Nel rispetto dei Codici Etici e Deontologici i professionisti di TLAS forniscono un servizio professionale di consulenza e assistenza legale nelle materie del proprio ambito di competenza.



Il servizio professionale di consulenza e assistenza legale può essere fornito in studio e/o a distanza, anche on-line, in ambito sia giudiziale che stragiudiziale.

Come richiedere questo servizio?


Consulenza e assistenza a distanza / on line: è possibile richiedere un preventivo, gratuito e senza impegno, del costo per il servizio di consulenza e assistenza su un quesito proposto. La richiesta può essere formulata:
a) inviando una e-mail in cui specificare: cognome, nome (o ragione sociale, se trattasi di impresa) indirizzo, e-mail e telefono; esposizione dettagliata della questione su cui si richiede la consulenza/assistenza;
b) utilizzando l’apposito modulo on line cliccando qui 
I dati e le informazioni fornite sono tutelati dal segreto professionale oltreché dal Codice in materia di protezione dei dati personali (privacy). Il semplice invio del quesito non comporta alcun onere per il richiedente, nè costituisce conferimento di incarico professionale.
Esaminato il caso, provvederemo a comunicare all’interessato tramite e.mail  il costo del servizio e, nel caso di parere scritto, i tempi occorrenti per la sua redazione.
Con l’accettazione del preventivo e l’ avvenuto ricevimento del pagamento, il parere legale sarà inviato nei termini indicati all’indirizzo di posta elettronica indicato dal cliente, unitamente alla relativa fattura. Il cliente che avesse bisogno di chiarimenti o delucidazioni potrà richiederli entro i successivi 3 mesi senza dover affrontare nuovi costi.
Il Cliente si impegna a fornire allo studio eventuali ulteriori chiarimenti, informazioni e documentazione utile ai fini dell’espletamento dell’incarico ricevuto. Tutte le comunicazioni avvocato-cliente avverranno normalmente tramite posta elettronica, salvo diverse intese.
Informazioni su costi e tariffe
Con le riforme introdotte dalla c.d. legge Bersani (legge 4 agosto 2006, n. 248) esistono TRE SISTEMI TARIFFARI, su cui cliente ed avvocato possono scegliere:
1. Tariffe professionali: è il sistema tradizionale in base il quale il compenso dell’avvocato è determinato sulla base delle voci contenute nelle tariffe forensi, approvate con il Decreto Ministeriale 8 aprile 2004 n. 127. Le voci delle tariffe sono suddivise in onorari, diritti e indennità, che spettano all’avvocato per le prestazioni giudiziali in materia civile, amministrativa, tributaria, penale e stragiudiziale. Gli onorari variano da un minimo ad um massimo, a seconda della complessità del valore e della complessità del caso. I diritti sono stabiliti in maniera fissa in relazione al valore della controversia.
Gli onorari e i diritti, oltre alle spese documentate, sono sempre dovuti all’avvocato dal cliente indipendentemente dalle statuizioni del giudice sulle spese giudiziali.
2. Patto di quota lite: con l’abrogazione dei minimi tariffari attuata dal c.d. Decreto Bersani, l’avvocato può concordare con il cliente compensi parametrati al raggiungimento dell’obiettivo che si vuol raggiungere; si tratta della c.d. quota lite che prevede un compenso per le prestazioni dell’avvocato in misura percentuale su quanto ottenuto dal cliente.
3. Pagamenti a forfet: è possibile pattuire con il cliente compensi a forfait per il lavoro svolto dall’avvocato. Tale forma di compenso può essere estremamente vantaggiosa soprattutto per le imprese che hanno la necessità di frequenti e rapide consulenze, anche solo telefoniche.
GRATUITO PATROCINIO: le persone a basso reddito possono richiedere la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello Stato, usufruendo dell’istituto del Patrocinio a spese dello Stato, al fine di essere rappresentate in giudizio sia per agire che per difendersi.
Reddito richiesto per essere ammessi. Per essere ammessi al Patrocinio a spese dello Stato è necessario che il richiedente sia titolare di un reddito annuo imponibile, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore ad euro 10.628,16 (importo aggiornato con il Decreto Ministeriale n. 20 del 20/01/2009, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 72 del 27/03/2009). Se l’interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’istante. Si tiene conto del solo reddito personale quando sono oggetto della causa diritti della personalità, ovvero nei processi in cui gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri componenti il nucleo familiare con lui conviventi. Nel solo ambito dei procedimenti penali, la regola che impone la somma di tutti i redditi prodotti dai componenti della famiglia è contemperata dalla previsione di un aumento del limite di reddito che, a norma dell’art.92 del T.U., è elevato ad euro 1.032,91 per ognuno dei familiari conviventi.

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