14 marzo 2005, n.
35 e successivamente modificato dalla Legge 28 dicembre 2005, n.
263 con decorrenza dal 1 marzo 2006. Il testo precedente recitava:
"Art. 512. Risoluzione delle controversie.
Se, in sede di distribuzione, sorge controversia tra creditori
concorrenti o tra creditore e debitore o terzo assoggettato
all'espropriazione circa la sussistenza o l'ammontare di uno o più
crediti o circa la sussistenza di diritti di prelazione, il giudice
dell'esecuzione provvede all'istruzione della causa, se è
competente; altrimenti rimette le parti davanti al giudice
competente a norma dell'art. 17, fissando un termine perentorio per
la riassunzione.
Il giudice, se non sospende totalmente il procedimento, provvede
alla distribuzione della parte della somma ricavata non
controversa."
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 28 settembre 2009, n. 20733
in Altalex Massimario.
CAPO II - DELL'ESPROPRIAZIONE MOBILIARE PRESSO
IL DEBITORE
SEZIONE I – Del pignoramento
Art. 513. Ricerca delle cose da pignorare.
L'ufficiale giudiziario, munito del titolo esecutivo e del
precetto, può ricercare le cose da pignorare nella casa
del debitore e negli altri luoghi a lui appartenenti. Può
anche ricercarle sulla persona del debitore,
osservando le opportune cautele per rispettarne il
decoro.
Quando è necessario aprire porte, ripostigli o
recipienti, vincere la resistenza opposta dal debitore o
da terzi, oppure allontanare persone che disturbano
l'esecuzione del pignoramento, l'ufficiale giudiziario
provvede secondo le circostanze, richiedendo, quando
occorre, l'assistenza della forza pubblica.
Il presidente del tribunale o un giudice da lui delegato,
(1) su ricorso del creditore, può autorizzare con
decreto l'ufficiale giudiziario a pignorare cose
determinate che non si trovano in luoghi appartenenti
al debitore, ma delle quali egli può direttamente
disporre.
In ogni caso l'ufficiale giudiziario può sottoporre a
pignoramento, secondo le norme della presente
sezione, le cose del debitore che il terzo possessore
consente di esibirgli.
(1) La parola "pretore" è stata sostituita dalle parole "presidente del
tribunale o un giudice da lui delegato" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998,
n. 51.
Art. 514. Cose mobili assolutamente impignorabili.
Oltre alle cose dichiarate impignorabili da speciali
disposizioni di legge, non si possono pignorare:
1) le cose sacre e quelle che servono all'esercizio del
culto;
2) l'anello nuziale, i vestiti, la biancheria, i letti, i tavoli
per la consumazione dei pasti con le relative sedie, gli
armadi guardaroba, i cassettoni, il frigorifero, le stufe
ed i fornelli di cucina anche se a gas o elettrici, la
lavatrice, gli utensili di casa e di cucina unitamente ad
un mobile idoneo a contenerli, in quanto
indispensabili al debitore ed alle persone della sua
famiglia con lui conviventi; sono tuttavia esclusi i
mobili, meno i letti, di rilevante valore economico,
anche per accertato pregio artistico o di antiquariato;
3) i commestibili e i combustibili necessari per un
mese al mantenimento del debitore e delle altre
persone indicate nel numero precedente;
(…) (1)
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5) le armi e gli oggetti che il debitore ha l'obbligo di
conservare per l'adempimento di un pubblico servizio;
6) le decorazioni al valore, le lettere, i registri e in
generale gli scritti di famiglia, nonché i manoscritti,
salvo che formino parte di una collezione.
(1) Il punto: “4) gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili per
l'esercizio della professione, dell'arte o del mestiere del debitore;” è
stato abrogato dalla L. 24 febbraio 2006, n. 52 con decorrenza dal 1
marzo 2006.
Art. 515. Cose mobili relativamente impignorabili
Le cose, che il proprietario di un fondo vi tiene per il
servizio e la coltivazione del medesimo, possono
essere pignorate separatamente dall'immobile
soltanto in mancanza di altri mobili; tuttavia il giudice
dell'esecuzione (1), su istanza del debitore e sentito il
creditore, può escludere dal pignoramento, con
ordinanza non impugnabile, quelle tra le cose
suindicate che sono di uso necessario per la coltura del
fondo, o può anche permetterne l'uso, sebbene
pignorate, con le opportune cautele per la loro
conservazione e ricostituzione.
Le stesse disposizioni il giudice dell'esecuzione (1) può
dare relativamente alle cose destinate dal coltivatore
al servizio o alla coltivazione del fondo.
Gli strumenti, gli oggetti e i libri indispensabili per
l'esercizio della professione, dell'arte o del mestiere
del debitore possono essere pignorati nei limiti di un
quinto, quando il presumibile valore di realizzo degli
altri beni rinvenuti dall'ufficiale giudiziario o indicati
dal debitore non appare sufficiente per la
soddisfazione del credito; il predetto limite non si
applica per i debitori costituiti in forma societaria e in
ogni caso se nelle attività del debitore risulta una
prevalenza del capitale investito sul lavoro. (2)
(1) La parola "pretore" è stata sostituita dalle parole "giudice
dell'esecuzione" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(2) Questo comma è stato aggiunto dalla L. 24 febbraio 2006, n. 52
con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 516. Cose pignorabili in particolari circostanze di
tempo.
I frutti non ancora raccolti o separati dal suolo non
possono essere pignorati separatamente dall'immobile
a cui accedono, se non nelle ultime sei settimane
anteriori al tempo ordinario della loro maturazione,
tranne che il creditore pignorante si assuma le
maggiori spese della custodia.
I bachi da seta possono essere pignorati solo quando
sono nella maggior parte sui rami per formare il
bozzolo.
Art. 517. Scelta delle cose da pignorare. (1)
Il pignoramento deve essere eseguito sulle cose che
l'ufficiale giudiziario ritiene di più facile e pronta
liquidazione, nel limite di un presumibile valore di
realizzo pari all'importo del credito precettato
aumentato della metà.
In ogni caso l'ufficiale giudiziario deve preferire il
denaro contante, gli oggetti preziosi e i titoli di credito
e ogni altro bene che appaia di sicura realizzazione.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dalla L. 24 febbraio 2006,
n. 52 con decorrenza dal 1 marzo 2006. Il testo precedente recitava:
"Art. 517. Scelta delle cose da pignorare.
Il pignoramento, quando non v'è pregiudizio per il creditore, deve
essere eseguito preferibilmente sulle cose indicate dal debitore.
In ogni caso l'ufficiale giudiziario deve preferire il danaro contante,
gli oggetti preziosi e i titoli di credito che ritiene di sicura
realizzazione."
Art. 518. Forma del pignoramento. (1)
L'ufficiale giudiziario redige delle sue operazioni
processo verbale nel quale dà atto dell'ingiunzione di
cui all'articolo 492 e descrive le cose pignorate,
nonché il loro stato, mediante rappresentazione
fotografica ovvero altro mezzo di ripresa audiovisiva,
determinandone approssimativamente il presumibile
valore di realizzo con l'assistenza, se ritenuta utile o
richiesta dal creditore, di un esperto stimatore da lui
scelto. Se il pignoramento cade su frutti non ancora
raccolti o separati dal suolo, l'ufficiale giudiziario ne
descrive la natura, la qualità e l'ubicazione.
Quando ritiene opportuno differire le operazioni di
stima l'ufficiale giudiziario redige un primo verbale di
pignoramento, procedendo senza indugio e comunque
entro il termine perentorio di trenta giorni alla
definitiva individuazione dei beni da assoggettare al
pignoramento sulla base dei valori indicati
dall'esperto, al quale è consentito in ogni caso
accedere al luogo in cui i beni si trovano.
Il giudice dell'esecuzione liquida le spese ed il
compenso spettanti all'esperto, tenuto conto dei
valori di effettiva vendita o assegnazione dei beni o, in
qualunque altro caso, sulla base dei valori stimati.
Nel processo verbale l'ufficiale giudiziario fa relazione
delle disposizioni date per conservare le cose
pignorate.
Se il debitore non è presente, l'ufficiale giudiziario
rivolge l'ingiunzione alle persone indicate nell'articolo
139, secondo comma, e consegna loro un avviso
dell'ingiunzione stessa per il debitore. In mancanza di
dette persone affigge l'avviso alla porta dell'immobile
in cui ha eseguito il pignoramento.
Il processo verbale, il titolo esecutivo e il precetto
devono essere depositati in cancelleria entro le
ventiquattro ore dal compimento delle operazioni. Il
cancelliere al momento del deposito forma il fascicolo
dell'esecuzione. Il processo verbale, il titolo esecutivo
e il precetto devono essere depositati in cancelleria
entro le ventiquattro ore dal compimento delle
operazioni. Il cancelliere al momento del deposito
forma il fascicolo dell'esecuzione. L’ufficiale giudiziario
trasmette copia del processo verbale al creditore e al
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Libro III – Del processo di esecuzione
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debitore che lo richiedono a mezzo posta elettronica
certificata ovvero, quando ciò non è possibile, a mezzo
telefax o a mezzo posta ordinaria. (2)
Su istanza del creditore, da depositare non oltre il
termine per il deposito dell'istanza di vendita, il
giudice, nominato uno stimatore quando appare
opportuno, ordina l'integrazione del pignoramento se
ritiene che il presumibile valore di realizzo dei beni
pignorati sia inferiore a quello indicato nel primo
comma. In tale caso l'ufficiale giudiziario riprende
senza indugio le operazioni di ricerca dei beni.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dalla L. 24 febbraio 2006,
n. 52 con decorrenza dal 1 marzo 2006. Il testo precedente recitava:
"Art. 518. Forma del pignoramento.
L'ufficiale giudiziario redige delle sue operazioni processo verbale nel
quale dà atto dell'ingiunzione di cui all'art. 492 e descrive le cose
pignorate, determinandone approssimativamente il valore, con
l'assistenza quando occorre, di uno stimatore da lui scelto. Se il
pignoramento cade su frutti non ancora raccolti o separati dal suolo
o su bachi da seta, l'ufficiale giudiziario ne descrive la natura, la
qualità e l'ubicazione.
Nel processo verbale l'ufficiale giudiziario fa relazione delle
disposizioni date per conservare le cose pignorate.
Se il debitore non è` presente, l'ufficiale giudiziario rivolge
l'ingiunzione alle persone indicate nell'art. 139 secondo comma, e
consegna loro un avviso dell'ingiunzione stessa per il debitore. In
mancanza di dette persone affigge l'avviso alla porta dell'immobile
in cui ha eseguito il pignoramento.
Il processo verbale col titolo esecutivo e il precetto deve essere
depositato in cancelleria entro le ventiquattro ore dal compimento
delle operazioni. Il cancelliere al momento del deposito forma il
fascicolo dell'esecuzione."
(2) Il periodo: "L'ufficiale giudiziario trasmette copia del processo
verbale al creditore e al debitore che lo richiedono a mezzo posta
ordinaria, telefax o posta elettronica, nel rispetto della normativa,
anche regolamentare, concernente la sottoscrizione, la trasmissione
e la ricezione dei documenti informatici e teletrasmessi." è stato così
modificato dalla Legge 12 novembre 2011, n. 183.
Art. 519. Tempo del pignoramento.
Il pignoramento non può essere eseguito nei giorni
festivi, né fuori delle ore indicate nell'articolo 147,
salvo che ne sia data autorizzazione dal presidente del
tribunale o un giudice da lui delegato. (1)
Il pignoramento iniziato nelle ore prescritte può essere
proseguito fino al suo compimento.
(1) Le parole "dal pretore" sono state sostituite dalle parole
"presidente del tribunale o un giudice da lui delegato" dal D.Lgs. 19
febbraio 1998, n. 51.
Art. 520. Custodia dei mobili pignorati.
L'ufficiale giudiziario consegna al cancelliere del
tribunale (1) il danaro, i titoli di credito e gli oggetti
preziosi colpiti dal pignoramento. Il danaro deve
essere depositato dal cancelliere nelle forme dei
depositi giudiziari, mentre i titoli di credito e gli oggetti
preziosi sono custoditi nei modi che il giudice
dell'esecuzione determina.
Per la conservazione delle altre cose l'ufficiale
giudiziario provvede, quando il creditore ne fa
richiesta, trasportandole presso un luogo di pubblico
deposito oppure affidandole a un custode diverso dal
debitore; nei casi di urgenza l'ufficiale giudiziario affida
la custodia agli istituti autorizzati di cui all'articolo 159
delle disposizioni per l'attuazione del presente codice.
(2)
(1) Le parole "della pretura" e "pretore" sono state sostituite
rispettivamente dalle parole "del tribunale" e "giudice
dell'esecuzione" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(2) Il comma: “per la conservazione delle altre cose l’ufficiale
giudiziario provvede trasportandole in un luogo di pubblico deposito
o affidandole ad un custode.” è stato così modificato dalla L. 24
febbraio 2006, n. 52 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 521. Nomina e obblighi del custode.
Non possono essere nominati custode il creditore o il
suo coniuge senza il consenso del debitore, né il
debitore o le persone della sua famiglia che convivono
con lui senza il consenso del creditore.
Il custode sottoscrive il processo verbale dal quale
risulta la sua nomina.
Al fine della conservazione delle cose pignorate,
l'ufficiale giudiziario autorizza il custode a lasciarle
nell'immobile appartenente al debitore o a
trasportarle altrove.
Il custode non può usare delle cose pignorate senza
l'autorizzazione del giudice dell'esecuzione (1) e deve
rendere il conto a norma dell'art. 593.
Quando è depositata l'istanza di vendita il giudice
dispone la sostituzione del custode nominando
l'istituto di cui al primo comma dell'articolo 534 che
entro trenta giorni, previo invio di comunicazione
contenente la data e l'orario approssimativo
dell'accesso, provvede al trasporto dei beni pignorati
presso la propria sede o altri locali nella propria
disponibilità. Le persone incaricate dall'istituto,
quando risulta necessario per apprendere i beni,
possono aprire porte, ripostigli e recipienti e
richiedere l'assistenza della forza pubblica. Per i beni
che risultano difficilmente trasportabili con l'impiego
dei mezzi usualmente utilizzati l'istituto può chiedere
di essere autorizzato a provvedere alla loro custodia
nel luogo in cui si trovano. (2)
(1) La parola "pretore" è stata sostituita dalle parole "giudice
dell'esecuzione" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(2) Questo comma è stato aggiunto dalla L. 24 febbraio 2006 con
decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 522. Compenso del custode.
Il custode non ha diritto a compenso se non l'ha
chiesto e se non gli è stato riconosciuto dall'ufficiale
giudiziario all'atto della nomina.
Nessun compenso può attribuirsi alle persone indicate
nel primo comma dell'articolo precedente.
Art. 523. Unione di pignoramenti.
L'ufficiale giudiziario, che trova un pignoramento già
iniziato da altro ufficiale giudiziario, continua le
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Libro III – Del processo di esecuzione
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operazioni insieme con lui. Essi redigono unico
processo verbale.
Art. 524. Pignoramento successivo.
L'ufficiale giudiziario, che trova un pignoramento già
compiuto, ne dà atto nel processo verbale descrivendo
i mobili precedentemente pignorati, e quindi procede
al pignoramento degli altri beni o fa constare nel
processo verbale che non ve ne sono.
Il processo verbale è depositato in cancelleria e
inserito nel fascicolo formato in base al primo
pignoramento, se quello successivo è compiuto
anteriormente alla udienza prevista nell'articolo 525
primo comma, (1) ovvero alla presentazione del ricorso
per l'assegnazione o la vendita dei beni pignorati nella
ipotesi prevista nel secondo comma dell'articolo 525.
(1) In tal caso il cancelliere ne dà notizia al creditore
primo pignorante e l'esecuzione si svolge in unico
processo.
Il pignoramento successivo, se è compiuto dopo
l'udienza di cui sopra ovvero dopo la presentazione del
ricorso predetto, ha gli effetti di un intervento tardivo
rispetto ai beni colpiti dal primo pignoramento. Se
colpisce altri beni, per questi ha luogo separato
processo.
(1) Le parole: “nell’articolo 525, secondo comma” e “nel terzo
comma dell’articolo 525” sono state così sostituite dalle attuali:
“nell’articolo 525, primo comma” e “nel secondo comma
dell’articolo 525” dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza dal
1 marzo 2006.
SEZIONE II – Dell’intervento dei creditori
Art. 525. Condizione e tempo dell'intervento.
(…) (1)
Per gli effetti di cui agli articoli seguenti l'intervento
deve avere luogo non oltre la prima udienza fissata
per l'autorizzazione della vendita o per l'assegnazione.
Di tale intervento il cancelliere dà notizia al creditore
pignorante.
Qualora il valore dei beni pignorati, determinato a
norma dell'articolo 518, non superi ventimila euro,
l'intervento di cui al comma precedente deve aver
luogo non oltre la data di presentazione del ricorso,
prevista dall'articolo 529. (2)
(1) Il comma: “Possono intervenire a norma dell'articolo 499 tutti
coloro che nei confronti del debitore hanno un credito certo, liquido
ed esigibile.” è stato abrogato dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35 con
decorrenza dal 1 marzo 2006.
(2) Il comma: “Qualora il valore dei bei pignorati, determinato a
norma dell’art. 518, non superi € 5.164,57, l’intervento di cui al
comma precedente deve aver luogo non oltre la data di
presentazione del ricorso, prevista dall’art. 529.” è stato così
sostituito dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza dal 1
marzo 2006.
Art. 526. Facoltà dei creditori intervenuti.
I creditori intervenuti a norma dell'articolo 525 (1)
partecipano all'espropriazione dei mobili pignorati e,
se muniti di titolo esecutivo, possono provocarne i
singoli atti.
(1) Le parole: a norma del secondo comma e del terzo comma
dell’articolo precedente” sono state così sostituite dalle attuali: “a
norma dell’articolo 525” dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35 con
decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 527. Diritto dei creditori intervenuti alla
distribuzione. (1)
(1) L’articolo: “Ai creditori intervenuti a norma dell'articolo 525
secondo e terzo comma il creditore pignorante ha facoltà di indicare,
alla udienza o con atto notificato e, in ogni caso, non oltre i cinque
giorni successivi alla comunicazione fattagli dal cancelliere,
l'esistenza di altri beni del debitore utilmente pignorabili, e di
invitarli ad estendere il pignoramento se sono forniti di titolo
esecutivo o, altrimenti, ad anticipare le spese necessarie per
l'estensione.
Se i creditori intervenuti non si giovano, senza giusto motivo, delle
indicazioni loro fatte o non rispondono all'invito entro il termine di
dieci giorni, il creditore pignorante ha diritto di essere loro preferito
in sede di distribuzione.” è stato così sostituito dal D.P.R. 17 ottobre
1950, n. 857 e poi abrogato dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35 con
decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 528. Intervento tardivo.
I creditori chirografari che intervengono
successivamente ai termini di cui all'articolo 525, ma
prima del provvedimento di distribuzione, concorrono
alla distribuzione della parte della somma ricavata che
sopravanza dopo soddisfatti i diritti del creditore
pignorante, dei creditori privilegiati e di quelli
intervenuti in precedenza. (1)
I creditori che hanno un diritto di prelazione sulle cose
pignorate, anche se intervengono a norma del comma
precedente, concorrono alla distribuzione della
somma ricavata in ragione dei loro diritti di prelazione.
(1) Il comma: “I creditori chirografari che intervengono oltre
l’udienza indicata nell’art. 525 secondo comma, ovvero oltre la data
di presentazione del ricorso per l’assegnazione o la vendita dei beni
pignorati nell’ipotesi prevista nell’art. 525 terzo comma, ma prima
del provvedimento di distribuzione, concorrono alla distribuzione
della parte della somma ricavata che sopravanza dopo soddisfatti i
diritti del creditore pignorante e di quelli intervenuti in precedenza.”
è stato così sostituito dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35 con
decorrenza dal 1 marzo 2006.
SEZIONE III – Dell’assegnazione e della vendita
Art. 529. Istanza di assegnazione o di vendita.
Decorso il termine di cui all'articolo 501, il creditore
pignorante e ognuno dei creditori intervenuti muniti di
titolo esecutivo possono chiedere la distribuzione del
danaro e la vendita di tutti gli altri beni.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro III – Del processo di esecuzione
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Dei titoli di credito e delle altre cose il cui valore risulta
dal listino di borsa o di mercato possono chiedere
anche l'assegnazione.
Al ricorso si deve unire il certificato d'iscrizione dei
privilegi gravanti sui mobili pignorati.
Art. 530. Provvedimento per l'assegnazione o per
l'autorizzazione della vendita.
Sull'istanza di cui all'articolo precedente il giudice
dell'esecuzione (1) fissa l'udienza per l'audizione delle
parti.
All'udienza le parti possono fare osservazioni circa
l'assegnazione e circa il tempo e le modalità della
vendita, e debbono proporre, a pena di decadenza, le
opposizioni agli atti esecutivi, se non sono già
decadute dal diritto di proporle.
Se non vi sono opposizioni o se su di esse si raggiunge
l'accordo delle parti comparse, il giudice
dell'esecuzione (1) dispone con ordinanza
l'assegnazione o la vendita.
Se vi sono opposizioni il giudice dell'esecuzione (1) le
decide con sentenza e dispone con ordinanza
l'assegnazione o la vendita.
Qualora ricorra l'ipotesi prevista dal secondo comma
(2) dell'articolo 525, e non siano intervenuti creditori
fino alla presentazione del ricorso, il giudice
dell'esecuzione (1) provvederà con decreto per
l'assegnazione o la vendita; altrimenti provvederà a
norma dei commi precedenti, ma saranno sentiti
soltanto i creditori intervenuti nel termine previsto dal
secondo comma (2) dell'articolo 525.
Il giudice dell'esecuzione può stabilire che il
versamento della cauzione, la presentazione delle
offerte, lo svolgimento della gara tra gli offerenti e
l'incanto, ai sensi degli articoli 532, 534 e 534-bis,
nonché il pagamento del prezzo, siano effettuati con
modalità telematiche. (3)
In ogni caso il giudice dell'esecuzione può disporre che
sia effettuata la pubblicità prevista dall'articolo 490,
secondo comma, almeno dieci giorni prima della
scadenza del termine per la presentazione delle
offerte o della data dell'incanto. (3)
(1) La parola "pretore" è stata sostituita dalle parole "giudice
dell'esecuzione" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(2) Le parole: “terzo comma” sono state così sostituite dalle attuali:
“secondo comma” dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza
dal 1 marzo 2006.
(3) Questo comma è stato aggiunto dal Decreto Legge 29.12.2009 n.
193, convertito nella Legge 22.02.2010 n. 24.
Art. 531. Vendita di frutti pendenti o di speciali beni
mobili.
La vendita di frutti pendenti non può essere disposta
se non per il tempo della loro maturazione, salvo
diverse consuetudini locali.
La vendita dei bachi da seta non può essere fatta
prima che siano in bozzoli.
Delle cose indicate nell'articolo 515 il giudice
dell'esecuzione (1) può differire la vendita per il
periodo che ritiene necessario a soddisfare le esigenze
dell'azienda agraria.
(1) La parola "pretore" è stata sostituita dalle parole "giudice
dell'esecuzione" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 532. Vendita a mezzo di commissionario.
Il giudice dell'esecuzione può disporre la vendita senza
incanto o tramite commissionario dei beni pignorati.
Le cose pignorate devono essere affidate all'istituto
vendite giudiziarie, ovvero, con provvedimento
motivato, ad altro soggetto specializzato nel settore di
competenza, affinché proceda alla vendita in qualità di
commissionario. (1)
Nello stesso provvedimento di cui al primo comma il
giudice, dopo avere sentito, se necessario, uno
stimatore dotato di specifica preparazione tecnica e
commerciale in relazione alla peculiarità del bene
stesso, fissa il prezzo minimo della vendita e l'importo
globale fino al raggiungimento del quale la vendita
deve essere eseguita, e può imporre al
commissionario una cauzione. (1)
Se il valore delle cose risulta dal listino di borsa o di
mercato, la vendita non può essere fatta a prezzo
inferiore al minimo ivi segnato.
(1) I commi: “Quando lo ritiene opportuno, il giudice dell’esecuzione
può disporre che le cose pignorate siano affidate a un
commissionario affinché proceda alla vendita.
Nello stesso provvedimento il giudice dell’esecuzione, sentito quando
occorre uno stimatore, fissa il prezzo minimo della vendita, e
l’importo globale fino al raggiungimento del quale la vendita deve
essere eseguita, e può imporre al commissionario una cauzione.”
sono stati così modificati dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35 e dalla L.
28 dicembre 2005, n. 263 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 533. Obblighi del commissionario
Il commissionario assicura agli interessati la possibilità
di esaminare, anche con modalità telematiche, le cose
poste in vendita almeno tre giorni prima della data
fissata per l'esperimento di vendita e non può
consegnare la cosa all'acquirente prima del
pagamento integrale del prezzo. (1) Egli è tenuto in
ogni caso a documentare le operazioni di vendita
mediante certificato, fattura o fissato bollato in doppio
esemplare, uno dei quali deve essere consegnato al
cancelliere col prezzo ricavato dalla vendita, nel
termine stabilito dal giudice dell'esecuzione nel suo
provvedimento. (2)
Qualora la vendita senza incanto non avvenga nel
termine di un mese dal provvedimento di
autorizzazione, il commissionario, salvo che il termine
sia prorogato su istanza di tutti i creditori intervenuti,
deve riconsegnare i beni, affinché siano venduti
all'incanto.
Il compenso al commissionario è stabilito dal giudice
dell'esecuzione (2) con decreto.
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Libro III – Del processo di esecuzione
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(1) Questo periodo è stato così modificato dal Decreto Legge
29.12.2009, n. 193, convertito nella Legge 22.02.2010, n. 24.
(2) La parola: “pretore” è stata sostituita dalle parole: “giudice
dell’esecuzione” dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 534. Vendita all'incanto.
Quando la vendita deve essere fatta ai pubblici incanti,
il giudice dell'esecuzione (1), col provvedimento di cui
all'articolo 530, stabilisce il giorno, l'ora e il luogo in
cui deve eseguirsi, e ne affida l'esecuzione al
cancelliere o all'ufficiale giudiziario o a un istituto
all'uopo autorizzato.
Nello stesso provvedimento il giudice dell'esecuzione
(1) può disporre che, oltre alla pubblicità prevista dal
primo comma dell'articolo 490, sia data anche una
pubblicità straordinaria a norma del comma terzo
dello stesso articolo.
(1) La parola "pretore" è stata sostituita dalle parole "giudice
dell'esecuzione" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 534-bis. Delega delle operazioni di vendita. (1)
Il giudice, con il provvedimento di cui all'articolo 530,
può, sentiti gli interessati, delegare all'istituto di cui al
primo comma dell'articolo 534, ovvero in mancanza a
un notaio avente sede preferibilmente nel circondano
o a un avvocato o a un commercialista, iscritti nei
relativi elenchi di cui all'articolo 179-ter delle
disposizioni di attuazione del presente codice, il
compimento delle operazioni di vendita con incanto
ovvero senza incanto di beni mobili iscritti nei pubblici
registri. La delega e gli atti conseguenti sono regolati
dalle disposizioni di cui all'articolo 591-bis, in quanto
compatibili con le previsioni della presente sezione.
(1) Questo articolo è stato inserito dalla L. 3 agosto 1998, n. 302 ed
stato così sostituito dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35 e dalla L. 28
dicembre 2006, n. 263 con decorrenza dal 1 marzo 2006. Il testo
precedente recitava:
"Art. 534-bis. Delega al notaio delle operazioni di vendita con
incanto.
Il pretore, con il provvedimento di cui all'articolo 530, può, sentiti gli
interessati, delegare a un notaio avente sede nel circondario il
compimento delle operazioni di vendita con incanto di beni mobili
iscritti nei pubblici registri. La delega e gli atti conseguenti sono
regolati dalle disposizioni di cui all'articolo 591-bis, in quanto
compatibili con le previsioni della presente sezione."
Art. 534-ter. Ricorso al giudice dell'esecuzione. (1)
Quando, nel corso delle operazioni di vendita,
insorgono difficoltà il professionista delegato può
rivolgersi al giudice dell'esecuzione, il quale provvede
con decreto. Le parti e gli interessati possono proporre
reclamo avverso il predetto decreto ed avverso gli atti
del professionista con ricorso allo stesso giudice, il
quale provvede con ordinanza; il ricorso non sospende
le operazioni di vendita salvo che il giudice,
concorrendo gravi motivi, disponga la sospensione.
Restano ferme le disposizioni di cui all'articolo 617.
(1) Questo articolo è stato inserito dalla L. 3 agosto 1998, n. 302. Le
parole: “con incanto” sono soppresse e la parola: 2notaio” è stata
sostituita dall’attuale: “professionista” dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n.
35 e dalla L. 28 dicembre 2006, n. 263 con decorrenza dal 1 marzo
2006.
Art. 535. Prezzo base dell'incanto.
Se il valore delle cose risulta da listino di borsa o di
mercato, il prezzo base è determinato dal minimo del
giorno precedente alla vendita.
In ogni altro caso il giudice dell'esecuzione (1), nel
provvedimento di cui all'articolo 530, sentito quando
occorre uno stimatore, fissa il prezzo di apertura
dell'incanto o autorizza, se le circostanze lo
consigliano, la vendita al migliore offerente senza
determinare il prezzo minimo.
(1) La parola "pretore" è stata sostituita dalle parole "giudice
dell'esecuzione" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 536. Trasporto e ricognizione delle cose da
vendere.
Chi è incaricato della vendita fa trasportare, quando
occorre, le cose pignorate nel luogo stabilito per
l'incanto, e può richiedere l'intervento della forza
pubblica.
In ogni caso, prima di addivenire agli incanti deve fare,
in concorso col custode, la ricognizione degli oggetti
da vendersi, confrontandoli con la descrizione
contenuta nel processo verbale di pignoramento.
Art. 537. Modo dell'incanto.
Le cose da vendere si offrono singolarmente oppure a
lotti secondo la convenienza, per il prezzo base di cui
all'articolo 535. L'aggiudicazione al maggiore offerente
segue quando, dopo una duplice pubblica
enunciazione del prezzo raggiunto, non è fatta una
maggiore offerta.
Se la vendita non può compiersi nel giorno stabilito, è
continuata nel primo giorno seguente non festivo.
Dell'incanto si redige processo verbale, che si deposita
immediatamente nella cancelleria.
Art. 538. Nuovo incanto. (1)
Quando una cosa messa all'incanto resta invenduta, il
soggetto a cui è stata affidata l'esecuzione della
vendita fissa un nuovo incanto ad un prezzo base
inferiore di un quinto rispetto a quello precedente.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dalla L. 24 febbraio 2006,
n. 52 con decorrenza dal 1 marzo 2006. Il testo precedente recitava:
"Art. 538. Nuovo incanto.
Quando una cosa messa all'incanto resta invenduta, il cancelliere ne
dà notizia alle parti.
Se delle cose invendute nessuno dei creditori chiede l'assegnazione
per il prezzo fissato a norma dell'art. 535 secondo comma, il giudice
dell'esecuzione ordina un nuovo incanto nel quale è ammessa
qualsiasi offerta."
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Art. 539. Vendita o assegnazione degli oggetti d'oro e
d'argento.
Gli oggetti d'oro e d'argento non possono in nessun
caso essere venduti per un prezzo inferiore al valore
intrinseco.
Se restano invenduti, sono assegnati per tale valore ai
creditori.
Art. 540. Pagamento del prezzo e rivendita.
(…) (1)
Se il prezzo non è pagato, si procede immediatamente
a nuovo incanto, a spese e sotto la responsabilità
dell'aggiudicatario inadempiente.
La somma ricavata dalla vendita è immediatamente
consegnata al cancelliere per essere depositata con le
forme dei depositi giudiziari.
(1) Il comma: “La vendita all'incanto si fa per contanti.” è stato
abrogato dal Decreto Legge 29.12.2009, n. 193, convertito nella
Legge 22.02.2010, n. 24.
Art. 540-bis. Integrazione del pignoramento.
Quando le cose pignorate risultano invendute a
seguito del secondo o successivo esperimento ovvero
quando la somma assegnata, ai sensi degli articoli 510,
541 e 542, non è sufficiente a soddisfare le ragioni dei
creditori, il giudice, ad istanza di uno di questi,
provvede a norma dell’ultimo comma dell’articolo
518. Se sono pignorate nuove cose, il giudice ne
dispone la vendita senza che vi sia necessità di nuova
istanza. In caso contrario, dichiara l’estinzione del
procedimento, salvo che non siano da completare le
operazioni di vendita.
(1) Questo articolo è stato aggiunto dalla Legge 18 giugno 2009, n.
69.
SEZIONE IV – Della distribuzione della somma
ricavata
Art. 541. Distribuzione amichevole.
Se i creditori concorrenti chiedono la distribuzione
della somma ricavata secondo un piano concordato, il
giudice dell'esecuzione, (1) sentito il debitore,
provvede in conformità.
(1) La parola "pretore" è stata sostituita dalle parole "giudice
dell'esecuzione" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 542. Distribuzione giudiziale.
Se i creditori non raggiungono l'accordo di cui
all'articolo precedente o dell'esecuzione (1) non
l'approva, ognuno di essi può chiedere che si proceda
alla distribuzione della somma ricavata.
Il giudice dell'esecuzione (1), sentite le parti,
distribuisce la somma ricavata, a norma degli articoli
510 e seguenti e ordina il pagamento delle singole
quote.
(1) La parola "pretore" è stata sostituita dalle parole "giudice
dell'esecuzione" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
CAPO III - DELL'ESPROPRIAZIONE PRESSO TERZI
SEZIONE I - DEL PIGNORAMENTO E DELL'INTERVENTO
Art. 543. Forma del pignoramento.
Il pignoramento di crediti del debitore verso terzi o di
cose del debitore che sono in possesso di terzi, si
esegue mediante atto notificato personalmente al
terzo e al debitore a norma degli articoli 137 e
seguenti.
L'atto deve contenere, oltre all'ingiunzione al debitore
di cui all'articolo 492:
1) l'indicazione del credito per il quale si procede, del
titolo esecutivo e del precetto;
2) l'indicazione, almeno generica, delle cose o delle
somme dovute e l'intimazione al terzo di non disporne
senza ordine di giudice;
3) la dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio
nel comune in cui ha sede il tribunale (1) competente;
4) la citazione del terzo e del debitore a comparire
davanti al giudice del luogo di residenza del terzo,
affinché questi faccia la dichiarazione di cui all'articolo
547 e il debitore sia presente alla dichiarazione e agli
atti ulteriori, con invito al terzo a comparire quando il
pignoramento riguarda i crediti di cui all'articolo 545,
commi terzo e quarto, e negli altri casi a comunicare la
dichiarazione di cui all'articolo 547 al creditore
procedente entro dieci giorni a mezzo raccomandata.
(2)
Nell'indicare l'udienza di comparizione si deve
rispettare il termine previsto nell'articolo 501.
L'ufficiale giudiziario, che ha proceduto alla
notificazione dell'atto, è tenuto a depositare
immediatamente l'originale nella cancelleria del
tribunale (3) per la formazione del fascicolo previsto
nell'articolo 488. In tale fascicolo debbono essere
inseriti il titolo esecutivo e il precetto che il creditore
pignorante deve depositare in cancelleria al momento
della costituzione prevista nell'articolo 314. (4)
(1) La parola "pretore" è stata sostituita dalla parola "tribunale" dal
D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(2) Il punto: “4) la citazione del terzo e del debitore a comparire
davanti al giudice dell’esecuzione del luogo di residenza del terzo,
affinché questi faccia la dichiarazione di cui all’art. 547 e il debitore
sia presente alla dichiarazione e agli atti ulteriori.” è stato così
sostituito dalla L. 24 febbraio 2006, n. 52 con decorrenza dal 1
marzo 2006.
(3) Le parole "della pretura" sono state sostituite dalle parole "del
tribunale" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(4) Dopo le modifiche apportate dalla Legge 26 novembre 1990, n.
353: articoli 165 e 171 c.p.c..
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Art. 544. Pegno o ipoteca a garanzia del credito
pignorato.
Se il credito pignorato è garantito da pegno, s'intima a
chi detiene la cosa data in pegno di non eseguirne la
riconsegna senza ordine di giudice.
Se il credito pignorato è garantito da ipoteca, l'atto di
pignoramento deve essere annotato nei libri fondiari.
Art. 545. Crediti impignorabili.
Non possono essere pignorati i crediti alimentari,
tranne che per causa di alimenti, e sempre con
l'autorizzazione del tribunale o di un giudice da lui
delegato e per la parte dal medesimo determinata
mediante decreto. (1)
Non possono essere pignorati crediti aventi per
oggetto sussidi di grazia o di sostentamento a persone
comprese nell'elenco dei poveri, oppure sussidi dovuti
per maternità, malattie o funerali da casse di
assicurazione, da enti di assistenza o da istituti di
beneficenza.
Le somme dovute dai privati a titolo di stipendio, di
salario o di altra indennità relative al rapporto di
lavoro o di impiego, comprese quelle dovute a causa di
licenziamento, possono essere pignorate per crediti
alimentari nella misura autorizzata dal tribunale o da
un giudice da lui delegato. (2)
Tali somme possono essere pignorate nella misura di
un quinto per i tributi dovuti allo Stato, alle province e
ai comuni, ed in eguale misura per ogni altro credito.
Il pignoramento per il simultaneo concorso delle cause
indicate precedentemente non può estendersi oltre la
metà dell'ammontare delle somme predette.
Restano in ogni caso ferme le altre limitazioni
contenute in speciali disposizioni di legge.
(1) Il comma: “Non possono essere pignorati i crediti alimentari,
tranne che per cause di alimenti, e sempre con l’autorizzazione del
pretore e per la parte da lui determinata mediante decreto.” è stato
così sostituito dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(2) Le parole: “dal pretore” sono state sostituite dalle attuali: “dal
presidente del tribunale o da un giudice da lui delegato” dal D.Lgs.
19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 546. Obblighi del terzo. (1)
Dal giorno in cui gli è notificato l'atto previsto nell'art.
543, il terzo è soggetto, relativamente alle cose e alle
somme da lui dovute e nei limiti dell'importo del
credito precettato aumentato della metà, agli obblighi
che la legge impone al custode.
Nel caso di pignoramento eseguito presso più terzi, il
debitore può chiedere la riduzione proporzionale dei
singoli pignoramenti a norma dell'articolo 496 ovvero
la dichiarazione di inefficacia di taluno di essi; il giudice
dell'esecuzione, convocate le parti, provvede con
ordinanza non oltre venti giorni dall'istanza.
(1) Questo articolo è stato così modificato dal D.L. 14 marzo 2005, n.
35 con decorrenza dal 1 marzo 2006. Il testo precedente recitava:
"Art. 546. Obblighi del terzo.
Dal giorno in cui gli è notificato l'atto previsto nell'art. 543, il terzo è
soggetto, relativamente alle cose e alle somme da lui dovute, agli
obblighi che la legge impone al custode."
Art. 547. Dichiarazione del terzo.
Con dichiarazione all'udienza o, nei casi previsti, a
mezzo raccomandata inviata al creditore procedente,
il terzo, personalmente o a mezzo di procuratore
speciale o del difensore munito di procura speciale,
deve specificare di quali cose o di quali somme è
debitore o si trova in possesso e quando ne deve
eseguire il pagamento o la consegna. (1)
Deve altresì specificare i sequestri precedentemente
eseguiti presso di lui e le cessioni che gli sono state
notificate o che ha accettato.
Il creditore pignorante deve chiamare nel processo il
sequestrante nel termine perentorio fissato dal
giudice.
(1) Questo comma è stato così sostituito dalla L. 24 febbraio 2006, n.
52 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 548. Mancata o contestata dichiarazione del
terzo.
Se il terzo non compare all'udienza stabilita o,
comparendo, rifiuta di fare la dichiarazione, o se
intorno a questa sorgono contestazioni, il giudice, su
istanza di parte, provvede all'istruzione della causa a
norma del libro secondo. (1)
Se il terzo non fa la dichiarazione neppure nel corso
del giudizio di primo grado, può essere applicata nei
suoi confronti la disposizione dell'articolo 232 primo
comma.
(1) Il comma: “Se il terzo non comparisce all’udienza stabilita o,
comparendo, rifiuta di fare la dichiarazione, o se intorno a questa
sorgono contestazioni, il pretore, su istanza di parte, provvede
all’istruzione della causa a norma del libro secondo, se essa non
eccede i limiti della sua competenza; altrimenti rimette le parti
davanti al tribunale competente, assegnando loro un termine
perentorio per la riassunzione.” è stato così sostituito dal D. lgs. 19
febbraio 1998, n. 51.
Art. 549. Accertamento dell'obbligo del terzo.
Con la sentenza che definisce il giudizio di cui
all'articolo precedente, il giudice, se accerta l'esistenza
del diritto del debitore nei confronti del terzo, fissa
alle parti un termine perentorio per la prosecuzione
del processo esecutivo.
Art. 550. Pluralità di pignoramenti.
Il terzo deve indicare i pignoramenti che sono stati
eseguiti presso di lui.
Se altri pignoramenti sono eseguiti dopo che il terzo
abbia fatto la sua dichiarazione, egli può limitarsi a
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richiamare la dichiarazione precedente e i
pignoramenti ai quali si riferiva.
Si applicano le disposizioni dell'articolo 524 secondo e
terzo comma.
Art. 551. Intervento.
L'intervento di altri creditori è regolato a norma degli
articoli 525 e seguenti.
Agli effetti di cui all'articolo 526 l'intervento non deve
avere luogo oltre la prima udienza di comparizione
delle parti.
SEZIONE II – Dell’assegnazione e della vendita
Art. 552. Assegnazione e vendita di cose dovute dal
terzo.
Se il terzo si dichiara o è dichiarato possessore di cose
appartenenti al debitore, il giudice dell'esecuzione, (1)
sentite le parti, provvede per l'assegnazione o la
vendita delle cose mobili a norma degli articoli 529 e
seguenti, o per l'assegnazione dei crediti a norma
dell'articolo seguente.
(1) La parola "pretore" è stata sostituita dalle parole "giudice
dell'esecuzione" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 553. Assegnazione e vendita di crediti.
Se il terzo si dichiara o è dichiarato debitore di somme
esigibili immediatamente o in termini non maggiori di
novanta giorni, il giudice dell'esecuzione (1) le assegna
in pagamento, salvo esazione, ai creditori concorrenti.
Se le somme dovute dal terzo sono esigibili in termine
maggiore, o si tratta di censi o di rendite perpetue o
temporanee, e i creditori non ne chiedano d'accordo
l'assegnazione, si applicano le regole richiamate
nell'articolo precedente per la vendita di cose mobili.
Il valore delle rendite perpetue e dei censi, quando
sono assegnati ai creditori, deve essere ragguagliato in
ragione di € 0,052 di capitale per € 0,00258 di rendita.
(1) La parola "pretore" è stata sostituita dalle parole "giudice
dell'esecuzione" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 554. Pegno o ipoteca a garanzia del credito
assegnato.
Se il credito assegnato o venduto è garantito da
pegno, il giudice dell'esecuzione (1) dispone che la cosa
data in pegno sia affidata all'assegnatario o
aggiudicatario del credito oppure ad un terzo che
designa, sentite le parti.
Se il credito assegnato o venduto è garantito da
ipoteca, il provvedimento di assegnazione o l'atto di
vendita va annotato nei libri fondiari.
(1) La parola "pretore" è stata sostituita dalle parole "giudice
dell'esecuzione" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
CAPO IV - DELL'ESPROPRIAZIONE IMMOBILIARE
SEZIONE I - DEL PIGNORAMENTO
Art. 555. Forma del pignoramento.
Il pignoramento immobiliare si esegue mediante
notificazione al debitore e successiva trascrizione di un
atto nel quale gli si indicano esattamente, con gli
estremi richiesti dal codice civile per l'individuazione
dell'immobile ipotecato, i beni e i diritti immobiliari
che si intendono sottoporre a esecuzione, e gli si fa
l'ingiunzione prevista nell'articolo 492.
Immediatamente dopo la notificazione l'ufficiale
giudiziario consegna copia autentica dell'atto con le
note di trascrizione al competente conservatore dei
registri immobiliari, che trascrive l'atto e gli restituisce
una delle note.
Le attività previste nel comma precedente possono
essere compiute anche dal creditore pignorante, al
quale l'ufficiale giudiziario, se richiesto, deve
consegnare gli atti di cui sopra.
Art. 556. Espropriazione di mobili insieme con
immobili.
Il creditore può fare pignorare insieme coll'immobile
anche i mobili che lo arredano, quando appare
opportuno che l'espropriazione avvenga unitamente.
In tal caso l'ufficiale giudiziario forma atti separati per
l'immobile e per i mobili, ma li deposita insieme nella
cancelleria del tribunale.
Art. 557. Deposito dell'atto di pignoramento.
L'ufficiale giudiziario che ha eseguito il pignoramento
deve depositare immediatamente nella cancelleria del
tribunale competente per l'esecuzione l'atto di
pignoramento e, appena possibile, la nota di
trascrizione restituitagli dal conservatore dei registri
immobiliari.
Il creditore pignorante deve depositare il titolo
esecutivo e il precetto entro dieci giorni (1) dal
pignoramento e, nell'ipotesi di cui all'articolo 555
ultimo comma, la nota di trascrizione appena
restituitagli dal conservatore dei registri immobiliari.
Il cancelliere al momento del deposito dell'atto di
pignoramento forma il fascicolo dell'esecuzione.
(1) Le parole: “cinque giorni” sono state così sostituite dalle attuali:
“dieci giorni” dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza dal 1
marzo 2006.
Art. 558. Limitazione dell'espropriazione.
Se un creditore ipotecario estende il pignoramento a
immobili non ipotecati a suo favore, il giudice
dell'esecuzione può applicare il disposto dell'articolo
496, oppure può sospenderne la vendita fino al
compimento di quella relativa agli immobili ipotecati.
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Libro III – Del processo di esecuzione
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Art. 559. Custodia dei beni pignorati.
Col pignoramento il debitore é costituito custode dei
beni pignorati e di tutti gli accessori, comprese le
pertinenze, e i frutti senza diritto a compenso.
Su istanza del creditore pignorante o di un creditore
intervenuto, il giudice dell'esecuzione, sentito il
debitore, può nominare custode una persona diversa
dallo stesso debitore. Il giudice provvede a nominare
una persona diversa quando l'immobile non sia
occupato dal debitore. (1)
Il giudice provvede alla sostituzione del custode in
caso di inosservanza degli obblighi su di lui
incombenti. (2)
Il giudice, se custode dei beni pignorati è il debitore e
salvo che per la particolare natura degli stessi ritenga
che la sostituzione non abbia utilità, dispone, al
momento in cui pronuncia l'ordinanza con cui è
autorizzata la vendita o disposta la delega delle
relative operazioni, che custode dei beni medesimi sia
la persona incaricata delle dette operazioni o l'istituto
di cui al primo comma dell'articolo 534. (2)
Qualora tale istituto non sia disponibile o debba
essere sostituito, è nominato custode altro soggetto.
(2)
I provvedimenti di cui ai commi che precedono sono
pronunciati con ordinanza non impugnabile. (2)
(1) Questo periodo è stato aggiunto dal D.Lgs .14 marzo 2005, n. 35
con decorrenza dal 1 marzo 2006.
(2) Questo comma è stato aggiunto dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35
con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 560. Modalità di nomina e revoca del custode.
Modo della custodia. (1)
Il debitore e il terzo nominato custode debbono
rendere il conto a norma dell'articolo 593.
Ad essi è fatto divieto di dare in locazione l'immobile
pignorato se non sono autorizzati dal giudice
dell'esecuzione.
Il giudice dell'esecuzione dispone, con provvedimento
non impugnabile, la liberazione dell'immobile
pignorato, quando non ritiene di autorizzare il
debitore a continuare ad abitare lo stesso, o parte
dello stesso, ovvero quando revoca la detta
autorizzazione, se concessa in precedenza, ovvero
quando provvede all'aggiudicazione o all'assegnazione
dell'immobile.
Il provvedimento costituisce titolo esecutivo per il
rilascio ed è eseguito a cura del custode anche
successivamente alla pronuncia del decreto di
trasferimento nell'interesse dell'aggiudicatario o
dell'assegnatario se questi non lo esentano.
Il giudice, con l'ordinanza di cui al terzo comma
dell'articolo 569, stabilisce le modalità con cui il
custode deve adoperarsi affinché gli interessati a
presentare offerta di acquisto esaminino i beni in
vendita. Il custode provvede in ogni caso, previa
autorizzazione del giudice dell'esecuzione,
all'amministrazione e alla gestione dell'immobile
pignorato ed esercita le azioni previste dalla legge e
occorrenti per conseguirne la disponibilità. (2)
(1) La rubrica è stata così modificata dal D.lgs. 14 marzo 2005 n. 35
con decorrenza dal 1 marzo 2006.
(2) Gli originari commi terzo e quarto sono stati così sostituiti dagli
attuali terzo, quarto e quinto comma dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35
e dalla L. 28 dicembre 2006, n. 263 con decorrenza dal 1 marzo
2006. I precedenti commi terzo e quarto così recitavano:
“Con l’autorizzazione del giudice il debitore può continuare ad
abitare nell’immobile pignorato, occupando i locali strettamente
necessari a lui e alla sua famiglia.
Se il debitore dimostra di non avere altri mezzi di sostentamento, il
giudice può anche concedergli un assegno alimentare sulle rendite,
nei limiti dello stretto necessario.”
Art. 561. Pignoramento successivo.
Il conservatore dei registri immobiliari, se nel
trascrivere un atto di pignoramento trova che sugli
stessi beni è stato eseguito un altro pignoramento, ne
fa menzione nella nota di trascrizione che restituisce.
L'atto di pignoramento con gli altri documenti indicati
nell'articolo 557 è depositato in cancelleria e inserito
nel fascicolo formato in base al primo pignoramento,
se quello successivo è compiuto anteriormente
all'udienza prevista nell'articolo 564. (1) In tal caso
l'esecuzione si svolge in unico processo.
Se il pignoramento successivo e' compiuto dopo
l'udienza di cui sopra, si applica l'articolo 524 ultimo
comma.
(1) Le parole: “nell’art. 563, secondo comma” sono state così
sostituite dalle attuali: “nell’art. 564” dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35
con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 562. Inefficacia del pignoramento e cancellazione
della trascrizione.
Se il pignoramento diviene inefficace per il decorso del
termine previsto nell'articolo 497, il giudice
dell'esecuzione con l'ordinanza di cui all'articolo 630
dispone che sia cancellata la trascrizione.
Il conservatore dei registri immobiliari provvede alla
cancellazione su presentazione dell'ordinanza.
SEZIONE II – Dell’intervento dei creditori
Art. 563. Condizioni e tempo dell'intervento. (1)
(…)
(1) L’articolo: “Possono intervenire a norma dell'articolo 499 tutti
coloro che nei confronti del debitore hanno un credito, anche se
sottoposto a termine o a condizione.
Per gli effetti di cui all'articolo seguente l'intervento deve avere
luogo non oltre la prima udienza fissata per l'autorizzazione della
vendita.” è stato abrogato dal D.lgs. 14 marzo 2005 n. 35 con
decorrenza dal 1 marzo 2006.
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Art. 564. Facoltà dei creditori intervenuti. (1)
I creditori intervenuti non oltre la prima udienza
fissata per l'autorizzazione della vendita partecipano
all'espropriazione dell'immobile pignorato e, se muniti
di titolo esecutivo, possono provocarne i singoli atti.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dal D.Lgs. 14 marzo 2005,
n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006. Il testo precedente recitava:
"Art. 564. Facoltà dei creditori intervenuti.
I creditori intervenuti a norma del secondo comma dell'articolo
precedente partecipano all'espropriazione dell'immobile pignorato,
e, se muniti di titolo esecutivo, possono provocarne i singoli atti."
Art. 565. Intervento tardivo.
I creditori chirografari che intervengono oltre l'udienza
indicata nell'articolo 564, (1) ma prima di quella
prevista nell'articolo 596, concorrono alla
distribuzione di quella parte della somma ricavata che
sopravanza dopo soddisfatti i diritti del creditore
pignorante e di quelli intervenuti in precedenza e a
norma dell'articolo seguente.
(1) Le parole: “nell’articolo 563, secondo comma,” sono state così
sostituite dalle attuali: “nell’articolo 564” dal D.Lgs. 14 marzo 2005
n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 566. Intervento dei creditori iscritti e privilegiati.
I creditori iscritti e i privilegiati che intervengono oltre
l'udienza indicata nell'articolo 564 (1), ma prima di
quella prevista nell'articolo 596, concorrono alla
distribuzione della somma ricavata in ragione dei loro
diritti di prelazione, e, quando sono muniti di titolo
esecutivo, possono provocare atti dell'espropriazione.
(1) Le parole: “nell’art. 563, secondo comma” sono state così
sostituite dalle attuali: “nell’art. 564” dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35
con decorrenza dal 1 marzo 2006.
SEZIONE III – Della vendita e della assegnazione
§ 1: Disposizioni generali.
Art. 567. Istanza di vendita. (1)
Decorso il termine di cui all'articolo 501, il creditore
pignorante e ognuno dei creditori intervenuti muniti di
titolo esecutivo possono chiedere la vendita
dell'immobile pignorato.
Il creditore che richiede la vendita deve provvedere,
entro centoventi giorni dal deposito del ricorso, ad
allegare allo stesso l'estratto del catasto, nonché i
certificati delle iscrizioni e trascrizioni relative
all'immobile pignorato effettuate nei venti anni
anteriori alla trascrizione del pignoramento; tale
documentazione può essere sostituita da un
certificato notarile attestante le risultanze delle visure
catastali e dei registri immobiliari.
Il termine di cui al secondo comma può essere
prorogato una sola volta su istanza dei creditori o
dell'esecutato, per giusti motivi e per una durata non
superiore ad ulteriori centoventi giorni. Un termine di
centoventi giorni è inoltre assegnato al creditore dal
giudice, quando lo stesso ritiene che la
documentazione da questi depositata debba essere
completata. Se la proroga non è richiesta o non è
concessa, oppure se la documentazione non è
integrata nel termine assegnato ai sensi di quanto
previsto nel periodo precedente, il giudice
dell'esecuzione, anche d'ufficio, dichiara l'inefficacia
del pignoramento relativamente all'immobile per il
quale non è stata depositata la prescritta
documentazione. L'inefficacia è dichiarata con
ordinanza, sentite le parti. Il giudice, con l'ordinanza,
dispone la cancellazione della trascrizione del
pignoramento. Si applica l'articolo 562, secondo
comma. Il giudice dichiara altresì l'estinzione del
processo esecutivo se non vi sono altri beni pignorati.
(1) Questo articolo è stato così sostituito D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35
e dalla L. 28 dicembre 2006, n. 263 con decorrenza dal 1 marzo
2006. Il testo precedente recitava:
"Art. 567 Istanza di vendita.
Decorso il termine di cui all'articolo 501, il creditore pignorante e
ognuno dei creditori intervenuti muniti di titolo esecutivo possono
chiedere la vendita dell'immobile pignorato.
Il creditore che richiede la vendita deve provvedere, entro sessanta
giorni dal deposito del ricorso, ad allegare allo stesso l'estratto del
catasto e delle mappe censuarie, il certificato di destinazione
urbanistica di cui all'articolo 18 della legge 28 febbraio 1985, n. 47,
di data non anteriore a tre mesi dal deposito del ricorso, nonché i
certificati delle iscrizioni e trascrizioni relative all'immobile
pignorato; tale documentazione può essere sostituita da un
certificato notarile attestante le risultanze delle visure catastali e dei
registri immobiliari.
La documentazione di cui al secondo comma può essere allegata
anche a cura di un creditore intervenuto munito di titolo esecutivo.
Qualora non sia depositata nei termini prescritti la documentazione
di cui al secondo comma, ovvero il certificato notarile sostitutivo
della stessa, il giudice dell'esecuzione pronuncia ad istanza del
debitore o di ogni altra parte interessata o anche d'ufficio
l'ordinanza di estinzione della procedura esecutiva di cui all'articolo
630, secondo comma, disponendo che sia cancellata la trascrizione
del pignoramento. Si applica l'articolo 562, secondo comma."
Art. 568. Determinazione del valore dell'immobile.
Agli effetti dell'espropriazione il valore dell'immobile si
determina a norma dell'articolo 15 primo comma.
Per il diritto del direttario, il valore, agli effetti indicati,
si determina in base agli otto decimi di quello calcolato
a norma dell'articolo 13 ultimo comma.
Se il bene non è soggetto a tributo diretto verso lo
Stato o se per qualsiasi ragione il giudice ritiene che il
valore determinato a norma delle disposizioni
precedenti sia manifestamente inadeguato, il valore è
determinato dal giudice stesso sulla base degli
elementi forniti dalle parti e di quelli che gli può
fornire un esperto da lui nominato.
Art. 569. Provvedimento per l'autorizzazione della
vendita. (1)
A seguito dell'istanza di cui all'articolo 567 il giudice
dell'esecuzione, entro trenta giorni dal deposito della
documentazione di cui al secondo comma dell'articolo
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567, nomina l'esperto convocandolo davanti a sé per
prestare il giuramento e fissa l'udienza per la
comparizione delle parti e dei creditori di cui
all'articolo 498 che non siano intervenuti. Tra la data
del provvedimento e la data fissata per l'udienza non
possono decorrere più di centoventi giorni.
All'udienza le parti possono fare osservazioni circa il
tempo e le modalità della vendita, e debbono
proporre, a pena di decadenza, le opposizioni agli atti
esecutivi, se non sono già decadute dal diritto di
proporle.
Se non vi sono opposizioni o se su di esse si raggiunge
l'accordo delle parti comparse, il giudice dispone con
ordinanza la vendita, fissando un termine non
inferiore a novanta giorni, e non superiore a
centoventi, entro il quale possono essere proposte
offerte d'acquisto ai sensi dell'articolo 571. Il giudice
con la medesima ordinanza stabilisce le modalità con
cui deve essere prestata la cauzione, fissa, al giorno
successivo alla scadenza del termine, l'udienza per la
deliberazione sull'offerta e per la gara tra gli offerenti
di cui all'articolo 573 e provvede ai sensi dell'articolo
576, per il caso in cui non siano proposte offerte
d'acquisto entro il termine stabilito, ovvero per il caso
in cui le stesse non siano efficaci ai sensi dell'articolo
571, ovvero per il caso in cui si verifichi una delle
circostanze previste dall'articolo 572, terzo comma,
ovvero per il caso, infine, in cui la vendita senza
incanto non abbia luogo per qualsiasi altra ragione.
Con la stessa ordinanza, il giudice può stabilire che il
versamento della cauzione, la presentazione delle
offerte, lo svolgimento della gara tra gli offerenti e, nei
casi previsti, l'incanto, nonché il pagamento del
prezzo, siano effettuati con modalità telematiche. (2)
Se vi sono opposizioni il tribunale le decide con
sentenza e quindi il giudice dell'esecuzione dispone la
vendita con ordinanza.
Con la medesima ordinanza il giudice fissa il termine
entro il quale essa deve essere notificata, a cura del
creditore che ha chiesto la vendita o di un altro
autorizzato, ai creditori di cui all'articolo 498 che non
sono comparsi.
(1)Questo articolo è stato così sostituito dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n.
35 e dalla L. 28 dicembre 2006, n. 263 con decorrenza dal 1 marzo
2006. Il testo precedente recitava:
“Art. 569. Provvedimento per l’autorizzazione della vendita.
All’udienza le parti possono fare osservazioni circa il tempo e le
modalità della vendita, e debbono proporre, a pena di decadenza, le
opposizioni agli atti esecutivi, se non sono già decadute dal diritto di
proporle.
Se non vi sono opposizioni o se su di esse si raggiunge l’accordo delle
parti comparse, il giudice dispone con ordinanza la vendita, la quale
si fa a norma degli articoli seguenti, se egli non ritiene opportuno
che si svolga col sistema dell’incanto.
Se vi sono opposizioni il tribunale le decide con sentenza e quindi il
giudice dell’esecuzione dispone la vendita con ordinanza.
Con la medesima ordinanza il giudice fissa il termine entro il quale
essa deve essere notificata, a cura del creditore che ha chiesto la
vendita o di un altro autorizzato, ai creditori di cui all’art. 498 che
non sono comparsi.”
(2) Questo comma è stato inserito dal D.L. 29 dicembre 2009, n.
193, convertito nella Legge 22 febbraio 2010, n. 24.
§ 2: Vendita senza incanto.
Art. 570. Avviso della vendita.
Dell'ordine di vendita è dato dal cancelliere, a norma
dell'articolo 490, pubblico avviso contenente
l'indicazione (1) degli estremi previsti nell'articolo 555,
del valore dell'immobile determinato a norma
dell'articolo 568, del sito Internet sul quale è
pubblicata la relativa relazione di stima, del nome e
del recapito telefonico del custode nominato in
sostituzione del debitore, (2) con l'avvertimento che
maggiori informazioni, anche relative alle generalità
del debitore, possono essere fornite dalla cancelleria
del tribunale a chiunque vi abbia interesse. (3)
(1) Le parole: “del debitore” sono state soppresse dal D.Lgs. 39
giugno 2003, n. 196.
(2) Le parole: “e del valore dell’immobile determinato a norma
dell’articolo 568,” sono state così sostituite dalle seguenti: “, del
valore dell'immobile determinato a norma dell'articolo 568, del sito
Internet sul quale è pubblicata la relativa relazione di stima, del
nome e del recapito telefonico del custode nominato in sostituzione
del debitore” dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35 e dalla L. 28 dicembre
2006, n. 263 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
(3) Le originarie parole: “informazioni possono essere fornite dalla
cancelleria del tribunale” sono state così sostituite dalle attuali:
“informazione, anche relative alle generalità del debitore, possono
essere fornite dalla cancelleria del tribunale a chiunque vi abbia
interesse” dal D.Lgs. 30 giugno 2003, n. 196, a decorrere dal 1
gennaio 2004.
Art. 571. Offerte d'acquisto. (1)
Ognuno, tranne il debitore, è ammesso a offrire per
l'acquisto dell'immobile pignorato personalmente o a
mezzo di procuratore legale anche a norma
dell'articolo 579, ultimo comma. L'offerente deve
presentare nella cancelleria dichiarazione contenente
l'indicazione del prezzo, del tempo e modo del
pagamento e ogni altro elemento utile alla valutazione
dell'offerta.
L'offerta non è efficace se perviene oltre il termine
stabilito ai sensi dell'articolo 569, terzo comma, se è
inferiore al prezzo determinato a norma dell'articolo
568 o se l'offerente non presta cauzione, con le
modalità stabilite nell'ordinanza di vendita, in misura
non inferiore al decimo del prezzo da lui proposto.
L'offerta è irrevocabile, salvo che:
(…) (2)
2) il giudice ordini l'incanto;
3) siano decorsi centoventi giorni dalla sua
presentazione ed essa non sia stata accolta.
L'offerta deve essere depositata in busta chiusa
all'esterno della quale sono annotati, a cura del
cancelliere ricevente, il nome, previa identificazione,
di chi materialmente provvede al deposito, il nome del
giudice dell'esecuzione o del professionista delegato ai
sensi dell'articolo 591-bis e la data dell'udienza fissata
per l'esame delle offerte. Se è stabilito che la cauzione
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è da versare mediante assegno circolare, lo stesso
deve essere inserito nella busta. Le buste sono aperte
all'udienza fissata per l'esame delle offerte alla
presenza degli offerenti.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dal D.Lgs. 14 marzo 2005,
n. 35 e dalla L. 28 dicembre 2006, n. 263 con decorrenza dal 1
marzo 2006. Il tempo precedente recitava:
“Art. 571. Offerte d’acquisto.
Ognuno, tranne il debitore, è ammesso a offrire per l’acquisto
dell’immobile pignorato personalmente o a mezzo di procuratore
legale anche a norma dell’art. 579 ultimo comma. L’offerente deve
presentare nella cancelleria dichiarazione contenente l’indicazione
del prezzo, del tempo e modo del pagamento e ogni altro elemento
utile alla valutazione dell’offerta. Se un termine più lungo non è
fissato dall’offerente, l’offerta non può essere revocata prima di
venti giorni.
L’offerta non è efficace se è inferiore al prezzo determinato a norma
dell’art. 568 e se l’offerente non presta cauzione in misura non
inferiore al decimo del prezzo da lui proposto.”
(2) Il punto: “(1) il giudice disponga la gara tra gli offerenti di cui
all'articolo 573;” è stato abrogato dalla L. 24 febbraio 2006, n. 52
con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 572. Deliberazione sull'offerta. (1)
Sull'offerta il giudice dell'esecuzione sente le parti e i
creditori iscritti non intervenuti.
Se l'offerta è superiore al valore dell'immobile
determinato a norma dell'articolo 568, aumentato di
un quinto, la stessa è senz'altro accolta.
Se l'offerta è inferiore a tale valore, il giudice non può
far luogo alla vendita se vi è il dissenso del creditore
procedente, ovvero se il giudice ritiene che vi è seria
possibilità di migliore vendita con il sistema
dell'incanto. In tali casi lo stesso ha senz'altro luogo
alle condizioni e con i termini fissati con l'ordinanza
pronunciata ai sensi dell'articolo 569.
Si applicano le disposizioni degli articoli 573, 574 e
577.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dal D.Lgs. 14 marzo 2005,
n. 35 e dalla L. 28 dicembre 2006, n. 263 con decorrenza dal 1
marzo 2006. Il testo precedente recitava:
“Art. 572. Deliberazione sull’offerta.
Sull’offerta il giudice dell’esecuzione sente le parti e i creditori iscritti
non intervenuti.
Se l’offerta non supera di almeno un quarto il valore dell’immobile
determinato a norma dell’art. 568, è sufficiente il dissenso di un
creditore intervenuto a farla respingere.
Se supera questo limite, il giudice può fare luogo alla vendita,
quando ritiene che non vi è seria probabilità di migliore vendita
all’incanto.
Si applica anche in questo caso la disposizione dell’art. 577.”
Art. 573. Gara tra gli offerenti. (1)
Se vi sono più offerte, il giudice dell'esecuzione invita
gli offerenti a una gara sull'offerta più alta.
Se la gara non può aver luogo per mancanza di
adesione degli offerenti, il giudice può disporre la
vendita a favore del maggiore offerente oppure
ordinare l'incanto.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dal D.Lgs. 14 marzo 2005,
n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006. Il testo precedente recitava:
“Art. 573. Gara tra gli offerenti.
Se vi sono più offerte, il giudice della esecuzione convoca gli offerenti
e li invita a una gara sull’offerta più alta.
Se la gara non può avere luogo per mancanza di adesione degli
offerenti, il giudice può disporre la vendita a favore del maggiore
offerente oppure ordinare l’incanto.”
Art. 574. Provvedimenti relativi alla vendita.
Il giudice dell'esecuzione, quando fa luogo alla vendita,
dispone con decreto il modo del versamento del
prezzo e il termine, dalla comunicazione del decreto,
entro il quale il versamento deve farsi, e, quando
questo è avvenuto, pronuncia il decreto previsto
nell'articolo 586.
Si applica anche a questa forma di vendita la
disposizione dell'articolo 583.
Se il prezzo non è depositato a norma del decreto di
cui al primo comma, il giudice provvede a norma
dell'articolo 587.
Art. 575. Termine delle offerte senza incanto. (1)
(…)
(1) L’articolo: “Se il decreto di cui al primo comma dell'articolo
precedente non e' pronunciato entro due mesi dalla pubblicazione
dell'avviso previsto nell'articolo 570, il giudice dell'esecuzione ordina
l'incanto.
Su istanza del creditore pignorante o di un creditore intervenuto il
giudice può prorogare tale termine fino a quattro mesi.” è stato
abrogato dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza dal 1
marzo 2006.
§ 3: Vendita con incanto
Art. 576. Contenuto del provvedimento che dispone
la vendita.
Il giudice dell'esecuzione, quando ordina l'incanto,
stabilisce, sentito quando occorre un esperto:
1) se la vendita si deve fare in uno o più lotti;
2) il prezzo base dell'incanto determinato a norma
dell'articolo 568;
3) il giorno e l'ora dell'incanto;
4) il termine che deve decorrere tra il compimento
delle forme di pubblicità e l'incanto, nonché le
eventuali forme di pubblicità straordinaria a norma
dell'articolo 490 ultimo comma;
5) l'ammontare della cauzione in misura non superiore
al decimo del prezzo base d'asta e il termine entro il
quale tale ammontare deve essere prestato dagli
offerenti; (1)
6) la misura minima dell'aumento da apportarsi alle
offerte;
7) il termine, non superiore a sessanta giorni
dall'aggiudicazione, entro il quale il prezzo deve essere
depositato e le modalità del deposito.
L'ordinanza è pubblicata a cura del cancelliere.
(1) Il punto: “5) l’ammontare della cauzione e il termine entro il
quale deve essere prestata dagli offerenti” è stato così modificato
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dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Cfr. Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 12 gennaio 2010, n. 262 in
Altalex Massimario.
Art. 577. Indivisibilità dei fondi.
La divisione in lotti non può essere disposta se
l'immobile costituisce un'unità colturale o se il
frazionamento ne potrebbe impedire la razionale
coltivazione.
Art. 578. Delega a compiere la vendita.
Se una parte dei beni pignorati è situata nella
circoscrizione di altro tribunale, con l'ordinanza che
dispone la vendita il giudice dell'esecuzione può
stabilire che l'incanto avvenga, per quella parte,
davanti al tribunale del luogo in cui è situata.
In tal caso, copia dell'ordinanza è trasmessa dal
cancelliere al presidente del tribunale delegato, il
quale nomina un giudice per l'esecuzione della
vendita.
Art. 579. Persone ammesse agli incanti.
Salvo quanto è disposto nell'articolo seguente,
ognuno, eccetto il debitore, è ammesso a fare offerte
all'incanto.
Le offerte debbono essere fatte personalmente o a
mezzo di mandatario munito di procura speciale.
I procuratori legali possono fare offerte per persone
da nominare.
Art. 580. Prestazione della cauzione. (1)
Per offrire all'incanto è necessario avere prestato la
cauzione a norma dell'ordinanza di cui all'articolo 576.
Se l'offerente non diviene aggiudicatario, la cauzione è
immediatamente restituita dopo la chiusura
dell'incanto, salvo che lo stesso non abbia omesso di
partecipare al medesimo, personalmente o a mezzo di
procuratore speciale, senza documentato e giustificato
motivo. In tale caso la cauzione è restituita solo nella
misura dei nove decimi dell'intero e la restante parte è
trattenuta come somma rinveniente a tutti gli effetti
dall'esecuzione.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dal D.Lgs. 14 marzo 2005,
n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006. Il testo precedente recitava:
"Art. 580. Prestazione della cauzione.
Per offrire all'incanto è necessario avere prestato la cauzione a
norma dell'ordinanza di cui all'art. 576, e avere depositato in
cancelleria l'ammontare approssimativo delle spese di vendita
Se l'offerente non diviene aggiudicatario, la cauzione e il deposito
per le spese gli vengono restituiti dopo la chiusura dell'incanto."
Art. 581. Modalità dell'incanto. (1)
L'incanto ha luogo davanti al giudice dell'esecuzione,
nella sala delle udienze pubbliche.
Le offerte non sono efficaci se non superano il prezzo
base o l'offerta precedente nella misura indicata nelle
condizioni di vendita.
Allorché siano trascorsi tre minuti dall'ultima offerta
senza che ne segua un'altra maggiore, l'immobile è
aggiudicato all'ultimo offerente.
Ogni offerente cessa di essere tenuto per la sua
offerta quando essa è superata da un'altra, anche se
poi questa è dichiarata nulla.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dalla Legge 3 agosto 1998,
n. 302.
Art. 582. Dichiarazione di residenza o elezione di
domicilio dell'aggiudicatario.
L'aggiudicatario deve dichiarare la propria residenza o
eleggere domicilio nel comune in cui ha sede il giudice
che ha proceduto alla vendita. In mancanza le
notificazioni e comunicazioni possono essergli fatte
presso la cancelleria del giudice stesso.
Art. 583. Aggiudicazione per persona da nominare.
Il procuratore legale, che è rimasto aggiudicatario per
persona da nominare, deve dichiarare in cancelleria
nei tre giorni dall'incanto il nome della persona per la
quale ha fatto l'offerta, depositando il mandato.
In mancanza, l'aggiudicazione diviene definitiva al
nome del procuratore.
Art. 584. Offerte dopo l'incanto. (1)
Avvenuto l'incanto, possono ancora essere fatte
offerte di acquisto entro il termine perentorio di dieci
giorni, ma esse non sono efficaci se il prezzo offerto
non supera di un quinto quello raggiunto nell'incanto.
Le offerte di cui al primo comma si fanno mediante
deposito in cancelleria nelle forme di cui all'articolo
571, prestando cauzione per una somma pari al
doppio della cauzione versata ai sensi dell'articolo 580.
Il giudice, verificata la regolarità delle offerte, indice la
gara, della quale il cancelliere dà pubblico avviso a
norma dell'articolo 570 e comunicazione
all'aggiudicatario, fissando il termine perentorio entro
il quale possono essere fatte ulteriori offerte a norma
del secondo comma.
Alla gara possono partecipare, oltre gli offerenti in
aumento di cui ai commi precedenti e l'aggiudicatario,
anche gli offerenti al precedente incanto che, entro il
termine fissato dal giudice, abbiano integrato la
cauzione nella misura di cui al secondo comma.
Se nessuno degli offerenti in aumento partecipa alla
gara indetta a norma del terzo comma,
l'aggiudicazione diventa definitiva, ed il giudice
pronuncia a carico degli offerenti di cui al primo
comma, salvo che ricorra un documentato e
giustificato motivo, la perdita della cauzione, il cui
importo è trattenuto come rinveniente a tutti gli
effetti dall'esecuzione.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro III – Del processo di esecuzione
Altalex eBook | Collana Codici Altalex 101
(1) Questo articolo è stato così sostituito dal D.Lgs. 14 marzo 2005,
n. 35 e dalla L. 28 dicembre 2006, n. 263 con decorrenza dal 1 marzo
2006. Il testo precedente recitava:
"Art. 584. Offerte dopo l'incanto.
Avvenuto l'incanto, possono ancora essere fatte offerte di acquisto
entro il termine di dieci giorni, ma non sono efficaci se il prezzo
offerto non supera di un sesto quello raggiunto nell'incanto.
Tali offerte si fanno a norma dell'art. 571 e, prima di procedere alla
gara di cui all'art. 573, il cancelliere dà pubblico avviso dell'offerta
più alta a norma dell'art. 570."
Art. 585. Versamento del prezzo. (1)
L'aggiudicatario deve versare il prezzo nel termine e
nel modo fissati dall'ordinanza che dispone la vendita
a norma dell'articolo 576, e consegnare al cancelliere il
documento comprovante l'avvenuto versamento.
Se l'immobile è stato aggiudicato a un creditore
ipotecario o l'aggiudicatario è stato autorizzato ad
assumersi un debito garantito da ipoteca, il giudice
dell'esecuzione può limitare, con suo decreto, il
versamento alla parte del prezzo occorrente per le
spese e per la soddisfazione degli altri creditori che
potranno risultare capienti. Se il versamento del
prezzo avviene con l'erogazione a seguito di contratto
di finanziamento che preveda il versamento diretto
delle somme erogate in favore della procedura e la
garanzia ipotecaria di primo grado sul medesimo
immobile oggetto di vendita, nel decreto di
trasferimento deve essere indicato tale atto ed il
conservatore dei registri immobiliari non può eseguire
la trascrizione del decreto se non unitamente
all`iscrizione dell'ipoteca concessa dalla parte
finanziata.
(1) Questo articolo è stato così modificato dal D.Lgs. 14 marzo 2005,
n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006. Il testo precedente recitava:
"Art. 585. Versamento del prezzo.
L'aggiudicatario deve versare il prezzo nel termine e nel modo fissati
dall'ordinanza che dispone la vendita a norma dell'art. 576, e
consegnare al cancelliere il documento comprovante l'avvenuto
versamento.
Se l'immobile è stato aggiudicato a un creditore ipotecario o
l'aggiudicatario è stato autorizzato ad assumersi un debito garantito
da ipoteca, il giudice dell'esecuzione può limitare, con suo decreto, il
versamento alla parte del prezzo occorrente per le spese e per la
soddisfazione degli altri creditori che potranno risultare capienti."
Art. 586. Trasferimento del bene espropriato.
Avvenuto il versamento del prezzo, il giudice
dell'esecuzione può sospendere la vendita quando
ritiene che il prezzo offerto sia notevolmente inferiore
a quello giusto, ovvero pronunciare decreto col quale
trasferisce all'aggiudicatario il bene espropriato,
ripetendo la descrizione contenuta nell'ordinanza che
dispone la vendita, e ordinando che si cancellino le
trascrizioni dei pignoramenti e le iscrizioni ipotecarie,
se queste ultime non si riferiscono ad obbligazioni
assuntesi dall'aggiudicatario a norma dell'articolo 508.
Il giudice con il decreto ordina anche la cancellazione
delle trascrizioni dei pignoramenti e delle iscrizioni
ipotecarie successive alla trascrizione del
pignoramento. (1)
Il decreto contiene altresì l'ingiunzione al debitore o al
custode di rilasciare l'immobile venduto.
Esso costituisce titolo per la trascrizione della vendita
sui libri fondiari e titolo esecutivo per il rilascio.
(1) Questo comma è stato così sostituito dal D.Lgs. 13 maggio 1991,
n. 152 e l’ultimo periodo è stato aggiunto dal D.Lgs. 14 marzo 2005,
n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 587. Inadempienza dell'aggiudicatario.
Se il prezzo non è depositato nel termine stabilito, il
giudice dell'esecuzione con decreto dichiara la
decadenza dell'aggiudicatario, pronuncia la perdita
della cauzione a titolo di multa e quindi dispone un
nuovo incanto.
Per il nuovo incanto si procede a norma degli articoli
576 e seguenti. Se il prezzo che se ne ricava, unito alla
cauzione confiscata, risulta inferiore a quello
dell'incanto precedente, l'aggiudicatario inadempiente
è tenuto al pagamento della differenza.
Art. 588. Termine per l'istanza di assegnazione. (1)
Ogni creditore, nel termine di dieci giorni prima della
data dell'incanto, può presentare istanza di
assegnazione a norma dell'articolo 589 per il caso in
cui la vendita all'incanto non abbia luogo per
mancanza di offerte.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dal D.Lgs. 14 marzo 2005,
n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006. Il testo precedente recitava:
"Art. 588. Esito negativo dell'incanto.
Se la vendita all'incanto non ha luogo per mancanza di offerte, ogni
creditore nel termine di dieci giorni può fare istanza di assegnazione
a norma dell'articolo seguente."
Art. 589. Istanza di assegnazione. (1)
L'istanza di assegnazione deve contenere l'offerta di
pagamento di una somma non inferiore a quella
prevista nell'articolo 506 ed al prezzo determinato a
norma dell'articolo 568.
Fermo quanto previsto al primo comma, se nella
procedura non risulta che vi sia alcuno dei creditori di
cui all'articolo 498 e se non sono intervenuti altri
creditori oltre al procedente, questi può presentare
offerta di pagamento di una somma pari alla
differenza fra il suo credito in linea capitale e il prezzo
che intende offrire, oltre le spese.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dal D.Lgs. 14 marzo 2005,
n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006. Il testo precedente recitava:
"Art. 589. Istanza di assegnazione.
L'istanza di assegnazione deve contenere l'offerta di pagamento di
una somma non inferiore a quella prevista nell'art. 506 e al prezzo
determinato a norma dell'art. 568."
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Libro III – Del processo di esecuzione
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Art. 590. Provvedimento di assegnazione. (1)
Se la vendita all'incanto non ha luogo per mancanza di
offerte e vi sono domande di assegnazione, il giudice
provvede su di esse fissando il termine entro il quale
l'assegnatario deve versare l'eventuale conguaglio.
Avvenuto il versamento, il giudice pronuncia il decreto
di trasferimento a norma dell'articolo 586.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dal D.Lgs. 14 marzo 2005,
n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006. Il testo precedente recitava:
"Art. 590. Provvedimento di assegnazione.
Decorsi dieci giorni da quello dell'incanto andato deserto, il giudice
dell'esecuzione dispone l'audizione delle parti e dei creditori iscritti
non intervenuti.
All'udienza il giudice, se vi sono domande di assegnazione, provvede
su di esse, fissando il termine entro il quale l'assegnatario deve
versare l'eventuale conguaglio.
Avvenuto il versamento, il giudice pronuncia il decreto di
trasferimento a norma dell'art. 586."
Art. 591. Provvedimento di amministrazione
giudiziaria o di nuovo incanto. (1)
Se non vi sono domande di assegnazione o se decide
di non accoglierle, il giudice dell'esecuzione dispone
l'amministrazione giudiziaria a norma degli articoli 592
e seguenti, oppure pronuncia nuova ordinanza ai sensi
dell'articolo 576 perché si proceda a nuovo incanto.
In quest'ultimo caso il giudice può altresì stabilire
diverse condizioni di vendita e diverse forme di
pubblicità, fissando un prezzo base inferiore di un
quarto a quello precedente. Il giudice, se stabilisce
nuove condizioni di vendita o fissa un nuovo prezzo,
assegna altresì un nuovo termine non inferiore a
sessanta giorni, e non superiore a novanta, entro il
quale possono essere proposte offerte d'acquisto ai
sensi dell'articolo 571.
Si applica il terzo comma, secondo periodo,
dell'articolo 569.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dal D.Lgs. 14 marzo 2005,
n. 35 e dalla L. 28 dicembre 2006, n. 263 con decorrenza dal 1
marzo 2006. Il testo precedente recitava:
"Art. 591.(Provvedimento di amministrazione giudiziaria o di nuovo
incanto.
All'udienza di cui all'articolo precedente il giudice dell'esecuzione, se
non vi sono domande di assegnazione o se non crede di accoglierle,
dispone l'amministrazione giudiziaria a norma degli artt. 592 ss.,
oppure ordina che si proceda a nuovo incanto.
In quest'ultimo caso il giudice può stabilire diverse condizioni di
vendita e diverse forme di pubblicità, fissando un prezzo base
inferiore di un quinto a quello precedente."
§ 3-bis: Delega delle operazioni di vendita. (1)
(1) Questo paragrafo è stato inserito dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35
con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 591-bis. Delega delle operazioni di vendita. (1)
Il giudice dell'esecuzione, con l'ordinanza con la quale
provvede sull'istanza di vendita ai sensi dell'articolo
569, terzo comma, può, sentiti gli interessati, delegare
ad un notaio avente preferibilmente sede nel
circondario o a un avvocato ovvero a un
commercialista, iscritti nei relativi elenchi di cui
all'articolo 179-ter delle disposizioni di attuazione del
presente codice, il compimento delle operazioni di
vendita secondo le modalità indicate al terzo comma
del medesimo articolo 569. Con la medesima
ordinanza il giudice stabilisce il termine per lo
svolgimento delle operazioni delegate, le modalità
della pubblicità, il luogo di presentazione delle offerte
ai sensi dell'articolo 571 e il luogo ove si procede
all'esame delle offerte, alla gara tra gli offerenti e alle
operazioni dell'eventuale incanto. Si applica l'articolo
569, quarto comma. (2)
Il professionista delegato provvede:
1) alla determinazione del valore dell'immobile a
norma dell'articolo 568, terzo comma, tenendo anche
conto della relazione redatta dall'esperto nominato
dal giudice ai sensi dell'articolo 569, primo comma, e
delle eventuali note depositate dalle parti ai sensi
dell'articolo 173-bis, quarto comma, delle disposizioni
di attuazione del presente codice;
2) agli adempimenti previsti dall'articolo 570 e, ove
occorrenti, dall'articolo 576, secondo comma;
3) alla deliberazione sull'offerta a norma dell'articolo
572 e agli ulteriori adempimenti di cui agli articoli 573
e 574;
4) alle operazioni dell'incanto e all'aggiudicazione
dell'immobile a norma dell'articolo 581;
5) a ricevere o autenticare la dichiarazione di nomina
di cui all'articolo 583;
6) sulle offerte dopo l'incanto a norma dell'articolo
584 e sul versamento del prezzo nella ipotesi di cui
all'articolo 585, secondo comma;
7) sulla istanza di assegnazione di cui all'articolo 590;
8) alla fissazione del nuovo incanto e del termine per
la presentazione di nuove offerte d'acquisto ai sensi
dell'articolo 591;
9) alla fissazione dell'ulteriore incanto nel caso
previsto dall'articolo 587;
10) ad autorizzare l'assunzione dei debiti da parte
dell'aggiudicatario o dell'assegnatario a norma
dell'articolo 508;
11) alla esecuzione delle formalità di registrazione,
trascrizione e voltura catastale del decreto di
trasferimento, alla comunicazione dello stesso a
pubbliche amministrazioni negli stessi casi previsti per
le comunicazioni di atti volontari di trasferimento
nonché all'espletamento delle formalità di
cancellazione delle trascrizioni dei pignoramenti e
delle iscrizioni ipotecarie conseguenti al decreto di
trasferimento pronunciato dal giudice dell'esecuzione
ai sensi dell'articolo 586;
12) alla formazione del progetto di distribuzione ed
alla sua trasmissione al giudice dell'esecuzione che,
dopo avervi apportato le eventuali variazioni,
provvede ai sensi dell'articolo 596;
13) ad ordinare alla banca o all'ufficio postale la
restituzione delle cauzioni e di ogni altra somma
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Libro III – Del processo di esecuzione
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direttamente versata mediante bonifico o deposito
intestato alla procedura dagli offerenti non risultati
aggiudicatari. La restituzione ha luogo nelle mani del
depositante o mediante bonifico a favore degli stessi
conti da cui sono pervenute le somme accreditate.
Nell'avviso di cui all'articolo 570 è specificato che tutte
le attività, che, a norma degli articoli 571 e seguenti,
devono essere compiute in cancelleria o davanti al
giudice dell'esecuzione, o dal cancelliere o dal giudice
dell'esecuzione, sono eseguite dal professionista
delegato presso il suo studio ovvero nel luogo indicato
nell'ordinanza di cui al primo comma. All'avviso si
applica l'articolo 173-quater delle disposizioni di
attuazione del presente codice.
Il professionista delegato provvede altresì alla
redazione del verbale delle operazioni di vendita, che
deve contenere le circostanze di luogo e di tempo
nelle quali le stesse si svolgono, le generalità delle
persone presenti, la descrizione delle attività svolte, la
dichiarazione dell'aggiudicazione provvisoria con
l'identificazione dell'aggiudicatario.
Il verbale è sottoscritto esclusivamente dal
professionista delegato ed allo stesso non deve essere
allegata la procura speciale di cui all'articolo 579,
secondo comma.
Se il prezzo non è stato versato nel termine, il
professionista delegato ne dà tempestivo avviso al
giudice, trasmettendogli il fascicolo.
Avvenuto il versamento del prezzo con le modalità
stabilite ai sensi degli articoli 574, 585 e 590, secondo
comma, il professionista delegato predispone il
decreto di trasferimento e trasmette senza indugio al
giudice dell'esecuzione il fascicolo. Al decreto, se
previsto dalla legge, deve essere allegato il certificato
di destinazione urbanistica dell'immobile quale
risultante dal fascicolo processuale. Il professionista
delegato provvede alla trasmissione del fascicolo al
giudice dell'esecuzione nel caso in cui non faccia luogo
all'assegnazione o ad ulteriori incanti ai sensi
dell'articolo 591. Contro il decreto previsto nel
presente comma è proponibile l'opposizione di cui
all'articolo 617.
Le somme versate dall'aggiudicatario sono depositate
presso una banca o su un conto postale indicati dal
giudice.
I provvedimenti di cui all'articolo 586 restano riservati
al giudice dell'esecuzione in ogni caso di delega al
professionista delle operazioni di vendita.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dal D.Lgs. 14 marzo 2005 n.
35 con decorrenza dal 1 marzo 2006. Il testo precedente recitava:
“Art. 591-bis. Delega al notaio delle operazioni di vendita con
incanto.
Il giudice dell'esecuzione, con l'ordinanza con la quale provvede
sull'istanza di vendita ai sensi dell'articolo 569, può, sentiti gli
interessati, delegare ad un notaio avente sede nel circondario il
compimento delle operazioni di vendita con incanto, di cui agli
articoli 576 e seguenti.
Il notaio delegato provvede:
1) alla determinazione del valore dell'immobile a norma dell'articolo
568, terzo comma, anche tramite l'ausilio di un esperto nominato dal
giudice;
2) ad autorizzare l'assunzione dei debiti da parte dell'aggiudicatario
o dell'assegnatario a norma dell'articolo 508;
3) sulle offerte dopo l'incanto a norma dell'articolo 584 e sul
versamento del prezzo nella ipotesi di cui all'articolo 585, secondo
comma;
4) alla fissazione degli ulteriori incanti o sulla istanza di
assegnazione, ai sensi degli articoli 587, 590 e 591;
5) alla esecuzione delle formalità di registrazione, trascrizione e
voltura catastale del decreto di trasferimento, alla comunicazione
dello stesso a pubbliche amministrazioni negli stessi casi previsti per
le comunicazioni di atti volontari di trasferimento nonché
all'espletamento delle formalità di cancellazione delle trascrizioni dei
pignoramenti e delle iscrizioni ipotecarie conseguenti al decreto di
trasferimento pronunciato dal giudice dell'esecuzione ai sensi
dell'articolo 586;
6) a ricevere o autenticare la dichiarazione di nomina di cui
all'articolo 583;
7) alla formazione del progetto di distribuzione ed alla sua
trasmissione al giudice dell'esecuzione che, dopo avervi apportato le
eventuali variazioni, provvede ai sensi dell'articolo 596.
In caso di delega al notaio delle operazioni di vendita con incanto, il
notaio provvede alla redazione dell'avviso avente il contenuto di cui
all'articolo 576, primo comma, alla sua notificazione ai creditori di
cui all'articolo 498, non intervenuti, nonché a tutti gli altri
adempimenti previsti dagli articoli 576 e seguenti. Nell'avviso va
specificato che tutte le attività, che, a norma degli articoli 576 e
seguenti, debbono essere compiute in cancelleria o davanti al
giudice dell'esecuzione o dal cancelliere o dal giudice dell'esecuzione,
sono effettuate dal notaio delegato presso il suo studio ovvero nel
luogo da lui indicato.
L'avviso deve inoltre contenere l'indicazione della destinazione
urbanistica del terreno risultante dal certificato di destinazione
urbanistica di cui all'articolo 18 della legge 28 febbraio 1985, n. 47,
nonché le notizie di cui agli articoli 17 e 40 della citata legge n. 47
del 1985; in caso di insufficienza di tali notizie, tale da determinare le
nullità di cui all'articolo 17, primo comma, ovvero all'articolo 40,
secondo comma, della citata legge n. 47 del 1985, ne va fatta
menzione nell'avviso con avvertenza che l'aggiudicatario potrà,
ricorrendone i presupposti, avvalersi delle disposizioni di cui
all'articolo 17, quinto comma, ed all'articolo 40, sesto comma, della
medesima legge n. 47 del 1985.
Il notaio provvede altresì alla redazione del verbale d'incanto, che
deve contenere le circostanze di luogo e di tempo nelle quali
l'incanto si svolge, le generalità delle persone ammesse all'incanto,
la descrizione delle attività svolte, la dichiarazione
dell'aggiudicazione provvisoria con l'identificazione
dell'aggiudicatario.
Il verbale è sottoscritto esclusivamente dal notaio ed allo stesso non
deve essere allegata la procura speciale di cui all'articolo 579,
secondo comma.
Se il prezzo non è stato versato nel termine, il notaio ne dà
tempestivo avviso al giudice, trasmettendogli il fascicolo.
Avvenuto il versamento del prezzo ai sensi degli articoli 585 e 590,
terzo comma, il notaio predispone il decreto di trasferimento e
trasmette senza indugio al giudice dell'esecuzione il fascicolo; al
decreto deve essere allegato il certificato di destinazione urbanistica
di cui all'articolo 18 della legge 28 febbraio 1985, n. 47, che conserva
validità per un anno dal suo rilascio, o, in caso di scadenza, altro
certificato sostitutivo; nel decreto va pure fatta menzione della
situazione urbanistica dell'immobile risultante dalla documentazione
acquisita nel fascicolo processuale. Analogamente il notaio provvede
alla trasmissione del fascicolo nel caso in cui non faccia luogo
all'assegnazione o ad ulteriori incanti ai sensi dell'articolo 591.
Le somme versate dall'aggiudicatario sono depositate presso un
istituto di credito indicato dal giudice.
I provvedimenti di cui all'articolo 586 restano riservati al giudice
dell'esecuzione anche in caso di delega al notaio delle operazioni di
vendita con incanto.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro III – Del processo di esecuzione
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(2) Questo periodo è stato aggiunto dal Decreto Legge 29 dicembre
2009, n. 193, convertito nella Legge 22 febbraio 2010, n. 24.
Art. 591-ter. Ricorso al giudice dell'esecuzione. (1)
Quando, nel corso delle operazioni di vendita,
insorgono difficoltà, il professionista delegato può
rivolgersi al giudice dell'esecuzione, il quale provvede
con decreto. Le parti e gli interessati possono proporre
reclamo avverso il predetto decreto nonché avverso
gli atti del professionista delegato con ricorso allo
stesso giudice, il quale provvede con ordinanza; il
ricorso non sospende le operazioni di vendita salvo
che il giudice, concorrendo gravi motivi, disponga la
sospensione. Restano ferme le disposizioni di cui
all'articolo 617.
(1) Questo articolo è stato così modificato dal D.Lgs. 14 marzo 2005,
n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006. Il testo precedente recitava:
"Art. 591-ter. Ricorso al giudice dell'esecuzione.
Quando, nel corso delle operazioni di vendita con incanto, insorgono
difficoltà, il notaio delegato può rivolgersi al giudice dell'esecuzione,
il quale provvede con decreto. Le parti e gli interessati possono
proporre reclamo avverso il predetto decreto nonché avverso gli atti
del notaio delegato con ricorso allo stesso giudice, il quale provvede
con ordinanza; il ricorso non sospende le operazioni di vendita salvo
che il giudice, concorrendo gravi motivi, disponga la sospensione.
Restano ferme le disposizioni di cui all'articolo 617."
SEZIONE IV: Dell’amministrazione giudiziaria
Art. 592. Nomina dell'amministratore giudiziario.
L'amministrazione giudiziaria dell'immobile è' disposta
per un tempo non superiore a tre anni e affidata a uno
o più creditori o a un istituto all'uopo autorizzato,
oppure allo stesso debitore se tutti i creditori vi
consentono.
All'amministratore si applica il disposto degli articoli
65 e seguenti.
Art. 593. Rendiconto.
L'amministratore, nel termine fissato dal giudice
dell'esecuzione, e in ogni caso alla fine di ciascun
trimestre, deve presentare in cancelleria il conto della
sua gestione e depositare le rendite disponibili nei
modi stabiliti dal giudice.
Al termine della gestione l'amministratore deve
presentare il rendiconto finale.
I conti parziali e quello finale debbono essere
approvati dal giudice. Questi, con ordinanza non
impugnabile, risolve le contestazioni che sorgono in
merito ad essi, applicando le disposizioni degli articoli
263 e seguenti.
Art. 594. Assegnazione delle rendite.
Durante il corso dell'amministrazione giudiziaria, il
giudice dell'esecuzione può disporre che le rendite
riscosse siano assegnate ai creditori secondo le norme
degli articoli 596 e seguenti.
Art. 595. Cessazione dell'amministrazione giudiziaria.
In ogni momento il creditore pignorante o uno dei
creditori intervenuti può chiedere che il giudice
dell'esecuzione, sentite le altre parti, proceda a nuovo
incanto o all'assegnazione dell'immobile. Durante
l'amministrazione giudiziaria ognuno può fare offerta
di acquisto a norma degli articoli 571 e seguenti.
L'amministrazione cessa, e deve essere ordinato un
nuovo incanto, quando viene a scadere il termine
previsto nell'ordinanza di cui all'articolo 592, tranne
che il giudice, su richiesta di tutte le parti, non ritenga
di poter concedere una o più proroghe che non
prolunghino complessivamente l'amministrazione
oltre i tre anni.
SEZIONE V – Della distribuzione della somma ricavata
Art. 596. Formazione del progetto di distribuzione.
Se non si può provvedere a norma dell'articolo 510
primo comma, il giudice dell'esecuzione o il
professionista delegato a norma dell'articolo 591-bis,
(1) non più tardi di trenta giorni dal versamento del
prezzo, provvede a formare un progetto di
distribuzione contenente la graduazione dei creditori
che vi partecipano, e lo deposita in cancelleria affinché
possa essere consultato dai creditori e dal debitore,
fissando l'udienza per la loro audizione.
Tra la comunicazione dell'invito e l'udienza debbono
intercorrere almeno dieci giorni.
(1) Le parole: “o il professionista delegato a norma dell’art. 591-bis”
sono state aggiunte dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza
dal 1 marzo 2006.
Art. 597. Mancata comparizione.
La mancata comparizione alla prima udienza e in
quella fissata a norma dell'articolo 485 ultimo comma
importa approvazione del progetto per gli effetti di cui
all'articolo seguente.
Art. 598. Approvazione del progetto.
Se il progetto è approvato o si raggiunge l'accordo tra
tutte le parti, se ne dà atto nel processo verbale e il
giudice dell'esecuzione o il professionista delegato a
norma dell'articolo 591-bis (1) ordina il pagamento
delle singole quote, altrimenti si applica la disposizione
dell'articolo 512.
(1) Le parole: “o il professionista delegato a norma dell’art. 591-bis”
sono state aggiunte dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza
dal 1 marzo 2006.
CAPO V - DELL'ESPROPRIAZIONE DI BENI INDIVISI
Art. 599. Pignoramento.
Possono essere pignorati i beni indivisi anche quando
non tutti i comproprietari sono obbligati verso il
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro III – Del processo di esecuzione
Altalex eBook | Collana Codici Altalex 105
creditore.
In tal caso del pignoramento è notificato avviso, a cura
del creditore pignorante, anche agli altri
comproprietari, ai quali è fatto divieto di lasciare
separare dal debitore la sua parte delle cose comuni
senza ordine di giudice.
Art. 600. Convocazione dei comproprietari.
Il giudice dell'esecuzione, su istanza del creditore
pignorante o dei comproprietari e sentiti tutti gli
interessati, provvede, quando è possibile, alla
separazione della quota in natura spettante al
debitore.
Se la separazione in natura non è chiesta o non è
possibile, il giudice dispone che si proceda alla
divisione a norma del codice civile, salvo che ritenga
probabile la vendita della quota indivisa ad un prezzo
pari o superiore al valore della stessa, determinato a
norma dell'articolo 568. (1)
(1) Il comma: “Se la separazione non è possibile, può ordinare la
vendita della quota indivisa o disporre che si proceda alla divisione a
norma del codice civile.” è stato così sostituito dal D.Lgs. 14 marzo
2005, n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006 (Altalex).
Art. 601. Divisione.
Se si deve procedere alla divisione, l'esecuzione è
sospesa finché sulla divisione stessa non sia
intervenuto un accordo fra le parti o pronunciata una
sentenza avente i requisiti di cui all'articolo 627.
Avvenuta la divisione, la vendita o l'assegnazione dei
beni attribuiti al debitore ha luogo secondo le norme
contenute nei capi precedenti.
CAPO VI - DELL'ESPROPRIAZIONE CONTRO IL TERZO
PROPRIETARIO
Art. 602. Modo dell'espropriazione.
Quando oggetto dell'espropriazione è un bene gravato
da pegno o da ipoteca per un debito altrui, oppure un
bene la cui alienazione da parte del debitore è stata
revocata per frode, si applicano le disposizioni
contenute nei capi precedenti, in quanto non siano
modificate dagli articoli che seguono.
Art. 603. Notificazione del titolo esecutivo e del
precetto.
Il titolo esecutivo e il precetto debbono essere
notificati anche al terzo.
Nel precetto deve essere fatta espressa menzione del
bene del terzo che si intende espropriare.
Art. 604. Disposizioni particolari.
Il pignoramento e in generale gli atti d'espropriazione
si compiono nei confronti del terzo, al quale si
applicano tutte le disposizioni relative al debitore,
tranne il divieto di cui all'articolo 579 primo comma.
Ogni volta che a norma dei capi precedenti deve
essere sentito il debitore, è sentito anche il terzo.
TITOLO III - DELL'ESECUZIONE PER CONSEGNA O
RILASCIO
Art. 605. Precetto per consegna o rilascio.
Il precetto per consegna di beni mobili o rilascio di
beni immobili deve contenere, oltre le indicazioni di
cui all'articolo 480, anche la descrizione sommaria dei
beni stessi.
Se il titolo esecutivo dispone circa il termine della
consegna o del rilascio, l'intimazione va fatta con
riferimento a tale termine.
Art. 606. Modo della consegna.
Decorso il termine indicato nel precetto, l'ufficiale
giudiziario, munito del titolo esecutivo e del precetto,
si reca sul luogo in cui le cose si trovano e le ricerca a
norma dell'articolo 513; quindi ne fa consegna alla
parte istante o a persona da lei designata.
Art. 607. Cose pignorate.
Se le cose da consegnare sono pignorate, la consegna
non può avere luogo, e la parte istante deve fare
valere le sue ragioni mediante opposizione a norma
degli articoli 619 e seguenti.
Art. 608. Modo del rilascio.
L'esecuzione inizia con la notifica dell'avviso con il
quale l'ufficiale giudiziario comunica almeno dieci
giorni prima alla parte, che è tenuta a rilasciare
l'immobile, il giorno e l'ora in cui procederà. (1)
Nel giorno e nell'ora stabiliti, l'ufficiale giudiziario,
munito del titolo esecutivo e del precetto, si reca sul
luogo dell'esecuzione e, facendo uso, quando occorre,
dei poteri a lui consentiti dall'articolo 513, immette la
parte istante o una persona da lei designata nel
possesso dell'immobile, del quale le consegna le
chiavi, ingiungendo agli eventuali detentori di
riconoscere il nuovo possessore.
(1) Il comma: “L’ufficiale giudiziario comunica almeno tre giorni
prima alla parte, che è tenuta a rilasciare l’immobile, il giorno e l’ora
in cui procederà.” è stato così sostituito dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n.
35 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 3 settembre 2007, n. 18535
in Altalex Massimario.
Art. 608-bis. Estinzione dell'esecuzione per rinuncia
della parte istante. (1)
L'esecuzione di cui all'articolo 605 si estingue se la
parte istante, prima della consegna o del rilascio,
rinuncia con atto da notificarsi alla parte esecutata e
da consegnarsi all'ufficiale giudiziario procedente.
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(1) Questo articolo è stato aggiunto dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35
con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 609. Provvedimenti circa i mobili estranei
all'esecuzione.
Se nell'immobile si trovano cose mobili appartenenti
alla parte tenuta al rilascio e che non debbono essere
consegnate, l'ufficiale giudiziario, se la stessa parte
non le asporta immediatamente, può disporne la
custodia sul posto anche a cura della parte istante, se
consente di custodirle, o il trasporto in altro luogo.
Se le cose sono pignorate o sequestrate, l'ufficiale
giudiziario dà immediatamente notizia dell'avvenuto
rilascio al creditore su istanza del quale fu eseguito il
pignoramento o il sequestro, e al giudice
dell'esecuzione (1) per l'eventuale sostituzione del
custode.
(1) La parola: "pretore" è stata sostituita dalle parole: "giudice
dell'esecuzione" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 610. Provvedimenti temporanei.
Se nel corso dell'esecuzione sorgono difficoltà che non
ammettono dilazione, ciascuna parte può chiedere al
giudice dell'esecuzione, (1) anche verbalmente, i
provvedimenti temporanei occorrenti.
(1) La parola: "pretore" è stata sostituita dalle parole: "giudice
dell'esecuzione" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 611. Spese dell'esecuzione.
Nel processo verbale l'ufficiale giudiziario specifica
tutte le spese anticipate dalla parte istante.
La liquidazione delle spese è fatta dal giudice
dell'esecuzione (1) a norma degli articoli 91 e seguenti
(2) con decreto che costituisce titolo esecutivo.
(1) La parola: "pretore" è stata sostituita dalle parole: "giudice
dell'esecuzione" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(2) Le parole: “a norma degli articoli 91 e seguenti” sono state
inserite dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza dal 1 marzo
2006 (Altalex).
TITOLO IV - DELL'ESECUZIONE FORZATA DI OBBLIGHI
DI FARE O DI NON FARE
Art. 612. Provvedimento.
Chi intende ottenere l'esecuzione forzata di una
sentenza di condanna per violazione di un obbligo di
fare o di non fare, dopo la notificazione del precetto,
deve chiedere con ricorso al giudice dell'esecuzione (1)
che siano determinate le modalità dell'esecuzione.
Il giudice dell'esecuzione (1) provvede sentita la parte
obbligata. Nella sua ordinanza designa l'ufficiale
giudiziario che deve procedere all'esecuzione e le
persone che debbono provvedere al compimento
dell'opera non eseguita o alla distruzione di quella
compiuta.
(1) La parola: "pretore" è stata sostituita dalle parole: "giudice
dell'esecuzione" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 613. Difficoltà sorte nel corso dell'esecuzione.
L'ufficiale giudiziario può farsi assistere dalla forza
pubblica e deve chiedere al giudice dell'esecuzione (1)
le opportune disposizioni per eliminare le difficoltà
che sorgono nel corso dell'esecuzione. Il giudice
dell'esecuzione (1) provvede con decreto.
(1) La parola: "pretore" è stata sostituita dalle parole: "giudice
dell'esecuzione" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 614. Rimborso delle spese.
Al termine dell'esecuzione o nel corso di essa, la parte
istante presenta al giudice dell'esecuzione (1) la nota
delle spese anticipate vistata dall'ufficiale giudiziario,
con domanda di decreto d'ingiunzione.
Il giudice dell'esecuzione, (1) quando riconosce
giustificate le spese denunciate, provvede con decreto
a norma dell'articolo 642.
(1) La parola: "pretore" è stata sostituita dalle parole: "giudice
dell'esecuzione" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51 (Altalex).
Art. 614-bis. Attuazione degli obblighi di fare
infungibile o di non fare. (1)
Con il provvedimento di condanna il giudice, salvo che
ciò sia manifestamente iniquo, fissa, su richiesta di
parte, la somma di denaro dovuta dall’obbligato per
ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per
ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento. Il
provvedimento di condanna costituisce titolo
esecutivo per il pagamento delle somme dovute per
ogni violazione o inosservanza. Le disposizioni di cui al
presente comma non si applicano alle controversie di
lavoro subordinato pubblico e privato e ai rapporti di
collaborazione coordinata e continuativa di cui
all’articolo 409.
Il giudice determina l’ammontare della somma di cui al
primo comma tenuto conto del valore della
controversia, della natura della prestazione, del danno
quantificato o prevedibile e di ogni altra circostanza
utile.
(1) Articolo aggiunto dalla Legge 18 giugno 2009, n. 69.
TITOLO V - DELLE OPPOSIZIONI
CAPO I - DELLE OPPOSIZIONI DEL DEBITORE E DEL
TERZO ASSOGGETTATO ALL'ESECUZIONE
SEZIONE I – Delle opposizioni all’esecuzione
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Art. 615. Forma dell'opposizione.
Quando si contesta il diritto della parte istante a
procedere ad esecuzione forzata e questa non è
ancora iniziata, si può proporre opposizione al
precetto con citazione davanti al giudice competente
per materia o valore e per territorio a norma
dell'articolo 27. Il giudice, concorrendo gravi motivi,
sospende su istanza di parte l'efficacia esecutiva del
titolo. (1)
Quando è iniziata l'esecuzione, l'opposizione di cui al
comma precedente e quella che riguarda la
pignorabilità dei beni si propongono con ricorso al
giudice dell'esecuzione stessa. Questi fissa con decreto
l'udienza di comparizione delle parti davanti a sé e il
termine perentorio per la notificazione del ricorso e
del decreto.
(1) Queste parole sono state aggiunte dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n.
35 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 616. Provvedimenti sul giudizio di cognizione
introdotto dall'opposizione.
Se competente per la causa è l’ufficio giudiziario al
quale appartiene il giudice dell’esecuzione questi fissa
un termine perentorio per l’introduzione del giudizio
di merito secondo le modalità previste in ragione della
materia e del rito, previa iscrizione a ruolo, a cura della
parte interessata, osservati i termini a comparire di cui
all’articolo 163-bis, o altri se previsti, ridotti della
metà; altrimenti rimette la causa dinanzi all’ufficio
giudiziario competente assegnando un termine
perentorio per la riassunzione della causa.
(1) Questo articolo è stato così sostituito dalla L. 24 febbraio 2005,
n. 52 a decorrere dal 1 marzo 2006. Il testo precedente recitava:
“Art. 616. Provvedimenti del giudice dell’esecuzione.
Se competente per la causa è l’ufficio giudiziario al quale appartiene
il giudice dell’esecuzione, questi provvede all’istruzione a norma
degli art. 175 ss.; altrimenti rimette le parti davanti all’ufficio
giudiziario competente per valore, assegnando un termine
perentorio per la riassunzione della causa.”
(2) Il periodo: “La causa è decisa con sentenza non impugnabile.”
è stato soppresso dalla L. 18 giugno 2009, n. 69.
SEZIONE II – Delle opposizioni agli atti esecutivi
Art. 617. Forma dell'opposizione.
Le opposizioni relative alla regolarità formale del titolo
esecutivo e del precetto si propongono, prima che sia
iniziata l'esecuzione, davanti al giudice indicato
nell'articolo 480 terzo comma, con atto di citazione da
notificarsi nel termine perentorio di venti giorni (1)
dalla notificazione del titolo esecutivo o del precetto.
Le opposizioni di cui al comma precedente che sia
stato impossibile proporre prima dell'inizio
dell'esecuzione e quelle relative alla notificazione del
titolo esecutivo e del precetto e ai singoli atti di
esecuzione si propongono con ricorso al giudice
dell'esecuzione nel termine perentorio di venti giorni
(1) dal primo atto di esecuzione, se riguardano il titolo
esecutivo o il precetto, oppure dal giorno in cui i
singoli atti furono compiuti.
(1) Le parole: “cinque giorni” sono state così sostituite dalle attuali:
“venti giorni” dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza dal 1
marzo 2006.
Cfr. Cassazione Civile, sez. II, sentenza 22 gennaio 2008, n. 1269,
Tribunale di Torino, ordinanza 21 settembre 2007 e Cassazione
Civile, sez. III, sentenza 27 maggio 2009, n. 12259 in Altalex
Massimario.
Art. 618. Provvedimenti del giudice dell'esecuzione.
Il giudice dell'esecuzione fissa con decreto l'udienza di
comparizione delle parti davanti a sé e il termine
perentorio per la notificazione del ricorso e del
decreto, e dà, nei casi urgenti, i provvedimenti
opportuni.
All'udienza dà con ordinanza i provvedimenti che
ritiene indilazionabili ovvero sospende la procedura. In
ogni caso fissa un termine perentorio per
l'introduzione del giudizio di merito, previa iscrizione a
ruolo a cura della parte interessata, osservati i termini
a comparire di cui all'articolo 163-bis, o altri se
previsti, ridotti della metà. La causa è decisa con
sentenza non impugnabile. (1)
Sono altresì non impugnabili le sentenze pronunciate a
norma dell'articolo precedente primo comma.
(1) Il comma: “All’udienza dà con ordinanza i provvedimenti che
ritiene indilazionabili e provvede a norma degli artt. 175 ss.
All’istruzione della causa, che è poi decisa con sentenza non
impugnabile.” è stato così sostituito dalla L. 24 febbraio 2006, n. 52
con decorrenza dal 1 marzo 2006.
SEZIONE III – Opposizione in materia di lavoro, di
previdenza e di assistenza
Art. 618-bis. Procedimento.
Per le materie trattate nei Capi I e II del titolo IV del
libro secondo, le opposizioni all'esecuzione e agli atti
esecutivi sono disciplinate dalle norme previste per le
controversie individuali di lavoro in quanto applicabili.
Resta ferma la competenza del giudice dell'esecuzione
nei casi previsti dal secondo comma dell'art. 615 e dal
secondo comma dell'art. 617 nei limiti dei
provvedimenti assunti con ordinanza. (1)
(1) Le parole: “nei limiti dei provvedimenti assunti con ordinanza”
sono state aggiunte dalla L. 24 febbraio 2006, n. 52 con decorrenza
dal 1 marzo 2006.
CAPO II - DELLE OPPOSIZIONI DI TERZI
Art. 619. Forma dell'opposizione.
Il terzo che pretende avere la proprietà o altro diritto
reale sui beni pignorati può proporre opposizione con
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ricorso al giudice dell'esecuzione, prima che sia
disposta la vendita o l'assegnazione dei beni.
Il giudice fissa con decreto l'udienza di comparizione
delle parti davanti a sé e il termine perentorio per la
notificazione del ricorso e del decreto.
Se all'udienza le parti raggiungono un accordo il
giudice ne dà atto con ordinanza, adottando ogni altra
decisione idonea ad assicurare, se del caso, la
prosecuzione del processo esecutivo ovvero ad
estinguere il processo, statuendo altresì in questo caso
anche sulle spese; altrimenti il giudice provvede ai
sensi dell'articolo 616 tenuto conto della competenza
per valore. (1)
(1) Il comma: “Se all’udienza le parti non raggiungono un accordo, il
giudice, quando è competente l’ufficio giudiziario al quale
appartiene, provvede all’istruzione della causa a norma degli artt.
175 e ss.; altrimenti fissa all’opponente un termine perentorio per la
riassunzione della causa davanti all’ufficio giudiziario competente
per valore.” è stato così sostituito dalla L. 24 febbraio 2006, n. 52
con decorrenza dal 1 marzo 2006 (Altalex).
Art. 620. Opposizione tardiva.
Se in seguito alla opposizione il giudice non sospende
la vendita dei beni mobili o se l'opposizione è proposta
dopo la vendita stessa, i diritti del terzo si fanno valere
sulla somma ricavata.
Art. 621. Limiti della prova testimoniale.
Il terzo opponente non può provare con testimoni il
suo diritto sui beni mobili pignorati nella casa o
nell'azienda del debitore, tranne che l'esistenza del
diritto stesso sia resa verosimile dalla professione o
dal commercio esercitati dal terzo o dal debitore.
Cfr. Corte Costituzionale, ordinanza 2 aprile 2009, n. 95 in Altalex
Massimario.
Art. 622. Opposizione della moglie del debitore. (1)
L'opposizione non può essere proposta dalla moglie
convivente col debitore, relativamente ai beni mobili
pignorati nella casa di lui, tranne che per i beni dotali o
per i beni che essa provi, con atto di data certa, esserle
appartenuti prima del matrimonio o esserle pervenuti
per donazione o successione a causa di morte.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 15 dicembre 1967, n. 143
ha dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo.
TITOLO VI - DELLA SOSPENSIONE E DELL'ESTINZIONE
DEL PROCESSO
CAPO I - DELLA SOSPENSIONE DEL PROCESSO
Art. 623. Limiti della sospensione.
Salvo che la sospensione sia disposta dalla legge o dal
giudice davanti al quale è impugnato il titolo
esecutivo, l'esecuzione forzata non può essere sospesa
che con provvedimento del giudice dell'esecuzione.
Art. 624. Sospensione per opposizione all'esecuzione.
(1)
Se è proposta opposizione all’esecuzione a norma
degli articoli 615 e 619, il giudice dell’esecuzione,
concorrendo gravi motivi, sospende, su istanza di
parte, il processo con cauzione o senza.
Contro l’ordinanza che provvede sull’istanza di
sospensione è ammesso reclamo ai sensi dell’articolo
669-terdecies. La disposizione di cui al periodo
precedente si applica anche al provvedimento di cui
all’articolo 512, secondo comma.
Nei casi di sospensione del processo disposta ai sensi
del primo comma, se l’ordinanza non viene reclamata
o viene confermata in sede di reclamo, e il giudizio di
merito non è stato introdotto nel termine perentorio
assegnato ai sensi dell’articolo 616, il giudice
dell’esecuzione dichiara, anche d’ufficio, con
ordinanza, l’estinzione del processo e ordina la
cancellazione della trascrizione del pignoramento,
provvedendo anche sulle spese. L’ordinanza è
reclamabile ai sensi dell’articolo 630, terzo comma. (2)
La disposizione di cui al terzo comma si applica, in
quanto compatibile, anche al caso di sospensione del
processo disposta ai sensi dell’articolo 618.
(1) L’originario articolo è stato dapprima così sostituito dagli attuali
articoli 624 e 624-bis dal D.Lgs. 24 marzo 2005, n. 35 e
successivamente così modificato dalla L. 24 febbraio 2006 n. 52. Il
testo precedente così recitava:
“Art. 624. Sospensione per opposizione all’esecuzione.
Se è proposta opposizione all’esecuzione a norma degli artt. 615
secondo comma e 619, il giudice dell’esecuzione, concorrendo gravi
motivi, sospende, su istanza di parte, il processo con cauzione o
senza.
Il giudice sospende totalmente o parzialmente la distribuzione della
somma ricavata quando sorge una delle controversie previste
nell’art. 512.”
(2) Questo comma è stato così sostituito dalla L. 18 giugno 2009, n.
69. Il testo precedente così prevedeva:
“Nei casi di sospensione del processo disposta ai sensi del primo
comma e non reclamata, nonché disposta o confermata in sede di
reclamo, il giudice che ha disposto la sospensione dichiara con
ordinanza non impugnabile l’estinzione del pignoramento, previa
eventuale imposizione di cauzione e con salvezza degli atti compiuti,
su istanza dell’opponente alternativa all’instaurazione del giudizio di
merito sull’opposizione, fermo restando in tal caso il suo possibile
promovimento da parte di ogni altro interessato; l’autorità
dell’ordinanza di estinzione pronunciata ai sensi del presente comma
non è invocabile in un diverso processo.”
Art. 624-bis. Sospensione su istanza delle parti. (1)
Il giudice dell'esecuzione, su istanza di tutti i creditori
muniti di titolo esecutivo, può, sentito il debitore,
sospendere il processo fino a ventiquattro mesi.
L'istanza può essere proposta fino a venti giorni prima
della scadenza del termine per il deposito delle offerte
di acquisto o, nel caso in cui la vendita senza incanto
non abbia luogo, fino a quindici giorni prima
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro III – Del processo di esecuzione
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dell'incanto. Sull'istanza, il giudice provvede nei dieci
giorni successivi al deposito e, se l'accoglie, dispone,
nei casi di cui al secondo comma dell'articolo 490, che,
nei cinque giorni successivi al deposito del
provvedimento di sospensione, lo stesso sia
comunicato al custode e pubblicato sul sito Internet
sul quale è pubblicata la relazione di stima. La
sospensione è disposta per una sola volta. L'ordinanza
e' revocabile in qualsiasi momento, anche su richiesta
di un solo creditore e sentito comunque il debitore.
Entro dieci giorni dalla scadenza del termine la parte
interessata deve presentare istanza per la fissazione
dell'udienza in cui il processo deve proseguire.
Nelle espropriazioni mobiliari l'istanza per la
sospensione può essere presentata non oltre la
fissazione della data di asporto dei beni ovvero fino a
dieci giorni prima della data della vendita se questa
deve essere espletata nei luoghi in cui essi sono
custoditi e, comunque, prima della effettuazione della
pubblicità commerciale ove disposta. Nelle
espropriazioni presso terzi l'istanza di sospensione non
può più essere proposta dopo la dichiarazione del
terzo.
(1) L’originario articolo è stato dapprima così sostituito dagli attuali
articoli 624 e 624-bis dal D.Lgs. 24 marzo 2005, n. 35 e
successivamente così modificato dalla L. 24 febbraio 2006 n. 52.Il
testo precedente così recitava:
"Art. 624-bis. Sospensione su istanza delle parti.
Il giudice dell'esecuzione, su istanza di tutti i creditori muniti di titolo
esecutivo, può, sentito il debitore, sospendere il processo fino a
ventiquattro mesi. L'istanza può essere proposta fino a venti giorni
prima della scadenza del termine per il deposito delle offerte di
acquisto o, nel caso in cui la vendita senza incanto non abbia luogo,
fino a quindici giorni prima dell'incanto. Sull'istanza, il giudice
provvede nei dieci giorni successivi al deposito e, se l'accoglie,
dispone, nei casi di cui al secondo comma dell'articolo 490, che, nei
cinque giorni successivi al deposito del provvedimento di
sospensione, lo stesso sia comunicato al custode e pubblicato sul sito
Internet sul quale è pubblicata la relazione di stima. La sospensione
è disposta per una sola volta. L'ordinanza è revocabile in qualsiasi
momento, anche su richiesta di un solo creditore e sentito comunque
il debitore.
Entro dieci giorni dalla scadenza del termine la parte interessata
deve presentare istanza per la fissazione dell'udienza in cui il
processo deve proseguire."
Art. 625. Procedimento.
Sull'istanza per la sospensione del processo di cui
all'articolo precedente, il giudice dell'esecuzione
provvede con ordinanza, sentite le parti.
Nei casi urgenti, il giudice può disporre la sospensione
con decreto, nel quale fissa l'udienza di comparizione
delle parti. Alla udienza provvede con ordinanza.
Art. 626. Effetti della sospensione.
Quando il processo è sospeso, nessun atto esecutivo
può essere compiuto, salvo diversa disposizione del
giudice dell'esecuzione.
Art. 627. Riassunzione.
Il processo esecutivo deve essere riassunto con ricorso
nel termine perentorio fissato dal giudice
dell'esecuzione e, in ogni caso, non più tardi di sei
mesi dal passaggio in giudicato della sentenza di primo
grado o dalla comunicazione della sentenza d'appello
che rigetta l'opposizione.
Art. 628. Sospensione del termine d'efficacia del
pignoramento.
La opposizione ai singoli atti esecutivi sospende il
decorso del termine previsto nell'articolo 497.
CAPO II - DELL'ESTINZIONE DEL PROCESSO
Art. 629. Rinuncia.
Il processo si estingue se, prima dell'aggiudicazione o
dell'assegnazione, il creditore pignorante e quelli
intervenuti muniti di titolo esecutivo rinunciano agli
atti.
Dopo la vendita il processo si estingue se rinunciano
agli atti tutti i creditori concorrenti.
In quanto possibile, si applicano le disposizioni
dell'articolo 306.
Art. 630. Inattività delle parti.
Oltre che nei casi espressamente previsti dalla legge il
processo esecutivo si estingue quando le parti non lo
proseguono o non lo riassumono nel termine
perentorio stabilito dalla legge o dal giudice.
L’estinzione opera di diritto ed è dichiarata, anche
d’ufficio, con ordinanza del giudice dell’esecuzione,
non oltre la prima udienza successiva al verificarsi
della stessa. L’ordinanza è comunicata a cura del
cancelliere, se è pronunciata fuori dall’udienza. (1)
Contro l’ordinanza che dichiara l’estinzione ovvero
rigetta l’eccezione relativa è ammesso reclamo da
parte del debitore o del creditore pignorante ovvero
degli altri creditori intervenuti nel termine perentorio
di venti giorni dall’udienza o dalla comunicazione
dell’ordinanza e (2) con l’osservanza delle forme di cui
all’articolo 178 terzo, quarto e quinto comma. Il
collegio provvede in camera di consiglio con sentenza.
(1) Il comma: “L’estinzione opera di diritto, ma deve essere eccepita
dalla parte interessata prima di ogni altra sua difesa, salvo il
disposto dell’articolo successivo. L’estinzione è dichiarata con
ordinanza dal giudice dell’esecuzione, la quale è comunicata a cura
del cancelliere, se è pronunciata fuori dell’udienza.” È stato così
sostituito dalla L. 18 giugno 2009, n. 69.
(2) Le parole da: “da parte del debitore..” fino a: “…comunicazione
dell’ordinanza e” sono state inserite dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35
con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 631. Mancata comparizione all'udienza.
Se nel corso del processo esecutivo nessuna delle parti
si presenta all'udienza, fatta eccezione per quella in
cui ha luogo la vendita, (1) il giudice dell'esecuzione
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fissa una udienza successiva di cui il cancelliere dà
comunicazione alle parti.
Se nessuna delle parti si presenta alla nuova udienza, il
giudice dichiara con ordinanza l'estinzione del
processo esecutivo.
Si applica l'ultimo comma dell'articolo precedente.
(1) Le parole: “, fatta eccezione per quella in cui ha luogo la vendita,”
sono state aggiunte dal D.Lgs. 14 marzo 2005, n. 35 e dalla L. 28
dicembre 2005, n. 263 con decorrenza dal 1 marzo 2006 (Altalex).
Art. 632. Effetti dell'estinzione del processo.
Con l'ordinanza che pronuncia l'estinzione è disposta
sempre la cancellazione della trascrizione del
pignoramento. Con la medesima ordinanza il giudice
dell'esecuzione provvede alla liquidazione delle spese
sostenute dalle parti, se richiesto e alla liquidazione
dei compensi spettanti all'eventuale delegato ai sensi
dell'articolo 591-bis. (1)
Se l'estinzione del processo esecutivo si verifica prima
dell'aggiudicazione o dell'assegnazione, essa rende
inefficaci gli atti compiuti; se avviene dopo
l'aggiudicazione o l'assegnazione, la somma ricavata è
consegnata al debitore.
Avvenuta l'estinzione del processo, il custode rende al
debitore il conto, che è discusso e chiuso davanti al
giudice della esecuzione.
Si applica la disposizione dell'articolo 310 ultimo
comma.
(1) L’attuale primo comma è stato premesso all'originario primo
comma dalla Legge 3 agosto 1998, n. 302.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro IV – Dei procedimenti speciali
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CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro IV – Dei procedimenti speciali
Sommario
TITOLO I – DEI PROCEDIMENTI SOMMARI ............... 111
TITOLO II - DEI PROCEDIMENTI IN MATERIA DI
FAMIGLIA E DI STATO DELLE PERSONE .................... 124
TITOLO III – DELLA COPIA E DELLA COLLAZIONE DI ATTI
PUBBLICI .................................................................. 129
TITOLO IV – DEI PROCEDIMENTI RELATIVI
ALL’APERTURA DELLE SUCCESSIONI ........................ 130
TITOLO V- DELLO SCIOGLIMENTO DI COMUNIONI .. 134
TITOLO VI – DEL PROCESSO DI LIBERAZIONE DEGLI
IMMOBILI DALLE IPOTECHE ..................................... 135
TITOLO VII – DELL’EFFICACIA DELLE SENTENZE
STRANIERE E DELLA ESECUZIONE DI ALTRI ATTI DI
AUTORITA’ STRANIERE ............................................. 136
TITOLO VIII – DELL’ARBITRATO ................................ 137
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
LIBRO QUARTO – DEI PROCEDIMENTI SPECIALI
TITOLO I – DEI PROCEDIMENTI SOMMARI
CAPO I - DEL PROCEDIMENTO DI INGIUNZIONE
Art. 633. Condizioni di ammissibilità.
Su domanda di chi è creditore di una somma liquida di
danaro o di una determinata quantità di cose fungibili,
o di chi ha diritto alla consegna di una cosa mobile
determinata, il giudice competente pronuncia
ingiunzione di pagamento o di consegna:
1) se del diritto fatto valere si dà prova scritta;
2) se il credito riguarda onorari per prestazioni
giudiziali o stragiudiziali o rimborso di spese fatte da
avvocati, procuratori, cancellieri, ufficiali giudiziari o
da chiunque altro ha prestato la sua opera in
occasione di un processo;
3) se il credito riguarda onorari, diritti o rimborsi
spettanti ai notai a norma della loro legge
professionale, oppure ad altri esercenti una libera
professione o arte, per la quale esiste una tariffa
legalmente approvata.
L'ingiunzione può essere pronunciata anche se il
diritto dipende da una controprestazione o da una
condizione, purché il ricorrente offra elementi atti a
far presumere l'adempimento della controprestazione
o l'avveramento della condizione.
(…) (1)
(1) Il comma che recitava: “L'ingiunzione non può essere pronunciata
se la notificazione all'intimato di cui all'art. 643 deve avvenire fuori
dalla Repubblica o dei territori soggetti alla sovranità italiana.” è
stato abrogato dall’art. 9, comma 1, del D.Lgs. 9 ottobre 2002, n.
231.
Cfr. Tribunale di Lecce, sez. Maglie, sentenza 16 giugno 2009, n. 201,
Tribunale di Bari, sez. II civile, sentenza 7 settembre 2009, n. 2597 e
Cassazione Civile, sez. III, sentenza 5 gennaio 2010, n. 28 in Altalex
Massimario.
Art. 634. Prova scritta.
Sono prove scritte idonee a norma del numero 1
dell'articolo precedente le polizze e promesse
unilaterali per scrittura privata e i telegrammi, anche
se mancanti dei requisiti prescritti dal codice civile.
Per i crediti relativi a somministrazioni di merci e di
danaro nonché per prestazioni di servizi, fatte da
imprenditori che esercitano un'attività commerciale,
anche a persone che non esercitano tale attività, sono
altresì prove scritte idonee gli estratti autentici delle
scritture contabili di cui agli art. 2214 e seguenti del
codice civile, purché bollate e vidimate nelle forme di
legge e regolarmente tenute, nonché gli estratti
autentici delle scritture contabili prescritte dalle leggi
tributarie, quando siano tenute con l'osservanza delle
norme stabilite per tali scritture. (1)
(1) Comma così modificato dal D.L. 18 ottobre 1995, n. 432.
Cfr. Tribunale di Bari, sez. II civile, sentenza 7 settembre 2009, n.
2597 in Altalex Massimario.
Art. 635. Prova scritta per i crediti dello Stato e degli
enti pubblici.
Per i crediti dello Stato, o di enti o istituti soggetti a
tutela o vigilanza dello Stato, sono prove idonee anche
i libri o registri della pubblica amministrazione, quando
un funzionario all'uopo autorizzato o un notaio ne
attesta la regolare tenuta a norma delle leggi e dei
regolamenti. Restano salve le disposizioni delle leggi
sulla riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato
e degli enti o istituti sopra indicati.
Per i crediti derivanti da omesso versamento agli enti
di previdenza e di assistenza dei contributi relativi ai
rapporti indicati nell'art. 459 (1), sono altresì prove
idonee gli accertamenti eseguiti dall'ispettorato
corporativo e dai funzionari degli enti.
(1) L'art. 459 citato è stato abrogato dalla L. 11 agosto 1973, n. 533.
Vedi, ora, art. 442.
Art. 636. Parcella delle spese e prestazioni.
Nei casi previsti nei numeri 2 e 3 dell'art. 633, la
domanda deve essere accompagnata dalla parcella
delle spese e prestazioni, munita della sottoscrizione
del ricorrente e corredata dal parere della competente
associazione professionale. Il parere non occorre se
l'ammontare delle spese e delle prestazioni è
determinato in base a tariffe obbligatorie.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro IV – Dei procedimenti speciali
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Il giudice, se non rigetta il ricorso a norma dell'art.
640, deve attenersi al parere nei limiti della somma
domandata, salva la correzione degli errori materiali.
Cfr. Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 12 marzo 2008, n. 6534 in
Altalex Massimario.
Art. 637. Giudice competente. (1)
Per l'ingiunzione è competente il giudice di pace o, in
composizione monocratica, il tribunale che sarebbe
competente per la domanda proposta in via ordinaria.
Per i crediti previsti nel numero 2 dell'art. 633 è
competente anche l'ufficio giudiziario che ha deciso la
causa alla quale il credito si riferisce.
Gli avvocati o i notai possono altresì proporre
domanda d'ingiunzione contro i propri clienti al
giudice competente per valore del luogo ove ha sede il
consiglio dell'ordine al cui albo sono iscritti o il
consiglio notarile dal quale dipendono.
(1) Articolo così sostituito dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Cfr. Tribunale di Roma, sez. XI civile, sentenza 8 aprile 2008, n. 7436
in Altalex Massimario.
Art. 638. Forma della domanda e deposito.
La domanda di ingiunzione si propone con ricorso
contenente, oltre i requisiti indicati nell'art. 125,
l'indicazione delle prove che si producono. Il ricorso
deve contenere altresì l'indicazione del procuratore
del ricorrente oppure, quando è ammessa la
costituzione di persona, la dichiarazione di residenza o
l'elezione di domicilio nel comune dove ha sede il
giudice adito.
Se manca l'indicazione del procuratore oppure la
dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio, le
notificazioni al ricorrente possono essere fatte presso
la cancelleria.
Il ricorso è depositato in cancelleria insieme con i
documenti che si allegano; questi non possono essere
ritirati fino alla scadenza del termine stabilito nel
decreto d'ingiunzione a norma dell'art. 641.
Art. 639. Ricorso per consegna di cose fungibili.
Quando la domanda riguarda la consegna di una
determinata quantità di cose fungibili, il ricorrente
deve dichiarare la somma di danaro che è disposto ad
accettare in mancanza della prestazione in natura, a
definitiva liberazione dell'altra parte. Il giudice, se
ritiene la somma dichiarata non proporzionata, prima
di pronunciare sulla domanda può invitare il ricorrente
a produrre un certificato della Camera di commercio,
industria e agricoltura.
Art. 640. Rigetto della domanda.
Il giudice se ritiene insufficientemente giustificata la
domanda, dispone che il cancelliere ne dia notizia al
ricorrente, invitandolo a provvedere alla prova.
Se il ricorrente non risponde all'invito o non ritira il
ricorso oppure se la domanda non è accoglibile, il
giudice la rigetta con decreto motivato.
Tale decreto non pregiudica la riproposizione della
domanda, anche in via ordinaria.
Art. 641. Accoglimento della domanda.
Se esistono le condizioni previste nell'art. 633, il
giudice, con decreto motivato da emettere entro
trenta giorni dal deposito del ricorso (1), ingiunge
all'altra parte di pagare la somma o di consegnare la
cosa o la quantità di cose chieste o invece di queste la
somma di cui all'art. 639 nel termine di quaranta giorni
(2), con l'espresso avvertimento che nello stesso
termine può essere fatta opposizione a norma degli
articoli seguenti e che, in mancanza di opposizione, si
procederà a esecuzione forzata.
Quando concorrono giusti motivi, il termine può
essere ridotto sino a dieci giorni oppure aumentato a
sessanta. (3) Se l'intimato risiede in uno degli altri Stati
dell'Unione europea, il termine è di cinquanta giorni e
può essere ridotto fino a venti giorni. Se l'intimato
risiede in altri Stati, il termine è di sessanta giorni e,
comunque, non può essere inferiore a trenta nè
superiore a centoventi. (4)
Nel decreto, eccetto per quello emesso sulla base di
titoli che hanno già efficacia esecutiva secondo le
vigenti disposizioni, il giudice liquida le spese e le
competenze e ne ingiunge il pagamento.
(1) Le parole "da emettere entro trenta giorni dal deposito del
ricorso" sono state aggiunte dal D.Lgs. 9 ottobre 2002, n. 231.
(2) Le parole "venti giorni" sono state così sostituite dal D.L. 18
ottobre 1995, n. 432.
(3) Il primo periodo di questo comma è stato così sostituito dal D.L.
18 ottobre 1995, n. 432.
(4) L'ultimo periodo di questo comma è stato così sostituito dal
D.Lgs. 9 ottobre 2002, n. 231. Successivamente, la Corte
Costituzionale, con sentenza 19-31 dicembre 1986, n. 303, ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'inciso: "eccetto per quello
emesso sulla base di titoli che hanno già efficacia esecutiva secondo
le vigenti disposizioni,".
Art. 642. Esecuzione provvisoria.
Se il credito è fondato su cambiale, assegno bancario,
assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa, o
su atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale
autorizzato, il giudice, su istanza del ricorrente,
ingiunge al debitore di pagare o consegnare senza
dilazione, autorizzando in mancanza l'esecuzione
provvisoria del decreto e fissando il termine ai soli
effetti dell'opposizione.
L'esecuzione provvisoria può essere concessa anche se
vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo, ovvero se
il ricorrente produce documentazione sottoscritta dal
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debitore, comprovante il diritto fatto valere; il giudice
può imporre al ricorrente una cauzione. (1)
In tali casi il giudice può anche autorizzare l'esecuzione
senza l'osservanza del termine di cui all'art. 482.
(1) Comma così modificato dall’art. 2, comma 1, lett. s), della L. 28
dicembre 2005, n. 263.
Art. 643. Notificazione del decreto.
L'originale del ricorso e del decreto rimane depositato
in cancelleria.
Il ricorso e il decreto sono notificati per copia
autentica a norma degli art. 137 e seguenti.
La notificazione determina la pendenza della lite.
Art. 644. Mancata notificazione del decreto. (1)
Il decreto d'ingiunzione diventa inefficace qualora la
notificazione non sia eseguita nel termine di sessanta
giorni dalla pronuncia, se deve avvenire nel territorio
della Repubblica (escluse le province libiche), e di
novanta giorni negli altri casi; ma la domanda può
essere riproposta.
(1) Articolo così modificato dal D.L. 18 ottobre 1995, n. 432.
Art. 645. Opposizione.
L'opposizione si propone davanti all'ufficio giudiziario
al quale appartiene il giudice che ha emesso il decreto,
con atto di citazione notificato al ricorrente nei luoghi
di cui all'art. 638. Contemporaneamente l'ufficiale
giudiziario deve notificare avviso dell'opposizione al
cancelliere affinché ne prenda nota sull'originale del
decreto.
In seguito all'opposizione il giudizio si svolge secondo
le norme del procedimento ordinario davanti al
giudice adito. (1)
(1) Le parole: "; ma i termini di comparizione sono ridotti a metà"
sono state soppresse dalla L. 29 dicembre 2011, n. 218 (G.U. n. 4 del
5-1-2012).
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 13 luglio 2007, n. 15725,
Tribunale di Ivrea, ordinanza 15 gennaio 2008, Corte Costituzionale,
ordinanza 8 febbraio 2008, n. 18, Tribunale di Modena, sez. I civile,
sentenza 18 maggio 2009, n. 649 e Tribunale di Bari, sez. II civile,
sentenza 7 settembre 2009, n. 2597 in Altalex Massimario.
Art. 646. Opposizione ai decreti riguardanti crediti di
lavoro.
Quando il decreto è stato pronunciato per crediti
dipendenti da rapporti individuali di lavoro, entro
cinque giorni dalla notificazione l'atto di opposizione
deve essere denunciato a norma dell'articolo 430
all'associazione sindacale legalmente riconosciuta alla
quale appartiene l'opponente.
In tale caso il termine per la comparizione in giudizio
decorre dalla scadenza del ventesimo giorno
successivo a quello della notificazione
dell'opposizione.
Durante il corso del termine stabilito per il tentativo di
conciliazione, l'opponente può chiedere con ricorso al
giudice la sospensione dell'esecuzione provvisoria del
decreto. Il giudice provvede con decreto, che, in caso
di accoglimento dell'istanza, deve essere notificato alla
controparte.
Art. 647. Esecutorietà per mancata opposizione o per
mancata attività dell'opponente.
Se non è stata fatta opposizione nel termine stabilito,
oppure l'opponente non si è costituito, il conciliatore,
il pretore o il presidente, su istanza anche verbale del
ricorrente, dichiara esecutivo il decreto. Nel primo
caso il giudice deve ordinare che sia rinnovata la
notificazione, quando risulta o appare probabile che
l'intimato non abbia avuto conoscenza del decreto.
Quando il decreto è stato dichiarato esecutivo a
norma del presente articolo, l'opposizione non può
essere più proposta nè proseguita, salvo il disposto
dell'art. 650, e la cauzione eventualmente prestata è
liberata. (1)
(1) Comma così modificato dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Cfr. Corte Costituzionale, ordinanza 8 febbraio 2008, n. 18 in Altalex
Massimario.
Art. 648. Esecuzione provvisoria in pendenza di
opposizione.
Il giudice istruttore, se l'opposizione non è fondata su
prova scritta o di pronta soluzione, può concedere,
con ordinanza non impugnabile, l'esecuzione
provvisoria del decreto, qualora non sia già stata
concessa a norma dell'art. 642. Il giudice concede
l'esecuzione provvisoria parziale del decreto ingiuntivo
opposto limitatamente alle somme non contestate,
salvo che l'opposizione sia proposta per vizi
procedurali. (1)
Deve in ogni caso concederla, se la parte che l'ha
chiesta offre cauzione per l'ammontare delle eventuali
restituzioni, spese e danni. (2)
(1) L'ultimo periodo di questo comma è stato così sostituito dal
D.Lgs. 9 ottobre 2002, n. 231.
(2) La Corte costituzionale con sentenza 4 maggio 1984, n. 137 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma nella
parte in cui dispone che nel giudizio di opposizione il giudice
istruttore, se la parte che ha chiesto l'esecuzione provvisoria del
decreto d'ingiunzione offre cauzione per l'ammontare delle
eventuali restituzioni, spese e danni, debba e non già possa
concederla sol dopo aver delibato gli elementi probatori di cui
all'art. 648, primo comma, e la corrispondenza della offerta
cauzione all'entità degli oggetti indicati nel secondo comma dello
stesso art. 48.
Art. 649. Sospensione dell'esecuzione provvisoria.
Il giudice istruttore, su istanza dell'opponente, quando
ricorrono gravi motivi, può, con ordinanza non
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impugnabile, sospendere l'esecuzione provvisoria del
decreto concessa a norma dell'art. 642.
Cfr. Tribunale di Modena, sez. I, sentenza 6 maggio 2009, n. 592 in
Altalex Massimario.
Art. 650. Opposizione tardiva.
L'intimato può fare opposizione anche dopo scaduto il
termine fissato nel decreto, se prova di non averne
avuta tempestiva conoscenza per irregolarità della
notificazione o per caso fortuito o forza maggiore. (1)
In questo caso l'esecutorietà può essere sospesa a
norma dell'articolo precedente.
L'opposizione non è più ammessa decorsi dieci giorni
dal primo atto di esecuzione.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 20 maggio 1976, n. 120 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma nella
parte in cui non consente l'opposizione tardiva dell'intimato che pur
avendo avuto conoscenza del decreto ingiuntivo, non abbia potuto,
per caso fortuito o forza maggiore, fare opposizione entro il termine
fissato nel decreto.
Art. 651. (1)
(1)“Deposito per il caso di soccombenza” articolo abrogato dalla L.
18 ottobre 1977, n. 793.
Art. 652. Conciliazione.
Se nel giudizio di opposizione, le parti si conciliano, il
giudice, con ordinanza non impugnabile, dichiara o
conferma l'esecutorietà del decreto, oppure riduce la
somma o la quantità a quella stabilita dalle parti. In
quest'ultimo caso, rimane ferma la validità degli atti
esecutivi compiuti e dell'ipoteca iscritta, fino a
concorrenza della somma o quantità ridotta. Della
riduzione deve effettuarsi apposita annotazione nei
registri immobiliari.
Art. 653. Rigetto o accoglimento parziale
dell'opposizione.
Se l'opposizione è rigettata con sentenza passata in
giudicato o provvisoriamente esecutiva, oppure è
dichiarata con ordinanza l'estinzione del processo, il
decreto, che non ne sia già munito, acquista efficacia
esecutiva.
Se l'opposizione è accolta solo in parte, il titolo
esecutivo è costituito esclusivamente dalla sentenza,
ma gli atti di esecuzione già compiuti in base al
decreto conservano i loro effetti nei limiti della somma
o della quantità ridotta.
Con la sentenza che rigetta totalmente o in parte
l'opposizione avverso il decreto ingiuntivo emesso
sulla base dei titoli aventi efficacia esecutiva in base
alle vigenti disposizioni, il giudice liquida anche le
spese e gli onorari del decreto ingiuntivo. (1)
(1) La Corte costituzionale con sentenza 31 dicembre 1986, n. 303
ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dello stesso comma per
contrasto con gli articoli 3 e 24 Cost., nella parte in cui non consente
la liquidazione delle spese e competenze all'istante che abbia già a
proprio favore un titolo esecutivo.
Cfr. Cassazione Civile, sez. lavoro, sentenza 22 maggio 2007, n.
11905, Cassazione Civile, SS.UU., sentenza 9 aprile 2008, n. 9166 e
TAR Puglia-Bari, sez. I, sentenza 20 ottobre 2009, n. 2437 in Altalex
Massimario.
Art. 654. Dichiarazione di esecutorietà ed esecuzione
L'esecutorietà non disposta con la sentenza o con
l'ordinanza di cui all'articolo precedente è conferita
con decreto del giudice che ha pronunciato
l'ingiunzione scritto in calce all'originale del decreto
d'ingiunzione.
Ai fini dell'esecuzione non occorre una nuova
notificazione del decreto esecutivo; ma nel precetto
deve farsi menzione del provvedimento che ha
disposto l'esecutorietà e dell'apposizione della
formula.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Cfr. Tribunale di Napoli, sez. V civile, sentenza 11 marzo 2009, n.
6693 in Altalex Massimario.
Art. 655. Iscrizione d'ipoteca.
I decreti dichiarati esecutivi a norma degli artt. 642,
647 e 648, e quelli rispetto ai quali è rigettata
l'opposizione costituiscono titolo per l'iscrizione
dell'ipoteca giudiziale.
Art. 656. Impugnazione.
Il decreto d'ingiunzione, divenuto esecutivo a norma
dell'art. 647, può impugnarsi per revocazione nei casi
indicati nei numeri 1, 2, 5 e 6 dell'art. 395 e con
opposizione di terzo nei casi previsti nell'art. 404
secondo comma.
CAPO II - DEL PROCEDIMENTO PER CONVALIDA DI
SFRATTO
Art. 657. Intimazione di licenza e di sfratto per finita
locazione.
Il locatore o il concedente può intimare al conduttore,
all'affittuario coltivatore diretto, al mezzadro o al
colono licenza per finita locazione, prima della
scadenza del contratto, con la contestuale citazione
per la convalida, rispettando i termini prescritti dal
contratto, dalla legge o dagli usi locali.
Può altresì intimare lo sfratto, con la contestuale
citazione per la convalida, dopo la scadenza del
contratto, se, in virtù del contratto stesso o per effetto
di atti o intimazioni precedenti, è esclusa la tacita
riconduzione.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro IV – Dei procedimenti speciali
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Art. 658. Intimazione di sfratto per morosità.
Il locatore può intimare al conduttore lo sfratto con le
modalità stabilite nell'articolo precedente anche in
caso di mancato pagamento del canone di affitto alle
scadenze, e chiedere nello stesso atto l'ingiunzione di
pagamento per i canoni scaduti. (1)
Se il canone consiste in derrate, il locatore deve
dichiarare a norma dell'articolo 639 la somma che è
disposto ad accettare in sostituzione.
(1) Comma così sostituito dalla L. 30 luglio 1984, n. 399.
Art. 659. Rapporto di locazione d'opera.
Se il godimento di un immobile è il corrispettivo anche
parziale di una prestazione d'opera, l'intimazione di
licenza o di sfratto con la contestuale citazione per la
convalida, a norma degli articoli precedenti, può
essere fatta quando il contratto viene a cessare per
qualsiasi causa.
Art. 660. Forma dell'intimazione.
Le intimazioni di licenza o di sfratto indicate negli
articoli precedenti debbono essere notificate a norma
degli articoli 137 e seguenti, esclusa la notificazione al
domicilio eletto.
Il locatore deve dichiarare nell'atto la propria
residenza o eleggere domicilio nel comune dove ha
sede il giudice adito, altrimenti l'opposizione prevista
nell'articolo 668 e qualsiasi altro atto del giudizio
possono essergli notificati presso la cancelleria.
La citazione per la convalida, redatta a norma
dell'articolo 125, in luogo dell'invito e
dell'avvertimento al convenuto previsti dall'articolo
163, terzo comma, numero 7), deve contenere, con
l'invito a comparire nell'udienza indicata,
l'avvertimento che se non comparisce o, comparendo,
non si oppone, il giudice convalida la licenza o lo
sfratto ai sensi dell'articolo 663. (1)
Tra il giorno della notificazione dell'intimazione e
quello dell'udienza debbono intercorrere termini liberi
non minori di venti giorni. Nelle cause che richiedono
pronta spedizione il giudice (2) può, su istanza
dell'intimante, con decreto motivato, scritto in calce
all'originale e alle copie dell'intimazione, abbreviare
fino alla metà i termini di comparizione. (1)
Le parti si costituiscono depositando in cancelleria
l'intimazione con la relazione di notificazione o la
comparsa di risposta, oppure presentando tali atti al
giudice in udienza. (1)
Ai fini dell'opposizione e del compimento delle attività
previste negli articoli da 663 a 666, è sufficiente la
comparizione personale dell'intimato. (1)
Se l'intimazione non è stata notificata in mani proprie,
l'ufficiale giudiziario deve spedire avviso all'intimato
dell'effettuata notificazione a mezzo di lettera
raccomandata, e allegare all'originale dell'atto la
ricevuta di spedizione.
(1) Comma inserito dal D.L. 18 ottobre 1995, n. 432.
(2) La parola "pretore" è stata sostituita dalla parola "tribunale" dal
D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 661. Giudice competente. (1)
Quando si intima la licenza o lo sfratto, la citazione a
comparire deve farsi inderogabilmente davanti al
tribunale (2) del luogo in cui si trova la cosa locata.
(1) Articolo così sostituito dalla L. 30 luglio 1984, n. 339.
(2) La parola "pretore" è stata sostituita dalla parola "tribunale" dal
D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 662. Mancata comparizione del locatore.
Gli effetti dell'intimazione cessano, se il locatore non
comparisce all'udienza fissata nell'atto di citazione.
Art. 663. Mancata comparizione o mancata
opposizione dell'intimato.
Se l'intimato non comparisce o comparendo non si
oppone, il giudice convalida la licenza o lo sfratto e
dispone con ordinanza in calce alla citazione
l'apposizione su di essa della formula esecutiva; ma il
giudice deve ordinare che sia rinnovata la citazione, se
risulta o appare probabile che l'intimato non abbia
avuto conoscenza della citazione stessa o non sia
potuto comparire per caso fortuito o forza maggiore.
Nel caso che l'intimato non sia comparso, la formula
esecutiva ha effetto dopo trenta giorni dalla data
dell'apposizione.
Se lo sfratto è stato intimato per mancato pagamento
del canone, la convalida è subordinata all'attestazione
in giudizio del locatore o del suo procuratore che la
morosità persiste. In tale caso il giudice può ordinare
al locatore di prestare una cauzione.
Art. 664. Pagamento dei canoni.
Nel caso previsto nell'articolo 658, il giudice adito
pronuncia separato decreto d'ingiunzione per
l'ammontare dei canoni scaduti e da scadere fino
all'esecuzione dello sfratto, e per le spese relative
all'intimazione.
Il decreto è teso in calce ad una copia dell'atto di
intimazione presentata dall'istante, da conservarsi in
cancelleria.
Il decreto è immediatamente esecutivo, ma contro di
esso può essere proposta opposizione a norma del
capo precedente. L'opposizione non toglie efficacia
all'avvenuta risoluzione del contratto.
Art. 665. Opposizione, provvedimenti del giudice.
Se l'intimato comparisce e oppone eccezioni non
fondate su prova scritta, il giudice, su istanza del
locatore, se non sussistano gravi motivi in contrario,
pronuncia ordinanza non impugnabile di rilascio, con
riserva delle eccezioni del convenuto.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro IV – Dei procedimenti speciali
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L'ordinanza è immediatamente esecutiva, ma può
essere subordinata alla prestazione di una cauzione
per i danni e le spese.
Art. 666. Contestazione sull'ammontare dei canoni.
Se è intimato lo sfratto per mancato pagamento del
canone, e il convenuto nega la propria morosità
contestando l'ammontare della somma pretesa, il
giudice può disporre con ordinanza il pagamento della
somma non controversa e concedere all'uopo al
convenuto un termine non superiore a venti giorni.
Se il conduttore non ottempera all'ordine di
pagamento, il giudice convalida l'intimazione di sfratto
e, nel caso previsto nell'articolo 658, pronuncia
decreto ingiuntivo per il pagamento dei canoni.
Art. 667. Mutamento del rito. (1)
Pronunciati i provvedimenti previsti dagli articoli 665 e
666, il giudizio prosegue nelle forme del rito speciale,
previa ordinanza di mutamento di rito ai sensi
dell'articolo 426.
(1) Articolo così sostituito dalla L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 668. Opposizione dopo la convalida.
Se l'intimazione di licenza o di sfratto è stata
convalidata in assenza dell'intimato, questi può farvi
opposizione provando di non averne avuto tempestiva
conoscenza per irregolarità della notificazione o per
caso fortuito o forza maggiore. (1)
Se sono decorsi dieci giorni dall'esecuzione,
l'opposizione non è più ammessa, e la cauzione,
prestata a norma dell'articolo 663 secondo [ora terzo]
comma, è liberata.
L'opposizione si propone davanti al tribunale (2) nelle
forme prescritte per l'opposizione al decreto di
ingiunzione in quanto applicabili. (3)
L'opposizione non sospende il processo esecutivo, ma
il giudice, con ordinanza non impugnabile, può
disporne la sospensione per gravi motivi, imponendo,
quando lo ritiene opportuno, una cauzione
all'opponente.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 18 maggio 1972, n. 89 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma
limitatamente alla parte in cui non consente la tardiva opposizione
all'intimato che, pur avendo avuto conoscenza della citazione, non
sia potuto comparire all'udienza per caso fortuito o forza maggiore.
(2) La parola "pretore" è stata sostituita dalla parola "tribunale" dal
D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(3) Comma così sostituito dalla L. 30 luglio 1984, n. 399.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 4 giugno 2009, n. 12880 in
Altalex Massimario.
Art. 669. Giudizio separato per il pagamento di
canoni.
Se nel caso previsto nell'articolo 658 il locatore non
chiede il pagamento dei canoni, la pronuncia sullo
sfratto risolve la locazione, ma lascia impregiudicata
ogni questione sui canoni stessi.
CAPO III - DEI PROCEDIMENTI CAUTELARI
SEZIONE I - Dei procedimenti cautelari in generale (1)
(1) Sezione aggiunta dalla L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 669-bis. Forma della domanda. (1)
La domanda si propone con ricorso depositato nella
cancelleria del giudice competente.
(1) Articolo aggiunto dalla L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 669-ter. Competenza anteriore alla causa. (1)
Prima dell'inizio della causa di merito la domanda si
propone al giudice competente a conoscere del
merito.
Se competente per la causa di merito è il giudice di
pace, la domanda si propone al tribunale. (2)
Se il giudice italiano non è competente a conoscere la
causa di merito, la domanda si propone al giudice, che
sarebbe competente per materia o valore, del luogo in
cui deve essere eseguito il provvedimento cautelare.
A seguito della presentazione del ricorso il cancelliere
forma il fascicolo d'ufficio e lo presenta senza ritardo
al presidente del Tribunale [o al pretore dirigente] (3) il
quale designa il magistrato cui è affidata la trattazione
del procedimento.
(1) Articolo aggiunto dalla L. 26 novembre 1990, n. 353.
(2) La parola "pretore" è stata sostituita dalla parola "tribunale" dal
D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(3) Parole soppresse dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 669-quater. Competenza in corso di causa. (1)
Quando vi è causa pendente per il merito la domanda
deve essere proposta al giudice della stessa.
Se la causa pende davanti al tribunale la domanda si
propone all'istruttore oppure, se questi non è ancora
designato o il giudizio è sospeso o interrotto, al
presidente, il quale provvede ai sensi dell'ultimo
comma dell'articolo 669-ter.
Se la causa pende davanti al giudice di pace, la
domanda si propone al tribunale. (2)
In pendenza dei termini per proporre l'impugnazione,
la domanda si propone al giudice che ha pronunziato
la sentenza.
Se la causa pende davanti al giudice straniero, e il
giudice italiano non è competente a conoscere la
causa di merito, si applica il terzo comma dell'articolo
669-ter.
Il terzo comma dell'articolo 669-ter si applica altresì
nel caso in cui l'azione civile è stata esercitata o
trasferita nel processo penale, salva l'applicazione del
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comma secondo dell'articolo 316 del codice di
procedura penale.
(1) Articolo aggiunto dalla L. 26 novembre 1990, n. 353.
(2) La parola "pretore" è stata sostituita dalla parola "tribunale" dal
D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 669-quinquies. Competenza in caso di clausola
compromissoria, di compromesso o di pendenza del
giudizio arbitrale. (1)
Se la controversia è oggetto di clausola
compromissoria o è compromessa in arbitri anche non
rituali (2) o se è pendente il giudizio arbitrale, la
domanda si propone al giudice che sarebbe stato
competente a conoscere del merito.
(1) Articolo aggiunto dalla L. 26 novembre 1990, n. 353.
(2) Parole introdotte dall’art. 2, comma 3, lett. e bis), n. 1), del D.L.
14 marzo 2005, n. 35.
Art. 669-sexies. Procedimento. (1)
Il giudice, sentite le parti, omessa ogni formalità non
essenziale al contraddittorio, procede nel modo che
ritiene più opportuno agli atti di istruzione
indispensabili in relazione ai presupposti e ai fini del
provvedimento richiesto, e provvede con ordinanza
all'accoglimento o al rigetto della domanda.
Quando la convocazione della controparte potrebbe
pregiudicare l'attuazione del provvedimento,
provvede con decreto motivato assunte ove occorra
sommarie informazioni. In tal caso fissa, con lo stesso
decreto, l'udienza di comparizione delle parti davanti a
sè entro un termine non superiore a quindici giorni
assegnando all'istante un termine perentorio non
superiore a otto giorni per la notificazione del ricorso e
del decreto. A tale udienza il giudice, con ordinanza,
conferma, modifica o revoca i provvedimenti emanati
con decreto.
Nel caso in cui la notificazione debba effettuarsi
all'estero, i termini di cui al comma precedente sono
triplicati.
(1) Articolo aggiunto dalla L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 669-septies. Provvedimento negativo. (1)
L’ordinanza di incompetenza non preclude la
riproposizione della domanda. L’ordinanza di rigetto
non preclude la riproposizione dell’istanza per il
provvedimento cautelare quando si verifichino
mutamenti delle circostanze o vengano dedotte nuove
ragioni di fatto o di diritto.
Se l’ordinanza di incompetenza o di rigetto è
pronunciata prima dell’inizio della causa di merito, con
essa il giudice provvede definitivamente sulle spese
del procedimento cautelare.
La condanna alle spese è immediatamente esecutiva.
(1) Articolo aggiornato con le modifiche introdotte dalla L. 18 giugno
2009, n. 69.
Art. 669-octies. Provvedimento di accoglimento. (1)
L’ordinanza di accoglimento, ove la domanda sia stata
proposta prima dell’inizio della causa di merito, deve
fissare un termine perentorio non superiore a sessanta
giorni per l’inizio del giudizio di merito, salva
l’applicazione dell’ultimo comma dell’articolo 669-
novies.
In mancanza di fissazione del termine da parte del
giudice, la causa di merito deve essere iniziata entro il
termine perentorio di sessanta giorni.
Il termine decorre dalla pronuncia dell’ordinanza se
avvenuta in udienza o altrimenti dalla sua
comunicazione.
Per le controversie individuali relative ai rapporti di
lavoro alle dipendenze delle pubbliche
amministrazioni, escluse quelle devolute alla
giurisdizione del giudice amministrativo, il termine
decorre dal momento in cui la domanda giudiziale è
divenuta procedibile o, in caso di mancata
presentazione della richiesta di espletamento del
tentativo di conciliazione, decorsi trenta giorni.
Nel caso in cui la controversia sia oggetto di
compromesso o di clausola compromissoria, la parte,
nei termini di cui ai commi precedenti, deve notificare
all’altra un atto nel quale dichiara la propria intenzione
di promuovere il procedimento arbitrale, propone la
domanda e procede, per quanto le spetta, alla nomina
degli arbitri.
Le disposizioni di cui al presente articolo e al primo
comma dell’articolo 669-novies non si applicano ai
provvedimenti di urgenza emessi ai sensi dell’articolo
700 e agli altri provvedimenti cautelari idonei ad
anticipare gli effetti della sentenza di merito, previsti
dal codice civile o da leggi speciali, nonché ai
provvedimenti emessi a seguito di denunzia di nuova
opera o di danno temuto ai sensi dell’articolo 688, ma
ciascuna parte può iniziare il giudizio di merito.
Il giudice, quando emette uno dei provvedimenti di cui
al sesto comma prima dell’inizio della causa di merito,
provvede sulle spese del procedimento cautelare.
L’estinzione del giudizio di merito non determina
l’inefficacia dei provvedimenti di cui al sesto comma,
anche quando la relativa domanda è stata proposta in
corso di causa.
L’autorità del provvedimento cautelare non è
invocabile in un diverso processo.
(1) Articolo aggiornato con le modifiche introdotte dalla L. 18 giugno
2009, n. 69.
Art. 669-novies. Inefficacia del provvedimento
cautelare. (1)
Se il procedimento di merito non è iniziato nel termine
perentorio di cui all'articolo 669-octies, ovvero se
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successivamente al suo inizio si estingue, il
provvedimento cautelare perde la sua efficacia.
In entrambi i casi, il giudice che ha emesso il
provvedimento, su ricorso della parte interessata,
convocate le parti con decreto in calce al ricorso,
dichiara, se non c'è contestazione, con ordinanza
avente efficacia esecutiva, che il provvedimento è
divenuto inefficace e dà le disposizioni necessarie per
ripristinare la situazione precedente. In caso di
contestazione l'ufficio giudiziario al quale appartiene il
giudice che ha emesso il provvedimento cautelare
decide con sentenza provvisoriamente esecutiva, salva
la possibilità di emanare in corso di causa i
provvedimenti di cui all'articolo 669-decies.
Il provvedimento cautelare perde altresì efficacia se
non è stata versata la cauzione di cui all'articolo 669-
undecies, ovvero se con sentenza, anche non passata
in giudicato, è dichiarato inesistente il diritto a cautela
del quale era stato concesso. In tal caso i
provvedimenti di cui al comma precedente sono
pronunciati nella stessa sentenza o, in mancanza, con
ordinanza a seguito di ricorso al giudice che ha emesso
il provvedimento.
Se la causa di merito è devoluta alla giurisdizione di un
giudice straniero o ad arbitrato italiano o estero, il
provvedimento cautelare, oltre che nei casi previsti nel
primo e nel terzo comma, perde altresì efficacia:
1) se la parte che l'aveva richiesto non presenta
domanda di esecutorietà in Italia della sentenza
straniera o del lodo arbitrale entro i termini
eventualmente previsti a pena di decadenza dalla
legge o dalle convenzioni internazionali;
2) se sono pronunciati sentenza straniera, anche non
passata in giudicato, o lodo arbitrale che dichiarino
inesistente il diritto per il quale il provvedimento era
stato concesso. Per la dichiarazione di inefficacia del
provvedimento cautelare e per le disposizioni di
ripristino si applica il secondo comma del presente
articolo.
(1) Articolo aggiunto dalla L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 669-decies. Revoca e modifica. (1)
Salvo che sia stato proposto reclamo ai sensi
dell'articolo 669-terdecies, nel corso dell'istruzione il
giudice istruttore della causa di merito può, su istanza
di parte, modificare o revocare con ordinanza il
provvedimento cautelare, anche se emesso
anteriormente alla causa, se si verificano mutamenti
nelle circostanze o se si allegano fatti anteriori di cui si
è acquisita conoscenza successivamente al
provvedimento cautelare. In tale caso, l'istante deve
fornire la prova del momento in cui ne è venuto a
conoscenza. (2)
Quando il giudizio di merito non sia iniziato o sia stato
dichiarato estinto, la revoca e la modifica
dell'ordinanza di accoglimento, esaurita l'eventuale
fase del reclamo proposto ai sensi dell'articolo 669-
terdecies, possono essere richieste al giudice che ha
provveduto sull'istanza cautelare se si verificano
mutamenti nelle circostanze o se si allegano fatti
anteriori di cui si è acquisita conoscenza
successivamente al provvedimento cautelare. In tale
caso l'istante deve fornire la prova del momento in cui
ne è venuto a conoscenza. (2)
Se la causa di merito è devoluta alla giurisdizione di un
giudice straniero o ad arbitrato, ovvero se l'azione
civile è stata esercitata o trasferita nel processo
penale, i provvedimenti previsti dal presente articolo
devono essere richiesti al giudice che ha emanato il
provvedimento cautelare.
(1) Articolo aggiunto dalla L. 26 novembre 1990, n. 353.
(2) Il precedente comma che recitava: “Nel corso dell’istruzione il
giudice istruttore della causa di merito può, su istanza di parte,
modificare o revocare con ordinanza il provvedimento cautelare
anche se emesso anteriormente alla causa se si verificano
mutamenti nelle circostanze.” è stato sostituito dall’attuale primo e
secondo comma dell’art. 2, comma 3, lett. e bis), n. 3) del D.L. 14
marzo 2005, n. 35.
Art. 669-undecies. Cauzione. (1)
Con il provvedimento di accoglimento o di conferma
ovvero con il provvedimento di modifica il giudice può
imporre all'istante, valutata ogni circostanza, una
cauzione per l'eventuale risarcimento dei danni.
(1) Articolo aggiunto dalla L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 669-duodecies. Attuazione. (1)
Salvo quanto disposto dagli articoli 677 e seguenti in
ordine ai sequestri, l'attuazione delle misure cautelari
aventi ad oggetto somme di denaro avviene nelle
forme degli articoli 491 e seguenti in quanto
compatibili, mentre l'attuazione delle misure cautelari
aventi ad oggetto obblighi di consegna, rilascio, fare o
non fare avviene sotto il controllo del giudice che ha
emanato il provvedimento cautelare il quale ne
determina anche le modalità di attuazione e, ove
sorgano difficoltà o contestazioni, dà con ordinanza i
provvedimenti opportuni, sentite le parti. Ogni altra
questione va proposta nel giudizio di merito.
(1) Articolo aggiunto dalla L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 669-terdecies. Reclamo contro i provvedimenti
cautelari. (1) (2)
Contro l'ordinanza con la quale è stato concesso o
negato il provvedimento cautelare è ammesso
reclamo nel termine perentorio di quindici giorni dalla
pronuncia in udienza ovvero dalla comunicazione o
dalla notificazione se anteriore. (3)
Il reclamo (4) contro i provvedimenti del giudice
singolo del tribunale si propone al collegio, del quale
non può far parte il giudice che ha emanato il
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provvedimento reclamato. Quando il provvedimento
cautelare è stato emesso dalla Corte d'appello, il
reclamo si propone ad altra sezione della stessa Corte
o, in mancanza, alla Corte d'appello più vicina.
Il procedimento è disciplinato dagli articoli 737 e 738.
Le circostanze e i motivi sopravvenuti al momento
della proposizione del reclamo debbono essere
proposti, nel rispetto del principio del contraddittorio,
nel relativo procedimento. Il tribunale può sempre
assumere informazioni e acquisire nuovi documenti.
Non è consentita la rimessione al primo giudice. (5)
Il collegio, convocate le parti, pronuncia, non oltre
venti giorni dal deposito del ricorso, ordinanza non
impugnabile con la quale conferma, modifica o revoca
il provvedimento cautelare.
Il reclamo non sospende l'esecuzione del
provvedimento; tuttavia il presidente del tribunale o
della Corte investiti del reclamo, quando per motivi
sopravvenuti il provvedimento arrechi grave danno,
può disporre con ordinanza non impugnabile la
sospensione dell'esecuzione o subordinarla alla
prestazione di congrua cauzione.
(1) Articolo aggiunto dalla L. 26 novembre 1990, n. 353.
(2) La Corte costituzionale con sentenza 23 giugno 1994, n. 253 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo nella
parte in cui non ammette il reclamo ivi previsto, anche avverso
l'ordinanza con cui sia stata rigettata la domanda di provvedimento
cautelare.
(3) Comma così sostituito dall’art. 2, comma 3, lett. e bis), n. 4.1),
del D.L. 14 marzo 2005, n. 35. Il comma precedente recitava.
“Contro l’ordinanza con la quale, prima dell’inizio o del corso della
causa di merito, sia stato concesso un provvedimento cautelare è
ammesso reclamo nei termini previsti dall’art. 739, secondo
comma.”
(4) Le parole: “contro i provvedimenti del pretore si propone al
tribunale, quello” sono state soppresse dal D.lgs. 19 febbraio 1998,
n. 51.
(5) Comma aggiunto dal D.L. 14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza
dal 1 marzo 2006.
Art. 669-quaterdecies. Ambito di applicazione. (1)
Le disposizioni della presente sezione si applicano ai
provvedimenti previsti nelle sezioni II, III e V di questo
capo, nonché, in quanto compatibili, agli altri
provvedimenti cautelari previsti dal codice civile e
dalle leggi speciali. L'articolo 669-septies si applica
altresì ai provvedimenti di istruzione preventiva
previsti dalla sezione IV di questo capo.
(1) Articolo aggiunto dalla L. 26 novembre 1990, n. 353.
Cfr. Corte Costituzionale, sentenza 16 maggio 2008, n. 144 in Altalex
Massimario.
SEZIONE II – Del sequestro (1)
(1) Numerazione così modificata dalla L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 670. Sequestro giudiziario.
Il giudice può autorizzare il sequestro giudiziario:
1) di beni mobili o immobili, aziende o altre
universalità di beni, quando ne è controversa la
proprietà o il possesso, ed è opportuno provvedere
alla loro custodia o alla loro gestione temporanea;
2) di libri, registri, documenti, modelli, campioni e di
ogni altra cosa da cui si pretende desumere elementi
di prova, quando è controverso il diritto alla esibizione
o alla comunicazione; ed è opportuno provvedere alla
loro custodia temporanea.
Art. 671. Sequestro conservativo.
Il giudice, su istanza del creditore che ha fondato
timore di perdere la garanzia del proprio credito, può
autorizzare il sequestro conservativo di beni mobili o
immobili del debitore o delle somme e cose a lui
dovute, nei limiti in cui la legge ne permette il
pignoramento.
Art. 672. (1)
(1) “Sequestro anteriore alla causa” articolo abrogato dalla L. 26
novembre 1990, n. 353.
Art. 673. (1)
(1) “Sequestro in corso di causa.” articolo abrogato dalla L. 26
novembre 1990, n. 353.
Art. 674. (1)
(1) “Cauzione” articolo abrogato dalla L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 675. Termine d'efficacia del provvedimento.
Il provvedimento che autorizza il sequestro perde
efficacia, se non è eseguito entro il termine di trenta
giorni dalla pronuncia.
Art. 676. Custodia nel caso di sequestro giudiziario.
Nel disporre il sequestro giudiziario, il giudice nomina
il custode, stabilisce i criteri e i limiti
dell'amministrazione delle cose sequestrate e le
particolari cautele idonee a render più sicura la
custodia e a impedire la divulgazione dei segreti.
Il giudice può nominare custode quello dei
contendenti che offre maggiori garanzie e dà cauzione.
Il custode della cosa sequestrata ha gli obblighi e i
diritti previsti negli articoli 521, 522 e 560.
Art. 677. Esecuzione del sequestro giudiziario.
Il sequestro giudiziario si esegue a norma degli articoli
605 e seguenti, in quanto applicabili, omessa la
notificazione del precetto per consegna o rilascio
nonché la comunicazione di cui all'articolo 608, primo
comma.
L'articolo 608, primo comma, è applicabile se il
custode sia persona diversa dal detentore.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
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Il giudice, col provvedimento di autorizzazione del
sequestro o successivamente, può ordinare al terzo
detentore del bene sequestrato di esibirlo o di
consentire l'immediata immissione in possesso del
custode.
Al terzo si applica la disposizione dell'articolo 211.
Art. 678. Esecuzione del sequestro conservativo sui
mobili.
Il sequestro conservativo sui mobili e sui crediti si
esegue secondo le norme stabilite per il pignoramento
presso il debitore o presso terzi. In questo ultimo caso
il sequestrante deve, con l'atto di sequestro, citare il
terzo a comparire davanti al tribunale (1) del luogo di
residenza del terzo stesso per rendere la dichiarazione
di cui all'articolo 547. Il giudizio sulle controversie
relative all'accertamento dell'obbligo del terzo è
sospeso fino all'esito di quello sul merito, a meno che
il terzo non chieda l'immediato accertamento dei
propri obblighi. (2)
Se il credito è munito di privilegio sugli oggetti da
sequestrare, il giudice può provvedere nei confronti
del terzo detentore, a norma del secondo comma
dell'articolo precedente.
Si applica l'articolo 610 se nel corso della esecuzione
del sequestro sorgono difficoltà che non ammettono
dilazione.
(1) La parola "pretore" è stata sostituita dalla parola "tribunale" dal
D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(2) Comma così sostituito dalla L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 679. Esecuzione del sequestro conservativo sugli
immobili.
Il sequestro conservativo sugli immobili si esegue con
la trascrizione del provvedimento presso l'ufficio del
conservatore dei registri immobiliari del luogo in cui i
beni sono situati.
Per la custodia dell'immobile si applica la disposizione
dell'articolo 559.
Art. 680. (1)
(1) “Convalida del sequestro autorizzato anteriormente alla causa”
articolo abrogato dalla Legge 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 681. (1)
(1) “Convalida del sequestro autorizzato in corso di causa”articolo
abrogato dalla Legge 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 682. (1)
(1) ”Decisione separata sulla convalida” articolo abrogato dalla
Legge 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 683. (1)
(1) “Inefficacia del sequestro” articolo abrogato dalla Legge 26
novembre 1990, n. 353.
Art. 684. Revoca del sequestro.
Il debitore può ottenere dal giudice istruttore, con
ordinanza non impugnabile, la revoca del sequestro
conservativo, prestando idonea cauzione per
l'ammontare del credito che ha dato causa al
sequestro e per le spese, in ragione del valore delle
cose sequestrate.
Art. 685. Vendita delle cose deteriorabili.
In caso di pericolo di deteriorazione delle cose che
formano oggetto del sequestro, il giudice, con lo
stesso provvedimento di concessione o con altro
successivo, può ordinarne la vendita nei modi stabiliti
per le cose pignorate.
Il prezzo ricavato dalla vendita rimane sequestrato in
luogo delle cose vendute.
Art. 686. Conversione del sequestro conservativo in
pignoramento.
Il sequestro conservativo si converte in pignoramento
al momento in cui il creditore sequestrante ottiene
sentenza di condanna esecutiva.
Se i beni sequestrati sono stati oggetto di esecuzione
da parte di altri creditori, il sequestrante partecipa con
essi alla distribuzione della somma ricavata.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 3 settembre 2007, n. 18536
in Altalex Massimario.
Art. 687. Casi speciali di sequestro.
Il giudice può ordinare il sequestro delle somme o
delle cose che il debitore ha offerto o messo
comunque a disposizione del creditore per la sua
liberazione, quando è controverso l'obbligo o il modo
del pagamento o della consegna, o l'idoneità della
cosa offerta.
SEZIONE III – Dei procedimenti di denuncia di nuova
opera e di danno temuto (1)
(1) Numerazione così modificata dalla L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 688. Forma dell'istanza.
La denuncia di nuova opera o di danno tenuto si
propone con ricorso al giudice (1) competente a norma
dell'articolo 21.
Quando vi è causa pendente per il merito, la denuncia
si propone a norma dell'articolo 669-quater. (2)
(1) La parola "pretore" è stata sostituita dalla parola "giudice" dal
D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(2) Comma così sostituito dalla L. 26 novembre 1990, n. 353.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro IV – Dei procedimenti speciali
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Art. 689. (1)
(1) “Provvedimenti immediati” articolo abrogato dalla Legge 26
novembre 1990, n. 353.
Art. 690. (1)
(1)“Pronuncia sui provvedimenti immediati” articolo abrogato dalla
Legge 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 691. Contravvenzione al divieto del giudice.
Se la parte alla quale è fatto divieto di compiere l'atto
dannoso o di mutare lo stato di fatto contravviene
all'ordine, il giudice, su ricorso della parte interessata,
può disporre con ordinanza che le cose siano rimesse
al pristino stato a spese del contravventore.
SEZIONE IV: Dei procedimenti di istruzione
preventiva (1)
(1) Numerazione così modificata dalla L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 692. Assunzione di testimoni.
Chi ha fondato motivo di temere che siano per
mancare uno o più testimoni le cui deposizioni
possono essere necessarie in una causa da proporre,
può chiedere che ne sia ordinata l'audizione a futura
memoria.
Art. 693. Istanza.
L'istanza si propone con ricorso al giudice che sarebbe
competente per la causa di merito.
In caso d'eccezionale urgenza, l'istanza può anche
proporsi al tribunale (1) del luogo in cui la prova deve
essere assunta.
Il ricorso deve contenere l'indicazione dei motivi
dell'urgenza e dei fatti sui quali debbono essere
interrogati i testimoni, e l'esposizione sommaria delle
domande o eccezioni alle quali la prova è preordinata.
(1) La parola "pretore" è stata sostituita dalla parola "tribunale" dal
D.lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 694. Ordine di comparizione.
Il presidente del tribunale (1) o il giudice di pace fissa,
con decreto, l'udienza di comparizione e stabilisce il
termine perentorio per la notificazione del decreto.
(1) Le parole: “il pretore” sono state soppresse dal D.Lgs. 19 febbraio
1998, n. 51.
Art. 695. Ammissione del mezzo di prova.
Il presidente del tribunale (1) o il giudice di pace,
assunte, quando occorre, sommarie informazioni,
provvede con ordinanza non impugnabile e, se
ammette l'esame testimoniale, fissa l'udienza per
l'assunzione e designa il giudice che deve procedervi.
(1) Le parole: “il pretore” sono state soppresse dal D.Lgs. 19 febbraio
1998, n. 51.
Cfr. Corte Costituzionale, sentenza 16 maggio 2008, n. 144 in Altalex
Massimario.
Art. 696. Accertamento tecnico e ispezione giudiziale.
(*)
Chi ha urgenza di far verificare, prima del giudizio, lo
stato di luoghi o la qualità o la condizione di cose può
chiedere, a norma degli articoli 692 e seguenti, che sia
disposto un accertamento tecnico o un'ispezione
giudiziale (1) (2). L'accertamento tecnico e l'ispezione
giudiziale, se ne ricorre l'urgenza, possono essere
disposti anche sulla persona dell'istante e, se questa vi
consente, sulla persona nei cui confronti l'istanza è
proposta. (3)
L'accertamento tecnico di cui al primo comma può
comprendere anche valutazioni in ordine alle cause e
ai danni relativi all'oggetto della verifica. (4)
Il presidente del tribunale (5) o il giudice di pace
provvede nelle forme stabilite negli articoli 694 e 695,
in quanto applicabili, nomina il consulente tecnico e
fissa la data dell'inizio delle operazioni.
(*) Vedi su Altalex l'articolo "La consulenza tecnica preventiva" di
Lorenzo Crocini.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 22 ottobre 1990, n. 471 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma nella
parte in cui non consente di disporre accertamento tecnico o
ispezione giudiziale sulla persona dell'istante.
(2) La Corte costituzionale con sentenza 19 luglio 1996, n. 257 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma nella
parte in cui non prevede che il giudice possa disporre accertamento
tecnico o ispezione giudiziale anche sulla persona nei cui confronti
l'istanza è proposta, dopo averne acquisito il consenso.
(3) Periodo aggiunto dall’art. 2, comma 3, lett. e. bis), n. 5.1) del
D.L. 14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
(4) Comma aggiunto dall’ dall’art. 2, comma 3, lett. e. bis), n. 5.2) del
D.L. 14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
(5) Le parole: “il pretore” sono state soppresse dal D.Lgs. 19 febbraio
1998, n. 51.
Cfr. Tribunale di Mantova, sentenza 3 luglio 2008 e Tribunale di
Mantova, sentenza 4 settembre 2008 in Altalex Massimario.
Art. 696-bis. Consulenza tecnica preventiva ai fini
della composizione della lite. (1)
L'espletamento di una consulenza tecnica, in via
preventiva, può essere richiesto anche al di fuori delle
condizioni di cui al primo comma dell'articolo 696, ai
fini dell'accertamento e della relativa determinazione
dei crediti derivanti dalla mancata inesatta esecuzione
di obbligazioni contrattuali o da fatto illecito. Il giudice
procede a norma del terzo comma del medesimo
articolo 696. Il consulente, prima di provvedere al
deposito della relazione, tenta, ove possibile, la
conciliazione delle parti.
Se le parti si sono conciliate, si forma processo verbale
della conciliazione.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro IV – Dei procedimenti speciali
Altalex eBook | Collana Codici Altalex 122
Il giudice attribuisce con decreto efficacia di titolo
esecutivo al processo verbale, ai fini
dell'espropriazione e dell'esecuzione in forma specifica
e per l'iscrizione di ipoteca giudiziale.
Il processo verbale è esente dall'imposta di registro.
Se la conciliazione non riesce, ciascuna parte può
chiedere che la relazione depositata dal consulente sia
acquisita agli atti del successivo giudizio di merito.
Si applicano gli articoli da 191 a 197, in quanto
compatibili.
(1) Articolo aggiunto dall’art. 2, comma 3, lett. e bis), n. 6), del D.L.
14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 697. Provvedimenti in caso di eccezionale
urgenza.
In caso di eccezionale urgenza, il presidente del
tribunale (1) o il giudice di pace può pronunciare i
provvedimenti indicati negli articoli 694 e 695 con
decreto, dispensando il ricorrente dalla notificazione
alle altri parti; in tal caso può nominare un
procuratore, che intervenga per le parti non presenti
all'assunzione della prova.
Non oltre il giorno successivo, a cura del cancelliere,
deve essere fatta notificazione immediata del decreto
alle parti non presenti all'assunzione.
(1)Le parole: “o il pretore” sono state soppresse dal D.Lgs. 19
febbraio 1998, n. 51.
Art. 698. Assunzione ed efficacia delle prove
preventive.
Nell'assunzione preventiva dei mezzi di prova si
applicano, in quanto possibile, gli articoli 191 e
seguenti.
L'assunzione preventiva dei mezzi di prova non
pregiudica le questioni relative alla loro ammissibilità e
rilevanza, né impedisce la loro rinnovazione nel
giudizio di merito.
I processi verbali delle prove non possono essere
prodotti, né richiamati, né riprodotti in copia nel
giudizio di merito, prima che i mezzi di prova siano
stati dichiarati ammissibili nel giudizio stesso.
Art. 699. Istruzione preventiva in corso di causa.
L'istanza di istruzione preventiva può anche essere
proposta in corso di causa e durante l'interruzione o la
sospensione del giudizio.
Il giudice provvede con ordinanza.
SEZIONE V – Dei provvedimenti di urgenza (1)
(1) Numerazione così modificata dalla L. 26 novembre 1990, n. 353.
Art. 700. Condizioni per la concessione.
Fuori dei casi regolati nelle precedenti sezioni di
questo capo, chi ha fondato motivo di temere che
durante il tempo occorrente per far valere il suo diritto
in via ordinaria, questo sia minacciato da un
pregiudizio imminente e irreparabile, può chiedere
con ricorso al giudice i provvedimenti d'urgenza, che
appaiono, secondo le circostanze, più idonei ad
assicurare provvisoriamente gli effetti della decisione
sul merito.
Cfr. Tribunale di Genova, sez. III civile, sentenza 27 aprile 2007,
Tribunale di Castrovillari, ordinanza 4 ottobre 2007, Tribunale di
Mantova, ordinanza 14 marzo 2008 e Tribunale di Taranto, sez.
Ginosa, sentenza 25 novembre 2008 in Altalex Massimario.
Art. 701. (1)
(1)“Competenze” articolo abrogato dalla Legge 26 novembre 1990,
n. 353.
Art. 702. (1)
(1)“Procedimento” articolo abrogato dalla Legge 26 novembre 1990,
n. 353.
CAPO III bis - DEL PROCEDIMENTO SOMMARIO DI
COGNIZIONE (1)
(1) Questo capo è stato inserito dall’art. 51, comma 1, della L. 18
giugno 2009, n. 69, decorrere dal 4 luglio 2009. AI sensi dell’art. 58,
comma 1, della predetta legge tale disposizione si applica ai giudizi
instaurati dopo la sua data di entrata in vidore.
Art. 702-bis. Forma della domanda. Costituzione delle
parti.
Nelle cause in cui il tribunale giudica in composizione
monocratica, la domanda può essere proposta con
ricorso al tribunale competente. Il ricorso, sottoscritto
a norma dell’articolo 125, deve contenere le
indicazioni di cui ai numeri 1), 2), 3), 4), 5) e 6) e
l’avvertimento di cui al numero 7) del terzo comma
dell’articolo 163.
A seguito della presentazione del ricorso il cancelliere
forma il fascicolo d’ufficio e lo presenta senza ritardo
al presidente del tribunale, il quale designa il
magistrato cui è affidata la trattazione del
procedimento.
Il giudice designato fissa con decreto l’udienza di
comparizione delle parti, assegnando il termine per la
costituzione del convenuto, che deve avvenire non
oltre dieci giorni prima dell’udienza; il ricorso,
unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, deve
essere notificato al convenuto almeno trenta giorni
prima della data fissata per la sua costituzione.
Il convenuto deve costituirsi mediante deposito in
cancelleria della comparsa di risposta, nella quale deve
proporre le sue difese e prendere posizione sui fatti
posti dal ricorrente a fondamento della domanda,
indicare i mezzi di prova di cui intende avvalersi e i
documenti che offre in comunicazione, nonché
formulare le conclusioni. A pena di decadenza deve
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro IV – Dei procedimenti speciali
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proporre le eventuali domande riconvenzionali e le
eccezioni processuali e di merito che non sono
rilevabili d’ufficio.
Se il convenuto intende chiamare un terzo in garanzia
deve, a pena di decadenza, farne dichiarazione nella
comparsa di costituzione e chiedere al giudice
designato lo spostamento dell’udienza. Il giudice, con
decreto comunicato dal cancelliere alle parti
costituite, provvede a fissare la data della nuova
udienza assegnando un termine perentorio per la
citazione del terzo. La costituzione del terzo in giudizio
avviene a norma del quarto comma.
Cfr. Tribunale di Varese, sez. I civile, decreto 15 settembre 2009,
Tribunale di Torino, ordinanza 11 febbraio 2010 e Tribunale di
Lamezia Terme, sentenza 12 marzo 2010 in Altalex Massimario.
Art. 702-ter. Procedimento.
Il giudice, se ritiene di essere incompetente, lo
dichiara con ordinanza.
Se rileva che la domanda non rientra tra quelle
indicate nell’articolo 702-bis, il giudice, con ordinanza
non impugnabile, la dichiara inammissibile. Nello
stesso modo provvede sulla domanda riconvenzionale.
Se ritiene che le difese svolte dalle parti richiedono
un’istruzione non sommaria, il giudice, con ordinanza
non impugnabile, fissa l’udienza di cui all’articolo 183.
In tal caso si applicano le disposizioni del libro II.
Quando la causa relativa alla domanda
riconvenzionale richiede un’istruzione non sommaria,
il giudice ne dispone la separazione.
Se non provvede ai sensi dei commi precedenti, alla
prima udienza il giudice, sentite le parti, omessa ogni
formalità non essenziale al contraddittorio, procede
nel modo che ritiene più opportuno agli atti di
istruzione rilevanti in relazione all’oggetto del
provvedimento richiesto e provvede con ordinanza
all’accoglimento o al rigetto delle domande.
L’ordinanza è provvisoriamente esecutiva e costituisce
titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale e per la
trascrizione.
Il giudice provvede in ogni caso sulle spese del
procedimento ai sensi degli articoli 91 e seguenti.
Cfr. Tribunale di Mondovì, sentenza 13 novembre 2009, n. 1891 in
Altalex Massimario.
Art. 702-quater. Appello. (1)
L’ordinanza emessa ai sensi del sesto comma
dell’articolo 702-ter produce gli effetti di cui
all’articolo 2909 del codice civile se non è appellata
entro trenta giorni dalla sua comunicazione o
notificazione. Sono ammessi nuovi mezzi di prova e
nuovi documenti quando il collegio li ritiene
indispensabili (2) ai fini della decisione, ovvero la parte
dimostra di non aver potuto proporli nel corso del
procedimento sommario per causa ad essa non
imputabile. Il presidente del collegio può delegare
l’assunzione dei mezzi istruttori ad uno dei
componenti del collegio.
(1) Articolo aggiunto dalla L. 18 giugno 2009, n. 69.
(2) La parola: "rilevanti" è stata sostituita dalla parola:
"indispensabili" dall’art. 54, D.L. 22 giugno 2012, n. 83, convertito
con L. 7 agosto 2012, n. 134. Ai sensi dell'art. 54 cit., co. 2, le
disposizioni del presente articolo si applicano ai giudizi di appello
introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata
richiesta la notificazione dal trentesimo giorno successivo a quello di
entrata in vigore della legge di conversione del decreto stesso.
CAPO IV - DEI PROCEDIMENTI POSSESSORI
Art. 703. Domanda di reintegrazione e di
manutenzione nel possesso.
Le domande di reintegrazione e di manutenzione nel
possesso si propongono con ricorso al giudice (1)
competente a norma dell'articolo 21.
Il giudice provvede ai sensi degli articoli 669-bis e
seguenti, in quanto compatibili. (2)
L'ordinanza che accoglie o respinge la domanda è
reclamabile ai sensi dell'articolo 669-terdecies. (3)
Se richiesto da una delle parti, entro il termine
perentorio di sessanta giorni decorrente dalla
comunicazione del provvedimento che ha deciso sul
reclamo ovvero, in difetto, del provvedimento di cui al
terzo comma, il giudice fissa dinanzi a sé l'udienza per
la prosecuzione del giudizio di merito. Si applica
l'articolo 669-novies, terzo comma. (3)
(1) La parola "pretore" è stata sostituita dalla parola "giudice" dal
D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(2) Comma così sostituito dall’art. 2, comma 3, lett. e bis), n. 7.1) del
D.L. 14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
(3) Comma aggiunto dall’art. 2, comma 3,lett. e bis), n. 7.2) del D.L.
14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Cfr. Tribunale di Bergamo, sez. di Grumello del Monte, sentenza 26
gennaio 2007 e Tribunale di Bergamo, sez. di Grumello del Monte,
sentenza 23 febbraio 2007 in Altalex Massimario.
Art. 704. Domande di provvedimento possessorio nel
corso di giudizio petitorio.
Ogni domanda relativa al possesso, per fatti che
avvengono durante la pendenza del giudizio petitorio,
deve essere proposta davanti al giudice di
quest'ultimo.
La reintegrazione nel possesso può essere tuttavia
domandata al giudice competente a norma
dell'articolo 703, il quale dà i provvedimenti
temporanei indispensabili; ciascuna delle parti può
proseguire il giudizio dinanzi al giudice del petitorio, ai
sensi dell'articolo 703. (1)
(1) Comma così sostituito dall’art. 2, comma 3, lett. e bis), n. 8) del
D.L. 14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro IV – Dei procedimenti speciali
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Art. 705. Divieto di proporre giudizio petitorio.
Il convenuto nel giudizio possessorio non può
proporre giudizio petitorio, finché il primo giudizio non
sia definito e la decisione non sia stata eseguita. (1)
Il convenuto può tuttavia proporre il giudizio petitorio
quando dimostra che l'esecuzione del provvedimento
possessorio non può compiersi per fatto dell'attore.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 3 febbraio 1992, n. 25 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma nella
parte in cui subordina la proposizione del giudizio petitorio alla
definizione della controversia possessoria e all'esecuzione della
decisione nel caso che ne derivi o possa derivarne un pregiudizio
irreparabile al convenuto.
TITOLO II - DEI PROCEDIMENTI IN MATERIA DI
FAMIGLIA E DI STATO DELLE PERSONE
CAPO I - DELLA SEPARAZIONE PERSONALE DEI
CONIUGI
Art. 706. Forma della domanda. (1)
La domanda di separazione personale si propone al
tribunale del luogo dell'ultima residenza comune dei
coniugi ovvero, in mancanza, del luogo in cui il coniuge
convenuto ha residenza o domicilio, con ricorso che
deve contenere l'esposizione dei fatti sui quali la
domanda è fondata.
Qualora il coniuge convenuto sia residente all'estero, o
risulti irreperibile, la domanda si propone al tribunale
del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente, e,
se anche questi è residente all'estero, a qualunque
tribunale della Repubblica.
Il presidente, nei cinque giorni successivi al deposito in
cancelleria, fissa con decreto la data dell'udienza di
comparizione dei coniugi davanti a sè, che deve essere
tenuta entro novanta giorni dal deposito del ricorso, il
termine per la notificazione del ricorso e del decreto,
ed il termine entro cui il coniuge convenuto può
depositare memoria difensiva e documenti. Al ricorso
e alla memoria difensiva sono allegate le ultime
dichiarazioni dei redditi presentate.
Nel ricorso deve essere indicata l'esistenza di figli
legittimi, legittimati o adottati da entrambi i coniugi
durante il matrimonio.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 2, comma 3, lett. e ter), del D.L.
14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Il testo precedente recitava:"La domanda di separazione personale
si propone al tribunale del luogo in cui il coniuge convenuto ha
residenza o domicilio, con ricorso contenente l'esposizione dei fatti
sui quali la domanda è fondata.
Il presidente fissa con decreto il giorno della comparizione dei
coniugi davanti a sè e il termine per la notificazione del ricorso e del
decreto."
Per approfondimenti vedi gli articoli di Piero Calabrò: Affido
condiviso: il ruolo dell'udienza presidenziale e le impugnazioni e
Legge sull'affido condiviso: profili processuali.
Cfr. Cassazione Civile, sez. I, sentenza 4 giugno 2008, n. 14802 in
Altalex Massimario.
Art. 707. Comparizione personale delle parti. (1)
I coniugi debbono comparire personalmente davanti al
presidente con l'assistenza del difensore.
Se il ricorrente non si presenta o rinuncia, la domanda
non ha effetto.
Se non si presenta il coniuge convenuto, il presidente
può fissare un nuovo giorno per la comparizione,
ordinando che la notificazione del ricorso e del
decreto gli sia rinnovata.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 2, comma 3, lett. e ter), del D.L.
14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Il testo precedente recitava: "I coniugi debbono comparire
personalmente davanti al presidente senza assistenza di difensore.
Se il ricorrente non si presenta, la domanda non ha effetto.
Se non si presenta il coniuge convenuto, il presidente può fissare un
nuovo giorno per la comparizione, ordinando che la notificazione del
ricorso e del decreto gli sia rinnovata."
Per approfondimenti vedi gli articoli di Piero Calabrò: Affido
condiviso: il ruolo dell'udienza presidenziale e le impugnazioni e
Legge sull'affido condiviso: profili processuali.
Cfr. Cassazione Civile, sez. I, sentenza 4 giugno 2008, n. 14802 in
Altalex Massimario.
Art. 708. Tentativo di conciliazione e provvedimenti
del presidente. (1)
All'udienza di comparizione il presidente deve sentire i
coniugi prima separatamente e poi congiuntamente,
tentandone la conciliazione.
Se i coniugi si conciliano, il presidente fa redigere il
processo verbale della conciliazione.
Se la conciliazione non riesce, il presidente, anche
d'ufficio, sentiti i coniugi ed i rispettivi difensori, dà
con ordinanza i provvedimenti temporanei e urgenti
che reputa opportuni nell'interesse della prole e dei
coniugi, nomina il giudice istruttore e fissa udienza di
comparizione e trattazione davanti a questi. Nello
stesso modo il presidente provvede, se il coniuge
convenuto non compare, sentiti il ricorrente ed il suo
difensore.
Contro i provvedimenti di cui al terzo comma si può
proporre reclamo con ricorso alla corte d'appello che
si pronuncia in camera di consiglio. Il reclamo deve
essere proposto nel termine perentorio di dieci giorni
dalla notificazione del provvedimento. (2)
(1) Articolo così sostituito dall’art. 2, comma 3, lett. e ter), del D.L.
14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006. Il testo
precedente recitava: "Il presidente deve sentire i coniugi prima
separatamente e poi congiuntamente, procurando di conciliarli.
Se i coniugi si conciliano, il presidente fa redigere processo verbale
della conciliazione.
Se il coniuge convenuto non comparisce o la conciliazione non
riesce, il presidente, anche d'ufficio, dà con ordinanza i
provvedimenti temporanei e urgenti che reputa opportuni
nell'interesse dei coniugi e della prole, nomina il giudice istruttore e
fissa l'udienza di comparizione delle parti davanti a questo.
Se si verificano mutamenti nelle circostanze, l'ordinanza del
presidente può essere revocata o modificata dal giudice istruttore a
norma dell'art. 177."
(2) Comma aggiunto dall’art. 2, comma 1, della L. 8 febbraio 2006,
n. 54.
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Libro IV – Dei procedimenti speciali
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Per approfondimenti vedi gli articoli di Piero Calabrò: Affido
condiviso: il ruolo dell'udienza presidenziale e le impugnazioni e
Legge sull'affido condiviso: profili processuali.
Art. 709. Notificazione dell'ordinanza e fissazione
dell'udienza. (1)
L'ordinanza con la quale il presidente fissa l'udienza di
comparizione davanti al giudice istruttore è notificata
a cura dell'attore al convenuto non comparso, nel
termine perentorio stabilito nell'ordinanza stessa, ed è
comunicata al pubblico ministero.
Tra la data dell'ordinanza, ovvero tra la data entro cui
la stessa deve essere notificata al convenuto non
comparso, e quella dell'udienza di comparizione e
trattazione devono intercorrere i termini di cui
all'articolo 163-bis ridotti a metà.
Con l'ordinanza il presidente assegna altresì termine al
ricorrente per il deposito in cancelleria di memoria
integrativa, che deve avere il contenuto di cui
all'articolo 163, terzo comma, numeri 2), 3), 4), 5) e 6),
e termine al convenuto per la costituzione in giudizio
ai sensi degli articoli 166 e 167, primo e secondo
comma, nonchè per la proposizione delle eccezioni
processuali e di merito che non siano rilevabili
d'ufficio. L'ordinanza deve contenere l'avvertimento al
convenuto che la costituzione oltre il suddetto termine
implica le decadenze di cui all'articolo 167 e che oltre il
termine stesso non potranno più essere proposte le
eccezioni processuali e di merito non rilevabili
d'ufficio.
I provvedimenti temporanei ed urgenti assunti dal
presidente con l'ordinanza di cui al terzo comma
dell'articolo 708 possono essere revocati o modificati
dal giudice istruttore.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 2, comma 3, lett. e ter), del D.L.
14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Il testo precedente recitava: "L'ordinanza con la quale il presidente
fissa l'udienza di comparizione davanti al giudice istruttore è
notificata a cura dell'attore al convenuto non comparso, nel termine
perentorio stabilito nell'ordinanza stessa, ed è comunicata al
pubblico ministero."
Per approfondimenti vedi gli articoli di Piero Calabrò: Affido
condiviso: il ruolo dell'udienza presidenziale e le impugnazioni e
Legge sull'affido condiviso: profili processuali.
Art. 709-bis. Udienza di comparizione e trattazione
davanti al giudice istruttore. (1)
All'udienza davanti al giudice istruttore si applicano le
disposizioni di cui agli articoli 180 e 183, commi primo,
secondo, e dal quarto al decimo. Si applica altresì
l'articolo 184. Nel caso in cui il processo debba
continuare per la richiesta di addebito, per
l'affidamento dei figli o per le questioni economiche, il
tribunale emette sentenza non definitiva relativa alla
separazione. Avverso tale sentenza è ammesso
soltanto appello immediato che è deciso in camera di
consiglio.
(1) Articolo così sostituito dall’art. 2, comma 3, lett. e ter), del D.L.
14 marzo 2005, n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 709-ter. Soluzione delle controversie e
provvedimenti in caso di inadempienze o violazioni.
(1)
Per la soluzione delle controversie insorte tra i genitori
in ordine all’esercizio della potestà genitoriale o delle
modalità dell’affidamento è competente il giudice del
procedimento in corso. Per i procedimenti di cui
all’articolo 710 è competente il tribunale del luogo di
residenza del minore.
A seguito del ricorso, il giudice convoca le parti e
adotta i provvedimenti opportuni. In caso di gravi
inadempienze o di atti che comunque arrechino
pregiudizio al minore od ostacolino il corretto
svolgimento delle modalità dell’affidamento, può
modificare i provvedimenti in vigore e può, anche
congiuntamente:
1) ammonire il genitore inadempiente;
2) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno
dei genitori, nei confronti del minore;
3) disporre il risarcimento dei danni, a carico di uno
dei genitori, nei confronti dell’altro;
4) condannare il genitore inadempiente al pagamento
di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un
minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a
favore della Cassa delle ammende.
I provvedimenti assunti dal giudice del procedimento
sono impugnabili nei modi ordinari.
1) Articolo così sostituito dall’art. 2, comma 3, lett. e ter), del D.L. 14
marzo 2005, n. 35 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Cfr. Tribunale di Napoli, sez. I, sentenza 11 marzo 2008 in Altalex
Massimario.
Art. 710. Modificabilità dei provvedimenti relativi alla
separazione dei coniugi. (1) (2)
Le parti possono sempre chiedere, con le forme del
procedimento in camera di consiglio, la modificazione
dei provvedimenti riguardanti i coniugi e la prole
conseguenti la separazione.
Il tribunale, sentite le parti, provvede alla eventuale
ammissione di mezzi istruttori e può delegare per
l'assunzione uno dei suoi componenti.
Ove il procedimento non possa essere
immediatamente definito, il tribunale può adottare
provvedimenti provvisori e può ulteriormente
modificarne il contenuto nel corso del procedimento.
(1) Articolo così da ultimo sostituito dalla L. 29 luglio 1988, n. 331.
(2) La Corte costituzionale con sentenza 9 novembre 1992, n. 416 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo nella
parte in cui non prevede la partecipazione del pubblico ministero
per la modifica dei provvedimenti riguardanti la prole.
Cfr. Cassazione Civile, sez. I, sentenza 8 maggio 2008, n. 11489 in
Altalex Massimario.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro IV – Dei procedimenti speciali
Altalex eBook | Collana Codici Altalex 126
Art. 711. Separazione consensuale.
Nel caso di separazione consensuale previsto
nell'articolo 158 del codice civile, il presidente, su
ricorso di entrambi i coniugi, deve sentirli nel giorno
da lui stabilito e curare di conciliarli nel modo indicato
nell'articolo 708.
Se il ricorso è presentato da uno solo dei coniugi, si
applica l'articolo 706 ultimo comma.
Se la conciliazione non riesce, si dà atto nel processo
verbale del consenso dei coniugi alla separazione e
delle condizioni riguardanti i coniugi stessi e la prole.
La separazione consensuale acquista efficacia con la
omologazione del tribunale, il quale provvede in
camera di consiglio su relazione del presidente.
Le condizioni della separazione consensuale sono
modificabili a norma dell'articolo precedente.
Cfr. Cassazione Civile, sez. I, sentenza 8 maggio 2008, n. 11489 in
Altalex Massimario.
CAPO II - DELL'INTERDIZIONE, DELL'INABILITAZIONE E
DELL'AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO (1)
(1) Parole così modificate dalla L. 9 gennaio 2004, n. 6.
Art. 712. Forma della domanda.
La domanda per interdizione o inabilitazione si
propone con ricorso diretto al tribunale del luogo dove
la persona nei confronti della quale è proposta ha
residenza o domicilio.
Nel ricorso debbono essere esposti i fatti sui quali la
domanda è fondata e debbono essere indicati il nome
e il cognome e la residenza del coniuge, dei parenti
entro il quarto grado, degli affini entro il secondo
grado e, se vi sono, del tutore o curatore
dell'interdicendo o dell'inabilitando.
Art. 713. Provvedimenti del presidente.
Il presidente ordina la comunicazione del ricorso al
pubblico ministero. Quando questi gliene fa richiesta,
può con decreto rigettare senz'altro la domanda (1);
altrimenti nomina il giudice istruttore e fissa l'udienza
di comparizione davanti a lui del ricorrente,
dell'interdicendo o dell'inabilitando e delle altre
persone indicate nel ricorso, le cui informazioni
ritenga utili.
Il ricorso e il decreto sono notificati a cura del
ricorrente, entro il termine fissato nel decreto stesso,
alle persone indicate nel comma precedente; il
decreto è comunicato al pubblico ministero.
(1) La Corte costituzionale con sentenza 5 luglio 1968, n. 87 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente comma, secondo
periodo, nella parte in cui permette al tribunale di rigettare
senz'altro, e cioè senza istituire contraddittorio con la parte istante,
la domanda d'interdizione o d'inabilitazione, ove il pubblico
ministero ne faccia richiesta, in riferimento agli artt. 24 e 111 Cost.
Art. 714. Istruzione preliminare.
All'udienza, il giudice istruttore, con l'intervento del
pubblico ministero, procede all'esame
dell'interdicendo o dell'inabilitando, sente il parere
delle altre persone citate, interrogandole sulle
circostanze che ritiene rilevanti ai fini della decisione e
può disporre anche d'ufficio l'assunzione di ulteriori
informazioni, esercitando tutti i poteri istruttori
previsti nell'articolo 419 del codice civile.
Art. 715. Impedimento a comparire dell'interdicendo
o dell'inabilitando.
Se per legittimo impedimento l'interdicendo o
l'inabilitando non può presentarsi davanti al giudice
istruttore, questi, con l'intervento del pubblico
ministero, si reca per sentirlo nel luogo dove si trova.
Art. 716. Capacità processuale dell'interdicendo e
dell'inabilitando.
L'interdicendo e l'inabilitando possono stare in
giudizio e compiere da soli tutti gli atti del
procedimento, comprese le impugnazioni, anche
quando è stato nominato il tutore o il curatore
provvisorio previsto negli articoli 419 e 420 del codice
civile.
Art. 717. Nomina del tutore e del curatore
provvisorio.
Il tutore o il curatore provvisorio di cui all'articolo
precedente è nominato, anche d'ufficio, con decreto
del giudice istruttore.
Finché non sia pronunciata la sentenza sulla domanda
d'interdizione o d'inabilitazione, lo stesso giudice
istruttore può revocare la nomina, anche d'ufficio.
Art. 718. Legittimazione all'impugnazione.
La sentenza che provvede sulla domanda
d'interdizione o di inabilitazione può essere impugnata
da tutti coloro che avrebbero avuto diritto di proporre
la domanda, anche se non parteciparono al giudizio, e
dal tutore o curatore nominato con la stessa sentenza.
Art. 719. Termine per l'impugnazione.
Il termine per la impugnazione decorre per tutte le
persone indicate nell'articolo precedente dalla
notificazione della sentenza, fatta nelle forme
ordinarie a tutti coloro che parteciparono al giudizio.
Se è stato nominato un tutore o curatore provvisorio,
l'atto di impugnazione deve essere notificato anche a
lui.
Art. 720. Revoca dell'interdizione o
dell'inabilitazione.
Per la revoca dell'interdizione o dell'inabilitazione si
osservano le norme stabilite per la pronuncia di esse.
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Coloro che avevano diritto di promuovere
l'interdizione e l'inabilitazione possono intervenire nel
giudizio di revoca per opporsi alla domanda, e possono
altresì impugnare la sentenza pronunciata nel giudizio
di revoca, anche se non parteciparono al giudizio.
Art. 720-bis. Norme applicabili ai procedimenti in
materia di amministrazione di sostegno. (1)
Ai procedimenti in materia di amministrazione di
sostegno si applicano, in quanto compatibili, le
disposizioni degli articoli 712, 713, 716, 719 e 720.
Contro il decreto del giudice tutelare è ammesso
reclamo alla corte d'appello a norma dell'articolo 739.
Contro il decreto della corte d'appello pronunciato ai
sensi del secondo comma può essere proposto ricorso
per cassazione.
(1) Articolo aggiunto dalla L. 9 gennaio 2004, n. 6.
CAPO III - DISPOSIZIONI RELATIVE ALL'ASSENZA E
ALLA DICHIARAZIONE DI MORTE PRESUNTA
Art. 721. Provvedimenti conservativi nell'interesse
dello scomparso.
I provvedimenti indicati nell'articolo 48 del codice
civile sono pronunciati dal tribunale in camera di
consiglio, su ricorso degli interessati, sentito il
pubblico ministero.
Art. 722. Domanda per dichiarazione d'assenza.
La domanda per dichiarazione d'assenza si propone
con ricorso, nel quale debbono essere indicati il nome
e cognome e la residenza dei presunti successori
legittimi dello scomparso e, se esistono, del suo
procuratore o rappresentante legale.
Art. 723. Fissazione dell'udienza di comparizione.
Il presidente del tribunale fissa con decreto l'udienza
per la comparizione davanti a sè o ad un giudice da lui
designato del ricorrente e di tutte le persone indicate
nel ricorso a norma dell'articolo precedente, e
stabilisce il termine entro il quale la notificazione deve
essere fatta a cura del ricorrente. Può anche ordinare
che il decreto sia pubblicato in uno o più giornali.
Il decreto è comunicato al pubblico ministero.
Art. 724. Procedimento.
Il giudice interroga le persone comparse sulle
circostanze che ritiene rilevanti, assume, quando
occorre, ulteriori informazioni e quindi riferisce in
camera di consiglio per i provvedimenti del tribunale,
che questo pronuncia con sentenza.
Art. 725. Immissione in possesso temporaneo.
Il tribunale provvede in camera di consiglio sulle
domande per apertura di atti di ultima volontà e per
immissione nel possesso temporaneo dei beni
dell'assente, quando sono proposte da coloro che
sarebbero eredi legittimi.
Se la domanda è proposta da altri interessati, il
giudizio si svolge nelle forme ordinarie in
contraddittorio di coloro che sarebbero eredi legittimi.
Con lo stesso provvedimento col quale viene ordinata
l'immissione nel possesso temporaneo, sono
determinate la cauzione o le altre cautele previste
nell'articolo 50 ultimo comma del codice civile, e sono
date le disposizioni opportune per la conservazione
delle rendite riservate all'assente a norma dell'articolo
53 dello stesso codice.
Art. 726. Domanda per dichiarazione di morte
presunta.
La domanda per dichiarazione di morte presunta si
propone con ricorso, nel quale debbono essere
indicati il nome, cognome e domicilio dei presunti
successori legittimi dello scomparso e, se esistono, del
suo procuratore o rappresentante legale e di tutte le
altre persone, che, a notizia del ricorrente,
perderebbero diritti o sarebbero gravate da
obbligazioni, per effetto della morte dello scomparso.
Art. 727. Pubblicazione della domanda.
Il presidente del tribunale nomina un giudice a norma
dell'articolo 723 e ordina che a cura del ricorrente la
domanda, entro il termine che egli stesso fissa, sia
inserita per estratto, due volte consecutive a distanza
di dieci giorni, nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica
e in due giornali, con invito a chiunque abbia notizie
dello scomparso di farle pervenire al tribunale entro
sei mesi dall'ultima pubblicazione.
Se tutte le inserzioni non vengono eseguite entro il
termine fissato, la domanda si intende abbandonata.
Il presidente del tribunale può anche disporre altri
mezzi di pubblicità.
Art. 728. Comparizione.
Decorsi sei mesi dalla data dell'ultima pubblicazione il
giudice, su istanza del ricorrente, fissa con decreto
l'udienza di comparizione davanti a sé del ricorrente e
delle persone indicate nel ricorso a norma dell'articolo
726 e il termine per la notificazione del ricorso e del
decreto a cura del ricorrente.
Il decreto è comunicato al pubblico ministero.
Il giudice interroga le persone comparse sulle
circostanze che ritiene rilevanti; può disporre che
siano assunte ulteriori informazioni, e quindi riferisce
in camera di consiglio per i provvedimenti del
tribunale, che questo pronuncia con sentenza.
Art. 729. Pubblicazione della sentenza.
La sentenza che dichiara l'assenza o la morte presunta
deve essere inserita per estratto nella Gazzetta
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Ufficiale della Repubblica (1) e pubblicata nel sito
internet del Ministero della giustizia. Il tribunale puo'
anche disporre altri mezzi di pubblicita'.
Le inserzioni possono essere eseguite a cura di
qualsiasi interessato e valgono come notificazione.
Copia della sentenza (2) e dei giornali nei quali e' stato
pubblicato l'estratto deve essere depositata nella
cancelleria del giudice che ha pronunciato la sentenza
per l'annotazione sull'originale.
(1) Le parole: "e in due giornali indicati nella sentenza stessa" sono
state così sostituite dall'art. 37, comma 18, lett. b, del D.L. 6 luglio
2011, n. 98 coordinato con la legge di conversione 15 luglio 2011, n.
111
(2) Rectius: Gazzetta Ufficiale
Art. 730. Esecuzione.
La sentenza che dichiara l'assenza o la morte presunta
non può essere eseguita prima che sia passata in
giudicato e che sia compiuta l'annotazione di cui
all'articolo precedente.
Art. 731. Comunicazione all'ufficio di stato civile.
Il cancelliere dà notizia, a norma dell'articolo 133
secondo comma, all'ufficio dello stato civile
competente della sentenza di dichiarazione di morte
presunta.
CAPO IV - DISPOSIZIONI RELATIVE AI MINORI, AGLI
INTERDETTI E AGLI INABILITATI
Art. 732. Provvedimenti su parere del giudice
tutelare.
I provvedimenti relativi ai minori, agli interdetti e agli
inabilitati sono pronunciati dal tribunale in camera di
consiglio, salvo che la legge disponga altrimenti.
Quando il tribunale deve pronunciare un
provvedimento nell'interesse di minori, interdetti o
inabilitati sentito il parere del giudice tutelare, il
parere stesso deve essere prodotto dal ricorrente
insieme col ricorso.
Qualora non sia prodotto, il presidente provvede a
richiederlo d'ufficio.
Art. 733. Vendita di beni.
Se, nell'autorizzare la vendita di beni di minori,
interdetti o inabilitati, il tribunale stabilisce che essa
deve farsi ai pubblici incanti, designa per procedervi
un ufficiale giudiziario del tribunale (1) del luogo in cui
si trovano i beni mobili oppure un cancelliere dello
stesso tribunale (1) o un notaio del luogo in cui si
trovano i beni immobili.
L'ufficiale designato per la vendita procede all'incanto
con l'osservanza delle norme degli artt. 534 e ss., in
quanto applicabili, e premesse le forme di pubblicità
ordinate dal tribunale.
(1) Parole così modificate dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 734. Esito negativo dell'incanto.
Se al primo incanto non è fatta offerta superiore o
uguale al prezzo fissato dal tribunale a norma dell'art.
376 primo comma del codice civile, l'ufficiale
designato ne da' atto nel processo verbale e trasmette
copia di questo al tribunale che ha autorizzato la
vendita.
Il tribunale, se non crede di revocare l'autorizzazione o
disporre una nuova vendita su prezzo base inferiore,
autorizza la vendita a trattative private.
CAPO V - DEI RAPPORTI PATRIMONIALI TRA I
CONIUGI
Art. 735. Sostituzione dell'amministratore del
patrimonio familiare.
La sostituzione dell'amministratore del patrimonio
familiare può essere chiesta, nel caso previsto nell'art.
174 del codice civile, dall'altro coniuge o da uno dei
prossimi congiunti, o dal pubblico ministero, e, nel
caso previsto nell'art. 176, da uno dei figli maggiorenni
o emancipati, da un prossimo congiunto o dal pubblico
ministero.
Art. 736. Procedimento.
La domanda per i provvedimenti previsti nell'articolo
precedente si propone con ricorso.
Il presidente del tribunale fissa con decreto un giorno
per la comparizione degli interessati davanti a sè o a
un giudice da lui designato e stabilisce il termine per la
notificazione del ricorso e del decreto.
Dopo l'audizione delle parti, il presidente o il giudice
designato assume le informazioni che crede
opportune e quindi riferisce sulla domanda al
tribunale, che decide in camera di consiglio con
ordinanza non impugnabile.
CAPO V-bis - DEGLI ORDINI DI PROTEZIONE CONTRO
GLI ABUSI FAMILIARI (1)
(1) Capo aggiunto dalla L. 4 aprile 2001, n. 154.
Art. 736-bis. Provvedimenti di adozione degli ordini
di protezione contro gli abusi familiari.
Nei casi di cui all'articolo 342-bis del codice civile,
l'istanza si propone, anche dalla parte personalmente,
con ricorso al tribunale del luogo di residenza o di
domicilio dell'istante, che provvede in camera di
consiglio in composizione monocratica.
Il presidente del tribunale designa il giudice a cui è
affidata la trattazione del ricorso. Il giudice, sentite le
parti, procede nel modo che ritiene più opportuno agli
atti di istruzione necessari, disponendo, ove occorra,
anche per mezzo della polizia tributaria, indagini sui
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redditi, sul tenore di vita, e sul patrimonio personale e
comune delle parti, e provvede con decreto motivato
immediatamente esecutivo.
Nel caso di urgenza, il giudice, assunte ove occorra
sommarie informazioni, può adottare
immediatamente l'ordine di protezione fissando
l'udienza di comparizione delle parti davanti a sè entro
un termine non superiore a quindici giorni ed
assegnando all'istante un termine non superiore a otto
giorni per la notificazione del ricorso e del decreto.
All'udienza il giudice conferma, modifica o revoca
l'ordine di protezione.
Contro il decreto con cui il giudice adotta l'ordine di
protezione o rigetta il ricorso, ai sensi del secondo
comma, ovvero conferma, modifica o revoca l'ordine
di protezione precedentemente adottato nel caso di
cui al terzo comma, è ammesso reclamo al tribunale
entro i termini previsti dal secondo comma
dell'articolo 739. Il reclamo non sospende l'esecutività
dell'ordine di protezione. Il tribunale provvede in
camera di consiglio, in composizione collegiale, sentite
le parti, con decreto motivato non impugnabile. Del
collegio non fa parte il giudice che ha emesso il
provvedimento impugnato.
Per quanto non previsto dal presente articolo, si
applicano al procedimento, in quanto compatibili, gli
articoli 737 e seguenti.
CAPO VI - DISPOSIZIONI COMUNI AI PROCEDIMENTI
IN CAMERA DI CONSIGLIO
Art. 737. Forma della domanda e del provvedimento.
I provvedimenti, che debbono essere pronunciati in
camera di consiglio, si chiedono con ricorso al giudice
competente e hanno forma di decreto motivato, salvo
che la legge disponga altrimenti.
Art. 738. Procedimento.
Il presidente nomina tra i componenti del collegio un
relatore, che riferisce in camera di consiglio.
Se deve essere sentito il pubblico ministero, gli atti
sono a lui previamente comunicati ed egli stende le
sue conclusioni in calce al provvedimento del
presidente.
Il giudice può assumere informazioni.
Art. 739. Reclami delle parti.
Contro i decreti del giudice tutelare si può proporre
reclamo con ricorso al tribunale, che pronuncia in
camera di consiglio. Contro i decreti pronunciati dal
tribunale in camera di consiglio in primo grado si può
proporre reclamo con ricorso alla Corte d'appello, che
pronuncia anch'essa in camera di consiglio.
Il reclamo deve essere proposto nel termine
perentorio di dieci giorni dalla comunicazione del
decreto se e' dato in confronto di una sola parte, o
dalla notificazione se è dato in confronto di più parti.
Salvo che la legge disponga altrimenti, non è ammesso
reclamo contro i decreti della Corte d'appello e contro
quelli del tribunale pronunciati in sede di reclamo. (1)
(1) La Corte costituzionale con sentenza 27 giugno 1986, n. 156 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo nella
parte in cui disciplinando il reclamo avverso i decreti del giudice
delegato (di determinazione dei compensi ad incaricati per opera
prestata nell'interesse della procura di amministrazione controllata)
fa decorrere il termine per reclamo dal deposito del decreto in
cancelleria anziché dalla comunicazione eseguita con il rispetto delle
vigenti disposizioni procedurali.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 25 febbraio 2008, n. 4719 e
Cassazione Civile, sez. I, sentenza 14 novembre 2008, n. 27239 in
Altalex Massimario.
Art. 740. Reclami del pubblico ministero.
Il pubblico ministero, entro dieci giorni dalla
comunicazione, può proporre reclamo contro i decreti
del giudice tutelare e contro quelli del tribunale per i
quali è necessario il suo parere.
Art. 741. Efficacia dei provvedimenti.
I decreti acquistano efficacia quando sono decorsi i
termini di cui agli articoli precedenti senza che sia
stato proposto reclamo.
Se vi sono ragioni d'urgenza, il giudice può tuttavia
disporre che il decreto abbia efficacia immediata. (1)
(1) La Corte costituzionale con sentenza 27 giugno 1986, n. 156 ha
dichiarato l'illegittimità costituzionale del presente articolo nella
parte in cui disciplinando il reclamo avverso i decreti del giudice
delegato (di determinazione dei compensi ad incaricati per opera
prestata nell'interesse della procura di amministrazione controllata)
fa decorrere il termine per reclamo dal deposito del decreto in
cancelleria anziché dalla comunicazione eseguita con il rispetto delle
vigenti disposizioni procedurali.
Art. 742. Revocabilità dei provvedimenti.
I decreti possono essere in ogni tempo modificati o
revocati, ma restano salvi i diritti acquistati in buona
fede dai terzi in forza di convenzioni anteriori alla
modificazione o alla revoca.
Art. 742-bis. Ambito di applicazione degli articoli
precedenti.
Le disposizioni del presente capo si applicano a tutti i
procedimenti in camera di consiglio, ancorché non
regolati dai capi precedenti o che non riguardino
materia di famiglia o di stato delle persone.
TITOLO III – DELLA COPIA E DELLA COLLAZIONE DI
ATTI PUBBLICI
Art. 743. Copia degli atti.
Qualunque depositario pubblico, autorizzato a spedire
copia degli atti che detiene, deve rilasciarne copia
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autentica, ancorché l'istante o i suoi autori non siano
stati parte nell'atto, sotto pena dei danni e delle
spese, salve le disposizioni speciali della legge sulle
tasse di registro e bollo.
La copia d'un testamento pubblico non può essere
spedita durante la vita del testatore, tranne che a sua
istanza, della quale si fa menzione nella copia.
Art. 744. Copie o estratti da pubblici registri.
I cancellieri e i depositari di pubblici registri sono
tenuti, eccettuati i casi determinati dalla legge, a
spedire a chiunque ne faccia istanza le copie e gli
estratti degli atti giudiziari da essi detenuti, sotto pena
dei danni e delle spese.
Art. 745. Rifiuto o ritardo nel rilascio.
Nel caso di rifiuto o di ritardo da parte dei cancellieri o
dei depositari di cui all'articolo precedente, l'istante
può ricorrere al giudice di pace (1) o al presidente del
tribunale o della corte presso cui il cancelliere o
depositario esercita le sue funzioni.
Nel caso di rifiuto o di ritardo da parte dei pubblici
depositari di cui all'articolo 743, l'istante può ricorrere
al presidente del tribunale nella cui circoscrizione il
depositario esercita le sue funzioni.
Il presidente (1) o il giudice di pace provvede con
decreto, sentito il pubblico ufficiale.
(1) Le parole: “o il pretore” sono state soppresse dal D.Lgs. 19
febbraio 1998, n. 51.
Cfr. Cassazione Civile, sez. III, sentenza 12 marzo 2008, n. 6628 in
Altalex Massimario.
Art. 746. Collazione di copie. (1)
Chi ha ottenuto la copia di un atto pubblico a norma
dell'articolo 743 ha diritto di collazionarla con
l'originale in presenza del depositario. Se questi si
rifiuta, può ricorrere al tribunale nella cui
circoscrizione il depositario esercita le sue funzioni. Il
giudice, sentito il depositario, dà con decreto le
disposizioni opportune per la collazione e può
eseguirla egli stesso recandosi nell'ufficio del
depositario.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
TITOLO IV – DEI PROCEDIMENTI RELATIVI
ALL’APERTURA DELLE SUCCESSIONI
CAPO I - DISPOSIZIONI GENERALI
Art. 747. Autorizzazione alla vendita dei beni
ereditari.
L'autorizzazione a vendere beni ereditari si chiede con
ricorso diretto (1) al tribunale del luogo in cui si è
aperta la successione.
Nel caso in cui i beni appartengano a incapaci deve
essere sentito il giudice tutelare.
Il giudice provvede sul ricorso con decreto, contro il
quale è ammesso reclamo a norma dell'articolo 739.
Se l'istanza di autorizzazione a vendere riguarda
l'oggetto d'un legato di specie, il ricorso deve essere
notificato al legatario.
(1)Le parole: “per i mobili al pretore e per gli immobili” sono state
soppresse dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 748. Forma della vendita.
La vendita dei beni ereditari deve compiersi nelle
forme previste per la vendita dei beni dei minori.
Il giudice, quando occorre, fissa le modalità per la
conservazione e il reimpiego del prezzo ricavato.
Art. 749. Procedimento per la fissazione dei termini.
L'istanza per fissazione di un termine entro il quale
una persona deve emettere una dichiarazione o
compiere un determinato atto, se non è proposta nel
corso di un giudizio, si propone con ricorso al tribunale
(1) del luogo in cui si è aperta la successione.
Il giudice (2) fissa con decreto l'udienza di
comparizione del ricorrente e della persona alla quale
il termine deve essere imposto e stabilisce il termine
entro il quale il ricorso e il decreto debbono essere
notificati, a cura del ricorrente, alla persona stessa.
Il giudice provvede con ordinanza, contro la quale è
ammesso reclamo al tribunale a norma dell'articolo
739. Il collegio, del quale non può far parte il giudice
che ha emesso il provvedimento reclamato, provvede
con ordinanza non impugnabile in camera di consiglio,
previa audizione degli interessati a norma del comma
precedente. (3)
Le stesse forme si osservano per chiedere la proroga di
un termine stabilito dalla legge. La proroga del
termine stabilito dal giudice si chiede al giudice stesso.
(1) Parola così sostituita dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(2) Parola così sostituita dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(3) Comma così sostituito dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51
Art. 750. Provvedimenti del presidente del tribunale
relativi alle cauzioni e agli esecutori testamentari.
L'istanza per l'imposizione di una cauzione a carico
dell'erede o del legatario, nei casi previsti dalla legge,
è proposta, quando non vi è giudizio pendente, con
ricorso al presidente del tribunale del luogo in cui si è
aperta la successione.
Il presidente fissa con decreto l'udienza di
comparizione del ricorrente e dell'erede o legatario
davanti a sé e stabilisce il termine entro il quale il
ricorso e il decreto debbono essere loro notificati.
Il presidente stabilisce le modalità e l'ammontare della
cauzione con ordinanza, contro la quale è ammesso
reclamo al presidente della Corte d'appello a norma
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
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dell'articolo 739. Il presidente della Corte d'appello
provvede con ordinanza non impugnabile, previa
audizione degli interessati a norma del comma
precedente.
Le stesse forme si osservano nei casi previsti negli
articoli 708 e 710 del codice civile relativamente agli
esecutori testamentari.
Art. 751. Scelta dell'onerato.
L'istanza per la scelta prevista nell'articolo 631 ultimo
comma del codice civile è proposta con ricorso, che
deve essere notificato a colui al quale spettava il
diritto di scelta e all'onerato.
La scelta è fatta dal presidente del tribunale con
decreto.
CAPO II - DELL'APPOSIZIONE E DELLA RIMOZIONE DEI
SIGILLI
SEZIONE I – Dell’apposizione dei sigilli
Art. 752. Giudice competente.
All'apposizione dei sigilli procede il tribunale (1).
Nei comuni in cui non ha sede il tribunale (1), i sigilli
possono essere apposti, in caso di urgenza, dal giudice
di pace. Il processo verbale è trasmesso
immediatamente al tribunale (1).
(1) Parola così sostituita dal D.lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 753. Persone che possono chiedere
l'apposizione.
Possono chiedere l'apposizione dei sigilli:
1) l'esecutore testamentario;
2) coloro che possono avere diritto alla successione;
3) le persone che coabitavano col defunto, o che al
momento della morte erano addette al suo servizio, se
il coniuge, gli eredi o alcuno di essi sono assenti dal
luogo;
4) i creditori.
L'istanza si propone mediante ricorso, nel quale il
proponente deve dichiarare la residenza o eleggere
domicilio nel comune in cui ha sede il tribunale (1).
(1) Le parole: "la pretura" sono state sostituite dalle parole "il
tribunale" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 754. Apposizione d'ufficio.
L'apposizione dei sigilli è disposta d'ufficio o su
richiesta del pubblico ministero nei casi seguenti:
1) se il coniuge o alcuno degli eredi è assente dal
luogo;
2) se tra gli eredi vi sono minori o interdetti e manca il
tutore o il curatore;
3) se il defunto è stato depositario pubblico, oppure
ha rivestito cariche o funzioni per effetto delle quali si
ritiene che possano trovarsi presso di lui atti della
pubblica amministrazione o comunque di carattere
riservato. La disposizione di questo articolo non si
applica nei casi indicati nei numeri 1 e 2, se il defunto
ha disposto altrimenti con testamento.
Nel caso indicato nel numero 3 i sigilli si appongono
soltanto sugli oggetti depositati, o ai locali o mobili nei
quali possono trovarsi gli atti ivi enunciati.
Art. 755. Poteri del giudice. (1)
Se le porte sono chiuse, o si incontrano ostacoli
all'apposizione dei sigilli, o sorgono altre difficoltà,
tanto prima quanto durante l'apposizione, il giudice (1)
può ordinare l'apertura delle porte e dare gli altri
provvedimenti opportuni.
(1) Parola così sostituita dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 756. Custodia delle chiavi.
Le chiavi delle serrature, sulle quali sono stati apposti i
sigilli, finchè non sia ordinata la rimozione di questi
debbono essere custodite dal cancelliere.
Art. 757. Conservazione di testamenti e di carte.
Se nel procedere all'apposizione dei sigilli si trovano
testamenti o altre carte importanti, il giudice (1)
provvede alla conservazione di essi.
Se non può provvedervi nello stesso giorno, nel
processo verbale descrive la forma esterna delle carte,
e le chiude in un involto da lui sigillato e sottoscritto,
in presenza delle parti, fissando il giorno e l'ora in cui
emetterà i provvedimenti ulteriori.
(1) Parola così sostituita dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 758. Cose su cui non si possono apporre sigilli e
cose deteriorabili.
Se vi sono oggetti sui quali non è possibile apporre i
sigilli, o che sono necessari all'uso personale di coloro
che abitano nella casa, se ne fa descrizione nel
processo verbale.
Delle cose che possono deteriorarsi, il giudice (1) può
ordinare con decreto la vendita immediata,
incaricando un commissionario a norma degli articoli
532 e seguenti.
(1) Parola così sostituita dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 759. Informazioni e nomina del custode.
Durante le operazioni di apposizione dei sigilli, il
giudice (1) assume le informazioni che ritiene
opportune allo scopo di accertare che nessuna cosa sia
stata asportata.
Per la conservazione delle cose sigillate nomina un
custode.
(1) Parola così sostituita dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
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Art. 760. Apposizione di sigilli durante e dopo
l'inventario.
L'apposizione dei sigilli che viene chiesta durante
l'inventario può aver luogo soltanto per gli oggetti non
inventariati.
Esaurito l'inventario, non si fa luogo all'apposizione dei
sigilli, salvo che l'inventario sia impugnato.
Art. 761. Accesso nei luoghi sigillati.
Il giudice (1) o il cancelliere non possono entrare nei
luoghi chiusi con l'apposizione dei sigilli, finché non ne
sia stata ordinata la rimozione a norma dell'articolo
762, salvo che il giudice (1) disponga con decreto
motivato l'accesso per urgenti motivi.
(1) Parola così sostituita dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
SEZIONE II –Della rimozione dei sigilli
Art. 762. Termine.
I sigilli non possono essere rimossi e l'inventario non
può essere eseguito se non dopo tre giorni
dall'apposizione, salvo che il giudice (1) per cause
urgenti stabilisca altrimenti con decreto motivato.
Se alcuno degli eredi è minore non emancipato, non si
può procedere alla rimozione dei sigilli finchè non gli
sia stato nominato un tutore o un curatore speciale.
(1) Parola così sostituita dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 763. Provvedimento di rimozione.
La rimozione dei sigilli è ordinata con decreto dal
giudice (1) su istanza di alcuna delle persone indicate
nell'articolo 753 numeri 1, 2 e 4.
Nei casi previsti nell'articolo 754 può essere ordinata
anche d'ufficio e, se ricorrano le ipotesi di cui ai
numeri 2 e 3, la rimozione deve essere seguita
dall'inventario.
L'istanza e il decreto sono stesi di seguito al processo
verbale di apposizione.
(1) Parola così sostituita dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 764. Opposizione.
Chiunque vi ha interesse può fare opposizione alla
rimozione dei sigilli con dichiarazione inserita nel
processo verbale di apposizione o con ricorso al
giudice (1).
Il giudice (1) fissa con decreto una udienza per la
comparizione delle parti e stabilisce il termine
perentorio entro il quale il decreto stesso deve essere
notificato a cura dell'opponente.
Il giudice (1) provvede con ordinanza non impugnabile
e, se ordina la rimozione, può disporre che essa sia
seguita dall'inventario e può dare le opportune cautele
per la conservazione delle cose che sono oggetto di
contestazione.
(1) Parola così sostituita dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 765. Ufficiale procedente.
La rimozione dei sigilli è eseguita dall'ufficiale che può
procedere all'inventario a norma dell'articolo 769.
Se non occorre l'inventario, la rimozione è eseguita dal
cancelliere del tribunale (1). Nei comuni in cui non ha
sede il tribunale (1) la rimozione può essere eseguita
dal cancelliere del giudice di pace.
(1) Le parole "della pretura" e "la pretura" sono state sostituite dalle
parole "del tribunale" e "il tribunale" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n.
51.
Art. 766. Avviso alle persone interessate.
Non si può procedere alla rimozione dei sigilli senza
che ne sia stato dato avviso, nelle forme stabilite
nell'articolo 772, alle persone indicate nell'articolo
771.
Art. 767. Alterazioni nello stato dei sigilli.
L'ufficiale che procede alla rimozione dei sigilli deve
innanzitutto riconoscerne lo stato.
Se trova in essi qualche alterazione, deve sospendere
ogni operazione ulteriore, facendone
immediatamente rapporto al giudice (1), il quale si
trasferisce sul luogo per le verificazioni occorrenti e
per i provvedimenti necessari anche per la
prosecuzione dell'inventario.
(1) Parola così sostituita dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 768. Disposizione generale.
Le disposizioni di questo capo si osservano in ogni
altro caso in cui si debba procedere ad apposizione o
rimozione di sigilli, salvo che la legge stabilisca
altrimenti.
CAPO III -DELL'INVENTARIO
Art. 769. Istanza.
L'inventario può essere chiesto al tribunale (1) dalle
persone che hanno diritto di ottenere la rimozione dei
sigilli ed è eseguito dal cancelliere del tribunale (1) o da
un notaio designato dal defunto con testamento o
nominato dal tribunale (2).
L'istanza si propone con ricorso, nel quale il
richiedente deve dichiarare la residenza o eleggere
domicilio nel comune in cui ha sede il tribunale (1).
Il tribunale (2) provvede con decreto.
Quando non sono stati apposti i sigilli, l'inventario può
essere chiesto dalla parte che ne assume l'iniziativa
direttamente al notaio designato dal defunto nel
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testamento ovvero, in assenza di designazione, al
notaio scelto dalla stessa parte. (3)
(1) Le parole "della pretura" e "la pretura" sono state sostituite dalle
parole "del tribunale" e "il tribunale" dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n.
51.
(2) Parola così sostituita dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(3) Questo comma è stato aggiunto dal D.L. 22 dicembre 2011, n.
212, convertito con L. 17 febbraio 2012, n. 10.
Art. 770. Inventario da eseguirsi dal notaio.
Quando all'inventario deve procedere un notaio, il
cancelliere gli consegna, ritirandone ricevuta:
1) le chiavi da lui custodite a norma dell'articolo 756;
2) copia del processo verbale di apposizione dei sigilli,
dell'istanza e del decreto di rimozione;
3) una nota delle opposizioni che sono state proposte
con indicazione del nome, cognome degli opponenti e
della loro residenza o del domicilio da essi eletto.
La copia indicata nel numero 2 e la nota indicata nel
numero 3 sono unite all'inventario.
Art. 771. Persone che hanno diritto ad assistere
all'inventario.
Hanno diritto ad assistere alla formazione
dell'inventario:
1) il coniuge superstite;
2) gli eredi legittimi presunti;
3) l'esecutore testamentario, gli eredi istituiti e i
legatari;
4) i creditori che hanno fatto opposizione alla
rimozione dei sigilli.
Art. 772. Avviso dell'inizio dell'inventario.
L'ufficiale che procede all'inventario deve dare avviso,
almeno tre giorni prima, alle persone indicate
nell'articolo precedente del luogo, giorno e ora in cui
darà inizio alle operazioni.
L'avviso non è necessario per le persone che non
hanno residenza o non hanno eletto domicilio nella
circoscrizione del tribunale, nella quale si procede
all'inventario; ma in loro vece deve essere avvertito il
notaio che, su istanza di chi ha chiesto l'inventario, è
nominato con decreto dal giudice (1) per
rappresentarli.
(1) Parola così sostituita dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 773. Nomina di stimatore.
L'ufficiale che procede all'inventario nomina, quando
occorre, uno o più stimatori per la valutazione degli
oggetti mobili.
Art. 774. Rinvio delle operazioni
Quando l'inventario non può essere ultimato nel
giorno del suo inizio, l'ufficiale che vi procede ne rinvia
la continuazione a un giorno prossimo, avvertendone
verbalmente le parti presenti.
Art. 775. Processo verbale d'inventario.
Il processo verbale d'inventario contiene:
1) la descrizione degli immobili, mediante l'indicazione
della loro natura, della loro situazione, dei loro confini
e dei numeri del catasto e delle mappe censuarie;
2) la descrizione e la stima dei mobili, con la
specificazione del peso o del marchio per gli oggetti
d'oro e d'argento;
3) l'indicazione della quantità e specie delle monete
per il danaro contante;
4) l'indicazione delle altre attività e passività;
5) la descrizione delle carte, scritture e note relative
allo stato attivo e passivo, le quali debbono essere
firmate in principio e in fine dall'ufficiale procedente.
Lo stesso ufficiale deve accertare sommariamente lo
stato dei libri e dei registri di commercio, firmarne i
fogli, e lineare gli intervalli.
Se alcuno degli interessati contesta l'opportunità
d'inventariare qualche oggetto, l'ufficiale lo descrive
nel processo verbale, facendo menzione delle
osservazioni e istanze delle parti.
Art. 776. Consegna delle cose mobili inventariate.
Le cose mobili e le carte inventariate sono consegnate
alla persona indicata dalle parti interessate, o, in
mancanza, nominata con decreto del giudice (1), su
istanza di una delle parti, sentite le altre.
(1) Parola così sostituita dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 777. Applicabilità delle norme agli altri casi
d'inventario.
Le disposizioni contenute in questo sezione (1) si
applicano a ogni inventario ordinato dalla legge, salve
le formalità speciali stabilite dal codice civile per
l'inventario dei beni dei minori.
(1) Rectius "capo".
CAPO IV - DEL BENEFICIO DI INVENTARIO
Art. 778. Reclami contro lo stato di graduazione.
I reclami contro lo stato di graduazione previsti
nell'articolo 501 del codice civile sono proposti al
giudice competente per valore del luogo dell'aperta
successione. (1)
Il valore della causa è determinato da quello dell'attivo
ereditario calcolato sulla stima di inventario dei mobili
e a norma dell'articolo 15 per gli immobili.
I reclami si propongono con citazione da notificarsi
all'erede e a coloro i cui diritti sono contestati, e sono
decisi in unico giudizio.
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(1) Comma così da ultimo sostituito dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n.
51.
Art. 779. Istanza di liquidazione proposta dai creditori
e legatari.
L'istanza dei creditori e legatari prevista nell'articolo
509 del codice civile si propone con ricorso.
Il giudice (1) fissa con decreto l'udienza di
comparizione dell'erede e di coloro che hanno
presentato le dichiarazioni di credito. Il decreto è
comunicato alle parti dal cancelliere. (2)
Il tribunale provvede con ordinanza non impugnabile
in camera di consiglio, previa audizione degli
interessati a norma del comma precedente.
L'istanza di nomina non può essere accolta e la nomina
avvenuta deve essere revocata in sede di reclamo, se
alcuno dei creditori si oppone e dichiara di voler far
valere la decadenza dell'erede dal beneficio
d'inventario.
Se l'erede contesta l'esistenza delle condizioni previste
nell'articolo 509 del codice civile il giudice provvede
all'istruzione della causa, a norma del libro Secondo,
disponendo gli opportuni mezzi conservativi,
compresa eventualmente la nomina del curatore. (3)
(1) Parola così sostituita dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(2) Periodo soppresso dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
(3) Comma così sostituito dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 780. Domanda dell'erede contro l'eredità.
Le domande dell'erede con beneficio d'inventario
contro l'eredità sono proposte contro gli altri eredi. Se
non vi sono eredi o se tutti propongono la stessa
domanda, il giudice nomina un curatore in
rappresentanza dell'eredità.
CAPO V - DEL CURATORE DELL'EREDITA' GIACENTE
Art. 781. Notificazione del decreto di nomina.
Il decreto di nomina del curatore dell'eredità giacente
è notificato alla persona nominata a cura del
cancelliere, nel termine stabilito nello stesso decreto.
Art. 782. Vigilanza del giudice.
L'amministrazione del curatore si svolge sotto la
vigilanza del giudice (1). Questi, quando lo crede
opportuno, può prefiggere, con decreto, termini per la
presentazione dei conti della gestione, e può in ogni
tempo revocare o sostituire il curatore.
Gli atti del curatore che eccedono l'ordinaria
amministrazione debbono essere autorizzati dal
giudice (1).
(1) Parola così sostituita dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
Art. 783. Vendita di beni ereditari.
La vendita di beni mobili deve essere promossa dal
curatore nei trenta giorni successivi alla formazione
dell'inventario salvo che il giudice (1), con decreto
motivato, non disponga altrimenti.
La vendita dei beni immobili può essere autorizzata dal
tribunale con decreto in camera di consiglio soltanto
nei casi di necessità o utilità evidente.
(1) Parola così sostituita dal D.Lgs. 19 febbraio 1998, n. 51.
TITOLO V- DELLO SCIOGLIMENTO DI COMUNIONI
Art. 784. Litisconsorzio necessario.
Le domande di divisione ereditaria o di scioglimento di
qualsiasi altra comunione debbono proporsi in
confronto di tutti gli eredi o condomini e dei creditori
opponenti se vi sono.
Art. 785. Pronuncia sulla domanda di divisione.
Se non sorgono contestazioni sul diritto alla divisione,
essa e' disposta con ordinanza dal giudice istruttore;
altrimenti questi provvede a norma dell'articolo 187.
Art. 786. Direzione delle operazioni.
Le operazioni di divisione sono dirette dal giudice
istruttore il quale, anche nel corso di esse, può
delegarne la direzione a un notaio.
Art. 787. Vendita di mobili.
Quando occorre procedere alla vendita di mobili, censi
o rendite, il giudice istruttore o il professionista
delegato (1) procede a norma degli articoli 534 e
seguenti, se non sorge controversia sulla necessità
della vendita.
Se sorge controversia, la vendita non può essere
disposta se non con sentenza del collegio.
(1) Le originarie parole: “il notaio delegato” sono state così
sostituite dall’art. 2 , comma 1, lett. t), della L. 28 dicembre 2005, n.
263 con decorrenza dal 1 marzo 2006.
Art. 788. Vendita di immobili. (1)
Quando occorre procedere alla vendita di immobili, il
giudice istruttore provvede con ordinanza a norma
dell'articolo 569, terzo comma, se non sorge
controversia sulla necessità della vendita.
Se sorge controversia, la vendita non può essere
disposta se non con sentenza del collegio.
La vendita si svolge davanti al giudice istruttore. Si
applicano gli articoli 570 e seguenti.
Quando le operazioni sono affidate a un
professionista, questi provvede direttamente alla
vendita, a norma delle disposizioni del presente
articolo.
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(1) Questo articolo è stato così modificato dall’art. 2, comma 1, lett.
u), nn. 1, 2 e 3, della L. 28 dicembre 2005, n. 263. Il precedente
articolo recitava: “Quando occorre procedere alla vendita di
immobili, il giudice istruttore provvede con ordinanza a norma degli
artt. 576 ss, se non sorge controversia sulla necessità della vendita.
Se sorge controversia, la vendita non può essere disposta se non con
sentenza del collegio.
L’incanto si svolge davanti al giudice istruttore che, quando occorre,
può disporre altri incanti a norma dell’art. 591.
Quando le operazioni sono affidate a un notaio, questi provvede
direttamente alla vendita, a norma delle disposizioni del presente
articolo.”
Art. 789. Progetto di divisione e contestazioni su di
esso.
Il giudice istruttore predispone un progetto di
divisione che deposita in cancelleria e fissa con
decreto l'udienza di discussione del progetto,
ordinando la comparizione dei condividenti e dei
creditori intervenuti.
Il decreto è comunicato alle parti.
Se non sorgono contestazioni, il giudice istruttore, con
ordinanza non impugnabile, dichiara esecutivo il
progetto, altrimenti provvede a norma dell'articolo
187.
In ogni caso il giudice istruttore da' con ordinanza le
disposizioni necessarie per l'estrazione a sorte dei
lotti.
Cfr. Corte Costituzionale, sentenza 29 ottobre 2009, n. 276 in Altalex
Massimario.
Art. 790. Operazioni davanti al notaio.
Se a dirigere le operazioni di divisione è stato delegato
un notaio, questi dà avviso, almeno cinque giorni
prima, ai condividenti e ai creditori intervenuti del
luogo, giorno e ora in cui le operazioni avranno inizio.
Le operazioni si svolgono alla presenza delle parti,
assistite, se lo richiedono e a loro spese, dai propri
procuratori.
Se nel corso delle operazioni sorgono contestazioni in
ordine alle stesse, il notaio redige apposito processo
verbale che trasmette al giudice istruttore.
Questi fissa con decreto un'udienza per la
comparizione delle parti, alle quali il decreto stesso è
comunicato dal cancelliere.
Sulle contestazioni il giudice provvede con ordinanza.
Cfr. Cassazione Civile, sez. II, sentenza 22 ottobre 2009, n. 22390 in
Altalex Massimario.
Art. 791. Progetto di divisione formato dal notaio.
Il notaio redige unico processo verbale delle
operazioni effettuate.
Formato il progetto delle quote e dei lotti, se le parti
non si accordano su di esso, il notaio trasmette il
processo verbale al giudice istruttore, entro cinque
giorni dalla sottoscrizione.
Il giudice provvede come al penultimo comma
dell'articolo precedente per la fissazione dell'udienza
di comparizione delle parti e quindi emette i
provvedimenti di sua competenza a norma
dell'articolo 187.
L'estrazione dei lotti non può avvenire se non in base a
ordinanza del giudice, emessa a norma dell'articolo
789 ultimo comma o a sentenza passata in giudicato.
TITOLO VI – DEL PROCESSO DI LIBERAZIONE DEGLI
IMMOBILI DALLE IPOTECHE
Art. 792. Deposito del prezzo.
L'acquirente che ha dichiarato al precedente
proprietario e ai creditori iscritti di volere liberare
l'immobile acquistato dalle ipoteche deve chiedere,
con ricorso al presidente del tribunale competente per
la espropriazione, la determinazione dei modi per il
deposito del prezzo offerto. Il presidente provvede
con decreto.
Se non sono state fatte richieste di espropriazione nei
quaranta giorni successivi alla notificazione della
dichiarazione al precedente proprietario e ai creditori
iscritti, l'acquirente, nel termine perentorio di sessanta
giorni dalla notificazione, deve depositare nei modi
prescritti dal presidente del tribunale il prezzo offerto
e presentare nella cancelleria il certificato del
deposito, il titolo d'acquisto col certificato di
trascrizione, un estratto autentico dello stato
ipotecario e l'originale dell'atto notificato al
precedente proprietario e ai creditori iscritti.
Art. 793. Convocazione dei creditori.
Su presentazione da parte del cancelliere dei
documenti indicati nell'articolo precedente, il
presidente designa con decreto un giudice per il
procedimento e fissa l'udienza di comparizione
dell'acquirente, del precedente proprietario e dei
creditori iscritti, e stabilisce il termine perentorio
entro il quale il decreto deve essere notificato alle
altre parti, a cura dell'acquirente.
Art. 794. Provvedimenti del giudice.
All'udienza il giudice, accertata la regolarità del
deposito e degli atti del procedimento, dispone con
ordinanza la cancellazione delle ipoteche iscritte
anteriormente alla trascrizione del titolo
dell'acquirente che ha chiesto la liberazione, e quindi
provvede alla distribuzione del prezzo a norma degli
articoli 596 e seguenti.
Art. 795. Espropriazione.
Se è fatta istanza di espropriazione, il giudice,
verificate le condizioni stabilite dalla legge per
l'ammissibilità di essa, dispone con decreto che si
proceda a norma degli articoli 567 e seguenti.
La vendita non può essere fatta che all'incanto a
norma degli articoli 576 e seguenti.
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L'incanto si apre sul prezzo offerto dal creditore
istante.
Alla distribuzione della somma ricavata partecipano,
oltre ai creditori privilegiati e ipotecari, i creditori
dell'acquirente.
Quest'ultimo ha diritto di essere collocato nella
graduazione con privilegio per le spese sopportate per
la dichiarazione di liberazione.
TITOLO VII – DELL’EFFICACIA DELLE SENTENZE
STRANIERE E DELLA ESECUZIONE DI ALTRI ATTI DI
AUTORITA’ STRANIERE
Art. 796. (1)
(1)“Giudice competente
Chi vuol far valere nella Repubblica una sentenza straniera deve
proporre domanda mediante citazione davanti alla Corte d'appello
del luogo in cui la sentenza deve avere attuazione.
La dichiarazione di efficacia può essere chiesta in via diplomatica,
quando ciò è consentito dalle convenzioni internazionali oppure
dalla reciprocità. In questo caso, se la parte interessata non ha
costituito un procuratore, il presidente della Corte d'appello, su
richiesta del pubblico ministero, nomina un curatore speciale per
proporre la domanda.
L'intervento del pubblico ministero è sempre necessario.” articolo
abrogato dalla L. 31 maggio 1995, n. 218 con decorrenza dal 31
dicembre 1996.
Art. 797. (1)
(1) ”Condizioni per la dichiarazione di efficacia.
La Corte d'appello dichiara con sentenza l'efficacia nella Repubblica
della sentenza straniera quando accerta:
1) che il giudice dello Stato nel quale la sentenza è stata pronunciata
poteva conoscere della causa secondo i principi sulla competenza
giurisdizionale vigenti nell'ordinamento italiano;
2) che la citazione è stata notificata in conformità alla legge del
luogo dove si è svolto il giudizio ed è stato in essa assegnato un
congruo termine a comparire;
3) che le parti si sono costituite in giudizio secondo la legge del luogo
o la contumacia è stata accertata e dichiarata validamente in
conformità della stessa legge;
4) che la sentenza è passata in giudicato secondo la legge del luogo
in cui è stata pronunciata;
5) che essa non è contraria ad altra sentenza pronunciata da un
giudice italiano;
6) che non è pendente davanti a un giudice italiano un giudizio per il
medesimo oggetto e tra le stesse parti, istituito prima del passaggio
in giudicato della sentenza straniera;
7) che la sentenza non contiene disposizioni contrarie all'ordine
pubblico italiano.
Ai fini dell'attuazione il titolo è costituito dalla sentenza straniera e
da quella della Corte d'appello che ne dichiara l'efficacia.” articolo
abrogato dalla L. 31 maggio 1995, n. 218 con decorrenza dal 31
dicembre 1996.
Art. 798. (1)
(1) “Riesame del merito.
Su domanda del convenuto la Corte di appello procede al riesame del
merito della causa, quando la sentenza e' stata pronunciata in
contumacia, o quando ricorre alcuno dei casi indicati nei numeri 1, 2,
3, 4 e 6 dell'articolo 395.
In questi casi la corte, secondo i risultati della istruzione e della
discussione, decide sul merito, oppure dichiara l'efficacia della
sentenza straniera.” articolo abrogato dalla L. 31 maggio 1995, n.
218 con decorrenza dal 31 dicembre 1996.
Art. 799. (1)
(1)“Dichiarazione di efficacia in giudizio pendente.
La sentenza straniera può essere fatta valere anche in corso di
giudizio, quando il giudice di questo accerta che ricorrono le
condizioni indicate nell'articolo 797. Tale accertamento produce
effetti soltanto nel giudizio in cui la sentenza straniera è fatta valere.
Ma, se vi procede la Corte d'appello competente a norma
dell'articolo 796, l'efficacia della sentenza può essere, su istanza di
parte, espressamente dichiarata a tutti gli effetti.
Se la parte contro la quale è fatta valere la sentenza domanda il
riesame del merito a norma dell'articolo precedente, il giudice
sospende il procedimento e fissa un termine perentorio per proporre
la domanda di riesame davanti alla Corte d'appello competente.”
articolo abrogato dalla L. 31 maggio 1995, n. 218 con decorrenza dal
31 dicembre 1996.
Art. 800. (1)
(1) “Sentenze arbitrali straniere.
Le disposizioni degli articoli precedenti si applicano anche alle
sentenze arbitrali straniere, pronunciate tra stranieri o tra uno
straniero e un cittadino oppure tra cittadini domiciliati o residenti
all'estero, purchè non riguardino le controversie che non possono
formare oggetto di compromesso a norma dell'articolo 806 e,
secondo la legge del luogo in cui sono state pronunciate, abbiano
efficacia di una sentenza dell'autorità giudiziaria.” articolo abrogato
dalla L. 5 gennaio 1994, n. 25.
Art. 801. (1)
(1)“Provvedimenti stranieri di volontaria giurisdizione
Agli atti di giudici stranieri in materia di volontaria giurisdizione,
quando si vuole farli valere in Italia, è attribuita efficacia nella
Repubblica a norma degli articoli 796 e 797 in quanto applicabili.”
articolo abrogato dalla L. 31 maggio 1995, n. 218 con decorrenza dal
31 dicembre 1996.
Art. 802. (1)
(1)“Assunzione di mezzi di prova disposti da giudici stranieri.
Le sentenze e i provvedimenti di giudici stranieri riguardanti esami di
testimoni, accertamenti tecnici, giuramenti, interrogatori o altri
mezzi di prova da assumersi nelle Repubblica sono resi esecutivi con
decreto della Corte d'appello del luogo in cui si deve procedere a tali
atti, sentito il pubblico ministero.
Se l'assunzione dei mezzi di prova è chiesta dalla parte interessata,
l'istanza è proposta alla Corte mediante ricorso, al quale deve essere
unita copia autentica della sentenza o del provvedimento che ha
ordinato gli atti chiesti.
Se l'assunzione è domandata dallo stesso giudice, la richiesta deve
essere trasmessa in via diplomatica.
La Corte delibera in camera di consiglio e, qualora autorizzi
l'assunzione, rimette gli atti al giudice competente.” articolo
abrogato dalla L. 31 maggio 1995, n. 218 con decorrenza dal 31
dicembre 1996.
Art. 803. (1)
“Esecuzione richiesta in via diplomatica.
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Se la richiesta per l'assunzione di mezzi di prova di atti di istruzione
e' fatta in via diplomatica e la parte interessata non ha costituito un
procuratore che ne promuova l'assunzione, i provvedimenti
necessari per questa sono pronunciati d'ufficio dal giudice
procedente, e le notificazioni sono fatte a cura del cancelliere.
Quando i mezzi richiesti lo esigono, lo stesso giudice può nominare
d'ufficio un procuratore che rappresenti la parte interessata.”
articolo abrogato dalla L. 31 maggio 1995, n. 218 con decorrenza dal
31 dicembre 1996.
Art. 804. (1)
(1) “Atti pubblici ricevuti all'estero.
L'efficacia esecutiva nella Repubblica degli atti contrattuali ricevuti
da pubblico ufficiale in paese estero e' dichiarata con sentenza della
Corte d'appello del luogo in cui l'atto deve eseguirsi, previo
accertamento che l'atto ha forza esecutiva nel paese estero nel
quale e' stato ricevuto e che non contiene disposizioni contrarie
all'ordine pubblico italiano.” articolo abrogato dalla L. 31 maggio
1995, n. 218 con decorrenza dal 31 dicembre 1996.
Art. 805. (1)
(1)“Notificazione di atti giudiziari di autorità straniere.
La notificazione di citazioni a comparire davanti ad autorità
straniere o di altri atti provenienti da uno stato estero è autorizzata
dal pubblico ministero presso il tribunale, nella cui giurisdizione la
notificazione si deve eseguire. La notificazione richiesta in via
diplomatica è eseguita, a cura del pubblico ministero, da un ufficiale
giudiziario da lui richiesto.” articolo abrogato dalla L. 31 maggio
1995, n. 218 con decorrenza dal 31 dicembre 1996.
TITOLO VIII – DELL’ARBITRATO
CAPO I - DELLA CONVENZIONE D'ARBITRATO (1)
(1) Capo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
Il testo precedente recitava: "Capo I: DEL COMPROMESSO E DELLA
CLAUSOLA COMPROMISSORIA"
Art. 806. Controversie arbitrabili. (1)
Le parti possono far decidere da arbitri le controversie
tra di loro insorte che non abbiano per oggetto diritti
indisponibili, salvo espresso divieto di legge.
Le controversie di cui all'articolo 409 possono essere
decise da arbitri solo se previsto dalla legge o nei
contratti o accordi collettivi di lavoro.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 806. (Compromesso)
Le parti possono far decidere da arbitri le controversie tra di loro
insorte, tranne quelle previste negli articoli 409 e 442, quelle che
riguardano questioni di stato e di separazione personale tra coniugi
e le altre che non possono formare oggetto di transazione."
Art. 807. Compromesso. (1)
Il compromesso deve, a pena di nullità, essere fatto
per iscritto e determinare l'oggetto della controversia.
La forma scritta s'intende rispettata anche quando la
volontà delle parti è espressa per telegrafo,
telescrivente, telefacsimile o messaggio telematico nel
rispetto della normativa, anche regolamentare,
concernente la trasmissione e la ricezione dei
documenti teletrasmessi.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 807. (Forma del compromesso)
Il compromesso deve, a pena di nullità, essere fatto per iscritto e
determinare l'oggetto della controversia.
La forma scritta s'intende rispettata anche quando la volontà delle
parti è espressa per telegrafo o telescrivente.
Al compromesso si applicano le disposizioni che regolano la validità
dei contratti eccedenti l'ordinaria amministrazione."
Art. 808. Clausola compromissoria. (1)
Le parti, nel contratto che stipulano o in un atto
separato, possono stabilire che le controversie
nascenti dal contratto medesimo siano decise da
arbitri, purchè si tratti di controversie che possono
formare oggetto di convenzione d'arbitrato La clausola
compromissoria deve risultare da atto avente la forma
richiesta per il compromesso dall'articolo 807.
La validità della clausola compromissoria deve essere
valutata in modo autonomo rispetto al contratto al
quale si riferisce; tuttavia, il potere di stipulare il
contratto comprende il potere di convenire la clausola
compromissoria.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava:
"Art. 808. (Clausola compromissoria)
Le parti, nel contratto che stipulano o in un atto separato, possono
stabilire che le controversie nascenti dal contratto medesimo siano
decise da arbitri, purché si tratti di controversie che possono formare
oggetto di compromesso. La clausola compromissoria deve risultare
da atto avente la forma richiesta per il compromesso ai sensi
dell'art. 807, commi 1° e 2°.
Le controversie di cui all'articolo 409 possono essere decise da arbitri
solo se ciò sia previsto nei contratti e accordi collettivi di lavoro,
purché ciò avvenga, a pena di nullità, senza pregiudizio della facoltà
delle parti di adire l'autorità giudiziaria. La clausola compromissoria
contenuta in contratti o accordi collettivi o in contratti individuali di
lavoro e' nulla ove autorizzi gli arbitri a pronunciare secondo equità
ovvero dichiari il lodo non impugnabile.
La validità della clausola compromissoria deve essere valutata in
modo autonomo rispetto al contratto al quale si riferisce; tuttavia, il
potere di stipulare il contratto comprende il potere di convenire la
clausola compromissoria."
Art. 808-bis. Convenzione di arbitrato in materia non
contrattuale. (1)
Le parti possono stabilire, con apposita convenzione,
che siano decise da arbitri le controversie future
relative a uno o più rapporti non contrattuali
determinati La convenzione deve risultare da atto
avente la forma richiesta per il compromesso
dall'articolo 807.
(1) Articolo aggiunto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
Art. 808-ter. Arbitrato irrituale. (1)
Le parti possono, con disposizione espressa per
iscritto, stabilire che, in deroga a quanto disposto
dall'articolo 824-bis, la controversia sia definita dagli
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arbitri mediante determinazione contrattuale.
Altrimenti si applicano le disposizioni del presente
titolo.
Il lodo contrattuale è annullabile dal giudice
competente secondo le disposizioni del libro I:
1) se la convenzione dell'arbitrato è invalida, o gli
arbitri hanno pronunciato su conclusioni che
esorbitano dai suoi limiti e la relativa eccezione è stata
sollevata nel procedimento arbitrale;
2) se gli arbitri non sono stati nominati con le forme e
nei modi stabiliti dalla convenzione arbitrale;
3) se il lodo è stato pronunciato da chi non poteva
essere nominato arbitro a norma dell'articolo 812;
4) se gli arbitri non si sono attenuti alle regole imposte
dalle parti come condizione di validità del lodo;
5) se non è stato osservato nel procedimento arbitrale
il principio del contraddittorio. Al lodo contrattuale
non si applica l'articolo 825.
(1) Articolo aggiunto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
Art. 808-quater. Interpretazione della convenzione
d'arbitrato. (1)
Nel dubbio, la convenzione d'arbitrato si interpreta nel
senso che la competenza arbitrale si estende a tutte le
controversie che derivano dal contratto o dal rapporto
cui la convenzione si riferisce.
(1) Articolo aggiunto dal D.lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
Art. 808-quinquies. Efficacia della convenzione
d'arbitrato. (1)
La conclusione del procedimento arbitrale senza
pronuncia sul merito, non toglie efficacia alla
convenzione d'arbitrato.
(1) Articolo aggiunto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40
CAPO II - DEGLI ARBITRI (1)
(1) Capo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40
Art. 809. Numero degli arbitri. (1)
Gli arbitri possono essere uno o più, purchè in
numero dispari.
La convenzione d'arbitrato deve contenere la nomina
degli arbitri oppure stabilire il numero di essi e il modo
di nominarli.
In caso d'indicazione di un numero pari di arbitri, un
ulteriore arbitro, se le parti non hanno diversamente
convenuto, e' nominato dal presidente del tribunale
nei modi previsti dall'articolo 810. Se manca
l'indicazione del numero degli arbitri e le parti non si
accordano al riguardo, gli arbitri sono tre e, in
mancanza di nomina, se le parti non hanno
diversamente convenuto, provvede il presidente del
tribunale nei modi previsti dall'articolo 810.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava:
"Art. 809. (Numero e modo di nomina degli arbitri)
Gli arbitri possono essere uno o più, purché in numero dispari.
Il compromesso o la clausola compromissoria deve contenere la
nomina degli arbitri oppure stabilire il numero di essi e il modo di
nominarli.
In caso di indicazione di un numero pari di arbitri, l'ulteriore arbitro,
se le parti non hanno diversamente convenuto, è nominato dal
presidente del tribunale nei modi previsti dall'articolo 810. Qualora
manchi l'indicazione del numero degli arbitri e le parti non si
accordino a riguardo, gli arbitri sono tre e, in mancanza di nomina,
se le parti non hanno diversamente convenuto, provvede il
presidente del tribunale nei modi previsti dall'articolo 810."
Art. 810. Nomina degli arbitri. (1)
Quando a norma della convenzione d'arbitrato gli
arbitri devono essere nominati dalle parti, ciascuna, di
esse, con atto notificato per iscritto, rende noto
all'altra l'arbitro o gli arbitri che essa nomina, con
invito a procedere alla designazione dei propri. La
parte, alla quale è rivolto l'invito, deve notificare per
iscritto, nei venti giorni successivi, le generalità
dell'arbitro o degli arbitri da essa nominati.
In mancanza, la parte che ha fatto l'invito può
chiedere, mediante ricorso, che la nomina sia fatta dal
presidente del tribunale nel cui circondario è la sede
dell'arbitrato. Se le parti non hanno ancora
determinato la sede, il ricorso è presentato al
presidente del tribunale del luogo in cui è stata
stipulata la convenzione di arbitrato oppure, se tale
luogo è all'estero, al presidente del tribunale di Roma.
Il presidente del tribunale competente provvede alla
nomina richiestagli, se la convenzione d'arbitrato non
è manifestamente inesistente o non prevede
manifestamente un arbitrato estero.
Le stesse disposizioni si applicano se la nomina di uno
o più arbitri è demandata dalla convenzione
d'arbitrato all'autorità giudiziaria o se, essendo
demandata a un terzo, questi non vi ha provveduto.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 810. (Nomina degli arbitri) Quando a
norma del compromesso o della clausola compromissoria gli arbitri
debbono essere nominati dalle parti, ciascuna di esse, con atto
notificato a mezzo di ufficiale giudiziario, può rendere noto all'altra
l'arbitro o gli arbitri che essa nomina, con invito a procedere alla
designazione dei propri. La parte, alla quale è rivolto l'invito, deve
notificare, nei venti giorni successivi, le generalità dell'arbitro o degli
arbitri da essa nominati.
In mancanza, la parte che ha fatto l'invito può chiedere, mediante
ricorso, che la nomina sia fatta dal presidente del tribunale nella cui
circoscrizione è la sede dell'arbitrato. Se le parti non hanno ancora
determinato tale sede, il ricorso è presentato al presidente del
tribunale del luogo in cui è stato stipulato il compromesso o il
contratto al quale si riferisce la clausola compromissoria oppure, se
tale luogo è all'estero, al presidente del tribunale di Roma.
Il presidente, sentita, quando occorre, l'altra parte, provvede con
ordinanza non impugnabile.
La stessa disposizione si applica se la nomina di uno o più arbitri sia
dal compromesso o dalla clausola compromissoria demandata
all'autorità giudiziaria o se, essendo demandata a un terzo, questi
non vi abbia provveduto."
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Art. 811. Sostituzione di arbitri. (1)
Quando per qualsiasi motivo vengono a mancare tutti
o alcuni degli arbitri nominati, si provvede alla loro
sostituzione secondo quanto è stabilito per la loro
nomina nella convenzione d'arbitrato. Se la parte a cui
spetta o il terzo non vi provvede, o se la convenzione
d'arbitrato nulla dispone al riguardo, si applicano le
disposizioni dell'articolo precedente.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 811. (Sostituzione di arbitri) Quando per
qualsiasi motivo vengano a mancare tutti o alcuni degli arbitri
nominati, si provvede alla loro sostituzione secondo quanto è
stabilito per la loro nomina nel compromesso o nella clausola
compromissoria. Se la parte a cui spetta o il terzo non vi provvede o
se il compromesso o la clausola compromissoria nulla dispongono al
riguardo, si applicano le disposizioni dell'articolo precedente."
Art. 812. Incapacità di essere arbitro. (1)
Non può essere arbitro chi è privo, in tutto o in parte,
della capacità legale di agire.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 812. (Capacità di essere arbitro) Gli
arbitri possono essere sia cittadini italiani sia stranieri.
Non possono essere arbitri i minori, gli interdetti, gli inabilitati, i
falliti, e coloro che sono sottoposti a interdizione dai pubblici uffici."
Art. 813. Accettazione degli arbitri. (1)
L'accettazione degli arbitri deve essere data per
iscritto e può risultare dalla sottoscrizione del
compromesso o del verbale della prima riunione.
Agli arbitri non compete la qualifica di pubblico
ufficiale o di incaricato di un pubblico servizio.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 813. (Accettazione e obblighi degli arbitri)
L'accettazione degli arbitri deve essere data per iscritto e può
risultare dalla sottoscrizione del compromesso.
Gli arbitri debbono pronunciare il lodo entro il termine stabilito dalle
parti o dalla legge; in mancanza, nel caso di annullamento del lodo
per questo motivo, sono tenuti al risarcimento dei danni. Sono
egualmente tenuti al risarcimento dei danni se dopo l'accettazione
rinunciano all'incarico senza giustificato motivo.
Se le parti non hanno diversamente convenuto, l'arbitro che omette
o ritarda di compiere un atto relativo alle sue funzioni, può essere
sostituito d'accordo tra le parti o dal terzo a ciò incaricato dal
compromesso o dalla clausola compromissoria. In mancanza,
decorso il termine di quindici giorni da apposita diffida comunicata
per mezzo di lettera raccomandata all'arbitro per ottenere l'atto,
ciascuna delle parti può proporre ricorso al presidente del tribunale
nella cui circoscrizione è la sede dell'arbitrato. Il presidente, sentite
le parti, provvede con ordinanza non impugnabile e, ove accerti
l'omissione o il ritardo, dichiara la decadenza dell'arbitro e provvede
alla sua sostituzione."
Art. 813-bis. Decadenza degli arbitri. (1)
Se le parti non hanno diversamente convenuto,
l'arbitro che omette, o ritarda di compiere un atto
relativo alle sue funzioni, può essere sostituito
d'accordo tra le parti o dal terzo a ciò incaricato dalla
convenzione d'arbitrato. In mancanza, decorso il
termine di quindici giorni da apposita diffida
comunicata per mezzo di lettera raccomandata
all'arbitro per ottenere l'atto, ciascuna delle parti può
proporre ricorso al presidente del tribunale a norma
dell'articolo 810, secondo comma. Il presidente, sentiti
gli arbitri e le parti, provvede con ordinanza non
impugnabile e, se accerta l'omissione o il ritardo,
dichiara la decadenza dell'arbitro e provvede alla sua
sostituzione.
(1) Articolo aggiunto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
Art. 813-ter. Responsabilità degli arbitri. (1)
Risponde dei danni cagionati alle parti l'arbitro che:
1) con dolo o colpa grave ha omesso o ritardato atti
dovuti ed e' stato perciò dichiarato decaduto, ovvero
ha rinunciato all'incarico senza giustificato motivo;
2) con dolo o colpa grave ha omesso o impedito la
pronuncia del lodo entro il termine fissato a norma
degli articoli 820 o 826.
Fuori dai precedenti casi, gli arbitri rispondono
esclusivamente per dolo o colpa grave entro i limiti
previsti dall'articolo 2, commi 2 e 3, della legge 13
aprile 1988, n. 117.
L'azione di responsabilità può essere proposta in
pendenza del giudizio arbitrale soltanto nel caso
previsto dal primo comma, n. 1).
Se è stato pronunciato il lodo, l'azione di
responsabilità può essere proposta soltanto dopo
l'accoglimento dell'impugnazione con sentenza.
passata in giudicato e per i motivi per cui
l'impugnazione è stata accolta.
Se la responsabilità non dipende da dolo dell'arbitro,
la misura del risarcimento non può superare una
somma pari al triplo del compensò convenuto o, in
mancanza di determinazione convenzionale, pari al
triplo del compenso previsto dalla tariffa applicabile.
Nei casi di responsabilità dell'arbitro il corrispettivo e il
rimborso delle spese non gli sono dovuti o, nel caso di
nullità parziale del lodo, sono soggetti a riduzione.
Ciascun arbitro risponde solo del fatto proprio.
(1) Articolo aggiunto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
Art. 814. Diritti degli arbitri. (1)
Gli arbitri hanno diritto al rimborso delle spese e
all'onorario per l'opera prestata, se non vi hanno
rinunciato al momento dell'accettazione o con atto
scritto successivo. Le parti sono tenute solidalmente al
pagamento, salvo rivalsa tra loro.
Quando gli arbitri provvedono direttamente alla
liquidazione delle spese e dell'onorario, tale
liquidazione non è vincolante per le parti se esse non
l'accettano. In tal caso l'ammontare delle spese e
dell'onorario è determinato con ordinanza dal
presidente del tribunale indicato nell'articolo 810,
secondo comma, su ricorso degli arbitri e sentite le
parti.
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L'ordinanza è titolo esecutivo contro le parti ed è
soggetta a reclamo a norma dell'articolo 825, quarto
comma. Si applica l'articolo 830, quarto comma.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 814. (Diritti degli arbitri) Gli arbitri hanno
diritto al rimborso delle spese e all'onorario per l'opera prestata,
salvo che vi abbiano rinunciato al momento dell'accettazione o con
atto scritto successivo. Le parti sono tenute solidalmente al
pagamento, salvo rivalsa tra loro.
Quando gli arbitri provvedono direttamente alla liquidazione delle
spese e dell'onorario, tale liquidazione non e' vincolante per le parti
se esse non l'accettano. In tal caso l'ammontare delle spese e
dell'onorario e' determinato con ordinanza non impugnabile dal
presidente del tribunale indicato nell'articolo 810 secondo comma,
su ricorso degli arbitri e sentite le parti.
L'ordinanza è titolo esecutivo contro le parti."
Art. 815. Ricusazione degli arbitri. (1)
Un arbitro può essere ricusato:
1) se non ha le qualifiche espressamente convenute
dalle parti;
2) se egli stesso, o un ente, associazione o società di
cui sia amministratore, ha interesse nella causa;
3) se egli stesso o il coniuge è parente fino al quarto
grado o è convivente o commensale abituale di una
delle parti, di un rappresentante legale di una delle
parti, o di alcuno dei difensori;
4) se egli stesso o il coniuge ha causa pendente o
grave inimicizia con una delle parti, con un suo
rappresentante legale, o con alcuno dei suoi difensori;
5) se è legato ad una delle parti, a una società da
questa controllata, al soggetto che la controlla, o a
società sottoposta a comune controllo, da un rapporto
di lavoro subordinato o da un rapporto continuativo di
consulenza o di prestazione d'opera retribuita, ovvero
da altri rapporti di natura patrimoniale o associativa
che ne compromettono l'indipendenza; inoltre, se è
tutore o curatore di una delle parti;
6) se ha prestato consulenza, assistenza o difesa ad
una delle parti in una precedente fase della vicenda o
vi ha deposto come testimone.
Una parte non può ricusare l'arbitro che essa ha
nominato o contribuito a nominare se non per motivi
conosciuti dopo la nomina.
La ricusazione è proposta mediante ricorso al
presidente del tribunale indicato nell'articolo 810,
secondo comma, entro il termine perentorio di dieci
giorni dalla notificazione della nomina o dalla
sopravvenuta conoscenza della causa di ricusazione. Il
presidente pronuncia con ordinanza non impugnabile,
sentito l'arbitro ricusato e le parti e assunte, quando
occorre, sommarie informazioni.
Con ordinanza il presidente provvede sulle spese. Nel
caso di manifesta inammissibilità o manifesta
infondatezza dell'istanza di ricusazione condanna la
parte che l'ha proposta al pagamento, in favore
dell'altra parte, di una somma equitativamente
determinata non superiore al triplo del massimo del
compenso spettante all'arbitro singolo in base alla
tariffa forense.
La proposizione dell'istanza di ricusazione non
sospende il procedimento arbitrale, salvo diversa
determinazione degli arbitri. Tuttavia, se l'istanza è
accolta, l'attività compiuta dall'arbitro ricusato o con il
suo concorso è inefficace.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 815. (Ricusazione degli arbitri) La parte
può ricusare l'arbitro, che essa non ha nominato, per i motivi indicati
nell'articolo 51.
La ricusazione è proposta mediante ricorso al presidente del
tribunale indicato nell'articolo 810, secondo comma, entro il termine
perentorio di dieci giorni dalla notificazione della nomina o dalla
sopravvenuta conoscenza della causa di ricusazione. Il presidente
pronuncia con ordinanza non impugnabile, sentito l'arbitro ricusato
e assunte, quando occorre, sommarie informazioni."
CAPO III - DEL PROCEDIMENTO (1)
(1) Capo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40
Art. 816. Sede dell'arbitrato.
Le parti determinano la sede dell'arbitrato nel
territorio della Repubblica; altrimenti provvedono gli
arbitri.
Se le parti e gli arbitri non hanno determinato la sede
dell'arbitrato, questa è nel luogo in cui è stata
stipulata la convenzione di arbitrato. Se tale luogo non
si trova nel territorio nazionale, la sede è a Roma.
Se la convenzione d'arbitrato non dispone
diversamente, gli arbitri possono tenere udienza,
compiere atti istruttori, deliberare ed apporre le loro
sottoscrizioni al lodo anche in luoghi diversi dalla sede
dell'arbitrato ed anche all'estero.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 816. (Svolgimento del procedimento) Le
parti determinano la sede dell'arbitrato nel territorio della
Repubblica; altrimenti provvedono gli arbitri nella loro prima
riunione.
Le parti possono stabilire nel compromesso, nella clausola
compromissoria o con atto scritto separato, purchè anteriore
all'inizio del giudizio arbitrale, le norme che gli arbitri debbono
osservare nel procedimento.
In mancanza di tali norme gli arbitri hanno facoltà di regolare lo
svolgimento del giudizio nel modo che ritengono più opportuno.
Essi debbono in ogni caso assegnare alle parti i termini per
presentare documenti e memorie, e per esporre le loro repliche.
Gli atti di istruzione possono essere delegati dagli arbitri ad uno di
essi.
Su tutte le questioni che si presentano nel corso del procedimento gli
arbitri provvedono con ordinanza non soggetta a deposito e
revocabile tranne che nel caso previsto nell'articolo 819."
Art. 816-bis. Svolgimento del procedimento. (1)
Le parti possono stabilire nella convenzione
d'arbitrato, o con atto scritto separato, purchè
anteriore all'inizio del giudizio arbitrale, le norme che
gli arbitri debbono osservare nel procedimento e la
lingua dell'arbitrato. In mancanza di tali norme gli
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arbitri hanno facoltà di regolare lo svolgimento del
giudizio e determinare la lingua dell'arbitrato nel
modo che ritengono più opportuno. Essi debbono in
ogni caso attuare il principio del contraddittorio,
concedendo alle parti ragionevoli ed equivalenti
possibilità di difesa. Le parti possono stare in arbitrato
per mezzo di difensori. In mancanza di espressa
limitazione, la procura al difensore si estende a
qualsiasi atto processuale, ivi compresa la rinuncia agli
atti e la determinazione o proroga del termine per la
pronuncia del lodo. In ogni caso, il difensore può
essere destinatario della comunicazione della
notificazione del lodo e della notificazione della sua
impugnazione.
Le parti o gli altri arbitri possono autorizzare il
presidente del collegio arbitrale a deliberare le
ordinanze circa lo svolgimento del procedimento.
Su tutte le questioni che si presentano nel corso del
procedimento gli arbitri, se non ritengono di
provvedere con lodo non definitivo, provvedono con
ordinanza revocabile non soggetta a deposito.
(1) Articolo aggiunto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
Art. 816-ter. Istruzione probatoria. (1)
L'istruttoria o singoli atti di istruzione possono essere
delegati dagli arbitri ad uno di essi.
Gli arbitri possono assumere direttamente presso di sè
la testimonianza, ovvero deliberare di assumere la
deposizione del testimone, ove questi vi consenta,
nella sua abitazione o nel suo ufficio. Possono altresì
deliberare di assumere la deposizione richiedendo al
testimone di fornire per iscritto risposte a quesiti nel
termine che essi stessi stabiliscono.
Se un testimone rifiuta di comparire davanti agli
arbitri, questi, quando lo ritengono opportuno
secondo le circostanze, possono richiedere al
presidente del tribunale della sede dell'arbitrato, che
ne ordini la comparizione davanti a loro.
Nell'ipotesi prevista dal precedente comma il termine
per la pronuncia del lodo è sospeso dalla data
dell'ordinanza alla data dell'udienza fissata per
l'assunzione della testimonianza.
Gli arbitri possono farsi assistere da uno o più
consulenti tecnici. Possono essere nominati consulenti
tecnici sia persone fisiche, sia enti.
Gli arbitri possono chiedere alla pubblica
amministrazione le informazioni scritte relative ad atti
e documenti dell'amministrazione stessa, che è
necessario acquisire al giudizio.
(1) Articolo aggiunto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
Art. 816-quater. Pluralità di parti. (1)
Qualora più di due parti siano vincolate dalla stessa
convenzione d'arbitrato, ciascuna parte può convenire
tutte o alcune delle altre nel medesimo procedimento
arbitrale se la convenzione d'arbitrato devolve a un
terzo la nomina degli arbitri, se gli arbitri sono
nominati con l'accordo di tutte le parti, ovvero se le
altre parti, dopo che la prima ha nominato l'arbitro o
gli arbitri, nominano d'accordo un ugual numero di
arbitri o ne affidano a un terzo la nomina.
Fuori dei casi previsti nel precedente comma il
procedimento iniziato da una parte nei confronti di
altre si scinde in tanti procedimenti quante sono
queste ultime.
Se non si verifica l'ipotesi prevista nel primo comma e
si versa in caso di litisconsorzio necessario, l'arbitrato
è improcedibile.
(1) Articolo aggiunto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
Art. 816-quinquies. Intervento di terzi e successione
nel diritto controverso. (1)
L'intervento volontario o la chiamata in arbitrato di un
terzo sono ammessi solo con l'accordo del terzo e
delle parti e con il consenso degli arbitri.
Sono sempre ammessi l'intervento previsto dal
secondo comma dell'articolo 105 e l'intervento del
litisconsorte necessario.
Si applica l'articolo 111.
(1) Articolo aggiunto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
816-sexies. Morte, estinzione o perdita di capacità
della parte. (1)
Se la parte viene meno per morte o altra causa, ovvero
perde la capacità legale, gli arbitri assumono le misure
idonee a garantire l'applicazione del contraddittorio ai
fini della prosecuzione del giudizio. Essi possono
sospendere il procedimento.
Se nessuna delle parti ottempera alle disposizioni degli
arbitri per la prosecuzione del giudizio, gli arbitri
possono rinunciare all'incarico.
(1) Articolo aggiunto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
816-septies. Anticipazione delle spese. (1)
Gli arbitri possono subordinare la prosecuzione del
procedimento al versamento anticipato delle spese
prevedibili. Salvo diverso accordo delle parti, gli arbitri
determinano la misura dell'anticipazione a carico di
ciascuna parte.
Se una delle parti non presta l'anticipazione
richiestale, l'altra può anticipare la totalità delle spese.
Se le parti non provvedono all'anticipazione nel
termine fissato dagli arbitri, non sono più vincolate alla
convenzione di arbitrato con riguardo alla controversia
che ha dato origine al procedimento arbitrale.
(1) Articolo aggiunto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
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Art. 817. Eccezione d'incompetenza. (1)
Se la validità, il contenuto o l'ampiezza della
convenzione d'arbitrato o la regolare costituzione
degli arbitri sono contestate nel corso dell'arbitrato, gli
arbitri decidono sulla propria competenza.
Questa disposizione si applica anche se i poteri degli
arbitri sono contestati in qualsiasi sede per qualsiasi
ragione sopravvenuta nel corso del procedimento. La
parte che non eccepisce nella prima difesa successiva
all'accettazione degli arbitri l'incompetenza di questi
per inesistenza, invalidità o inefficacia della
convenzione d'arbitrato, non può per questo motivo
impugnare il lodo, salvo il caso di controversia non
arbitrabile.
La parte, che non eccepisce nel corso dell'arbitrato che
le conclusioni delle altre parti esorbitano dai limiti
della convenzione arbitrale, non può, per questo
motivo, impugnare il lodo.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 817. (Eccezione d'incompetenza) La
parte, che non eccepisce nel corso del procedimento arbitrale che le
conclusioni delle altre parti esorbitano dai limiti del compromesso o
della clausola compromissoria, non può, per questo motivo,
impugnare di nullità il lodo."
Art. 817-bis. Compensazione. (1)
Gli arbitri sono competenti a conoscere dell'eccezione
di compensazione, nei limiti del valore della domanda,
anche se il controcredito non è compreso nell'ambito
della convenzione di arbitrato.
(1) Articolo aggiunto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
Art. 818. Provvedimenti cautelari. (1)
Gli arbitri non possono concedere sequestri, né altri
provvedimenti cautelari, salva diversa disposizione di
legge.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40 Il testo
precedente recitava: "Art. 818. (Provvedimenti cautelari) Gli arbitri
non possono concedere sequestri, ne' altri provvedimenti cautelari.
Il giudice, che ha concesso un sequestro relativamente a una
controversia compromessa in arbitri, pronuncia anche sulla
convalida di esso, senza pregiudizio della causa di merito. Lo stesso
giudice, quando è intervenuta la pronuncia degli arbitri, provvede
all'eventuale revoca del sequestro."
Art. 819. Questioni pregiudiziali di merito. (1)
Gli arbitri risolvono senza autorità di giudicato tutte le
questioni rilevanti per la decisione della controversia,
anche se vertono su materie che non possono essere
oggetto di convenzione di arbitrato, salvo che
debbano essere decise con efficacia di giudicato per
legge.
Su domanda di parte, le questioni pregiudiziali sono
decise con efficacia di giudicato se vertono su materie
che possono essere oggetto di convenzione di
arbitrato. Se tali questioni non sono comprese nella
convenzione di arbitrato, la decisione con efficacia di
giudicato è subordinata alla richiesta di tutte le parti.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 819. (Questioni incidentali) Se nel corso
del procedimento sorge una questione che per legge non può
costituire oggetto di giudizio arbitrale, gli arbitri, qualora ritengano
che il giudizio ad essi affidato dipende dalla definizione di tale
questione, sospendono il procedimento.
Fuori di tali ipotesi gli arbitri decidono tutte le questioni insorte nel
giudizio arbitrale.
Nel caso previsto dal primo comma il termine stabilito nell'articolo
820 resta sospeso fino al giorno in cui una delle parti notifichi agli
arbitri la sentenza passata in giudicato che ha deciso la causa
incidentale; ma se il termine che resta a decorrere ha una durata
inferiore a sessanta giorni, è prorogato di diritto fino a raggiungere i
sessanta giorni."
Art. 819-bis. Sospensione del procedimento arbitrale.
(1)
Ferma l'applicazione dell'articolo 816-sexies, gli arbitri
sospendono il procedimento arbitrale con ordinanza
motivata nei seguenti casi:
1) quando il processo dovrebbe essere sospeso a
norma del comma terzo dell'articolo 75 del codice di
procedura penale, se la controversia fosse pendente
davanti all'autorità giudiziaria;
2) se sorge questione pregiudiziale su materia che non
può essere oggetto di convenzione d'arbitrato e per
legge deve essere decisa con autorità di giudicato;
3) quando rimettono alla Corte costituzionale una
questione di legittimità costituzionale ai sensi
dell'articolo 23 della legge 11 marzo 1953, n. 87.
Se nel procedimento arbitrale è invocata l'autorità di
una sentenza e questa è impugnata, si applica il
secondo comma dell'articolo 337.
Una volta disposta la sospensione, il procedimento si
estingue se nessuna parte deposita presso gli arbitri
istanza di prosecuzione entro il termine fissato dagli
arbitri stessi o, in difetto, entro un anno dalla
cessazione della causa di sospensione. Nel caso
previsto dal primo comma, numero 2), il
procedimento si estingue altresì se entro novanta
giorni dall'ordinanza di sospensione nessuna parte
deposita presso gli arbitri copia autentica dell'atto con
il quale la controversia sulla questione pregiudiziale è
proposta davanti all'autorità giudiziaria.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs.2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 819-bis. (Connessione) La competenza
degli arbitri non è esclusa dalla connessione tra la controversia ad
essi deferita ed una causa pendente dinanzi al giudice."
Art. 819-ter. Rapporti tra arbitri e autorità giudiziaria.
(1)
La competenza degli arbitri non è esclusa dalla
pendenza della stessa causa davanti al giudice, nè
dalla connessione tra la controversia ad essi deferita
ed una causa pendente davanti al giudice. La sentenza,
con la quale il giudice afferma o nega la propria
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competenza in relazione a una convenzione
d'arbitrato, è impugnabile a norma degli articoli 42 e
43. L'eccezione di incompetenza del giudice in ragione
della convenzione di arbitrato deve essere proposta, a
pena di decadenza, nella comparsa di risposta. La
mancata proposizione dell'eccezione esclude la
competenza arbitrale limitatamente alla controversia
decisa in quel giudizio.
Nei rapporti tra arbitrato e processo non si applicano
regole corrispondenti agli articoli 44, 45, 48, 50 e 295.
In pendenza del procedimento arbitrale non possono
essere proposte domande giudiziali aventi ad oggetto
l'invalidità o inefficacia della convenzione d'arbitrato.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 819-ter. (Assunzione delle testimonianze)
Gli arbitri possono assumere direttamente presso di sè la
testimonianza, ovvero deliberare di assumere la deposizione del
testimone, ove questi vi consenta, nella sua abitazione o nel suo
ufficio. Possono altresì deliberare di assumere la deposizione
richiedendo al testimone di fornire per iscritto risposte a quesiti nel
termine che essi stessi stabiliscono."
CAPO IV - DEL LODO (1)
(1) Capo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40
Art. 820. Termine per la decisione. (1)
Le parti possono, con la convenzione di arbitrato o con
accordo anteriore all'accettazione degli arbitri, fissare
un termine per la pronuncia del lodo.
Se non è stato fissato un termine per la pronuncia del
lodo, gli arbitri debbono pronunciare il lodo nel
termine di duecentoquaranta giorni dall'accettazione
della nomina.
In ogni caso il termine può essere prorogato:
a) mediante dichiarazioni scritte di tutte le parti
indirizzate agli arbitri;
b) dal presidente del tribunale indicato nell'articolo
810, secondo comma, su istanza motivata di una delle
parti o degli arbitri; l'istanza può essere proposta fino
alla scadenza del termine. In ogni caso il termine può
essere prorogato solo prima della scadenza.
Se le parti non hanno disposto diversamente, il
termine è prorogato di centottanta giorni nei casi
seguenti e per non più di una volta nell'ambito di
ciascuno di essi:
a) se debbono essere assunti mezzi di prova;
b) se è disposta consulenza tecnica d'ufficio;
c) se è pronunciato un lodo non definitivo o un lodo
parziale;
d) se è modificata la composizione del collegio
arbitrale o è sostituito l'arbitro unico. Il termine per la
pronuncia del lodo è sospeso durante la sospensione
del procedimento. In ogni caso, dopo la ripresa del
procedimento, il termine residuo, se inferiore, è
esteso a novanta giorni.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 820. (Termini per la decisione) Se le parti
non hanno disposto altrimenti, gli arbitri debbono pronunciare il
lodo nel termine di centottanta giorni dall'accettazione della
nomina. Se gli arbitri sono più e l'accettazione non è avvenuta
contemporaneamente da parte di tutti, il termine decorre dall'ultima
accettazione. Il termine è sospeso quando è proposta istanza di
ricusazione e fino alla pronuncia su di essa, ed è interrotto quando
occorre procedere alla sostituzione degli arbitri.
Quando debbono essere assunti mezzi di prova o sia stato
pronunciato lodo non definitivo, gli arbitri possono prorogare per
una sola volta il termine e per non più di centottanta giorni.
Nel caso di morte di una delle parti il termine è prorogato di trenta
giorni.
Le parti, d'accordo, possono consentire con atto scritto la proroga
del termine."
Art. 821. Rilevanza del decorso del termine. (1)
Il decorso del termine indicato nell'articolo precedente
non può essere fatto valere come causa di nullità del
lodo se la parte, prima della deliberazione del lodo
risultante dal dispositivo sottoscritto dalla
maggioranza degli arbitri, non abbia notificato alle
altre parti e agli arbitri che intende far valere la loro
decadenza.
Se la parte fa valere la decadenza degli arbitri, questi,
verificato il decorso del termine, dichiarano estinto il
procedimento.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 821. (Rilevanza del decorso del termine) Il
decorso del termine indicato nell'articolo precedente non può essere
fatto valere come causa di nullità del lodo se la parte, prima della
deliberazione del lodo risultante dal dispositivo sottoscritto dalla
maggioranza degli arbitri, non abbia notificato alla altre parti e agli
arbitri che intende far valere la loro decadenza."
Art. 822. Norme per la deliberazione. (1)
Gli arbitri decidono secondo le norme di diritto, salvo
che le parti abbiano disposto con qualsiasi espressione
che gli arbitri pronunciano secondo equità.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 822. (Norme per la deliberazione) Gli
arbitri decidono secondo le norme di diritto, salvo che le parti li
abbiano autorizzati con qualsiasi espressione a pronunciare secondo
equità."
Art. 823. Deliberazione e requisiti del lodo. (1)
Il lodo è deliberato a maggioranza di voti con la
partecipazione di tutti gli arbitri ed è quindi redatto
per iscritto. Ciascun arbitro può chiedere che il lodo, o
una parte di esso, sia deliberato dagli arbitri riuniti in
conferenza personale.
Il lodo deve contenere:
1) il nome degli arbitri;
2) l'indicazione della sede dell'arbitrato;
3) l'indicazione delle parti;
4) l'indicazione della convenzione di arbitrato e delle
conclusioni delle parti;
5) l'esposizione sommaria dei motivi;
6) il dispositivo;
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7) la sottoscrizione degli arbitri. La sottoscrizione della
maggioranza degli arbitri è sufficiente, se
accompagnata dalla dichiarazione che esso è stato
deliberato con la partecipazione di tutti e che gli altri
non hanno voluto o non hanno potuto sottoscriverlo;
8) la data delle sottoscrizioni.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 823. (Deliberazione e requisiti del lodo) Il
lodo è deliberato a maggioranza di voti dagli arbitri riuniti in
conferenza personale ed è quindi redatto per iscritto.
Esso deve contenere:
1) l'indicazione delle parti;
2) l'indicazione dell'atto di compromesso o della
clausola compromissoria e dei requisiti relativi;
3) l'esposizione sommaria dei motivi;
4) il dispositivo;
5) l'indicazione della sede dell'arbitrato e del luogo o
del modo in cui e' stato deliberato;
6) la sottoscrizione di tutti gli arbitri, con l'indicazione
del giorno, mese ed anno in cui è apposta; la sottoscrizione può
avvenire anche in luogo diverso da quello della deliberazione ed
anche all'estero; se gli arbitri sono più di uno, le varie sottoscrizioni,
senza necessità di ulteriore conferenza personale, possono avvenire
in luoghi diversi.
Tuttavia è valido il lodo sottoscritto dalla maggioranza degli arbitri,
purchè si dia atto che esso è stato deliberato in conferenza
personale di tutti, con l'espressa dichiarazione che gli altri non
hanno voluto o non hanno potuto sottoscriverlo.
Il lodo ha efficacia vincolante tra le parti dalla data della sua ultima
sottoscrizione."
Art. 824. Originali e copie del lodo. (1)
Gli arbitri redigono il lodo in uno o più originali. Gli
arbitri danno comunicazione del lodo a ciascuna parte
mediante consegna di un originale, o di una copia
attestata conforme dagli stessi arbitri, anche con
spedizione in plico raccomandato, entro dieci giorni
dalla sottoscrizione del lodo.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 824. (Luogo di pronuncia) Il lodo deve
essere pronunciato nel territorio della Repubblica."
824-bis. Efficacia del lodo. (1)
Salvo quanto disposto dall'articolo 825, il lodo ha dalla
data della sua ultima sottoscrizione gli effetti della
sentenza pronunciata dall'autorità giudiziaria.
(1) Articolo aggiunto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
Art. 825. Deposito del lodo. (1)
La parte che intende fare eseguire il lodo nel territorio
della Repubblica ne propone istanza depositando il
lodo in originale, o in copia conforme, insieme con
l'atto contenente la convenzione di arbitrato, in
originale o in copia conforme, nella cancelleria del
tribunale nel cui circondario è la sede dell'arbitrato. Il
tribunale, accertata la regolarità formale del lodo, lo
dichiara esecutivo con decreto. Il lodo reso esecutivo è
soggetto a trascrizione o annotazione, in tutti i casi nei
quali sarebbe soggetta a trascrizione o annotazione la
sentenza avente il medesimo contenuto.
Del deposito e del provvedimento del tribunale è data
notizia dalla cancelleria alle parti nei modi stabiliti
dell'articolo 133, secondo comma.
Contro il decreto che nega o concede l'esecutorietà
del lodo, è ammesso reclamo mediante ricorso alla
corte d'appello, entro trenta giorni dalla
comunicazione; la corte, sentite le parti, provvede in
camera di consiglio con ordinanza.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 825. (Deposito del lodo) Gli arbitri
redigono il lodo in tanti originali quante sono le parti e ne danno
comunicazione a ciascuna parte, mediante consegna di un originale,
anche con spedizione in plico raccomandato, entro dieci giorni dalla
data dell'ultima sottoscrizione.
La parte che intende fare eseguire il lodo nel territorio della
Repubblica è tenuta a depositarlo in originale o in copia conforme,
insieme con l'atto di compromesso o con l'atto contenente la
clausola compromissoria o con documento equipollente, in originale
o in copia conforme, nella cancelleria della pretura nella cui
circoscrizione è la sede dell'arbitrato.
Il pretore, accertata la regolarità formale del lodo, lo dichiara
esecutivo con decreto. Il lodo reso esecutivo è soggetto a
trascrizione, in tutti i casi nei quali sarebbe soggetta a trascrizione la
sentenza avente il medesimo contenuto.
Del deposito e del provvedimento del pretore è data notizia dalla
cancelleria alle parti nei modi stabiliti nell'articolo 133, secondo
comma.
Contro il decreto del pretore che nega l'esecutorietà del lodo è
ammesso reclamo mediante ricorso al tribunale, entro trenta giorni
dalla comunicazione; il tribunale, sentite le parti, provvede in camera
di consiglio con ordinanza non impugnabile."
Art. 826. Correzione del lodo. (1)
Ciascuna parte può chiedere agli arbitri entro un anno
dalla comunicazione del lodo:
a) di correggere nel testo del lodo omissioni o errori
materiali o di calcolo, anche se hanno determinato
una divergenza fra i diversi originali del lodo pure se
relativa alla sottoscrizione degli arbitri;
b) di integrare il lodo con uno degli elementi indicati
nell'articolo 823, numeri 1), 2), 3), 4).
Gli arbitri, sentite le parti, provvedono entro il termine
di sessanta giorni. Della correzione è data
comunicazione alle parti a norma dell'articolo 824.
Se gli arbitri non provvedono, l'istanza di correzione è
proposta al tribunale nel cui circondario ha sede
l'arbitrato.
Se il lodo è stato depositato, la correzione è richiesta
al tribunale del luogo in cui è stato depositato. Si
applicano le disposizioni dell'articolo 288, in quanto
compatibili. Alla correzione può provvedere anche il
giudice di fronte al quale il lodo è stato impugnato o
fatto valere.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 826 (Correzione del lodo) Il lodo può
essere corretto, su istanza di parte, dagli stessi arbitri che lo hanno
pronunziato, qualora questi siano incorsi in omissioni o in errori
materiali o di calcolo.
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Gli arbitri, sentite le parti, provvedono entro venti giorni. Del
provvedimento è data comunicazione alle parti, anche con
spedizione in plico raccomandato, entro 10 dieci giorni dalla data
dell'ultima sottoscrizione.
Se il lodo è già stato depositato, la correzione è richiesta al pretore
del luogo in cui lo stesso è depositato. Si applica le disposizioni
dell'art. 288 in quanto compatibili."
CAPO V - DELLE IMPUGNAZIONI (1)
(1) Capo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40
Art. 827. Mezzi di impugnazione. (1)
Il lodo è soggetto all'impugnazione per nullità, per
revocazione e per opposizione di terzo.
I mezzi d'impugnazione possono essere proposti
indipendentemente dal deposito del lodo.
Il lodo che decide parzialmente il merito della
controversia è immediatamente impugnabile, ma il
lodo che risolve alcune delle questioni insorte senza
definire il giudizio arbitrale è impugnabile solo
unitamente al lodo definitivo.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 827. (Mezzi di impugnazione) Il lodo è
soggetto soltanto all'impugnazione per nullità, per revocazione o per
opposizione di terzo.
I mezzi di impugnazione possono essere proposti indipendentemente
dal deposito del lodo.
Il lodo che decide parzialmente il merito della controversia è
immediatamente impugnabile, ma il lodo che risolve alcune delle
questioni insorte senza definire il giudizio arbitrale è impugnabile
solo unitamente al lodo definitivo."
Art. 828. Impugnazione per nullità. (1)
L'impugnazione per nullità si propone, nel termine di
novanta giorni dalla notificazione del lodo, davanti alla
corte d'appello nel cui distretto è la sede
dell'arbitrato.
L'impugnazione non è più proponibile decorso un
anno dalla data dell'ultima sottoscrizione.
L'istanza per la correzione del lodo non sospende il
termine per l'impugnazione; tuttavia il lodo può essere
impugnato relativamente alle parti corrette nei
termini ordinari, a decorrere dalla comunicazione
dell'atto di correzione.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 828. (Impugnazione per nullità)
L'impugnazione per nullità si propone, nel termine di novanta giorni
dalla notificazione del lodo, davanti alla corte d'appello nella cui
circoscrizione è la sede dell'arbitrato.
L'impugnazione non è più proponibile decorso un anno dalla data
dell'ultima sottoscrizione.
L'istanza per la correzione del lodo non sospende il termine per
l'impugnazione; tuttavia il lodo può essere impugnato relativamente
alle parti corrette nei termini ordinari, a decorrere dalla notificazione
della pronuncia di correzione."
Art. 829. Casi di nullità. (1)
L'impugnazione per nullità è ammessa, nonostante
qualunque preventiva rinuncia, nei casi seguenti:
1) se la convenzione d'arbitrato è invalida, ferma la
disposizione dell'articolo 817, terzo comma;
2) se gli arbitri non sono stati nominati con le forme e
nei modi prescritti nei capi II e VI del presente titolo,
purché la nullità sia stata dedotta nel giudizio
arbitrale;
3) se il lodo è stato pronunciato da chi non poteva
essere nominato arbitro a norma dell'articolo 812;
4) se il lodo ha pronunciato fuori dei limiti della
convenzione d'arbitrato, ferma la disposizione
dell'articolo 817, quarto comma, o ha deciso il merito
della controversia in ogni altro caso in cui il merito non
poteva essere deciso;
5) se il lodo non ha i requisiti indicati nei numeri 5), 6),
7) dell'articolo 823;
6) se il lodo è stato pronunciato dopo la scadenza del
termine stabilito, salvo il disposto dell'articolo 821;
7) se nel procedimento non sono state osservate le
forme prescritte dalle parti sotto espressa sanzione di
nullità e la nullità non è stata sanata;
8) se il lodo è contrario ad altro precedente lodo non
più impugnabile o a precedente sentenza passata in
giudicato tra le parti purché tale lodo o tale sentenza
sia stata prodotta nel procedimento;
9) se non è stato osservato nel procedimento arbitrale
il principio del contraddittorio;
10) se il lodo conclude il procedimento senza decidere
il merito della controversia e il merito della
controversia doveva essere deciso dagli arbitri;
11) se il lodo contiene disposizioni contraddittorie;
12) se il lodo non ha pronunciato su alcuna delle
domande ed eccezioni proposte dalle parti in
conformità alla convenzione di arbitrato.
La parte che ha dato causa a un motivo di nullità, o vi
ha rinunciato, o che non ha eccepito nella prima
istanza o difesa successiva la violazione di una regola
che disciplina lo svolgimento del procedimento
arbitrale, non può per questo motivo impugnare il
lodo.
L'impugnazione per violazione delle regole di diritto
relative al merito della controversia è ammessa se
espressamente disposta dalle parti o dalla legge. E'
ammessa in ogni caso l'impugnazione delle decisioni
per contrarietà all'ordine pubblico.
L'impugnazione per violazione delle regole di diritto
relative al merito della controversia è sempre
ammessa:
1) nelle controversie previste dall'articolo 409;
2) se la violazione delle regole di diritto concerne la
soluzione di questione pregiudiziale su materia che
non può essere oggetto di convenzione di arbitrato.
Nelle controversie previste dall'articolo 409, il lodo è
soggetto ad impugnazione anche per violazione dei
contratti e accordi collettivi.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 829. (Casi di nullità) L'impugnazione per
nullità è ammessa, nonostante qualunque rinuncia, nei casi seguenti:
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1) se il compromesso è nullo;
2) se gli arbitri non sono stati nominati con le forme e nei modi
prescritti nei capi I e II del presente titolo, purché la nullità sia stata
dedotta nel giudizio arbitrale;
3) se il lodo è stato pronunciato da chi non poteva essere nominato
arbitro a norma dell'articolo 812;
4) se il lodo ha pronunciato fuori dei limiti del compromesso o non
ha pronunciato su alcuno degli oggetti del compromesso o contiene
disposizioni contraddittorie, salva la disposizione dell'articolo 817;
5) se il lodo non contiene i requisiti indicati nei numeri 3, 4, 5 e 6 del
secondo comma dell'articolo 823, salvo il disposto del terzo comma
di detto articolo;
6) se il lodo è stato pronunciato dopo la scadenza del termine
indicato nell'articolo 820, salvo il disposto dell'articolo 821;
7) se nel procedimento non sono state osservate le forme prescritte
per i giudizi sotto pena di nullità, quando le parti ne avevano
stabilita l'osservanza a norma dell'articolo 816 e la nullità non è
stata sanata;
8) se il lodo è contrario ad altro precedente lodo non più
impugnabile o a precedente sentenza passata in giudicato tra le
parti, purchè la relativa eccezione sia stata dedotta nel giudizio
arbitrale;
9) se non è stato osservato nel procedimento arbitrale il principio del
contraddittorio.
L'impugnazione per nullità è altresì ammessa se gli arbitri nel
giudicare non hanno osservato le regole di diritto, salvo che le parti li
avessero autorizzati a decidere secondo equità, o avessero
dichiarato il lodo non impugnabile.
Nel caso previsto nell'articolo 808, secondo comma, il lodo è
soggetto all'impugnazione anche per violazione e falsa applicazione
dei contratti e accordi collettivi."
Cfr. Cassazione Civile, sez. II, sentenza 12 aprile 2007, n. 8798 in
Altalex Massimario.
Art. 830. Decisione sull'impugnazione per nullità. (1)
La corte d'appello decide sull'impugnazione per nullità
e, se l'accoglie, dichiara con sentenza la nullità del
lodo. Se il vizio incide su una parte del lodo che sia
scindibile dalle altre, dichiara la nullità parziale del
lodo.
Se il lodo è annullato per i motivi di cui all'articolo 829,
commi primo, numeri 5), 6), 7), 8), 9), 11) o 12), terzo,
quarto o quinto, la corte d'appello decide la
controversia nel merito salvo che le parti non abbiano
stabilito diversamente nella convenzione di arbitrato o
con accordo successivo. Tuttavia, se una delle parti,
alla data della sottoscrizione della convenzione di
arbitrato, risiede o ha la propria sede effettiva
all'estero, la corte d'appello decide la controversia nel
merito solo se le parti hanno così stabilito nella
convenzione di arbitrato o ne fanno concorde
richiesta.
Quando la corte d'appello non decide nel merito, alla
controversia si applica la convenzione di arbitrato,
salvo che la nullità dipenda dalla sua invalidità o
inefficacia.
Su istanza di parte anche successiva alla proposizione
dell'impugnazione, la corte d'appello può sospendere
con ordinanza l'efficacia del lodo, quando ricorrono
gravi motivi.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 830. (Decisione sull'impugnazione per
nullità) La corte d'appello, quando accoglie l'impugnazione, dichiara
con sentenza la nullità del lodo; qualora il vizio incida soltanto su
una parte del lodo che sia scindibile dalle altre, dichiara la nullità
parziale del lodo.
Salvo volontà contraria di tutte le parti, la corte d'appello pronuncia
anche sul merito, se la causa è in condizione di essere decisa, ovvero
rimette con ordinanza la causa all'istruttore, se per la decisione del
merito è necessaria una nuova istruzione.
In pendenza del giudizio, su istanza di parte, la corte d'appello può
sospendere con ordinanza l'esecutorietà del lodo."
Art. 831. Revocazione ed opposizione di terzo. (1)
Il lodo, nonostante qualsiasi rinuncia, è soggetto a
revocazione nei casi indicati nei numeri 1), 2), 3) e 6)
dell'articolo 395, osservati i termini e le forme stabiliti
nel libro secondo.
Se i casi di cui al primo comma si verificano durante il
corso del processo di impugnazione per nullità, il
termine per la proposizione della domanda di
revocazione è sospeso fino alla comunicazione della
sentenza che abbia pronunciato sulla nullità.
Il lodo è soggetto ad opposizione di terzo nei casi
indicati nell'articolo 404. Le impugnazioni per
revocazione e per opposizione di terzo si propongono
davanti alla corte d'appello nel cui distretto è la sede
dell'arbitrato, osservati i termini e le forme stabiliti nel
libro secondo.
La corte d'appello può riunire le impugnazioni per
nullità, per revocazione e per opposizione di terzo
nello stesso processo, se lo stato della causa
preventivamente proposta consente l'esauriente
trattazione e decisione delle altre cause.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 831. (Revocazione ed opposizione di
terzo) Il lodo, nonostante qualsiasi rinuncia, è soggetto a
revocazione nei casi indicati nei numeri 1), 2), 3) e 6) dell'articolo
395, osservati i termini e le forme stabiliti nel libro secondo.
Se i casi di cui al primo comma si verificano durante il corso del
processo di impugnazione per nullità, il termine per la proposizione
della domanda di revocazione è sospeso fino alla comunicazione
della sentenza che abbia pronunciato sulla nullità.
Il lodo è soggetto ad opposizione di terzo nei casi indicati
nell'articolo 404.
Le impugnazioni per revocazione e per opposizione di terzo si
propongono davanti alla corte d'appello nella cui circoscrizione è la
sede dell'arbitrato.
La corte d'appello può riunire le impugnazioni per nullità, per
revocazione e per opposizione di terzo nello stesso processo, salvo
che lo stato della causa preventivamente proposta non consenta
l'esauriente trattazione e decisione delle altre cause."
CAPO VI - DELL'ARBITRATO SECONDO REGOLAMENTI
PRECOSTITUITI (1)
(1) Capo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
Il testo precedente recitava: "Capo VI: DELL'ARBITRATO
INTERNAZIONALE"
Art. 832. Rinvio a regolamenti arbitrali. (1)
La convenzione d'arbitrato può fare rinvio a un
regolamento arbitrale precostituito.
CODICE DI PROCEDURA CIVILE
Libro IV – Dei procedimenti speciali
Altalex eBook | Collana Codici Altalex 147
Nel caso di contrasto tra quanto previsto nella
convenzione di arbitrato e quanto previsto dal
regolamento, prevale la convenzione di arbitrato.
Se le parti non hanno diversamente convenuto, si
applica il regolamento in vigore al momento in cui il
procedimento arbitrale ha inizio.
Le istituzioni di carattere associativo e quelle costituite
per la rappresentanza degli interessi di categorie
professionali non possono nominare arbitri nelle
controversie che contrappongono i propri associati o
appartenenti alla categoria professionale a terzi.
Il regolamento può prevedere ulteriori casi di
sostituzione e ricusazione degli arbitri in aggiunta a
quelli previsti dalla legge.
Se l'istituzione arbitrale rifiuta di amministrare
l'arbitrato, la convenzione d'arbitrato mantiene
efficacia e si applicano i precedenti capi di questo
titolo.
(1) Articolo così modificato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40. Il testo
precedente recitava: "Art. 832. (Arbitrato internazionale) Qualora
alla data della sottoscrizione della clausola compromissoria o del
compromesso almeno una delle parti risieda o abbia la propria sede
effettiva all'estero oppure qualora debba essere eseguita all'estero
una parte rilevante delle prestazioni nascenti dal rapporto al quale
la controversia si riferisce, le disposizioni dei capi da I a V del
presente titolo si applicano all'arbitrato in quanto non derogate dal
presente capo.
Sono in ogni caso salve le norme stabilite in convenzioni
internazionali."
Art. 833 (1)
(1) “Forma della clausola compromissoria.
La clausola compromissoria contenuta in condizioni generali di
contratto oppure in moduli o formulari non e' soggetta
all'approvazione specifica prevista dagli articoli 1341 e 1342 del
codice civile.
E' valida la clausola compromissoria contenuta in condizioni generali
che siano recepite in un accordo scritto delle parti, purchè le parti
abbiano avuto conoscenza della clausola o avrebbero dovuto
conoscerla usando l'ordinaria diligenza.” articolo abrogato dal D.Lgs.
2 febbraio 2006, n. 40. (Altalex).
Art. 834. (1)
(1)“Norme applicabili al merito.
Le parti hanno facoltà di stabilire d'accordo tra loro le norme che gli
arbitri debbono applicare al merito della controversia oppure di
disporre che gli arbitri pronuncino secondo equità. Se le parti non
provvedono, si applica la legge con la quale il rapporto è più
strettamente collegato.
In entrambi i casi gli arbitri tengono conto delle indicazioni del
contratto e degli usi del commercio.” articolo abrogato dal D.Lgs. 2
febbraio 2006, n. 40.
Art. 835. (1)
(1)“Lingua dell'arbitrato.
Se le parti non hanno diversamente convenuto, la lingua del
procedimento è determinata dagli arbitri, tenuto conto delle
circostanze.”
(1) Articolo abrogato dal D.Lgs. 2 febbraio2006, n. 40.
Art. 836. (1)
(1)“Ricusazione degli arbitri.
La ricusazione degli arbitri è regolata dall'art. 815, se le parti non
hanno diversamente convenuto” articolo abrogato dal D.Lgs. 2
febbraio 2006, n. 40.
Art. 837. (1)
(1)“Deliberazione del lodo
Il lodo è deliberato a maggioranza di voti dagli arbitri riuniti in
conferenza personale, anche videotelefonica, salvo che le parti
abbiano deliberato diversamente, ed è quindi redatto per iscritto.”
articolo abrogato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
Art. 838. (1)
(1)“Impugnazione.
All'arbitrato internazionale non si applicano le disposizioni
dell'articolo 829, secondo comma, dell'articolo 830, secondo comma,
e dell'articolo 831 se le parti non hanno diversamente convenuto.”
articolo abrogato dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40.
CAPO VII - DEI LODI STRANIERI (1)
(1) Capo aggiunto dalla L. 5 gennaio 1994, n. 25.
Art. 839. Riconoscimento ed esecuzione dei lodi
stranieri. (1)
Chi vuol far valere nella Repubblica un lodo straniero
deve proporre ricorso al presidente della corte
d'appello nella cui circoscrizione risiede l'altra parte;
se tale parte non risiede in Italia è competente la corte
d'appello di Roma.
Il ricorrente deve produrre il lodo in originale o in
copia conforme insieme con l'atto di compromesso, o
documento equipollente, in originale o in copia
conforme.
Qualora i documenti di cui al secondo comma non
siano redatti in lingua italiana la parte istante deve
altresì produrne una traduzione certificata conforme.
Il presidente della corte d'appello, accertata la
regolarità formale del lodo, dichiara con decreto
l'efficacia del lodo straniero nella Repubblica,
salvoché:
1) la controversia non potesse formare oggetto di
compromesso secondo la legge italiana;
2) il lodo contenga disposizioni contrarie all'ordine
pubblico.
(1) Articolo aggiunto dalla L. 5 gennaio 1994, n. 25.
Art. 840. Opposizione. (1)
Contro il decreto che accorda o nega l'efficacia del
lodo straniero e' ammessa opposizione da proporsi
con citazione dinanzi alla corte d'appello entro trenta
giorni dalla comunicazione, nel caso di decreto che
nega l'efficacia, ovvero dalla notificazione nel caso di
decreto che l'accorda.
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In seguito all'opposizione il giudizio si svolge a norma
degli articoli 645 e seguenti in quanto applicabili. La
corte d'appello pronuncia con sentenza impugnabile
per cassazione.
Il riconoscimento o l'esecuzione del lodo straniero
sono rifiutati dalla corte d'appello se nel giudizio di
opposizione la parte contro la quale il lodo è invocato
prova l'esistenza di una delle seguenti circostanze:
1) le parti della convenzione arbitrale erano incapaci in
base alla legge ad esse applicabile oppure la
convenzione arbitrale non era valida secondo la legge
alla quale le parti l'hanno sottoposta o, in mancanza di
indicazione a tale proposito, secondo la legge dello
Stato in cui il lodo è stato pronunciato;
2) la parte nei cui confronti il lodo è invocato non è
stata informata della designazione dell'arbitro o del
procedimento arbitrale o comunque è stata
nell'impossibilità di far valere la propria difesa nel
procedimento stesso;
3) il lodo ha pronunciato su una controversia non
contemplata nel compromesso o nella clausola
compromissoria, oppure fuori dei limiti del
compromesso o della clausola compromissoria;
tuttavia, se le statuizioni del lodo che concernono
questioni sottoposte ad arbitrato possono essere
separate da quelle che riguardano questioni non
sottoposte ad arbitrato, le prime possono essere
riconosciute e dichiarate esecutive;
4) la costituzione del collegio arbitrale o il
procedimento arbitrale non sono stati conformi
all'accordo delle parti o, in mancanza di tale accordo,
alla legge del luogo di svolgimento dell'arbitrato;
5) il lodo non è ancora divenuto vincolante per le parti
o è stato annullato o sospeso da un'autorità
competente dello Stato nel quale, o secondo la legge
del quale, è stato reso.
Allorchè l'annullamento o la sospensione dell'efficacia
del lodo straniero siano stati richiesti all'autorità
competente indicata nel numero 5) del terzo comma,
la corte d'appello può sospendere il procedimento per
il riconoscimento o l'esecuzione del lodo; su istanza
della parte che ha richiesto l'esecuzione può, in caso di
sospensione, ordinare che l'altra parte presti idonea
garanzia.
Il riconoscimento o l'esecuzione del lodo straniero
sono altresì rifiutati allorchè la corte d'appello accerta
che:
1) la controversia non potesse formare oggetto di
compromesso secondo la legge italiana;
2) il lodo contenga disposizioni contrarie all'ordine
pubblico.
Sono in ogni caso salve le norme stabilite in
convenzioni internazionali.
(1) Articolo aggiunto dalla L. 5 gennaio 1994, n. 25.
 
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