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CERVED E UN BRINDISI AL NUOVO ANNO

L’annuncio della cessione miliardaria di Cerved, passato dai fondi Bain Capital e Clessidra a un altro private equity, Cvc, è una buona notizia. Non solo per Chiomenti e per il neonato Gattai Minoli & partners, in prima linea nell’operazione, ma per il mercato legale in generale. Innanzitutto perché chiude (il deal è stato raggiunto intorno a Capodanno) il peggiore anno dell’ultimo decennio per i deal e per gli advisor, come ha sentenziato qualche giorno fa il Financial Times. Un anno in cui in Italia, hanno confermato alcuni professionisti interpellati da TopLegal, si è registrata una generale discesa delle fee ai legali, difficilmente reversibile nel breve termine. E in cui il corporate, un tempo gallina dalle uova d’oro degli studi d’affari, ha battuto la fiacca, mentre a fare la parte del leone sono state le practice anticicliche, principalmente il contenzioso e il
lavoro.
Alla luce di tale contesto di mercato, resta da capire in futuro quale ruolo avrà il corporate negli studi multipractice, soprattutto nelle realtà in cui è la forza  trainante del business model, quella che attira i mandati anche per gli altri dipartimenti. E capire su quali settori industriali dovranno concentrarsi i societaristi per continuare a generare fatturato, visto che nell’anno che si è appena concluso alcune delle opportunità più interessanti sono arrivate, per esempio, dall’energy: non solo per i grandi deal (la cessione di Snam da Eni a Cdp e il riassetto di Edison con il passaggio di mano di Edipower) ma anche sul mercato secondario, che ha dato lavoro a tanti professionisti, come è emerso in una ricerca sul  tema del Centro studi di TopLegal in corso di pubblicazione sul numero di febbraio.
Capire dove andrà a parare il corporate permette anche di azzardare una previsione sulle possibilità di successo di chi, per esempio Gattai Minoli & partners, ha fondato una struttura fortemente orientata sul diritto societario, o per chi è uscito da grandi studi (pensiamo a Mario Ortu e Nicola Barra Caracciolo, di recente trasfughi da Freshfields) e potrebbe valutare di mettere su una boutique specializzata su questo settore, o di chi nel corso degli ultimi 12 mesi è andato a rafforzare proprio il team di societaristi con dei lateral hire. D’altro canto, va inteso anche se le strutture che hanno al contrario accusato pesanti perdite su quel fronte (per esempio Grimaldi, che dopo lo spin-off del team di Gattai ha perso anche Lorenzo Parola, esperto proprio nel campo dell’energy) debbano correre ai ripari o, supponendo una perdurante debolezza della practice in questione, possano permettersi di viaggiare leggeri, con appena un paio di professionisti a presidiare il campo.
In questa chiave, l’affare Cerved rappresenta un perfetto brindisi all’anno che è stato appena inaugurato, soprattutto per gli esperti di corporate, m&a e private equity, che di questi tempi si interrogano sul proprio futuro. Se non saranno vacche grasse, almeno questa operazione suggerisce che qualche opportunità continuerà a esserci, almeno per i professionisti che sapranno (e potranno) sfruttarla. Ma temiamo che non saranno in moltissimi.

di Gaia Giorgio Fedi
gaia.giorgiofedi@toplegal.it
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