DECRETO LEGISLATIVO 8 giugno 2001 n. 231

(pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 140 del 19 giugno 2001)

DISCIPLINA DELLA RESPONSABILITA' AMMINISTRATIVA DELLE PERSONE GIURIDICHE, DELLE
SOCIETA' E DELLE ASSOCIAZIONI ANCHE PRIVE DI PERSONALITA' GIURIDICA, A NORMA
DELL'ARTICOLO 11 DELLA LEGGE 29 SETTEMBRE 2000, N. 300.
Il Presidente della Repubblica
Visti gli articoli 76 e 87 della Costituzione;
Visto l'articolo 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400;
Visti gli articoli 11 e 14 della legge 29 settembre 2000, n. 300, che delega il Governo ad adottare, entro
otto mesi dalla sua entrata in vigore, un decreto legislativo avente ad oggetto la disciplina della
responsabilità amministrativa delle persone giuridiche e delle società, associazioni od enti privi di
personalità giuridica che non svolgono funzioni di rilievo costituzionale secondo i principi e criteri
direttivi contenuti nell'articolo 11;
Vista la preliminare deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione dell'11 aprile 2001;
Acquisiti i pareri delle competenti commissioni permanenti del Senato della Repubblica e della Camera
dei deputati, a norma dell'articolo 14, comma 1, della citata legge 29 settembre 2000, n. 300;
Vista la deliberazione del Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 2 maggio 2001;
Sulla proposta del Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e
dell'artigianato e del commercio con l'estero, con il Ministro per le politiche comunitarie e con il Ministro
del tesoro, del bilancio e della programmazione economica;
Emana il seguente decreto legislativo:
CAPO I
Responsabilità amministrativa dell'ente
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SEZIONE I
Principi generali e criteri di attribuzione della responsabilità amministrativa
Art. 1.
Soggetti
1. Il presente decreto legislativo disciplina la responsabilità degli enti per gli illeciti
amministrativi dipendenti da reato.
2. Le disposizioni in esso previste si applicano agli enti forniti di personalità giuridica e alle
società e associazioni anche prive di personalità giuridica.
3. Non si applicano allo Stato, agli enti pubblici territoriali, agli altri enti pubblici non
economici nonché agli enti che svolgono funzioni di rilievo costituzionale.
Art. 2.
Principio di legalità
1. L'ente non può essere ritenuto responsabile per un fatto costituente reato se la sua
responsabilità amministrativa in relazione a quel reato e le relative sanzioni non sono
espressamente previste da una legge entrata in vigore prima della commissione del fatto.
Art. 3.
Successione di leggi
1. L'ente non può essere ritenuto responsabile per un fatto che secondo una legge posteriore
non costituisce più reato o in relazione al quale non è più prevista la responsabilità
amministrativa dell'ente, e, se vi è stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti
giuridici.
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2. Se la legge del tempo in cui è stato commesso l'illecito e le successive sono diverse, si
applica quella le cui disposizioni sono più favorevoli, salvo che sia intervenuta pronuncia
irrevocabile.
3. Le disposizioni dei commi 1 e 2 non si applicano se si tratta di leggi eccezionali o
temporanee.
Art. 4. ( note )
Reati commessi all'estero
1. Nei casi e alle condizioni previsti dagli articoli 7, 8, 9 e 10 del codice penale, gli enti aventi
nel territorio dello Stato la sede principale rispondono anche in relazione ai reati commessi
all'estero, purché nei loro confronti non proceda lo Stato del luogo in cui è stato commesso il
fatto.
2. Nei casi in cui la legge prevede che il colpevole sia punito a richiesta del Ministro della
giustizia, si procede contro l'ente solo se la richiesta è formulata anche nei confronti di
quest'ultimo.
Art. 5.
Responsabilità dell'ente
1. L'ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio:
a. da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di
direzione dell'ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e
funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo
dello stesso;
b. da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui
alla lettera a).
2. L'ente non risponde se le persone indicate nel comma 1 hanno agito nell'interesse
esclusivo proprio o di terzi.
Art. 6.
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Soggetti in posizione apicale e modelli di organizzazione dell'ente
1. Se il reato è stato commesso dalle persone indicate nell'articolo 5, comma 1, lettera a), l'ente non risponde se prova che:
a. l'organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organizzazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;
b. il compito di vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli di curare il loro aggiornamento è stato affidato a un organismo dell'ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo;
c. le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione;
d. non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell'organismo di cui alla lettera b).
2. In relazione all'estensione dei poteri delegati e al rischio di commissione dei reati, i modelli di cui alla lettera a), del comma 1, devono rispondere alle seguenti esigenze:
a. individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati;
b. prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione
delle decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire;
c. individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la
commissione dei reati;
d. prevedere obblighi di informazione nei confronti dell'organismo deputato a
vigilare sul funzionamento e l'osservanza dei modelli;
e. introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle
misure indicate nel modello.
3. I modelli di organizzazione e di gestione possono essere adottati, garantendo le esigenze di cui al comma 2, sulla base di codici di comportamento redatti dalle associazioni
rappresentative degli enti, comunicati al Ministero della giustizia che, di concerto con i
Ministeri competenti, può formulare, entro trenta giorni, osservazioni sulla idoneità dei modelli
a prevenire i reati.
4. Negli enti di piccole dimensioni i compiti indicati nella lettera b), del comma 1, possono essere svolti direttamente dall'organo dirigente.
5. E' comunque disposta la confisca del profitto che l'ente ha tratto dal reato, anche nella
forma per equivalente.
(Il D. 26 giugno 2003, n. 201 ha disposto che "per i codici di comportamento inviati al Ministero della
giustizia fino alla data di entrata in vigore del suddetto regolamento n. 201/2003, il termine di trenta
giorni di cui al comma 3 del presente articolo, decorre da tale data").

Art. 7.
Soggetti sottoposti all'altrui direzione e modelli di organizzazione dell'entev
1. Nel caso previsto dall'articolo 5, comma 1, lettera b), l'ente è responsabile se la
commissione del reato è stata resa possibile dall'inosservanza degli obblighi di direzione o
vigilanza.
2. In ogni caso, è esclusa l'inosservanza degli obblighi di direzione o vigilanza se l'ente, prima
della commissione del reato, ha adottato ed efficacemente attuato un modello di
organizzazione, gestione e controllo idoneo a prevenire reati della specie di quello verificatosi.
3. Il modello prevede, in relazione alla natura e alla dimensione dell'organizzazione nonché al
tipo di attività svolta, misure idonee a garantire lo svolgimento dell'attività nel rispetto della
legge e a scoprire ed eliminare tempestivamente situazioni di rischio.
4. L'efficace attuazione del modello richiede:
a. una verifica periodica e l'eventuale modifica dello stesso quando sono scoperte
significative violazioni delle prescrizioni ovvero quando intervengono mutamenti
nell'organizzazione o nell'attività;
b. un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure
indicate nel modello.
Art. 8.
Autonomia delle responsabilità dell'ente
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1. La responsabilità dell'ente sussiste anche quando:
a. l'autore del reato non è stato identificato o non è imputabile;
b. il reato si estingue per una causa diversa dall'amnistia.
2. Salvo che la legge disponga diversamente, non si procede nei confronti dell'ente quando è
concessa amnistia per un reato in relazione al quale è prevista la sua responsabilità e
l'imputato ha rinunciato alla sua applicazione.
3. L'ente può rinunciare all'amnistia.
SEZIONE II
Sanzioni in generale
Art. 9.
Sanzioni amministrative
1. Le sanzioni per gli illeciti amministrativi dipendenti da reato sono:
1. la sanzione pecuniaria;
2. le sanzioni interdittive;
3. la confisca;
4. la pubblicazione della sentenza.
2. Le sanzioni interdittive sono:
a. l'interdizione dall'esercizio dell'attività;
b. la sospensione o la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni funzionali alla
commissione dell'illecito;
c. il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione, salvo che per ottenere le
prestazioni di un pubblico servizio;
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d. l'esclusione da agevolazioni, finanziamenti, contributi o sussidi e l'eventuale revoca di
quelli già concessi;
e. il divieto di pubblicizzare beni o servizi.
Art. 10.
Sanzione amministrativa pecuniaria
1. Per l'illecito amministrativo dipendente da reato si applica sempre la sanzione pecuniaria.
2. La sanzione pecuniaria viene applicata per quote in un numero non inferiore a cento nè
superiore a mille.
3. L'importo di una quota va da un minimo di lire cinquecentomila ad un massimo di lire tre
milioni.
4. Non è ammesso il pagamento in misura ridotta.
Art. 11.
Criteri di commisurazione della sanzione pecuniaria
1. Nella commisurazione della sanzione pecuniaria il giudice determina il numero delle quote
tenendo conto della gravità del fatto, del grado della responsabilità dell'ente nonché
dell'attività svolta per eliminare o attenuare le conseguenze del fatto e per prevenire la
commissione di ulteriori illeciti.
2. L'importo della quota è fissato sulla base delle condizioni economiche e patrimoniali
dell'ente allo scopo di assicurare l'efficacia della sanzione.
3. Nei casi previsti dall'articolo 12, comma 1, l'importo della quota è sempre di lire
duecentomila.
Art. 12.
Casi di riduzione della sanzione pecuniaria
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1. La sanzione pecuniaria è ridotta della metà e non può comunque essere superiore a lire
duecento milioni se:
a. l'autore del reato ha commesso il fatto nel prevalente interesse proprio o di
terzi e l'ente non ne ha ricavato vantaggio o ne ha ricavato un vantaggio minimo;
b. il danno patrimoniale cagionato è di particolare tenuità;
2. La sanzione è ridotta da un terzo alla metà se, prima della dichiarazione di apertura del
dibattimento di primo grado:
a. l'ente ha risarcito integralmente il danno e ha eliminato le conseguenze
dannose o pericolose del reato ovvero si è comunque efficacemente adoperato in tal
senso;
b. è stato adottato e reso operativo un modello organizzativo idoneo a prevenire
reati della specie di quello verificatosi.
3. Nel caso in cui concorrono entrambe le condizioni previste dalle lettere del precedente
comma, la sanzione è ridotta dalla metà ai due terzi.
4. In ogni caso, la sanzione pecuniaria non può essere inferiore a lire venti milioni.
Art. 13.
Sanzioni interdittive
1. Le sanzioni interdittive si applicano in relazione ai reati per i quali sono espressamente
previste, quando ricorre almeno una delle seguenti condizioni:
a. l'ente ha tratto dal reato un profitto di rilevante entità e il reato è stato
commesso da soggetti in posizione apicale ovvero da soggetti sottoposti all'altrui
direzione quando, in questo caso, la commissione del reato è stata determinata o
agevolata da gravi carenze organizzative;
b. in caso di reiterazione degli illeciti.
2. Le sanzioni interdittive hanno una durata non inferiore a tre mesi e non superiore a due
anni.
3. Le sanzioni interdittive non si applicano nei casi previsti dall'articolo 12, comma 1.
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Art. 14.
Criteri di scelta delle sanzioni interdittive
1. Le sanzioni interdittive hanno ad oggetto la specifica attività alla quale si riferisce l'illecito
dell'ente. Il giudice ne determina il tipo e la durata sulla base dei criteri indicati nell'articolo
11, tenendo conto dell'idoneità delle singole sanzioni a prevenire illeciti del tipo di quello
commesso.
2. Il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione può anche essere limitato a
determinati tipi di contratto o a determinate amministrazioni. L'interdizione dall'esercizio di
un'attività comporta la sospensione ovvero la revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni
funzionali allo svolgimento dell'attività.
3. Se necessario, le sanzioni interdittive possono essere applicate congiuntamente.
4. L'interdizione dall'esercizio dell'attività si applica soltanto quando l'irrogazione di altre
sanzioni interdittive risulta inadeguata.
Art. 15.
Commissario giudiziale
1. Se sussistono i presupposti per l'applicazione di una sanzione interdittiva che determina
l'interruzione dell'attività dell'ente, il giudice, in luogo dell'applicazione della sanzione, dispone
la prosecuzione dell'attività dell'ente da parte di un commissario per un periodo pari alla
durata della pena interdittiva che sarebbe stata applicata, quando ricorre almeno una delle
seguenti condizioni:
a. l'ente svolge un pubblico servizio o un servizio di pubblica necessità la cui
interruzione può provocare un grave pregiudizio alla collettività;
b. l'interruzione dell'attività dell'ente può provocare, tenuto conto delle sue
dimensioni e delle condizioni economiche del territorio in cui è situato, rilevanti
ripercussioni sull'occupazione.
2. Con la sentenza che dispone la prosecuzione dell'attività, il giudice indica i compiti ed i
poteri del commissario, tenendo conto della specifica attività in cui è stato posto in essere
l'illecito da parte dell'ente.
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3. Nell'ambito dei compiti e dei poteri indicati dal giudice, il commissario cura l'adozione e
l'efficace attuazione dei modelli di organizzazione e di controllo idonei a prevenire reati della
specie di quello verificatosi. Non può compiere atti di straordinaria amministrazione senza
autorizzazione del giudice.
4. Il profitto derivante dalla prosecuzione dell'attività viene confiscato.
5. La prosecuzione dell'attività da parte del commissario non può essere disposta quando
l'interruzione dell'attività consegue all'applicazione in via definitiva di una sanzione interdittiva.
Art. 16.
Sanzioni interdittive applicate in via definitiva
1. Può essere disposta l'interdizione definitiva dall'esercizio dell'attività se l'ente ha tratto dal
reato un profitto di rilevante entità ed è già stato condannato, almeno tre volte negli ultimi
sette anni, alla interdizione temporanea dall'esercizio dell'attività.
2. Il giudice può applicare all'ente, in via definitiva, la sanzione del divieto di contrattare con
la pubblica amministrazione ovvero del divieto di pubblicizzare beni o servizi quando è già
stato condannato alla stessa sanzione almeno tre volte negli ultimi sette anni.
3. Se l'ente o una sua unità organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico o
prevalente di consentire o agevolare la commissione di reati in relazione ai quali è prevista la
sua responsabilità è sempre disposta l'interdizione definitiva dall'esercizio dell'attività e non si
applicano le disposizioni previste dall'articolo 17.
Art. 17.
Riparazione delle conseguenze del reato
1. Ferma l'applicazione delle sanzioni pecuniarie, le sanzioni interdittive non si applicano
quando, prima della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, concorrono le
seguenti condizioni:
a. l'ente ha risarcito integralmente il danno e ha eliminato le conseguenze
dannose o pericolose del reato ovvero si è comunque efficacemente adoperato in tal
senso;
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b. l'ente ha eliminato le carenze organizzative che hanno determinato il reato
mediante l'adozione e l'attuazione di modelli organizzativi idonei a prevenire reati della
specie di quello verificatosi;
c. l'ente ha messo a disposizione il profitto conseguito ai fini della confisca.
Art. 18.
Pubblicazione della sentenza di condanna
1. La pubblicazione della sentenza di condanna può essere disposta quando nei confronti
dell'ente viene applicata una sanzione interdittiva.
2. La sentenza è pubblicata una sola volta, per estratto o per intero, in uno o più giornali
indicati dal giudice nella sentenza nonché mediante affissione nel comune ove l'ente ha la
sede principale.
3. La pubblicazione della sentenza è eseguita, a cura della cancelleria del giudice, a spese
dell'ente.
Art. 19.
Confisca
1. Nei confronti dell'ente è sempre disposta, con la sentenza di condanna, la confisca del
prezzo o del profitto del reato, salvo che per la parte che può essere restituita al danneggiato.
Sono fatti salvi i diritti acquisiti dai terzi in buona fede.
2. Quando non è possibile eseguire la confisca a norma del comma 1, la stessa può avere ad
oggetto somme di denaro, beni o altre utilità di valore equivalente al prezzo o al profitto del
reato.
Art. 20.
Reiterazione
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1. Si ha reiterazione quando l'ente, già condannato in via definitiva almeno una volta per un
illecito dipendente da reato, ne commette un altro nei cinque anni successivi alla condanna
definitiva.
Art. 21.
Pluralità di illeciti
1. Quando l'ente è responsabile in relazione ad una pluralità di reati commessi con una unica
azione od omissione ovvero commessi nello svolgimento di una medesima attività e prima che
per uno di essi sia stata pronunciata sentenza anche non definitiva, si applica la sanzione
pecuniaria prevista per l'illecito più grave aumentata fino al triplo. Per effetto di detto
aumento, l'ammontare della sanzione pecuniaria non può comunque essere superiore alla
somma delle sanzioni applicabili per ciascun illecito.
2. Nei casi previsti dal comma 1, quando in relazione a uno o più degli illeciti ricorrono le
condizioni per l'applicazione delle sanzioni interdittive, si applica quella prevista per l'illecito
più grave.
Art. 22.
Prescrizione
1. Le sanzioni amministrative si prescrivono nel termine di cinque anni dalla data di
consumazione del reato.
2. Interrompono la prescrizione la richiesta di applicazione di misure cautelari interdittive e la
contestazione dell'illecito amministrativo a norma dell'articolo 59.
3. Per effetto della interruzione inizia un nuovo periodo di prescrizione.
4. Se l'interruzione è avvenuta mediante la contestazione dell'illecito amministrativo
dipendente da reato, la prescrizione non corre fino al momento in cui passa in giudicato la
sentenza che definisce il giudizio.
Art. 23.
Inosservanza delle sanzioni interdittive
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1. Chiunque, nello svolgimento dell'attività dell'ente a cui è stata applicata una sanzione o
una misura cautelare interdittiva trasgredisce agli obblighi o ai divieti inerenti a tali sanzioni o
misure, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
2. Nel caso di cui al comma 1, nei confronti dell'ente nell'interesse o a vantaggio del quale il
reato è stato commesso, si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da duecento e
seicento quote e la confisca del profitto, a norma dell'articolo 19.
3. Se dal reato di cui al comma 1, l'ente ha tratto un profitto rilevante, si applicano le sanzioni
interdittive, anche diverse da quelle in precedenza irrogate.
SEZIONE III
Responsabilità amministrativa per reati previsti dal codice penale
Art. 24. ( note )
Indebita percezione di erogazioni, truffa in danno dello Stato o di un ente pubblico o per il
conseguimento di erogazioni pubbliche frode informatica in danno dello Stato o di un ente pubblico.
1. In relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 316-bis, 316-ter, 640, comma 2,
n. 1, 640-bis e 640-ter se commesso in danno dello Stato o di altro ente pubblico, del codice
penale, si applica all'ente la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote.
2. Se, in seguito alla commissione dei delitti di cui al comma 1, l'ente ha conseguito un
profitto di rilevante entità o è derivato un danno di particolare gravità; si applica la sanzione
pecuniaria da duecento a seicento quote.
3. Nei casi previsti dai commi precedenti, si applicano le sanzioni interdittive previste
dall'articolo 9, comma 2, lettere c), d) ed e).
Art. 25 ( note )
Concussione e corruzione
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1. In relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 318, 321 e 322, commi 1 e 3, del
codice penale, si applica la sanzione pecuniaria fino a duecento quote.
2. In relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 319, 319-ter, comma 1, 321, 322,
commi 2 e 4, del codice penale, si applica all'ente la sanzione pecuniaria da duecento a
seicento quote.
3. In relazione alla commissione dei delitti di cui agli articoli 317, 319, aggravato ai sensi
dell'articolo 319-bis quando dal fatto l'ente ha conseguito un profitto di rilevante entità, 319-
ter, comma 2, e 321 del codice penale, si applica all'ente la sanzione pecuniaria da trecento a
ottocento quote.
4. Le sanzioni pecuniarie previste per i delitti di cui ai commi da 1 a 3, si applicano all'ente
anche quando tali delitti sono stati commessi dalle persone indicate negli articoli 320 e 322-
bis.
5. Nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nei commi 2 e 3, si applicano le sanzioni
interdittive previste dall'articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore ad un anno.
Art. 25-bis.
Falsità in monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo
1. In relazione alla commissione dei delitti previsti dal codice penale in materia di falsità in
monete, in carte di pubblico credito e in valori di bollo, si applicano all'ente le seguenti
sanzioni pecuniarie:
a. per il delitto di cui all'articolo 453 la sanzione pecuniaria da trecento a
ottocento quote;
b. per i delitti di cui agli articoli 454, 460 e 461 la sanzione pecuniaria fino a
cinquecento quote;
c. per il delitto di cui all'articolo 455 le sanzioni pecuniarie stabilite dalla lettera a),
in relazione all'articolo 453, e dalla lettera b), in relazione all'articolo 454, ridotte da un
terzo alla metà;
d. per i delitti di cui agli articoli 457 e 464, secondo comma, le sanzioni pecuniarie
fino a duecento quote;
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e. per il delitto di cui all'articolo 459 le sanzioni pecuniarie previste dalle lettere a),
c) e d) ridotte di un terzo;
f. per il delitto di cui all'articolo 464, primo comma, la sanzione pecuniaria fino a
trecento quote.
2. Nei casi di condanna per uno dei delitti di cui agli articoli 453, 454, 455, 459, 460 e 461 del
codice penale, si applicano all'ente le sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2,
per una durata non superiore ad un anno.
Art. 25-ter.
Reati societari
1. In relazione ai reati in materia societaria previsti dal codice civile, se commessi
nell'interesse della società, da amministratori, direttori generali o liquidatori o da persone
sottoposte alla loro vigilanza, qualora il fatto non si fosse realizzato se essi avessero vigilato in
conformità degli obblighi inerenti alla loro carica, si applicano le seguenti sanzioni pecuniarie:
a. per la contravvenzione di false comunicazioni sociali, prevista dall'articolo 2621
del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centocinquanta quote;
b. per il delitto di false comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori,
previsto dall'articolo 2622, primo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da
centocinquanta a trecentotrenta quote;
c. per il delitto di false comunicazioni sociali in danno dei soci o dei creditori,
previsto dall'articolo 2622, terzo comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da
duecento a quattrocento quote;
d. per la contravvenzione di falso in prospetto, prevista dall'articolo 2623, primo
comma, del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centotrenta quote;
e. per il delitto di falso in prospetto, previsto dall'articolo 2623, secondo comma,
del codice civile, la sanzione pecuniaria da duecento a trecentotrenta quote;
f. per la contravvenzione di falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle
società di revisione, prevista dall'articolo 2624, primo comma, del codice civile, la
sanzione pecuniaria da cento a centotrenta quote;
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g. per il delitto di falsità nelle relazioni o nelle comunicazioni delle società di
revisione, previsto dall'articolo 2624, secondo comma, del codice civile, la sanzione
pecuniaria da duecento a quattrocento quote;
h. per il delitto di impedito controllo, previsto dall'articolo 2625, secondo comma,
del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centottanta quote;
i. per il delitto di formazione fittizia del capitale, previsto dall'articolo 2632 del
codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centottanta quote;
l. per il delitto di indebita restituzione dei conferimenti, previsto
dall'articolo 2626 del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a centottanta
quote;
m. per la contravvenzione di illegale ripartizione degli utili e delle riserve,
prevista dall'articolo 2627 del codice civile, la sanzione pecuniaria da cento a
centotrenta quote;
n. per il delitto di illecite operazioni sulle azioni o quote sociali o della
società controllante, previsto dall'articolo 2628 del codice civile, la sanzione pecuniaria
da cento a centottanta quote;
o. per il delitto di operazioni in pregiudizio dei creditori, previsto
dall'articolo 2629 del codice civile, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a
trecentotrenta quote;
p. per il delitto di indebita ripartizione dei beni sociali da parte dei
liquidatori, previsto dall'articolo 2633 del codice civile, la sanzione pecuniaria da
centocinquanta a trecentotrenta quote;
q. per il delitto di illecita influenza sull'assemblea, previsto dall'articolo
2636 del codice civile, la sanzione pecuniaria da centocinquanta a trecentotrenta
quote;
r. per il delitto di aggiotaggio, previsto dall'articolo 2637 del codice civile,
la sanzione pecuniaria da duecento a cinquecento quote;
s. per i delitti di ostacolo all'esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche
di vigilanza, previsti dall'articolo 2638, primo e secondo comma, del codice civile, la
sanzione pecuniaria da duecento a quattrocento quote;
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t. Se, in seguito alla commissione dei reati di cui al comma 1, l'ente ha
conseguito un profitto di rilevante entità, la sanzione pecuniaria è aumentata di un
terzo.
Art. 25-quater.
Delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico
1. In relazione alla commissione dei delitti aventi finalità di terrorismo o di eversione
dell'ordine democratico, previsti dal codice penale e dalle leggi speciali, si applicano all'ente le
seguenti sanzioni pecuniarie:
a. se il delitto è punito con la pena della reclusione inferiore a dieci anni, la
sanzione pecuniaria da duecento a settecento quote;
b. se il delitto è punito con la pena della reclusione non inferiore a dieci anni o con
l'ergastolo, la sanzione pecuniaria da quattrocento a mille quote.
2. Nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nel comma 1, si applicano le sanzioni
interdittive previste dall'articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore ad un anno.
3. Se l'ente o una sua unità organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico o
prevalente di consentire o agevolare la commissione dei reati indicati nel comma 1, si applica
la sanzione dell'interdizione definitiva dall'esercizio dell'attività ai sensi dell'articolo 16, comma
3.
4. Le disposizioni dei commi 1, 2 e 3 si applicano altresì in relazione alla commissione di
delitti, diversi da quelli indicati nel comma 1, che siano comunque stati posti in essere in
violazione di quanto previsto dall'articolo 2 della Convenzione internazionale per la repressione
del finanziamento del terrorismo fatta a New York il 9 dicembre 1999.
Art. 25-quater. 1.
Pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili
1. In relazione alla commissione dei delitti di cui all’articolo 583-bis del codice penale si applicano
all’ente, nella cui struttura è commesso il delitto, la sanzione pecuniaria da 300 a 700 quote e le
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sanzioni interdittive previste dall’articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore ad un anno. Nel
caso in cui si tratti di un ente privato accreditato è altresì revocato l’accreditamento.
2. Se l’ente o una sua unità organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico o prevalente
di consentire o agevolare la commissione dei delitti indicati al comma 1, si applica la sanzione
dell’interdizione definitiva dall’esercizio dell’attività ai sensi dell’articolo 16, comma 3.
Art. 25- quinques
Delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico
1. In relazione alla commissione dei delitti previsti dalla sezione I del capo III del titolo XII del
libro II del codice penale si applicano all'ente le seguenti sanzioni pecuniarie:
a. per i delitti di cui agli articoli 600, 601 e 602, la sanzione pecuniaria da
quattrocento a mille quote;
b. per i delitti di cui agli articoli 600-bis, primo comma, 600-ter, primo e secondo
comma, e 600-quinquies, la sanzione pecuniaria da trecento a ottocento quote;
c. per i delitti di cui agli articoli 600-bis, secondo comma, 600-ter, terzo e quarto
comma, e 600-quater, la sanzione pecuniaria da duecento a settecento quote.
2. Nei casi di condanna per uno dei delitti indicati nel comma 1, lettere a) e b), si applicano le
sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore ad un
anno.
3. Se l'ente o una sua unita' organizzativa viene stabilmente utilizzato allo scopo unico o
prevalente di consentire o agevolare la commissione dei reati indicati nel comma 1, si applica
la sanzione dell'interdizione definitiva dall'esercizio dell'attivita' ai sensi dell'articolo 16, comma
3.
Art. 25-sexies.
Abusi di mercato
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1. In relazione ai reati di abuso di informazioni privilegiate e di manipolazione del mercato previsti
dalla parte V, titolo I-bis, capo II, del testo unico di cui al decreto legislativo 24 febbraio 1998,
n. 58, si applica all'ente la sanzione pecuniaria da quattrocento a mille quote.
2. Se, in seguito alla commissione dei reati di cui al comma 1, il prodotto o il profitto conseguito
dall'ente è di rilevante entità, la sanzione è aumentata fino a dieci volte tale prodotto o profitto.
Art. 25-septies
Omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime, commessi con violazione delle norme
antinfortunistiche e sulla tutela dell'igiene e della salute sul lavoro
1. In relazione ai delitti di cui agli articoli 589 e 590, terzo comma, del codice penale, commessi
con violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell'igiene e della salute sui lavoro,
si applica una sanzione pecuniaria in misura non inferiore a mille quote.
2. Nel caso di condanna per uno dei delitti di cui al comma 1, si applicano le sanzioni
interdittive di cui all'articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore a tre mesi e non superiore
ad un anno.
Art. 26.
Delitti tentati
1. Le sanzioni pecuniarie e interdittive sono ridotte da un terzo alla metà in relazione alla
commissione, nelle forme del tentativo, dei delitti indicati nel presente capo del decreto.
2. L'ente non risponde quando volontariamente impedisce il compimento dell'azione o la
realizzazione dell'evento.
CAPO II
Responsabilità patrimoniale e vicende modificative dell'ente
SEZIONE I
Responsabilità patrimoniale dell'ente
Art. 27.
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Responsabilità patrimoniale dell'ente
1. Dell'obbligazione per il pagamento della sanzione pecuniaria risponde soltanto l'ente con il
suo patrimonio o con il fondo comune.
2. I crediti dello Stato derivanti degli illeciti amministrativi dell'ente relativi a reati hanno
privilegio secondo le disposizioni del codice di procedura penale sui crediti dipendenti da
reato. A tale fine, la sanzione pecuniaria si intende equiparata alla pena pecuniaria.
SEZIONE II
Vicende modificative dell'ente
Art. 28.
Trasformazione dell'ente
1. Nel caso di trasformazione dell'ente, resta ferma la responsabilità per i reati commessi
anteriormente alla data in cui la trasformazione ha avuto effetto.
Art. 29.
Fusione dell'ente
1. Nel caso di fusione, anche per incorporazione, l'ente che ne risulta risponde dei reati dei
quali erano responsabili gli enti partecipanti alla fusione.
Art. 30.
Scissione dell'ente
1. Nel caso di scissione parziale, resta ferma la responsabilità dell'ente scisso per i reati
commessi anteriormente alla data in cui la scissione ha avuto effetto, salvo quanto previsto
dal comma 3.
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2. Gli enti beneficiari della scissione, sia totale che parziale, sono solidalmente obbligati al
pagamento delle sanzioni pecuniarie dovute dall'ente scisso per i reati commessi
anteriormente alla data dalla quale la scissione ha avuto effetto. L'obbligo è limitato al valore
effettivo del patrimonio netto trasferito al singolo ente, salvo che si tratti di ente al quale è
stato trasferito, anche in parte il ramo di attività nell'ambito del quale è stato commesso il
reato.
3. Le sanzioni interdittive relative ai reati indicati nel comma 2, si applicano agli enti cui è
rimasto o è stato trasferito, anche in parte, il ramo di attività nell'ambito del quale il reato è
stato commesso.
Art. 31.
Determinazione delle sanzioni nel caso di fusione o scissione
1. Se la fusione o la scissione è avvenuta prima della conclusione del giudizio, il giudice, nella
commisurazione della sanzione pecuniaria a norma dell'articolo 11, comma 2, tiene conto delle
condizioni economiche e patrimoniali dell'ente originariamente responsabile.
2. Salvo quanto previsto dall'articolo 17, l'ente risultante dalla fusione e l'ente al quale, nel
caso di scissione, è applicabile la sanzione interdittiva possono chiedere al giudice la
sostituzione della medesima con la sanzione pecuniaria, qualora, a seguito della fusione o
della scissione, si sia realizzata la condizione prevista dalla lettera b) del comma 1 dell'articolo
17, e ricorrano le ulteriori condizioni di cui alle lettere a) e c) del medesimo articolo.
3. Se accoglie la richiesta, il giudice, nel pronunciare sentenza di condanna, sostituisce la
sanzione interdittiva con una sanzione pecuniaria di ammontare pari da una a due volte quello
della sanzione pecuniaria inflitta all'ente in relazione al medesimo reato.
4. Resta salva la facoltà dell'ente, anche nei casi di fusione o scissione successiva alla
conclusione del giudizio, di chiedere la conversione della sanzione interdittiva in sanzione
pecuniaria.
Art. 32.
Rilevanza della fusione o della scissione ai fini della reiterazione
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1. Nei casi di responsabilità dell'ente risultante dalla fusione o beneficiario della scissione per
reati commessi successivamente alla data dalla quale la fusione o la scissione ha avuto
effetto, il giudice può ritenere la reiterazione, a norma dell'articolo 20, anche in rapporto a
condanne pronunciate nei confronti degli enti partecipanti alla fusione o dell'ente scisso per
reati commessi anteriormente a tale data.
2. A tale fine, il giudice tiene conto della natura delle violazioni e dell'attività nell'ambito della
quale sono state commesse nonché delle caratteristiche della fusione o della scissione.
3. Rispetto agli enti beneficiari della scissione, la reiterazione può essere ritenuta, a norma
dei commi 1 e 2, solo se ad essi è stato trasferito, anche in parte, il ramo di attività
nell'ambito del quale è stato commesso il reato per cui è stata pronunciata condanna nei
confronti dell'ente scisso.
Art. 33.
Cessione di azienda
1. Nel caso di cessione dell'azienda nella cui attività è stato commesso il reato, il cessionario è
solidalmente obbligato, salvo il beneficio della preventiva escussione dell'ente cedente e nei
limiti del valore dell'azienda, al pagamento della sanzione pecuniaria.
2. L'obbligazione del cessionario è limitata alle sanzioni pecuniarie che risultano dai libri
contabili obbligatori, ovvero dovute per illeciti amministrativi dei quali egli era comunque a
conoscenza.
3. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche nel caso di conferimento di azienda.
CAPO III
Procedimento di accertamento e di applicazione delle sanzioni amministrative
SEZIONE I
Disposizioni generali
Art. 34. ( note )
Disposizioni processuali applicabili
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1. Per il procedimento relativo agli illeciti amministrativi dipendenti da reato, si osservano le
norme di questo capo nonché, in quanto compatibili, le disposizioni del codice di procedura
penale e del decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271.
Art. 35.
Estensione della disciplina relativa all'imputato
1. All'ente si applicano le disposizioni processuali relative all'imputato, in quanto compatibili.
SEZIONE II
Soggetti, giurisdizione e competenza
Art. 36.
Attribuzioni del giudice penale
1. La competenza a conoscere gli illeciti amministrativi dell'ente appartiene al giudice penale
competente per i reati dai quali gli stessi dipendono.
2. Per il procedimento di accertamento dell'illecito amministrativo dell'ente si osservano le
disposizioni sulla composizione del tribunale e le disposizioni processuali collegate relative ai
reati dai quali l'illecito amministrativo dipende.
Art. 37.
Casi di improcedibilità
1. Non si procede all'accertamento dell'illecito amministrativo dell'ente quando l'azione penale
non può essere iniziata o proseguita nei confronti dell'autore del reato per la mancanza di una
condizione di procedibilità.
Art. 38. ( note )
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Riunione e separazione dei procedimenti
1. Il procedimento per l'illecito amministrativo dell'ente è riunito al procedimento penale
instaurato nei confronti dell'autore del reato da cui l'illecito dipende.
2. Si procede separatamente per l'illecito amministrativo dell'ente soltanto quando:
a. è stata ordinata la sospensione del procedimento ai sensi dell'articolo 71 del
codice di procedura penale;
b. il procedimento è stato definito con il giudizio abbreviato o con l'applicazione
della pena ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, ovvero è stato
emesso il decreto penale di condanna;
c. l'osservanza delle disposizioni processuali lo rende necessario.
Art. 39. ( note )
Rappresentanza dell'ente
1. L'ente partecipa al procedimento penale con il proprio rappresentante legale, salvo che
questi sia imputato del reato da cui dipende l'illecito amministrativo.
2. L'ente che intende partecipare al procedimento si costituisce depositando nella cancelleria
dell'autorità giudiziaria procedente una dichiarazione contenente a pena di inammissibilità:
a. la denominazione dell'ente e le generalità del suo legale rappresentante;
b. il nome ed il cognome del difensore e l'indicazione della procura;
c. la sottoscrizione del difensore;
d. la dichiarazione o l'elezione di domicilio.
3. La procura, conferita nelle forme previste dall'articolo 100, comma 1, del codice di
procedura penale, è depositata nella segreteria del pubblico ministero o nella cancelleria del
giudice ovvero è presentata in udienza unitamente alla dichiarazione di cui al comma 2.
4. Quando non compare il legale rappresentante, l'ente costituito è rappresentato dal
difensore.
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Art. 40.
Difensore di ufficio
1. L'ente che non ha nominato un difensore di fiducia o ne è rimasto privo è assistito da un
difensore di ufficio.
Art. 41.
Contumacia dell'ente
1. L'ente che non si costituisce nel processo è dichiarato contumace.
Art. 42.
Vicende modificative dell'ente nel corso del processo
1. Nel caso di trasformazione, di fusione o di scissione dell'ente originariamente responsabile,
il procedimento prosegue nei confronti degli enti risultanti da tali vicende modificative o
beneficiari della scissione, che partecipano al processo, nello stato in cui lo stesso si trova,
depositando la dichiarazione di cui all'articolo 39, comma 2.
Art. 43. ( note )
Notificazioni all'ente
1. Per la prima notificazione all'ente si osservano le disposizioni dell'articolo 154, comma 3,
del codice di procedura penale.
2. Sono comunque valide le notificazioni eseguite mediante consegna al legale
rappresentante, anche se imputato del reato da cui dipende l'illecito amministrativo.
3. Se l'ente ha dichiarato o eletto domicilio nella dichiarazione di cui all'articolo 39 o in altro
atto comunicato all'autorità giudiziaria, le notificazioni sono eseguite ai sensi dell'articolo 161
del codice di procedura penale.
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4. Se non è possibile eseguire le notificazioni nei modi previsti dai commi precedenti,
l'autorità giudiziaria dispone nuove ricerche.
Qualora le ricerche non diano esito positivo, il giudice, su richiesta del pubblico ministero,
sospende il procedimento.
SEZIONE III
P r o v e
Art. 44.
Incompatibilità con l'ufficio di testimone
1. Non può essere assunta come testimone:
a. la persona imputata del reato da cui dipende l'illecito amministrativo;
b. la persona che rappresenta l'ente indicata nella dichiarazione di cui all'articolo
39, comma 2, e che rivestiva tale funzione anche al momento della commissione del
reato.
2. Nel caso di incompatibilità la persona che rappresenta l'ente può essere interrogata ed
esaminata nelle forme, con i limiti e con gli effetti previsti per l'interrogatorio e per l'esame
della persona imputata in un procedimento connesso.
SEZIONE IV
Misure cautelari
Art. 45. ( note )
Applicazione delle misure cautelari
1. Quando sussistono gravi indizi per ritenere la sussistenza della responsabilità dell'ente per
un illecito amministrativo dipendente da reato e vi sono fondati e specifici elementi che fanno
ritenere concreto il pericolo che vengano commessi illeciti della stessa indole di quello per cui
si procede, il pubblico ministero può richiedere l'applicazione quale misura cautelare di una
delle sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2, presentando al giudice gli elementi
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su cui la richiesta si fonda, compresi quelli a favore dell'ente e le eventuali deduzioni e
memorie difensive già depositate.
2. Sulla richiesta il giudice provvede con ordinanza, in cui indica anche le modalità applicative
della misura. Si osservano le disposizioni dell'articolo 292 del codice di procedura penale.
3. In luogo della misura cautelare interdittiva, il giudice può nominare un commissario
giudiziale a norma dell'articolo 15 per un periodo pari alla durata della misura che sarebbe
stata applicata.
Art. 46.
Criteri di scelta delle misure
1. Nel disporre le misure cautelari, il giudice tiene conto della specifica idoneità di ciascuna in
relazione alla natura e al grado delle esigenze cautelari da soddisfare nel caso concreto.
2. Ogni misura cautelare deve essere proporzionata all'entità del fatto e alla sanzione che si
ritiene possa essere applicata all'ente.
3. L'interdizione dall'esercizio dell'attività può essere disposta in via cautelare soltanto quando
ogni altra misura risulti inadeguata.
4. Le misure cautelari non possono essere applicate congiuntamente.
Art. 47. ( note )
Giudice competente e procedimento di applicazione
1. Sull'applicazione e sulla revoca delle misure cautelari nonché sulle modifiche delle loro
modalità esecutive, provvede il giudice che procede. Nel corso delle indagini provvede il
giudice per le indagini preliminari. Si applicano altresì le disposizioni di cui all'articolo 91 del
decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271.
2. Se la richiesta di applicazione della misura cautelare è presentata fuori udienza, il giudice
fissa la data dell'udienza e ne fa dare avviso al pubblico ministero, all'ente e ai difensori.
L'ente e i difensori sono altresì avvisati che, presso la cancelleria del giudice, possono
esaminare la richiesta dal pubblico ministero e gli elementi sui quali la stessa si fonda.
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3. Nell'udienza prevista dal comma 2, si osservano le forme dell'articolo 127, commi 1, 2, 3,
4, 5, 6 e 10, del codice di procedura penale; i termini previsti ai commi 1 e 2 del medesimo
articolo sono ridotti rispettivamente a cinque e a tre giorni. Tra il deposito della richiesta e la
data dell'udienza non può intercorrere un termine superiore a quindici giorni.
Art. 48.
Adempimenti esecutivi
1. L'ordinanza che dispone l'applicazione di una misura cautelare è notificata all'ente a cura
del pubblico ministero.
Art. 49.
Sospensione delle misure cautelari
1. Le misure cautelari possono essere sospese se l'ente chiede di poter realizzare gli
adempimenti cui la legge condiziona l'esclusione di sanzioni interdittive a norma dell'articolo
17. In tal caso, il giudice, sentito il pubblico ministero, se ritiene di accogliere la richiesta,
determina una somma di denaro a titolo di cauzione, dispone la sospensione della misura e
indica il termine per la realizzazione delle condotte riparatorie di cui al medesimo articolo 17.
2. La cauzione consiste nel deposito presso la Cassa delle ammende di una somma di denaro
che non può comunque essere inferiore alla metà della sanzione pecuniaria minima prevista
per l'illecito per cui si procede. In luogo del deposito, è ammessa la prestazione di una
garanzia mediante ipoteca o fideiussione solidale.
3. Nel caso di mancata, incompleta o inefficace esecuzione delle attività nel termine fissato, la
misura cautelare viene ripristinata e la somma depositata o per la quale è stata data garanzia
è devoluta alla Cassa delle ammende.
4. Se si realizzano le condizioni di cui all'articolo 17 il giudice revoca la misura cautelare e
ordina la restituzione della somma depositata o la cancellazione dell'ipoteca; la fideiussione
prestata si estingue.
Art. 50.
Revoca e sostituzione delle misure cautelari
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1. Le misure cautelari sono revocate anche d'ufficio quando risultano mancanti, anche per
fatti sopravvenuti, le condizioni di applicabilità previste dall'articolo 45 ovvero quando
ricorrono le ipotesi previste dall'articolo 17.
2. Quando le esigenze cautelari risultano attenuate ovvero la misura applicata non appare più
proporzionata all'entità del fatto o alla sanzione che si ritiene possa essere applicata in via
definitiva, il giudice, su richiesta del pubblico ministero o dell'ente, sostituisce la misura con
un'altra meno grave ovvero ne dispone l'applicazione con modalità meno gravose, anche
stabilendo una minore durata.
Art. 51.
Durata massima delle misure cautelari
1. Nel disporre le misure cautelari il giudice ne determina la durata, che non può superare la
metà del termine massimo indicato dall'articolo 13, comma 2.
2. Dopo la sentenza di condanna di primo grado, la durata della misura cautelare può avere
la stessa durata della corrispondente sanzione applicata con la medesima sentenza. In ogni
caso, la durata della misura cautelare non può superare i due terzi del termine massimo
indicato dall'articolo 13, comma 2.
3. Il termine di durata delle misure cautelari decorre dalla data della notifica dell'ordinanza.
4. La durata delle misure cautelari è computata nella durata delle sanzioni applicate in via
definitiva.
Art. 52. ( note )
Impugnazione dei provvedimenti che applicano le misure cautelari
1. Il pubblico ministero e l'ente, per mezzo del suo difensore, possono proporre appello
contro tutti i provvedimenti in materia di misure cautelari, indicandone contestualmente i
motivi. Si osservano le disposizioni di cui all'articolo 322-bis, commi 1-bis e 2, del codice di
procedura penale.
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2. Contro il provvedimento emesso a norma del comma 1, il pubblico ministero e l'ente, per
mezzo del suo difensore, possono proporre ricorso per cassazione per violazione di legge. Si
osservano le disposizioni di cui all'articolo 325 del codice di procedura penale.
Art. 53. ( note )
Sequestro preventivo
1. Il giudice può disporre il sequestro delle cose di cui è consentita la confisca a norma
dell'articolo 19. Si osservano le disposizioni di cui agli articoli 321, commi 3, 3-bis e 3-ter, 322,
322-bis e 323 del codice di procedura penale, in quanto applicabili.
Art. 54. ( note )
Sequestro conservativo
1. Se vi è fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie per il
pagamento della sanzione pecuniaria, delle spese del procedimento e di ogni altra somma
dovuta all'erario dello Stato, il pubblico ministero, in ogni stato e grado del processo di merito,
chiede il sequestro conservativo dei beni mobili e immobili dell'ente o delle somme o cose allo
stesso dovute. Si osservano le disposizioni di cui agli articoli 316, comma 4, 317, 318, 319 e
320 del codice di procedura penale, in quanto applicabili.
SEZIONE V
Indagini preliminari e udienza preliminare
Art. 55. ( note )
Annotazione dell'illecito amministrativo
1. Il pubblico ministero che acquisisce la notizia dell'illecito amministrativo dipendente da
reato commesso dall'ente annota immediatamente, nel registro di cui all'articolo 335 del
codice di procedura penale, gli elementi identificativi dell'ente unitamente, ove possibile, alle
generalità del suo legale rappresentante nonché il reato da cui dipende l'illecito.
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2. L'annotazione di cui al comma 1 è comunicata all'ente o al suo difensore che ne faccia
richiesta negli stessi limiti in cui è consentita la comunicazione delle iscrizioni della notizia di
reato alla persona alla quale il reato è attribuito.
Art. 56.
Termine per l'accertamento dell'illecito amministrativo nelle indagini preliminari
1. Il pubblico ministero procede all'accertamento dell'illecito amministrativo negli stessi
termini previsti per le indagini preliminari relative al reato da cui dipende l'illecito stesso.
2. Il termine per l'accertamento dell'illecito amministrativo a carico dell'ente decorre dalla
annotazione prevista dall'articolo 55.
Art. 57.
Informazione di garanzia
1. L'informazione di garanzia inviata all'ente deve contenere l'invito a dichiarare ovvero
eleggere domicilio per le notificazioni nonché l'avvertimento che per partecipare al
procedimento deve depositare la dichiarazione di cui all'articolo 39, comma 2.
Art. 58.
Archiviazione
1. Se non procede alla contestazione dell'illecito amministrativo a norma dell'articolo 59, il
pubblico ministero emette decreto motivato di archiviazione degli atti, comunicandolo al
procuratore generale presso la corte d'appello. Il procuratore generale può svolgere gli
accertamenti indispensabili e, qualora ritenga ne ricorrano le condizioni, contesta all'ente le
violazioni amministrative conseguenti al reato entro sei mesi dalla comunicazione.
Art. 59. ( note )
Contestazione dell'illecito amministrativo
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1. Quando non dispone l'archiviazione, il pubblico ministero contesta all'ente l'illecito
amministrativo dipendente dal reato. La contestazione dell'illecito è contenuta in uno degli atti
indicati dall'articolo 405, comma 1, del codice di procedura penale.
2. La contestazione contiene gli elementi identificativi dell'ente, l'enunciazione, in forma
chiara e precisa, del fatto che può comportare l'applicazione delle sanzioni amministrative, con
l'indicazione del reato da cui l'illecito dipende e dei relativi articoli di legge e delle fonti di
prova.
Art. 60.
Decadenza dalla contestazione
1. Non può procedersi alla contestazione di cui all'articolo 59 quando il reato da cui dipende
l'illecito amministrativo dell'ente è estinto per prescrizione.
Art. 61. ( note )
Provvedimenti emessi nell'udienza preliminare
1. Il giudice dell'udienza preliminare pronuncia sentenza di non luogo a procedere nei casi di
estinzione o di improcedibilità della sanzione amministrativa, ovvero quando l'illecito stesso
non sussiste o gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque non
idonei a sostenere in giudizio la responsabilità dell'ente. Si applicano le disposizioni
dell'articolo 426 del codice di procedura penale.
2. Il decreto che, a seguito dell'udienza preliminare, dispone il giudizio nei confronti dell'ente,
contiene, a pena di nullità, la contestazione dell'illecito amministrativo dipendente dal reato,
con l'enunciazione, in forma chiara e precisa, del fatto che può comportare l'applicazione delle
sanzioni e l'indicazione del reato da cui l'illecito dipende e dei relativi articoli di legge e delle
fonti di prova nonché gli elementi identificativi dell'ente.
SEZIONE VI
Procedimenti speciali
Art. 62. ( note )
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Giudizio abbreviato
1. Per il giudizio abbreviato si osservano le disposizioni del titolo I del libro sesto del codice di
procedura penale, in quanto applicabili.
2. Se manca l'udienza preliminare, si applicano, secondo i casi, le disposizioni degli articoli
555, comma 2, 557 e 558, comma 8.
3. La riduzione di cui all'articolo 442, comma 2, del codice di procedura penale è operata sulla
durata della sanzione interdittiva e sull'ammontare della sanzione pecuniaria.
4. In ogni caso, il giudizio abbreviato non è ammesso quando per l'illecito amministrativo è
prevista l'applicazione di una sanzione interdittiva in via definitiva.
Art. 63. ( note )
Applicazione della sanzione su richiesta
1. L'applicazione all'ente della sanzione su richiesta è ammessa se il giudizio nei confronti
dell'imputato è definito ovvero definibile a norma dell'articolo 444 del codice di procedura
penale nonché in tutti i casi in cui per l'illecito amministrativo è prevista la sola sanzione
pecuniaria. Si osservano le disposizioni di cui al titolo II del libro sesto del codice di procedura
penale, in quanto applicabili.
2. Nei casi in cui è applicabile la sanzione su richiesta, la riduzione di cui all'articolo 444,
comma 1, del codice di procedura penale è operata sulla durata della sanzione interdittiva e
sull'ammontare della sanzione pecuniaria.
3. Il giudice, se ritiene che debba essere applicata una sanzione interdittiva in via definitiva,
rigetta la richiesta.
Art. 64. ( note )
Procedimento per decreto
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1. Il pubblico ministero, quando ritiene che si debba applicare la sola sanzione pecuniaria,
può presentare al giudice per le indagini preliminari, entro sei mesi dalla data dell'annotazione
dell'illecito amministrativo nel registro di cui all'articolo 55 e previa trasmissione del fascicolo,
richiesta motivata di emissione del decreto di applicazione della sanzione pecuniaria,
indicandone la misura.
2. Il pubblico ministero può chiedere l'applicazione di una sanzione pecuniaria diminuita sino
alla metà rispetto al minimo dell'importo applicabile.
3. Il giudice, quando non accoglie la richiesta, se non deve pronunciare sentenza di
esclusione della responsabilità dell'ente, restituisce gli atti al pubblico ministero.
4. Si osservano le disposizioni del titolo V del libro sesto e dell'articolo 557 del codice di
procedura penale, in quanto compatibili.
SEZIONE VII
Giudizio
Art. 65.
Termine per provvedere alla riparazione delle conseguenze del reato
1. Prima dell'apertura del dibattimento di primo grado, il giudice può disporre la sospensione
del processo se l'ente chiede di provvedere alle attività di cui all'articolo 17 e dimostra di
essere stato nell'impossibilità di effettuarle prima. In tal caso, il giudice, se ritiene di
accogliere la richiesta, determina una somma di denaro a titolo di cauzione. Si osservano le
disposizioni di cui all'articolo 49.
Art. 66.
Sentenza di esclusione della responsabilità dell'ente
1. Se l'illecito amministrativo contestato all'ente non sussiste, il giudice lo dichiara con
sentenza, indicandone la causa nel dispositivo. Allo stesso modo procede quando manca, è
insufficiente o è contraddittoria la prova dell'illecito amministrativo.
Art. 67.
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Sentenza di non doversi procedere
1. Il giudice pronuncia sentenza di non doversi procedere nei casi previsti dall'articolo 60 e
quando la sanzione è estinta per prescrizione.
Art. 68.
Provvedimenti sulle misure cautelari
1. Quando pronuncia una delle sentenza di cui agli articoli 66 e 67, il giudice dichiara la
cessazione delle misure cautelari eventualmente disposte.
Art. 69.
Sentenza di condanna
1. Se l'ente risulta responsabile dell'illecito amministrativo contestato il giudice applica le
sanzioni previste dalla legge e lo condanna al pagamento delle spese processuali.
2. In caso di applicazione delle sanzioni interdittive la sentenza deve sempre indicare l'attività
o le strutture oggetto della sanzione.
Art. 70.
Sentenza in caso di vicende modificative dell'ente
1. Nel caso di trasformazione, fusione o scissione dell'ente responsabile, il giudice dà atto nel
dispositivo che la sentenza è pronunciata nei confronti degli enti risultanti dalla trasformazione
o fusione ovvero beneficiari della scissione, indicando l'ente originariamente responsabile.
2. La sentenza pronunciata nei confronti dell'ente originariamente responsabile ha comunque
effetto anche nei confronti degli enti indicati nel comma 1.
SEZIONE VIII
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Impugnazioni
Art. 71.
Impugnazioni delle sentenze relative alla responsabilità amministrativa dell'ente
1. Contro la sentenza che applica sanzioni amministrative diverse da quelle interdittive l'ente
può proporre impugnazione nei casi e nei modi stabiliti per l'imputato del reato dal quale
dipende l'illecito amministrativo.
2. Contro la sentenza che applica una o più sanzioni interdittive, l'ente può sempre proporre
appello anche se questo non è ammesso per l'imputato del reato dal quale dipende l'illecito
amministrativo.
3. Contro la sentenza che riguarda l'illecito amministrativo il pubblico ministero può proporre
le stesse impugnazioni consentite per il reato da cui l'illecito amministrativo dipende.
Art. 72.
Estensione delle impugnazioni
1. Le impugnazioni proposte dall'imputato del reato da cui dipende l'illecito amministrativo e
dall'ente, giovano, rispettivamente, all'ente e all'imputato, purché non fondate su motivi
esclusivamente personali.
Art. 73. ( note )
Revisione delle sentenze
1. Alle sentenze pronunciate nei confronti dell'ente si applicano, in quanto compatibili, le
disposizioni del titolo IV del libro nono del codice di procedura penale ad eccezione degli
articoli 643, 644, 645, 646 e 647.
SEZIONE IX
Esecuzione
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Art. 74. ( note )
Giudice dell'esecuzione
1. Competente a conoscere dell'esecuzione delle sanzioni amministrative dipendenti da reato
è il giudice indicato nell'articolo 665 del codice di procedura penale.
2. Il giudice indicato nel comma 1 è pure competente per i provvedimenti relativi:
a. alla cessazione dell'esecuzione delle sanzioni nei casi previsti dall'articolo 3;
b. alla cessazione dell'esecuzione nei casi di estinzione del reato per amnistia;
c. alla determinazione della sanzione amministrativa applicabile nei casi previsti
dall'articolo 21, commi 1 e 2;
d. alla confisca e alla restituzione delle cose sequestrate.
3. Nel procedimento di esecuzione si osservano le disposizioni di cui all'articolo 666 del codice
di procedura penale, in quanto applicabili. Nei casi previsti dal comma 2, lettere b) e d) si
osservano le disposizioni di cui all'articolo 667, comma 4, del codice di procedura penale.
4. Quando è applicata l'interdizione dall'esercizio dell'attività, il giudice, su richiesta dell'ente,
può autorizzare il compimento di atti di gestione ordinaria che non comportino la prosecuzione
dell'attività interdetta. Si osservano le disposizioni di cui all'articolo 667, comma 4, del codice
di procedura penale.
Art. 75. ( note )
(Abrogato)
Art. 76. ( note )
Pubblicazione della sentenza applicativa della condanna
1. La pubblicazione della sentenza di condanna è eseguita a spese dell'ente nei cui confronti è
stata applicata la sanzione. Si osservano le disposizioni di cui all'articolo 694, commi 2, 3 e 4,
del codice di procedura penale.
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Art. 77.
Esecuzione delle sanzioni interdittive
1. L'estratto della sentenza che ha disposto l'applicazione di una sanzione interdittiva è
notificata all'ente a cura del pubblico ministero.
2. Ai fini della decorrenza del termine di durata delle sanzioni interdittive si ha riguardo alla
data della notificazione.
Art. 78.
Conversione delle sanzioni interdittive
1. L'ente che ha posto in essere tardivamente le condotte di cui all'articolo 17, entro venti
giorni dalla notifica dell'estratto della sentenza, può richiedere la conversione della sanzione
amministrativa interdittiva in sanzione pecuniaria.
2. La richiesta è presentata al giudice dell'esecuzione e deve contenere la documentazione
attestante l'avvenuta esecuzione degli adempimenti di cui all'articolo 17.
3. Entro dieci giorni dalla presentazione della richiesta, il giudice fissa l'udienza in camera di
consiglio e ne fa dare avviso alle parti e ai difensori; se la richiesta non appare
manifestamente infondata, il giudice può sospendere l'esecuzione della sanzione. La
sospensione è disposta con decreto motivato revocabile.
4. Se accoglie la richiesta il giudice, con ordinanza, converte le sanzioni interdittive,
determinando l'importo della sanzione pecuniaria in una somma non inferiore a quella già
applicata in sentenza e non superiore al doppio della stessa. Nel determinare l'importo della
somma il giudice tiene conto della gravità dell'illecito ritenuto in sentenza e delle ragioni che
hanno determinato il tardivo adempimento delle condizioni di cui all'articolo 17.
Art. 79. ( note )
Nomina del commissario giudiziale e confisca del profitto
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1. Quando deve essere eseguita la sentenza che dispone la prosecuzione dell'attività dell'ente
ai sensi dell'articolo 15, la nomina del commissario giudiziale è richiesta dal pubblico ministero
al giudice dell'esecuzione, il quale vi provvede senza formalità.
2. Il commissario riferisce ogni tre mesi al giudice dell'esecuzione e al pubblico ministero
sull'andamento della gestione e, terminato l'incarico, trasmette al giudice una relazione
sull'attività svolta nella quale rende conto della gestione, indicando altresì l'entità del profitto
da sottoporre a confisca e le modalità con le quali sono stati attuati i modelli organizzativi.
3. Il giudice decide sulla confisca con le forme dell'articolo 667, comma 4, del codice di
procedura penale.
4. Le spese relative all'attività svolta dal commissario e al suo compenso sono a carico
dell'ente.
Art. 80.
(Abrogato)
Art. 81.
(Abrogato)
Art. 82.
(Abrogato)
CAPO IV
Disposizioni di attuazione e di coordinamento
Art. 83.
Concorso di sanzioni
1. Nei confronti dell'ente si applicano soltanto le sanzioni interdittive stabilite nel presente
decreto legislativo anche quando diverse disposizioni di legge prevedono, in conseguenza
della sentenza di condanna per il reato, l'applicazione nei confronti dell'ente di sanzioni
amministrative di contenuto identico o analogo.
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2. Se, in conseguenza dell'illecito, all'ente è stata già applicata una sanzione amministrativa di
contenuto identico o analogo a quella interdittiva prevista dal presente decreto legislativo, la
durata della sanzione già sofferta è computata ai fini della determinazione della durata della
sanzione amministrativa dipendente da reato.
Art. 84.
Comunicazioni alle autorità di controllo o di vigilanza
1. Il provvedimento che applica misure cautelari interdittive e la sentenza irrevocabile di
condanna sono comunicati, a cura della cancelleria del giudice che li ha emessi, alle autorità
che esercitano il controllo o la vigilanza sull'ente.
Art. 85. ( note )
Disposizioni regolamentari
1. Con regolamento emanato ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988,
n. 400, entro sessanta giorni dalla data di pubblicazione del presente decreto legislativo, il
Ministro della giustizia adotta le disposizioni regolamentari relative al procedimento di
accertamento dell'illecito amministrativo che concernono:
a. le modalità di formazione e tenuta dei fascicoli degli uffici giudiziari;
b. (abrogata)
c. le altre attività necessarie per l'attuazione del presente decreto legislativo.
2. Il parere del Consiglio di Stato sul regolamento previsto dal comma 1 è reso entro trenta
giorni dalla richiesta.
Il presente decreto, munito del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti
normativi della Repubblica italiana. è fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
NOTE
Avvertenza: Il testo delle note qui pubblicato è stato redatto dall'amministrazione competente per
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materia, ai sensi dell'art. 10, comma 3, del testo unico delle disposizioni sulla promulgazione delle leggi,
sull'emanazione dei decreti del Presidente della Repubblica e sulle pubblicazioni ufficiali della
Repubblica italiana, approvato con decreto D.P.R. 28 dicembre 1985, n. 1092, al solo, fine di facilitare
la lettura delle disposizioni di legge alle quali è operato il rinvio. Restano invariati il valore e l'efficacia
degli atti legislativi qui trascritti.
Note alla premesse:
• Si riporta il testo dell'art. 76 della Costituzione:
"Art. 76. - L'esercizio della funzione legislativa non può essere delegato al Governo se non con
determinazione di principi e criteri direttivi e soltanto per tempo limitato e per oggetti definiti".
• L'art. 87 della Costituzione conferisce al Presidente della Repubblica, tra l'altro, il potere di
promulgare le leggi ed emanare i decreti aventi valore di legge e i regolamenti.
• Si riporta il testo dell'art. 14 della legge 23 agosto 1988, n. 400 (disciplina dell'attività di
Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri):
"Art. 14 (Decreti legislativi).
1. I decreti legislativi adottati dal Governo ai sensi dell'art. 76 della Costituzione
sono emanati dal Presidente della Repubblica con la denominazione di decreto legislativo
e con l'indicazione, nel preambolo, della legge di delegazione, della deliberazione del
Consiglio dei Ministri e degli altri adempimenti del procedimento prescritti dalla legge di
delegazione.
2. L'emanazione del decreto legislativo deve avvenire entro il termine fissato dalla
legge di delegazione; il testo del decreto legislativo adottato dal Governo è trasmesso al
Presidente della Repubblica, per la emanazione, almeno venti giorni prima della
scadenza.
3. Se la delega legislativa si riferisce ad una pluralità di oggetti distinti suscettibili di
separata disciplina, il Governo può esercitarla mediante più atti successivi per uno o più
degli oggetti predetti. In relazione al termine finale stabilito dalla legge di delegazione, il
Governo informa periodicamente le Camere sui criteri che segue nell'organizzazione
dell'esercizio della delega.
4. In ogni caso, qualora il termine previsto per l'esercizio della delega ecceda i due
anni, il Governo è tenuto a richiedere il parere delle Camere sugli schemi dei decreti
delegati. Il parere è espresso dalle Commissioni permanenti delle due Camere competenti
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per materia entro sessanta giorni, indicando specificamente le eventuali disposizioni non
ritenute corrispondenti alle direttive della legge di delegazione. Il Governo, nei trenta
giorni successivi, esaminato il parere, ritrasmette, con le sue osservazioni e con eventuali
modificazioni, i testi alle Commissioni per il parere definitivo che deve essere espresso
entro trenta giorni.".
• Si riporta il testo degli articoli 11 e 14 della legge 29 settembre 2000, n. 300 (Ratifica ed
esecuzione dei seguenti Atti internazionali elaborati in base all'articolo K.3 del Trattato sull'Unione
europea: Convenzione sulla tutela degli interessi finanziari delle Comunità europee, fatta a
Bruxelles il 26 luglio 1995, del suo primo Protocollo fatto a Dublino il 27 settembre 1996, del
Protocollo concernente l'interpretazione in via pregiudiziale, da parte della Corte di Giustizia delle
Comunità europee, di detta Convenzione, con annessa dichiarazione, fatto a Bruxelles il 29
novembre 1996, nonché della Convenzione relativa alla lotta contro la corruzione nella quale sono
coinvolti funzionari delle Comunità europee o degli Stati membri dell'Unione europea, fatta a
Bruxelles il 26 maggio 1997 e della Convenzione OCSE sulla lotta alla corruzione di pubblici
ufficiali stranieri nelle operazioni economiche internazionali, con annesso, fatta a Parigi il 17
dicembre 1997. Delega al Governo per la disciplina della responsabilità amministrativa delle
persone giuridiche e degli enti privi di personalità giuridica):
"Art. 11 (Delega al Governo per la disciplina della responsabilità amministrativa delle persone
giuridiche e degli enti privi di personalità giuridica) .
1. Il Governo della Repubblica è delegato ad emanare, entro otto mesi dalla data
di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo avente ad oggetto la
disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche e delle società
associazioni od enti privi di personalità giuridica che non svolgono funzioni di rilievo
costituzionale, con l'osservanza dei seguenti principi e criteri direttivi:
a. prevedere la responsabilità in relazione alla commissione dei reati di cui
agli articoli 316-bis, 316-ter, 317, 318, 319, 319-bis, 319-ter, 320, 321, 322, 322-bis,
640, secondo comma, numero 1, 640-bis e 640-ter, secondo comma, con esclusione
dell'ipotesi in cui il fatto e commesso con abuso della qualità di operatore del sistema, del
codice penale;
b. prevedere la responsabilità in relazione alla commissione dei reati relativi
alla tutela dell'incolumità pubblica previsti dal titolo sesto del libro secondo del codice
penale;
c. prevedere la responsabilità in relazione alla commissione dei reati previsti
dagli articoli 589 e 590 del codice penale che siano stati commessi con violazione delle
norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro o relative alla tutela dell'igiene e della
salute sul lavoro;
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d. prevedere la responsabilità in relazione alla commissione dei reati in
materia di tutela dell'ambiente e del territorio, che siano punibili con pena detentiva non
inferiore nel massimo ad un anno anche se alternativa alla pena pecuniaria, previsti dalla
legge 31 dicembre 1962, n. 1860, dalla legge 14 luglio 1965, n. 963, dalla legge 31
dicembre 1982, n. 979, dalla legge 28 febbraio 1985, n. 47, e successive modificazioni,
dal decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312 convertito, con modificazioni, dalla legge 8
agosto 1985, n. 431, dal decreto del Presidente della Repubblica 24 maggio 1988, n.
203, dalla legge 6 dicembre 1991, n. 394, dal decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 95,
dal decreto legislativo 27 gennaio 1992, n. 99, dal decreto legislativo 17 marzo 1995, n.
230, dal decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni, dal
decreto legislativo 11 maggio 1999, n. 152, dal decreto legislativo 17 agosto 1999, n.
334, dal decreto legislativo 4 agosto 1999, n. 372, e dal testo unico delle disposizioni
legislative in materia di beni culturali e ambientali, approvato con decreto legislativo 29
ottobre 1999, n. 490;
e. prevedere che i soggetti di cui all'alinea del presente comma sono
responsabili in relazione ai reati commessi, a loro vantaggio o nel loro interesse, da chi
svolge funzioni di rappresentanza o di amministrazione o di direzione, ovvero da chi
esercita, anche di fatto, poteri di gestione e di controllo ovvero ancora da chi è
sottoposto alla direzione o alla vigilanza delle persone fisiche menzionate, quando la
commissione del reato è stata resa possibile dall'inosservanza degli obblighi connessi a
tali funzioni; prevedere l'esclusione della responsabilità dei soggetti di cui all'alinea del
presente comma nei casi in cui l'autore abbia commesso il reato nell'esclusivo interesse
proprio o di terzi;
f. prevedere sanzioni amministrative effettive, proporzionate e dissuasive
nei confronti dei soggetti indicati nell'alinea del presente comma;
g. prevedere una sanzione amministrativa pecuniaria non inferiore a lire
cinquanta milioni e non superiore a lire tre miliardi stabilendo che, ai fini della
determinazione in concreto della sanzione, si tenga conto anche dell'ammontare dei
proventi del reato e delle condizioni economiche e patrimoniali dell'ente, prevedendo
altresì che, nei casi di particolare tenuità del fatto, la sanzione da applicare non sia
inferiore a lire venti milioni e non sia superiore a lire duecento milioni;
prevedere inoltre l'esclusione del pagamento in misura ridotta;
h. prevedere che gli enti rispondono del pagamento della sanzione
pecuniaria entro i limiti del fondo comune o del patrimonio sociale;
i. prevedere la confisca del profitto o del prezzo del reato, anche nella
forma per equivalente;
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l. prevedere, nei casi di particolare gravità, l'applicazione di una o più delle
seguenti sanzioni in aggiunta alle sanzioni pecuniarie:
1. chiusura anche temporanea dello stabilimento o della sede
commerciale;
2. sospensione o revoca delle autorizzazioni, licenze o concessioni
funzionali alla commissione dell'illecito;
3. interdizione anche temporanea dall'esercizio dell'attività ed
eventuale nomina di altro soggetto per l'esercizio vicario della medesima quando la
prosecuzione dell'attività è necessaria per evitare pregiudizi ai terzi;
4. divieto anche temporaneo di contrattare con la pubblica
amministrazione;
5. esclusione temporanea da agevolazioni, finanziamenti,
contributi o sussidi, ed eventuale revoca di quelli già concessi;
6. divieto anche temporaneo di pubblicizzare beni e servizi;
7. pubblicazione della sentenza;
m. prevedere che le sanzioni amministrative di cui alle lettere g), i ) e l) si
applicano soltanto nei casi e per i tempi espressamente considerati e in relazione ai reati
di cui alle lettere a ), b), c) e d) commessi successivamente alla data di entrata in vigore
del decreto legislativo previsto dal presente articolo;
n. prevedere che la sanzione amministrativa pecuniaria di cui alla lettera g)
è diminuita da un terzo alla metà ed escludere l'applicabilità di una o più delle sanzioni di
cui alla lettera l) in conseguenza dell'adozione da parte dei soggetti di cui all'alinea del
presente comma di comportamenti idonei ad assicurare un'efficace riparazione o
reintegrazione rispetto all'offesa realizzata;
o. prevedere che le sanzioni di cui alla lettera l) sono applicabili anche in
sede cautelare, con adeguata tipizzazione dei requisiti richiesti;
p. prevedere, nel caso di violazione degli obblighi e dei divieti inerenti alle
sanzioni di cui alla lettera l), la pena della reclusione da sei mesi a tre anni nei confronti
della persona fisica responsabile della violazione, e prevedere inoltre l'applicazione delle
sanzioni di cui alle lettere g) e i) e, nei casi più gravi, l'applicazione di una o più delle
sanzioni di cui alla lettera l) diverse da quelle già irrogate, nei confronti dell'ente
nell'interesse o a vantaggio del quale è stata commessa la violazione; prevedere altresì
che le disposizioni di cui alla presente lettera si applicano anche nell'ipotesi in cui le
sanzioni di cui alla lettera l) sono state applicate in sede cautelare ai sensi della lettera
o);
q. prevedere che le sanzioni amministrative a carico degli enti sono
applicate dal giudice competente a conoscere del reato e che per il procedimento di
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accertamento della responsabilità si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni del
codice di procedura penale, assicurando l'effettiva partecipazione e difesa degli enti nelle
diverse fasi del procedimento penale;
r. prevedere che le sanzioni amministrative di cui alle lettere g), i ) e l) si
prescrivono decorsi cinque anni dalla consumazione dei reati indicati nelle lettere a ), b) c
) e d) e che l'interruzione della prescrizione è regolata dalle norme del codice civile;
s. prevedere l'istituzione, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio
dello Stato, di un'anagrafe nazionale delle sanzioni amministrative irrogate nei confronti
dei soggetti di cui all'alinea del presente comma;
t. prevedere, salvo che gli stessi siano stati consenzienti ovvero abbiano
svolto, anche indirettamente o di fatto, funzioni di gestione, di controllo o di
amministrazione, che sia assicurato il diritto dell'azionista, del socio o dell'associato ai
soggetti di cui all'alinea del presente comma, nei confronti dei quali sia accertata la
responsabilità amministrativa con riferimento a quanto previsto nelle lettere da a) a q), di
recedere dalla società o dall'associazione o dall'ente, con particolari modalità di
liquidazione della quota posseduta, ferma restando l'azione di risarcimento di cui alle
lettere v) e z); disciplinare i termini e le forme con cui tale diritto può essere esercitato e
prevedere che la liquidazione della quota sia fatta in base al suo valore al momento del
recesso determinato a norma degli articoli 2289, secondo comma, e 2437 del codice
civile; prevedere altresì che la liquidazione della quota possa aver luogo anche con onere
a carico dei predetti soggetti, e prevedere che in tal caso il recedente, ove non ricorra
l'ipotesi prevista dalla lettera l), numero 3), debba richiedere al presidente del tribunale
del luogo in cui i soggetti hanno la sede legale la nomina di un curatore speciale cui
devono essere delegati tutti i poteri gestionali comunque inerenti alle attività necessarie
per la liquidazione della quota, compresa la capacità di stare in giudizio; agli oneri per la
finanza pubblica derivanti dall'attuazione della presente lettera si provvede mediante gli
ordinari stanziamenti di bilancio per liti ed arbitraggi previsti nello stato di previsione del
Ministero della giustizia;
u. prevedere che l'azione sociale di responsabilità nei confronti degli
amministratori delle persone giuridiche e delle società, di cui sia stata accertata la
responsabilità amministrativa con riferimento a quanto previsto nelle lettere da a) a q ),
sia deliberata dall'assemblea con voto favorevole di almeno un ventesimo del capitale
sociale nel caso in cui questo sia inferiore a lire cinquecento milioni e di almeno di un
quarantesimo negli altri casi; disciplinare coerentemente le ipotesi di rinuncia o di
transazione dell'azione sociale di responsabilità;
v. prevedere che il riconoscimento del danno a seguito dell'azione di
risarcimento spettante al singolo socio o al terzo nei confronti degli amministratori dei
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soggetti di cui all'alinea del presente comma, di cui sia stata accertata la responsabilità
amministrativa con riferimento a quanto previsto nelle lettere da a) a q), non sia
vincolato dalla dimostrazione della sussistenza di nesso di causalità diretto tra il fatto che
ha determinato l'accertamento della responsabilità del soggetto ed il danno subito;
prevedere che la disposizione non operi nel caso in cui il reato è stato commesso da chi è
sottoposto alla direzione o alla vigilanza di chi svolge funzioni di rappresentanza o di
amministrazione o di direzione, ovvero esercita, anche di fatto, poteri di gestione e di
controllo, quando la commissione del reato è stata resa possibile dall'inosservanza degli
obblighi connessi a tali funzioni;
z. prevedere che le disposizioni di cui alla lettera v) si applicano anche
nell'ipotesi in cui l'azione di risarcimento del danno è proposta contro l'azionista, il socio o
l'associato ai soggetti di cui all'alinea del presente comma che sia stato consenziente o
abbia svolto, anche indirettamente o di fatto, funzioni di gestione, di controllo o di
amministrazione, anteriormente alla commissione del fatto che ha determinato
l'accertamento della responsabilità dell'ente.
2. Ai fini del comma 1, per "persone giuridiche" si intendono gli enti forniti di
personalità giuridica, eccettuati lo Stato e gli altri enti pubblici che esercitano pubblici
poteri.
3. Il Governo è altresì delegato ad emanare, con il decreto legislativo di cui al
comma 1, le norme di coordinamento con tutte le altre leggi dello Stato, nonché le norme
di carattere transitorio.".
"Art. 14 (Esercizio delle deleghe).
4. Gli schemi dei decreti legislativi di cui agli articoli 11 e 12 sono trasmessi alla
Camera dei deputati ed al Senato della Repubblica almeno novanta giorni prima della
scadenza prevista per l'esercizio delle deleghe. Le Commissioni parlamentari competenti
per materia esprimono il loro parere entro sessanta giorni dalla data di trasmissione degli
schemi medesimi. Decorso tale termine, i decreti legislativi possono essere adottati anche
in mancanza del parere.".
Nota all'art. 4:
• Si riporta il testo degli articoli 7, 8, 9 e 10 del codice penale:
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"Art. 7 (Reati commessi all'estero). - E' punito secondo la legge italiana il cittadino o lo straniero
che commette in territorio estero taluno dei seguenti reati:
1. delitti contro la personalità dello Stato;
2. delitti di contraffazione del sigillo dello Stato e di uso di tale sigillo contraffatto;
3. delitti di falsità in monete aventi corso legale nel territorio dello Stato, o in valori
di bollo o in carte di pubblico credito italiano;
4. delitti commessi da pubblici ufficiali a servizio dello Stato, abusando dei poteri o
violando i doveri inerenti alle loro funzioni;
5. ogni altro reato per il quale speciali disposizioni di legge o convenzioni
internazionali stabiliscono l'applicabilità della legge penale italiana.".
"Art. 8 (Delitto politico commesso all'estero). - Il cittadino o lo straniero che commette in territorio
estero un delitto politico non compreso tra quelli indicati nel n. 1 dell'articolo precedente, è punito
secondo la legge italiana, a richiesta del Ministro della giustizia.
Se si tratta di delitto punibile a querela della persona offesa, occorre, oltre tale richiesta, anche la
querela.
Agli effetti della legge penale, è delitto politico ogni delitto, che offende un interesse politico dello
Stato, ovvero un diritto politico del cittadino. è altresì considerato delitto politico il delitto comune
determinato, in tutto o in parte, da motivi politici.".
"Art. 9 (Delitto comune del cittadino all'estero). - Il cittadino, che, fuori dei casi indicati nei due
articoli precedenti, commette in territorio estero un delitto per il quale la legge italiana stabilisce
l'ergastolo o la reclusione non inferiore nel minimo a tre anni, è punito secondo la legge
medesima, sempre che si trovi nel territorio dello Stato.
Se si tratta di delitto per il quale è stabilita una pena restrittiva della libertà personale di minore
durata, il colpevole è punito a richiesta del Ministro della giustizia, ovvero a istanza o a querela
della persona offesa.
Nei casi preveduti dalle disposizioni precedenti, qualora si tratti di delitto commesso a danno delle
Comunità europee, di uno Stato estero o di uno straniero, il colpevole è punito a richiesta del
Ministro della giustizia, sempre che l'estradizione di lui non sia stata conceduta, ovvero non sia
stata accettata dal Governo dello Stato in cui egli ha commesso il delitto.".
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"Art. 10 (Delitto comune dello straniero all'estero). - Lo straniero, che, fuori dei casi indicati negli
articoli 7 e 8, commette in territorio estero, a danno dello Stato o di un cittadino, un delitto per il
quale la legge italiana stabilisce l'ergastolo, o la reclusione non inferiore nel minimo a un anno, è
punito secondo la legge medesima, sempre che si trovi nel territorio dello Stato, e vi sia richiesta
del Ministro della giustizia, ovvero istanza o querela della persona offesa.
Se il delitto è commesso a danno delle Comunità europee, di uno Stato estero o di uno straniero,
il colpevole è punito secondo la legge italiana, a richiesta del Ministro della giustizia, sempre che:
6. si trovi nel territorio dello Stato;
7. si tratti di delitto per il quale è stabilita la pena dell'ergastolo, ovvero della
reclusione non inferiore nel minimo a tre anni;
8. l'estradizione di lui non sia stata conceduta, ovvero non sia stata accettata dal
Governo dello Stato in cui egli ha commesso il delitto, o da quello dello Stato a cui egli
appartiene.".
Nota all'art. 24:
• Si riporta il testo degli articoli 316-bis, 316-ter, 640, 640-bis e 640-ter, del codice penale:
"Art. 316-bis (Malversazione a danno dello Stato). - Chiunque, estraneo alla pubblica
amministrazione, avendo ottenuto dallo Stato o da altro ente pubblico o dalle Comunità europee
contributi, sovvenzioni o finanziamenti destinati a favorire iniziative dirette alla realizzazione di
opere o allo svolgimento di attività di pubblico interesse, non li destina alle predette finalità, è
punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni.".
"Art. 316-ter (Indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato). - Salvo che il fatto
costituisca il reato previsto dall'art. 640-bis, chiunque mediante l'utilizzo o la presentazione di
dichiarazioni o di documenti falsi o attestanti cose non vere, ovvero mediante l'omissione di
informazioni dovute, consegue indebitamente, per sè o per altri, contributi, finanziamenti, mutui
agevolati o altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concessi o erogati dallo
Stato, da altri enti pubblici o dalle Comunità europee è punito con la reclusione da sei mesi a tre
anni.
Quando la somma indebitamente percepita è pari o inferiore a lire sette milioni
settecentoquarantacinque mila si applica soltanto la sanzione amministrativa del pagamento di
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una somma di denaro da dieci a cinquanta milioni di lire. Tale sanzione non può comunque
superare il triplo del beneficio conseguito.".
"Art. 640 (Truffa). - Chiunque, con artifizi o raggiri, inducendo taluno in errore, procura a sè a ad
altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la
multa da lire centomila a due milioni.
La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da lire seicentomila a tre milioni:
1. se il fatto è commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col
pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare;
2. se il fatto è commesso ingenerando nella persona offesa il timore di un pericolo
immaginario o l'erroneo convincimento di dovere eseguire un ordine dell'Autorità.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa (120; 336 c.p.p.), salvo che ricorra taluna delle
circostanze previste dal capoverso precedente o un'altra circostanza aggravante.".
"Art. 640-bis (Truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche). - La pena è della
reclusione da uno a sei anni e si procede d'ufficio se il fatto di cui all'art. 640 riguarda contributi,
finanziamenti, mutui agevolati ovvero altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate,
concessi o erogati da parte dello Stato, di altri enti pubblici o delle Comunità europee.".
"Art. 640-ter (Frode informatica). - Chiunque, alterando in qualsiasi modo il funzionamento di un
sistema informatico o telematico o intervenendo senza diritto con qualsiasi modalità su dati,
informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico o ad esso pertinenti,
procura a sè o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno, è punito con la reclusione da sei mesi
a tre anni e con la multa da lire centomila a lire due milioni.
La pena è della reclusione da uno a cinque anni e della multa da lire seicentomila a tre milioni se
ricorre una delle circostanze previste dal numero 1) del secondo comma dell'art. 640, ovvero se il
fatto è commesso con abuso della qualità di operatore del sistema.
Il delitto è punibile a querela della persona offesa, salvo che ricorra taluna delle circostanze di cui
al secondo comma o un'altra circostanza aggravante.".
Nota all'art. 25:
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• Si riporta il testo degli articoli 317, 318, 319, 319-bis, 319-ter, 320, 321, 322 e 322-bis del
codice penale:
"Art. 317 (Concussione). - Il pubblico ufficiale o l'incaricato di un pubblico servizio, che, abusando
della sua qualità o dei suoi poteri, costringe o induce taluno a dare o a promettere indebitamente
a lui o a un terzo, denaro od altra utilità, è punito con la reclusione da quattro a dodici anni (317-
bis, 323-bis).".
"Art. 318 (Corruzione per un atto d'ufficio). - Il pubblico ufficiale, che, per compiere un atto del
suo ufficio, riceve, per sè o per un terzo, in denaro o altra utilità, una retribuzione che non gli è
dovuta, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni.
Se il pubblico ufficiale riceve la retribuzione per un atto d'ufficio da lui già compiuto, la pena è
della reclusione fino a un anno.".
"Art. 319 (Corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio). - Il pubblico ufficiale, che, per
omettere o ritardare o per aver omesso o ritardato un atto del suo ufficio, ovvero per compiere o
per aver compiuto un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sè o per un terzo, denaro od
altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da due a cinque anni.".
"Art. 319-bis (Circostanze aggravanti). - La pena è aumentata se il fatto di cui all'art. 319 ha per
oggetto il conferimento di pubblici impieghi o stipendi o pensioni o la stipulazione di contratti nei
quali sia interessata l'amministrazione alla quale il pubblico ufficiale appartiene.".
"Art. 319-ter (Corruzione in atti giudiziari). - Se i fatti indicati negli articoli 318 e 319 sono
commessi per favorire o danneggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativo, si
applica la pena della reclusione da tre a otto anni.
Se dal fatto deriva l'ingiusta condanna di taluno alla reclusione non superiore a cinque anni, la
pena è della reclusione da quattro a dodici anni; se deriva l'ingiusta condanna alla reclusione
superiore a cinque anni o all'ergastolo la pena è della reclusione da sei a venti anni.".
"Art. 320 (Corruzione di persona incaricata di un pubblico servizio). - Le disposizioni dell'art. 319
si applicano anche all'incaricato di un pubblico servizio;
quelle di cui all'art. 318 si applicano anche alla persona incaricata di un pubblico servizio, qualora
rivesta la qualità di pubblico impiegato.
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In ogni caso, le pene sono ridotte in misura non superiore a un terzo.".
"Art. 321 (Pene per il corruttore). - Le pene stabilite nel primo comma dell'art. 318, nell'art. 319,
nell'art. 319-bis, nell'art. 319-ter e nell'art. 320 in relazione alle suddette ipotesi degli articoli 318
e 319, si applicano anche a chi dà o promette al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico
servizio il denaro o altra utilità.".
"Art. 322 (Istigazione alla corruzione). - Chiunque offre o promette denaro od altra utilità non
dovuti, a un pubblico ufficiale o a un incaricato di un pubblico servizio che riveste la qualità di
pubblico impiegato, per indurlo a compiere un atto del suo ufficio, soggiace, qualora l'offerta o la
promessa non sia accettata, alla pena stabilita nel primo comma dell'art. 318, ridotta di un terzo.
Se l'offerta o la promessa è fatta per indurre un pubblico ufficiale o un incaricato di un pubblico
servizio a omettere o a ritardare un atto del suo ufficio, ovvero a fare un atto contrario ai suoi
doveri, il colpevole soggiace, qualora l'offerta o la promessa non sia accettata, alla pena stabilita
nell'art. 319, ridotta di un terzo.
La pena di cui al primo comma si applica al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico
servizio che riveste la qualità di pubblico impiegato che sollecita una promessa o dazione di
denaro o altra utilità da parte di un privato per le finalità indicate dall'art. 318.
La pena di cui al secondo comma si applica al pubblico ufficiale o all'incaricato di un pubblico
servizio che sollecita una promessa o dazione di denaro od altra utilità da parte di un privato per
le finalità indicate dall'art. 319.".
"Art. 322-bis (Peculato, concussione, corruzione e istigazione alla corruzione di membri degli
organi delle Comunità europee e di funzionari delle Comunità europee e di Stati esteri). - Le
disposizioni degli articoli 314, 316, da 317 a 320 e 322, terzo e quarto comma, si applicano
anche:
1. ai membri della Commissione delle Comunità europee, del Parlamento europeo,
della Corte di Giustizia e della Corte dei conti delle Comunità europee;
2. ai funzionari e agli agenti assunti per contratto a norma dello statuto dei
funzionari delle Comunità europee o del regime applicabile agli agenti delle Comunità
europee;
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3. alle persone comandate dagli Stati membri o da qualsiasi ente pubblico o privato
presso le Comunità europee, che esercitino funzioni corrispondenti a quelle dei funzionari
o agenti delle Comunità europee;
4. ai membri e agli addetti a enti costituiti sulla base dei trattati che istituiscono le
Comunità europee;
5. a coloro che, nell'ambito di altri Stati membri dell'Unione europea, svolgono
funzioni o attività corrispondenti a quelle dei pubblici ufficiali e degli incaricati di un
pubblico servizio.
Le disposizioni degli articoli 321 e 322, primo e secondo comma, si applicano anche se il denaro o
altra utilità è dato, offerto o promesso:
6. alle persone indicate nel primo comma del presente articolo;
7. a persone che esercitano funzioni o attività corrispondenti a quelle dei pubblici
ufficiali e degli incaricati di un pubblico servizio nell'ambito di altri Stati esteri o
organizzazioni pubbliche internazionali, qualora il fatto sia commesso per procurare a sè o
ad altri un indebito vantaggio in operazioni economiche internazionali.
Le persone indicate nel primo comma sono assimilate ai pubblici ufficiali, qualora esercitino
funzioni corrispondenti, e agli incaricati di un pubblico servizio negli altri casi.".
Nota all'art. 34:
• Il decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271, reca: "Norme di attuazione di coordinamento e
transitorie del codice di procedura penale".
Nota all'art. 38:
• Si riporta il testo degli articoli 71 e 444 del codice di procedura penale:
"Art. 71 (Sospensione del procedimento per incapacità dell'imputato).
1. Se, a seguito degli accertamenti previsti dall'art. 70, risulta che lo stato mentale
dell'imputato è tale da impedirne la cosciente partecipazione al procedimento, il giudice
dispone con ordinanza che questo sia sospeso, sempre che non debba essere
pronunciata sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere.
2. Con l'ordinanza di sospensione il giudice nomina all'imputato un curatore speciale
designando di preferenza l'eventuale rappresentante legale.
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3. Contro l'ordinanza possono ricorrere per cassazione il pubblico ministero,
l'imputato e il suo difensore nonché il curatore speciale nominato all'imputato.
4. La sospensione non impedisce al giudice di assumere prove, alle condizioni e nei
limiti stabiliti dall'art. 70, comma 2. A tale assunzione il giudice procede anche a richiesta
del curatore speciale, che in ogni caso ha facoltà di assistere agli atti disposti sulla
persona dell'imputato, nonché agli atti cui questi ha facoltà di assistere.
5. Se la sospensione interviene nel corso delle indagini preliminari, si applicano le
disposizioni previste dall'art. 70, comma 3.
6. Nel caso di sospensione, non si applica la disposizione dell'art. 75 comma 3.".
"Art. 444 (Applicazione della pena su richiesta).
7. L'imputato e il pubblico ministero possono chiedere al giudice l'applicazione, nella
specie e nella misura indicata, di una sanzione sostitutiva o di una pena pecuniaria,
diminuita fino a un terzo, ovvero di una pena detentiva quando questa, tenuto conto
delle circostanze e diminuita fino a un terzo, non supera due anni di reclusione o di
arresto, soli o congiunti a pena pecuniaria.
8. Se vi è il consenso anche della parte che non ha formulato la richiesta e non
deve essere pronunciata sentenza di proscioglimento a norma dell'art. 129, il giudice,
sulla base degli atti, se ritiene corrette la qualificazione giuridica del fatto, l'applicazione e
la comparazione delle circostanze prospettate dalle parti, nonché congrua la pena
indicata, ne dispone con sentenza l'applicazione enunciando nel dispositivo che vi è stata
la richiesta delle parti. Se vi è costituzione di parte civile, il giudice non decide sulla
relativa domanda; l'imputato è tuttavia condannato al pagamento delle spese sostenute
dalla parte civile, salvo che ricorrano giusti motivi per la compensazione totale o parziale.
Non si applica la disposizione dell'art. 75, comma 3.
9. La parte, nel formulare la richiesta, può subordinarne l'efficacia alla concessione
della sospensione condizionale della pena. In questo caso il giudice, se ritiene che la
sospensione condizionale non può essere concessa, rigetta la richiesta.".
Nota all'art. 39:
• Si riporta i testo dell'art. 100 del codice di procedura penale:
"Art. 100 (Difensore delle altre parti private).
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1. La parte civile, il responsabile civile e la persona civilmente obbligata per la pena
pecuniaria stanno in giudizio col ministero di un difensore, munito di procura speciale
conferita con atto pubblico o scrittura privata autenticata dal difensore o da altra persona
abilitata.
2. La procura speciale può essere anche apposta in calce o a margine della
dichiarazione di costituzione di parte civile, del decreto di citazione o della dichiarazione di
costituzione o di intervento del responsabile civile e della persona civilmente obbligata
per la pena pecuniaria. In tali casi l'autografia della sottoscrizione della parte è certificata
dal difensore.
3. La procura speciale si presume conferita soltanto per un determinato grado del
processo, quando nell'atto non è espressa volontà diversa.
4. Il difensore può compiere e ricevere, nell'interesse della parte rappresentata,
tutti gli atti del procedimento che dalla legge non sono a essa espressamente riservati. In
ogni caso non può compiere atti che importino disposizione del diritto in contesa se
non ne ha ricevuto espressamente il potere.
5. Il domicilio delle parti private indicate nel comma 1 per ogni effetto processuale
si intende eletto presso il difensore.".
Nota all'art. 43:
• Si riporta il testo degli articoli 154 e 161 del codice di procedura penale:
"Art. 154 (Notificazioni alla persona offesa, alla parte civile, al responsabile civile e al civilmente
obbligato per la pena pecuniaria).
1. Le notificazioni alla persona offesa dal reato sono eseguite a norma dell'art. 157,
commi 1, 2, 3, 4 e 8. Se sono ignoti i luoghi ivi indicati, la notificazione è eseguita
mediante deposito dell'atto nella cancelleria. Qualora risulti dagli atti notizia precisa del
luogo di residenza o di dimora all'estero, la persona offesa è invitata mediante
raccomandata con avviso di ricevimento a dichiarare o eleggere domicilio nel territorio
dello Stato. Se nel termine di venti giorni dalla ricezione della raccomandata non viene
effettuata la dichiarazione o l'elezione di domicilio ovvero se la stessa è insufficiente o
risulta inidonea, la notificazione è eseguita mediante deposito dell'atto nella cancelleria.
2. La notificazione della prima citazione al responsabile civile e alla persona
civilmente obbligata per la pena pecuniaria è eseguita con le forme stabilite per la prima
notificazione all'imputato non detenuto.
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3. Se si tratta di pubbliche amministrazioni, di persone giuridiche o di enti privi di
personalità giuridica, le notificazioni sono eseguite nelle forme stabilite per il processo
civile.
4. Le notificazioni alla parte civile, al responsabile civile e alla persona civilmente
obbligata per la pena pecuniaria costituiti in giudizio sono eseguite presso i difensori. Il
responsabile civile e la persona civilmente obbligata per la pena pecuniaria, se non sono
costituiti, devono dichiarare o eleggere il proprio domicilio nel luogo in cui si procede con
atto ricevuto dalla cancelleria del giudice competente. In mancanza di tale dichiarazione o
elezione o se la stessa è insufficiente o inidonea, le notificazioni sono eseguite mediante
deposito nella cancelleria.".
"Art. 161 (Domicilio dichiarato, eletto o determinato per le notificazioni).
5. Il giudice, il pubblico ministero o la polizia giudiziaria, nel primo atto compiuto
con l'intervento della persona sottoposta alle indagini o dell'imputato non detenuto nè
internato, lo invitano a dichiarare uno dei luoghi indicati nell'art. 157, comma 1, ovvero a
eleggere domicilio per le notificazioni, avvertendolo che, nella sua qualità di persona
sottoposta alle indagini o di imputato, ha l'obbligo di comunicare ogni mutamento del
domicilio dichiarato o eletto e che in mancanza di tale comunicazione o nel caso di rifiuto
di dichiarare o eleggere domicilio, le notificazioni verranno eseguite mediante consegna al
difensore. Della dichiarazione o della elezione di domicilio, ovvero del rifiuto di compierla,
è fatta menzione nel verbale.
6. Fuori del caso previsto dal comma 1, l'invito a dichiarare o eleggere domicilio è
formulato con l'informazione di garanzia o con il primo atto notificato per disposizione
dell'autorità giudiziaria. L'imputato è avvertito che deve comunicare ogni mutamento del
domicilio dichiarato o eletto e che in caso di mancanza, di insufficienza o di inidoneità
della dichiarazione o della elezione, le successive notificazioni verranno eseguite nel luogo
in cui l'atto è stato notificato.
7. L'imputato detenuto che deve essere scarcerato per causa diversa dal
proscioglimento definitivo e l'imputato che deve essere dimesso da un istituto per
l'esecuzione di misure di sicurezza, all'atto della scarcerazione, o della dimissione ha
l'obbligo di fare la dichiarazione o l'elezione di domicilio con atto ricevuto a verbale dal
direttore dell'istituto. Questi lo avverte a norma del comma 1, iscrive la dichiarazione o
elezione nell'apposito registro e trasmette immediatamente il verbale all'autorità che ha
disposto la scarcerazione o la dimissione.
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8. Se la notificazione nel domicilio determinato a norma del comma 2 diviene
impossibile, le notificazioni sono eseguite mediante consegna al difensore. Nello stesso
modo si procede quando, nei casi previsti dai commi 1 e 3, la dichiarazione o l'elezione di
domicilio mancano o sono insufficienti o inidonee. Tuttavia, quando risulta che, per caso
fortuito o forza maggiore, l'imputato non è stato nella condizione di comunicare il
mutamento del luogo dichiarato o eletto, si applicano le disposizioni degli articoli 157 e
159.".
Nota all'art. 45:
• Si riporta il testo dell'art. 292 del codice di procedura penale:
"Art. 292 (Ordinanza del giudice).
1. Sulla richiesta del pubblico ministero il giudice provvede con ordinanza.
2. L'ordinanza che dispone la misura cautelare contiene, a pena di nullità rilevabile
anche d'ufficio:
a. le generalità dell'imputato o quanto altro valga a identificarlo;
b. la descrizione sommaria del fatto con l'indicazione delle norme di legge
che si assumono violate;
c. l'esposizione delle specifiche esigenze cautelari e degli indizi che
giustificano in concreto la misura disposta, con l'indicazione degli elementi di fatto da cui
sono desunti e dei motivi per i quali essi assumono rilevanza, tenuto conto anche del
tempo trascorso dalla commissione del reato;
c. -bis l'esposizione dei motivi per i quali sono stati ritenuti non rilevanti gli
elementi forniti dalla difesa, nonché, in caso di applicazione della misura della custodia
cautelare in carcere, l'esposizione delle concrete e specifiche ragioni per le quali le
esigenze di cui all'art. 274 non possono essere soddisfatte con altre misure;
d. la fissazione della data di scadenza della misura, in relazione alle indagini
da compiere, allorché questa è disposta al fine di garantire l'esigenza cautelare di cui alla
lettera a) del comma 1 dell'art. 274;
e. la data e la sottoscrizione del giudice.
2. -bis. L'ordinanza contiene altresì la sottoscrizione dell'ausiliario che assiste il
giudice, il sigillo dell'ufficio e, se possibile, l'indicazione del luogo in cui probabilmente si
trova l'imputato.
3. -ter. L'ordinanza è nulla se non contiene la valutazione degli elementi a carico e
a favore dell'imputato, di cui all'art. 358, nonchè all'art. 327-bis.
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4. L'incertezza circa il giudice che ha emesso il provvedimento ovvero circa la
persona nei cui confronti la misura è disposta esime gli ufficiali e gli agenti incaricati dal
darvi esecuzione.".
Note all'art. 47:
• Si riporta il testo dell'art. 91 del citato decreto legislativo 28 luglio 1989, n. 271:
"Art. 91 (Giudice competente in ordine alle misure cautelari).
1. Nel corso degli atti preliminari al dibattimento, i provvedimenti concernenti le
misure cautelari sono adottati, secondo la rispettiva competenza, dal pretore, dal
tribunale, dalla corte di assise, dalla corte di appello o dalla corte di assise di appello;
dopo la pronuncia della sentenza e prima della trasmissione degli atti a norma dell'art.
590 del codice, provvede il giudice che ha emesso la sentenza; durante la pendenza del
ricorso per cassazione, provvede il giudice che ha emesso il provvedimento impugnato.".
• Si riporta il testo dell'art. 127 del codice di procedura penale:
"Art. 127 (Procedimento in camera di consiglio).
1. Quando si deve procedere in camera di consiglio, il giudice o il presidente del
collegio fissa la data dell'udienza e ne fa dare avviso alle parti, alle altre persone
interessate e ai difensori. L'avviso è comunicato o notificato almeno dieci giorni prima
della data predetta.
Se l'imputato è privo di difensore, l'avviso è dato a quello di ufficio.
2. Fino a cinque giorni prima dell'udienza possono essere presentate memorie in
cancelleria.
3. Il pubblico ministero, gli altri destinatari dell'avviso nonché i difensori sono sentiti
se compaiono.
Se l'interessato è detenuto o internato in luogo posto fuori della circoscrizione del giudice
e ne fa richiesta, deve essere sentito prima del giorno dell'udienza dal magistrato di
sorveglianza del luogo.
4. L'udienza è rinviata se sussiste un legittimo impedimento dell'imputato o del
condannato che ha chiesto di essere sentito personalmente e che non sia detenuto o
internato in luogo diverso da quello in cui ha sede il giudice.
5. Le disposizioni dei commi 1, 3 e 4 sono previste a pena di nullità.
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6. L'udienza si svolge senza la presenza del pubblico.
7. Il giudice provvede con ordinanza comunicata o notificata senza ritardo ai
soggetti indicati nel comma 1, che possono proporre ricorso per cassazione.
8. Il ricorso non sospende l'esecuzione dell'ordinanza, a meno che il giudice che l'ha
emessa disponga diversamente con decreto motivato.
9. L'inammissibilità dell'atto introduttivo del procedimento è dichiarata dal giudice
con ordinanza, anche senza formalità di procedura, salvo che sia altrimenti stabilito. Si
applicano le disposizioni dei commi 7 e 8.
10. Il verbale di udienza è redatto soltanto in forma riassuntiva a norma dell'art. 140,
comma 2.".
Nota all'art. 52:
• Si riporta il testo degli articoli 322-bis e 325 del codice di procedura penale:
"Art. 322-bis (Appello).
1. Fuori dei casi previsti dall'art. 322, il pubblico ministero, l'imputato e il suo
difensore, la persona alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe
diritto alla loro restituzione, possono proporre appello contro le ordinanze in materia di
sequestro preventivo e contro il decreto di revoca del sequestro emesso dal pubblico
ministero.
2. -bis. Sull'appello decide, in composizione collegiale, il tribunale del capoluogo
della provincia nella quale ha sede l'ufficio che ha emesso il provvedimento.
3. L'appello non sospende l'esecuzione del provvedimento. Si applicano, in quanto
compatibili, le disposizioni dell'art. 310.".
"Art. 325 (Ricorso per cassazione).
4. Contro le ordinanze emesse a norma degli articoli 322-bis e 324, il pubblico
ministero, l'imputato e il suo difensore, la persona alla quale le cose sono state
sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione possono proporre ricorso
per cassazione per violazione di legge.
5. Entro il termine previsto dall'art. 324, comma 1, contro il decreto di sequestro
emesso dal giudice può essere proposto direttamente ricorso per cassazione. La
proposizione del ricorso rende inammissibile la richiesta di riesame.
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6. Si applicano le disposizioni dell'art. 311, commi 3 e 4.
7. Il ricorso non sospende l'esecuzione della ordinanza.".
Note all'art. 53:
• Si riporta il testo degli articoli 321, 322 e 323 del codice di procedura penale:
"Art. 321 (Oggetto del sequestro preventivo).
1. Quando vi è pericolo che la libera disponibilità di una cosa pertinente al reato
possa aggravare o protrarre le conseguenze di esso ovvero agevolare la commissione di
altri reati, a richiesta del pubblico ministero il giudice competente a pronunciarsi nel
merito ne dispone il sequestro con decreto motivato. Prima dell'esercizio dell'azione
penale provvede il giudice per le indagini preliminari.
2. Il giudice può altresì disporre il sequestro delle cose di cui è consentita la
confisca.
2. -bis. Nel corso del procedimento penale relativo a delitti previsti dal capo I del
titolo II del libro secondo del codice penale il giudice dispone il sequestro dei beni di cui è
consentita la confisca.
3. Il sequestro è immediatamente revocato a richiesta del pubblico ministero o
dell'interessato quando risultano mancanti, anche per fatti sopravvenuti, le condizioni di
applicabilità previste dal comma 1. Nel corso delle indagini preliminari provvede il
pubblico ministero con decreto motivato, che è notificato a coloro che hanno diritto di
proporre impugnazione. Se vi è richiesta di revoca dell'interessato, il pubblico ministero,
quando ritiene che essa vada anche in parte respinta, la trasmette al giudice, cui
presenta richieste specifiche nonché gli elementi sui quali fonda le sue valutazioni. La
richiesta è trasmessa non oltre il giorno successivo a quello del deposito nella segreteria.
3. -bis. Nel corso delle indagini preliminari, quando non è possibile, per la
situazione di urgenza, attendere il provvedimento del giudice, il sequestro è disposto con
decreto motivato dal pubblico ministero. Negli stessi casi, prima dell'intervento del
pubblico ministero, al sequestro procedono ufficiali di polizia giudiziaria, i quali, nelle
quarantotto ore successive, trasmettono il verbale al pubblico ministero del luogo in cui il
sequestro è stato eseguito. Questi, se non dispone la restituzione delle cose sequestrate,
richiede al giudice la convalida e l'emissione del decreto previsto dal comma 1 entro
quarantotto ore dal sequestro, se disposto dallo stesso pubblico ministero, o dalla
ricezione del verbale, se il sequestro è stato eseguito di iniziativa dalla polizia giudiziaria.
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3. -ter. Il sequestro perde efficacia se non sono osservati i termini previsti dal
comma 3-bis ovvero se il giudice non emette l'ordinanza di convalida entro dieci giorni
dalla ricezione della richiesta. Copia dell'ordinanza è immediatamente notificata alla
persona alla quale le cose sono state sequestrate.".
"Art. 322 (Riesame del decreto di sequestro preventivo).
4. Contro il decreto di sequestro emesso dal giudice l'imputato e il suo difensore, la persona
alla quale le cose sono state sequestrate e quella che avrebbe diritto alla loro restituzione
possono proporre richiesta di riesame, anche nel merito, a norma dell'art. 324.
5. La richiesta di riesame non sospende l'esecuzione del provvedimento.".
"Art. 323 (Perdita di efficacia del sequestro preventivo).
6. Con la sentenza di proscioglimento o di non luogo a procedere, ancorché soggetta a
impugnazione, il giudice ordina che le cose sequestrate siano restituite a chi ne abbia
diritto, quando non deve disporre la confisca a norma dell'art. 240 del codice penale, il
provvedimento è immediatamente esecutivo.
7. Quando esistono più esemplari identici della cosa sequestrata e questa presenta interesse
a fini di prova, il giudice, anche dopo la sentenza di proscioglimento o di non luogo a
procedere impugnata dal pubblico ministero, ordina che sia mantenuto il sequestro di un
solo esemplare e dispone la restituzione degli altri esemplari.
8. Se è pronunciata sentenza di condanna, gli effetti del sequestro permangono quando è
stata disposta la confisca delle cose sequestrate.
9. La restituzione non è ordinata se il giudice dispone, a richiesta del pubblico ministero o
della parte civile, che sulle cose appartenenti all'imputato o al responsabile civile sia
mantenuto il sequestro a garanzia dei crediti indicati nell'art. 316.".
• Per il testo dell'art. 322-bis del codice di procedura penale vedi note all'art. 52.
Nota all'art. 54:
• Si riporta il testo degli articoli 316, 317, 318, 319 e 320 del codice di procedura penale:
"Art. 316 (Presupposti ed effetti del provvedimento).
1. Se vi è fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie per
il pagamento della pena pecuniaria delle spese di procedimento e di ogni altra somma
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dovuta all'erario dello Stato, il pubblico ministero, in ogni stato e grado del processo di
merito, chiede il sequestro conservativo dei beni mobili o immobili dell'imputato o delle
somme o cose a lui dovute, nei limiti in cui la legge ne consente il pignoramento.
2. Se vi è fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie
delle obbligazioni civili derivanti dal reato, la parte civile può chiedere il sequestro
conservativo dei beni dell'imputato o del responsabile civile, secondo quanto previsto dal
comma 1.
3. Il sequestro disposto a richiesta del pubblico ministero giova anche alla parte
civile.
4. Per effetto del sequestro i crediti indicati nei commi 1 e 2 si considerano
privilegiati, rispetto a ogni altro credito non privilegiato di data anteriore e ai crediti sorti
posteriormente, salvi, in ogni caso, i privilegi stabiliti a garanzia del pagamento dei
tributi.".
"Art. 317 (Forma del provvedimento. Competenza).
5. Il provvedimento che dispone il sequestro conservativo a richiesta del pubblico
ministero o della parte civile è emesso con ordinanza del giudice che procede.
6. Se è stata pronunciata sentenza di condanna, di proscioglimento o di non luogo
a procedere, soggetta a impugnazione, il sequestro è ordinato, prima che gli atti siano
trasmessi al giudice dell'impugnazione, dal giudice che ha pronunciato la sentenza e,
successivamente, dal giudice che deve decidere sull'impugnazione. Dopo il
provvedimento che dispone il giudizio e prima che gli atti siano trasmessi al giudice
competente, provvede il giudice per le indagini preliminari.
7. Il sequestro è eseguito dall'ufficiale giudiziario con le forme prescritte dal codice
di procedura civile per l'esecuzione del sequestro conservativo sui beni mobili o immobili.
8. Gli effetti del sequestro cessano quando la sentenza di proscioglimento o di non
luogo a procedere non è più soggetta a impugnazione. La cancellazione della trascrizione
del sequestro di immobili è eseguita a cura del pubblico ministero. Se il pubblico
ministero non provvede, l'interessato può proporre incidente di esecuzione.".
"Art. 318 (Riesame dell'ordinanza di sequestro conservativo).
9. Contro l'ordinanza di sequestro conservativo chiunque vi abbia interesse può
proporre richiesta di riesame, anche nel merito, a norma dell'art. 324.
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10. La richiesta di riesame non sospende l'esecuzione del provvedimento.".
"Art. 319 (Offerta di cauzione).
11. Se l'imputato o il responsabile civile offre cauzione idonea a garantire i crediti
indicati nell'art. 316, il giudice dispone con decreto che non si faccia luogo al sequestro
conservativo e stabilisce le modalità con cui la cauzione deve essere prestata.
12. Se l'offerta è proposta con la richiesta di riesame, il giudice revoca il sequestro
conservativo quando ritiene la cauzione proporzionata al valore delle cose sequestrate.
13. Il sequestro è altresì revocato dal giudice se l'imputato o il responsabile civile
offre, in qualunque stato e grado del processo di merito, cauzione idonea.".
"Art. 320 (Esecuzione sui beni sequestrati).
14. Il sequestro conservativo si converte in pignoramento quando diventa
irrevocabile la sentenza di condanna al pagamento di una pena pecuniaria ovvero quando
diventa esecutiva la sentenza che condanna l'imputato e il responsabile civile al
risarcimento del danno in favore della parte civile. La conversione non estingue il
privilegio previsto dall'art. 316, comma 4.
15. Salva l'azione per ottenere con le forme ordinarie il pagamento delle somme che
rimangono ancora dovute, l'esecuzione forzata sui bei sequestrati ha luogo nelle forme
prescritte dal codice di procedura civile. Sul prezzo ricavato dalla vendita dei beni
sequestrati e sulle somme depositate a titolo di cauzione e non devolute alla cassa delle
ammende, sono pagate, nell'ordine, le somme dovute alla parte civile a titolo di
risarcimento del danno e di spese processuali, le pene pecuniarie, le spese di
procedimento e ogni altra somma dovuta all'erario dello Stato.".
Nota all'art. 55:
• Si riporta il testo dell'art. 335 del codice di procedura penale:
"Art. 335 (Registro delle notizie di reato).
1. Il pubblico ministero iscrive immediatamente, nell'apposito registro custodito
presso l'ufficio, ogni notizia di reato che gli perviene o che ha acquisito di propria
iniziativa nonché, contestualmente o dal momento in cui risulta, il nome della persona
alla quale il reato stesso è attribuito.
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2. Se nel corso delle indagini preliminari muta la qualificazione giuridica del fatto
ovvero questo risulta diversamente circostanziato, il pubblico ministero cura
l'aggiornamento delle iscrizioni previste dal comma 1 senza procedere a nuove iscrizioni.
3. Ad esclusione dei casi in cui si procede per uno dei delitti di cui all'art. 407,
comma 2, lettera a), le iscrizioni previste dai commi 1 e 2 sono comunicate alla persona
alla quale il reato è attribuito, alla persona offesa e ai rispettivi difensori, ove ne facciano
richiesta.
3. -bis. Se sussistono specifiche esigenze attinenti all'attività di indagine, il pubblico
ministero, nel decidere sulla richiesta, può disporre, con decreto motivato, il segreto sulle
iscrizioni per un periodo non superiore a tre mesi e non rinnovabili.".
Nota all'art. 59:
• Si riporta il testo dell'art. 405 del codice di procedura penale:
"Art. 405 (Inizio dell'azione penale. Forme e termini).
1. Il pubblico ministero, quando non deve richiedere l'archiviazione esercita l'azione
penale, formulando l'imputazione, nei casi previsti nei titoli II, III, IV e V del libro VI,
ovvero con richiesta di rinvio a giudizio.
2. Salvo quanto previsto dall'art. 415-bis, il pubblico ministero richiede il rinvio a
giudizio entro sei mesi dalla data in cui il nome della persona alla quale è attribuito il
reato è iscritto nel registro delle notizie di reato. Il termine è di un anno se si procede per
taluno dei delitti indicati nell'art. 407, comma 2, lettera a).
3. Se è necessaria la querela, l'istanza o la richiesta di procedimento, il termine
decorre dal momento in cui queste pervengono al pubblico ministero.
4. Se è necessaria l'autorizzazione a procedere, il decorso del termine è sospeso dal
momento della richiesta a quello in cui l'autorizzazione perviene al pubblico ministero.".
Nota all'art. 61:
• Si riporta il testo dell'art. 426 del codice di procedura penale:
"Art. 426 (Requisiti della sentenza). L
1. a sentenza contiene:
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a. l'intestazione in nome del popolo italiano e l'indicazione dell'autorità che
l'ha pronunciata;
b. le generalità dell'imputato o le altre indicazioni personali che valgono a
identificarlo nonché le generalità delle altre parti private;
c. l'imputazione;
d. l'esposizione sommaria dei motivi di fatto e di diritto su cui la decisione è
fondata;
e. il dispositivo, con l'indicazione degli articoli di legge applicati;
f. la data e la sottoscrizione del giudice.
2. In caso di impedimento del giudice, la sentenza è sottoscritta dal presidente del
tribunale previa menzione della causa della sostituzione.
3. Oltre che nel caso previsto dall'art. 125, comma 3, la sentenza è nulla se manca
o è incompleto nei suoi elementi essenziali il dispositivo ovvero se manca la sottoscrizione
del giudice.".
Note all'art. 62:
• Il titolo I del libro sesto del codice di procedura penale, reca: "Giudizio Abbreviato".
• Si riporta il testo degli articoli 555, 557, 558 e 442 del codice di procedura penale:
"Art. 555 (Udienza di comparizione a seguito della citazione diretta).
1. Almeno sette giorni prima della data fissata per l'udienza di comparizione, le parti
devono, a pena di inammissibilità, depositare in cancelleria le liste dei testimoni, periti o
consulenti tecnici nonché delle persone indicate nell'art. 210 di cui intendono chiedere
l'esame.
2. Prima della dichiarazione di apertura del dibattimento, l'imputato o il pubblico
ministero può presentare la richiesta prevista dall'art. 444, comma 1; l'imputato, inoltre,
può richiedere il giudizio abbreviato o presentare domande di oblazione.
3. Il giudice, quando il reato è perseguibile a querela, verifica se il querelante è
disposto a rimettere la querela e il querelato ad accettare la remissione.
4. Se deve procedersi al giudizio, le parti, dopo la dichiarazione di apertura del
dibattimento indicano i fatti che intendono provare e chiedono l'ammissione delle prove;
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inoltre, le parti possono concordare l'acquisizione al fascicolo per il dibattimento di atti
contenuti nel fascicolo del pubblico ministero, nonché della documentazione relativa
all'attività di investigazione difensiva.
5. Per tutto ciò che non è espressamente previsto si osservano le disposizioni
contenute nel libro settimo, in quanto compatibili.".
"Art. 557 (Procedimento per decreto).
6. Con l'atto di opposizione l'imputato chiede al giudice di emettere il decreto di
citazione a giudizio ovvero chiede il giudizio abbreviato o l'applicazione della pena a
norma dell'art. 444 o presenta domanda di oblazione.
7. Nel giudizio conseguente all'opposizione, l'imputato non può chiedere il giudizio
abbreviato o l'applicazione della pena su richiesta, nè presentare domanda di oblazione.
In ogni caso, il giudice revoca il decreto penale di condanna.
8. Si osservano le disposizioni del titolo V del libro sesto, in quanto applicabili.".
"Art. 558 (Convalida dell'arresto e giudizio direttissimo).
9. Gli ufficiali o gli agenti di polizia giudiziaria che hanno eseguito l'arresto in
flagranza o che hanno avuto in consegna l'arrestato lo conducono direttamente davanti al
giudice del dibattimento per la convalida dell'arresto e il contestuale giudizio, sulla base
della imputazione formulata dal pubblico ministero. In tal caso citano anche oralmente la
persona offesa e i testimoni e avvisano il difensore di fiducia o, in mancanza quello
designato di ufficio a norma dell'art. 97, comma 3.
10. Quando il giudice non tiene udienza, gli ufficiali o gli agenti di polizia giudiziaria
che hanno eseguito l'arresto o che hanno avuto in consegna l'arrestato gliene danno
immediata notizia e presentano l'arresto all'udienza che il giudice fissa entro quarantotto
ore dall'arresto.
Non si applica la disposizione prevista dall'art. 386, comma 4.
11. Il giudice al quale viene presentato l'arrestato autorizza l'ufficiale o l'agente di
polizia giudiziaria a una relazione orale e quindi sente l'arrestato per la convalida
dell'arresto.
12. Se il pubblico ministero ordina che l'arrestato in flagranza sia posto a sua
disposizione a norma dell'art. 386, lo può presentare direttamente all'udienza, in stato di
arresto, per la convalida e il contestuale giudizio, entro quarantotto ore dall'arresto. Se il
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giudice non tiene udienza, la fissa a richiesta del pubblico ministero, al più presto e
comunque entro le successive quarantotto ore.
Si applicano al giudizio di convalida le disposizioni dell'art. 391, in quanto compatibili.
13. Se l'arresto non è convalidato, il giudice restituisce gli atti al pubblico ministero.
Il giudice procede tuttavia a giudizio direttissimo quando l'imputato e il pubblico ministero
vi consentono.
14. Se l'arresto è convalidato a norma dei commi precedenti, si procede
immediatamente al giudizio.
15. L'imputato ha facoltà di chiedere un termine per preparare la difesa non
superiore a cinque giorni. Quando l'imputato si avvale di tale facoltà, il dibattimento è
sospeso fino all'udienza immediatamente successiva alla scadenza del termine.
16. Subito dopo l'udienza di convalida, l'imputato può formulare richiesta di giudizio
abbreviato ovvero di applicazione della pena su richiesta. In tal caso il giudizio si svolge
davanti allo stesso giudice del dibattimento. Si applicano le disposizioni dell'art. 452,
comma 2.
17. Il pubblico ministero può, altresì, procedere al giudizio direttissimo nei casi
previsti dall'art. 449, commi 4 e 5.".
"Art. 442 (Decisione).
18. Terminata la discussione il giudice provvede a norma degli articoli 529 e
seguenti.
19. bis. Ai fini della deliberazione il giudice utilizza gli atti contenuti nel fascicolo di
cui all'art. 416, comma 2, la documentazione di cui all'art. 419, comma 3, e le prove
assunte nell'udienza.
20. In caso di condanna, la pena che il giudice determina tenendo conto di tutte le
circostanze è diminuita di un terzo. Alla pena dell'ergastolo è sostituita quella della
reclusione di anni trenta. Alla pena dell'ergastolo con isolamento diurno, nei casi di
concorso di reati e di reato continuato, è sostituita quella dell'ergastolo.
21. La sentenza è notificata all'imputato che non sia comparso.
22. Si applica la disposizione dell'art. 426, comma 2.
Note all'art. 63:
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• Per il testo dell'art. 444 del codice di procedura penale si vedranno le note dell'art. 38.
• Il titolo II del libro sesto del codice di procedura penale, reca: "Applicazione della pena su
richiesta delle parti".
Note all'art. 64:
• Il titolo V del libro sesto del codice di procedura penale, reca: "Procedimento per decreto".
• Per il testo dell'art. 557 del codice di procedura penale, si vedano le note all'art. 62.
Note all'art. 73:
• Il titolo IV del libro nono del codice di procedura penale, reca: "Revisione".
• Si riporta il testo degli articoli 643, 644, 645, 646 e 647 del codice di procedura penale:
"Art. 643 (Riparazione dell'errore giudiziario).
1. Chi è stato prosciolto in sede di revisione, se non ha dato causa per dolo o colpa
grave all'errore giudiziario, ha diritto a una ripartizione commisurata alla durata della
eventuale espiazione della pena o internamento e alle conseguenze personali e familiari
derivanti dalla condanna.
2. La riparazione si attua mediante pagamento di una somma di denaro ovvero,
tenuto conto delle condizioni dell'avente diritto e della natura del danno, mediante la
costituzione di una rendita vitalizia. L'avente diritto, su sua domanda, può essere accolto
in un istituto a spese dello Stato.
3. Il diritto alla ripartizione è escluso per quella parte della pena detentiva che sia
computata nella determinazione della pena da espiare per un reato diverso, a norma
dell'art. 657, comma 2.".
"Art. 644 (Ripartizione in caso di morte).
4. Se il condannato muore, anche prima del procedimento di revisione, il diritto alla
riparazione spetta al coniuge, ai discendenti e ascendenti, ai fratelli e sorelle, agli affini
entro il primo grado e alle persone legate da vincolo di adozione con quella deceduta.
5. A tali persone, tuttavia, non può essere assegnata a titolo di riparazione una
somma maggiore di quella che sarebbe stata liquidata al prosciolto. La somma è ripartita
equitativamente in ragione delle conseguenze derivate dall'errore a ciascuna persona.
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6. Il diritto alla riparazione non spetta alle persone che si trovino nella situazione di
indegnità prevista nell'art. 463 del codice civile.".
"Art. 645 (Domanda di riparazione).
7. La domanda di riparazione è proposta, a pena di inammissibilità, entro due anni
dal passaggio in giudicato della sentenza di revisione ed è presentata per iscritto,
unitamente ai documenti ritenuti utili, personalmente o per mezzo di procuratore
speciale, nella cancelleria della corte di appello che ha pronunciato la sentenza.
8. Le persone indicate nell'art. 644 possono presentare la domanda nello stesso
termine, anche per mezzo del curatore indicato nell'art. 638 ovvero giovarsi della
domanda già proposta da altri. Se la domanda è presentata soltanto da alcuna delle
predette persone, questa deve fornire l'indicazione degli altri aventi diritto.".
"Art. 646 (Procedimento e decisione).
9. Sulla domanda di riparazione la corte di appello decide in camera di consiglio
osservando le forme previste dall'art. 127.
10. La domanda, con il provvedimento che fissa l'udienza, è comunicata al pubblico
ministero ed è notificata a cura della cancelleria, al Ministro del tesoro presso l'Avvocatura
dello Stato che ha sede nel distretto della corte e a tutti gli interessati, compresi gli aventi
diritto che non hanno proposto la domanda.
11. L'ordinanza che decide sulla domanda di riparazione è comunicata al pubblico
ministero e notificata a tutti gli interessati, i quali possono ricorrere per cassazione.
12. Gli interessati che, dopo aver ricevuto la notificazione prevista dal comma 2, non
formulano le proprie richieste nei termini e nelle forme previsti dall'art. 127, comma 2,
decadono dal diritto di presentare la domanda di riparazione successivamente alla
chiusura del procedimento stesso.
13. Il giudice, qualora ne ricorrano le condizioni, assegna all'interessato una
provvisionale a titolo di alimenti.".
"Art. 647 (Risarcimento del danno e riparazione).
14. Nel caso previsto dall'art. 630, comma 1, lettera d), lo Stato, se ha corrisposto la
riparazione, si surroga, fino alla concorrenza della somma pagata, nel diritto al
risarcimento dei danni contro il responsabile.".
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Note all'art. 74:
• Si riporta il testo degli articoli 665, 666 e 667 del codice di procedura penale:
"Art. 665 (Giudice competente).
1. Salvo diversa disposizione di legge, competente a conoscere dell'esecuzione di
un provvedimento è il giudice che lo ha deliberato.
2. Quando è stato proposto appello se il provvedimento è stato confermato o
riformato soltanto in relazione alla pena, alle misure di sicurezza o alle disposizioni civili, è
competente il giudice di primo grado; altrimenti è competente il giudice di appello.
3. Quando vi è stato ricorso per cassazione e questo è stato dichiarato
inammissibile o rigettato ovvero quando la corte ha annullato senza rinvio il
provvedimento impugnato, è competente il giudice di primo grado, se il ricorso fu
proposto contro provvedimento inappellabile ovvero a norma dell'art. 569, e il giudice
indicato nel comma 2 negli altri casi. Quando è stato pronunciato l'annullamento con
rinvio, è competente il giudice di rinvio.
4. Se l'esecuzione concerne più provvedimenti emessi da giudici diversi, è
competente il giudice che ha emesso il provvedimento divenuto irrevocabile per ultimo.
Tuttavia, se i provvedimenti sono stati emessi da giudici ordinari e giudici speciali, è
competente in ogni caso il giudice ordinario.
4. bis. Se l'esecuzione concerne più provvedimenti emessi dal tribunale in
composizione monocratica e collegiale, l'esecuzione è attribuita in ogni caso al collegio.".
"Art. 666 (Procedimento di esecuzione).
5. Il giudice dell'esecuzione procede a richiesta del pubblico ministero dell'interessato o del
difensore.
6. Se la richiesta appare manifestamente infondata per difetto delle condizioni di legge
ovvero costituisce mera riproposizione di una richiesta già rigettata, basata sui medesimi
elementi, il giudice e il presidente del collegio, sentito il pubblico ministero, la dichiara
inammissibile con decreto motivato, che è notificato entro cinque giorni all'interessato.
Contro il decreto può essere proposto ricorso per cassazione.
7. Salvo quanto previsto dal comma 2, il giudice o il presidente del collegio, designato il
difensore di ufficio all'interessato che ne sia privo, fissa la data dell'udienza in camera di
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consiglio e ne fa dare avviso alle parti e ai difensori. L'avviso è comunicato o notificato
almeno dieci giorni prima della data predetta.
Fino a cinque giorni prima dell'udienza possono essere depositate memorie in cancelleria.
8. L'udienza si svolge con la partecipazione necessaria del difensore e del pubblico
ministero. L'interessato che ne fa richiesta è sentito personalmente; tuttavia, se è
detenuto o internato in luogo posto fuori della circoscrizione del giudice, è sentito prima
del giorno dell'udienza dal magistrato di sorveglianza del luogo, salvo che il giudice
ritenga di disporre la traduzione.
9. Il giudice può chiedere alle autorità competenti tutti i documenti e le informazioni di cui
abbia bisogno; se occorre assumere prove, procede in udienza nel rispetto del
contraddittorio.
10. Il giudice decide con ordinanza. Questa è comunicata o notificata senza ritardo alle parti
e ai difensori, che possono proporre ricorso per cassazione. Si osservano, in quanto
applicabili, le disposizioni sulle impugnazioni e quelle sul procedimento in camera di
consiglio davanti alla Corte di cassazione.
11. Il ricorso non sospende l'esecuzione dell'ordinanza, a meno che il giudice che l'ha emessa
disponga diversamente.
12. Se l'interessato è infermo di mente, l'avviso previsto dal comma 3 è notificato anche al
tutore o al curatore; se l'interessato ne è privo, il giudice o il presidente del collegio
nomina un curatore provvisorio. Al tutore e al curatore competono gli stessi diritti
dell'interessato.
13. Il verbale di udienza è redatto soltanto in forma riassuntiva a norma dell'art. 140, comma
2.".
"Art. 667 (Dubbio sull'identità fisica della persona detenuta).
14. Se vi è ragione di dubitare dell'identità della persona arrestata per esecuzione di pena o
perché evasa mentre scontava una condanna, il giudice dell'esecuzione la interroga e
compie ogni indagine utile alla sua identificazione anche a mezzo della polizia giudiziaria.
15. Quando riconosce che non si tratta della persona nei cui confronti deve compiersi
l'esecuzione, ne ordina immediatamente la liberazione. Se l'identità rimane incerta, ordina
la sospensione dell'esecuzione, dispone la liberazione del detenuto e invita il pubblico
ministero a procedere a ulteriori indagini.
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16. Se appare evidente che vi è stato un errore di persona e non è possibile provvedere
tempestivamente a norma dei commi 1 e 2, la liberazione può essere ordinata in via
provvisoria con decreto motivato dal pubblico ministero del luogo dove l'arrestato si
trova. Il provvedimento del pubblico ministero ha effetto lino a quando non provvede il
giudice competente, al quale gli atti sono immediatamente trasmessi.
17. Il giudice dell'esecuzione provvede in ogni caso senza formalità con ordinanza comunicata
al pubblico ministero e notificata all'interessato. Contro l'ordinanza possono proporre
opposizione davanti allo stesso giudice il pubblico ministero. l'interessato e il difensore; in
tal caso si procede a norma dell'art. 666. L'opposizione è proposta, a pena di decadenza,
entro quindici giorni dalla comunicazione o dalla notificazione dell'ordinanza.
18. Se la persona detenuta deve essere giudicata per altri reati, l'ordinanza è comunicata
all'autorità giudiziaria precedente.".
Nota all'art. 75:
• Si riporta il testo degli articoli 19 e 19-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29
settembre 1973, n. 602 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito) come modificato
dall'art. 7 del decreto legislativo 26 febbraio 1999, n. 46 (Riordino della disciplina della riscossione
mediante ruolo, a norma dell'art. 1 della legge 28 settembre 1998, n. 337):
"Art. 19 (Dilazione del pagamento).
1. L'ufficio, su richiesta del contribuente, può concedere, nelle ipotesi di
temporanea situazione di obiettiva difficoltà dello stesso, la ripartizione del pagamento
delle somme iscritte a ruolo fino ad un massimo di sessanta rate mensili ovvero la
sospensione della riscossione per un anno e, successivamente, la ripartizione del
pagamento fino ad un massimo di quarantotto rate mensili. Se l'importo iscritto a ruolo è
superiore a cinquanta milioni di lire, il riconoscimento di tali benefici è subordinato alla
prestazione di idonea garanzia mediante polizza fidejussoria o fidejussione bancaria.
2. La richiesta, di rateazione deve essere presentata, a pena di decadenza, prima
dell'inizio della procedura esecutiva.
3. In caso di mancato pagamento della prima rata o, successivamente, di due rate:
a. il debitore decade automaticamente dal beneficio della rateazione;
b. l'intero importo iscritto a ruolo ancora dovuto è immediatamente ed
automaticamente riscuotibile in unica soluzione;
c. il carico non può più essere rateizzato.
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4. Le rate mensili nelle quali il pagamento è stato dilazionato ai sensi del comma 1
scadono l'ultimo giorno di ciascun mese.
4. bis. Se, in caso di decadenza del contribuente dal beneficio della dilazione, il
fidejussore non versa l'importo garantito entro trenta giorni dalla notificazione di apposito
invito, contenente l'indicazione delle generalità del fidejussore stesso, delle somme da
esso dovute e dei presupposti di fatto e di diritto della pretesa, il concessionario può
procedere ad espropriazione forzata nei suoi confronti sulla base dello stesso ruolo
emesso a carico del debitore.".
"Art. 19-bis. (Sospensione della riscossione per situazioni eccezionali.).
5. Se si verificano situazioni eccezionali, a carattere generale o relative ad un'area
significativa del territorio, tali da alterare gravemente lo svolgimento di un corretto
rapporto con i contribuenti, la riscossione può essere sospesa, per non più di dodici mesi,
con decreto del Ministero delle finanze.".
Nota all'art. 76:
• Si riporta il testo dell'art. 694 del codice di procedura penale:
"Art. 694 (Spese per la pubblicazione di sentenze e obbligo di inserzione).
1. Il direttore o vice direttore responsabile di un giornale o periodico deve
pubblicare, senza diritto ad anticipazione e a rifusione di spese non più tardi dei tre giorni
successivi a quello in cui ne ha ricevuto ordine dall'autorità competente per l'esecuzione,
la sentenza di condanna irrevocabile pronunciata contro di lui o contro altri per
pubblicazione avvenuta nel suo giornale.
2. Fuori di questo caso, quando l'inserzione di una sentenza penale in un giornale è
ordinata dal giudice, il direttore o vice direttore responsabile del giornale o periodico
designato deve eseguirla, a richiesta del pubblico ministero o della persona obbligata o
autorizzata a provvedervi, previa anticipazione delle spese per l'importo e nei modi
stabiliti dalle disposizioni sulla tariffa penale.
3. La pubblicazione ordinata dal giudice per estratto o per intero può essere
eseguita anche in foglio di supplemento dello stesso formato, corpo e carattere della
parte principale del giornale o periodico, da unirsi a ciascuna copia di questo e in un
unico contesto esattamente riprodotto.
Decreto Legislativo 231/2001
aggiornato al 25/08//2007
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4. Se il direttore o il vice direttore responsabile contravviene alle disposizioni
precedenti, è condannato in solido con l'editore e con il proprietario della tipografia al
pagamento a favore della cassa delle ammende di una somma fino a lire tre milioni"."
Nota all'art. 79:
• Per il testo dell'art. 667 del codice di procedura penale, si vedano le note all'art. 74.
Nota all'art. 85:
• Si riporta il testo dell'art. 17, comma 3, della citata legge 23 agosto 1988, n. 400:
"Art. 17 (Regolamenti).
1. -2. (Omissis).
3. Con decreto ministeriale possono essere adottati regolamenti nelle materie di
competenza del Ministro o di autorità sottordinate al Ministro, quando la legge
espressamente conferisca tale potere. Tali regolamenti, per materie di competenza di più
Ministri, possono essere adottati con decreti interministeriali, ferma restando la necessità
di apposita autorizzazione da parte della legge.
I regolamenti ministeriali ed interministeriali non possono dettare norme contrarie a
quelle dei regolamenti emanati dal Governo. Essi debbono essere comunicati al
Presidente del Consiglio dei Ministri prima della loro emanazione.".
 
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